I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
" Pompei, un viaggio nell'antichità"

di Luigi e Elisabetta Grazia

Un evento fortuito quanto tragico per i protagonisti ha consegnato ai posteri due città, Pompei ed Ercolano, con la testimonianza unica nel suo genere, di come si svolgeva la vita al tempo dei romani.
L’articolo che proponiamo è rivolto a coloro che non hanno mai visitato i luoghi in oggetto o comunque desiderano approfondire l’argomento1.
Naturalmente non ci sostituiremo ad alcuna guida turistica tascabile, tanto meno quelle del Touring Club Italiano, che sono le più complete, precise ed affidabili e neppure agli accompagnatori che ci accolgono ai cancelli i quali, specialmente durante i mesi estivi, l’unica preoccupazione risulta essere la velocità nel percorrere l’itinerario con spiegazioni, incomplete e molte volte fuorvianti, con lo scopo di ritornare al punto di partenza per accompagnare altre schiere di visitatori.
Dopo l’eruzione del Vesuvio del 24 agosto dell’ anno 79 dopo Cristo Pompei divenne una città fantasma.
I morti rimasero letteralmente impietriti là dove le esalazioni sulfuree li avevano sopraffatti.
Sotto le ceneri la loro carne incominciò a decomporsi lasciando cavità che gli uomini più tardi riempirono di gesso. In seguito la cenere venne rimossa ed al posto del vuoto lasciato dai corpi decomposti queste sorte di spettri si materializzarono in un popolo muto ed irreale anche se incredibilmente vero ed aderente al compimento del loro destino che rivelarono proprio nel punto esatto dove gli abitanti fuggendo o rimasti nelle case dal cataclisma erano caduti nel disperato tentativo di salvarsi dall’esplosione della montagna, rivelando ai posteri la tragicità di quanto avvenuto.
Più tardi giunsero le folle accorse per vedere come i loro antenati avevano vissuto 2000 anni prima mettendo anche ai giorni nostri a rischio la fragilità dell’insediamento romano quando i muri erano ancora intatti, quando i tetti riparavano ancora dalle piogge,quando le colonne avevano ancora qualcosa da reggere,quando il “Forum” era ancora il centro della vita pubblica, domicilio di divinità ed amministrazione, dove tribunali e mercati con gli immancabili “vespasiani” occupavano l’intera area.
Nel corso di 600 anni sono state molteplici le culture che hanno creato e trasformato il volto di Pompei.
Dal primo insediamento etrusco non è rimasto praticamente nulla.
La basilica e la geometrica struttura cittadina risalgono all’epoca greca, il tempio dedicato a Giove, Giunone e Minerva furono invece eretti, come d’altronde la maggior parte degli edifici pubblici, dopo che Pompei entrando nel primo secolo dopo Cristo era diventata una colonia romana. Ma il volto di Pompei che oggi i visitatori ricostruiscono con l’immaginazione era vecchio di soli 17 anni.
Nell’anno 62 un terremoto aveva devastato la città. a ricostruzione di Pompei non era ancora giunta al termine allorquando il Vesuvio esplose nell’eruzione fatale sfregiando mortalmente il volto della città trasformandola in uno scheletro e sotterrandola sotto 6 metri di cenere, lava e ciottoli di pietra pomice che finirono per conservarla2. i molte case non si sa chi fosse il proprietario e la sua attività, così furono indicate secondo gli oggetti più significativi rinvenuti fra le mura.
Ad esempio la casa del ”fauno” occupava un intero isolato di proprietà di un nobile romano dallo spiccato senso artistico.
Egli il giorno dell’ eruzione venne sorpreso e ucciso dal crollo del tetto di casa mentre cercava di raccogliere e porre in salvo l’argenteria.
Una dimora dove il pensiero correva agli antichi gloriosi e già lontani tempi passati nel quale fu rinvenuto il mosaico della battaglia di Isso3 raccontata in un milione e mezzo di tasselli che compongono lo scenografico mosaico dove è raffigurato Alessandro Magno la quale immagine sarà per sempre definita e forgiata da questa eccezionale opera musiva che ora si trova al museo archeologico di Napoli nel quale il re persiano Dario fu sconfitto.
Oppure la casa dei misteri, la più interessante e ricca di affreschi.
Così chiamata perché è stata costruita in un luogo isolato dal resto della città.
Lungo le vie di Pompei correvano anche liquami e spazzatura.
Per permettere ai cittadini di attraversare le strade senza troppo insudiciarsi furono posti dei massi squadrati a guisa di passaggio pedonale dove le ruote dei carri scavarono profondi solchi ancora oggi visibili.
La proprietà dei fratelli Vettii (oVetti) da quei tipici snob che dovevano essere, oggi li definiremmo così, volevano primeggiare mettendosi in mostra presso la società dell’epoca, affidando alle migliori botteghe di pittori della regione il compito di decorare l’intera casa ed in particolare nei cubicoli (stanze da letto) con affreschi osceni.
Fra queste mura furono rinvenute nella sala degli amorini divinità ed eroi dei miti romani e rappresentazioni alle pareti di affreschi delle principali figure mitologiche.
Amorini e figure di psiche facevano parte della moda pittorica del quarto stile che si era imposto solo dopo il terremoto dell’anno 62 dopo Cristo.
Era pratica diffusa ampliare prospetticamente gli spazi più ristretti e trasformare le stanze più anguste per mezzo di suggestivi affreschi in sorte di palcoscenici sui quali ad esempio il piccolo Ercole strozza i serpenti inviatigli da Era.
Il teatro principale di Pompei serviva soprattutto a pubbliche letture o manifestazioni musicali.
Mentre i drammi e le commedie venivano messe in scena nell’Odeon, teatro poco distante dalla capienza di ben 5.000 spettatori.
I più importanti reperti artistici di Pompei sono oggi conservati nel museo archeologico di Napoli, anche l’eccezionale gruppo di danzatrici provenienti dagli scavi della vicina città di Ercolano che dista pochi chilometri da Pompei.
Le figure delle danzatrici, piccole statue dalle cornee bianche e le pupille scure sono veramente suggestive, una delle testimonianze dove l’arte romana si era spinta. Ercolano non venne ricoperta di cenere ma da una massa di fango e lava dallo spessore di 25 metri.
Il fango ha conservato meglio gli edifici dalla cenere pompeiana .
Quindi ad Ercolano sono rimaste intatte anche molte costruzioni in legno, qua e là è rimasto in piedi persino il primo piano delle case.
Nel corso dei secoli il fango si è tramutato in pietra , non sono bastati i semplici lavori di scavo per portare alla luce gli edifici , si è dovuto lavorare di piccone e scalpello. Ercolano era un luogo di villeggiatura particolarmente apprezzato dall’aristocrazia romana nel quale ricercava ristoro e tranquillità dopo gli impegni politici o più semplicemente da quelli quotidiani .
Anche Ercolano dei giorni nostri è altrettanto apprezzata tanto che l’edificazione moderna impedisce ormai ulteriori lavori di scavi.
Chissà, forse un tempo gli abitanti di Ercolano facevano ogni tanto una scappata a Pompei a scopo ricreativo in quanto nell’anfiteatro di Pompei trovavano lo spazio per ammirare gladiatori e fiere che si sbranavano a vicenda con una capienza di ben 20000 spettatori, molti di più dell’intera popolazione residente.
In epoca romana Venere era la dea protettrice di Pompei.
La sessualità era tema trattato con la più grande libertà nell’antica Roma, soprattutto a Pompei che dopo tutto aveva deciso di farsi rappresentare e proteggere dalla Dea dell’amore.
E’ possibile che nel lupanare, bordello ufficiale di Pompei (visitabile) le rappresentazioni amorose servissero anche da guida al cliente a guisa d’illustrazione dei servizi offerti con le specialità delle varie dispensatrici del sesso.
Quando il vulcano ritenuto spento improvvisamente esplose solo i defunti rimasero immobili nei cimiteri, molti pensarono trattarsi di un terremoto e si rifugiarono nelle cantine che diventarono le loro tombe.
Sulla città si abbatté un uragano di lapilli incandescenti e coloro i quali erano ancora in grado di fuggire si avvolsero cuscini intorno al capo ma non andarono molto distante.
Il Vesuvio eruttò per 4 giorni con cenere, lava ed esalazioni sulfuree soffocando l’intera regione.
L’Imperatore decise di rinunciare alla ricostruzione di quei luoghi manifestamente maledetti dagli Dei.
Pompei cadde nell’oblio dopo che i saccheggiatori scavarono con le mani per individuare i tesori nascosti.
Oggi milioni di turisti giungono ogni anno a visitare gli scavi per osservare la forza del destino restando sempre ad una prudente distanza di sicurezza.
Ma gli archeologi non possono tenere in vita una città di spettri, i visitatori ed il tempo distruggono lentamente ciò che la montagna durante il suo breve momento d’ira aveva risparmiato.
Ma prima o poi gli Dei si muoveranno a pietà e sotterreranno per la seconda volta i resti della sfortunata Pompei.

1 L’anno 17 dopo Cristo Pompei fu distrutta da un violento terremoto e gli abitanti per la maggior parte si rifugiarono nelle cellae (ripostigli) oppure in cantine se ne avevano per evitare che il crollo degli edifici li seppellisse. Pompei fu ricostruita in fretta poiché era una città commerciale, pertanto ricca. Quando nel 79 incominciò l’eruzione con le inevitabili scosse telluriche gli abitanti cedettero che si ripetesse quanto successo 17 anni prima e non abbandonarono Pompei, questo fatto si rivelò una trappola mortale dove fra le altre cose i miasmi venefici li uccise tutti. Pochi scamparono dalla furia del vulcano perché non compresero immediatamente il pericolo se rimanevano nelle case. Quindi in sostanza Pompei era un abitato moderno per l’epoca, infatti aveva solo 17 anni.( tratto da edizioni Utet).


2 Intorno al principio del secolo XVII° scavando un canale di derivazione dell’acqua del Sarno, gli operai incontrarono iscrizioni e pareti affrescate.La prima vera esplorazione di Pompei non si ebbe che nel 1748 dopo che nella città di Ercolano erano già state portate alla luce strade e piazze. Nel 1860 sotto la direzione di Giuseppe Fiorelli il disseppellimento prese una andatura regolare, poi Amedeo Maturi completò quanto intrapreso dal predecessore. Oggi i 4/5 dell’area sono allo scoperto. Pompei è l’unica città con Ercolano delle quali si possiedono le strutture topografiche. (tratto da edizioni Utet).

3 Antica città della Cilicia in fondo al golfo Issino (oggi golfo di Alessandretta). E’ celebre per la vittoria di Alessandro Magno su Dario all’inizio dell’anno 333 avanti Cristo. La battaglia si presentò particolarmente difficile e pericolosa per Alessandro Magno che ignorava la posizione e le intenzioni di Dario. Questi tentò una manovra avvolgente per sorprendere inatteso le spalle dell’esercito macedone. La sorpresa non riuscì e la sconfitta fu completa. (storia di Giuseppe Corradi).


Note tratte anche da T.C.I., T.S.I.

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