CAMPER CLUB LA GRANDA
"CAPO NORD - SOLE DI MEZZANOTTE 1" ( 4 - 25 Luglio 2007)
"La Cronaca"

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Cronaca del Tour organizzato dal Camper Club la Granda a cura di Nirvana Kucich Carion

CAPO NORD : SOLE DI MEZZANOTTE 1

Capo Nord… ovvero la “ Mecca “ per il popolo dei Camperisti… è lì che è giunto al decimo giorno di viaggio il Gruppo dei “ magnifici 23 “, ovvero 23 mezzi di diverse dimensioni e potenza, 46 adulti, 1 simpaticissimo ragazzo, Rommel, per tutti Romy, 2 vivaci cagnoline Skippj e Pallina e la Responsabile dell’Agenzia La Strada, Olga.
Ma procediamo per gradi, raccontando tappa per tappa l’avvicinamento all’ambita meta, cercando di descrivere al meglio tutti i percorsi, facendo riaffiorare alla memoria di ognuno di noi ricordi struggenti ed indelebili e provocando, in chi non ci fosse ancora stato, il desiderio di raggiungere quanto prima il grande Nord, partendo dalla Svezia, risalendola tutta, arrivando in Norvegia, Finlandia e Lapponia, percorrendo in ogni loro angolo le meravigliose e placide isole Vesterallen e le possenti e scenografiche Lofoten !

PRIMO GIORNO: Falun ( Svezia )

Ci ritroviamo, alle 14 precise, tutti raccolti attorno al camper n.1 - sarà il capo colonna - sul quale viaggeremo Vitto ed io, per l’attesa riunione programmatica..
Verranno spiegate le varie modalità del comportamento in colonna, i tempi ed i modi del nostro viaggiare - molti sono gli equipaggi che viaggiano in gruppo per la prima volta - e le varie tappe di tutto il tour, che ci porterà a percorrere le vie della Svezia, della Finlandia, fino al confine norvegese con la Russia.
Le presentazioni sono d’obbligo, ognuno racconta qualche cosa di sé, presenta gli altri componenti del proprio equipaggio; vengono distribuiti i numeri che segneranno per 21 giorni la posizione di ogni camper, i cartellini colorati da usare nelle varie escursioni e i gadget dell’agenzia che ci seguirà durante il percorso.
Come ultima sorpresa, una nostra alacre componente del gruppo - Silvana - ha preparato per ogni camper un simpatico omaggio : una presina ed un guanto da cucina, ricamati a punto croce (sua specialità) con rappresentate le bandiere dei tre Paesi che andremo a visitare, una renna ed il relativo numero di equipaggio!!!
In breve tempo la colonna è completamente formata iniziando dal camper n. 1 –Vitto e Nirvana, a seguire Olga, Agenzia La Strada, sempre pronta nel cercare di accontentare ogni desiderio dei viaggiatori, subito dopo una postazione fissa quella del n. 2 – Alberto e Daniela – che coadiuveranno in ogni operazione il n.1 ed inoltre svolgeranno il compito di indefessi cineoperatori con l’obiettivo pronto a cogliere ogni particolare della vita dei “47 “.
Le altre indispensabili postazioni fisse sono il n. 12 ovvero il ripetitore…anzi la ripetitrice, Silvana con il marito Paolo, posizionati a metà colonna pronti a ripetere indicazioni, consigli, segnalazioni e spiegazioni provenienti direttamente dal camper di testa.
Un’altra…ripetitrice, ma questa volta posta in posizione finale, come …scopa…è Carmen che prende posto assieme al marito Sergio, nel camper n. 23.
Sembrerebbe a questo punto che la colonna sia tutta al completo, invece no…! Esiste anche il 24esimo equipaggio… virtuale che, dalla lontana Milano, segue ogni nostro km., ogni nostra avventura, composto da Ludovica e Gian Luigi Bonardi - il poeta - che documentandosi quotidianamente recapita tramite via sms al mio cellulare gli ormai famosi “ pensierini “, scritti in rima che descrivono, proprio come se fosse sempre presente, i momenti essenziali del viaggio.

“… I ventitré equipaggi hanno percorso
dal sud al nord l’Europa a gruppi sparsi
per raggiungere al Polo foche ed orsi
coi loro camper pronti ad aggregarsi…” G.L.B.


SECONDO GIORNO: Da Falun a Stromsund ( Svezia )

Si parte… con calma ogni camper trova in breve tempo la propria posizione esatta, si provano i C.B., sembrerebbe tutto bene, qualche noia all’impianto rice-trasmittente all’equipaggio n. 20 il nostro fotografo ufficiale Enrico con Lidia, ma con la sua posizione strategica tra due angeli custodi dei camper n. 21(Cesarina e Franco ) e 19 ( Bruno e Rita) e l’aiuto di due radioline, riesce a mantenere il contatto almeno con una parte del gruppo.
Anche il baracchino del n. 1, nonostante la recente revisione, ogni tanto fa i capricci, gracchia, fischia, ma, per il momento può andare….vedremo in seguito!
La strada svedese che stiamo percorrendo non presenta alcun tipo di difficoltà, si snoda lenta e tranquilla tra due ali di immensi e fitti boschi, al limitare di questi sembra sempre di riuscire ad intravedere qualche bel fungo.
Siamo immersi in un paesaggio verde, le cime degli abeti svettano verso il cielo e si muovono a seconda del vento; la carovana procede ad andatura regolare, si assapora il primo contatto con la natura, che sarà la nostra compagna di viaggio per …migliaia di km.. Si parla anche tra di noi, al di fuori delle comunicazioni di servizio, per iniziare a conoscerci meglio, cerchiamo di memorizzare voci, numeri e di abbinare le une agli altri in modo da rendere sempre piacevoli e vari i nostri lunghi spostamenti su questo vastissimo territorio.
La prima sosta è sul lago di Mora, tutti i camper stazionano in bell’ordine sulla sua riva mentre noi ci addentriamo nel paese omonimo, contando di vedere il Museo della Vasalopet, l’importante gara di sci da fondo che si tiene tra Mora in Svezia e Salen in Norvegia a ricordo dell’impresa di Gustavo Vasa. Quest’ultimo inseguito dalle truppe danesi, si rifugiò qui dopo aver percorso il tragitto in fuga dalla Norvegia. Dal 1992 la Vasalopet commemora l’avvenimento con questa gara di sci ormai divenuta celebre.
Il museo purtroppo è chiuso, aprirà i battenti solamente tra un’ora circa, ci accontentiamo di disporci in parata sotto al mitico traguardo della gara,…chissà forse qualcuno tra di noi un giorno o l’altro potrebbe gareggiare su queste nevi… !
Riprendiamo il percorso viaggiando tra enormi spazi verdi interrotti da laghi dai colori intensi, talvolta persino cupi, in quanto la loro colorazione risente dei fondali di rame caratteristici di questi luoghi.
I nostri occhi spaziano cercando di dare una approssimativa misura a questa interminabile foresta, ma i conti si perdono e le centinaia e centinaia di abeti salutano il passaggio della nostra carovana agitando i propri rami che sembrano tante mani protese in un amichevole gesto di saluto.
Arriva anche il momento del “primo pranzo in viaggio”, troviamo uno spazio accogliente per sostare, per fare amicizia con gli altri equipaggi, per scambiarsi le prime impressioni ed a tutto ciò collabora, per mantenere vive le tradizioni all’italiana, un buon caffè bevuto con gli amici !..( e per cogliere qualche bel…giglio martagone..dalle nostre parti è vietatissimo, ma qui svettano tranquilli in mezzo all’erba di un gran prato!)
Il viaggio prosegue, si arriva nel pomeriggio inoltrato al campeggio di Stromsund, la sistemazione è perfetta sulla riva del lago, in accogliente prato verde, la temperatura è discreta, ci disponiamo su file parallele e ci diamo appuntamento al dopocena nella saletta ritrovo del campeggio, per un anticipo sul programma dell’indomani e per confrontarci in questa giornata di avvio del nostro tour.
La serata prosegue con i nostri canti accompagnati dalla chitarra e dalla bravura di Romy e del suo papà Roberto….non viene mai buio e quindi augurarci la buona notte sembra proprio strano, chissà se anche le zanzare che hanno assistito alla nostra performance canora, andranno a dormire prima o poi ? Noi nel frattempo andiamo a riposare, siamo appena agli inizi della nostra avventura e dobbiamo essere in gran forma!


TERZO GIORNO: da Stromsund ad Ardvisjaur ( Svezia )

Tutti e 23 gli equipaggi sono pronti con i motori già rombanti alle 7 e 30 del mattino, sfilando davanti al camper “ scopa “ prima di immettersi in strada..
Questo sarà più o meno l’orario delle nostre partenze mattutine, minuto più o minuto meno…ci aspetta molta strada, molte curve, dei continui saliscendi, molti paesini incantati, molte casette rosse che sembrano quelle degli gnomi, molti ruscelli, torrenti spumeggianti e rumorosi, molti laghi e laghetti, foreste di pini, abeti, betulle, licheni, uccelli e la speranza di riuscire a vedere qualche renna! Gli occhi di tutti noi cercano di penetrare nel fitto intreccio di rami della foresta per scorgere la sagoma elegante di qualche esemplare di renna, chissà chi l’avvisterà per primo !
Si viaggia alla nostra solita andatura, talvolta lenta, talvolta più veloce, cerchiamo di mantenerci in contatto continuo con il baracchino, non solo per sentire le disposizioni sulle direzioni da prendere o le spiegazioni sugli usi e costumi locali provenienti dal n° 1, ma anche per creare “ gruppo “ tra di noi, per vivere assieme le emozioni e le diverse sensazioni che questo viaggio si propone di offrirci.
La novità di oggi è rappresentata dalla neo- costituita Società dei “ soffiatori “
Essa è sorta per il fatto che nel cielo, che al nostro risveglio era completamente azzurro, si stanno addensando delle nuvole portatrici della indesiderata pioggia, allora alcuni volonterosi equipaggi – il cui numero nel giro di poco è notevolmente cresciuto – per scongiurare una simile possibilità, si sono prodigati in un …continuo soffiare per far diradare le nuvole, con risultati….che rileveremo nei diversi momenti!!!
Il gruppo si divide a metà al momento della sosta per il carburante in quanto al distributore è in funzione una sola pompa erogatrice ( sarà sempre così, ma di volta in volta troveremo idonee soluzioni ), per non aspettare inoperosi, i primi 11 mezzi, terminato il rifornimento riprendono il viaggio, ci si dà appuntamento alla prossima area di sosta per il caffè!
L’area in questione si fa desiderare, ma una volta raggiuntala siamo ricompensati: la sua posizione è in uno scenario incantevole sulla riva di uno spumeggiante torrente dalle acque turchine, tra siepi di fiori, prati verdi e dei tavolini ad hoc per il nostro tanto desiderato caffè che preparo io per tutti facendo fare i lavori forzati alla mia già grande caffettiera ed il connubio tra l’aroma del caffè ed i colori intensi che ci circondano ci infondono nuovo vigore ed entusiasmo !
Anche la località che abbiamo scelto per l’odierna sosta pranzo è veramente unica nel suo genere.
E’ l’area chiamata Stobaken, dove sorge un caratteristico ed originale villaggio Sami, con tanto di capanne, e che, con un tocco di civiltà, propone anche un accogliente negozio di souvenir con prodotti di artigianato locale, che i nostri amici apprezzano trovando diversi oggetti, di buon gusto, da portare a casa. L’articolo più “ gettonato “ è la scatoletta di crema antizanzare dalla consistenza e dal colore marrone intenso – tipo lucido da scarpe, tanto per intenderci – e dall’odore…nauseabondo, ma se dovesse funzionare come sembra promettere, le zanzare per noi saranno uno scherzo!
Le nuvole minacciose durante il tragitto si trasformano in un’abbondante pioggia che segna il nostro definitivo ingresso in Lapponia, ma il fatto non ci condiziona più di tanto e dopo il supermercato ci fermiamo a visitare il Lappstaden ai margini della città di Ardvisjaur.
E’ un villaggio lappone ben conservato, del XVII secolo che ospitava i Lapponi, anzi devono essere chiamati Sami perché il termine lappone per loro è dispregiativo, che giungevano lì in periodi fissi in occasione del mercato, solo più tardi è diventato la sede di una comunità stanziale.
L’ingresso al campeggio è sotto ad uno scroscio di pioggia violento, ma già al momento della riunione serale il ritmo rallenta fino a quasi smettere del tutto.

“…al campeggio di Gielas si riposa
con gli occhi ancora pieni di paesaggi
il mare sotto i fiordi, i pesci rosa
i ghiacci grigio azzurri, ed i villaggi…” G.L.B.

QUARTO GIORNO: da Ardvisjaur a Rovanijemi - Circolo Polare Artico - (Finlandia)

Il sole questa mattina ci accompagna nuovamente, siamo tutti pronti come al solito qualche minuto prima dell’orario concordato. I “soffiatori” si congratulano a vicenda per l’ottimo compito assolto nel primo mattino, consentendoci di viaggiare con il bel tempo.
Oggi il C.B. del camper n° 1 emette un fastidioso rumore tanto che viene soprannominato “ ranocchio”, i nostri due tecnici tuttofare Paolo e Sergio, cercano una soluzione immediata al problema, che purtroppo non arriva, bisognerà rivolgersi a qualche negozio del settore. Paolo e Sergio sono molto spesso impegnati negli “ aggiustamenti “ di problemini e problemoni dei vari equipaggi risolvendo sempre abilmente le varie situazioni…davvero indispensabili…i nostri 2 ragazzi !!
Incolonnati procediamo nell’attraversamento della città di Lulea che sorge su di una penisola affacciata sul golfo di Botnia ed è anche l’importante sede industriale delle macchine SAAB davanti alla quale transitiamo coinvolgendo un suo addetto che, con estrema gentilezza, ci fornisce le esatte spiegazioni per uscire dalla città.
Siamo diretti a Rovanijemi in Finlandia, spostiamo i nostri orologi un’ora avanti rispetto a quella di casa e sappiamo che potremo fare acquisti pagando con la moneta europea cioè Euro.
Durante il viaggio, comunichiamo a tutti gli equipaggi, l’indirizzo della web-cam che troveremo all’interno del villaggio di Babbo Natale che darà la possibilità a parenti, amici e conoscenti di seguirci in “diretta“ con collegamento internazionale!!!.
Le telefonate tra Finlandia ed Italia saranno state parecchie, anch’io mi sono prodigata in tal senso per testimoniare la nostra effettiva presenza sia da Babbo Natale che sulla linea che segna il Circolo Polare Artico.
L’arrivo della nostra carovana anche questa volta è stato contraddistinto da una pioggia a dirotto che già ci faceva disperare dal poter scendere dai camper…. Invece, non so se per opera dei “soffiatori” o di …Babbo Natale, arrivati davanti all’ingresso della casa di Santa Claus e posizionati sulla linea disegnata sul terreno, che segna il “ Polarsirkelen” - 66°33’ di latitudine nord - come per incanto chiudiamo gli ombrelli e siamo illuminati da un bellissimo sole e così le riprese della web- cam del nostro gruppo che, munito di bandiera si è messo in posa per salutare, sono risultate perfette ( le ho riviste una volta rientrata a casa fissate sul computer ).
La successiva ora è dedicata agli acquisti a carattere natalizio - o quasi - scegliendo nella miriade di proposte tra gli svariati oggetti esposti in bella mostra nei numerosi negozietti, alla scelta delle cartoline, alla possibilità di far giungere direttamente da Rovanijemi gli auguri di buon Natale ai vari amici ma soprattutto a quelli più piccoli ed alla visita, con foto ricordo, proprio seduti accanto ad un Babbo Natale sorridente con la sua lunga e folta barba bianca ed il suo caratteristico abito rosso.
Arriviamo al campeggio posto sulla riva di un fiume e come sempre i posteggiatori hanno il loro gran d’affare a sistemare tutti i mezzi e ad …accontentare quanto più sia possibile...i relativi proprietari !
Al momento delle chiacchiere del dopocena, Olga ci offre un assaggio di un prodotto tipico del luogo: del formaggio leggermente affumicato posto su di una fettina di pane e ricoperto dalla marmellata ottenuta dalla bacca artica….un incontro fortunato di sapori, ma che al primo momento suscita qualche perplessità, poi dopo il primo cauto boccone … è molto apprezzato dai nostri buongustai. All’indomani i bancali del supermercato nel quale ci siamo fermati per gli approvvigionamenti, saranno vuotati di tutte le confezioni di marmellata di bacca artica !
Ma il clou della serata è stato verso le 24 circa quando, nel placido silenzio del campeggio già quasi completamente addormentato, noi, tra i pochi svegli ad aspettare il termine del programma della lavatrice ed asciugatrice, vediamo il cielo tingersi di rosa e poi di rosso, dapprima appena appena come delle leggere pennellate e poi via via più intensamente, fino a colorarsi intensamente di color vermiglio per effetto del meraviglioso tramonto.
Molti sono gli amici che stanno già dormendo nel proprio camper, ma non ci sentiamo di far perdere loro un simile spettacolo ed allora toc- toc-toc bussiamo alla loro porta, li svegliamo dal torpore e li “costringiamo” ad imbracciare macchina fotografica, cinepresa e cappello per ripararsi dalle solite e terribili zanzare e li coinvolgiamo in questa spettacolare visione che la natura, nella sua grande generosità, ci offre senza nulla pretendere in cambio, se non ammirazione.
Non si saranno di certo pentiti di aver lasciato il loro comodo e caldo letto e di aver perso un’ora o poco più di sonno, e ritornando tra i guanciali, noi tutti siamo già proiettati con l’immaginazione verso le prossime e meravigliose avventure !

QUINTO GIORNO: da Rovanijemi a Kautokeino ( Norvegia )

Con ancora negli occhi i colori del cielo della notte precedente, ci raduniamo all’ingresso del campeggio, per recarci con il bus a sbirciare, solamente di passaggio, il centro città di Rovanijemi ricostruito dall’architetto Alvaro Alto, ci fermiamo invece all’Arktikum Museum all’interno del quale, possiamo tuffarci nella storia, nelle abitudini e nella cultura del popolo sami girando per le varie stanze.

“…terre polari, fascino e mistero
di storie tra i ghiacciai meno esplorati…
all’Arktikum Museum c’è tutto il vero
dei nomadi del nord che son passati…” G.L.B.

Pranzo veloce e nuovamente tutti sulla strada a percorrere ancora km, a cercare e a vedere più volte le renne. Ormai sono segnalate dai vari punti della colonna, anzi decidiamo di non darne più comunicazione al C.B. per non rischiare di …tamponarci tra di noi, rischio corso diverse volte !
A proposito di C.B., è stato portato ad aggiustare quello dell’equipaggio n° 1 ed ora le comunicazioni si sentono alla perfezione…cosa avrà mai fatto il tecnico lappone ? Che abbia sostituito qualche filo o qualche cosa d’altro, non lo si sa… ma ora va tutto ok!
Le renne ormai sono quasi una consuetudine del paesaggio, ma non bisogna sottovalutarle, perché possono uscire all’improvviso e di corsa dal bosco e rappresentare un pericolo per la nostra colonna. Altre volte invece sono ferme ai lati della strada, molto spesso anche con i piccoli, ci guardano, ci fiutano, noi le immortaliamo per l’ennesima volta e poi se ne vanno, oppure decidono di camminare in testa alla colonna, che naturalmente è costretta a procedere a passo di …renna, ma siamo noi a casa loro, abbiamo invaso il loro territorio, la loro ”privacy” e quindi dobbiamo essere pazienti !
Procediamo alla nostra solita andatura che talora si rivela un po’ lenta per non avere buchi nella colonna, come ci incitano a serrare le fila gli equipaggi n°12 e n° 23, e quando finalmente siamo compatti e scivoliamo dolcemente lungo le spettacolari strade scandinave, la nostra “scopa” Carmen al baracchino fa risuonare un “…bravi ragazzi siete bellissimi…” e noi, gongolanti, procediamo!
Entriamo in Norvegia, è un momento che tutti aspettavamo e la natura ha pensato bene di darci il benvenuto in questa terra dai mille volti, tutti ugualmente affascinanti, indossando la sua veste migliore!
Il cielo…un cielo così… a parole è quasi indescrivibile, bisogna esserci e viverlo per capire le sfumature del suo azzurro e per sentirlo così vicino a noi che quasi lo si può toccare, vedere il bianco candido delle sue nuvole che somigliano a fini pizzi e preziosi merletti, che si spostano velocemente oscurando per qualche secondo il sole.
Il sole compare, scompare ci riscalda, ma riscalda soprattutto i nostri animi, ci fa strizzare gli occhi intenti a guardarlo, illumina tutta la scena fino ad arrivare alla vegetazione scarsa ma al tempo stesso importante, fino a far brillare l’ argentea acqua del fiordo e dei ruscelli che scorrono accanto a noi.
Il resto è tutto silenzio da assaporare… , ci siamo noi camperisti venuti dalla lontana Italia, che cerchiamo di far partecipi tutti i nostri compagni di viaggio delle nostre emozioni più intime, della gioia di essere arrivati a vedere così “ tanto” e della coscienza che questo “ tanto “ non è opera dell’uomo!
Ci aspetta nell’incanto di una natura così generosa, il campeggio di Kautokeino, la sistemazione è un po’ laboriosa per via di certe prese elettriche che non fanno il loro dovere, ma alla fine è tutto sistemato e possiamo tranquillamente essere ospitati, per un breve saluto, dalla padrona di casa di una tenda sami sistemata proprio accanto a noi!
Cena, riunione programmatica, quattro passi per il campeggio, ogni parte del nostro corpo è ben protetta dai vari prodotti antizanzare (lucido da scarpe lappone) ed in testa cappelli con zanzariera -ne abbiamo trovati ed acquistati in gran numero così siamo tutti equipaggiati - e la lotta con i così detti Mig ( sembra davvero che abbiano persino il motore incorporato ) è veramente serrata… cerchiamo in tutti i modi di avere la meglio !!!.
La natura padrona ancora una volta ci incanta e ci stupisce con le sue manifestazioni:
mezzanotte… la notte è silenziosa, di fronte a noi il lago, sulla riva le classiche casette rosse - rorbu - dietro ad esse le montagne e la grande palla infuocata del sole che scende, scende colorando di intensi e caldi colori tutto ciò che lo circonda, fino quasi a lambire la sponda del lago.
Il paesaggio è ormai tinto di rosso fuoco, abbiamo passato la voce tra di noi, ci siamo chiamati l’un l’altro ed ora siamo tutti all’esterno in silenzio e commossa ammirazione; il lago rispecchia nelle sue acque immobili e lisce questa meraviglia, fino a che il sole decide di risalire ed illuminare nuovamente tutto ciò che lo circonda, anche i nostri camper sono compresi nella sua magica sfera d’azione! Si sentono ora solamente i ronzii delle cineprese ed i clic delle macchine fotografiche, il nostro respiro ed il tumulto del nostro cuore.
Il tempo e lo spazio in questo momento non hanno né senso né dimensione, tutto è fermo nel godere di questo spettacolo.
Ormai è notte fonda, ma la luce che non cede mai posto al buio e l’esperienza appena vissuta del “ sole di mezzanotte “ ci mettono addosso un certo non so che di inesprimibile, dobbiamo farci forza per decidere di andare a dormire…sono le due di notte già passate !!!

SESTO GIORNO: da Kautokeino a Karasiok ( Capitale dei Sami norvegesi, Sapmi, Karasjohka )

Prima di lasciare la cittadina di Kautokeino, cittadina persa in un altopiano di laghi e foreste, abbiamo in programma una visita ad una “ gioielleria “ molto particolare.
Mi riferisco alla Juhls’ Silver-gallery: creata da Frank e Regina Huls ( tedesco lui, danese lei giunti qui perché innamorati di questi luoghi ). E’ una vera e propria fabbrica artigianale di gioielli in argento ispirati alla tradizione locale della popolazione Sami; l’esposizione, organizzata in vasti locali di cui loro stessi sono stati gli ideatori, è veramente suggestiva e coinvolgente.

“…Siete nel Silver Gallery, osservate
il tetto fatto a spicchi e le pareti
di lastre parallele tutte bianche,
la colonna d’argento, gli amuleti
le chicche artigianali sulle panche….” G.L.B.

Si riprende la via, ogni momento del nostro percorso è degno di una sosta, di una fotografia, di una ripresa....i colori spaziano dalle varie tonalità d’azzurro del cielo che può divenire plumbeo per i nuvoloni carichi di pioggia che non tarderà a scaricarsi sui nostri mezzi, al verde dei prati e quello più intenso dei boschi e quello macchiato di chiazze diversamente colorate del sottobosco. Persino il grigio dell’asfalto può divenire gradevole quanto corre a zig- zag, sale e scende, gira e rigira, si inerpica e sottolinea l’andamento morbido e dolce, ma al tempo stesso aspro e crudo del territorio che varia a seconda della luce e dei venti.
Si arriva al campeggio di Karasiok con il sole che ci…bacia, ci sistemiamo senza economia di spazi, c’è tempo per il pranzo, per il bucato ed anche per una preghiera di ringraziamento, per un certo gruppo di noi, accompagnata dalle note della chitarra di Roberto.
Ci si dirige, nell’inoltrato pomeriggio, a piedi verso il villaggio Sapmi, poco distante dal nostro campeggio. E’ una full immersion nel mondo dei Sami/Sapmi detto nella loro lingua, all’interno del “Sapmi Park “, una grande area a tema in cui è possibile entrare in contatto con la cultura autoctona. Molto bello il teatro magico che racconta con due video dall’intenso significato, le leggende di questa terra aspra e bellissima nel corso dei secoli fino ai giorni nostri...Ci conduce per le vie del villaggio un ragazzo fiammingo, appassionato della cultura lappone, passeggiamo tra le capanne ricoperte dal tetto di torba, ci avviciniamo al recinto delle renne, ammiriamo in tutto il loro splendore gli abiti tipici degli abitanti della zona, in modo particolare quelli di una …rotondetta signora molto sorridente che ben volentieri si presta a mettersi in posa ed a sfoggiare i suoi meravigliosi abiti, concedendoci anche una allegra piroetta che fa girare vorticosamente la sua multicolore gonna.
Come conclusione del nostro istruttivo giro ci raduniamo tutti in cerchio intorno al fuoco in una “ lavvu “, la tipica tenda sami, ed in silenzio ascoltiamo la melodia dello “ JOIK” il canto sami che narra della vita di ogni persona, canto che le viene affidato fin dalla nascita per caratterizzala e le rimane anche oltre la morte, subendo le modificazioni dovute agli avvenimenti che accadono alla persona stessa, divenendo pertanto una specie di biografia di ognuno di loro.
Ci lasciamo trasportare dall’onda dell’incantesimo di questo canto che è un “ non canto” reso ancora più emozionante dalla calda voce maschile che lo interpreta modulandolo e dalla aggraziata voce femminile, che non è altri che la dolce e morbida signora conosciuta poco prima.
Su cortese invito della coppia intoniamo anche noi un personale joik, che termina con una generale contentezza per aver provato questa nuova esperienza.
Si rientra in campeggio dove ci attende ancora una ulteriore sorpresa: su un tavolino posto tra i camper n°1 e n° 2 c’è un bel pentolone fumante e profumato colmo di “ straccetti di renna “ che Daniela ha preparato, alla sua maniera,. (cercherà di tenersi il segreto nonostante le ripetute richieste…ma forse cederà….!!!!) per un assaggio per tutto il gruppo. E così è stato, forchetta in una mano e pane nell’altra, tutti hanno assaggiato, molti hanno fatto il bis e molti hanno fatto la …scarpetta ! Veramente squisita…brava Daniela e … riprovaci ancora !

SETTIMO GIORNO: da Karasjok a Kirkenes - ( Norvegia – Finlandia –Norvegia )

Questa mattina ci attende ancora una visita nella terra dei sami: andiamo a visitare il parlamento Sapmi che ha sede proprio nella città di Karasjok.
Nella lingua locale prende il nome di Sametinget ed è aperto dal 1989, mentre l’attuale sede è stata inaugurata nel 2000 dal re norvegese Harald..
Gli architetti che ne hanno elaborato il progetto hanno usato elementi sia della struttura che decorativi, legati all’allevamento delle renne, attività preponderante delle genti di questa territorio: il rivestimento esterno è stato volutamente lasciato al grezzo per essere in sintonia con la natura che lo circonda. L’edificio oltre che in legno è in parte anche in vetro, è disposto a semicerchio e nel 2001 ha ricevuto il premio per la migliore architettura norvegese.
Al suo interno un lungo salone, disegnato in maniera tale da ricordare lo steccato usato per racchiudere le renne, si snoda per tutto l’edificio divenendo corridoio.
La sala del consiglio di forma conica ricorda la caratteristica tenda lappone il “lavvu” ed è abbellita da splendide decorazioni in oro ed azzurro.
Una volta giunti in quest’ultima sala, non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione di sistemarci nelle postazioni dei membri del parlamento, ed abbiamo anche tentato di pronunciare i loro impronunciabili nomi scritti sul tavolo di legno davanti al quale ognuno di noi si è posto cercando di immedesimarsi con gli autentici possessori di quegli scranni…! Scattata la foto ufficiale con bandiera e discorso - breve - del nostro capogruppo, abbiamo ripreso il viaggio, alla volta della Finlandia che troviamo dopo diversi km.
Nel frattempo le condizioni atmosferiche stanno velocemente cambiando e neppure la cooperativa di soffiatori, che si è denominata SO.R.ITA (Soffiatori Riuniti Italiani ), è riuscita a fare molto per far sparire quei minacciosi nuvoloni neri comparsi sopra le nostre teste.
Si ripercorre il ponte sul fiume Tana e che segna il confine tra le due Nazioni, che ci aveva condotti in Finlandia per rientrare in Norvegia, superando le frontiere senza alcun controllo e si prosegue su strade spazzate dal vento con continui scrosci di pioggia, la temperatura oscilla tra i 12 ed i 15 gradi.
Ci stiamo inoltrando sempre più nel Grande Nord, i paesaggi che vediamo dai finestrini dei camper sembrano dei film proiettati solo per noi, le montagne innevate sulla cima ci si presentano dinnanzi all’improvviso, la nebbia le circonda, le ammanta del suo bianco quasi opalescente, poi lentamente si dissolve. Ad ogni curva la scena muta, l’acqua dei fiordi o dei laghi è increspata dal vento, ancora renne davanti a noi, al seguito dei camper o che compaiono all’improvviso, ogni tanto vediamo anche la rapida corsa di qualche scoiattolo che l’obbiettivo di un bravo fotografo è riuscito a fermarne l’immagine.
Si arriva a Neiden, e la sosta nel punto più significativo dell’imponente cascata creata dall’omonimo fiume, è obbligatoria in modo particolare per i pescatori, ma anche per tutti gli altri del gruppo. Il nr. 1 ha “favorito” un appropriato posteggio dei camper offrendo ad alcuni pescatori inviperiti per la nostra intrusione, un’ottima bottiglia di whisky Civas 12 anni di imbottigliamento… ancora una volta lo “spirito” ha manifestato tutta la sua forza..!
Il frastuono della cascata che scende con tutta la sua forza è veramente notevole e le nostre grida ...” sono lì, sono là… eccoli, li vediamo…” riferentesi ai salmoni che con balzi alti quasi due metri risalgono la corrente, si perdono tra gli spruzzi d’acqua e le raffiche di vento, ma quel che conta è essere riusciti a vedere chiaramente i salmoni ed essere anche riusciti ad immortalarli nelle nostre macchine fotografiche. Qualcuno tra di noi è sceso proprio a lambire le impetuose acque della cascata – prendendosi anche un bel colpo d’aria – per essere certo di aver impresso tutti, ma proprio tutti i famosi pesci sulla propria pellicola.

“…vi vedo a Neiden, sul fiume cosparso
di salmoni che salgono dal piano
sotto quella cascata maestosa…” G.L.B.!

Ma per oggi non è ancora finita…!
Ci rimettiamo in marcia, fino ad arrivare vicino alla caserma militare norvegese nella quale stanziano i soldati addetti alla sorveglianza del confine tra Norvegia e Russia (confine transitabile solo per transfrontalieri e pertanto non agibile per il traffico ne commerciale ne turistico), che vedendo giungere i nostri 23 mezzi, dapprima si allarmano, poi sentite e viste le nostre intenzioni solo turistiche, si prestano molto volentieri a posare per delle fotografie in particolare con le signore del gruppo.
Siamo diretti, su nostra precisa indicazione, a Grense Jacobselv, estremo lembo di terra norvegese prima del confine transfrontaliero Russo.
La strada stretta si inerpica su un percorso che potrebbe sembrare desolato, invece è ricco di scorci particolari, di “roccioni” che sembrano i guardiani severi di questa terra, di laghetti, di canyon profondi, di qualche sporadica casa persa in questa immensità. Gli ultimi km. sono i più “ disastrati “: uno sterrato pieno di buche ed avvallamenti che corre accanto al fiume Grense che segna il confine tra le due terre: su una sponda i paletti di delimitazione sono gialli e sull’altra, quella russa, sono rossi!
Dopo 10 km o poco più, tra l’attesa di tutti gli equipaggi per capire dove si sia diretti,si fa sempre più intensa e finalmente arriviamo a destinazione: Grense Jacobselv, l’ultimo avamposto norvegese in una terra che sembra dimenticata da Dio e dagli uomini!
Lo scenario che si presenta ai nostri occhi è veramente superbo e quasi lunare. Questa zona di mondo, fuori dagli itinerari consueti del turismo, ci affascina con la sua forza e la sua crudezza: le rocce che si protendono verso il mar di Barents, sono rese lisce dall’azione dell’acqua e del vento, il mare è un pò arrabbiato, il vento soffia forte, i pochi cespugli d’erba battuti dalle raffiche sono piegati: anche noi ci adeguiamo indossando giacche a vento e berretti e ci poniamo sull’estremità della terra ferma ad ammirare questo favoloso spettacolo naturale, messo in scena da tutti gli elementi che la natura stessa possiede, direttamente sul suo palcoscenico..
Rientriamo verso Kirkenes, con già la nostalgia del luogo appena lasciato e ricco di presupposti per trascorrere una notte meravigliosa sotto le stelle in una simile postazione solitaria. Arrivati in campeggio, ognuno si ritira nel proprio camper, forse anche per ricordare e per meditare su tutto ciò che questa intensa giornata ci ha offerto!…ma non disperiamo, altre avventure ci aspettano dietro l’angolo…!

OTTAVO GIORNO: da Kirkenes a Ifjord ( Norvegia )

Ieri, il nostro C.B. ha deciso di alzare bandiera bianca ed allora in una pausa del viaggio, le mani dell’abile Paolo T. con un giro di spostamento di baracchini, ci ha messo in condizione di poter nuovamente comunicare con tutto il gruppo! Grazie !
Oggi, in una bella giornata di sole e cielo limpido, siamo diretti verso Vadso, località molto cara agli Italiani, in quanto è da lì che è partito nel 1929 il dirigibile Italia del Comandante Umberto Nobile, per l’esplorazione del Polo Nord, ma che purtroppo ha segnato la perdita della vita di numerose vite umane per le note vicende legate alla storia della “tenda rossa “
Il paesaggio odierno è rilassante tra un’alternanza di porticcioli, prati d’erba verde, le solite, ma sempre belle, casette rosse con il loro prato fiorito all’esterno, senza alcun reticolato o inferriata di protezione, i bambini che approfittano del sole per giocare all’aperto rotolandosi felici nell’erba fresca sotto ad un cielo assolutamente azzurro senza neppure una nuvola.
La nostra compagnia viaggia tranquilla conversando e commentando i vari aspetti ed i vari momenti delle giornate trascorse, ricevendo le più svariate informazioni riguardanti il viaggio dal camper n° 1, fino a quando, proprio nel paese di Vadso al momento della sosta per il rifornimento carburante, una giornalista, incuriosita dal passaggio dei nostri mezzi (abbiamo fatto notizia anche in Norvegia ) intervista Vitto ed alcuni componenti della comitiva e chiede anche di poter salire su un camper, mezzo per lei del tutto sconosciuto. Ci lasciamo con la promessa che ci spedirà l’articolo che si accinge a scrivere .
Arriviamo fino al villaggio di Ekkeroy, la stradina per parcheggiare è stretta, ma come al solito con le capacità dei nostri posteggiatori, tutti i mezzi sono regolarmente sistemati.
Il pranzo di quest’oggi è prenotato in un bel ristorante posto su una palafitta con una ambientazione a carattere marinaresco e la sala da pranzo ha una vetrata dalla quale possiamo ammirare tutto lo spettacolo del mare blu luccicante sotto i raggi del sole.
Il menù è tipicamente norvegese a base di salmone ed alla fine un gustoso gelato ricavato della ormai famosa “ bacca artica “, ed il proprietario gentilissimo si è anche sforzato di porci alcuni saluti e ringraziamenti in lingua italiana. Questo pranzo è stata l’occasione per distribuire ad ogni equipaggio una coccarda tricolore, da porre in bellavista sul cruscotto del camper, perché domani sarà il giorno del nostro arrivo a Capo Nord e volgiamo essere riconosciuti come un Club di camperisti provenienti dall’Italia !
N.B. oggi abbiamo anche assaggiato per la prima volta, ne seguiranno molte altre, i famosi waffeln, calde e morbide cialde riempite di marmellata di mirtilli od altro…hum che bontà !

”… A Vadso i pescherecci di Lapponia
a primavera fanno buona pesca,
e rinnovando una lor cerimonia
ad aringhe e merluzzi porgon l’esca.
E la città di fronte ha un’isoletta
Con un palo d’acciaio, conficcato
A ricordo dell’ora maledetta
In cui l’Italia fu disintegrato….” G.L.B.

Ci siamo recati proprio lì a vederlo quel traliccio d’acciaio da cui Nobile è partito e nel vederlo, nel ripensare alle gesta compiute dal nostro compatriota, ci siamo fermati in un breve ma sentito raccoglimento, in quel luogo così spoglio ma così ricco di significati.
La nostra strada prosegue, attraversiamo un territorio dove la vegetazione si riduce al minimo, le betulle ora sono divenute nane e per il resto solo licheni ben aggrappati alle pietre e pronti a rappresentare il pasto delle renne.
La strada corre tra due costoni di montagna, non superiamo mai i 500 metri di altezza, sotto di essa gli immancabili laghi turchini, i torrenti pieni delle acque che arrivano dallo scioglimento delle nevi, attraversati da qualche ponticello in legno, qualche renna qua e là ed il vento che soffia con raffiche che vorrebbero quasi spingere i nostri camper, e di tanto in tanto, in posizione strategicamente panoramica, qualche…temeraria tenda !
Proseguendo si entra in una vasta radura selvaggia che mostra tutti i segni dell’inclemenza dei fattori atmosferici: niente case, niente animali, solo il nudo ed affascinante territorio solcato dalla suggestiva strada che stiamo percorrendo, che scivola ondulante promettendo sorprese emozionanti dietro ad ogni curva.
Ci fermiamo in uno spiazzo adeguato alle nostre necessità e pieno di atmosfere …: cielo azzurro intenso, striato da qualche pennellata di nuvole color madreperla, leggero manto di erba verde e sole, sole e ancora sole, poi…ci siamo solamente noi, macchie bianche e luccicanti in un contesto che sembra pitturato dalla mano estrosa della natura.
Con il nostro sguardo pensiamo di riuscire a spaziare fino al termine della vallata, ma è impossibile, è molto più estesa, si dirama lateralmente e si allunga fino ad arrivare,al primo insediamento umano dopo parecchi km.…al campeggio di Ifiord.
Ci sistemiamo …vicini-vicini…lo spazio non è molto, ma c’è tutto ciò che ci abbisogna: acqua, carico, scarico e immancabile, uno stuolo di zanzare che ci ronza dispettoso intorno proprio al momento dell’importantissima riunione serale durante la quale si concordano fin nei particolari le “ strategie “ da adottare nell’avvicinamento e poi nell’arrivo a Capo Nord….e l’avventura continua!

NONO GIORNO: da Ifjord a Capo Nord

Si parte alle 6 e 30 di una giornata dalla temperatura…così così - siamo sui 9 o 10 gradi - con un cielo un po’ nuvoloso ma che sembra promettere un leggero miglioramento.
A tale proposito la consultazione dei nostri barometri è piuttosto frequente e la pressione atmosferica per il momento si conserva su valori che fanno ben sperare!
Si mette anche in funzione la famosa e meritoria compagnia dei “soffiatori”…con grande impegno, spronati a far sempre meglio ora da l’uno ora dall’ altro dei suoi componenti, dobbiamo scongiurare il rischio di arrivare a Nordkapp con il brutto tempo !
La colonna procede sicura, tranquilla, è tutto regolarmente programmato: sosta carburante e spesa a Lakselv paesino posto al termine del fiordo di Porsanger, immerso in una natura verdeggiante e piacevole.
Arriviamo al momento dell’ingresso al lungo tunnel di congiunzione tra la terra ferma e l’isola di Mageroja ( 6.870 metri con pendenze del 9% o 10% scendendo fino a 206 metri sotto al livello del mare ) tutti fermi pronti al via per gli ultimi 40 km.di ascesa al culmine.
Come concordato la sera precedente, cineoperatore: Alberto e fotografo: Enrico, ci precedono prendendo posto sulla macchina di Olga per immortalarci con i loro potenti mezzi, al nostro arrivo al sospirato Nordkapp…..
Ma, la leggera corsetta di Enrico per raggiungere la macchina termina con un bel ruzzolone, qualche attimo di panico ed il nostro eroe, seppur dolorante in diversi punti, ligio all’impegno preso, completa la sua opera fotografandoci tutti una volta arrivati alla meta, facendo buon viso a cattivo gioco!
Lidia, sua moglie ha sentito e notato il gran trambusto e per colpa del solito C.B. malfunzionante, non ha potuto mettersi in contatto con nessuno e finché non è arrivata alla fine della…corsa è rimasta a guidare il mezzo da sola e con il cuore in gola, ma per fortuna è finito tutto bene ed i coniugi Davalle possono finalmente riunirsi al termine della loro avventura.
Ma ritorniamo all’uscita del tunnel.
Solo la strada è uno spettacolo nello spettacolo: si viaggia ad andatura regolare tra colline verdeggianti, rotte da speroni di roccia stratificata color del metallo...e poi a lato, dei fiordi ora piccoli come strette insenature, ora maestosi.
L’orizzonte sembra lontano, ma percorsa l’ampia curva sembra lì, a portata di mano, poi scompare nuovamente per lasciare posto a qualche altra baia nella quale sono ormeggiate delle barche dondolate dal vento,a due passi dalla riva alcune case sorte su palafitte e collegate al mare da un breve pontile in legno.
Decidiamo di fermarci per assaporare e respirare l’aria fresca e frizzante di questo grande ed infinito Nord, ma questa volta lo vogliamo, anzi lo vogliono, toccare….levate le scarpe, arrotolati i pantaloni 4 o 5 impavidi ed impavide…giù per la scogliera fino a mettere i piedi nelle gelide acque del mare del Nord sotto potenti sferzate di vento e gridolini di incitamento di tutti coloro che sono rimasti sulla terra ferma!
Al rientro…grappa per tutti gli impavidi affinché la circolazione del sangue delle loro estremità, riprenda al più presto!
Eccoci , dopo la rituale fotografia e ripresa, tutti ormai giunti sulla gran spianata del parcheggio di Capo Nord, sistemati bene e simbolicamente uniti tra di noi da un grande abbraccio che ci scambiamo per la gioia di essere arrivati dopo una bella e lunga avventura alla meta che tutti i camperisti sognano di conquistare prima o poi!
Nel pomeriggio, dopo l’imperdibile fotografia, sia di gruppo che dei singoli equipaggi, al mappamondo simbolo riconosciutissimo di NordKapp, piccolo rinfresco e naturalmente brindisi a suon di spumante Italiano, tenuto fresco - ma forse potevamo fare a meno di metterlo in frigorifero - fin dalla partenza.
Poi ognuno si è goduto lo spettacolo che questo luogo mitico propone, come meglio ha creduto, fino a notte fonda….ma di notte non c’è traccia, l’orizzonte velato da qualche nube diffusa assume una leggera colorazione rosata, poi il cielo ritorna come prima, un po’ offuscato ma sempre chiaro e sembrerebbe… a due passi da noi…..!!!

“…A Capo Nord, la sera che non c’è
irradia il gruppo in posa per la foto
Enrico, Paolo, Sergio tutti e tre
si dan da fare, il risultato è ignoto,
ma quel che è certo è che ancora la Granda
si fa protagonista di un’impresa
che servirà per propria propaganda,
quando su “ Insieme “ diverrà sorpresa…” G.L.B.

DECIMO GIORNO: da Capo Nord a Hammerfest

Nel fresco mattino da trascorrere in questa estremità d’Europa a 71° 10’ 21’’ di latitudine, non c’è alcun orario per la sveglia!
Ci siamo dati appuntamento…verso il tardi … alla Cappella del Centro visitatori, per una preghiera ed un ringraziamento da parte di noi tutti riuniti, che culmina con la preghiera del camperista - scritta proprio da una amica camperista del nostro Club - letta, con la voce a tratti affievolita dall’emozione, da Lidia, è stato un momento di aggregazione molto coinvolgente che ha toccato le corde del sentimento a tutto il gruppo.
Un altro appuntamento significativo è quello della visione su uno schermo a 225°, del filmato realizzato dall’italiano Ivo Caprino, che mostra splendide immagini delle quattro stagioni di Capo Nord, della sua flora e della sua fauna commentate da una bella e significativa musica.
A mezzogiorno in punto lasciamo con un po’ di rammarico l’estremo punto a nord d’Europa, ma abbiamo altre terre da esplorare, altri luoghi ugualmente interessanti da visitare, quindi scendiamo ripercorrendo la strada zigzagante di ieri, ripercorrendo il tunnel e riprendendo i soliti ritmi del nostro splendido viaggio.
Si conversa con tranquillità, paghi delle emozioni vissute e pieni di aspettativa per quelle che ancora dovremo vivere: ogni equipaggio contribuisce ad arricchire questa esperienza con i propri commenti e le proprie considerazioni, dando interessanti contributi e spunti di riflessione a tutto il gruppo.
I ripetitori - pardon le ripetitrici - tengono sempre compatta la colonna spronandoci con il tono professionale di Silvana e quello più casalingo di Carmen a rimanere uniti al fine di non perdere mai i contatti tra di noi, ma alla fin fine…siamo proprio belli anzi “ bellissimi “ per entrambe !
La pioggia, nel frattempo, cade incessante, si pone molta attenzione alla strada, ai lati della quale, sulle montagne chiazze di neve non ancora sciolta, ci fanno capire a quale temperature si possa giungere nella stagione invernale che presenterà anch’essa interessanti e particolari attrattive.
Arriviamo a Hammerfest, la città più settentrionale d’Europa: 70°40’ nord , a questa latitudine tutto ciò che si vede, viene sempre apostrofato come “ il più settentrionale “ d’Europa e talvolta addirittura del …mondo!
Il campeggio è situato in posizione panoramica, da lì scendiamo a piedi, tutti noi temerari sotto la pioggia e con un gran vento, fino al centro della città per andare a visitare il Museo dell’orso polare, dove sono rappresentate le varie tecniche di caccia all’orso in uso un cinquantennio fa circa e tutte le specie animali che vivono in queste località.
Risalendo riusciamo a vedere, prima dell’orario di chiusura, anche la Chiesa dalle vetrate istoriate!
Per la cena qualcuno rimane in camper, altri usufruiscono di un ambiente, una via di mezzo tra bunker e pagoda, posto all’interno del campeggio, dove, radunati in cerchio attorno al fuoco, cucinano dei pesci gentilmente regalati da un pescatore di passaggio; l’esubero del pescato sarà la cena di una bella volpe dalla coda rossastra, che con fare furbastro, viene a prendersi uno alla volta i gustosi pesci!
All’esterno del campeggio vigila su di noi la notevole stazza dell’orso bianco di pietra, simbolo della città di Hammerfest…ed anche questa sera con la luce del giorno ancora alta …andiamo a dormire sognando gli spettacoli che questa nostra avventura ci presenterà nei prossimi giorni…!

“…buonanotte casette a quattro ruote,.
raccolte nel campeggio norvegese,
a Hammerfest le ombre sembran vuote
in quell’albore placido eschimese..” G.L.B.

UNDICESIMO GIORNO: da Hammerfest ad Alta

Come tutte le mattine, appello in ordine numerico da parte della “ scopa” e ritorniamo sulle strade della Norvegia in cerca di nuovi siti, di nuove emozioni e soprattutto, consolidando sempre più l’amicizia e la solidarietà tra di noi.
Percorriamo la provincia del Finnmark, che è caratterizzata da un clima piuttosto duro ed aspro nella fattispecie da venti impetuosi e piogge improvvise : noi ne sappiamo qualche cosa !
In men che non si dica, dopo uno scroscio violentissimo di pioggia nel giro di poco ricompare un timido sole, ma non facciamoci illusioni perché altrettanto rapidamente altre nuvole si radunano, coprono il sole e così via…siamo noi che dobbiamo adeguarci a questo ritmo della natura che ci incalza e che ci sollecita a porci sempre sull’attenti di fronte a Lei, in continuo dialogo con essa per riuscire a coglierne anche gli aspetti più reconditi.
Percorrendo la E 6 incrociamo spesso insediamenti di gruppi di Sami che frequentemente sistemano i propri banchetti a fianco della strada per vendere ai turisti pelli e corna di renne oltre a i più disparati oggetti di artigianato eseguiti con il legno, tra cui le famose tazze ottenute da una escrescenza dell’albero della betulla .
La giornata volge al bello, a conferma di quanto risulta dai nostri barometri sempre in funzione e che convalidano spesso quello naturale , l’articolazione di un ginocchio, di una nostra compagna di viaggio, Rita posizionata sul camper n° 19.
Il sole si fa più spazio nel cielo; il percorso diviene sempre più interessante e poliedrico nei suoi variegati aspetti, transitiamo a fianco della riva del fiume Alta, che da il nome alla vicina città. Il fiume è il più pescoso e ricco di salmoni di questa parte della Norvegia ed è anche noto per la pesca con la spettacolare tecnica alla ” mosca “ I pescatori del nostro gruppo ammirano le acque limpide e cristalline del fiume e già si vedono all’opera con stivaloni, canna ed il pesce guizzante che ha abboccato all’amo ecc…ecc…, ma , seppure con rammarico, proseguiamo fino ad arrivare al campeggio di Alta posto in una bella posizione, è molto ampio, quindi ci consente un parcheggio senza alcuna limitazione sugli spazi da utilizzare.
Una novità nell’organizzazione di questo campeggio è la rigida prenotazione degli orari di utilizzo della lavatrice e della asciugatrice, non si sgarra dall’orario prefissato, la signora addetta alla reception controlla… e noi ci troveremo ad attendere il nostro turno, in coda fino a mezzanotte circa, per fortuna qui è sempre chiaro e qualcuna ha ingannato il tempo con una partitina a carte! !
Nel pomeriggio con il bus ci rechiamo a visitare il sito delle incisioni rupestri - Hjemmeluft /Jiepmaluokta - anche questo Patrimonio Mondiale dell’Unesco dal 1985.
Queste incisioni, risalenti a 6.000 anni fa e realizzate nella roccia mediante una pietra dura che fungeva da scalpello, sorgono in una ampia zona di depositi morenici. Esse rivelano le credenze ed i rituali della gente che si ritrovava proprio in quella zona più volte l’anno per eseguire i riti propiziatori in modo particolare per la caccia e la pesca. Oggi l’area di avvistamento delle incisioni si può ammirare passeggiando comodamente lungo una passerella di legno contornati da prati interi di quello splendido fiori viola, caratteristico di quasi tutta la Norvegia ed incontrato più e più volte durante il nostro peregrinare,, chiamato “ delphinium”.

“…Ad Alta, oltre il Circolo Polare
son le incisioni della preistoria,
l’hotel di ghiaccio eretto presso il mare
ma il fiume coi salmoni è la sua gloria…” G.L.B.

Anche questa giornata volge al termine, ci si ritrova, dopo cena, in un bel padiglione a vetrate posto al centro del campeggio per una della nostre riunioni di presentazione del programma della successiva giornata. E’ anche l’occasione per confrontarci, discutere delle varie problematiche che via via si sono presentate durante i lunghi km. percorsi tutti assieme, terminiamo, come sempre, con qualche assaggio di leccornie di vario genere ed un buon bicchiere di vino.La serata inoltre, viene conclusa con una bella cantata accompagnati dalla chitarra di Roberto e Romy, al termine della quale non ci rimane che darci la buonanotte ed essere già mentalmente pronti all’avventura di domani !

DODICESIMO GIORNO: da Alta a Tromso

Oggi sono in programma un bel po’ di km, noi siamo tutti in forma e pimpanti, pronti ad affrontarli ed a godere di tutto ciò che lungo il tragitto incontreremo.
La terra che ci ospita è ricca di pa

esaggi affascinanti, di località remote e spettacolari che noi attraversiamo con il desiderio di immagazzinare nei nostri occhi, nella nostra mente e nei nostri cuori, il più possibile di esse, aiutati dai numerosi scatti delle nostre macchine fotografiche !
La strada è un continuo saliscendi, l’altimetro spesso consultato, ci da altezze molto variabili, si passa dal livello del mare ai 200 o 300 metri e come cambiano esse, così cambia la vegetazione attorno a noi.
Talvolta si dirada, divenendo solo arbusti che ricoprono gli avvallamenti, man mano che si sale essi lasciano il posto alle nude rocce, in lontananza le nuvole sfiorano le cime ancora innevate e quasi si adagiano su di esse, le fanno sparire ed un attimo dopo ricompaiono ai nostri occhi, dando forma ad immagini sempre diverse e nuove.
Saliamo e saliamo ancora, le chiazze di neve sono a portata di mano, all’esterno il vento fischia, e alla sosta caffè in un’area accogliente ma gelida, Vitto porta a Romy una palla di neve e Romy è felice di stringere tra le sue mani un pugno di neve a…luglio!
Ora, con una serie di tornanti in discesa, ritorniamo al livello del mare tra insenature blu, turchesi, tra cascate che inviterebbero ad una fresca e corroborante doccia improvvisata…qualche buontempone assicura che la farebbe volentieri…, ma al baracchino risuona la voce del camper “rosa”, ossia quello abitato tutto al femminile, che ci comunica di avere dei problemi all’impianto frenante.
Utilizziamo una bella area di sosta in posizione panoramica - è una caratteristica di tutta la Norvegia incontrare sulle strade aree di sosta posizionate in località incantevoli - non solo per pranzare ma anche per cercare di porre rimedio all’inconveniente. I nostri due bravissimi tecnici polivalenti Paolo e Sergio si prodigano in mille maniere, ma in questa occasione necessita proprio un’officina fornita dei pezzi di ricambio compatibili con la tipologia del mezzo.
Effettuati due tentativi andati a vuoto nelle officine lungo il percorso, sotto ad una pioggia torrenziale, con una andatura controllata e di sicurezza per consentire all’equipaggio in difficoltà di viaggiare, arriviamo pian pianino alla città di Tromso
dirigendoci direttamente al campeggio. Non ci facciamo intimorire dalle incessanti manifestazioni di Giove Pluvio e ci sistemiamo tutti decorosamente, ritrovandoci, come d’abitudine dopo cena, al coperto, in un locale del campeggio, tutti assieme in compagnia.

TREDICESIMO GIORNO: Tromso

Tromso è denominata “ la Parigi del Nord “ per il suo stile di vita, per l’animazione che vi regna e per essere importante città universitaria.
E’ un’isola, collegata al litorale da un grande ponte.
Visitiamo la città aiutati da una frizzante e simpatica guida del posto, una ragazza che parla bene l’italiano avendo studiato per un anno intero a Catania!
Il primo appuntamento della mattinata è la visita al museo Polaria, un museo nuovo di zecca dedicato al mondo artico.
Molto spettacolare è l’acquario nel quale incontriamo foche ed altri pesci caratteristici dei mari freddi tra i quali il granchio rosso, che noi vediamo dal basso in quanto la piscina è completamente trasparente ed i pesci…nuotano sopra le nostre teste.
E’ anche molto interessante la sensibilizzazione ai rischi che corre l’ambiente, proponendoci le problematiche più attuali e dimostrando quali strategie potrebbero essere messe in atto per evitare, ad esempio, lo scioglimento dei ghiacci.
Tappa successiva del percorso cittadino è la visita all’antico birrificio “Mack” il più settentrionale al mondo ospitato nella città dal 1876.
Visitandolo scopriamo come avviene la produzione della birra e come si è automatizzata nel corso degli anni per terminare con una …interessante degustazione delle varie qualità del prodotto.

“ …Datevi un cinque, intrecciate i boccali
colmi di birra con la schiuma bianca,
brindate all’allegria che spazza i mali
e quando si sta insieme non si stanca…” G.L.B.

Al termine del nostro giro ci fermiamo ad ammirare la Cattedrale artica:Tromsdalen, è un capolavoro dell’architetto Hovig ed è una struttura in vetro e cemento, che sfruttando i riflessi della luce artica, crea l’effetto di un iceberg, innalzando il suo profilo aguzzo verso il cielo; viene anche detto che la sua forma richiama quella della capanna Sami.
I pannelli di vetro che compongono la sua facciata triangolare, sono stati posizionati in maniera da far filtrare la luce del sole in estate e nei mesi bui filtra l’aurora boreale rischiarando in entrambi i casi l’interno della cattedrale.
Al termine delle visite guidate c’è la possibilità di fermarsi in centro e passeggiare così, da turisti, per le vie della città ed assaggiare in qualche locale i prodotti della cucina tipica.
Visto che il tempo si è rimesso al bello, molti scelgono la passeggiata in questa vivace città nordica, ci ritroveremo in serata nuovamente tutti assieme al campeggio ed anche domani…la nostra bella avventura continuerà.!

QUATTORDICESIMO GIORNO: da Tromso a Lodingen – isole Vesterallen

L’avventura del camper n° 7, ovvero quello “ rosa “, continua…verso l’officina Fiat di Tromso, che dovrebbe sistemare in qualche oretta il guasto ai freni !
Anche l’avventura degli altri 22 camper continua…per le strade norvegesi in una discreta giornata di sole .
Come sempre durante il viaggio si animano le conversazioni, spaziando da quelle di genere ameno, per tener desta la “ ciurma “, come di tanto in tanto un nostro amico ci richiama dal baracchino per risvegliare l’ attenzione, a quelle culinarie, in particolar modo se qualche equipaggio ha pranzato o cenato nei ristoranti del luogo, per conoscere i vari tipi di menù tipici della regione, confrontandoli poi tra di loro.
Non sono mancate neppure “ notizie “ a carattere geografico, storico o relative all’ambiente, ai suoi usi e costumi, che arrivavano puntuali ad ogni tappa programmata, dalla postazione n° 1 e che sono servite a completare il quadro generale della zona nella quale ci si è venuti a trovare di volta in volta, spesso completate da curiosità, aneddoti e leggende sempre relativi ai siti incontrati.
Siamo diretti ancora verso nord e precisamente verso le isole Vesterallen; abbiamo letto molto sulla loro particolare bellezza unica nel suo genere, ed ora, dopo aver superato il maestoso ponte che ci conduce direttamente ad esse, ci rendiamo conto che la realtà ha molto spesso superato le fredde descrizioni adatte a dei turisti frettolosi.
Sembra di entrare in un mondo diverso, caratterizzato da silenzi rotti solo dallo sciabordio delle onde, dalle grida dei gabbiani, dal sibilo del vento ed ora anche dal rumore dei nostri motori, ma noi riusciamo quasi a mimetizzarci in questo ambiente, procedendo con calma, concedendoci diversi momenti di “sosta contemplativa “, per non contaminarne la maestosa, ma al tempo stesso semplice, opera della natura di fronte alla quale ci siamo venuti a trovare.
La sosta, al termine del nostro viaggio di oggi è nel suggestivo villaggio di Lodingen.
Questa volta non siamo in un campeggio, ma in una straordinaria area di sosta camper, posta sotto al faro rosso al termine di un porticciolo al quale sono attraccate numerose barche dagli scafi multicolori e…dulcis in fundo, c’è un bellissimo sole che rischiara e rallegra tutto il “ quadro” al quale si ricongiungono anche le nostre ragazze reduci dalla sosta in officina ed ora con i freni …a posto!

“…Lodingen, porticciolo pittoresco
ove sostare dopo un lungo andare
ponendosi in panchina, dentro al fresco
che vien giù dall’artico polare!…” G.L.B.

Serata all’insegna di belle passeggiate fin sul faro ad ammirare la baia dall’alto, o sulla riva del mare, o all’interno del grazioso e semplice paese, fino ad un’ora che non si sa mai come definire, perché c’è luce, c’è tanta voglia di godere del profumo del mare, dell’aria fresca che ti accarezza le guance e si vorrebbe che tutto ciò potesse durare ancora tanto a lungo..!

QUINDICESIMO GIORNO: da Lodingen ad Andeness

Si parte presto, ma non è una novità, salutiamo il luogo che ci ha accolti in questa bella e particolare nottata trascorsa sulla riva del mare e sotto ad una splendida e romantica stellata, e ci dirigiamo verso Andeness sull’isola di Andoja.
Durante il tragitto assaporiamo la dolcezza del paesaggio che si snoda davanti a noi man mano che procediamo; sembra che le isole dell’arcipelago spuntino dall’acqua quasi per magia, i ponti che le mettono in comunicazione sono ardite opere dell’uomo che danno realmente il senso della continuità ed unicità di questo territorio.
Si arriva al campeggio di Andeness, posto a qualche decina di metri dal mare, in una verde radura, sulla quale i nostri camper sembrano dei pois bianchi messi qua e là !
L’ora dell’Avventura con la A maiuscola per una dozzina di persone del nostro gruppo, sta per scoccare: è stato prenotato per loro il “ safari delle balene “. Tutti noi, dopo aver raggiunto il paese con il bus di linea, accompagniamo fin sul molo dove è attraccata la nave che li condurrà al largo, i novelli “Capitan Akkab”.
Staranno in mare per tre o quattro ore, si allontaneranno da riva di diverse miglia nella speranza di poter avvistare qualche cetaceo: dalla banchina sosteniamo i nostri temerari, che al momento si mostrano piuttosto spavaldi, vedremo al loro ritorno!
Nel frattempo tutti coloro che sono rimasti a terra, possono andare a visitare il centro delle balene o possono salire con cento e più gradini, sul faro della città, posto in una bellissima posizione adatta ad ammirare tutto l’arcipelago e, se ci fosse, il sole di mezzanotte. Il faro, tutt’ora in funzione, è alto 48 metri ed è stato costruito nel 1859, ora è automatizzato, ma una volta funzionava con olio di balena.
Nel tardo pomeriggio arriva anche il momento del rientro dei nostri prodi balenieri…due dei nostri camper si offrono di andarli a riprendere allo sbarco, e subito si notano, tra le facce felici e soddisfatte, alcuni visi bianchi ed emaciati reduci da alcune ore di …mal di mare.
I racconti sono entusiastici, sono stati avvistati quattro o cinque capodogli al largo in un canyon sottomarino di oltre 1000 mt. dove essi solitamente vivono, hanno potuto ammirare le loro evoluzioni, i loro soffi e la loro coda piroettare sulla superficie del mare, un’avventura davvero emozionante ed unica !
Anche questa serata si conclude con qualche chiacchiera sulla riva del mare, le onde scoprono e ricoprono degli scogli in lontananza, e si infrangono spumeggiando a pochi metri dalle nostre scarpe…ma ora fa freddo …è meglio augurarci la buonanotte al rientrare al caldo del nostro camper !

“…ad Andeness, sull’isola di Andoja,
tempo per ristorarsi e riposare
pensando alle scogliere di Bleiksoya
e alla gita in battello, su quel mare
ove talvolta appare la balena
col suo soffio di acqua spumeggiante,
e il camperista sembra in altalena
osservando il cetaceo dondolante…” G.L.B.

SEDICESIMO GIORNO: da Andeness a Svolvaer - Isole Lofoten

Lasciamo Andeness ripercorrendo qualche km della strada di ieri, per una deviazione, alla volta di Bleik: è un villaggio di pescatori racchiuso tra montagne frastagliate che si tuffano direttamente nell’oceano, punteggiato qua e là da isolotti rocciosi quasi sepolti dalla schiume delle onde, sui quali nidificano pulcinelle di mare e cormorani. Le lunghe spiagge che si spingono fino al limitare dell’oceano, sono tutte di finissima sabbia bianca sulla quale si posano i gabbiani che cercano di ripararsi dal vento, chiudendo il capo tra le ali.
Non ci siamo soffermati, avremmo veramente voluto camminare sulla morbida sabbia e gustarne la sensazione, ma la strada stretta - siamo su un percorso panoramico contraddistinto sugli atlanti dal colore giallo - ed un gregge di caprette che corre incontro alla nostra colonna, ci hanno precluso le possibilità di sosta.
Siamo riusciti ugualmente a gustare la pace e la serenità che questi luoghi infondono, e lo testimoniano gli interventi di diversi compagni di viaggio che al C.B. riescono a comunicare al gruppo le molteplici sensazioni ed emozioni provate durante al tragitto.

“… fra casette di fuxia ed alti fiordi
scivola lento il vostro traghettare
e resta certo impresso nei ricordi
anche il merluzzo posto ad essiccare…” G.L.B.

Superiamo alcuni arditi ponti di comunicazione tra un’isola e l’altra tra cui quello di Sortland, veramente un manufatto dalle linee audaci che ci fa salire fino ad una tale altezza da poter ammirare dall’alto – ovviamente solo i navigatori…! - in tutta la loro maestosità, le due isole che mette in comunicazione! Al termine della discesa in curva, siamo nuovamente sulla terra ferma, dove gli operatori Alberto e Daniela, che ci avevano preceduti, riescono a farci una bella ripresa d’insieme.
La sosta successiva è nel paese di Stokmarknes, per visitare il museo dell’Hurtigruten che ripercorre la storia dell’Espresso costiero, dove sono stati ricostruiti, rispettando fedelmente la realtà, tutti i diversi servizi di bordo.
E’ arrivato il momento per l’imbarco verso le isole Lofoten, il tragitto di circa mezz’ora di navigazione ci condurrà da Melbu a Fiskebol, per motivi di spazio siamo divisi in tre gruppi che si ricongiungeranno al temine della mini-crociera.
Il primo gruppo sbarca, gli altri in successione e si avvia al punto stabilito per il ritrovo. Lasciato il porto, inizia la panoramica costiera, non ci sono parole sufficienti per rendere in maniera efficace e completa tutto ciò che si presenta ai nostri occhi ed allora cerco di darne solamente un assaggio che serva da stimolo all’immaginazione per chi non c’è stato e da struggente ricordo per tutti noi!
Le montagne delle Lofoten: una serie incredibile di cime acute, dal colore viola, a tratti blu, da lontano sembrano un’unica muraglia con cento torri…, avvicinandosi vediamo come si aprono per lasciare spazio a baie riparate, ed a volte esposte a prendere tutto il vento, illuminate dalla “luce artica “. Sembra quasi che il mare e la montagna in questo luogo siano in competizione tra loro per apparire a volte inquietanti, selvagge, aspre e perfino drammatiche per trasformarsi, sotto la luce intensa del sole, in dolci e riposanti panorami che molti pittori hanno poi ricreato nei propri dipinti.
Questa è la prima immagine delle isole che noi vediamo, ma come sempre gli appuntamenti delle nostre giornate si susseguono l’un l’altro ed allora eccoci pronti per una passeggiatina fino al paese di Svolvaer, capoluogo delle Lofoten , per andare a visitare il museo delle isole e l’acquario per riuscire a vedere anche l’ora del pasto delle foche e delle lontre.
Qualcuno - equipaggio n° 9 - è rimasto in campeggio per provvedere alle solite operazioni di bucato ecc…ecc… e tra una chiacchiera e l’altra con una famiglia di pescatori tedeschi in vacanza come noi, ha ricevuto un tangibile segno dell’amicizia tra camperisti : tre bei pescioni appena pescati che sono finiti in men che non si dica sulle nostre griglie a cuocere riempiendo di profumo lo spazio circostante. Il risultato è veramente ottimo, e la nostra cena si conclude con la processione degli uomini al lavaggio piatti: qualcuno tenta l’ammutinamento, ma non c’è nulla da fare, tutti ai lavatoi immortalati dalle macchine fotografiche con gran soddisfazione delle …mogli che assistono alla scena a braccia conserte !

DICIASSETTESIMO GIORNO: visita alle isole Lofoten con il bus

Oggi ci muoviamo con il bus, comodamente seduti e pronti a godere i panorami ed a “ vivere “ l’atmosfera isolana, visitandole con semplici passeggiate a piedi per gustarne sensazioni ed atmosfere particolari ed irrepetibili.
Svolvaer, Kabelvag, Henningsvaer, Vestvagoi, Borg, Maskenesoy ed infine A, l’ultima delle isole dopo la quale la strada termina tuffandosi direttamente nel mare, questi sono i nomi delle località che abbiamo visto, ognuna di esse ha una sua prerogativa che ci ha affascinato.
La Venezia del nord – Henningsvaer - che sorge su piccole isolette e le sue rorbu edificate sulle palafitte, l’abbiamo attraversata sotto una leggera e sottile pioggerellina, che ce l‘ha resa ancora più interessante ed indimenticabile.. quasi magica.

“…La “Venezia del grande nord” appare
con le sue palafitte sorprendenti,
ora la strada termina nel mare
e la vista si perde ai quattro venti.
Beati voi, turisti itineranti,
avete ancora paesaggi incantati,
mari d’argento, montagne giganti,
raggi di sole sempre illuminanti…” G.L.B.

Maskensoy, che si intravede al temine di una strada costeggiata da imponenti rocce, le casette dei pescatori si susseguono l’una all’altra ed accanto file interminabili di graticci di legno sui quali in primavera sono messi ad essiccare al vento gli stoccafissi.
Borg, sede del Museo vichingo, del quale purtroppo abbiamo avuto solo un assaggio visti gli orari inderogabili di chiusura.
Come ultima, ma non ultima per fascino e bellezza A, dove consumiamo un ottimo pranzo “ artico “ durante il quale festeggiamo i vari compleanni del gruppo con torta, candeline e regalini, al termine con proprio quattro passi, visitiamo il “Museo dello stoccafisso” posto a pochi metri di distanza.
Salendo per una traballante scala di legno, arriviamo ad un punto dove vengono stipati e legati a mazzi tra di loro e già pronti per l’esportazione, un gran numero di “baccalà”.
La nostra attenzione è completamente catturata dalle spiegazioni del proprietario signor Berg, attuale rappresentante di una famiglia completamente dedita da anni a questo tipo di commercio, il quale con una voce possente, in italiano, con una sciolta “ parlantina” ed una eloquente mimica, ci ha fornito tutte le spiegazioni sui metodi di pesca, sulle diverse qualità, sui metodi di essiccazione e conservazione dello stoccafisso e sul businnes del suo prezioso commercio tra le isole Lofoten norvegesi e l’Italia…concludendo con l’emblematica frase :” grazie italiani perché voi consumate gran parte del baccalà che noi peschiamo”…offrendoci infine anche una…discreta.. tazza di caffè!
Ed il baccalà lo abbiamo anche comperato, assieme a dei “salami” di carne di balena. E’ stato un acquisto di gruppo, nel senso che raccolte le adesioni degli acquirenti, creata una delegazione per gli acquisti capitanata da Vitto, abbiamo dato l’ordine ed il relativo importo al proprietario, che si è premurato di prepararci un gran scatolone con diverse decine di questi pesci essiccati e rigidi, cioè di baccalà…che hanno profumato il bus !!!

DICIOTTESIMO GIORNO: da Svolvaer – traghetto Skutvik – Fauske

Anche per questa tratta in mare ci si divide in tre gruppi e si parte in tre orari diversi dal porto di Skutvik, dove in attesa della partenza possiamo tranquillamente fare shopping.
La traversata dura all’incirca due ore di una splendida giornata soleggiata e tiepida che ci invita ad un piacevole relax sul ponte, avendo la possibilità di vedere molto da vicino le imponenti montagne blù che caratterizzano l’arcipelago delle isole Lofoten.
Il traghetto viaggia lento lambendo la costa: entra in un fiordo, ne esce pian pianino, si insinua in un pertugio tra due montagne che a noi sembra estremamente ristretto. Sul ciglio il faro rosso in posizione strategicamente ben visibile a tutti i natanti, ci infonde una sensazione rassicurante infatti, il traghetto esce dalla morsa delle rocce con una semplice manovra fino ad arrivare nuovamente in mare aperto.

“…Navigazione a Skutvik con traghetto
sul frastagliato mare norvegese,
riposti i camper come in un cassetto
vi preparate a facili riprese.
Il vento fresco vi accarezza il volto:
Mentre le sule seguono la scia
È bello anche mettersi in ascolto
Del loro grido che stride e va via…” G.L.B.

Ci ritroviamo in serata, come già in precedenza concordato con i vari gruppi, dopo un centinaio di km. su terra, al campeggio di Fauske, accogliente, con un sole che promette un bel tramonto, ma con il terreno con un leggero…dislivello…che ci impone cinque minuti di lavoro in più del solito, per posizionare i mezzi in posizione corretta in modo che il nostro riposo sia corroborante per essere pronti ad affrontare all’indomani una nuova ed emozionante giornata e…l’avventura continua…!

DICIANNOVESIMO GIORNO: da Fauske a Harran

Si parte alle sette del mattino, in programma ci sono parecchi km, ma soprattutto oggi è il giorno della nostra passeggiata sul ghiacciaio; è proprio per questo motivo che speriamo molto nella stabilità del tempo affinché ci sia tecnicamente permesso compiere la nostra escursione. Nel frattempo viaggiamo tra ali di foreste, che spariscono e ricompaiano a seconda dell’altitudine del tragitto che stiamo percorrendo.

“…se viaggiate presso la foresta
attenuati i rumori e l’andatura
ci sono i trolls li dentro a fare festa,
son curiosi, e capaci di iattura,
sono folletti e fate coi nasoni,
capelli scarmigliati, antiche vesti
odiano foto, voci ed altri suoni,
non li si vede, ma son sempre desti…” G.L.B.

Come consigliati dal nostro “poeta“ viaggiamo tranquillamente ascoltando i suoi ammonimenti, cercando di scovare qualche simpatico troll, fino ad arrivare, superata la città di Moi Rana, al Circolo Polare Artico.
Non manca la foto sul piazzale che riporta l’indicazione del Circolo Polare che altro non è che una immaginaria linea ideata dall’uomo.
Si riprende il viaggio fino alla deviazione per Rossvoll, girando verso destra in una strada laterale della E6 che stiamo percorrendo ormai da giorni.
Saliamo lungo questa strada per diversi km, la carreggiata si fa sempre più stretta fino ad arrivare ad uno sterrato che lascia scettici alcuni equipaggi riguardo al buon esito di questa…spedizione.
Ma niente paura, è proprio questa la strada che porta al ghiacciaio dello Svartisen, ( è il secondo ghiacciaio della Norvegia con 370 kmq di estensione) la nostra “AVVENTURA “ odierna.
Ne abbiamo la conferma non tanto da degli sporadici ed obsoleti cartelli indicatori, ma dalle acque, color del ghiaccio, del fiume che ci scorre accanto.
L’attesa è viva, aspettiamo, scrutiamo in lontananza… non sappiamo bene cosa ci si presenterà davanti: forse una barriera di ghiaccio o forse un fenomeno diverso ed imprevedibile…stiamo arrivando ancora qualche centinaia di metri e lo sapremo!
Ecco, ci siamo, parcheggiamo i mezzi, lo spazio non è molto, indossiamo scarponcini, giacche a vento e si va all’imbarco, dove, dopo una sommaria conta dei presenti per il pagamento del biglietto ( qualche equipaggio è rimasto ad aspettarci ai camper per cause di forza maggiore) traghettiamo a bordo di un battello, attraversando un bel lago calmo dalle acque color del bronzo.
Durante il breve tragitto di 15 o 20 minuti circa, siamo tutti molto ansiosi di misurarci, taluni per la prima volta, con questa incognita del ghiaccio, imponente forza della natura.
La salita fin dai primi metri si mostra abbastanza dura, ma l’entusiasmo è alle stelle e si procede spediti, ognuno con il proprio passo chi calmo e tranquillo, chi veloce e sicuro.
La prima pausa è ai piedi di una imponente cascata, la sua lunghezza, la sua forza, il tumulto delle impetuose acque ci “ obbligano” a sostare in ammirazione.
Chi si avvicina troppo viene anche bagnato dai suoi spruzzi, anch’essi forti e potenti come lo potrebbero essere quelli di un’inimmaginabile ed enorme bottiglia di spumante, stappata all’improvviso.
Procediamo, la strada si è fatta meno irta, si procede su dei gradoni di pietra, ogni tanto qualche pozza d’acqua color argento e poi il silenzio più assoluto. Ognuno cammina e procede con i propri pensieri, desideri od aspettative, in una sorta di splendido isolamento tra queste rocce, mute testimoni dei nostri più intimi sentimenti. Lo sguardo si volge lontano per scrutare i prossimi passi da compiere, fino a che i primi del gruppo arrivano, increduli e stupiti ed appagati …finalmente… a quella lingua di ghiaccio bianca, turchina, opalescente, compatta, muta ma piena di significato che pone termine alla sua vita direttamente nel fiordo.
Rommel, che con il suo papà si è lanciato per nulla intimorito in quest’avventura, assapora a piene mani l’emozione che gli deriva da questa esperienza, dedicandoci, a parer mio, la migliore ricompensa a tanta fatica, una semplice frase : “…sono felice…!”
Tutti noi lo siamo, quella massa che si impone davanti ai nostri occhi, rappresenta non solo il risultato ottenuto nel momento che stiamo vivendo, ma anche la certezza che le fatiche del viaggio, gli spostamenti, qualche disagio inevitabile che ci hanno portati fino a qui, fino alla fine di questa Avventura vissuta intensamente, sono stati il viatico, la strada per arrivare alla preziosa meta raggiunta oggi!
Scendiamo soddisfatti, con qualche gocciolina di pioggia che ci accompagna, ripreso il viaggio in camper la pioggia diverrà insistente fino al nostro arrivo in tarda serata a Harran in campeggio, un buon sonno ristoratore ci rimetterà in sesto per affrontare l’ultima tappa del tuor.

VENTESIMO GIORNO: da Harran a Trondheim

La pioggia vuole proprio lasciarci un ricordo insistente di sé, non ci abbandona, ora leggera ora più forte e noiosa, i tergicristalli dei parabrezza dei mezzi sono sottoposti ad un gran lavoro.
Procediamo con cautela, sia per il fondo stradale reso viscido dalla pioggia e sia perché stiamo rientrando su strade trafficate, percorse da tutte le diverse tipologie di mezzi di trasporto, delle quali per molte e molte migliaia di km, avevamo quasi perso la memoria.
Non ci ricordavamo più neppure della Polizia Stradale: un posto di blocco ci ha fatto ritornare repentinamente la memoria. Alt – Alt - intimato con la paletta - ah, vecchi ricordi riemergono- tutti a lato della strada fermi: cosa sarà successo, cosa avremo mia fatto, ci daranno la multa, sarà salata?
Questi tutti gli interrogativi che ognuno di noi si pone sbirciando con curiosità, ma al tempo stesso con compostezza, dall’interno del proprio camper.
Immediata arriva la risposta gentile dei poliziotti che si avvicinano al camper n°1 e, tramite la traduzione inglese/italiano di Olga, capiamo che sono molto contenti che dei turisti italiani siano venuti a visitare il loro paese e che il problema consiste nel fatto che la nostra colonna conta un numero troppo grande di mezzi e quindi è troppo lunga ed in Norvegia ciò non è consentito.
Ai loro centralini telefonici sono arrivate molte chiamate di automobilisti leggermente irritati dal fatto di non riuscire a superare tutta in una volta la nostra colonna….!!!
La soluzione è una sola, si viaggia in mini-colonne di quattro mezzi ciascuna, che partiranno ad alcuni minuti di distanza l’una dall’altra. Ci adeguiamo, costituite le colonnine riprendiamo la strada fino a giungere al campeggio di Trondheim:… anche oggi abbiamo vissuto una nuova avventura.

VENTUNESIMO GIORNO: visita alla città di Trondheim

Il bus ci porta in centro, per una istruttiva ed interessante visita lungo le strade caratteristiche della città che, complice il bel sole, ci appare molto accogliente, costruita a misura d’uomo. Vediamo eleganti casette, begli spazi verdi ed in lontananza, un bel mare azzurro che conferisce luce e serenità a tutto il centro abitato.
Effettuiamo qualche sosta nei vari punti panoramici dove dall’alto possiamo vedere l’estensione della città stessa, fino a sostare, per un caffè, alla fortezza Kristiansten, costruita nel 1676 da un generale francese su una collina ad est della città; dalle mura della fortezza si può ammirare lo spettacolo del Trondheimsfjord.
Scendiamo nuovamente in centro e il nostro impegno ora è concentrato nella visita alla cattedrale Nidaros situata nel cuore di Trondheim.
E’ il maggior monumento medioevale dell’intera Scandinavia ed è la sede dell’incoronazione e dei matrimoni dei reali norvegesi.
La tradizione narra che fosse eretta sulla tomba di re Olaf e perciò fu meta di grandi pellegrinaggi durante il Medio Evo. Le sue misure sono grandiose e danno immediatamente l’idea delle sue dimensioni: 102 mt. di lunghezza per 50 di altezza e 21di larghezza e prende luce da enormi vetrate poste ai lati della navata. Durante la visita abbiamo anche la possibilità di assistere ad un gradevolissimo concerto d’organo ed alcuni di noi sono anche riusciti a salire i 100 o più gradini per giungere fin sulla torre e vedere la città dall’alto…molto in alto.
Di fianco alla cattedrale sono in corso dei festeggiamenti in costumi tipici con arti, mestieri e cucina caratteristici del medio evo, l’assaggio è …d’obbligo.
Il pomeriggio è libero, ognuno di noi può gironzolare tranquillamente per vie, vicoli, vicoletti e luoghi caratteristici, la scelta è notevole e non c’è tempo per annoiarsi, si rientra in campeggio con mezzi propri, cioè autobus di linea .
Serata mondana quella di quest’oggi: tutti al ristorante tipico a pochi metri dal campeggio, che con un ottimo e gustoso self-service che accontenta i palati di tutti.
Essendo la nostra serata d’addio, è anche il momento dei discorsi, dei saluti e…di qualche lacrimuccia !
Prende la parola il capogruppo Vitto con un rapido excursus del nostro avventuroso viaggio e con i ringraziamenti dovuti, e veramente sentiti, a tutto lo staff che l’ha aiutato in ogni momento e che si è sempre dato da fare anche sacrificando del proprio tempo libero.
Olga ha parole affettuose per tutti e ringrazia ognuno di noi singolarmente per la compagnia e la disponibilità che ha avuto nei suoi confronti che ha dovuto viaggiare in macchina da sola, ma che sola non è mai stata!
Molti sono gli interventi, i ricordi dei momenti più entusiasmanti ma anche di quelli difficili e contrastati che ci hanno visti attivi ed indomiti protagonisti per 21 giorni di cammino insieme, terminando con la proposta unanimemente accettata con un fragoroso applauso, di nominare Lidia ed Enrico la “COPPIA” per eccellenza, del viaggio.

“…Già entrano nel folto dei pensieri
momenti di ricordo e nostalgia,
vi sembra che sia stato proprio ieri
che dall’Italia siete andati via.
A sera sono abbracci e commozione,
i tanti auguri e le strette di mano,
son risultato di una aggregazione
cui partecipo anch’io, che sto lontano…” Gian Luigi Bonardi

Alla fine, tutti davanti ai camper a brindare in un buio della notte che non vuole scendere e che continua ad illuminarci con idee, progetti, possibilità e promesse di nuovi incontri e nuovi entusiasmanti viaggi.

Ma ricordatevi che…non è finita qui…l’avventura continua…verso dove ?…forse verso qualche terra lontana o verso i … FIORDI NORVEGESI ?…chissà vedremo……!

GRAZIE A TUTTI VOI per l’affetto e la simpatia dimostrata in questo lungo tratto di percorso vissuto assieme !


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