“Con
questa gente è bbello pure fare la spesa”.
Il
viaggio in Baviera, organizzato dal “Camper Club La Granda”,
iniziato a Friburgo il 9 di agosto, si è concluso a Salisburgo
il 21 agosto. Due giorni per riposarci e sistemare i numerosi
ricordini acquistati durante il viaggio per figli, relativi
coniugi e nipotini ed eccomi qui, sotto la mia pergola, ad iniziare,
per i miei compagni di viaggio e per i lettori di “Insieme”
queste note sul viaggio.
Personalmente, da quando ho cominciato a fare viaggi “importanti”
col camper, sono solito tenere un “diario di bordo”.
Penso sia una bella abitudine che, a distanza di tempo, mi fa
rivivere situazioni e momenti che altrimenti rimarrebbero nascoste
nei cassetti della mia memoria.
E’ al mio diario di bordo che farò riferimento
per questi appunti, non trascurando molte notazioni di carattere
personale e facendo cenno alle esperienze fatte in comune con
quel gruppo di amici che ci siamo fatti e coi quali siamo entrati,
maggiormente, in confidenza.
Debbo il sottotitolo a Simonetta (Duracell, per l’inasauribile
energia) che, all’uscita di un “Penny Markt”,
dove ci siamo recati tutti insieme a fare spesa e dove, come
in tutte le occasioni, ci siamo divertiti insieme, se ne è
uscita con questa frase che per me ha assunto il valore di sintesi
delle emozioni e delle sensazioni provate.
Immaginate quanto può essere stato bello il nostro viaggio
se perfino fare spesa al supermarket lo è stato!
Domenica
9 agosto
L’appuntamento
con gli altri partecipanti al tour in Baviera è a Kirchzarten,
poco distante da Friburgo. Da Strasburgo, dove avevo voluto
tornare e passare qualche giorno prima dell’incontro,
parto alle 9,15, con tanto di indirizzo del camping impostato
sul navigatore che ci guida per la periferia di Strasburgo senza
problemi fino ai primi svincoli autostradali. L’impiegato,
alla reception del campeggio, nel salutarci ed augurarci buon
viaggio, ci ha invitato a tornare nel campeggio “La Montagna
Verde” (aperto tutto l’anno) verso Natale, descrivendoci
la zona in termini entusiastici per i molti mercatini…
chissà?
Viaggio tranquillo, parte su comode e belle autostrade, relativamente
poco trafficate, e parte su stradine di campagna, ben asfaltate,
ognuna con le sue belle piste ciclabili ai bordi. La campagna,
nei pressi della foresta nera, è splendida ed organizzata
in modo diverso da quella alla quale siamo abituati in Emilia.
Da noi si trovano alcuni paesi e molti casolari sparsi nella
campagna. Nel tratto che stiamo percorrendo, questi ultimi non
si vedono. Attraversiamo tanti paesini, con casette ad uno o
due piani, al massimo, e la chiesa, con il tipico campanile
a “cipolla”. Tutto estremamente pulito e case color
pastello che sembrano imbiancate di fresco.
Mi fanno ricordare quello che ho letto tanto tempo fa, in un
libro che descriveva le modalità di realizzazione degli
insediamenti urbani nel medioevo.
Attorno alla chiesa, immancabile, venivano a raggrupparsi le
case dei contadini. Il primo nucleo dell’insediamento
era necessariamente nelle vicinanze o a cavallo di un corso
d’acqua e in una radura della foresta che ricopriva, quasi
senza soluzione di continuità, tutta l’Europa.
Il lavoro di coltivazione della terra cominciava da questa radura:
da lì aveva inizio il progressivo disboscamento e dissodamento
del terreno. La terra, così liberata dalla foresta, consentiva,
ad un numero sempre più numeroso di persone, di vivere
con i suoi prodotti. Il legno degli alberi, abbattuti per fare
posto a nuovi campi, veniva utilizzato per costruire nuove case,
per nuovi abitanti. E così, pian piano, il borgo si sviluppava.
Le nuove case però sottraevano terreno alle colture e
diveniva necessario, per sfamare un numero di persone sempre
crescente, disboscare nuova foresta. Il borgo si allargava e
i campi, che credo venissero lavorati in comune, si spingevano
sempre più lontano dall’abitato. E così
il tempo necessario per andare a lavorare i campi al mattino
e tornare al borgo la sera, diveniva sempre più grande,
fino ad essere eccessivamente lungo, superiore, in durata, a
quello che si poteva dedicare al lavoro. La cellula costituente
il borgo era, a questo punto, pronta per dividersi.
I giovani, a coppie e probabilmente con figli piccoli, lasciavano
le case dei padri e si addentravano nella foresta spingendosi
sufficientemente lontani dall’insediamento di provenienza,
fino a trovare una nuova radura, un nuovo corso d’acqua
e fare così ripartire il ciclo.
Così, tranquillamente, fra una chiacchiera e l’altra,
abbiamo percorso i circa 100 km che separano Strasburgo da Friburgo
in Bresgovia. Il navigatore si è un poco impappinato
proprio alla fine del viaggio. Non ci ha portato al campeggio
ma in mezzo ad alcune casette, ai bordi di una stretta ciclabile
sulla quale mi sono “divertito” a fare inversione
(prima che fosse troppo tardi) e, seguendo le indicazioni di
una signora, siamo arrivati al campeggio. Sono entrato in campeggio
e sono sceso per ricevere informazioni alla reception. Uscendo
ho capito di aver bloccato il traffico in entrata e uscita dal
campeggio vedendo la faccia furibonda di un turista tedesco
che stava tentando una uscita millimetrica fra il mio camper,
alla sua sinistra, e alcune colonnette di cemento alla sua destra,
avendo al traino una roulotte. Incrocio di sguardi che trasmettono
messaggi assassini tipo: “co….one, ma dove cavolo
vai a fermare il camper?” e “co….one! Ma non
puoi portare un attimo di pazienza?”. Con qualche manovra
siamo riusciti ad evitare un incidente internazionale e sono
riuscito a lasciarlo uscire e, successivamente ad entrare, guidando
lungo una stretta stradina fra camper e roulottes fino alla
zona a noi riservata, dove, con l’aiuto di un socio del
club, che mi ha riconosciuto dalla insegna applicata sul parabrezza,
ho parcheggiato il camper.
Per pranzo: maccheroncini al pesto, salamino, formaggio e un
buon caffè.
Dopo pranzo di tutto “polleggio”! Alcuni soci del
club vengono a sedersi al sole, vicino al nostro camper a chiacchierare
e di lì a poco ci uniamo a loro. Sono tutte persone di
mezza età (che, in seguito, indicherò col termine
“ragazzi”) ed ognuno contribuisce, con il racconto
delle proprie esperienze, a tener viva la conversazione che
si sviluppa senza un tema ben preciso, da quelle che sono le
proprie difficoltà fisiche (chi ha l’ernia al disco,
chi la cervicale, chi russa di notte e così via) alle
avventure di viaggio col club. Verso le 17 il gruppo si scioglie,
qualcuno decide di andare alla piscina del campeggio altri a
visitare Kirchzarten che è un comune tedesco di 9.812
abitanti, situato nel land del Baden-Württemberg.
Restiamo con una simpatica coppia di Parma: Mario e Piera e
insieme a loro andiamo per una passeggiata in paese che in pratica
è a due passi dal campeggio. Kirchzarten, con la sua
area pedonale molto pulita e colorata da tanti fiori, fa un’ottima
impressione. Deve essere bello viverci! Scatto una cinquantina
di fotografie che questa sera, come è mia abitudine,
scaricherò sul computer. Il Centro pedonale è
minuscolo e, dopo aver acquistato in farmacia quei cerottini
da applicare al naso per evitare di russare (dei quali oggi
Giovanni e Serenella ci hanno decantato l’efficacia) e
uno stick per lenire il dolore delle punture di insetto, ci
sediamo ai tavolini esterni di una birreria per dissetarci e
continuare la chiacchierata. Rientriamo al campeggio, abbastanza
stanchi ed accaldati non senza visitare il market del campeggio
per acquistare acqua, camomilla e l’immancabile “Nutella”
(perchè un poco di Nutella, spalmata sul pane, dopo cena,
mi gratifica tanto…” dice Anna: mia moglie). Ceniamo
con radicchi, pomodori e indivia belga.
Sono stanco e molto assonnato. Penso che andrò a letto
presto.
E invece no! Mentre Anna rigoverna, mi attardo a riportare le
spese sul computer e a scaricare le foto. Davanti al camper
di Mario e Piera, si forma, pian piano, il gruppo dei camperisti
che si sentono chiacchierare ed ogni tanto ridere di gusto.
Prendiamo le nostre seggiole ed entriamo nel gruppo. Siamo in
32 e la carovana è composta da 15 camper. Gianni, il
coordinatore del gruppo, sostiene la conversazione parlandoci
del “Camper Club” (che celebra quest’anno
il ventennale dalla fondazione), della sua organizzazione regionale
e della sua consistenza. Da quello che dice, “La Granda”
è il più grosso Club europeo, con un numero di
equipaggi iscritti variabile fra 1500 e 2000. Prende il nome
dall’attributo: “La Granda” conferito alla
provincia di Cuneo che è la più grande d’Italia
e i Piemontesi la chiamano così. Ci racconta di alcuni
viaggi e, fra questi, il mitico, per un camperista, “viaggio
a Capo Nord”. Domani mattina, alle 9, si terrà
la riunione organizzativa del viaggio con l’estrazione
del posto in colonna.
Verranno estratti a sorte gli equipaggi e poi, in ordine di
estrazione, ogni equipaggio estrarrà dall’urna
il proprio numero di posizione. Non c’è sospetto
di favoritismi, dunque, con questa procedura. Con queste note
organizzative si scioglie l’assemblea e tutti a nanna.
Lunedì 10 agosto
Sveglia
alle sette. La notte è passata tranquillamente. Ho dormito
sotto il sacco a pelo e non ho avuto caldo. Il tempo non è
dei migliori: è tutto grigio con qualche piccola speranza
di azzurro. E fa anche fresco, tanto da indossare, mentre scrivo,
la maglietta della salute, una seconda maglietta e la tutina
leggera della società sportiva per la quale i miei figli:
Fabio e Lorenzo, giocavano a pallacanestro e che ho ereditato.
Mentre vado ai servizi, per farmi bello, sento brontolare in
lontananza il tuono. Ma chi se ne importa! Anna è tranquilla,
apprezza la pace di quest’ora mattutina e gode del fresco
che le fa indossare una tutina. Faccio colazione: yogurt e caffè
e mi accendo un sigaro mentre mi dispongo ad attendere le nove:
ora di inizio della riunione organizzativa, sfogliando alcuni
depliant turistici presi ieri alla reception del campeggio.
Azzzz…..come piove! Per la riunione useremo l’ombrello.
Il mio, acquistato a Strasburgo, azzurro e con le stelle dorate
dell’Unione Europea sarà fra i più belli
ma mi dispiacerebbe se la pioggia dovesse essere il tema dominante
del viaggio.
Stra-azzzzz …… diluvia! Però sotto la veranda
si può stare. Ne approfitto per farmi il manicure con
tanto di limetta finale. Scatto alcune foto al campeggio e al
cielo e per ultimo alla “mamma” che è di
ritorno dai servizi e si ripara sotto il famoso ombrello azzurro.
Gianni passa ad avvisare che la riunione è rimandata
per “causa di forza maggiore”.
Pusillanimi, per quattro gocce! Ma qui diluvia davvero e qualche
goccia spinta dal vento, giunge a bagnarmi sotto la veranda.
Anna si affaccia dal camper, dove si è rifugiata ed esclama:
“Ma questo è inverno!” e prosegue domandandomi:”Hai
capito perché i togni vengono giù da noi?”
Le rispondo, filosoficamente, che tutto il verde che ci circonda,
deve avere una ragione…
E penso a ieri, a tutti quei campeggiatori stesi sul prato,
di fronte alle tende, a prendere il sole come tante lucertole.
Che voglia di sole debbono avere! Andremo in paese a fare spesa.
Cominciamo la passeggiata in compagnia fra chiacchiere e risate
e sotto una fine pioggerella che ci costringere a prendere gli
ombrelli. Poi la necessità di cambiare i FRCH in euro
ci stacca dal gruppo e proseguiamo da soli.
Prima tappa: uno splendido bar, luminosissimo e con annessa
toilette (completamente al buio, questi tedeschi non conoscono
vie di mezzo) per me che ho preso il diuretico.
Due buoni caffè e un fettone di torta ai frutti di bosco
per Anna (ma ne assaggio un pochino).
Un lungo giro per arrivare alla stazione e poi di nuovo nell’area
pedonale. Al supermercato vado io, Anna, che mi raggiungerà
dopo, entra in un negozio di abbigliamento (dal quale esce con
un paio di jeans dei quali mi decanta la bellezza e la praticità.
Mi faccio prendere dal raptus degli acquisti compulsivi e compero
pane, pomodori, latte, yogurt, farina per fare il pane (con
istruzioni in tedesco), altra camomilla (Kamille) e, dulcis
in fundo, sei bottiglie di acqua minerale da 1,5 litri, pensando
al disappunto di Anna che, bevendo quella che ho comperato ieri,
ha fatto una smorfia esclamando: “Ma è gassata!”.
Il tutto, senza pensare che non c’è la macchina
ad aspettare fuori dal supermercato ma me la dovrò portare
a piedi fino al camper che, poco poco, disterà almeno
un chilometro da qui. Dividendo i pesi (a me l’acqua e
gli ombrelli, ad Anna il resto) facciamo il lento e faticoso
cammino di ritorno. Finalmente, seduto sotto la veranda che
ci fa da riparo al timido sole che nel frattempo è uscito,
comincio a scrivere queste note. Il nostro camper è parcheggiato
a fianco di quello di Gianni Candio e quello è l’inevitabile
punto di ritrovo per i componenti del gruppo e così,
non solo la redazione del diario viene interrotta da diversi
amici che convergono verso il camper di Gianni ma, vedendomi
scrivere e capendo quello che sto facendo, quest’ultimo
mi dà l’incarico di scrivere l’articolo per
il giornale del Club: “Insieme” che non posso non
accettare (chi di penna ferisce, di penna perisce) ma non sarà
una cosa gravosa perché si tratterà di aggiustare
un poco quello che avrei comunque scritto.
Il mezzogiorno incombente spinge tutti alle proprie “case”
e così restiamo soli e tranquilli, Anna e io, a goderci
questa meravigliosa arietta e la pace del campeggio.
Riprendo a scrivere mentre Anna, seduta davanti a me, è
impegnata a risolvere uno schema di parole incrociate e ogni
tanto sbadiglia. Non è noia… non è fame
…. Penso che siano i postumi della torta ai frutti di
bosco. Non abbiamo voglia di impegnarci ai fornelli per cui
risolveremo con due panini il problema del pranzo. E’
troppo bello stare qui fuori. Alle 15,30 dobbiamo trovarci all’ingresso
del campeggio dove ci preleverà il pullman per condurci
a visitare Friburgo che, stando al programma, è la meta
della nostra prima visita.
Facciamo appena in tempo a mangiare che, al pallido sole che
ci ha riscaldato subentra di nuovo la pioggia. E’ una
pioggerellina fine fine che mi impedisce però di andare
ai servizi senza ombrello come avevo programmato di fare. Pazienza!
Il trasferimento a Friburgo avviene con un bellissimo e pulitissimo
pullman. Le nuvole incombono e a tratti piove ma nessuno appare
turbato. Il viaggetto si sviluppa su un bellissimo tratto stradale,
fra prati e colline. Alla avveniristica stazione incontriamo
la nostra guida: una simpatica signora toscana che vive a Friburgo
dal 1995 e ci accompagna, lungo le vie del centro, raccontandoci
la storia delle origini e dello sviluppo di Friburgo, succintamente,
dal 1200 ai giorni nostri e dilungandosi sui caratteristici
rigagnoli, nei quali scorre l’acqua, tipici della città.
Poi il Duomo: gotico, con qualche traccia dell’originario
romanico. Percorriamo le strade e il gruppo, ad ombrelli aperti,
sembra una famigliola di funghi multicolori. Scatto numerose
fotografie: al gruppo e alle case. Bellissimi colori pastello,
tutte le case sono ben tenute e sembrano imbiancate di recente.
I gerani e le petunie scendono a cascate multicolori da finestre
e balconi, i fiori sono davvero immancabili e ingentiliscono
tutto. Friburgo è una città “ecologica”:
pannelli fotovoltaici, tram elettrici, molte biciclette e sulle
colline si vedono le pale di alcuni “mulini a vento”,
generatori di elettricità, che si muovono lentamente.
La guida ci racconta la storia (immortalata su una delle cinque
porte della città) del “gonzo” che, nel medioevo,
voleva comperare la stessa e che, scoperchiando le botti che
era sicuro fossero piene d’oro in quantità tale
da consentirgli l’acquisto le trovò invece piene
di sabbia. La moglie aveva effettuato la sostituzione non fidando
sulle capacità speculative del marito. Il sole comincia
a prevalere sulle nuvole e ben presto comincia a fare caldo
e i tavolini all’aperto dei bar si riempiono di gente
desiderosa di sole. Esigenza comprensibilissima e da noi tutti
condivisa.
Panico! Le batterie della macchina fotografica si sono scaricate
e rischio di perdere il contatto col gruppo per cercarne ed
anche per cercare lo stemma adesivo della città (da applicare
come trofeo sul camper) che in tedesco si dice “wappen”
come mi insegna la guida. Ma quando col mio elementare e stentato
tedesco richiedo “ein wappen” nessuno mi capisce….perché
qui lo conoscono come “sticker”. Ma alla fine trovo
le batterie e lo sticker di Friburgo e mi ricongiungo al gruppo.
Anche perché il buon Mario (parmigiano D.O.C.) mi tiene
d’occhio alla lontana e, contemporaneamente tiene d’occhio
il gruppo. Grazie Mario e Piera per tutti gli aiuti che ci avete
dato! Davanti al palazzo di città, la guida ci saluta.
Alla partenza del giro a piedi ha fornito una piantina della
città a tutti e dovremo tornare da soli al pullman che
ci aspetta alle 18,30. Una breve seduta di “orienteering”,
con le piantine alla mano, per capire dove siamo e decidere
il percorso da fare e poi via, felicemente, all’autobus
e al campeggio. Happy hour attorno al camper di Gianni per attribuire
i numeri di incolonnamento e un brindisi al viaggio. Riceviamo
anche un simpatico regalo dall’organizzazione: una scatola
di legno contenente un mazzo di carte e una serie di dadi da
poker, le tessere del domino e i bastoncini del “mikado”
o “Shanghai” (come sono abituato a chiamarlo). Appuntamento
per la partenza alle nove di domani. Ceniamo, scarico le foto
fatte oggi sul computer e mentre ce le guardiamo cominciamo
a ricevere ospiti: amici, attratti dalle foto, che commentano
benevolmente, felici di rivivere, a tamburo battente, il bel
pomeriggio trascorso. Alle 22 tutti a nanna. Avvolgo la veranda
per evitare di farlo domani perché sarebbe fradicia di
umidità. Buona notte!
Martedì
11 agosto
Sveglia
alle sette e ultimi preparativi (scarico e carico dei serbatoi
del camper) poi l’emozione del primo incolonnamento. Alla
chiamata, via CB, in ordine di numero, i camper escono dal campeggio
e formano una breve colonna in attesa del completamento dello
schieramento. Poi partenza. Ho la responsabilità di guidare,
ripetendo le indicazioni di Gianni, il camper che ci precede:
Francesco e Maria dispongono di due walkie-talkie. Sarà
Anna a trasmettere a Maria. Arriviamo abbastanza agevolmente
a Donaueschingen nonostante, ad un certo punto, ci si accorga
di aver perso i camper dall’undici al quindici. Breve
sosta in una cittadina (con relativo “quasi blocco”
del traffico perché dieci camper incolonnati, anche se
stazionanti con le ruote di destra sul marciapiede, sono comunque
un problema per la percorribilità della strada, neppure
molto larga) per consentire il ricongiungimento che avviene
felicemente.
A Donaueschingen nasce il Danubio a circa 680 metri di altitudine
e con un percorso di circa 2800 chilometri sfocia nel mar Nero
(quella che vediamo, come imparerò su Internet, è
la sorgente del fiume Brigach che solo dopo la sua confluenza
col fiume Breg, dà vita al Danubio). Foto rituali di
gruppo (con bandiera del Club) e a coppie. La polla da cui nasce
il Danubio è un largo pozzo recintato, il cui fondo brilla
per le monetine che i turisti vi hanno gettato, ai piedi della
dimora dei Fürstenberg. Ho voluto soddisfare il mio desiderio
di avere un po’ d’acqua dalla sorgente (irraggiungibile)
legando alla mia cintura una bottiglietta di plastica e, a strattoni,
cercando di farvi entrare un poco d’acqua. Dopo alcuni
tentativi ci sono riuscito e col mio prezioso trofeo sotto il
braccio ho raggiunto la comitiva. Ciro, un arguto e simpatico
romano, entrato presto, con la moglie: Simonetta, nel numero
dei compagni di viaggio a noi più vicini, ha chiesto
ad Anna se, per caso, non credessi di essere giunto a Lourdes…
Credo che il movente di questa “battutaccia” sia
l’invidia nei miei confronti, unico possessore di alcune
preziose gocce di acqua raccolta alla sorgente del Danubio.
Ogni paragone con Bossi e il prelievo rituale della sacra acqua
del Po, alle sue sorgenti, è assolutamente inopportuno!
Visita a Donaueschingen: bella, pulita ed ordinata e come al
solito, fiorita. I camper sono stati parcheggiati in uno spiazzo
poco fuori dalla cittadina e l’appuntamento per la ripartenza
è fissato per le 13,30. Trovo subito un negozio di souvenir
che vende gli sticker adesivi e ne acquisto uno. Ci inoltriamo
per le stradine di Donaueschingen dopo aver visitato una bella
chiesa protestante, molto luminosa al suo interno, a differenza
delle scure chiese cattoliche in stile gotico. Scatto numerose
foto fino ad incontrare, in uno slargo della strada principale,
una bellissima pasticceria-bar con numerosi tavolini all’aperto
dove decidiamo di fermarci per mangiare. Sono le 11,30 e Anna,
che non ha ancora fame, decide di fare quattro passi da sola
e io decido di attenderla seduto all’ombra e al fresco
(le nuvole sono state in gran parte spazzate via da un bel sole
e fa’ molto caldo).
Mi raggiungono Mario e Piera che erano con Anna e l’hanno
persa. Sulle prime non mi preoccupo. La cittadina è piccola
e Anna saprà certamente ritrovare la strada. Ordiniamo
quattro birre piccole (Kleine) e le solite “quasi piadine”:
due con cipolla e speck e due non meglio definite che “vegetariane”.
Ci portano le birre mentre continuiamo ad aspettare Anna. Che
stupido! Come al solito non ho preso il telefono e non posso
neppure usare quello di Mario perché a memoria non conosco
il numero di Anna. E finalmente Anna torna…con una camicetta
diversa da quella che aveva all’andata il cui colore,
per noi tre è stato a lungo cercato in lontananza. “E’
caldo e senza maniche non ne ho nessuna” è la sua,
non necessaria, spiegazione. Mangiamo le “quasi piadine”
e beviamo le birre. Dopo aver pagato torniamo lentamente verso
il parcheggio. Personalmente ringrazio il buon Dio che la strada
è in discesa e io mi sento un poco in difficoltà,
non tanto per quello che abbiamo mangiato, ma per la birra che,
pur non essendo ad alta gradazione, tuttavia, batte in testa.
Prima di uscire dal bar-pasticceria compero quattro panini per
questa sera e una fettona di torta alla frutta, pensando alla
colazione di Anna domani mattina. Felice di andare in discesa
e col mio pacchetto in mano, mi rendo conto di aver dimenticato
la preziosa bottiglia con l’acqua del Danubio sul tavolino,
assieme alle bottiglie vuote di birra, bicchieri e taglierini
sui quali ci hanno servito le “quasi piadine”. Torno
“velocemente” sui miei passi e ripercorro la strada
che stavo discendendo “con tanta orgogliosa baldanza”
(per dirla alla Diaz del “comunicato della vittoria”)
e intanto penso, con terrore, che se le ragazze del bar hanno
già pulito il nostro tavolo chissà dove è
finita la mia bottiglia. Non tanto per l’acqua (ché
la fonte è vicina) ma … per la bottiglia, che non
ho più. Ma per fortuna il tavolo è ancora ingombro
e su di esso ecco la mia preziosa bottiglia. Ai turisti, seduti
li vicino, che mi guardano esterrefatti precipitarmi a prelevare
una bottiglia di plastica vuota, trovo la forza di dire, in
perfetto tedesco ed indicando il poco d’acqua che è
sul fondo:”Das ist Donaues wasser!” Non so se il
tedesco in cui mi sono espresso è proprio perfetto ma
mi hanno di certo capito (e compatito, forse) perché
mi hanno risposto: “Ahhh, ya, ya”.
Con la procedura del mattino ci rimettiamo in strada alla volta
di Tetnang, a 15 chilometri da Lindau dove è il campeggio
in cui pernotteremo: il “Badflutter”.
L’inconveniente del percorso di questa mattina si ripete
e, ad un certo punto la colonna è di nuovo spezzata in
due: i primi dieci camper sono uniti mentre dall’undici
al quindici si sono perse le tracce. I ripetuti appelli di Gianni
al CB hanno finalmente esito positivo. Ripartiamo e, dopo aver
attraversato Lindau ostacolati da molti semafori, prendiamo
una strada secondaria e seguendo le indicazioni poste lungo
la strada ci avviciniamo al campeggio. La nostra colonna deve
fare impressione: quindici camper in fila indiana, alcuni con
la bandiera tricolore al vento, che si muovono su una campestre
che progressivamente diventa sempre più stretta, non
debbono essere uno spettacolo usuale né da queste né
da altre parti.
I villici (perché di villici si tratta) sono tutti affacciati
alle porte e alle finestre per vederci sfilare. I bimbi ci guardano
a bocca aperta e qualcuno, timidamente, ci saluta agitando la
manina, altri chiamano i nonni per farli assistere alla scena.
Sembra di essere gli americani che entravano sugli Sherman,
il 25 aprile 1945, a Bologna. Sarebbe il massimo se cominciassimo
a lanciare cioccolate, caramelle e chewing-gum. E finalmente
siamo alle porte del campeggio il cui responsabile, preparato
ad accoglierci dalla impeccabile organizzazione, ci fa entrare
incolonnati e ci sistema, uno di fianco all’altro in 15
piazzole a noi riservate. Anche in questa entrata al campeggio
sfiliamo tra la meraviglia, non più dei villici ma dei
campeggiatori di cui, così spettacolarmente siamo arrivati
a turbare la calma.
Mentre scrivo, dalla piazzola vicina, occupata da due maturi
coniugi olandesi e dalla loro figliola, mi stuzzica i succhi
gastrici un buon profumo di cucina. Fingo di essere preda di
un attacco di sonnambulismo e, a braccia tese, mi dirigo verso
la loro piazzola. Mi accolgono ridendo e mi fanno vedere quello
che bolle in pentola, unitamente ad un “sugo Barilla”,
di quelli che, di Bolognese hanno solo il nome. Spiego loro
alla meglio che io sono di Bologna e che il nostro ragù
è “leggermente” diverso. Torno a scrivere,
Anna sta lavando qualche camicetta e mi viene in mente di fare
loro omaggio di un vasetto di salsa, fatta da me, e glielo porto.
Annusano il profumo della mia salsa e ringraziano per l’offerta.
Cinque minuti dopo ricambiano con un assaggio della pasta che
stavano cucinando! Che bello! E’ così facile fare
amicizia?!
Direi che l’insieme di “stanchezza” per il
viaggio, “esiguità” dello spuntino di mezzogiorno
e poca “voglia di cucinare” ci hanno reso molto
graditi gli spaghetti “alla Bolognese” con aggiunta
di funghi champignon che i nostri vicini olandesi ci hanno offerto.
Con l’aggiunta di una “melina” la cena è
risolta. Rendiamo le ciotole lavate e ne approfitto per lasciare
loro il nostro indirizzo e la e-mail invitandoli a telefonarci
se verranno a Bologna.
Dopo cena riunione generale davanti al camper di Gianni. Le
piazzole, molto grandi, lo consentono agevolmente. Domani alle
9 ci aspetta un pullman che alle 17,30 ci riaccompagnerà
al campeggio. Due ore le passeremo con la guida che ci presenterà
Lindau e il resto della giornata è libero. Mangeremo
un panino e via! Esaurita la parte logistica, Gianni dà
il via alla parte ludica della riunione con alcune delle sue
barzellette. Sono irresistibili e lui le sa raccontare molto
bene. E’ un crescendo di risate e di commenti arguti,
giocati sui doppi sensi e ciò è reso possibile
dal fatto che le due mascottes della compagnia: Glenda e Cristian
(o Christian?) non partecipano alla riunione. Probabilmente
sono già a letto.
Alle 10 la riunione si scioglie e ciascuno, con la propria sedia,
torna al proprio camper. Ma la voglia di ridere è ancora
forte e ogni tanto ci si ferma e questa volta è Francesco
a tenere banco con barzellette che, per qualità e modo
di raccontare, non fanno rimpiangere quelle di Gianni.
Mercoledì
12 agosto
Notte
tranquilla, al calduccio sotto i sacchi a pelo. Sveglia alle
7. Inizia una nuova giornata con le operazioni di riordino del
camper. Mentre scrivo, Anna prepara un buon caffè. Me
ne offre una tazza e … rovescia la sua in camper. Non
dico altro! Dal camper vengono, in rapida successione, gettati
fuori: tre o quattro tovagliolini scottex intrisi di caffè,
serviti ad Anna per asciugare il frigo portatile (che era aperto
quando il caffè si è rovesciato), la pedana sottostante
e una presina per cucina. Anche la tenda della porta del camper
c’è andata di mezzo e i cordoni bianchi che si
alternano a quelli grigi, sono di un bel colore cappuccino.
Quello che fa più arrabbiare Anna è l’idea
che io ora stia scrivendo tutto. La sento che, con la voce artefatta
dice: “l’Anna ha rovesciato il caffè…”.
Che cosa le farà pensare che io abbia tempo da perdere
a descrivere certe bazzecole? Le pagine di questo diario, che
verrà letto dai posteri, sono riservate alle nostre imprese
eroiche, non certamente alla piatta quotidianità. Ore
9, come da programma ci trasferiamo in un comodo pullman a Lindau.
Il tempo non è completamente ristabilito ma nessuno di
noi prende l’ombrello. Anna mi obbliga ad indossare i
jeans lunghi e nello zainetto ho una felpa leggera. Non si sa
mai…. A Lindau incontriamo la nostra guida: una signora
svizzero-tedesca di nome Marisa e dal cognome irripetibile.
Marisa ci accompagna a visitare l’isola: “Lindau
Insel” (e penso che sia la stessa cosa detta in tedesco)
che fronteggia la Lindau moderna ed è collegata mediante
due ponti alla terra ferma. Siamo di fronte al lago di Costanza
(Bodensee). Dalla Zwanzigerstraße, seguendo Marisa, entriamo
nella medioevale cinta muraria per dirigerci sulla Maximilianstraße,
ascoltando la nostra guida che ci descrive, per sommi capi,
le origini e la storia di Lindau. Vediamo e scattiamo numerose
foto fino alla Bismarkplatz e restiamo a bocca aperta davanti
alla bellezza e della Rathaus e della Reichplatz. Raggiungiamo
poi il Teatro dell’opera delle Marionette dove le grandi
opere: dal “Flauto Magico” alla “Carmen”
vengono rappresentate e i personaggi sono marionette, certamente
“doppiate” da cantanti famosi. Da qui, sempre affascinati
dalle puntuali descrizioni di Marisa di quanto ci vediamo intorno,
arriviamo alla Kirchplatz dove due chiese, una protestante e
una cattolica, si fronteggiano. La differenza degli spiriti,
protestante e cattolico, si rispecchia nei due ambienti molto
diversi. Sobrio e luminoso lo stile della protestante, più
pesante e decorato quello della cattolica. Immagino quando,
a mezzogiorno della domenica, dopo le rispettive messe, i protestanti
e i cattolici si incontrano nella piazza. Forse hanno orari
diversi o forse i cattolici escono sulla Stiftplatz per non
incontrare i protestanti sulla Kirchplatz. Qualcuno oggi, per
descrivere la situazione, ha usato il termine: “derby”.
La piazza del mercato ci accoglie con le sue colorite bancarelle
di ortaggi, fiori, dolciumi, stoffe e chincaglierie varie. Da
qui ci dirigiamo nella via “In der Grub” dove Marisa,
con sommarie indicazioni per chi vuole ritornare alla stazione,
ci propone una corsa fino alla Peters Kirche prima di lasciarci
tornare al pullman. Personalmente declino l’invito per
tre buone ragioni: sono stanco, ho voglia di fumare un sigaro,
ho perso Anna che si sarà attardata in qualche negozio.
Anna sopraggiunge dopo un poco sventolando uno “sticker”,
non di Lindau, che non ha trovato, ma della Baviera. Un pensiero
gentile nei miei confronti per alimentare la mia mania. Bello
il blasone che adesso fa sfoggio sul fianco del camper! Marisa
dà le consegne all’autista del pullman che ci deve
accompagnare a Friederichschafen dove, chi lo vorrà,
potrà visitare lo “Zeppelin Museum” e successivamente
a Salem dove potremo visitare una grande tenuta con annesso
castello e tanto di cicogne e scimmie. Uno strano accostamento
per me! Il forte traffico, data l’ora, spinge l’autista,
dopo molti giri su e giù ai bordi della foresta nera
fra campi verdissimi, alberi e piantagioni di luppolo, ad invertire
l’ordine delle visite e così puntiamo su Salem.
Il Primo parcheggio è pieno, il secondo pure e finalmente
entriamo nel terzo.
Qui, fra stalle e ricoveri per gli attrezzi agricoli, è
stato realizzato un self-service al quale tutti si precipitano.
Il mio “odio” per le corse alle cibarie mi spinge
lontano. Scatto molte fotografie alle cicogne e ai tanti gruppetti
in cui i miei compagni di avventura si sono frazionati. Anna
decide di pranzare con wurstel e patate fritte innaffiate da
“acqua minerale”. Senza bicchiere, perché
al self-service si paga una cauzione di 2,50 € che ti verrà
restituita quando renderai il bicchiere. Un buon modo per evitare
che i bicchieri da birra vengano sottratti come souvenir! Decido
di entrare al self-service per prenderne uno da portare a casa.
Prendo anche una bottiglietta di sidro che bevo “a collo”
per non bagnare il bicchiere. Parlando con Anna, decidiamo che
un bicchiere per Fabio e uno per Lorenzo sono un buon ricordo
e così rientro al self-service e faccio l’acquisto.
Con lo zaino pieno di roba fragile e un po’ abbioccati
riprendiamo il viaggio per la meta finale. La mamma approfitta
del viaggio per fare un pisolino. Io scatto qualche foto dal
finestrino. A Friederichschafen la comitiva si divide. Qualcuno
decide di andare a visitare il museo Zeppelin. Noi, assieme
a Mario e Piera, optiamo per un caffè e una gita al porto.
A noi si uniscono Ciro e Simonetta. La giornata è splendida
e dopo uno “schwarz-caffee” e un “espresso”
(entrambi molto allungati ma bevibili) facciamo la nostra passeggiata
che si conclude alle 17. Il pullman ci riaccompagna al campeggio;
scarico e ordino le foto, scrivo queste note e fumo un sigaro
all’ombra del camper mentre Anna, dopo la doccia, impegna
il tempo a sistemarsi e a telefonare ai figli. Adesso anch’io
andrò a lavarmi. Ne sento la necessità!.
Splendida la doccia! Acqua calda a volontà, antidoccia
e doccia. Buona la cena: simmenthal, pomodori, indivia e qualche
fogliolina di cipolla. In aggiunta una fettina del salame e
del formaggio che ci ha regalato nostro figlio Fabio di ritorno
dalla Val d’Orcia. Dopo cena in compagnia, a vedere le
foto. Per domani la partenza è prevista, con la solita,
ormai, procedura. Mario, che Dio lo benedica, ci ha portato
una bottiglia del suo vino che, quando l’ho stappato,
ha fatto un busso che ha fatto sobbalzare i nostri dirimpettai
tedeschi ai quali offro un bicchiere di “red italian wine”,
molto gradito.
Giovedì
13 agosto
Spettacolo
televisivo ieri sera attorno al nostro camper. Non erano in
programma riunioni e così ho fatto scorrere sullo schermo
del mio PC le oltre 400 fotografie scattate ieri (divise e organizzate
prima di cena) fra fiumi di grappa e “slivovitz”.
Questi RAGAZZI non si negano proprio nulla! Molte zanzare…Lo
spettacolo ha avuto la sua brava replica per i ritardatari e
perfino un “a richiesta” per chi, come la piccola
Glenda, voleva rivedersi. Questi dopocena condominiali stanno
diventando una piacevole abitudine. Alle 9 partenza per Füssen.
Gianni propone di fare tutto in un’unica tappa. La distanza
da Füssen è di 130 chilometri e si può fare
agevolmente. Saremo a Füssen prima di mezzogiorno e dormiremo
in quel campeggio tre notti. Abbiamo dormito molto bene sotto
i sacchi a pelo e la giornata promette bene. Viaggio di tutto
riposo che si snoda attraverso suggestivi e dolci paesaggi.
Via CB si intrecciano i richiami fra i vari equipaggi e qualche
sfottò. Lella, che cura le trasmissioni non di servizio
dal camper di Gianni, capocolonna, ci fa anche sentire un po’
di musica. E’ bellissimo per me viaggiare a navigatore
spento. Un’occasione in meno di discussioni con Anna.
A un certo punto, Gianni, che di navigatori ne ha due, comunica
di temere di aver sbagliato strada e inizia una manovra di inversione
prontamente stoppata da altri due equipaggi i cui navigatori
comunicavano di essere sulla “diritta via”. Anna
scatta diverse fotografie al paesaggio, davvero bello e, in
alcune occasioni, quando la sinuosità della strada consente
una buona inquadratura, fotografa la lunga teoria dei camper
che ci precedono. Siamo in 9^ posizione e nonostante alcuni
attraversamenti cittadini, con molti semafori che, inevitabilmente,
ci frazionano, nessuno rimane isolato e Füssen ci riceve
a ranghi serrati. Qualche problema ad entrare nel parcheggio
attrezzato…ci dobbiamo spostare un poco più indietro
ma alla fine troviamo tutti posto. Sistemiamo i camper poi pensiamo
al pranzo. Riceviamo, sotto la nostra veranda, accostando tavolini
e seggiole, Mario e Piera. Il menù è così
articolato: spaghetti (loro) al pesto (nostro), pomodorini secchi
sott’olio (di Mario) e friggione (un soffritto di cipolla
e pomodoro, mio), vino (loro) e pane (nostro). Forse 500 grammi
di spaghetti per quattro persone sono troppi e ora mi sento
un poco appesantito. Finito di scrivere queste note mi ritirerò
in camper per un riposino.
Splendida nanna. Sveglia e scarico delle biciclette e un giro
per le tre diverse aree di parcheggio per capire dove sono i
servizi. Giro lungo abbastanza da giustificare il costo sostenuto
per acquistare le biciclette nuove, dopo il furto dal camper
subito l’anno scorso, e trasportarle fino qui. Poi a fare
provviste al “Lidle”. Torniamo carichi e con le
biciclette a mano. Il Lidle è proprio qui di fronte.
Anna si esibisce in una volata montando in bicicletta con le
borse della spesa. Le solite incombenze relative al camper,
qualche chiacchiera in attesa della cena. Cetrioli, pomodori,
indivia e radicchio rosso come contorno: allo sgombero sott’olio
per me e alla bresaola per Anna. Riunione dopo cena (interrotta
dalla pioggia) per aggiornarci sul programma di domani. Appuntamento
alle 9 col pullman.
Venerdì 14 agosto
Notte
da tregenda: tuoni e fulmini e, a più riprese, forti
scrosci di pioggia. Ho dormito molto bene, nonostante la sarabanda
meteorologica. Anna ha avuto freddo. Sveglia alle 7 e di volata
ai servizi. Nei tre parcheggi saranno fermi almeno trecento
camper e, molto approssimativamente, ci saranno trecento uomini
ed altrettante donne. Ho contato una doccia e tre gabinetti
nei servizi uomini e prevedo lunghe code per chi si alza tardi.
Qualche pertugio azzurro si lascia vedere fra nuvole fitte,
grigio scure e nere. Qualcosa mi dice che pioverà ma
noi dovremo essere al coperto, nel castello di Neuschwanstein,
fino alle 13. Il castello, per quello che ho letto su Wikipedia,
misura 6000 metri quadri su quattro piani, con torri alte fino
a 80 metri. Un vero castello da fiaba, preso a modello da Walt
Disney per Cenerentola, che è stato fatto costruire da
re Ludwig II di Baviera. L’arredamento è ispirato
alle opere di Wagner (che Ludwig amava sopra ogni cosa e che
dallo stesso Ludwig ricevette enormi finanziamenti). Dicono
sia il sito più visitato della Germania. Più di
un milione di turisti percorrono ogni anno i suoi saloni. Per
fortuna che, come comitiva, dovremmo avere un ingresso privilegiato
altrimenti, temo, dovremmo vederlo solo da fuori. Una breve
corsa in pullman dal parcheggio dove stazionano i camper al
parcheggio alla base di Neuschwanstein che sovrasta Füssen.
Poi, su un autobus pubblico, che funge da navetta, pieno fino
all’inverosimile, fino alla piazzola oltre la quale si
prosegue a piedi fra boschi di conifere e scorci panoramici
mozzafiato.
Per fortuna, con la scusa di dover scattare foto, ogni tanto,
mi posso fermare a riprendere fiato. Anna mi aspetta, manifestando
tutta la sua apprensione per me. Arriviamo ultimi al castello
ma in tempo per entrare con la nostra comitiva. All’ingresso
ci consegnano degli apparecchietti da accostare all’orecchio
che fungeranno da guida individuale. All’interno del castello,
visitiamo le stanze consentite lungo un percorso che si sviluppa
su tre piani, collegati da odiose, per me, scale a chiocciola.
I mobili che costituiscono l’arredo delle stanze sono
tutti finemente scolpiti, lampadari di dimensioni enormi (la
sala delle feste poteva essere illuminata da oltre seicento
candele che venivano accese per il solo Ludwig), specchi che
rimandano all’infinito le immagini, le pareti decorate
da arazzi e affreschi che fanno riferimento alla “Saga
dei Nibelunghi”, musicata da Wagner. Ufficialmente, all’interno
del castello, non si può fotografare ma, quando le custodi
che scortano i gruppi in visita non guardano, qualche foto riusciamo
a farla. Naturalmente senza flash sperando che qualcosa venga
fuori. Vedremo questa sera cosa! Riusciamo a fare, nella sala
delle feste, una foto di gruppo con tanto di bandiera del club.
Le parole non sono sufficienti a descrivere quello che si vede!
Certo che Ludwig, era un megalomane e forse un poco pazzo come
recita il suo soprannome di “Re pazzo”. Ma questa
sua vera o millantata follia non gli ha impedito di impostare
e sovraintendere alla realizzazione di questo “castello
delle fate” (per capire il quale, in tutti i suoi simboli,
occorre una profonda cultura germanica) anche nei suoi aspetti
“tecnologici” di una assoluta modernità,
per quei tempi, e certamente non “medioevali”. La
visita è poi proseguita scendendo nelle cucine, attraversando
l’immancabile sala di esposizione e vendita di souvenir
e finalmente, dopo un breve percorso in una galleria, scavata
di recente per consentire il deflusso veloce dei visitatori,
di nuovo sul piazzale. Qui, riscaldati da un piacevole sole
che ha spazzato via le nuvole durante la visita all’interno
del castello, decidiamo di scendere in carrozza anche perché
Anna ha male alle ginocchia e la discesa, in queste condizioni,
sarebbe dura. Mentre scendiamo, incrociamo i turisti che salgono
a piedi. La guida ci ha detto che in cinque mesi di apertura
del castello si sono già contati più di 1.300.000
visitatori. Alla biglietteria, dove la carrozza ci scarica,
la coda dei turisti, in attesa di fare il biglietto, è
chilometrica e per molti di loro sarà inutile. Raggiunta
infatti la quota di 8000 ingressi attribuiti, la vendita degli
stessi, per la giornata, si chiude e chi s’è visto
s’è visto. Il pullman ci riporta al parcheggio
dei camper. Il tempo per scaricare e ordinare le oltre 300 foto
“buone” che ho fatto (molte di quelle fatte all’interno
del castello sono purtroppo da buttare nel cestino), di consumare
(io) un pasto frugale (due mele e mezzo) e un po’ meno
frugale per Anna, di scrivere il diario mentre Anna si riposa
e poi, scaricate le biciclette, lungo una agevole pista ciclabile,
andiamo a visitare Füssen. Splendida, ordinata e nonostante
l’invasione di turisti, pulita. Abbiamo cercato un cestino
per liberarci di un pacchetto di caramelle vuoto e non lo abbiamo
trovato e, incredibile e notevole, nell’area pedonale
che abbiamo percorso in lungo e in largo, non c’era un
pezzetto di carta a terra! Ho scattato numerose foto e la cosa
più simpatica era incontrare qua e là, a gruppetti,
i nostri compagni di viaggio che avevano avuto la nostra idea
di visitare Füssen e vi si erano recati, chi a piedi e
chi in bicicletta. In chiusura di passeggiata: un caffè
e un “eis-chocolate” per Anna e una “kleine
beer” per me. Ritorno al campeggio comodissimo: tutta
discesa! Scarico nuovamente le foto e comincio a trasferirle
sulle “chiavette” che molti amici, colpiti dalla
singolarità delle mie foto e dalla loro (ehm ehm, non
faccio per vantarmi….) bellezza si sono procurate dall’”EXPERT”
vicino al parcheggio. Così, questa sera, ho “servito”
le mie foto, già messe in ordine e suddivise per argomento,
al papà di Cristian, a Glenda, a Piera, a Mauro e “dulcis
in fundo” a Gianni… Insomma un lavoraccio! Non ho
neppure preparato da mangiare e ho praticamente mangiato lavorando
l’ottimo risotto agli asparagi che Anna aveva nel frattempo
preparato, due fettine di pane con un ottimo formaggio olandese
acquistato al “Lidle” e mezza mela. Dopo aver consegnato
ai legittimi proprietari le “chiavette” siamo corsi
alla riunione programmatica per domani. Partenza alle 8,45 per
visitare il secondo castello di Ludwig a Linderhof, a circa
un’ora di pullman da Füssen. Buona notte! La riunione
si è chiusa presto perché è umido e fa
freschino, nonostante la grappa che, anche questa sera, è
scorsa abbondante, e così sono riuscito a completare
la descrizione di questa bella giornata.
PS Ottima la camomilla calda che mi ha preparato Anna! Come
farei senza di lei?
Sabato
15 agosto
Sveglia
alle 7. Notte tranquilla. Anna, alla quale ieri sera ho preparato
il letto disponendo diversamente i sacchi a pelo e che ho rincalzato
per bene, ha dormito al calduccio e non si è lamentata
né della pendenza del camper né del freddo. La
giornata è splendida. Nessuna nuvola in vista, cielo
azzurro ed un bel sole che fa presagire e sperare in una giornata
calda. Credo che la visita a Linderhof si svilupperà
prevalentemente all’esterno perché il pezzo forte
della visita dovrebbero essere i giardini, attorno ad esso.
Il parcheggio si sta rianimando e sento, in lontananza, un bimbo
piccolo che piange e una mamma che grida, a voce sempre più
alta: “basta, basta, siediti….”. I proprietari
di cani: Mauro e Roberta, Simonetta e Savina, stanno portandoli
a fare una passeggiatina prima di chiuderli nei camper e lasciarli
per la durata delle relative escursioni. Nel nostro caso dovremmo
essere di ritorno per le 14. Che feste e come scodinzolano i
cani al ritorno dei loro padroni. Oggi farà caldo nei
camper e per gli animali forse sarà un sacrificio! Anna
è di ritorno dal bagno e si accinge a preparare qualcosa
da mangiare “al sacco” come ci ha consigliato di
fare Gianni. Ieri sera, alle altre barzellette, ne ho aggiunte
due io: quella dei cecchini, italiani e austriaci, durante la
guerra del 15/18 e quella dei carabinieri il giorno di paga.
I miei compagni hanno riso anche se le barzellette sono molto
vecchie e certamente molti le conoscevano. E incredibile con
quanta facilità Gianni e Francesco sciorinino, dal loro
archivio privato, una barzelletta dopo l’altra. E’
una dote di natura…io faccio fatica a ricordare…e
Francesco attacca con la barzelletta di quello che non ricordava
le barzellette….insomma: uno spasso!
Bello e comodo il viaggio a Linderhof. Roberta, la guida che
anche ieri ci ha accompagnato, rende più interessante
il viaggio segnalandoci, durante il percorso, i punti interessanti
ed intrattenendoci con notazioni storiche, economiche e culturali
della regione che stiamo attraversando. Regione relativamente
povera con una economia prevalentemente agricola (solo cinque
aziende metalmeccaniche di componentistica per il mercato automobilistico).
Roberta ci assicura che la popolazione non può definirsi
ricca ma vive, in modo operoso e dignitoso, facendo rendere
al massimo la terra che produce essenzialmente foraggi (cinque
o sei tagli d’erba all’anno, merito anche della
forte piovosità). A giudicare dalla bellezza delle case
e dei paesini si stenta a pensare al termine “povertà”
associato a queste regioni. Passiamo vicino ad una cittadina:
Oberammergau, le cui case della zona storica sono decorate all’esterno
con scene dipinte prevalentemente di ispirazione religiosa.
Un asilo infantile è decorato con scene tratte dalle
fiabe dei fratelli Grimm. Non è però possibile
entrare perché, essendo ferragosto, il centro è
zona pedonale. Proseguiamo per Linderhof e facciamo visita al
castello costruito vicino al Königshauschen (diremmo il
“casino di caccia” del Re Maximilian II di Baviera).
Linderhof, rispetto a Neuschwarzstein sembra quasi una residenza
modesta, con solo quattro stanze al primo piano con una reale
funzione: la stanza degli specchi, le camere degli arazzi (est
e ovest) e la camera delle udienze. Fra queste sono ricavati
dei piccoli salottini. Per ultima la camera da letto. Definire
“sontuosi” l’arredo e i decori è dir
poco! Spiccano gli ori (veri) e gli argenti, gli affreschi e
gli arazzi. Ludwig conduceva nella villa estiva una vita quasi
da eremita. Gli bastava (si fa per dire) quello che lo circondava
e la natura splendida del luogo. Imponente il parco e meravigliosi
i giardini che incorniciano il castello. Il bacino d’acqua
antistante il castello, dispone di una grandissima vasca con
una fontana al centro che periodicamente emette uno spettacolare
getto d’acqua che pian piano si innalza fino a 25 metri
di altezza e che ho fotografato nel suo progressivo e relativamente
lento innalzarsi. Il tempio di Venere, da una parte, e la fontana
di Nettuno, dall’altra, lasciano meravigliati per la loro
stupenda bellezza. Il parco, in cui è inserito il castello,
e i suoi giardini, coprono un’area di 50 ettari, perfettamente
integrati nello scenario naturale delle Alpi. Abbiamo percorso
i viali del parco per visitare il “Chiosco Moresco”,
la “Casa Marocchina” e la “Grotta di Venere”.
Quest’ultima è una costruzione artificiale voluta
da Ludwig come scenario del primo atto del “Tannhäuser”.
Il Chiostro Moresco e la Casa Marocchina furono realizzati per
l’Esposizione Mondiale di Vienna (del 1873) e successivamente
acquistati da Ludwig che le personalizzò facendole decorare
a suo piacere. Decidiamo, tutti insieme, di sostituire la sosta
per il pranzo, prevista sulle rive del laghetto Plansee, con
una analoga sosta per il pranzo e relativa, veloce, visita al
paesino di Oberammergau che abbiamo intravisto in mattinata.
Molto bello, con le sue case fiorite e decorate. Peccato avere
avuto solo un’ora per questa escursione nell’escursione.
Ho scattato qualche foto e, in un negozio di souvenir, oltre
al solito “sticker” da applicare al camper, ho acquistato
un cappello bavarese di feltro, a cono, con tanto di nastro
(bianco e azzurro: colori della Baviera) e una gigantesca stella
alpina applicata sul davanti. Ne avevo visto uno a Neuschwanstein
ma costava 65 € + 6€ per la penna e lo avevo lasciato
al suo posto. Nei giorni successivi ne ho visti altri a 25 €
e, ancora, li ho lasciati. Il prezzo di 7,90 €, richiesto
a Oberammergau, ha vinto la mia resistenza e l’ho acquistato.
Sarà senz’altro di peggiore qualità e fattura
ma, per quella che sarà la sua funzione, va fin troppo
bene. L’ho indossato subito e sono stato fotografato da
molti compagni di viaggio. Da ultimo, Roberta, la guida, che
oggi si è presentata con un bellissimo costume bavarese,
ha voluto essere fotografata con me! E mentre cantavamo: “siamo
la coppia più bella del mondo” uno stuolo di amici
fotografi immortalava la nostra performance. E così ho
lasciato, nelle foto dei miei amici, numerose tracce del mio
“passaggio sulla terra”. Gianni e qualche altro
amico sostengono che assomiglio molto a Ludwig…. Sarà…,
ma proprio a un originale così devo somigliare? Svacco,
a fianco del camper, fino alle 20 di questa sera quando un pullman
ci preleverà e ci accompagnerà a Füssen per
la cena di Ferragosto che avrà luogo in un “non
precisato”, dal programma, ristorante tipico bavarese.
La serata, dicono, si concluderà con balli. Meno male
che debbo fotografare! Siamo due fighini! Io in pantaloni lunghi,
grigi, maglietta bianca e sandali neri. Mamma con una camicetta
violetta e i calzoni alla pinocchietto acquistati a Strasburgo.
Saremo uno schianto. Anna sta finendo di truccarsi e io aspetto,
all’esterno del camper, che questa arietta mi asciughi
il sudore. Mentre scrivo, sorseggio una coppa di Pinot Grigio,
ghiacciato, che ci ha portato Mario. Veramente si tratta di
un bicchierino di plastica bianca “usa e getta”
ma a me sembra una coppa (potere dello squisito Pinot!). Ho
dedicato parte del pomeriggio a vuotare e riempire i serbatoi
del camper, ho fatto una bella doccia calda (3 minuti di acqua
per 50 cent.). I gestori del parcheggio sono esosi, per quanto
riguarda l’acqua che qui non dovrebbe mancare. Chissà
dove ci porteranno? Siamo tutti molto “in tiro”,
dai nostri camper vengono allegri richiami ed esclamazioni di
compiacimento man mano che, al gruppo di coloro che sono già
pronti, si aggiunge qualche nuova coppia. Il morale di tutti,
per la bellissima giornata trascorsa e l’aspettativa di
un’altrettanto bella serata, è alle stelle.
Chi si aspettava “Stinco di maiale”, patate fritte,
wurstel con crauti e strudel di mele, può anche essere
rimasto deluso ma, nel complesso, la cena tradizionale bavarese
è servita a riempirmi e scaldarmi piacevolmente lo stomaco.
Apertura con una bollente “suppe” di verdura (servita
in una graziosa coppa a due manici che faceva intuire la possibilità
di sorbire il brodo senza usare il cucchiaio) seguita da un’insalatina
multicolore (con un fondo di affumicato). Il piatto forte: una
scaloppina di maiale contornata da gnocchetti al formaggio dell’Algoria
e in chiusura un budino, servito in una microscopica tazzina
(tipo quelle usate per stemperare i colori). Pane e birra (quest’ultima,
a scelta dei commensali e da pagare come extra). Durante la
Cena Gianni ha adempiuto ad un rituale ormai consolidato che
consiste nella premiazione dei nati in agosto facenti parte
della compagnia. Sono risultato l’unico, essendo nato
il 6 agosto. Gianni ha esordito dicendo che voleva trarre il
bilancio del viaggio, giunto al giro di boa della sua metà,
complimentandosi con tutti meno che con uno. E, quando mi ha
indicato come il peggior rompiballe della compagnia, mi sono
sentito mancare! Ho pensato di avere esagerato a fotografare
a destra e manca e in tutti gli atteggiamenti i miei compagni,
tanti timori si sono accavallati nella mia mente alla ricerca
di una ragione per questa scelta di Gianni. Allo choc è
subentrata una bella euforia quando Gianni ha detto che, essendo
l’unico nato in agosto, avrei ricevuto un regalino: una
graziosa coppa in ceramica bianca con un decoro che ricorda
le più belle località della foresta nera bavarese.
E non ho avuto difficoltà nel pronunciare un breve ringraziamento
al quale ha fatto seguito il coro di “tanti auguri”
e uno scrosciante battimano.
Il pullman che ci ha accompagnato ci aspettava per il rientro
alle 22. Molti di noi hanno preferito la vita notturna di Füssen
e penso che il ritorno in pullman sia stato scelto da pochi.
Nella piazzetta, al centro della zona pedonale, si beveva e
si cantava al ritmo della musica di un complessino bavarese.
Centinaia di persone, sedute attorno a lunghe tavolate, agitavano
le braccia o si dimenavano sollevando enormi bicchieri pieni
di birra e indirizzandosi brindisi. Nello spazio esiguo lasciato
fra i tavoli e il palco dei suonatori, danzavano i più
scalmanati ed esuberanti. E vicino a questo spazio ci siamo
fermati e abbiamo applaudito Simonetta, Mauro, Glenda, Francesco,
Mario, Maria che ben presto si sono lasciati andare alla musica
per lanciarsi, felici, nel ballo.
Anna?… Anna!… Annaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa…..
Mein Got! Dapprima, seduta su un amplificatore agitava le braccia
al ritmo della musica, poi, invitata da Mario, si è lanciata
nel ballo…Ho scattato numerose foto a testimonianza dell’evento
per gli increduli! Abbiamo lasciato (Anna e qualcun altro a
malincuore) la piazza anche se, un poco più avanti, in
una strada meno affollata e dalla quale si sentiva ancora bene
la musica, qualcuno ha ripreso a ballare. Un breve giretto in
centro alla ricerca di una gelateria per un “gelato all’italiana”
e poi, a passi lenti, abbiamo percorso la strada del ritorno
al parcheggio. Il cielo stellato sopra di noi e il buio del
parcheggio mi hanno consentito di insegnare a Giovanna, che
lamentava di non essere capace di trovare, fra tante stelle,
la stella polare, come, a partire da Cassiopea, ben visibile
e inconfondibile con la sua forma a W, si poteva individuare
la benedetta stella polare. E così con le mie scarse
nozioni di astronomia, ho fatto un figurone che ha avuto il
suo culmine quando ho spiegato che quella striscia bianca sopra
di noi che attraversava tutto il cielo stellato era la “via
lattea”, bellissima. E finalmente a nanna dopo questa
allegra serata di ferragosto.
Domenica
16 agosto
Sveglia
alle 6,30 dopo una notte tranquilla. Il camper sembra un campo
di battaglia! Ieri sera non avevamo molta voglia di sistemare
le cose e così impiego un po’ di tempo a sistemare
quella parte di caos che dipende da me. Oggi lasciamo Füssen
per Prien, a circa 180 chilometri da qui. A mezzogiorno è
prevista una sosta a Garmish, se troveremo il modo di parcheggiare
i camper. Mi appresto a sistemare le ultime cose, prima della
partenza. Bella questa vita! Dal camper volano pezzi di scottex,
pedane e bottiglie vuote: Anna sta riordinando e mentre scrivo
la sento borbottare. I lavori più gravosi toccano sempre
a lei! Ribadisco: come farei senza di lei? Un bacio, cara brontolona!
La giornata si presenta sotto i migliori auspici. Dopo pochi
chilometri troviamo un distributore, davanti a un “Lidle”
che, essendo domenica, ha l’ampio parcheggio completamente
vuoto e riusciamo comodamente a parcheggiare tutti i camper.
La padrona del distributore, quando vede dalla sua abitazione,
posta sopra il distributore stesso, tanti camper in fila, scende
e apre la cassa.
Un bel gesto di cortesia che apprezziamo. L’alternativa
sarebbe stata il self-service con qualche difficoltà
in più. Mentre aspettiamo la conclusione delle operazioni
di rifornimento, Francesco mette su una allegra musichetta e
alcune coppie si mettono a ballare sul piazzale. Dopo questa
pausa, di spensierata allegria, il viaggio prosegue fra dolci
colline, prati verdissimi e molto estesi, paesini incantevoli,
fino a Garmish, dove parcheggiamo i camper nei pressi di uno
stadio del ghiaccio. Si temeva di non trovare parcheggi capaci
di accogliere i nostri quindici camper e, al contrario, troviamo
un parcheggio grandissimo, adatto a contenere auto e pullman
dei tifosi di hockey. Entriamo, a piedi, in Garmish, nella zona
pedonale e abbiamo la grossa delusione di trovare quasi tutti
i negozi chiusi. Scatto molte foto alle case con le facciate
affrescate e agli chalet con i balconi fioriti. Con Mario e
Piera mangiamo qualcosa e poi torniamo, lentamente e con un
forte anticipo sull’ora di prevista ripartenza, al parcheggio.
Mi è persino possibile spostare il camper, dal pieno
sole in cui si è venuto a trovare, all’ombra di
grandi alberi, in una corsia laterale del parcheggio e qui riposiamo
un poco. Ho potuto acquistare, a Garmish, una bella maglietta
per Anna con una lunga scritta in tedesco e impieghiamo un po’
di tempo, dizionario alla mano, a farne una approssimativa traduzione
che, come avevo intuito vedendola, è un elogio alla “MAMA
GMBH (leggi S.p.A.), sempre presente, tutti i giorni, 24 ore
su 24 per elargire buoni consigli di comportamento e dispensare
tisane nonché fare pulizie e quant’altro….
Siamo tutti presenti e con un’ora di anticipo sul previsto,
partiamo per Prien. Il viaggio è tranquillo, in alcuni
tratti autostradali il traffico è intenso ma, guidati
egregiamente da Gianni, riusciamo a mantenere l’unità
della colonna. L’ingresso al camping “Litzelau”
si rivela più intrigante del previsto. Si accede infatti
al campeggio per una stretta sterrata, adatta al transito a
senso unico ma non tale. Quando il primo camper è all’ingresso
del campeggio, l’ultimo dei nostri camper è su
un ponticello che scavalca un corso d’acqua e la sterrata
è completamente occupata. Cosa succede se due macchine
tedesche decidono di lasciare un parcheggio laterale alla sterrata
per dirigersi, risalendo la nostra corrente, a Prien? Succede
che non possono farlo per la famosa legge di incompenetrabilità
dei solidi….e così si inc…no e mi fanno gesti
perentori per farci, a nostra volta, entrare nel parcheggio
e poter loro uscire. I tapini non sanno, perché non vedono,
che dietro di noi altri 6 camper occupano la carreggiata e se
io entro nel parcheggio loro si troverebbero imbottigliati ugualmente
e costretti a rientrare nel parcheggio, in retromarcia, per
fare comunque passare tutti. Al mio gesto di diniego, fatto,
forse un po’ beffardamente, ai loro perentori inviti a
togliermi dai piedi, i tedeschi lanciano imprecazioni alle stelle,
come il famoso eroe del Metastasio di manzoniana memoria! Ma
tocca a loro pazientare perché, per guidarci alle piazzole
in maniera ordinata i gestori del campeggio ci fanno entrare
col contagocce. Che bello vedere quei due crucchi (un crucco
e una crucca, per la precisione) imprecare come turchi mentre
aspettavamo il nostro turno per entrare.
Il caso mi riserva un’ampia piazzola, a differenza di
quasi tutti gli altri che successivamente, confrontando la nostra
sistemazione con la loro, mi chiamano: raccomandato (per usare
un eufemismo). Livello il camper e così Anna è
contenta. Scarico le foto e scrivo queste note mentre Anna va
alle docce. Qualcosa mi dice che è meglio che anch’io
vada a togliermi la stanchezza di dosso.
Lunedì
17 agosto
Riprendo
a scrivere, alle sei, per concludere il resoconto di ieri sera.
Dopo una bella doccia (0,50 € per ben 6 minuti di acqua
calda) e una buona cena preparata da Anna (nonostante il suo
“malessere” provocato dalla vorace ingestione, a
Garmish, di una enorme fetta di torta), a base di “vellutata
di crescione”, formaggio e frutta, abbiamo partecipato
alla solita riunione logistica che si è svolta, molto
velocemente, attorno al camper di Gianni. Il viaggio di oggi
ha stancato molti di noi e nessuno si è portato dietro
le seggiole: segno inequivocabile del desiderio di tutti di
andare a nanna presto. Però… però, allo
scioglimento della riunione, molti amici sono venuti attorno
al nostro camper per vedere le foto. Un gruppetto di persone
attorno allo schermo del mio PC, alcune seggiole, l’immancabile
giro di grappa, offerta questa sera da Renzo. Sembrava di essere
tornati ai tempi di “Lascia o raddoppia?” quando
ci si trovava al bar o dal prete o presso qualche famiglia per
assistere al primo dei grandi eventi che la televisione, pressoché
neonata, ci offriva. Più che la voglia di rivivere le
atmosfere recenti, ha potuto la stanchezza e verso le 22 siamo
rimasti solo Anna ed io a goderci lo spettacolo. Anna ha scattato
moltissime foto durante il viaggio e, nonostante non indossasse
gli occhiali per vedere “da vicino” la maggior parte
delle foto sono ben inquadrate e ne ho dovute eliminare pochissime
perché mosse. Poi a nanna, cullati dal mormorio di quel
fiumiciattolo, ai confini del campeggio, proprio dietro di noi.
L’appuntamento col pullman che ci accompagnerà
a Herrenchiemsee per la visita al terzo castello di Ludwig II
è per le otto. E ieri sera ho puntato la sveglia alle
5,30 per potermi preparare con comodo ed anche fare qualche
foto al campeggio perché, subito dopo il pranzo ai camper,
dovremo ripartire per Berchtesgaden dove staremo accampati tre
notti. Una donna alla guida del pullman ci accompagna, bravamente,
al lago Chiemsee dove incontriamo la nostra guida: una signora
spagnola “muy hermosa” con una folta criniera, un
bel viso e due gambe lunghissime che fanno presagire (e temere)
velocità di traslazione eccessive per me. Ho sempre a
disposizione però qualche sosta “tattica”
per fare foto ed eventualmente riprendere fiato. Un veloce battello
ci porta, in una gloriosa giornata, fra l’azzurro del
cielo, il verde delle foreste sulle sponde del lago e l’oro
del sole, sull’”isola degli uomini”, al centro
del lago. Approfittando di un buon anticipo sulla tabella di
marcia, la guida ci accompagna al vecchio castello: una imponente
e relativamente sobria costruzione con molte “depandances”.
La guida è veramente brava e coinvolgente e ci trascina
in una veloce visita, fuori programma, attraverso le sale del
castello. Sempre di buon passo (accidenti alle sue gambe!) arriviamo
al castello di Ludwig. Una costruzione che si ispira a Versailles
ma che Ludwig, in molti punti, ha voluto personalizzare ed impreziosire.
Ci sono, in riferimento alla reggia di Versailles, numerose
sale che, nell’originale, sono state saccheggiate e distrutte
durante la rivoluzione. Per questo Herrenchiemsee è meta
di visite da parte degli studiosi francesi che vogliono colmare
i danni prodotti dalla rivoluzione e capire come doveva essere
la reggia di Versailles. Lo splendore delle sale che abbiamo
attraversato è indescrivibile! Ori, marmi, stucchi, affreschi,
lampadari, giochi di specchi che rimandano all’infinito
le prospettive e il contenuto delle sale e dei saloni. Ludwig
sarà stato sicuramente un megalomane ma quello che ha
fatto credo sia stato uno dei migliori investimenti nella storia
della Germania. In Baviera viene ancora ricordato con il titolo
affettuoso di "unser Kini" ("il nostro re",
in bavarese).E coloro che hanno deciso di toglierlo di mezzo,
lo hanno fermato a metà delle sue intenzioni che erano
rivolte alla realizzazione di altri tre o quattro ambienti da
fiaba. Sulle cause della morte di Ludwig von Wittelsbach, a
41 anni, aleggia il mistero. Ufficialmente è morto annegato
nel lago di Starnberg, pur essendo un buon nuotatore. Assieme
a lui è annegato anche il medico Bernhard von Gudden,
che lo aveva in precedenza dichiarato pazzo (senza visitarlo)
e che lo sorvegliava, col quale era andato a fare una escursione.
Dal rapporto di un medico, che ne vide il corpo al momento del
ritrovamento, dice la guida, sembra che Ludwig avesse una ferita
di arma da fuoco alla schiena. Fatto sta che gli eredi, a tutt’oggi,
si oppongono alla riesumazione della salma per fare un esame
autoptico e quindi chiarire il mistero. Sempre dalla guida veniamo
a sapere che la famiglia di Ludwig percepisce, come appannaggio,
una percentuale sulle entrate derivanti dalle visite ai castelli.
Secondo me, l’ideatore del “delitto Ludwig”
potrebbe essere ricercato nella famiglia stessa. Ludwig stava
dilapidando, con la sua megalomania, un patrimonio familiare
le cui briciole qualcuno ha voluto salvare. E il segreto, forse,
è nascosto, più che negli archivi di stato, negli
archivi della famiglia o di quel principe Luitpold, zio di Ludwig
che fu dichiarato reggente al posto di Ludwig, prima, e, alla
morte di questo, al posto del fratello di Ludwig: Ottone I di
Baviera, suo successore di diritto ma pazzo a sua volta. Forse
se si appurasse che il re è stato ucciso e in che modo
ciò è avvenuto, i sospetti, oltre che sui suoi
ministri, potrebbero ricadere sulla sua famiglia e l’eredità
di Ludwig, nonché la percentuale sui proventi delle visite,
potrebbe essere rimessa in discussione.
Rientriamo al campeggio e, considerando che la partenza è
prevista per le 15, abbiamo appena il tempo di mangiare un boccone
per dedicarci ai preparativi per la partenza. Giornata intensa
quella di oggi! Il trasferimento a Berchtesgaden, distante da
Prien circa 80 chilometri, è veloce e comodo. Avventuroso
invece è l’arrivo al campeggio Allweglehen. Si
accede ad esso inerpicandosi con i camper per una breve ma ripida
e tortuosa salita. Il nostro camper, in prima marcia, ci porta
comunque a destinazione anche se in una ripartenza in salita
ho dovuto lavorare un poco con la frizione (e la puzza di bruciato
che sento non viene da fuori….). Ci è stata riservata
un’ampia spianata e tutti i camper trovano una buona sistemazione,
anche se stiamo un poco stretti (vicinivicinivicini dice Mario)
e non possiamo aprire le verande. Ci rendiamo conto che davanti
alla lunga fila dei camper è possibile mangiare tutti
insieme, in una lunga tavolata fatta accostando un certo numero
di tavolini e così, dopo aver sistemato i camper per
la notte, ci dedichiamo ai preparativi per quella che dovrebbe
essere una allegra cena in compagnia.
Da ogni camper escono bottiglie, condimenti, pastine, frutta….
Le donne prendono il comando delle operazioni e si accordano
per una bella spaghettata e si comincia a raccoglierne di marca,
tipi e tempi di cottura diversi e raggiunti i tre chili ci si
ferma. La cottura di tre chili di spaghetti, in tre diverse
pentole, è certamente un fatto laborioso che però,
con le cure di Giovanna, Lella, Anna e Piera è riuscito
benissimo. La cena è stata un’esplosione di allegria
fra assaggi di vini, brindisi e battute lanciate da un tavolo
all’altro. Una illuminazione volante, realizzata da Renzo,
tiene relativamente lontane le ombre della sera e l’oscurità
della notte, calata in fretta. Comincia lo show delle barzellette
e sono, al solito, Gianni e Francesco a fare da mattatori. Nonostante
la stanchezza, sembra che nessuno abbia voglia di dormire e,
dopo aver sgomberato, mentre sul camper scarico le oltre settecento
foto che ho fatto oggi, sento il chiacchierio dei compagni di
viaggio che vogliono ancora stare insieme. E finalmente a nanna….domani
è un altro giorno!
Martedì
18 agosto
Nella
notte, la pioggia, a più riprese, ha sovrastato con i
suoi scrosci i rumori notturni del campeggio e ha fatto temere
per lo svolgimento della gita al Königsee. Anna ha lasciato
fuori dal camper le mie scarpe con dentro i calzini che indosso
per le lunghe camminate. Questa mattina le ho trovate zuppe
d’acqua e le ho dovute mettere ad asciugare. Ho steso
anche l’incerata che copre il tavolino e mi sono accinto
a scrivere. Sorte migliore è toccata alle seggiole che
avevamo prudenzialmente chiuse ed accostate al camper. Ciò
nonostante, seduto a scrivere, ho il sedere bagnato. Ho già
fatto una salita ai servizi per mettermi in ordine ed una seconda
per andare a comperare qualcosa allo spaccio del campeggio:
yogurt, pane e formaggio e i due soliti panini per Anna. E adesso,
sono quasi le 9, affronterò la salita per la terza volta
per raggiungere il pullman. In cielo nuvolosi bianchi e squarci
di azzurro fanno sperare in una buona giornata. Viaggio tranquillo
seguito da una breve coda all’imbarcadero e finalmente
siamo immersi in una natura splendida, quasi vergine. I battelli,
che trasportano i numerosissimi turisti ai due punti di partenza
per le escursioni, sono azionati da motori elettrici, silenziosi
e non inquinanti. Oggi non abbiamo la guida e siamo nelle mani
(o per meglio dire nella lingua) di un cicerone bavarese (ogni
battello ne imbarca uno) che pianamente spiega (rigorosamente
in tedesco) additando i punti di interesse che si affacciano
sulle sponde del lago. Deve essere anche spiritoso, a giudicare
dalle risate che ogni tanto si fanno i crucchi. Un momento che
anche noi, non germanofoni, capiamo e apprezziamo è la
sosta, a motori spenti in mezzo al lago, davanti ad una parete
di roccia, quasi verticale. Il cicerone preleva da una scansia
una tromba e comincia a suonare una lenta melodia che viene
completamente e perfettamente restituita dall’eco che
la parete rocciosa è in grado di sviluppare. Alla fine
dell’esibizione fa il giro del battello con un cappello
in mano e raccoglie più di quaranta euro. E poi dicono
che l’arte fa tirare la cinghia! Non gli ho dato nulla
e tutto sommato, quella vera e propria questua, mi ha lasciato
di stucco. Non me l’aspettavo e non l’ho gradita!
Sbarchiamo all’ultimo approdo. In circa 45 minuti abbiamo
gustato gli splendidi scorci del lago e siamo arrivati in un
punto da cui partono numerosi percorsi per gli escursionisti.
Non ho voglia di scarpinare e mi siedo con Anna su una panchina.
All’approdo non c’è nulla, solo i gabinetti.
Decidiamo di fare quattro passi e alla prima curva del sentiero
ci imbattiamo in un self-service dove posso prendere una tazzona
di caffè e una bottiglia di acqua. Aspettiamo il ritorno
dei nostri amici comodamente seduti a un tavolino all’aperto
e con loro facciamo ritorno all’imbarcadero. Inganniamo
l’attesa del pullman (45 minuti, come ci comunica Gianni)
muovendoci per il paese a fare shopping. Una breve corsa e il
pullman ci scarica alla prima rampa della stradina che porta
al campeggio e che affronto con moltissima calma. Il pranzo
di mezzogiorno, con un po’ di ritardo, è una vera
favola. All’ombra di alberi che avrei detto noci ma che
noci non sono (e non so cosa siano) ogni famiglia prepara e
pranza. E’ come essere insieme, meno impegnativo di ieri
sera ma comunque bello. Sospendo la scrittura e mi dedico allo
scarico e al riordino delle foto, poi, a coloro che me le porteranno,
scaricherò le foto sulle chiavette. Pomeriggio di intenso
lavoro a sistemare foto e a riversarle su cinque (fino ad ora)
chiavette. Una bella doccia (e questa volta gratis e con acqua
calda a volontà) Una buona cena, preparata da me mentre
Anna si fa bella (pasta e fagioli Knorr + una mela) poi tutto
cinema: davanti al camper di Renzo e Giovanna vediamo circa
un migliaio di foto e tutti a nanna (sperando che il tempo regga).
Mercoledì
19 agosto
“Lente
lente currite noctis equi….”, pregava il Dottor
Faust, rendendosi conto, dai colpi della pendola, del sopravvenire
della mezzanotte, ora di scadenza del suo patto col demonio.
“Correte velocemente cavalli della notte…”,
pregavo io, sperando che venisse presto mattina!
Questa notte….che notte! Una raffica di piccoli colpetti
sulle spalle (dice Anna), pugni alla schiena (dico io). Qualche
spinta, dalla mia (troppo) dolce metà, su di me che tossivo
e russavo “svegliando tutto il vicinato” come diceva
Anna ma, in realtà (e purtroppo), non consentendole,
dopo averla svegliata, di riprendere sonno! Se ho voluto pace
sono dovuto scendere (ore tre di notte) dal camper sperando
che quella furia scatenata di mia moglie riprendesse finalmente
sonno. Le stelle, enormi nel cielo sereno e visibilissime, data
la scarsa illuminazione del campeggio, mi hanno riconciliato
col resto del mondo e, dopo una mezz’oretta passata a
camminare avanti e indietro nella spianata dei camper sono tornato
a nanna e ho ripreso a dormire immediatamente fino alle 6,30.
E pensare che, scendendo dal camper, mi ero ripromesso di non
risalire fino al mattino!
Grazie a Dio, il cielo è sereno e dovremmo godere della
possibilità, che la visita di oggi ci offre, di vedere
la Baviera dall’alto dei 1800 e passa metri di altitudine
del “Nido dell’aquila” una residenza-bunker
donata a Hitler dai gerarchi nazisti in occasione del suo cinquantesimo
compleanno e che Hitler non amò mai troppo, esposta com’era,
data la sua posizione, a qualunque tipo di fuoco: nemico o amico!
La partenza, come al solito, è prevista per le nove.
Il Pullman ci accompagna fino a Obersaltzberg, un paese alle
pendici del monte su cui si erge il rifugio. Di qui, una strada
stretta e tortuosa, percorsa alternativamente ed esclusivamente
da mezzi pubblici, ci porta alla seconda tappa: l’ingresso
di un tunnel di circa 200 metri scavato nella roccia, e finalmente
un ascensore tutto specchi e ottoni, ci porta fino all’interno
del rifugio il cui nome ufficiale è: “Kehisteinhaus”.
La realizzazione della viabilità per raggiungere il cocuzzolo
della montagna (1834 metri) deve essere costata, come avrebbe
detto Churchill, sangue, sudore e lagrime. La strada è
scavata sul fianco della montagna e, in certi punti si passa
attraverso due pareti di roccia. Del tunnel non dico, è
una “normale” galleria, ma il vano dell’ascensore
(capace di portare una quarantina di persone) è un pozzo,
scavato a perpendicolo nella roccia, lungo più di cento
metri e lo chalet, una costruzione su più livelli, deve
avere, a giudicare da quello che mostrano le finestre, pareti
di spessore superiore ad un metro. Un breve sentiero conduce
all’estrema vetta del monte e, su di essa, svetta una
croce.
L’accostamento fra l’amore per l’umanità,
simboleggiato dalla croce ed il disprezzo per la vita umana
che in Hitler e soci ha avuto uno dei suoi vertici, è
stridente. “Gott mit uns”, il motto dei re di Prussia
ripreso da Hitler per la nuova bandiera tedesca ed inciso sulle
fibbie delle cinture dei soldati della Wehrmacht. Dio è
con noi, pare voler significare la croce di Cristo che sovrasta
il “Nido dell’aquila”. Una lunga galleria,
su un fianco dello chalet, conduce ad una grande stanza circolare
(che, se non ho capito male, è stata la stanza da letto
di Eva Braun) e successivamente ad un ampio salone in cui spicca
un caminetto in pietra dura (proveniente dalla Liguria) donato
ad Hitler da Mussolini.Da qui, salendo tre gradini, si passa
ad un’altra stanza che ora è adibita a ristorante.
Preferisco uscire e dedicarmi al panorama che da qui si gode.
Scatto numerose fotografie e mi siedo su una panchina a godermi
il sole. E pensare che questa mattina ho riempito lo zainetto
di indumenti pesanti temendo di poter avere freddo! Ma qui il
sole scotta e fa veramente caldo. L’appuntamento per la
ripartenza è per le 11,50. Vedo i miei ardimentosi compagni
di viaggio, tornare dalla breve salita alla croce (che non ho
voluto affrontare) e li lascio, pigramente, sciamare all’interno
dello chalet e perdo così l’opportunità
di sentire le spiegazioni, in italiano, di una guida, messa
a disposizione del nostro gruppo dai gestori del sito.Dalle
parole della guida, riferitemi dai compagni, si viene a sapere
che all’interno della montagna è stato realizzato
anche un bunker blindato che non è visitabile perché…
non si è trovata la chiave della porta di accesso. Mah….sarà!
Anna si allarma, non vedendo più nessuno dei nostri compagni
girellare tra i chioschi che vendono le solite paccottiglie
e, temendo di averli persi, decidiamo di scendere. Alla base
dell’ascensore scopriamo che sono ancora tutti su (impegnati
con la guida, come impareremo). Pazienza…il sole scalda
anche qui! Ne approfittiamo per conoscere meglio Giacomo e Savina
che non hanno voluto salire al rifugio. Ricompostosi il gruppo,
riprendiamo la via del ritorno fino al parcheggio dove abbiamo
appuntamento col nostro pullman. Che però non c’è…
e dopo una mezz’oretta di attesa, Gianni, telefonicamente,
verifica che c’è stato un malinteso (?) fra organizzazioni.
All’arrivo del pullman, una breve discussione per capire
di chi fosse l’errore e poi via, per la sosta pranzo e
per la visita alle miniere di sale di Berchtesgaden.
L’estrazione del salgemma, in Austria, ha una storia millenaria.
Nella salina di Berchtesgaden sono stati ritrovati strumenti
di estrazione e resti umani, risalenti al periodo celtico. La
ricchezza di Salisburgo, come conferma il nome, deriva da questo
prezioso minerale che, una volta estratto, prendeva le strade
d’Europa. Ci hanno fatto indossare delle tute, nere a
bande fluorescenti bianche e, dagli oltre 30 gradi esterni,
siamo stati catapultati su un lungo trenino fino ad una vasta
sala sotterranea (12 °C) dove è cominciata la visita
guidata. Molti di noi hanno provato il brivido dell’esperienza
di lanciarsi, da un livello di estrazione a quello inferiore,
utilizzando gli scivoli dei minatori che sono dei veri e propri,
lunghissimi “toboga”. Come nei migliori parchi di
divertimento, le discese di gruppi di visitatori vengono fotografate
al termine della lunga scivolata. Le istantanee, che riprendono
le espressioni divertite, impaurite o meravigliate degli ardimentosi
scivolatori, verranno poi esposte nella sala della reception
per essere acquistate, come souvenir, da chi lo vorrà.
Inutile dire che le foto sono andate esaurite in un attimo.
La visita è stata suggestiva e molto interessante. Numerosi
monitor danno le informazioni necessarie a capire la formazione
del giacimento di sale e le modalità di estrazione in
tutte le più importanti lingue. Il nostro accompagnatore
si limita a farci strada, da una sala all’altra e a manovrare
i dispositivi video scegliendo la lingua del commento ai diversi
filmati. E finalmente al campeggio, seduti sotto gli ippocastani
a riposarci (abbiamo scoperto che gli alberi misteriosi sono
un tipo di ippocastano), a chiacchierare e a curare corpi e
anime.
Cena festosa, con poca voglia di andare a letto. Si comincia
già ad avvertire un poco di malinconia per quella che
sarà, a breve, la fine della nostra bella avventura.
Il gruppo si divide in due: da una parte i “vecchi”
e dall’altra i “giovani” per le solite chiacchiere
conviviali del dopo cena. Il gruppo dei “vecchi”
cede per primo alla stanchezza e si scioglie. Mentre Anna mette
ordine in camper, vado a dare la buona notte ai giovani e ne
ricavo un bicchierino di “sambuca”. Il bicchierino
della staffa e poi a nanna.
Giovedì
20 agosto
Sveglia
alle 6,30. Una colazione veloce e poi attacco i preparativi
per la partenza. Completo tutti gli svuotamenti e riempimenti
di rito e alle 9 siamo pronti a partire per l’ultimo trasferimento
di questo viaggio. Oggi, la tappa è di tutto riposo.
Meno di 20 chilometri ci separano dal campeggio di Salisburgo
dove resteremo due notti. Ma prima decidiamo per una sosta al
“Penny Markt” per gli ultimi approvvigionamenti.
Pomodori, acqua minerale, tre barilotti da 5 litri di birra
(per fare contenti i figli: Fabio e Lorenzo e il genero: Anubi)
poi yogurt, cioccolato (che, dice Anna, costa meno che in Italia)
e poi pane, tanto pane tedesco, ottimo con tutti quei semini.
Al Penny Markt siamo arrivati in ordine sparso ma la ripartenza
è in perfetto stile “La Granda” in ordine
numerico dall’uno al quindici. Ho spesso ricordato le
ottime qualità di “capocolonna” di Gianni
ma il compito gravoso di “fine colonna” o di “scopa”,
il “lavoro sporco” è stato svolto egregiamente
da Giacomo, alla guida, e Savina, alle trasmissioni. Il suo
“passati tutti” tranquillizzava Gianni ma, sicuramente,
anche tutti noi, soprattutto quando, per essersi spezzata la
colonna, per un semaforo o una immissione a sinistra in una
strada molto trafficata, Gianni ci faceva procedere lentamente
per “ricompattarci” e questo, alle volte, faceva
arrabbiare gli automobilisti in coda dietro di noi, costretti
a procedere a passo di lumaca o a sorpassarci. A nome di tutti,
e nella mia veste ufficiale di redattore del diario di viaggio,
vi ringrazio Giacomo e Savina e scusate se lo faccio tardivamente.
L’ultimo campeggio ci vede accampati su un vasto prato,
in ordine casuale: c’è tanto spazio a disposizione!
Aspettiamo l’ora di pranzo sistemandoci e sistemando in
frigorifero le provviste deperibili. Pranzo veloce, con scambio
di specialità fra i quattro camper accostati di Giovanna
e Renzo, Piera e Mario, Simonetta e Ciro e il nostro. Poi un
breve pisolino, io in camper e Anna sul prato antistante. Alle
15,30 partenza per la visita guidata di Salisburgo. La guida:
Francesco, mi è piaciuta meno delle precedenti per il
suo modo, lezioso e “ad effetto”, di esprimersi.
Questa “antipatia a pelle” mi ha indotto a disertare
molte delle “lezioni” che ci teneva e forse ho perso
qualche cosa di interessante. In compenso ho scattato più
di 500 fotografie che mi accingo a sistemare. Siamo molto stanchi
e può darsi che questa sera si vada a letto presto. Anna
risente del caldo ed è particolarmente nervosa. Oggi
non ci siamo quasi scambiati parola. Come al solito, quando
il caldo si fa sentire, se la fa con me! Adesso cucina e siccome
ho apparecchiato il tavolo con il computer, la sento brontolare.
Vedremo domani se sarà un giorno migliore. Domani è
una giornata “libera” che ognuno dedicherà
allo shopping a Salisburgo. La dovremo raggiungere coi mezzi
pubblici e andremo, verosimilmente, a gruppi.
Venerdì
21 agosto
Abbiamo
speso la serata di ieri a chiacchierare nella piazzetta che
i nostri quattro camper hanno creato. Ho caricato le foto e
ridendo e scherzando, bevendo e mangiando, abbiamo fatto venire
mezzanotte. Per fortuna, Renzo, il nostro decano, ci ha mandato
a letto.
Sveglia alle 7 e preparativi per la seconda visita a Salisburgo.
Raggiungiamo la città con un comodo filobus e poi via,
sciamando per il centro, in direzione del castello che sovrasta
la città. Città bianca: Salisburgo, o con tenuissimi
colori pastello. Abbiamo rimandato gli acquisti per il ritorno:
Piera, Mauro, Simonetta, Ciro, Anna ed io. Il castello si raggiunge
con una comoda e veloce cremagliera. Il panorama della città
e dei suoi dintorni, di lassù, è impagabile e,
anche oggi, la fortuna ci ha aiutato, regalandoci una giornata
assolutamente serena e fresca. Il castello offre numerosi scorci
incantevoli e ho fatto oltre trecento fotografie. La visita
al castello deve essere fatta la mattina presto. Se l’avessimo
fatta al caldo del pomeriggio di ieri non l’avremmo apprezzata
come questa mattina, con ancora poca gente a percorrere le sale
e i corridoi aperti al pubblico. All’uscita, la coda dei
turisti in attesa di entrare, si prolungava, di molto, nella
strada, sotto il sole. Dal castello abbiamo subito puntato verso
il mercato e quella che crediamo sia la zona dei negozi più
belli. Carichi di pacchetti siamo poi tornati al campeggio in
tempo per un sontuoso pasto (un panino e un frutto) che però
non ci ha sovraccaricato lo stomaco e la funzione digestiva.
Questa sera è in programma un “happy hour”
e la cena di addio, “tutti insieme, appassionatamente.
Adesso scarico le foto e poi vado a nanna. Il vento si sta rinforzando
e appaiono anche alcune grosse nuvole in cielo. Risveglio bagnato,
dopo un gratificante pisolino. Il vento ha portato nuvole e
pioggia e siamo raggruppati sotto la veranda di Renzo e Giovanna.
Alle 17,30 si svolge il nostro aperitivo di commiato in una
saletta del ristorante, all’ingresso del campeggio. Il
discorso di Gianni precede i brindisi e le immancabili barzellette
della coppia Gianni & Francesco. Anna indossa per l’occasione
il “top” che le ho regalato a Strasburgo. E’
(secondo me) uno schianto! Chiedo la parola e, dopo aver premesso
che avrei fatto arrossire mia moglie, le canto: “SEI BELLISSIMAAAAAA”
fra gli applausi di tutti e il commento (mi piace pensare compiaciuto)
di Anna: “Sei matto? Ma cosa ti salta in mente?”
La saletta del ristorante ci è stata riservata per una
mezz’oretta e fa molto caldo e la riunione si conclude
in fretta per darci il tempo di prepararci per la cena che si
terrà in un ristorante di Strasburgo. Il sole è
ritornato a rallegrare il campeggio e, alle 19,30, un pullman
ci preleva e ci trasporta in pieno centro ad un bel ristorante
“Sternbräu”. Scatto numerose foto mentre si
mangia. Un’ottima cena e un’altrettanto ottima birra.
Alle 21 usciamo dal ristorante (cena veloce!) per una breve
passeggiata serale. L’autista del pullman si è
raccomandato di farci trovare, puntualissimi, davanti all’ingresso
del ristorante, alle 22. La via, centrale e trafficatissima,
gli impone di caricarci alla svelta ed, altrettanto alla svelta,
di ripartire. Con un occhio all’orologio e l’altro
agli splendidi negozi del centro, passeggiamo per la ricca e
godereccia “Salisburgo by night”. Ma ricomincia
a piovere e anche passeggiare nel labirinto di corridoi e piazzette,
a ridosso delle mura di Salisburgo, diventa difficile. Per cui,
alle 21,30, siamo già tutti davanti all’ingresso
del ristorante capace di offrire un rifugio provvidenziale a
noi, partiti dal campeggio senza ombrelli.
Nel ritorno in pullman il saluto di Francesco e Maria, che partiranno
subito, ci ammagona un po’. Scesi dal pullman, baci e
abbracci e promesse di rivederci ai prossimi raduni e voti di
ritrovarci l’anno prossimo, per un tour, bello e coinvolgente,
come questo. Ci ritroviamo sotto la tenda di Renzo e Giovanna
per quattro chiacchiere prima di dormire. Anna prepara una camomilla
per tutti. Mauro, che ha accompagnato il suo cane nella uscita
serale, si ferma a chiacchierare con noi. E ci parla del suo
lavoro di autista di camion: pesante e pericoloso. Le società
di trasporto, piccole e inevitabilmente non sindacalizzate,
espongono, quelli che siamo abituati a chiamare “camionisti”
a turni di lavoro massacranti, senza rispetto per la persona.
I mass-media non ci fanno capire fino in fondo questo aspetto
del loro lavoro e ce ne parlano, solo in termini negativi, in
occasione di qualche grave incidente. Questo mette in cattiva
luce una categoria di lavoratori particolarmente esposta a ricatti
e sfruttamento che avrebbe bisogno di aiuto. Mauro e Roberta,
sua moglie, sono due ragazzi giovani e riservati e non particolarmente
loquaci, ma questa sera Mauro è un fiume incontenibile
di parole, e sono parole serie che ci fanno riflettere e ci
intristiscono. Ci diamo così la buona notte.
Sabato
22 agosto
Scendo
dal camper appena in tempo per salutare Piera e Mario, Simonetta
e Ciro, Monica e Livio, i genitori di Glenda, già pronti
a partire. La loro direzione è il Brennero. L’idea
di cercare un campeggio, da soli, dopo questa esperienza di
gruppo, mi alletta poco e propongo ad Anna di prendere la via
di casa. Il cielo è grigio scuro e Anna, che fin dall’inizio
non era particolarmente entusiasta all’idea di prolungare
il nostro viaggio per visitare Grado, Palmanova, Trieste e Redipuglia,
accetta con entusiasmo. Alle 9 circa lasciamo il campeggio dopo
aver provveduto al camper. Per la prima volta, lasciando un
campeggio, la direzione è “casa” non riempio
il serbatoio di acqua. Usciamo agevolmente da Salisburgo, verso
Villach e poi imbocchiamo l’autostrada. Il viaggio si
svolge comodamente ma il paesaggio è autunnale. Nuvole
basse entrano nelle gole fra i monti. Ottima atmosfera per sentire
il richiamo della casa. Che dista solo 588 chilometri…
una sgambata! Vicino a un lungo tunnel il traffico è
volutamente regolato da due o tre semafori che spezzano il lungo
serpentone di macchine diretto in Italia. Sono soste di quindici,
venti minuti ciascuna e per fortuna non c’è il
sole. Ne approfittiamo per mangiare biscotti e andare in bagno:
“comodo il camper!”. Passato il tunnel ecco il sole
ed ecco, dall’altra parte, code analoghe a quelle che
abbiamo fatto prima. Il panorama è splendido. Passiamo
da Villach ed entriamo in Italia ma prima facciamo una sosta
per riprendere fiato, mangiare un panino e bere un caffè
(non ancora all’italiana ma bevibile. Ancora qualche acquisto
e poi via. La stanchezza però si fa sentire e ad un’area
di servizio, già in Italia, direzione Udine, mi fermo.
Mi si strabuzzano gli occhi e sarebbe pericoloso continuare.
Un pisolino di una quarantina di minuti, una bella lavata al
viso, un colpo di pettine e un buon caffè che Anna mi
procura mentre mi rendo presentabile. Il navigatore suggerisce
di uscire dall’autostrada e accettiamo il suggerimento,
anche perché vediamo degli avvisi di “coda prima
di Udine. E ci lanciamo per strade di campagna tra paesini desolati
attorno a San Daniele (probabilmente il navigatore ce ne fa
percorrere le periferie). La differenza fra le campagne austriache
(che pure sono a due valli di distanza e queste, è impressionante.
Non un fiore, non una casa imbiancata di fresco, non prati verdissimi
ma distese di granoturco, prossimo alla maturazione e quindi
quasi giallo. Che dire? Nulla se non rimpiangere la bellezza
di quello che abbiamo appena lasciato e domandarci il perché
di tanta differenza. Il Friuli è certamente una zona
povera (o per lo meno lo è stata), anche da qui partivano
i nostri emigranti per andare a lavorare in Germania, Francia
e Belgio e negli Stati Uniti, ma anche la campagna bavarese
ci è stata descritta come una zona non ricca dove però
gli abitanti conducono una vita dignitosa. Forse i nostri politici,
anche a causa di una non facile posizione internazionale nel
dopoguerra, non hanno saputo o potuto agire per far prevalere
gli interessi della nostra nazione, o forse la nostra cultura
è diversa…ma quanto mi è piaciuta la Baviera
e l’Austria che ho visto e quanto mi dispiace l’Italia
che vedo! Il navigatore ci fa ora rientrare, a Portogruaro,
in autostrada e il viaggio prosegue più speditamente.
Il famoso passante è una bella soluzione ai problemi
di traffico che si incontravano nella tangenziale di Mestre.
Il navigatore, che scioccamente non ho pensato di aggiornare,
mi segnala che sto viaggiando, in aperta campagna, a 100 chilometri/ora.
Ma non c’è da temere, la segnaletica stradale è
ottima e abbondante. Padova…Rovigo…Ferrara e poi
Bologna Sono quasi le otto di sera quando parcheggio il camper
sotto casa, scendo faticosamente e muovo qualche incerto passo.
La nostra amica e vicina Liliana sta uscendo ed è la
prima che incontriamo. Quattro chiacchiere sui gradini davanti
a casa e poi scarichiamo il camper dalle cose essenziali e metto
al sicuro le biciclette. Non vorrei ripetere l’esperienza
dell’anno passato quando, di ritorno da un tour in Francia,
sono stato “sollevato dalla responsabilità”
delle biciclette che, pur essendo incatenate al porta biciclette
del camper, nella notte, qualcuno mi ha rubato.
Domenica
23 agosto
Sveglia
alle 7. Oggi sarà una giornata di duro lavoro per scaricare
completamente il camper, fare un poco d’ordine in casa
e poi vedremo, dopo tanto tempo, i nostri figli, le nuore e
i nipoti.
Ma il tempo per due righe di chiusura di questo diario lo trovo.
Questa, per noi, è stata la prima esperienza di questo
tipo e non sapevo cosa mi sarebbe toccato, iscrivendomi prima
al Camper Club e successivamente al viaggio. Non avevo altra
aspettativa se non vedere bei posti e passare una decina di
giorni al fresco. Ho, per buona aggiunta, incontrato persone
splendide in un ambiente splendido e con una stagione favorevolissima.
Nel mio computer ho memorizzato più di 5000 fotografie,
ho percorso, complessivamente, circa 2000 chilometri e sono
calato in peso di quasi 3 chili (Grrrrrrrrrrandeeeeeeeeeeeee).
Sono consapevole che i prossimi viaggi potranno non essere all’altezza
di questo ma sono altrettanto consapevole che “tentar
non nuoce” e… tenterò. A presto tutti, cari
amici!