CAPO
NORD : SOLE DI MEZZANOTTE 1
Capo
Nord… ovvero la “ Mecca “ per il popolo
dei Camperisti… è lì che è giunto
al decimo giorno di viaggio il Gruppo dei “ magnifici
23 “, ovvero 23 mezzi di diverse dimensioni e potenza,
46 adulti, 1 simpaticissimo ragazzo, Rommel, per tutti Romy,
2 vivaci cagnoline Skippj e Pallina e la Responsabile dell’Agenzia
La Strada, Olga.
Ma procediamo per gradi, raccontando tappa per tappa l’avvicinamento
all’ambita meta, cercando di descrivere al meglio tutti
i percorsi, facendo riaffiorare alla memoria di ognuno di
noi ricordi struggenti ed indelebili e provocando, in chi
non ci fosse ancora stato, il desiderio di raggiungere quanto
prima il grande Nord, partendo dalla Svezia, risalendola tutta,
arrivando in Norvegia, Finlandia e Lapponia, percorrendo in
ogni loro angolo le meravigliose e placide isole Vesterallen
e le possenti e scenografiche Lofoten !
PRIMO
GIORNO: Falun ( Svezia )
Ci ritroviamo,
alle 14 precise, tutti raccolti attorno al camper n.1 - sarà
il capo colonna - sul quale viaggeremo Vitto ed io, per l’attesa
riunione programmatica..
Verranno spiegate le varie modalità del comportamento
in colonna, i tempi ed i modi del nostro viaggiare - molti
sono gli equipaggi che viaggiano in gruppo per la prima volta
- e le varie tappe di tutto il tour, che ci porterà
a percorrere le vie della Svezia, della Finlandia, fino al
confine norvegese con la Russia.
Le presentazioni sono d’obbligo, ognuno racconta qualche
cosa di sé, presenta gli altri componenti del proprio
equipaggio; vengono distribuiti i numeri che segneranno per
21 giorni la posizione di ogni camper, i cartellini colorati
da usare nelle varie escursioni e i gadget dell’agenzia
che ci seguirà durante il percorso.
Come ultima sorpresa, una nostra alacre componente del gruppo
- Silvana - ha preparato per ogni camper un simpatico omaggio
: una presina ed un guanto da cucina, ricamati a punto croce
(sua specialità) con rappresentate le bandiere dei
tre Paesi che andremo a visitare, una renna ed il relativo
numero di equipaggio!!!
In breve tempo la colonna è completamente formata iniziando
dal camper n. 1 –Vitto e Nirvana, a seguire Olga, Agenzia
La Strada, sempre pronta nel cercare di accontentare ogni
desiderio dei viaggiatori, subito dopo una postazione fissa
quella del n. 2 – Alberto e Daniela – che coadiuveranno
in ogni operazione il n.1 ed inoltre svolgeranno il compito
di indefessi cineoperatori con l’obiettivo pronto a
cogliere ogni particolare della vita dei “47 “.
Le altre indispensabili postazioni fisse sono il n. 12 ovvero
il ripetitore…anzi la ripetitrice, Silvana con il marito
Paolo, posizionati a metà colonna pronti a ripetere
indicazioni, consigli, segnalazioni e spiegazioni provenienti
direttamente dal camper di testa.
Un’altra…ripetitrice, ma questa volta posta in
posizione finale, come …scopa…è Carmen
che prende posto assieme al marito Sergio, nel camper n. 23.
Sembrerebbe a questo punto che la colonna sia tutta al completo,
invece no…! Esiste anche il 24esimo equipaggio…
virtuale che, dalla lontana Milano, segue ogni nostro km.,
ogni nostra avventura, composto da Ludovica e Gian Luigi Bonardi
- il poeta - che documentandosi quotidianamente recapita tramite
via sms al mio cellulare gli ormai famosi “ pensierini
“, scritti in rima che descrivono, proprio come se fosse
sempre presente, i momenti essenziali del viaggio.
“… I ventitré equipaggi hanno percorso
dal sud al nord l’Europa a gruppi sparsi
per raggiungere al Polo foche ed orsi
coi loro camper pronti ad aggregarsi…” G.L.B.
SECONDO GIORNO: Da Falun a Stromsund ( Svezia )
Si parte…
con calma ogni camper trova in breve tempo la propria posizione
esatta, si provano i C.B., sembrerebbe tutto bene, qualche
noia all’impianto rice-trasmittente all’equipaggio
n. 20 il nostro fotografo ufficiale Enrico con Lidia, ma con
la sua posizione strategica tra due angeli custodi dei camper
n. 21(Cesarina e Franco ) e 19 ( Bruno e Rita) e l’aiuto
di due radioline, riesce a mantenere il contatto almeno con
una parte del gruppo.
Anche il baracchino del n. 1, nonostante la recente revisione,
ogni tanto fa i capricci, gracchia, fischia, ma, per il momento
può andare….vedremo in seguito!
La strada svedese che stiamo percorrendo non presenta alcun
tipo di difficoltà, si snoda lenta e tranquilla tra
due ali di immensi e fitti boschi, al limitare di questi sembra
sempre di riuscire ad intravedere qualche bel fungo.
Siamo immersi in un paesaggio verde, le cime degli abeti svettano
verso il cielo e si muovono a seconda del vento; la carovana
procede ad andatura regolare, si assapora il primo contatto
con la natura, che sarà la nostra compagna di viaggio
per …migliaia di km.. Si parla anche tra di noi, al
di fuori delle comunicazioni di servizio, per iniziare a conoscerci
meglio, cerchiamo di memorizzare voci, numeri e di abbinare
le une agli altri in modo da rendere sempre piacevoli e vari
i nostri lunghi spostamenti su questo vastissimo territorio.
La prima sosta è sul lago di Mora, tutti i camper stazionano
in bell’ordine sulla sua riva mentre noi ci addentriamo
nel paese omonimo, contando di vedere il Museo della Vasalopet,
l’importante gara di sci da fondo che si tiene tra Mora
in Svezia e Salen in Norvegia a ricordo dell’impresa
di Gustavo Vasa. Quest’ultimo inseguito dalle truppe
danesi, si rifugiò qui dopo aver percorso il tragitto
in fuga dalla Norvegia. Dal 1992 la Vasalopet commemora l’avvenimento
con questa gara di sci ormai divenuta celebre.
Il museo purtroppo è chiuso, aprirà i battenti
solamente tra un’ora circa, ci accontentiamo di disporci
in parata sotto al mitico traguardo della gara,…chissà
forse qualcuno tra di noi un giorno o l’altro potrebbe
gareggiare su queste nevi… !
Riprendiamo il percorso viaggiando tra enormi spazi verdi
interrotti da laghi dai colori intensi, talvolta persino cupi,
in quanto la loro colorazione risente dei fondali di rame
caratteristici di questi luoghi.
I nostri occhi spaziano cercando di dare una approssimativa
misura a questa interminabile foresta, ma i conti si perdono
e le centinaia e centinaia di abeti salutano il passaggio
della nostra carovana agitando i propri rami che sembrano
tante mani protese in un amichevole gesto di saluto.
Arriva anche il momento del “primo pranzo in viaggio”,
troviamo uno spazio accogliente per sostare, per fare amicizia
con gli altri equipaggi, per scambiarsi le prime impressioni
ed a tutto ciò collabora, per mantenere vive le tradizioni
all’italiana, un buon caffè bevuto con gli amici
!..( e per cogliere qualche bel…giglio martagone..dalle
nostre parti è vietatissimo, ma qui svettano tranquilli
in mezzo all’erba di un gran prato!)
Il viaggio prosegue, si arriva nel pomeriggio inoltrato al
campeggio di Stromsund, la sistemazione è perfetta
sulla riva del lago, in accogliente prato verde, la temperatura
è discreta, ci disponiamo su file parallele e ci diamo
appuntamento al dopocena nella saletta ritrovo del campeggio,
per un anticipo sul programma dell’indomani e per confrontarci
in questa giornata di avvio del nostro tour.
La serata prosegue con i nostri canti accompagnati dalla chitarra
e dalla bravura di Romy e del suo papà Roberto….non
viene mai buio e quindi augurarci la buona notte sembra proprio
strano, chissà se anche le zanzare che hanno assistito
alla nostra performance canora, andranno a dormire prima o
poi ? Noi nel frattempo andiamo a riposare, siamo appena agli
inizi della nostra avventura e dobbiamo essere in gran forma!
TERZO GIORNO: da Stromsund ad Ardvisjaur ( Svezia
)
Tutti e 23 gli
equipaggi sono pronti con i motori già rombanti alle
7 e 30 del mattino, sfilando davanti al camper “ scopa
“ prima di immettersi in strada..
Questo sarà più o meno l’orario delle
nostre partenze mattutine, minuto più o minuto meno…ci
aspetta molta strada, molte curve, dei continui saliscendi,
molti paesini incantati, molte casette rosse che sembrano
quelle degli gnomi, molti ruscelli, torrenti spumeggianti
e rumorosi, molti laghi e laghetti, foreste di pini, abeti,
betulle, licheni, uccelli e la speranza di riuscire a vedere
qualche renna! Gli occhi di tutti noi cercano di penetrare
nel fitto intreccio di rami della foresta per scorgere la
sagoma elegante di qualche esemplare di renna, chissà
chi l’avvisterà per primo !
Si viaggia alla nostra solita andatura, talvolta lenta, talvolta
più veloce, cerchiamo di mantenerci in contatto continuo
con il baracchino, non solo per sentire le disposizioni sulle
direzioni da prendere o le spiegazioni sugli usi e costumi
locali provenienti dal n° 1, ma anche per creare “
gruppo “ tra di noi, per vivere assieme le emozioni
e le diverse sensazioni che questo viaggio si propone di offrirci.
La novità di oggi è rappresentata dalla neo-
costituita Società dei “ soffiatori “
Essa è sorta per il fatto che nel cielo, che al nostro
risveglio era completamente azzurro, si stanno addensando
delle nuvole portatrici della indesiderata pioggia, allora
alcuni volonterosi equipaggi – il cui numero nel giro
di poco è notevolmente cresciuto – per scongiurare
una simile possibilità, si sono prodigati in un …continuo
soffiare per far diradare le nuvole, con risultati….che
rileveremo nei diversi momenti!!!
Il gruppo si divide a metà al momento della sosta per
il carburante in quanto al distributore è in funzione
una sola pompa erogatrice ( sarà sempre così,
ma di volta in volta troveremo idonee soluzioni ), per non
aspettare inoperosi, i primi 11 mezzi, terminato il rifornimento
riprendono il viaggio, ci si dà appuntamento alla prossima
area di sosta per il caffè!
L’area in questione si fa desiderare, ma una volta raggiuntala
siamo ricompensati: la sua posizione è in uno scenario
incantevole sulla riva di uno spumeggiante torrente dalle
acque turchine, tra siepi di fiori, prati verdi e dei tavolini
ad hoc per il nostro tanto desiderato caffè che preparo
io per tutti facendo fare i lavori forzati alla mia già
grande caffettiera ed il connubio tra l’aroma del caffè
ed i colori intensi che ci circondano ci infondono nuovo vigore
ed entusiasmo !
Anche la località che abbiamo scelto per l’odierna
sosta pranzo è veramente unica nel suo genere.
E’ l’area chiamata Stobaken, dove sorge un caratteristico
ed originale villaggio Sami, con tanto di capanne, e che,
con un tocco di civiltà, propone anche un accogliente
negozio di souvenir con prodotti di artigianato locale, che
i nostri amici apprezzano trovando diversi oggetti, di buon
gusto, da portare a casa. L’articolo più “
gettonato “ è la scatoletta di crema antizanzare
dalla consistenza e dal colore marrone intenso – tipo
lucido da scarpe, tanto per intenderci – e dall’odore…nauseabondo,
ma se dovesse funzionare come sembra promettere, le zanzare
per noi saranno uno scherzo!
Le nuvole minacciose durante il tragitto si trasformano in
un’abbondante pioggia che segna il nostro definitivo
ingresso in Lapponia, ma il fatto non ci condiziona più
di tanto e dopo il supermercato ci fermiamo a visitare il
Lappstaden ai margini della città di Ardvisjaur.
E’ un villaggio lappone ben conservato, del XVII secolo
che ospitava i Lapponi, anzi devono essere chiamati Sami perché
il termine lappone per loro è dispregiativo, che giungevano
lì in periodi fissi in occasione del mercato, solo
più tardi è diventato la sede di una comunità
stanziale.
L’ingresso al campeggio è sotto ad uno scroscio
di pioggia violento, ma già al momento della riunione
serale il ritmo rallenta fino a quasi smettere del tutto.
“…al
campeggio di Gielas si riposa
con gli occhi ancora pieni di paesaggi
il mare sotto i fiordi, i pesci rosa
i ghiacci grigio azzurri, ed i villaggi…” G.L.B.
QUARTO GIORNO: da Ardvisjaur a Rovanijemi - Circolo
Polare Artico - (Finlandia)
Il sole questa
mattina ci accompagna nuovamente, siamo tutti pronti come
al solito qualche minuto prima dell’orario concordato.
I “soffiatori” si congratulano a vicenda per l’ottimo
compito assolto nel primo mattino, consentendoci di viaggiare
con il bel tempo.
Oggi il C.B. del camper n° 1 emette un fastidioso rumore
tanto che viene soprannominato “ ranocchio”, i
nostri due tecnici tuttofare Paolo e Sergio, cercano una soluzione
immediata al problema, che purtroppo non arriva, bisognerà
rivolgersi a qualche negozio del settore. Paolo e Sergio sono
molto spesso impegnati negli “ aggiustamenti “
di problemini e problemoni dei vari equipaggi risolvendo sempre
abilmente le varie situazioni…davvero indispensabili…i
nostri 2 ragazzi !!
Incolonnati procediamo nell’attraversamento della città
di Lulea che sorge su di una penisola affacciata sul golfo
di Botnia ed è anche l’importante sede industriale
delle macchine SAAB davanti alla quale transitiamo coinvolgendo
un suo addetto che, con estrema gentilezza, ci fornisce le
esatte spiegazioni per uscire dalla città.
Siamo diretti a Rovanijemi in Finlandia, spostiamo i nostri
orologi un’ora avanti rispetto a quella di casa e sappiamo
che potremo fare acquisti pagando con la moneta europea cioè
Euro.
Durante il viaggio, comunichiamo a tutti gli equipaggi, l’indirizzo
della web-cam che troveremo all’interno del villaggio
di Babbo Natale che darà la possibilità a parenti,
amici e conoscenti di seguirci in “diretta“ con
collegamento internazionale!!!.
Le telefonate tra Finlandia ed Italia saranno state parecchie,
anch’io mi sono prodigata in tal senso per testimoniare
la nostra effettiva presenza sia da Babbo Natale che sulla
linea che segna il Circolo Polare Artico.
L’arrivo della nostra carovana anche questa volta è
stato contraddistinto da una pioggia a dirotto che già
ci faceva disperare dal poter scendere dai camper….
Invece, non so se per opera dei “soffiatori” o
di …Babbo Natale, arrivati davanti all’ingresso
della casa di Santa Claus e posizionati sulla linea disegnata
sul terreno, che segna il “ Polarsirkelen” - 66°33’
di latitudine nord - come per incanto chiudiamo gli ombrelli
e siamo illuminati da un bellissimo sole e così le
riprese della web- cam del nostro gruppo che, munito di bandiera
si è messo in posa per salutare, sono risultate perfette
( le ho riviste una volta rientrata a casa fissate sul computer
).
La successiva ora è dedicata agli acquisti a carattere
natalizio - o quasi - scegliendo nella miriade di proposte
tra gli svariati oggetti esposti in bella mostra nei numerosi
negozietti, alla scelta delle cartoline, alla possibilità
di far giungere direttamente da Rovanijemi gli auguri di buon
Natale ai vari amici ma soprattutto a quelli più piccoli
ed alla visita, con foto ricordo, proprio seduti accanto ad
un Babbo Natale sorridente con la sua lunga e folta barba
bianca ed il suo caratteristico abito rosso.
Arriviamo al campeggio posto sulla riva di un fiume e come
sempre i posteggiatori hanno il loro gran d’affare a
sistemare tutti i mezzi e ad …accontentare quanto più
sia possibile...i relativi proprietari !
Al momento delle chiacchiere del dopocena, Olga ci offre un
assaggio di un prodotto tipico del luogo: del formaggio leggermente
affumicato posto su di una fettina di pane e ricoperto dalla
marmellata ottenuta dalla bacca artica….un incontro
fortunato di sapori, ma che al primo momento suscita qualche
perplessità, poi dopo il primo cauto boccone …
è molto apprezzato dai nostri buongustai. All’indomani
i bancali del supermercato nel quale ci siamo fermati per
gli approvvigionamenti, saranno vuotati di tutte le confezioni
di marmellata di bacca artica !
Ma il clou della serata è stato verso le 24 circa quando,
nel placido silenzio del campeggio già quasi completamente
addormentato, noi, tra i pochi svegli ad aspettare il termine
del programma della lavatrice ed asciugatrice, vediamo il
cielo tingersi di rosa e poi di rosso, dapprima appena appena
come delle leggere pennellate e poi via via più intensamente,
fino a colorarsi intensamente di color vermiglio per effetto
del meraviglioso tramonto.
Molti sono gli amici che stanno già dormendo nel proprio
camper, ma non ci sentiamo di far perdere loro un simile spettacolo
ed allora toc- toc-toc bussiamo alla loro porta, li svegliamo
dal torpore e li “costringiamo” ad imbracciare
macchina fotografica, cinepresa e cappello per ripararsi dalle
solite e terribili zanzare e li coinvolgiamo in questa spettacolare
visione che la natura, nella sua grande generosità,
ci offre senza nulla pretendere in cambio, se non ammirazione.
Non si saranno di certo pentiti di aver lasciato il loro comodo
e caldo letto e di aver perso un’ora o poco più
di sonno, e ritornando tra i guanciali, noi tutti siamo già
proiettati con l’immaginazione verso le prossime e meravigliose
avventure !
QUINTO
GIORNO: da Rovanijemi a Kautokeino ( Norvegia )
Con ancora negli
occhi i colori del cielo della notte precedente, ci raduniamo
all’ingresso del campeggio, per recarci con il bus a
sbirciare, solamente di passaggio, il centro città
di Rovanijemi ricostruito dall’architetto Alvaro Alto,
ci fermiamo invece all’Arktikum Museum all’interno
del quale, possiamo tuffarci nella storia, nelle abitudini
e nella cultura del popolo sami girando per le varie stanze.
“…terre
polari, fascino e mistero
di storie tra i ghiacciai meno esplorati…
all’Arktikum Museum c’è tutto il vero
dei nomadi del nord che son passati…” G.L.B.
Pranzo veloce e
nuovamente tutti sulla strada a percorrere ancora km, a cercare
e a vedere più volte le renne. Ormai sono segnalate
dai vari punti della colonna, anzi decidiamo di non darne
più comunicazione al C.B. per non rischiare di …tamponarci
tra di noi, rischio corso diverse volte !
A proposito di C.B., è stato portato ad aggiustare
quello dell’equipaggio n° 1 ed ora le comunicazioni
si sentono alla perfezione…cosa avrà mai fatto
il tecnico lappone ? Che abbia sostituito qualche filo o qualche
cosa d’altro, non lo si sa… ma ora va tutto ok!
Le renne ormai sono quasi una consuetudine del paesaggio,
ma non bisogna sottovalutarle, perché possono uscire
all’improvviso e di corsa dal bosco e rappresentare
un pericolo per la nostra colonna. Altre volte invece sono
ferme ai lati della strada, molto spesso anche con i piccoli,
ci guardano, ci fiutano, noi le immortaliamo per l’ennesima
volta e poi se ne vanno, oppure decidono di camminare in testa
alla colonna, che naturalmente è costretta a procedere
a passo di …renna, ma siamo noi a casa loro, abbiamo
invaso il loro territorio, la loro ”privacy” e
quindi dobbiamo essere pazienti !
Procediamo alla nostra solita andatura che talora si rivela
un po’ lenta per non avere buchi nella colonna, come
ci incitano a serrare le fila gli equipaggi n°12 e n°
23, e quando finalmente siamo compatti e scivoliamo dolcemente
lungo le spettacolari strade scandinave, la nostra “scopa”
Carmen al baracchino fa risuonare un “…bravi ragazzi
siete bellissimi…” e noi, gongolanti, procediamo!
Entriamo in Norvegia, è un momento che tutti aspettavamo
e la natura ha pensato bene di darci il benvenuto in questa
terra dai mille volti, tutti ugualmente affascinanti, indossando
la sua veste migliore!
Il cielo…un cielo così… a parole è
quasi indescrivibile, bisogna esserci e viverlo per capire
le sfumature del suo azzurro e per sentirlo così vicino
a noi che quasi lo si può toccare, vedere il bianco
candido delle sue nuvole che somigliano a fini pizzi e preziosi
merletti, che si spostano velocemente oscurando per qualche
secondo il sole.
Il sole compare, scompare ci riscalda, ma riscalda soprattutto
i nostri animi, ci fa strizzare gli occhi intenti a guardarlo,
illumina tutta la scena fino ad arrivare alla vegetazione
scarsa ma al tempo stesso importante, fino a far brillare
l’ argentea acqua del fiordo e dei ruscelli che scorrono
accanto a noi.
Il resto è tutto silenzio da assaporare… , ci
siamo noi camperisti venuti dalla lontana Italia, che cerchiamo
di far partecipi tutti i nostri compagni di viaggio delle
nostre emozioni più intime, della gioia di essere arrivati
a vedere così “ tanto” e della coscienza
che questo “ tanto “ non è opera dell’uomo!
Ci aspetta nell’incanto di una natura così generosa,
il campeggio di Kautokeino, la sistemazione è un po’
laboriosa per via di certe prese elettriche che non fanno
il loro dovere, ma alla fine è tutto sistemato e possiamo
tranquillamente essere ospitati, per un breve saluto, dalla
padrona di casa di una tenda sami sistemata proprio accanto
a noi!
Cena, riunione programmatica, quattro passi per il campeggio,
ogni parte del nostro corpo è ben protetta dai vari
prodotti antizanzare (lucido da scarpe lappone) ed in testa
cappelli con zanzariera -ne abbiamo trovati ed acquistati
in gran numero così siamo tutti equipaggiati - e la
lotta con i così detti Mig ( sembra davvero che abbiano
persino il motore incorporato ) è veramente serrata…
cerchiamo in tutti i modi di avere la meglio !!!.
La natura padrona ancora una volta ci incanta e ci stupisce
con le sue manifestazioni:
mezzanotte… la notte è silenziosa, di fronte
a noi il lago, sulla riva le classiche casette rosse - rorbu
- dietro ad esse le montagne e la grande palla infuocata del
sole che scende, scende colorando di intensi e caldi colori
tutto ciò che lo circonda, fino quasi a lambire la
sponda del lago.
Il paesaggio è ormai tinto di rosso fuoco, abbiamo
passato la voce tra di noi, ci siamo chiamati l’un l’altro
ed ora siamo tutti all’esterno in silenzio e commossa
ammirazione; il lago rispecchia nelle sue acque immobili e
lisce questa meraviglia, fino a che il sole decide di risalire
ed illuminare nuovamente tutto ciò che lo circonda,
anche i nostri camper sono compresi nella sua magica sfera
d’azione! Si sentono ora solamente i ronzii delle cineprese
ed i clic delle macchine fotografiche, il nostro respiro ed
il tumulto del nostro cuore.
Il tempo e lo spazio in questo momento non hanno né
senso né dimensione, tutto è fermo nel godere
di questo spettacolo.
Ormai è notte fonda, ma la luce che non cede mai posto
al buio e l’esperienza appena vissuta del “ sole
di mezzanotte “ ci mettono addosso un certo non so che
di inesprimibile, dobbiamo farci forza per decidere di andare
a dormire…sono le due di notte già passate !!!
SESTO
GIORNO: da Kautokeino a Karasiok ( Capitale dei Sami norvegesi,
Sapmi, Karasjohka )
Prima di lasciare
la cittadina di Kautokeino, cittadina persa in un altopiano
di laghi e foreste, abbiamo in programma una visita ad una
“ gioielleria “ molto particolare.
Mi riferisco alla Juhls’ Silver-gallery: creata da Frank
e Regina Huls ( tedesco lui, danese lei giunti qui perché
innamorati di questi luoghi ). E’ una vera e propria
fabbrica artigianale di gioielli in argento ispirati alla
tradizione locale della popolazione Sami; l’esposizione,
organizzata in vasti locali di cui loro stessi sono stati
gli ideatori, è veramente suggestiva e coinvolgente.
“…Siete
nel Silver Gallery, osservate
il tetto fatto a spicchi e le pareti
di lastre parallele tutte bianche,
la colonna d’argento, gli amuleti
le chicche artigianali sulle panche….” G.L.B.
Si riprende la
via, ogni momento del nostro percorso è degno di una
sosta, di una fotografia, di una ripresa....i colori spaziano
dalle varie tonalità d’azzurro del cielo che
può divenire plumbeo per i nuvoloni carichi di pioggia
che non tarderà a scaricarsi sui nostri mezzi, al verde
dei prati e quello più intenso dei boschi e quello
macchiato di chiazze diversamente colorate del sottobosco.
Persino il grigio dell’asfalto può divenire gradevole
quanto corre a zig- zag, sale e scende, gira e rigira, si
inerpica e sottolinea l’andamento morbido e dolce, ma
al tempo stesso aspro e crudo del territorio che varia a seconda
della luce e dei venti.
Si arriva al campeggio di Karasiok con il sole che ci…bacia,
ci sistemiamo senza economia di spazi, c’è tempo
per il pranzo, per il bucato ed anche per una preghiera di
ringraziamento, per un certo gruppo di noi, accompagnata dalle
note della chitarra di Roberto.
Ci si dirige, nell’inoltrato pomeriggio, a piedi verso
il villaggio Sapmi, poco distante dal nostro campeggio. E’
una full immersion nel mondo dei Sami/Sapmi detto nella loro
lingua, all’interno del “Sapmi Park “, una
grande area a tema in cui è possibile entrare in contatto
con la cultura autoctona. Molto bello il teatro magico che
racconta con due video dall’intenso significato, le
leggende di questa terra aspra e bellissima nel corso dei
secoli fino ai giorni nostri...Ci conduce per le vie del villaggio
un ragazzo fiammingo, appassionato della cultura lappone,
passeggiamo tra le capanne ricoperte dal tetto di torba, ci
avviciniamo al recinto delle renne, ammiriamo in tutto il
loro splendore gli abiti tipici degli abitanti della zona,
in modo particolare quelli di una …rotondetta signora
molto sorridente che ben volentieri si presta a mettersi in
posa ed a sfoggiare i suoi meravigliosi abiti, concedendoci
anche una allegra piroetta che fa girare vorticosamente la
sua multicolore gonna.
Come conclusione del nostro istruttivo giro ci raduniamo tutti
in cerchio intorno al fuoco in una “ lavvu “,
la tipica tenda sami, ed in silenzio ascoltiamo la melodia
dello “ JOIK” il canto sami che narra della vita
di ogni persona, canto che le viene affidato fin dalla nascita
per caratterizzala e le rimane anche oltre la morte, subendo
le modificazioni dovute agli avvenimenti che accadono alla
persona stessa, divenendo pertanto una specie di biografia
di ognuno di loro.
Ci lasciamo trasportare dall’onda dell’incantesimo
di questo canto che è un “ non canto” reso
ancora più emozionante dalla calda voce maschile che
lo interpreta modulandolo e dalla aggraziata voce femminile,
che non è altri che la dolce e morbida signora conosciuta
poco prima.
Su cortese invito della coppia intoniamo anche noi un personale
joik, che termina con una generale contentezza per aver provato
questa nuova esperienza.
Si rientra in campeggio dove ci attende ancora una ulteriore
sorpresa: su un tavolino posto tra i camper n°1 e n°
2 c’è un bel pentolone fumante e profumato colmo
di “ straccetti di renna “ che Daniela ha preparato,
alla sua maniera,. (cercherà di tenersi il segreto
nonostante le ripetute richieste…ma forse cederà….!!!!)
per un assaggio per tutto il gruppo. E così è
stato, forchetta in una mano e pane nell’altra, tutti
hanno assaggiato, molti hanno fatto il bis e molti hanno fatto
la …scarpetta ! Veramente squisita…brava Daniela
e … riprovaci ancora !
SETTIMO
GIORNO: da Karasjok a Kirkenes - ( Norvegia – Finlandia
–Norvegia )
Questa mattina
ci attende ancora una visita nella terra dei sami: andiamo
a visitare il parlamento Sapmi che ha sede proprio nella città
di Karasjok.
Nella lingua locale prende il nome di Sametinget ed è
aperto dal 1989, mentre l’attuale sede è stata
inaugurata nel 2000 dal re norvegese Harald..
Gli architetti che ne hanno elaborato il progetto hanno usato
elementi sia della struttura che decorativi, legati all’allevamento
delle renne, attività preponderante delle genti di
questa territorio: il rivestimento esterno è stato
volutamente lasciato al grezzo per essere in sintonia con
la natura che lo circonda. L’edificio oltre che in legno
è in parte anche in vetro, è disposto a semicerchio
e nel 2001 ha ricevuto il premio per la migliore architettura
norvegese.
Al suo interno un lungo salone, disegnato in maniera tale
da ricordare lo steccato usato per racchiudere le renne, si
snoda per tutto l’edificio divenendo corridoio.
La sala del consiglio di forma conica ricorda la caratteristica
tenda lappone il “lavvu” ed è abbellita
da splendide decorazioni in oro ed azzurro.
Una volta giunti in quest’ultima sala, non ci siamo
lasciati sfuggire l’occasione di sistemarci nelle postazioni
dei membri del parlamento, ed abbiamo anche tentato di pronunciare
i loro impronunciabili nomi scritti sul tavolo di legno davanti
al quale ognuno di noi si è posto cercando di immedesimarsi
con gli autentici possessori di quegli scranni…! Scattata
la foto ufficiale con bandiera e discorso - breve - del nostro
capogruppo, abbiamo ripreso il viaggio, alla volta della Finlandia
che troviamo dopo diversi km.
Nel frattempo le condizioni atmosferiche stanno velocemente
cambiando e neppure la cooperativa di soffiatori, che si è
denominata SO.R.ITA (Soffiatori Riuniti Italiani ), è
riuscita a fare molto per far sparire quei minacciosi nuvoloni
neri comparsi sopra le nostre teste.
Si ripercorre il ponte sul fiume Tana e che segna il confine
tra le due Nazioni, che ci aveva condotti in Finlandia per
rientrare in Norvegia, superando le frontiere senza alcun
controllo e si prosegue su strade spazzate dal vento con continui
scrosci di pioggia, la temperatura oscilla tra i 12 ed i 15
gradi.
Ci stiamo inoltrando sempre più nel Grande Nord, i
paesaggi che vediamo dai finestrini dei camper sembrano dei
film proiettati solo per noi, le montagne innevate sulla cima
ci si presentano dinnanzi all’improvviso, la nebbia
le circonda, le ammanta del suo bianco quasi opalescente,
poi lentamente si dissolve. Ad ogni curva la scena muta, l’acqua
dei fiordi o dei laghi è increspata dal vento, ancora
renne davanti a noi, al seguito dei camper o che compaiono
all’improvviso, ogni tanto vediamo anche la rapida corsa
di qualche scoiattolo che l’obbiettivo di un bravo fotografo
è riuscito a fermarne l’immagine.
Si arriva a Neiden, e la sosta nel punto più significativo
dell’imponente cascata creata dall’omonimo fiume,
è obbligatoria in modo particolare per i pescatori,
ma anche per tutti gli altri del gruppo. Il nr. 1 ha “favorito”
un appropriato posteggio dei camper offrendo ad alcuni pescatori
inviperiti per la nostra intrusione, un’ottima bottiglia
di whisky Civas 12 anni di imbottigliamento… ancora
una volta lo “spirito” ha manifestato tutta la
sua forza..!
Il frastuono della cascata che scende con tutta la sua forza
è veramente notevole e le nostre grida ...” sono
lì, sono là… eccoli, li vediamo…”
riferentesi ai salmoni che con balzi alti quasi due metri
risalgono la corrente, si perdono tra gli spruzzi d’acqua
e le raffiche di vento, ma quel che conta è essere
riusciti a vedere chiaramente i salmoni ed essere anche riusciti
ad immortalarli nelle nostre macchine fotografiche. Qualcuno
tra di noi è sceso proprio a lambire le impetuose acque
della cascata – prendendosi anche un bel colpo d’aria
– per essere certo di aver impresso tutti, ma proprio
tutti i famosi pesci sulla propria pellicola.
“…vi
vedo a Neiden, sul fiume cosparso
di salmoni che salgono dal piano
sotto quella cascata maestosa…” G.L.B.!
Ma per oggi non
è ancora finita…!
Ci rimettiamo in marcia, fino ad arrivare vicino alla caserma
militare norvegese nella quale stanziano i soldati addetti
alla sorveglianza del confine tra Norvegia e Russia (confine
transitabile solo per transfrontalieri e pertanto non agibile
per il traffico ne commerciale ne turistico), che vedendo
giungere i nostri 23 mezzi, dapprima si allarmano, poi sentite
e viste le nostre intenzioni solo turistiche, si prestano
molto volentieri a posare per delle fotografie in particolare
con le signore del gruppo.
Siamo diretti, su nostra precisa indicazione, a Grense Jacobselv,
estremo lembo di terra norvegese prima del confine transfrontaliero
Russo.
La strada stretta si inerpica su un percorso che potrebbe
sembrare desolato, invece è ricco di scorci particolari,
di “roccioni” che sembrano i guardiani severi
di questa terra, di laghetti, di canyon profondi, di qualche
sporadica casa persa in questa immensità. Gli ultimi
km. sono i più “ disastrati “: uno sterrato
pieno di buche ed avvallamenti che corre accanto al fiume
Grense che segna il confine tra le due terre: su una sponda
i paletti di delimitazione sono gialli e sull’altra,
quella russa, sono rossi!
Dopo 10 km o poco più, tra l’attesa di tutti
gli equipaggi per capire dove si sia diretti,si fa sempre
più intensa e finalmente arriviamo a destinazione:
Grense Jacobselv, l’ultimo avamposto norvegese in una
terra che sembra dimenticata da Dio e dagli uomini!
Lo scenario che si presenta ai nostri occhi è veramente
superbo e quasi lunare. Questa zona di mondo, fuori dagli
itinerari consueti del turismo, ci affascina con la sua forza
e la sua crudezza: le rocce che si protendono verso il mar
di Barents, sono rese lisce dall’azione dell’acqua
e del vento, il mare è un pò arrabbiato, il
vento soffia forte, i pochi cespugli d’erba battuti
dalle raffiche sono piegati: anche noi ci adeguiamo indossando
giacche a vento e berretti e ci poniamo sull’estremità
della terra ferma ad ammirare questo favoloso spettacolo naturale,
messo in scena da tutti gli elementi che la natura stessa
possiede, direttamente sul suo palcoscenico..
Rientriamo verso Kirkenes, con già la nostalgia del
luogo appena lasciato e ricco di presupposti per trascorrere
una notte meravigliosa sotto le stelle in una simile postazione
solitaria. Arrivati in campeggio, ognuno si ritira nel proprio
camper, forse anche per ricordare e per meditare su tutto
ciò che questa intensa giornata ci ha offerto!…ma
non disperiamo, altre avventure ci aspettano dietro l’angolo…!
OTTAVO
GIORNO: da Kirkenes a Ifjord ( Norvegia )
Ieri, il nostro
C.B. ha deciso di alzare bandiera bianca ed allora in una
pausa del viaggio, le mani dell’abile Paolo T. con un
giro di spostamento di baracchini, ci ha messo in condizione
di poter nuovamente comunicare con tutto il gruppo! Grazie
!
Oggi, in una bella giornata di sole e cielo limpido, siamo
diretti verso Vadso, località molto cara agli Italiani,
in quanto è da lì che è partito nel 1929
il dirigibile Italia del Comandante Umberto Nobile, per l’esplorazione
del Polo Nord, ma che purtroppo ha segnato la perdita della
vita di numerose vite umane per le note vicende legate alla
storia della “tenda rossa “
Il paesaggio odierno è rilassante tra un’alternanza
di porticcioli, prati d’erba verde, le solite, ma sempre
belle, casette rosse con il loro prato fiorito all’esterno,
senza alcun reticolato o inferriata di protezione, i bambini
che approfittano del sole per giocare all’aperto rotolandosi
felici nell’erba fresca sotto ad un cielo assolutamente
azzurro senza neppure una nuvola.
La nostra compagnia viaggia tranquilla conversando e commentando
i vari aspetti ed i vari momenti delle giornate trascorse,
ricevendo le più svariate informazioni riguardanti
il viaggio dal camper n° 1, fino a quando, proprio nel
paese di Vadso al momento della sosta per il rifornimento
carburante, una giornalista, incuriosita dal passaggio dei
nostri mezzi (abbiamo fatto notizia anche in Norvegia ) intervista
Vitto ed alcuni componenti della comitiva e chiede anche di
poter salire su un camper, mezzo per lei del tutto sconosciuto.
Ci lasciamo con la promessa che ci spedirà l’articolo
che si accinge a scrivere .
Arriviamo fino al villaggio di Ekkeroy, la stradina per parcheggiare
è stretta, ma come al solito con le capacità
dei nostri posteggiatori, tutti i mezzi sono regolarmente
sistemati.
Il pranzo di quest’oggi è prenotato in un bel
ristorante posto su una palafitta con una ambientazione a
carattere marinaresco e la sala da pranzo ha una vetrata dalla
quale possiamo ammirare tutto lo spettacolo del mare blu luccicante
sotto i raggi del sole.
Il menù è tipicamente norvegese a base di salmone
ed alla fine un gustoso gelato ricavato della ormai famosa
“ bacca artica “, ed il proprietario gentilissimo
si è anche sforzato di porci alcuni saluti e ringraziamenti
in lingua italiana. Questo pranzo è stata l’occasione
per distribuire ad ogni equipaggio una coccarda tricolore,
da porre in bellavista sul cruscotto del camper, perché
domani sarà il giorno del nostro arrivo a Capo Nord
e volgiamo essere riconosciuti come un Club di camperisti
provenienti dall’Italia !
N.B. oggi abbiamo anche assaggiato per la prima volta, ne
seguiranno molte altre, i famosi waffeln, calde e morbide
cialde riempite di marmellata di mirtilli od altro…hum
che bontà !
”…
A Vadso i pescherecci di Lapponia
a primavera fanno buona pesca,
e rinnovando una lor cerimonia
ad aringhe e merluzzi porgon l’esca.
E la città di fronte ha un’isoletta
Con un palo d’acciaio, conficcato
A ricordo dell’ora maledetta
In cui l’Italia fu disintegrato….” G.L.B.
Ci siamo recati
proprio lì a vederlo quel traliccio d’acciaio
da cui Nobile è partito e nel vederlo, nel ripensare
alle gesta compiute dal nostro compatriota, ci siamo fermati
in un breve ma sentito raccoglimento, in quel luogo così
spoglio ma così ricco di significati.
La nostra strada prosegue, attraversiamo un territorio dove
la vegetazione si riduce al minimo, le betulle ora sono divenute
nane e per il resto solo licheni ben aggrappati alle pietre
e pronti a rappresentare il pasto delle renne.
La strada corre tra due costoni di montagna, non superiamo
mai i 500 metri di altezza, sotto di essa gli immancabili
laghi turchini, i torrenti pieni delle acque che arrivano
dallo scioglimento delle nevi, attraversati da qualche ponticello
in legno, qualche renna qua e là ed il vento che soffia
con raffiche che vorrebbero quasi spingere i nostri camper,
e di tanto in tanto, in posizione strategicamente panoramica,
qualche…temeraria tenda !
Proseguendo si entra in una vasta radura selvaggia che mostra
tutti i segni dell’inclemenza dei fattori atmosferici:
niente case, niente animali, solo il nudo ed affascinante
territorio solcato dalla suggestiva strada che stiamo percorrendo,
che scivola ondulante promettendo sorprese emozionanti dietro
ad ogni curva.
Ci fermiamo in uno spiazzo adeguato alle nostre necessità
e pieno di atmosfere …: cielo azzurro intenso, striato
da qualche pennellata di nuvole color madreperla, leggero
manto di erba verde e sole, sole e ancora sole, poi…ci
siamo solamente noi, macchie bianche e luccicanti in un contesto
che sembra pitturato dalla mano estrosa della natura.
Con il nostro sguardo pensiamo di riuscire a spaziare fino
al termine della vallata, ma è impossibile, è
molto più estesa, si dirama lateralmente e si allunga
fino ad arrivare,al primo insediamento umano dopo parecchi
km.…al campeggio di Ifiord.
Ci sistemiamo …vicini-vicini…lo spazio non è
molto, ma c’è tutto ciò che ci abbisogna:
acqua, carico, scarico e immancabile, uno stuolo di zanzare
che ci ronza dispettoso intorno proprio al momento dell’importantissima
riunione serale durante la quale si concordano fin nei particolari
le “ strategie “ da adottare nell’avvicinamento
e poi nell’arrivo a Capo Nord….e l’avventura
continua!
NONO
GIORNO: da Ifjord a Capo Nord
Si parte alle 6
e 30 di una giornata dalla temperatura…così così
- siamo sui 9 o 10 gradi - con un cielo un po’ nuvoloso
ma che sembra promettere un leggero miglioramento.
A tale proposito la consultazione dei nostri barometri è
piuttosto frequente e la pressione atmosferica per il momento
si conserva su valori che fanno ben sperare!
Si mette anche in funzione la famosa e meritoria compagnia
dei “soffiatori”…con grande impegno, spronati
a far sempre meglio ora da l’uno ora dall’ altro
dei suoi componenti, dobbiamo scongiurare il rischio di arrivare
a Nordkapp con il brutto tempo !
La colonna procede sicura, tranquilla, è tutto regolarmente
programmato: sosta carburante e spesa a Lakselv paesino posto
al termine del fiordo di Porsanger, immerso in una natura
verdeggiante e piacevole.
Arriviamo al momento dell’ingresso al lungo tunnel di
congiunzione tra la terra ferma e l’isola di Mageroja
( 6.870 metri con pendenze del 9% o 10% scendendo fino a 206
metri sotto al livello del mare ) tutti fermi pronti al via
per gli ultimi 40 km.di ascesa al culmine.
Come concordato la sera precedente, cineoperatore: Alberto
e fotografo: Enrico, ci precedono prendendo posto sulla macchina
di Olga per immortalarci con i loro potenti mezzi, al nostro
arrivo al sospirato Nordkapp…..
Ma, la leggera corsetta di Enrico per raggiungere la macchina
termina con un bel ruzzolone, qualche attimo di panico ed
il nostro eroe, seppur dolorante in diversi punti, ligio all’impegno
preso, completa la sua opera fotografandoci tutti una volta
arrivati alla meta, facendo buon viso a cattivo gioco!
Lidia, sua moglie ha sentito e notato il gran trambusto e
per colpa del solito C.B. malfunzionante, non ha potuto mettersi
in contatto con nessuno e finché non è arrivata
alla fine della…corsa è rimasta a guidare il
mezzo da sola e con il cuore in gola, ma per fortuna è
finito tutto bene ed i coniugi Davalle possono finalmente
riunirsi al termine della loro avventura.
Ma ritorniamo all’uscita del tunnel.
Solo la strada è uno spettacolo nello spettacolo: si
viaggia ad andatura regolare tra colline verdeggianti, rotte
da speroni di roccia stratificata color del metallo...e poi
a lato, dei fiordi ora piccoli come strette insenature, ora
maestosi.
L’orizzonte sembra lontano, ma percorsa l’ampia
curva sembra lì, a portata di mano, poi scompare nuovamente
per lasciare posto a qualche altra baia nella quale sono ormeggiate
delle barche dondolate dal vento,a due passi dalla riva alcune
case sorte su palafitte e collegate al mare da un breve pontile
in legno.
Decidiamo di fermarci per assaporare e respirare l’aria
fresca e frizzante di questo grande ed infinito Nord, ma questa
volta lo vogliamo, anzi lo vogliono, toccare….levate
le scarpe, arrotolati i pantaloni 4 o 5 impavidi ed impavide…giù
per la scogliera fino a mettere i piedi nelle gelide acque
del mare del Nord sotto potenti sferzate di vento e gridolini
di incitamento di tutti coloro che sono rimasti sulla terra
ferma!
Al rientro…grappa per tutti gli impavidi affinché
la circolazione del sangue delle loro estremità, riprenda
al più presto!
Eccoci , dopo la rituale fotografia e ripresa, tutti ormai
giunti sulla gran spianata del parcheggio di Capo Nord, sistemati
bene e simbolicamente uniti tra di noi da un grande abbraccio
che ci scambiamo per la gioia di essere arrivati dopo una
bella e lunga avventura alla meta che tutti i camperisti sognano
di conquistare prima o poi!
Nel pomeriggio, dopo l’imperdibile fotografia, sia di
gruppo che dei singoli equipaggi, al mappamondo simbolo riconosciutissimo
di NordKapp, piccolo rinfresco e naturalmente brindisi a suon
di spumante Italiano, tenuto fresco - ma forse potevamo fare
a meno di metterlo in frigorifero - fin dalla partenza.
Poi ognuno si è goduto lo spettacolo che questo luogo
mitico propone, come meglio ha creduto, fino a notte fonda….ma
di notte non c’è traccia, l’orizzonte velato
da qualche nube diffusa assume una leggera colorazione rosata,
poi il cielo ritorna come prima, un po’ offuscato ma
sempre chiaro e sembrerebbe… a due passi da noi…..!!!
“…A
Capo Nord, la sera che non c’è
irradia il gruppo in posa per la foto
Enrico, Paolo, Sergio tutti e tre
si dan da fare, il risultato è ignoto,
ma quel che è certo è che ancora la Granda
si fa protagonista di un’impresa
che servirà per propria propaganda,
quando su “ Insieme “ diverrà sorpresa…”
G.L.B.
DECIMO
GIORNO: da Capo Nord a Hammerfest
Nel fresco mattino
da trascorrere in questa estremità d’Europa a
71° 10’ 21’’ di latitudine, non c’è
alcun orario per la sveglia!
Ci siamo dati appuntamento…verso il tardi … alla
Cappella del Centro visitatori, per una preghiera ed un ringraziamento
da parte di noi tutti riuniti, che culmina con la preghiera
del camperista - scritta proprio da una amica camperista del
nostro Club - letta, con la voce a tratti affievolita dall’emozione,
da Lidia, è stato un momento di aggregazione molto
coinvolgente che ha toccato le corde del sentimento a tutto
il gruppo.
Un altro appuntamento significativo è quello della
visione su uno schermo a 225°, del filmato realizzato
dall’italiano Ivo Caprino, che mostra splendide immagini
delle quattro stagioni di Capo Nord, della sua flora e della
sua fauna commentate da una bella e significativa musica.
A mezzogiorno in punto lasciamo con un po’ di rammarico
l’estremo punto a nord d’Europa, ma abbiamo altre
terre da esplorare, altri luoghi ugualmente interessanti da
visitare, quindi scendiamo ripercorrendo la strada zigzagante
di ieri, ripercorrendo il tunnel e riprendendo i soliti ritmi
del nostro splendido viaggio.
Si conversa con tranquillità, paghi delle emozioni
vissute e pieni di aspettativa per quelle che ancora dovremo
vivere: ogni equipaggio contribuisce ad arricchire questa
esperienza con i propri commenti e le proprie considerazioni,
dando interessanti contributi e spunti di riflessione a tutto
il gruppo.
I ripetitori - pardon le ripetitrici - tengono sempre compatta
la colonna spronandoci con il tono professionale di Silvana
e quello più casalingo di Carmen a rimanere uniti al
fine di non perdere mai i contatti tra di noi, ma alla fin
fine…siamo proprio belli anzi “ bellissimi “
per entrambe !
La pioggia, nel frattempo, cade incessante, si pone molta
attenzione alla strada, ai lati della quale, sulle montagne
chiazze di neve non ancora sciolta, ci fanno capire a quale
temperature si possa giungere nella stagione invernale che
presenterà anch’essa interessanti e particolari
attrattive.
Arriviamo a Hammerfest, la città più settentrionale
d’Europa: 70°40’ nord , a questa latitudine
tutto ciò che si vede, viene sempre apostrofato come
“ il più settentrionale “ d’Europa
e talvolta addirittura del …mondo!
Il campeggio è situato in posizione panoramica, da
lì scendiamo a piedi, tutti noi temerari sotto la pioggia
e con un gran vento, fino al centro della città per
andare a visitare il Museo dell’orso polare, dove sono
rappresentate le varie tecniche di caccia all’orso in
uso un cinquantennio fa circa e tutte le specie animali che
vivono in queste località.
Risalendo riusciamo a vedere, prima dell’orario di chiusura,
anche la Chiesa dalle vetrate istoriate!
Per la cena qualcuno rimane in camper, altri usufruiscono
di un ambiente, una via di mezzo tra bunker e pagoda, posto
all’interno del campeggio, dove, radunati in cerchio
attorno al fuoco, cucinano dei pesci gentilmente regalati
da un pescatore di passaggio; l’esubero del pescato
sarà la cena di una bella volpe dalla coda rossastra,
che con fare furbastro, viene a prendersi uno alla volta i
gustosi pesci!
All’esterno del campeggio vigila su di noi la notevole
stazza dell’orso bianco di pietra, simbolo della città
di Hammerfest…ed anche questa sera con la luce del giorno
ancora alta …andiamo a dormire sognando gli spettacoli
che questa nostra avventura ci presenterà nei prossimi
giorni…!
“…buonanotte
casette a quattro ruote,.
raccolte nel campeggio norvegese,
a Hammerfest le ombre sembran vuote
in quell’albore placido eschimese..” G.L.B.
UNDICESIMO
GIORNO: da Hammerfest ad Alta
Come tutte le mattine,
appello in ordine numerico da parte della “ scopa”
e ritorniamo sulle strade della Norvegia in cerca di nuovi
siti, di nuove emozioni e soprattutto, consolidando sempre
più l’amicizia e la solidarietà tra di
noi.
Percorriamo la provincia del Finnmark, che è caratterizzata
da un clima piuttosto duro ed aspro nella fattispecie da venti
impetuosi e piogge improvvise : noi ne sappiamo qualche cosa
!
In men che non si dica, dopo uno scroscio violentissimo di
pioggia nel giro di poco ricompare un timido sole, ma non
facciamoci illusioni perché altrettanto rapidamente
altre nuvole si radunano, coprono il sole e così via…siamo
noi che dobbiamo adeguarci a questo ritmo della natura che
ci incalza e che ci sollecita a porci sempre sull’attenti
di fronte a Lei, in continuo dialogo con essa per riuscire
a coglierne anche gli aspetti più reconditi.
Percorrendo la E 6 incrociamo spesso insediamenti di gruppi
di Sami che frequentemente sistemano i propri banchetti a
fianco della strada per vendere ai turisti pelli e corna di
renne oltre a i più disparati oggetti di artigianato
eseguiti con il legno, tra cui le famose tazze ottenute da
una escrescenza dell’albero della betulla .
La giornata volge al bello, a conferma di quanto risulta dai
nostri barometri sempre in funzione e che convalidano spesso
quello naturale , l’articolazione di un ginocchio, di
una nostra compagna di viaggio, Rita posizionata sul camper
n° 19.
Il sole si fa più spazio nel cielo; il percorso diviene
sempre più interessante e poliedrico nei suoi variegati
aspetti, transitiamo a fianco della riva del fiume Alta, che
da il nome alla vicina città. Il fiume è il
più pescoso e ricco di salmoni di questa parte della
Norvegia ed è anche noto per la pesca con la spettacolare
tecnica alla ” mosca “ I pescatori del nostro
gruppo ammirano le acque limpide e cristalline del fiume e
già si vedono all’opera con stivaloni, canna
ed il pesce guizzante che ha abboccato all’amo ecc…ecc…,
ma , seppure con rammarico, proseguiamo fino ad arrivare al
campeggio di Alta posto in una bella posizione, è molto
ampio, quindi ci consente un parcheggio senza alcuna limitazione
sugli spazi da utilizzare.
Una novità nell’organizzazione di questo campeggio
è la rigida prenotazione degli orari di utilizzo della
lavatrice e della asciugatrice, non si sgarra dall’orario
prefissato, la signora addetta alla reception controlla…
e noi ci troveremo ad attendere il nostro turno, in coda fino
a mezzanotte circa, per fortuna qui è sempre chiaro
e qualcuna ha ingannato il tempo con una partitina a carte!
!
Nel pomeriggio con il bus ci rechiamo a visitare il sito delle
incisioni rupestri - Hjemmeluft /Jiepmaluokta - anche questo
Patrimonio Mondiale dell’Unesco dal 1985.
Queste incisioni, risalenti a 6.000 anni fa e realizzate nella
roccia mediante una pietra dura che fungeva da scalpello,
sorgono in una ampia zona di depositi morenici. Esse rivelano
le credenze ed i rituali della gente che si ritrovava proprio
in quella zona più volte l’anno per eseguire
i riti propiziatori in modo particolare per la caccia e la
pesca. Oggi l’area di avvistamento delle incisioni si
può ammirare passeggiando comodamente lungo una passerella
di legno contornati da prati interi di quello splendido fiori
viola, caratteristico di quasi tutta la Norvegia ed incontrato
più e più volte durante il nostro peregrinare,,
chiamato “ delphinium”.
“…Ad
Alta, oltre il Circolo Polare
son le incisioni della preistoria,
l’hotel di ghiaccio eretto presso il mare
ma il fiume coi salmoni è la sua gloria…”
G.L.B.
Anche
questa giornata volge al termine, ci si ritrova, dopo cena,
in un bel padiglione a vetrate posto al centro del campeggio
per una della nostre riunioni di presentazione del programma
della successiva giornata. E’ anche l’occasione
per confrontarci, discutere delle varie problematiche che
via via si sono presentate durante i lunghi km. percorsi tutti
assieme, terminiamo, come sempre, con qualche assaggio di
leccornie di vario genere ed un buon bicchiere di vino.La
serata inoltre, viene conclusa con una bella cantata accompagnati
dalla chitarra di Roberto e Romy, al termine della quale non
ci rimane che darci la buonanotte ed essere già mentalmente
pronti all’avventura di domani !
DODICESIMO
GIORNO: da Alta a Tromso
Oggi
sono in programma un bel po’ di km, noi siamo tutti
in forma e pimpanti, pronti ad affrontarli ed a godere di
tutto ciò che lungo il tragitto incontreremo.
La terra che ci ospita è ricca di pa
esaggi
affascinanti, di località remote e spettacolari che
noi attraversiamo con il desiderio di immagazzinare nei nostri
occhi, nella nostra mente e nei nostri cuori, il più
possibile di esse, aiutati dai numerosi scatti delle nostre
macchine fotografiche !
La strada è un continuo saliscendi, l’altimetro
spesso consultato, ci da altezze molto variabili, si passa
dal livello del mare ai 200 o 300 metri e come cambiano esse,
così cambia la vegetazione attorno a noi.
Talvolta si dirada, divenendo solo arbusti che ricoprono gli
avvallamenti, man mano che si sale essi lasciano il posto
alle nude rocce, in lontananza le nuvole sfiorano le cime
ancora innevate e quasi si adagiano su di esse, le fanno sparire
ed un attimo dopo ricompaiono ai nostri occhi, dando forma
ad immagini sempre diverse e nuove.
Saliamo e saliamo ancora, le chiazze di neve sono a portata
di mano, all’esterno il vento fischia, e alla sosta
caffè in un’area accogliente ma gelida, Vitto
porta a Romy una palla di neve e Romy è felice di stringere
tra le sue mani un pugno di neve a…luglio!
Ora, con una serie di tornanti in discesa, ritorniamo al livello
del mare tra insenature blu, turchesi, tra cascate che inviterebbero
ad una fresca e corroborante doccia improvvisata…qualche
buontempone assicura che la farebbe volentieri…, ma
al baracchino risuona la voce del camper “rosa”,
ossia quello abitato tutto al femminile, che ci comunica di
avere dei problemi all’impianto frenante.
Utilizziamo una bella area di sosta in posizione panoramica
- è una caratteristica di tutta la Norvegia incontrare
sulle strade aree di sosta posizionate in località
incantevoli - non solo per pranzare ma anche per cercare di
porre rimedio all’inconveniente. I nostri due bravissimi
tecnici polivalenti Paolo e Sergio si prodigano in mille maniere,
ma in questa occasione necessita proprio un’officina
fornita dei pezzi di ricambio compatibili con la tipologia
del mezzo.
Effettuati due tentativi andati a vuoto nelle officine lungo
il percorso, sotto ad una pioggia torrenziale, con una andatura
controllata e di sicurezza per consentire all’equipaggio
in difficoltà di viaggiare, arriviamo pian pianino
alla città di Tromso
dirigendoci direttamente al campeggio. Non ci facciamo intimorire
dalle incessanti manifestazioni di Giove Pluvio e ci sistemiamo
tutti decorosamente, ritrovandoci, come d’abitudine
dopo cena, al coperto, in un locale del campeggio, tutti assieme
in compagnia.
TREDICESIMO GIORNO: Tromso
Tromso è
denominata “ la Parigi del Nord “ per il suo stile
di vita, per l’animazione che vi regna e per essere
importante città universitaria.
E’ un’isola, collegata al litorale da un grande
ponte.
Visitiamo la città aiutati da una frizzante e simpatica
guida del posto, una ragazza che parla bene l’italiano
avendo studiato per un anno intero a Catania!
Il primo appuntamento della mattinata è la visita al
museo Polaria, un museo nuovo di zecca dedicato al mondo artico.
Molto spettacolare è l’acquario nel quale incontriamo
foche ed altri pesci caratteristici dei mari freddi tra i
quali il granchio rosso, che noi vediamo dal basso in quanto
la piscina è completamente trasparente ed i pesci…nuotano
sopra le nostre teste.
E’ anche molto interessante la sensibilizzazione ai
rischi che corre l’ambiente, proponendoci le problematiche
più attuali e dimostrando quali strategie potrebbero
essere messe in atto per evitare, ad esempio, lo scioglimento
dei ghiacci.
Tappa successiva del percorso cittadino è la visita
all’antico birrificio “Mack” il più
settentrionale al mondo ospitato nella città dal 1876.
Visitandolo scopriamo come avviene la produzione della birra
e come si è automatizzata nel corso degli anni per
terminare con una …interessante degustazione delle varie
qualità del prodotto.
“ …Datevi
un cinque, intrecciate i boccali
colmi di birra con la schiuma bianca,
brindate all’allegria che spazza i mali
e quando si sta insieme non si stanca…” G.L.B.
Al termine del
nostro giro ci fermiamo ad ammirare la Cattedrale artica:Tromsdalen,
è un capolavoro dell’architetto Hovig ed è
una struttura in vetro e cemento, che sfruttando i riflessi
della luce artica, crea l’effetto di un iceberg, innalzando
il suo profilo aguzzo verso il cielo; viene anche detto che
la sua forma richiama quella della capanna Sami.
I pannelli di vetro che compongono la sua facciata triangolare,
sono stati posizionati in maniera da far filtrare la luce
del sole in estate e nei mesi bui filtra l’aurora boreale
rischiarando in entrambi i casi l’interno della cattedrale.
Al termine delle visite guidate c’è la possibilità
di fermarsi in centro e passeggiare così, da turisti,
per le vie della città ed assaggiare in qualche locale
i prodotti della cucina tipica.
Visto che il tempo si è rimesso al bello, molti scelgono
la passeggiata in questa vivace città nordica, ci ritroveremo
in serata nuovamente tutti assieme al campeggio ed anche domani…la
nostra bella avventura continuerà.!
QUATTORDICESIMO
GIORNO: da Tromso a Lodingen – isole Vesterallen
L’avventura
del camper n° 7, ovvero quello “ rosa “, continua…verso
l’officina Fiat di Tromso, che dovrebbe sistemare in
qualche oretta il guasto ai freni !
Anche l’avventura degli altri 22 camper continua…per
le strade norvegesi in una discreta giornata di sole .
Come sempre durante il viaggio si animano le conversazioni,
spaziando da quelle di genere ameno, per tener desta la “
ciurma “, come di tanto in tanto un nostro amico ci
richiama dal baracchino per risvegliare l’ attenzione,
a quelle culinarie, in particolar modo se qualche equipaggio
ha pranzato o cenato nei ristoranti del luogo, per conoscere
i vari tipi di menù tipici della regione, confrontandoli
poi tra di loro.
Non sono mancate neppure “ notizie “ a carattere
geografico, storico o relative all’ambiente, ai suoi
usi e costumi, che arrivavano puntuali ad ogni tappa programmata,
dalla postazione n° 1 e che sono servite a completare
il quadro generale della zona nella quale ci si è venuti
a trovare di volta in volta, spesso completate da curiosità,
aneddoti e leggende sempre relativi ai siti incontrati.
Siamo diretti ancora verso nord e precisamente verso le isole
Vesterallen; abbiamo letto molto sulla loro particolare bellezza
unica nel suo genere, ed ora, dopo aver superato il maestoso
ponte che ci conduce direttamente ad esse, ci rendiamo conto
che la realtà ha molto spesso superato le fredde descrizioni
adatte a dei turisti frettolosi.
Sembra di entrare in un mondo diverso, caratterizzato da silenzi
rotti solo dallo sciabordio delle onde, dalle grida dei gabbiani,
dal sibilo del vento ed ora anche dal rumore dei nostri motori,
ma noi riusciamo quasi a mimetizzarci in questo ambiente,
procedendo con calma, concedendoci diversi momenti di “sosta
contemplativa “, per non contaminarne la maestosa, ma
al tempo stesso semplice, opera della natura di fronte alla
quale ci siamo venuti a trovare.
La sosta, al termine del nostro viaggio di oggi è nel
suggestivo villaggio di Lodingen.
Questa volta non siamo in un campeggio, ma in una straordinaria
area di sosta camper, posta sotto al faro rosso al termine
di un porticciolo al quale sono attraccate numerose barche
dagli scafi multicolori e…dulcis in fundo, c’è
un bellissimo sole che rischiara e rallegra tutto il “
quadro” al quale si ricongiungono anche le nostre ragazze
reduci dalla sosta in officina ed ora con i freni …a
posto!
“…Lodingen,
porticciolo pittoresco
ove sostare dopo un lungo andare
ponendosi in panchina, dentro al fresco
che vien giù dall’artico polare!…”
G.L.B.
Serata
all’insegna di belle passeggiate fin sul faro ad ammirare
la baia dall’alto, o sulla riva del mare, o all’interno
del grazioso e semplice paese, fino ad un’ora che non
si sa mai come definire, perché c’è luce,
c’è tanta voglia di godere del profumo del mare,
dell’aria fresca che ti accarezza le guance e si vorrebbe
che tutto ciò potesse durare ancora tanto a lungo..!
QUINDICESIMO
GIORNO: da Lodingen ad Andeness
Si parte presto,
ma non è una novità, salutiamo il luogo che
ci ha accolti in questa bella e particolare nottata trascorsa
sulla riva del mare e sotto ad una splendida e romantica stellata,
e ci dirigiamo verso Andeness sull’isola di Andoja.
Durante il tragitto assaporiamo la dolcezza del paesaggio
che si snoda davanti a noi man mano che procediamo; sembra
che le isole dell’arcipelago spuntino dall’acqua
quasi per magia, i ponti che le mettono in comunicazione sono
ardite opere dell’uomo che danno realmente il senso
della continuità ed unicità di questo territorio.
Si arriva al campeggio di Andeness, posto a qualche decina
di metri dal mare, in una verde radura, sulla quale i nostri
camper sembrano dei pois bianchi messi qua e là !
L’ora dell’Avventura con la A maiuscola per una
dozzina di persone del nostro gruppo, sta per scoccare: è
stato prenotato per loro il “ safari delle balene “.
Tutti noi, dopo aver raggiunto il paese con il bus di linea,
accompagniamo fin sul molo dove è attraccata la nave
che li condurrà al largo, i novelli “Capitan
Akkab”.
Staranno in mare per tre o quattro ore, si allontaneranno
da riva di diverse miglia nella speranza di poter avvistare
qualche cetaceo: dalla banchina sosteniamo i nostri temerari,
che al momento si mostrano piuttosto spavaldi, vedremo al
loro ritorno!
Nel frattempo tutti coloro che sono rimasti a terra, possono
andare a visitare il centro delle balene o possono salire
con cento e più gradini, sul faro della città,
posto in una bellissima posizione adatta ad ammirare tutto
l’arcipelago e, se ci fosse, il sole di mezzanotte.
Il faro, tutt’ora in funzione, è alto 48 metri
ed è stato costruito nel 1859, ora è automatizzato,
ma una volta funzionava con olio di balena.
Nel tardo pomeriggio arriva anche il momento del rientro dei
nostri prodi balenieri…due dei nostri camper si offrono
di andarli a riprendere allo sbarco, e subito si notano, tra
le facce felici e soddisfatte, alcuni visi bianchi ed emaciati
reduci da alcune ore di …mal di mare.
I racconti sono entusiastici, sono stati avvistati quattro
o cinque capodogli al largo in un canyon sottomarino di oltre
1000 mt. dove essi solitamente vivono, hanno potuto ammirare
le loro evoluzioni, i loro soffi e la loro coda piroettare
sulla superficie del mare, un’avventura davvero emozionante
ed unica !
Anche questa serata si conclude con qualche chiacchiera sulla
riva del mare, le onde scoprono e ricoprono degli scogli in
lontananza, e si infrangono spumeggiando a pochi metri dalle
nostre scarpe…ma ora fa freddo …è meglio
augurarci la buonanotte al rientrare al caldo del nostro camper
!
“…ad
Andeness, sull’isola di Andoja,
tempo per ristorarsi e riposare
pensando alle scogliere di Bleiksoya
e alla gita in battello, su quel mare
ove talvolta appare la balena
col suo soffio di acqua spumeggiante,
e il camperista sembra in altalena
osservando il cetaceo dondolante…” G.L.B.
SEDICESIMO
GIORNO: da Andeness a Svolvaer - Isole Lofoten
Lasciamo Andeness
ripercorrendo qualche km della strada di ieri, per una deviazione,
alla volta di Bleik: è un villaggio di pescatori racchiuso
tra montagne frastagliate che si tuffano direttamente nell’oceano,
punteggiato qua e là da isolotti rocciosi quasi sepolti
dalla schiume delle onde, sui quali nidificano pulcinelle
di mare e cormorani. Le lunghe spiagge che si spingono fino
al limitare dell’oceano, sono tutte di finissima sabbia
bianca sulla quale si posano i gabbiani che cercano di ripararsi
dal vento, chiudendo il capo tra le ali.
Non ci siamo soffermati, avremmo veramente voluto camminare
sulla morbida sabbia e gustarne la sensazione, ma la strada
stretta - siamo su un percorso panoramico contraddistinto
sugli atlanti dal colore giallo - ed un gregge di caprette
che corre incontro alla nostra colonna, ci hanno precluso
le possibilità di sosta.
Siamo riusciti ugualmente a gustare la pace e la serenità
che questi luoghi infondono, e lo testimoniano gli interventi
di diversi compagni di viaggio che al C.B. riescono a comunicare
al gruppo le molteplici sensazioni ed emozioni provate durante
al tragitto.
“…
fra casette di fuxia ed alti fiordi
scivola lento il vostro traghettare
e resta certo impresso nei ricordi
anche il merluzzo posto ad essiccare…” G.L.B.
Superiamo alcuni
arditi ponti di comunicazione tra un’isola e l’altra
tra cui quello di Sortland, veramente un manufatto dalle linee
audaci che ci fa salire fino ad una tale altezza da poter
ammirare dall’alto – ovviamente solo i navigatori…!
- in tutta la loro maestosità, le due isole che mette
in comunicazione! Al termine della discesa in curva, siamo
nuovamente sulla terra ferma, dove gli operatori Alberto e
Daniela, che ci avevano preceduti, riescono a farci una bella
ripresa d’insieme.
La sosta successiva è nel paese di Stokmarknes, per
visitare il museo dell’Hurtigruten che ripercorre la
storia dell’Espresso costiero, dove sono stati ricostruiti,
rispettando fedelmente la realtà, tutti i diversi servizi
di bordo.
E’ arrivato il momento per l’imbarco verso le
isole Lofoten, il tragitto di circa mezz’ora di navigazione
ci condurrà da Melbu a Fiskebol, per motivi di spazio
siamo divisi in tre gruppi che si ricongiungeranno al temine
della mini-crociera.
Il primo gruppo sbarca, gli altri in successione e si avvia
al punto stabilito per il ritrovo. Lasciato il porto, inizia
la panoramica costiera, non ci sono parole sufficienti per
rendere in maniera efficace e completa tutto ciò che
si presenta ai nostri occhi ed allora cerco di darne solamente
un assaggio che serva da stimolo all’immaginazione per
chi non c’è stato e da struggente ricordo per
tutti noi!
Le montagne delle Lofoten: una serie incredibile di cime acute,
dal colore viola, a tratti blu, da lontano sembrano un’unica
muraglia con cento torri…, avvicinandosi vediamo come
si aprono per lasciare spazio a baie riparate, ed a volte
esposte a prendere tutto il vento, illuminate dalla “luce
artica “. Sembra quasi che il mare e la montagna in
questo luogo siano in competizione tra loro per apparire a
volte inquietanti, selvagge, aspre e perfino drammatiche per
trasformarsi, sotto la luce intensa del sole, in dolci e riposanti
panorami che molti pittori hanno poi ricreato nei propri dipinti.
Questa è la prima immagine delle isole che noi vediamo,
ma come sempre gli appuntamenti delle nostre giornate si susseguono
l’un l’altro ed allora eccoci pronti per una passeggiatina
fino al paese di Svolvaer, capoluogo delle Lofoten , per andare
a visitare il museo delle isole e l’acquario per riuscire
a vedere anche l’ora del pasto delle foche e delle lontre.
Qualcuno - equipaggio n° 9 - è rimasto in campeggio
per provvedere alle solite operazioni di bucato ecc…ecc…
e tra una chiacchiera e l’altra con una famiglia di
pescatori tedeschi in vacanza come noi, ha ricevuto un tangibile
segno dell’amicizia tra camperisti : tre bei pescioni
appena pescati che sono finiti in men che non si dica sulle
nostre griglie a cuocere riempiendo di profumo lo spazio circostante.
Il risultato è veramente ottimo, e la nostra cena si
conclude con la processione degli uomini al lavaggio piatti:
qualcuno tenta l’ammutinamento, ma non c’è
nulla da fare, tutti ai lavatoi immortalati dalle macchine
fotografiche con gran soddisfazione delle …mogli che
assistono alla scena a braccia conserte !
DICIASSETTESIMO
GIORNO: visita alle isole Lofoten con il bus
Oggi ci muoviamo
con il bus, comodamente seduti e pronti a godere i panorami
ed a “ vivere “ l’atmosfera isolana, visitandole
con semplici passeggiate a piedi per gustarne sensazioni ed
atmosfere particolari ed irrepetibili.
Svolvaer, Kabelvag, Henningsvaer, Vestvagoi, Borg, Maskenesoy
ed infine A, l’ultima delle isole dopo la quale la strada
termina tuffandosi direttamente nel mare, questi sono i nomi
delle località che abbiamo visto, ognuna di esse ha
una sua prerogativa che ci ha affascinato.
La Venezia del nord – Henningsvaer - che sorge su piccole
isolette e le sue rorbu edificate sulle palafitte, l’abbiamo
attraversata sotto una leggera e sottile pioggerellina, che
ce l‘ha resa ancora più interessante ed indimenticabile..
quasi magica.
“…La
“Venezia del grande nord” appare
con le sue palafitte sorprendenti,
ora la strada termina nel mare
e la vista si perde ai quattro venti.
Beati voi, turisti itineranti,
avete ancora paesaggi incantati,
mari d’argento, montagne giganti,
raggi di sole sempre illuminanti…” G.L.B.
Maskensoy, che
si intravede al temine di una strada costeggiata da imponenti
rocce, le casette dei pescatori si susseguono l’una
all’altra ed accanto file interminabili di graticci
di legno sui quali in primavera sono messi ad essiccare al
vento gli stoccafissi.
Borg, sede del Museo vichingo, del quale purtroppo abbiamo
avuto solo un assaggio visti gli orari inderogabili di chiusura.
Come ultima, ma non ultima per fascino e bellezza A, dove
consumiamo un ottimo pranzo “ artico “ durante
il quale festeggiamo i vari compleanni del gruppo con torta,
candeline e regalini, al termine con proprio quattro passi,
visitiamo il “Museo dello stoccafisso” posto a
pochi metri di distanza.
Salendo per una traballante scala di legno, arriviamo ad un
punto dove vengono stipati e legati a mazzi tra di loro e
già pronti per l’esportazione, un gran numero
di “baccalà”.
La nostra attenzione è completamente catturata dalle
spiegazioni del proprietario signor Berg, attuale rappresentante
di una famiglia completamente dedita da anni a questo tipo
di commercio, il quale con una voce possente, in italiano,
con una sciolta “ parlantina” ed una eloquente
mimica, ci ha fornito tutte le spiegazioni sui metodi di pesca,
sulle diverse qualità, sui metodi di essiccazione e
conservazione dello stoccafisso e sul businnes del suo prezioso
commercio tra le isole Lofoten norvegesi e l’Italia…concludendo
con l’emblematica frase :” grazie italiani perché
voi consumate gran parte del baccalà che noi peschiamo”…offrendoci
infine anche una…discreta.. tazza di caffè!
Ed il baccalà lo abbiamo anche comperato, assieme a
dei “salami” di carne di balena. E’ stato
un acquisto di gruppo, nel senso che raccolte le adesioni
degli acquirenti, creata una delegazione per gli acquisti
capitanata da Vitto, abbiamo dato l’ordine ed il relativo
importo al proprietario, che si è premurato di prepararci
un gran scatolone con diverse decine di questi pesci essiccati
e rigidi, cioè di baccalà…che hanno profumato
il bus !!!
DICIOTTESIMO
GIORNO: da Svolvaer – traghetto Skutvik – Fauske
Anche per questa
tratta in mare ci si divide in tre gruppi e si parte in tre
orari diversi dal porto di Skutvik, dove in attesa della partenza
possiamo tranquillamente fare shopping.
La traversata dura all’incirca due ore di una splendida
giornata soleggiata e tiepida che ci invita ad un piacevole
relax sul ponte, avendo la possibilità di vedere molto
da vicino le imponenti montagne blù che caratterizzano
l’arcipelago delle isole Lofoten.
Il traghetto viaggia lento lambendo la costa: entra in un
fiordo, ne esce pian pianino, si insinua in un pertugio tra
due montagne che a noi sembra estremamente ristretto. Sul
ciglio il faro rosso in posizione strategicamente ben visibile
a tutti i natanti, ci infonde una sensazione rassicurante
infatti, il traghetto esce dalla morsa delle rocce con una
semplice manovra fino ad arrivare nuovamente in mare aperto.
“…Navigazione
a Skutvik con traghetto
sul frastagliato mare norvegese,
riposti i camper come in un cassetto
vi preparate a facili riprese.
Il vento fresco vi accarezza il volto:
Mentre le sule seguono la scia
È bello anche mettersi in ascolto
Del loro grido che stride e va via…” G.L.B.
Ci
ritroviamo in serata, come già in precedenza concordato
con i vari gruppi, dopo un centinaio di km. su terra, al campeggio
di Fauske, accogliente, con un sole che promette un bel tramonto,
ma con il terreno con un leggero…dislivello…che
ci impone cinque minuti di lavoro in più del solito,
per posizionare i mezzi in posizione corretta in modo che
il nostro riposo sia corroborante per essere pronti ad affrontare
all’indomani una nuova ed emozionante giornata e…l’avventura
continua…!
DICIANNOVESIMO
GIORNO: da Fauske a Harran
Si parte alle sette
del mattino, in programma ci sono parecchi km, ma soprattutto
oggi è il giorno della nostra passeggiata sul ghiacciaio;
è proprio per questo motivo che speriamo molto nella
stabilità del tempo affinché ci sia tecnicamente
permesso compiere la nostra escursione. Nel frattempo viaggiamo
tra ali di foreste, che spariscono e ricompaiano a seconda
dell’altitudine del tragitto che stiamo percorrendo.
“…se
viaggiate presso la foresta
attenuati i rumori e l’andatura
ci sono i trolls li dentro a fare festa,
son curiosi, e capaci di iattura,
sono folletti e fate coi nasoni,
capelli scarmigliati, antiche vesti
odiano foto, voci ed altri suoni,
non li si vede, ma son sempre desti…” G.L.B.
Come consigliati
dal nostro “poeta“ viaggiamo tranquillamente ascoltando
i suoi ammonimenti, cercando di scovare qualche simpatico
troll, fino ad arrivare, superata la città di Moi Rana,
al Circolo Polare Artico.
Non manca la foto sul piazzale che riporta l’indicazione
del Circolo Polare che altro non è che una immaginaria
linea ideata dall’uomo.
Si riprende il viaggio fino alla deviazione per Rossvoll,
girando verso destra in una strada laterale della E6 che stiamo
percorrendo ormai da giorni.
Saliamo lungo questa strada per diversi km, la carreggiata
si fa sempre più stretta fino ad arrivare ad uno sterrato
che lascia scettici alcuni equipaggi riguardo al buon esito
di questa…spedizione.
Ma niente paura, è proprio questa la strada che porta
al ghiacciaio dello Svartisen, ( è il secondo ghiacciaio
della Norvegia con 370 kmq di estensione) la nostra “AVVENTURA
“ odierna.
Ne abbiamo la conferma non tanto da degli sporadici ed obsoleti
cartelli indicatori, ma dalle acque, color del ghiaccio, del
fiume che ci scorre accanto.
L’attesa è viva, aspettiamo, scrutiamo in lontananza…
non sappiamo bene cosa ci si presenterà davanti: forse
una barriera di ghiaccio o forse un fenomeno diverso ed imprevedibile…stiamo
arrivando ancora qualche centinaia di metri e lo sapremo!
Ecco, ci siamo, parcheggiamo i mezzi, lo spazio non è
molto, indossiamo scarponcini, giacche a vento e si va all’imbarco,
dove, dopo una sommaria conta dei presenti per il pagamento
del biglietto ( qualche equipaggio è rimasto ad aspettarci
ai camper per cause di forza maggiore) traghettiamo a bordo
di un battello, attraversando un bel lago calmo dalle acque
color del bronzo.
Durante il breve tragitto di 15 o 20 minuti circa, siamo tutti
molto ansiosi di misurarci, taluni per la prima volta, con
questa incognita del ghiaccio, imponente forza della natura.
La salita fin dai primi metri si mostra abbastanza dura, ma
l’entusiasmo è alle stelle e si procede spediti,
ognuno con il proprio passo chi calmo e tranquillo, chi veloce
e sicuro.
La prima pausa è ai piedi di una imponente cascata,
la sua lunghezza, la sua forza, il tumulto delle impetuose
acque ci “ obbligano” a sostare in ammirazione.
Chi si avvicina troppo viene anche bagnato dai suoi spruzzi,
anch’essi forti e potenti come lo potrebbero essere
quelli di un’inimmaginabile ed enorme bottiglia di spumante,
stappata all’improvviso.
Procediamo, la strada si è fatta meno irta, si procede
su dei gradoni di pietra, ogni tanto qualche pozza d’acqua
color argento e poi il silenzio più assoluto. Ognuno
cammina e procede con i propri pensieri, desideri od aspettative,
in una sorta di splendido isolamento tra queste rocce, mute
testimoni dei nostri più intimi sentimenti. Lo sguardo
si volge lontano per scrutare i prossimi passi da compiere,
fino a che i primi del gruppo arrivano, increduli e stupiti
ed appagati …finalmente… a quella lingua di ghiaccio
bianca, turchina, opalescente, compatta, muta ma piena di
significato che pone termine alla sua vita direttamente nel
fiordo.
Rommel, che con il suo papà si è lanciato per
nulla intimorito in quest’avventura, assapora a piene
mani l’emozione che gli deriva da questa esperienza,
dedicandoci, a parer mio, la migliore ricompensa a tanta fatica,
una semplice frase : “…sono felice…!”
Tutti noi lo siamo, quella massa che si impone davanti ai
nostri occhi, rappresenta non solo il risultato ottenuto nel
momento che stiamo vivendo, ma anche la certezza che le fatiche
del viaggio, gli spostamenti, qualche disagio inevitabile
che ci hanno portati fino a qui, fino alla fine di questa
Avventura vissuta intensamente, sono stati il viatico, la
strada per arrivare alla preziosa meta raggiunta oggi!
Scendiamo soddisfatti, con qualche gocciolina di pioggia che
ci accompagna, ripreso il viaggio in camper la pioggia diverrà
insistente fino al nostro arrivo in tarda serata a Harran
in campeggio, un buon sonno ristoratore ci rimetterà
in sesto per affrontare l’ultima tappa del tuor.
VENTESIMO
GIORNO: da Harran a Trondheim
La pioggia vuole
proprio lasciarci un ricordo insistente di sé, non
ci abbandona, ora leggera ora più forte e noiosa, i
tergicristalli dei parabrezza dei mezzi sono sottoposti ad
un gran lavoro.
Procediamo con cautela, sia per il fondo stradale reso viscido
dalla pioggia e sia perché stiamo rientrando su strade
trafficate, percorse da tutte le diverse tipologie di mezzi
di trasporto, delle quali per molte e molte migliaia di km,
avevamo quasi perso la memoria.
Non ci ricordavamo più neppure della Polizia Stradale:
un posto di blocco ci ha fatto ritornare repentinamente la
memoria. Alt – Alt - intimato con la paletta - ah, vecchi
ricordi riemergono- tutti a lato della strada fermi: cosa
sarà successo, cosa avremo mia fatto, ci daranno la
multa, sarà salata?
Questi tutti gli interrogativi che ognuno di noi si pone sbirciando
con curiosità, ma al tempo stesso con compostezza,
dall’interno del proprio camper.
Immediata arriva la risposta gentile dei poliziotti che si
avvicinano al camper n°1 e, tramite la traduzione inglese/italiano
di Olga, capiamo che sono molto contenti che dei turisti italiani
siano venuti a visitare il loro paese e che il problema consiste
nel fatto che la nostra colonna conta un numero troppo grande
di mezzi e quindi è troppo lunga ed in Norvegia ciò
non è consentito.
Ai loro centralini telefonici sono arrivate molte chiamate
di automobilisti leggermente irritati dal fatto di non riuscire
a superare tutta in una volta la nostra colonna….!!!
La soluzione è una sola, si viaggia in mini-colonne
di quattro mezzi ciascuna, che partiranno ad alcuni minuti
di distanza l’una dall’altra. Ci adeguiamo, costituite
le colonnine riprendiamo la strada fino a giungere al campeggio
di Trondheim:… anche oggi abbiamo vissuto una nuova
avventura.
VENTUNESIMO
GIORNO: visita alla città di Trondheim
Il bus ci porta
in centro, per una istruttiva ed interessante visita lungo
le strade caratteristiche della città che, complice
il bel sole, ci appare molto accogliente, costruita a misura
d’uomo. Vediamo eleganti casette, begli spazi verdi
ed in lontananza, un bel mare azzurro che conferisce luce
e serenità a tutto il centro abitato.
Effettuiamo qualche sosta nei vari punti panoramici dove dall’alto
possiamo vedere l’estensione della città stessa,
fino a sostare, per un caffè, alla fortezza Kristiansten,
costruita nel 1676 da un generale francese su una collina
ad est della città; dalle mura della fortezza si può
ammirare lo spettacolo del Trondheimsfjord.
Scendiamo nuovamente in centro e il nostro impegno ora è
concentrato nella visita alla cattedrale Nidaros situata nel
cuore di Trondheim.
E’ il maggior monumento medioevale dell’intera
Scandinavia ed è la sede dell’incoronazione e
dei matrimoni dei reali norvegesi.
La tradizione narra che fosse eretta sulla tomba di re Olaf
e perciò fu meta di grandi pellegrinaggi durante il
Medio Evo. Le sue misure sono grandiose e danno immediatamente
l’idea delle sue dimensioni: 102 mt. di lunghezza per
50 di altezza e 21di larghezza e prende luce da enormi vetrate
poste ai lati della navata. Durante la visita abbiamo anche
la possibilità di assistere ad un gradevolissimo concerto
d’organo ed alcuni di noi sono anche riusciti a salire
i 100 o più gradini per giungere fin sulla torre e
vedere la città dall’alto…molto in alto.
Di fianco alla cattedrale sono in corso dei festeggiamenti
in costumi tipici con arti, mestieri e cucina caratteristici
del medio evo, l’assaggio è …d’obbligo.
Il pomeriggio è libero, ognuno di noi può gironzolare
tranquillamente per vie, vicoli, vicoletti e luoghi caratteristici,
la scelta è notevole e non c’è tempo per
annoiarsi, si rientra in campeggio con mezzi propri, cioè
autobus di linea .
Serata mondana quella di quest’oggi: tutti al ristorante
tipico a pochi metri dal campeggio, che con un ottimo e gustoso
self-service che accontenta i palati di tutti.
Essendo la nostra serata d’addio, è anche il
momento dei discorsi, dei saluti e…di qualche lacrimuccia
!
Prende la parola il capogruppo Vitto con un rapido excursus
del nostro avventuroso viaggio e con i ringraziamenti dovuti,
e veramente sentiti, a tutto lo staff che l’ha aiutato
in ogni momento e che si è sempre dato da fare anche
sacrificando del proprio tempo libero.
Olga ha parole affettuose per tutti e ringrazia ognuno di
noi singolarmente per la compagnia e la disponibilità
che ha avuto nei suoi confronti che ha dovuto viaggiare in
macchina da sola, ma che sola non è mai stata!
Molti sono gli interventi, i ricordi dei momenti più
entusiasmanti ma anche di quelli difficili e contrastati che
ci hanno visti attivi ed indomiti protagonisti per 21 giorni
di cammino insieme, terminando con la proposta unanimemente
accettata con un fragoroso applauso, di nominare Lidia ed
Enrico la “COPPIA” per eccellenza, del viaggio.
“…Già
entrano nel folto dei pensieri
momenti di ricordo e nostalgia,
vi sembra che sia stato proprio ieri
che dall’Italia siete andati via.
A sera sono abbracci e commozione,
i tanti auguri e le strette di mano,
son risultato di una aggregazione
cui partecipo anch’io, che sto lontano…”
Gian Luigi Bonardi
Alla
fine, tutti davanti ai camper a brindare in un buio della
notte che non vuole scendere e che continua ad illuminarci
con idee, progetti, possibilità e promesse di nuovi
incontri e nuovi entusiasmanti viaggi.
Ma ricordatevi
che…non è finita qui…l’avventura
continua…verso dove ?…forse verso qualche terra
lontana o verso i … FIORDI NORVEGESI ?…chissà
vedremo……!
GRAZIE
A TUTTI VOI per l’affetto e la simpatia dimostrata in
questo lungo tratto di percorso vissuto assieme !