CAMPER CLUB LA GRANDA
"LA GRANDA BAVIERA 1 " ( 9 - 21 Agosto 2009)
"La Cronaca del viaggio"

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Cronaca del Tour a cura di Marco Dalpane

“Con questa gente è bbello pure fare la spesa”.

Il viaggio in Baviera, organizzato dal “Camper Club La Granda”, iniziato a Friburgo il 9 di agosto, si è concluso a Salisburgo il 21 agosto. Due giorni per riposarci e sistemare i numerosi ricordini acquistati durante il viaggio per figli, relativi coniugi e nipotini ed eccomi qui, sotto la mia pergola, ad iniziare, per i miei compagni di viaggio e per i lettori di “Insieme” queste note sul viaggio.
Personalmente, da quando ho cominciato a fare viaggi “importanti” col camper, sono solito tenere un “diario di bordo”. Penso sia una bella abitudine che, a distanza di tempo, mi fa rivivere situazioni e momenti che altrimenti rimarrebbero nascoste nei cassetti della mia memoria.
E’ al mio diario di bordo che farò riferimento per questi appunti, non trascurando molte notazioni di carattere personale e facendo cenno alle esperienze fatte in comune con quel gruppo di amici che ci siamo fatti e coi quali siamo entrati, maggiormente, in confidenza.
Debbo il sottotitolo a Simonetta (Duracell, per l’inasauribile energia) che, all’uscita di un “Penny Markt”, dove ci siamo recati tutti insieme a fare spesa e dove, come in tutte le occasioni, ci siamo divertiti insieme, se ne è uscita con questa frase che per me ha assunto il valore di sintesi delle emozioni e delle sensazioni provate.
Immaginate quanto può essere stato bello il nostro viaggio se perfino fare spesa al supermarket lo è stato!

Domenica 9 agosto
L’appuntamento con gli altri partecipanti al tour in Baviera è a Kirchzarten, poco distante da Friburgo. Da Strasburgo, dove avevo voluto tornare e passare qualche giorno prima dell’incontro, parto alle 9,15, con tanto di indirizzo del camping impostato sul navigatore che ci guida per la periferia di Strasburgo senza problemi fino ai primi svincoli autostradali. L’impiegato, alla reception del campeggio, nel salutarci ed augurarci buon viaggio, ci ha invitato a tornare nel campeggio “La Montagna Verde” (aperto tutto l’anno) verso Natale, descrivendoci la zona in termini entusiastici per i molti mercatini… chissà?
Viaggio tranquillo, parte su comode e belle autostrade, relativamente poco trafficate, e parte su stradine di campagna, ben asfaltate, ognuna con le sue belle piste ciclabili ai bordi. La campagna, nei pressi della foresta nera, è splendida ed organizzata in modo diverso da quella alla quale siamo abituati in Emilia. Da noi si trovano alcuni paesi e molti casolari sparsi nella campagna. Nel tratto che stiamo percorrendo, questi ultimi non si vedono. Attraversiamo tanti paesini, con casette ad uno o due piani, al massimo, e la chiesa, con il tipico campanile a “cipolla”. Tutto estremamente pulito e case color pastello che sembrano imbiancate di fresco.
Mi fanno ricordare quello che ho letto tanto tempo fa, in un libro che descriveva le modalità di realizzazione degli insediamenti urbani nel medioevo.
Attorno alla chiesa, immancabile, venivano a raggrupparsi le case dei contadini. Il primo nucleo dell’insediamento era necessariamente nelle vicinanze o a cavallo di un corso d’acqua e in una radura della foresta che ricopriva, quasi senza soluzione di continuità, tutta l’Europa. Il lavoro di coltivazione della terra cominciava da questa radura: da lì aveva inizio il progressivo disboscamento e dissodamento del terreno. La terra, così liberata dalla foresta, consentiva, ad un numero sempre più numeroso di persone, di vivere con i suoi prodotti. Il legno degli alberi, abbattuti per fare posto a nuovi campi, veniva utilizzato per costruire nuove case, per nuovi abitanti. E così, pian piano, il borgo si sviluppava. Le nuove case però sottraevano terreno alle colture e diveniva necessario, per sfamare un numero di persone sempre crescente, disboscare nuova foresta. Il borgo si allargava e i campi, che credo venissero lavorati in comune, si spingevano sempre più lontano dall’abitato. E così il tempo necessario per andare a lavorare i campi al mattino e tornare al borgo la sera, diveniva sempre più grande, fino ad essere eccessivamente lungo, superiore, in durata, a quello che si poteva dedicare al lavoro. La cellula costituente il borgo era, a questo punto, pronta per dividersi.
I giovani, a coppie e probabilmente con figli piccoli, lasciavano le case dei padri e si addentravano nella foresta spingendosi sufficientemente lontani dall’insediamento di provenienza, fino a trovare una nuova radura, un nuovo corso d’acqua e fare così ripartire il ciclo.
Così, tranquillamente, fra una chiacchiera e l’altra, abbiamo percorso i circa 100 km che separano Strasburgo da Friburgo in Bresgovia. Il navigatore si è un poco impappinato proprio alla fine del viaggio. Non ci ha portato al campeggio ma in mezzo ad alcune casette, ai bordi di una stretta ciclabile sulla quale mi sono “divertito” a fare inversione (prima che fosse troppo tardi) e, seguendo le indicazioni di una signora, siamo arrivati al campeggio. Sono entrato in campeggio e sono sceso per ricevere informazioni alla reception. Uscendo ho capito di aver bloccato il traffico in entrata e uscita dal campeggio vedendo la faccia furibonda di un turista tedesco che stava tentando una uscita millimetrica fra il mio camper, alla sua sinistra, e alcune colonnette di cemento alla sua destra, avendo al traino una roulotte. Incrocio di sguardi che trasmettono messaggi assassini tipo: “co….one, ma dove cavolo vai a fermare il camper?” e “co….one! Ma non puoi portare un attimo di pazienza?”. Con qualche manovra siamo riusciti ad evitare un incidente internazionale e sono riuscito a lasciarlo uscire e, successivamente ad entrare, guidando lungo una stretta stradina fra camper e roulottes fino alla zona a noi riservata, dove, con l’aiuto di un socio del club, che mi ha riconosciuto dalla insegna applicata sul parabrezza, ho parcheggiato il camper.
Per pranzo: maccheroncini al pesto, salamino, formaggio e un buon caffè.
Dopo pranzo di tutto “polleggio”! Alcuni soci del club vengono a sedersi al sole, vicino al nostro camper a chiacchierare e di lì a poco ci uniamo a loro. Sono tutte persone di mezza età (che, in seguito, indicherò col termine “ragazzi”) ed ognuno contribuisce, con il racconto delle proprie esperienze, a tener viva la conversazione che si sviluppa senza un tema ben preciso, da quelle che sono le proprie difficoltà fisiche (chi ha l’ernia al disco, chi la cervicale, chi russa di notte e così via) alle avventure di viaggio col club. Verso le 17 il gruppo si scioglie, qualcuno decide di andare alla piscina del campeggio altri a visitare Kirchzarten che è un comune tedesco di 9.812 abitanti, situato nel land del Baden-Württemberg.
Restiamo con una simpatica coppia di Parma: Mario e Piera e insieme a loro andiamo per una passeggiata in paese che in pratica è a due passi dal campeggio. Kirchzarten, con la sua area pedonale molto pulita e colorata da tanti fiori, fa un’ottima impressione. Deve essere bello viverci! Scatto una cinquantina di fotografie che questa sera, come è mia abitudine, scaricherò sul computer. Il Centro pedonale è minuscolo e, dopo aver acquistato in farmacia quei cerottini da applicare al naso per evitare di russare (dei quali oggi Giovanni e Serenella ci hanno decantato l’efficacia) e uno stick per lenire il dolore delle punture di insetto, ci sediamo ai tavolini esterni di una birreria per dissetarci e continuare la chiacchierata. Rientriamo al campeggio, abbastanza stanchi ed accaldati non senza visitare il market del campeggio per acquistare acqua, camomilla e l’immancabile “Nutella” (perchè un poco di Nutella, spalmata sul pane, dopo cena, mi gratifica tanto…” dice Anna: mia moglie). Ceniamo con radicchi, pomodori e indivia belga.
Sono stanco e molto assonnato. Penso che andrò a letto presto.
E invece no! Mentre Anna rigoverna, mi attardo a riportare le spese sul computer e a scaricare le foto. Davanti al camper di Mario e Piera, si forma, pian piano, il gruppo dei camperisti che si sentono chiacchierare ed ogni tanto ridere di gusto. Prendiamo le nostre seggiole ed entriamo nel gruppo. Siamo in 32 e la carovana è composta da 15 camper. Gianni, il coordinatore del gruppo, sostiene la conversazione parlandoci del “Camper Club” (che celebra quest’anno il ventennale dalla fondazione), della sua organizzazione regionale e della sua consistenza. Da quello che dice, “La Granda” è il più grosso Club europeo, con un numero di equipaggi iscritti variabile fra 1500 e 2000. Prende il nome dall’attributo: “La Granda” conferito alla provincia di Cuneo che è la più grande d’Italia e i Piemontesi la chiamano così. Ci racconta di alcuni viaggi e, fra questi, il mitico, per un camperista, “viaggio a Capo Nord”. Domani mattina, alle 9, si terrà la riunione organizzativa del viaggio con l’estrazione del posto in colonna.
Verranno estratti a sorte gli equipaggi e poi, in ordine di estrazione, ogni equipaggio estrarrà dall’urna il proprio numero di posizione. Non c’è sospetto di favoritismi, dunque, con questa procedura. Con queste note organizzative si scioglie l’assemblea e tutti a nanna.


Lunedì 10 agosto
Sveglia alle sette. La notte è passata tranquillamente. Ho dormito sotto il sacco a pelo e non ho avuto caldo. Il tempo non è dei migliori: è tutto grigio con qualche piccola speranza di azzurro. E fa anche fresco, tanto da indossare, mentre scrivo, la maglietta della salute, una seconda maglietta e la tutina leggera della società sportiva per la quale i miei figli: Fabio e Lorenzo, giocavano a pallacanestro e che ho ereditato. Mentre vado ai servizi, per farmi bello, sento brontolare in lontananza il tuono. Ma chi se ne importa! Anna è tranquilla, apprezza la pace di quest’ora mattutina e gode del fresco che le fa indossare una tutina. Faccio colazione: yogurt e caffè e mi accendo un sigaro mentre mi dispongo ad attendere le nove: ora di inizio della riunione organizzativa, sfogliando alcuni depliant turistici presi ieri alla reception del campeggio.
Azzzz…..come piove! Per la riunione useremo l’ombrello. Il mio, acquistato a Strasburgo, azzurro e con le stelle dorate dell’Unione Europea sarà fra i più belli ma mi dispiacerebbe se la pioggia dovesse essere il tema dominante del viaggio.
Stra-azzzzz …… diluvia! Però sotto la veranda si può stare. Ne approfitto per farmi il manicure con tanto di limetta finale. Scatto alcune foto al campeggio e al cielo e per ultimo alla “mamma” che è di ritorno dai servizi e si ripara sotto il famoso ombrello azzurro.
Gianni passa ad avvisare che la riunione è rimandata per “causa di forza maggiore”.
Pusillanimi, per quattro gocce! Ma qui diluvia davvero e qualche goccia spinta dal vento, giunge a bagnarmi sotto la veranda. Anna si affaccia dal camper, dove si è rifugiata ed esclama: “Ma questo è inverno!” e prosegue domandandomi:”Hai capito perché i togni vengono giù da noi?” Le rispondo, filosoficamente, che tutto il verde che ci circonda, deve avere una ragione…
E penso a ieri, a tutti quei campeggiatori stesi sul prato, di fronte alle tende, a prendere il sole come tante lucertole. Che voglia di sole debbono avere! Andremo in paese a fare spesa. Cominciamo la passeggiata in compagnia fra chiacchiere e risate e sotto una fine pioggerella che ci costringere a prendere gli ombrelli. Poi la necessità di cambiare i FRCH in euro ci stacca dal gruppo e proseguiamo da soli.
Prima tappa: uno splendido bar, luminosissimo e con annessa toilette (completamente al buio, questi tedeschi non conoscono vie di mezzo) per me che ho preso il diuretico.
Due buoni caffè e un fettone di torta ai frutti di bosco per Anna (ma ne assaggio un pochino).
Un lungo giro per arrivare alla stazione e poi di nuovo nell’area pedonale. Al supermercato vado io, Anna, che mi raggiungerà dopo, entra in un negozio di abbigliamento (dal quale esce con un paio di jeans dei quali mi decanta la bellezza e la praticità. Mi faccio prendere dal raptus degli acquisti compulsivi e compero pane, pomodori, latte, yogurt, farina per fare il pane (con istruzioni in tedesco), altra camomilla (Kamille) e, dulcis in fundo, sei bottiglie di acqua minerale da 1,5 litri, pensando al disappunto di Anna che, bevendo quella che ho comperato ieri, ha fatto una smorfia esclamando: “Ma è gassata!”. Il tutto, senza pensare che non c’è la macchina ad aspettare fuori dal supermercato ma me la dovrò portare a piedi fino al camper che, poco poco, disterà almeno un chilometro da qui. Dividendo i pesi (a me l’acqua e gli ombrelli, ad Anna il resto) facciamo il lento e faticoso cammino di ritorno. Finalmente, seduto sotto la veranda che ci fa da riparo al timido sole che nel frattempo è uscito, comincio a scrivere queste note. Il nostro camper è parcheggiato a fianco di quello di Gianni Candio e quello è l’inevitabile punto di ritrovo per i componenti del gruppo e così, non solo la redazione del diario viene interrotta da diversi amici che convergono verso il camper di Gianni ma, vedendomi scrivere e capendo quello che sto facendo, quest’ultimo mi dà l’incarico di scrivere l’articolo per il giornale del Club: “Insieme” che non posso non accettare (chi di penna ferisce, di penna perisce) ma non sarà una cosa gravosa perché si tratterà di aggiustare un poco quello che avrei comunque scritto.
Il mezzogiorno incombente spinge tutti alle proprie “case” e così restiamo soli e tranquilli, Anna e io, a goderci questa meravigliosa arietta e la pace del campeggio.
Riprendo a scrivere mentre Anna, seduta davanti a me, è impegnata a risolvere uno schema di parole incrociate e ogni tanto sbadiglia. Non è noia… non è fame …. Penso che siano i postumi della torta ai frutti di bosco. Non abbiamo voglia di impegnarci ai fornelli per cui risolveremo con due panini il problema del pranzo. E’ troppo bello stare qui fuori. Alle 15,30 dobbiamo trovarci all’ingresso del campeggio dove ci preleverà il pullman per condurci a visitare Friburgo che, stando al programma, è la meta della nostra prima visita.
Facciamo appena in tempo a mangiare che, al pallido sole che ci ha riscaldato subentra di nuovo la pioggia. E’ una pioggerellina fine fine che mi impedisce però di andare ai servizi senza ombrello come avevo programmato di fare. Pazienza! Il trasferimento a Friburgo avviene con un bellissimo e pulitissimo pullman. Le nuvole incombono e a tratti piove ma nessuno appare turbato. Il viaggetto si sviluppa su un bellissimo tratto stradale, fra prati e colline. Alla avveniristica stazione incontriamo la nostra guida: una simpatica signora toscana che vive a Friburgo dal 1995 e ci accompagna, lungo le vie del centro, raccontandoci la storia delle origini e dello sviluppo di Friburgo, succintamente, dal 1200 ai giorni nostri e dilungandosi sui caratteristici rigagnoli, nei quali scorre l’acqua, tipici della città. Poi il Duomo: gotico, con qualche traccia dell’originario romanico. Percorriamo le strade e il gruppo, ad ombrelli aperti, sembra una famigliola di funghi multicolori. Scatto numerose fotografie: al gruppo e alle case. Bellissimi colori pastello, tutte le case sono ben tenute e sembrano imbiancate di recente. I gerani e le petunie scendono a cascate multicolori da finestre e balconi, i fiori sono davvero immancabili e ingentiliscono tutto. Friburgo è una città “ecologica”: pannelli fotovoltaici, tram elettrici, molte biciclette e sulle colline si vedono le pale di alcuni “mulini a vento”, generatori di elettricità, che si muovono lentamente. La guida ci racconta la storia (immortalata su una delle cinque porte della città) del “gonzo” che, nel medioevo, voleva comperare la stessa e che, scoperchiando le botti che era sicuro fossero piene d’oro in quantità tale da consentirgli l’acquisto le trovò invece piene di sabbia. La moglie aveva effettuato la sostituzione non fidando sulle capacità speculative del marito. Il sole comincia a prevalere sulle nuvole e ben presto comincia a fare caldo e i tavolini all’aperto dei bar si riempiono di gente desiderosa di sole. Esigenza comprensibilissima e da noi tutti condivisa.
Panico! Le batterie della macchina fotografica si sono scaricate e rischio di perdere il contatto col gruppo per cercarne ed anche per cercare lo stemma adesivo della città (da applicare come trofeo sul camper) che in tedesco si dice “wappen” come mi insegna la guida. Ma quando col mio elementare e stentato tedesco richiedo “ein wappen” nessuno mi capisce….perché qui lo conoscono come “sticker”. Ma alla fine trovo le batterie e lo sticker di Friburgo e mi ricongiungo al gruppo. Anche perché il buon Mario (parmigiano D.O.C.) mi tiene d’occhio alla lontana e, contemporaneamente tiene d’occhio il gruppo. Grazie Mario e Piera per tutti gli aiuti che ci avete dato! Davanti al palazzo di città, la guida ci saluta. Alla partenza del giro a piedi ha fornito una piantina della città a tutti e dovremo tornare da soli al pullman che ci aspetta alle 18,30. Una breve seduta di “orienteering”, con le piantine alla mano, per capire dove siamo e decidere il percorso da fare e poi via, felicemente, all’autobus e al campeggio. Happy hour attorno al camper di Gianni per attribuire i numeri di incolonnamento e un brindisi al viaggio. Riceviamo anche un simpatico regalo dall’organizzazione: una scatola di legno contenente un mazzo di carte e una serie di dadi da poker, le tessere del domino e i bastoncini del “mikado” o “Shanghai” (come sono abituato a chiamarlo). Appuntamento per la partenza alle nove di domani. Ceniamo, scarico le foto fatte oggi sul computer e mentre ce le guardiamo cominciamo a ricevere ospiti: amici, attratti dalle foto, che commentano benevolmente, felici di rivivere, a tamburo battente, il bel pomeriggio trascorso. Alle 22 tutti a nanna. Avvolgo la veranda per evitare di farlo domani perché sarebbe fradicia di umidità. Buona notte!

Martedì 11 agosto
Sveglia alle sette e ultimi preparativi (scarico e carico dei serbatoi del camper) poi l’emozione del primo incolonnamento. Alla chiamata, via CB, in ordine di numero, i camper escono dal campeggio e formano una breve colonna in attesa del completamento dello schieramento. Poi partenza. Ho la responsabilità di guidare, ripetendo le indicazioni di Gianni, il camper che ci precede: Francesco e Maria dispongono di due walkie-talkie. Sarà Anna a trasmettere a Maria. Arriviamo abbastanza agevolmente a Donaueschingen nonostante, ad un certo punto, ci si accorga di aver perso i camper dall’undici al quindici. Breve sosta in una cittadina (con relativo “quasi blocco” del traffico perché dieci camper incolonnati, anche se stazionanti con le ruote di destra sul marciapiede, sono comunque un problema per la percorribilità della strada, neppure molto larga) per consentire il ricongiungimento che avviene felicemente.
A Donaueschingen nasce il Danubio a circa 680 metri di altitudine e con un percorso di circa 2800 chilometri sfocia nel mar Nero (quella che vediamo, come imparerò su Internet, è la sorgente del fiume Brigach che solo dopo la sua confluenza col fiume Breg, dà vita al Danubio). Foto rituali di gruppo (con bandiera del Club) e a coppie. La polla da cui nasce il Danubio è un largo pozzo recintato, il cui fondo brilla per le monetine che i turisti vi hanno gettato, ai piedi della dimora dei Fürstenberg. Ho voluto soddisfare il mio desiderio di avere un po’ d’acqua dalla sorgente (irraggiungibile) legando alla mia cintura una bottiglietta di plastica e, a strattoni, cercando di farvi entrare un poco d’acqua. Dopo alcuni tentativi ci sono riuscito e col mio prezioso trofeo sotto il braccio ho raggiunto la comitiva. Ciro, un arguto e simpatico romano, entrato presto, con la moglie: Simonetta, nel numero dei compagni di viaggio a noi più vicini, ha chiesto ad Anna se, per caso, non credessi di essere giunto a Lourdes… Credo che il movente di questa “battutaccia” sia l’invidia nei miei confronti, unico possessore di alcune preziose gocce di acqua raccolta alla sorgente del Danubio.
Ogni paragone con Bossi e il prelievo rituale della sacra acqua del Po, alle sue sorgenti, è assolutamente inopportuno!
Visita a Donaueschingen: bella, pulita ed ordinata e come al solito, fiorita. I camper sono stati parcheggiati in uno spiazzo poco fuori dalla cittadina e l’appuntamento per la ripartenza è fissato per le 13,30. Trovo subito un negozio di souvenir che vende gli sticker adesivi e ne acquisto uno. Ci inoltriamo per le stradine di Donaueschingen dopo aver visitato una bella chiesa protestante, molto luminosa al suo interno, a differenza delle scure chiese cattoliche in stile gotico. Scatto numerose foto fino ad incontrare, in uno slargo della strada principale, una bellissima pasticceria-bar con numerosi tavolini all’aperto dove decidiamo di fermarci per mangiare. Sono le 11,30 e Anna, che non ha ancora fame, decide di fare quattro passi da sola e io decido di attenderla seduto all’ombra e al fresco (le nuvole sono state in gran parte spazzate via da un bel sole e fa’ molto caldo).
Mi raggiungono Mario e Piera che erano con Anna e l’hanno persa. Sulle prime non mi preoccupo. La cittadina è piccola e Anna saprà certamente ritrovare la strada. Ordiniamo quattro birre piccole (Kleine) e le solite “quasi piadine”: due con cipolla e speck e due non meglio definite che “vegetariane”. Ci portano le birre mentre continuiamo ad aspettare Anna. Che stupido! Come al solito non ho preso il telefono e non posso neppure usare quello di Mario perché a memoria non conosco il numero di Anna. E finalmente Anna torna…con una camicetta diversa da quella che aveva all’andata il cui colore, per noi tre è stato a lungo cercato in lontananza. “E’ caldo e senza maniche non ne ho nessuna” è la sua, non necessaria, spiegazione. Mangiamo le “quasi piadine” e beviamo le birre. Dopo aver pagato torniamo lentamente verso il parcheggio. Personalmente ringrazio il buon Dio che la strada è in discesa e io mi sento un poco in difficoltà, non tanto per quello che abbiamo mangiato, ma per la birra che, pur non essendo ad alta gradazione, tuttavia, batte in testa. Prima di uscire dal bar-pasticceria compero quattro panini per questa sera e una fettona di torta alla frutta, pensando alla colazione di Anna domani mattina. Felice di andare in discesa e col mio pacchetto in mano, mi rendo conto di aver dimenticato la preziosa bottiglia con l’acqua del Danubio sul tavolino, assieme alle bottiglie vuote di birra, bicchieri e taglierini sui quali ci hanno servito le “quasi piadine”. Torno “velocemente” sui miei passi e ripercorro la strada che stavo discendendo “con tanta orgogliosa baldanza” (per dirla alla Diaz del “comunicato della vittoria”) e intanto penso, con terrore, che se le ragazze del bar hanno già pulito il nostro tavolo chissà dove è finita la mia bottiglia. Non tanto per l’acqua (ché la fonte è vicina) ma … per la bottiglia, che non ho più. Ma per fortuna il tavolo è ancora ingombro e su di esso ecco la mia preziosa bottiglia. Ai turisti, seduti li vicino, che mi guardano esterrefatti precipitarmi a prelevare una bottiglia di plastica vuota, trovo la forza di dire, in perfetto tedesco ed indicando il poco d’acqua che è sul fondo:”Das ist Donaues wasser!” Non so se il tedesco in cui mi sono espresso è proprio perfetto ma mi hanno di certo capito (e compatito, forse) perché mi hanno risposto: “Ahhh, ya, ya”.
Con la procedura del mattino ci rimettiamo in strada alla volta di Tetnang, a 15 chilometri da Lindau dove è il campeggio in cui pernotteremo: il “Badflutter”.
L’inconveniente del percorso di questa mattina si ripete e, ad un certo punto la colonna è di nuovo spezzata in due: i primi dieci camper sono uniti mentre dall’undici al quindici si sono perse le tracce. I ripetuti appelli di Gianni al CB hanno finalmente esito positivo. Ripartiamo e, dopo aver attraversato Lindau ostacolati da molti semafori, prendiamo una strada secondaria e seguendo le indicazioni poste lungo la strada ci avviciniamo al campeggio. La nostra colonna deve fare impressione: quindici camper in fila indiana, alcuni con la bandiera tricolore al vento, che si muovono su una campestre che progressivamente diventa sempre più stretta, non debbono essere uno spettacolo usuale né da queste né da altre parti.
I villici (perché di villici si tratta) sono tutti affacciati alle porte e alle finestre per vederci sfilare. I bimbi ci guardano a bocca aperta e qualcuno, timidamente, ci saluta agitando la manina, altri chiamano i nonni per farli assistere alla scena. Sembra di essere gli americani che entravano sugli Sherman, il 25 aprile 1945, a Bologna. Sarebbe il massimo se cominciassimo a lanciare cioccolate, caramelle e chewing-gum. E finalmente siamo alle porte del campeggio il cui responsabile, preparato ad accoglierci dalla impeccabile organizzazione, ci fa entrare incolonnati e ci sistema, uno di fianco all’altro in 15 piazzole a noi riservate. Anche in questa entrata al campeggio sfiliamo tra la meraviglia, non più dei villici ma dei campeggiatori di cui, così spettacolarmente siamo arrivati a turbare la calma.
Mentre scrivo, dalla piazzola vicina, occupata da due maturi coniugi olandesi e dalla loro figliola, mi stuzzica i succhi gastrici un buon profumo di cucina. Fingo di essere preda di un attacco di sonnambulismo e, a braccia tese, mi dirigo verso la loro piazzola. Mi accolgono ridendo e mi fanno vedere quello che bolle in pentola, unitamente ad un “sugo Barilla”, di quelli che, di Bolognese hanno solo il nome. Spiego loro alla meglio che io sono di Bologna e che il nostro ragù è “leggermente” diverso. Torno a scrivere, Anna sta lavando qualche camicetta e mi viene in mente di fare loro omaggio di un vasetto di salsa, fatta da me, e glielo porto. Annusano il profumo della mia salsa e ringraziano per l’offerta. Cinque minuti dopo ricambiano con un assaggio della pasta che stavano cucinando! Che bello! E’ così facile fare amicizia?!
Direi che l’insieme di “stanchezza” per il viaggio, “esiguità” dello spuntino di mezzogiorno e poca “voglia di cucinare” ci hanno reso molto graditi gli spaghetti “alla Bolognese” con aggiunta di funghi champignon che i nostri vicini olandesi ci hanno offerto. Con l’aggiunta di una “melina” la cena è risolta. Rendiamo le ciotole lavate e ne approfitto per lasciare loro il nostro indirizzo e la e-mail invitandoli a telefonarci se verranno a Bologna.
Dopo cena riunione generale davanti al camper di Gianni. Le piazzole, molto grandi, lo consentono agevolmente. Domani alle 9 ci aspetta un pullman che alle 17,30 ci riaccompagnerà al campeggio. Due ore le passeremo con la guida che ci presenterà Lindau e il resto della giornata è libero. Mangeremo un panino e via! Esaurita la parte logistica, Gianni dà il via alla parte ludica della riunione con alcune delle sue barzellette. Sono irresistibili e lui le sa raccontare molto bene. E’ un crescendo di risate e di commenti arguti, giocati sui doppi sensi e ciò è reso possibile dal fatto che le due mascottes della compagnia: Glenda e Cristian (o Christian?) non partecipano alla riunione. Probabilmente sono già a letto.
Alle 10 la riunione si scioglie e ciascuno, con la propria sedia, torna al proprio camper. Ma la voglia di ridere è ancora forte e ogni tanto ci si ferma e questa volta è Francesco a tenere banco con barzellette che, per qualità e modo di raccontare, non fanno rimpiangere quelle di Gianni.

Mercoledì 12 agosto
Notte tranquilla, al calduccio sotto i sacchi a pelo. Sveglia alle 7. Inizia una nuova giornata con le operazioni di riordino del camper. Mentre scrivo, Anna prepara un buon caffè. Me ne offre una tazza e … rovescia la sua in camper. Non dico altro! Dal camper vengono, in rapida successione, gettati fuori: tre o quattro tovagliolini scottex intrisi di caffè, serviti ad Anna per asciugare il frigo portatile (che era aperto quando il caffè si è rovesciato), la pedana sottostante e una presina per cucina. Anche la tenda della porta del camper c’è andata di mezzo e i cordoni bianchi che si alternano a quelli grigi, sono di un bel colore cappuccino. Quello che fa più arrabbiare Anna è l’idea che io ora stia scrivendo tutto. La sento che, con la voce artefatta dice: “l’Anna ha rovesciato il caffè…”. Che cosa le farà pensare che io abbia tempo da perdere a descrivere certe bazzecole? Le pagine di questo diario, che verrà letto dai posteri, sono riservate alle nostre imprese eroiche, non certamente alla piatta quotidianità. Ore 9, come da programma ci trasferiamo in un comodo pullman a Lindau. Il tempo non è completamente ristabilito ma nessuno di noi prende l’ombrello. Anna mi obbliga ad indossare i jeans lunghi e nello zainetto ho una felpa leggera. Non si sa mai…. A Lindau incontriamo la nostra guida: una signora svizzero-tedesca di nome Marisa e dal cognome irripetibile. Marisa ci accompagna a visitare l’isola: “Lindau Insel” (e penso che sia la stessa cosa detta in tedesco) che fronteggia la Lindau moderna ed è collegata mediante due ponti alla terra ferma. Siamo di fronte al lago di Costanza (Bodensee). Dalla Zwanzigerstraße, seguendo Marisa, entriamo nella medioevale cinta muraria per dirigerci sulla Maximilianstraße, ascoltando la nostra guida che ci descrive, per sommi capi, le origini e la storia di Lindau. Vediamo e scattiamo numerose foto fino alla Bismarkplatz e restiamo a bocca aperta davanti alla bellezza e della Rathaus e della Reichplatz. Raggiungiamo poi il Teatro dell’opera delle Marionette dove le grandi opere: dal “Flauto Magico” alla “Carmen” vengono rappresentate e i personaggi sono marionette, certamente “doppiate” da cantanti famosi. Da qui, sempre affascinati dalle puntuali descrizioni di Marisa di quanto ci vediamo intorno, arriviamo alla Kirchplatz dove due chiese, una protestante e una cattolica, si fronteggiano. La differenza degli spiriti, protestante e cattolico, si rispecchia nei due ambienti molto diversi. Sobrio e luminoso lo stile della protestante, più pesante e decorato quello della cattolica. Immagino quando, a mezzogiorno della domenica, dopo le rispettive messe, i protestanti e i cattolici si incontrano nella piazza. Forse hanno orari diversi o forse i cattolici escono sulla Stiftplatz per non incontrare i protestanti sulla Kirchplatz. Qualcuno oggi, per descrivere la situazione, ha usato il termine: “derby”.
La piazza del mercato ci accoglie con le sue colorite bancarelle di ortaggi, fiori, dolciumi, stoffe e chincaglierie varie. Da qui ci dirigiamo nella via “In der Grub” dove Marisa, con sommarie indicazioni per chi vuole ritornare alla stazione, ci propone una corsa fino alla Peters Kirche prima di lasciarci tornare al pullman. Personalmente declino l’invito per tre buone ragioni: sono stanco, ho voglia di fumare un sigaro, ho perso Anna che si sarà attardata in qualche negozio. Anna sopraggiunge dopo un poco sventolando uno “sticker”, non di Lindau, che non ha trovato, ma della Baviera. Un pensiero gentile nei miei confronti per alimentare la mia mania. Bello il blasone che adesso fa sfoggio sul fianco del camper! Marisa dà le consegne all’autista del pullman che ci deve accompagnare a Friederichschafen dove, chi lo vorrà, potrà visitare lo “Zeppelin Museum” e successivamente a Salem dove potremo visitare una grande tenuta con annesso castello e tanto di cicogne e scimmie. Uno strano accostamento per me! Il forte traffico, data l’ora, spinge l’autista, dopo molti giri su e giù ai bordi della foresta nera fra campi verdissimi, alberi e piantagioni di luppolo, ad invertire l’ordine delle visite e così puntiamo su Salem.
Il Primo parcheggio è pieno, il secondo pure e finalmente entriamo nel terzo.
Qui, fra stalle e ricoveri per gli attrezzi agricoli, è stato realizzato un self-service al quale tutti si precipitano. Il mio “odio” per le corse alle cibarie mi spinge lontano. Scatto molte fotografie alle cicogne e ai tanti gruppetti in cui i miei compagni di avventura si sono frazionati. Anna decide di pranzare con wurstel e patate fritte innaffiate da “acqua minerale”. Senza bicchiere, perché al self-service si paga una cauzione di 2,50 € che ti verrà restituita quando renderai il bicchiere. Un buon modo per evitare che i bicchieri da birra vengano sottratti come souvenir! Decido di entrare al self-service per prenderne uno da portare a casa. Prendo anche una bottiglietta di sidro che bevo “a collo” per non bagnare il bicchiere. Parlando con Anna, decidiamo che un bicchiere per Fabio e uno per Lorenzo sono un buon ricordo e così rientro al self-service e faccio l’acquisto. Con lo zaino pieno di roba fragile e un po’ abbioccati riprendiamo il viaggio per la meta finale. La mamma approfitta del viaggio per fare un pisolino. Io scatto qualche foto dal finestrino. A Friederichschafen la comitiva si divide. Qualcuno decide di andare a visitare il museo Zeppelin. Noi, assieme a Mario e Piera, optiamo per un caffè e una gita al porto. A noi si uniscono Ciro e Simonetta. La giornata è splendida e dopo uno “schwarz-caffee” e un “espresso” (entrambi molto allungati ma bevibili) facciamo la nostra passeggiata che si conclude alle 17. Il pullman ci riaccompagna al campeggio; scarico e ordino le foto, scrivo queste note e fumo un sigaro all’ombra del camper mentre Anna, dopo la doccia, impegna il tempo a sistemarsi e a telefonare ai figli. Adesso anch’io andrò a lavarmi. Ne sento la necessità!.
Splendida la doccia! Acqua calda a volontà, antidoccia e doccia. Buona la cena: simmenthal, pomodori, indivia e qualche fogliolina di cipolla. In aggiunta una fettina del salame e del formaggio che ci ha regalato nostro figlio Fabio di ritorno dalla Val d’Orcia. Dopo cena in compagnia, a vedere le foto. Per domani la partenza è prevista, con la solita, ormai, procedura. Mario, che Dio lo benedica, ci ha portato una bottiglia del suo vino che, quando l’ho stappato, ha fatto un busso che ha fatto sobbalzare i nostri dirimpettai tedeschi ai quali offro un bicchiere di “red italian wine”, molto gradito.

Giovedì 13 agosto
Spettacolo televisivo ieri sera attorno al nostro camper. Non erano in programma riunioni e così ho fatto scorrere sullo schermo del mio PC le oltre 400 fotografie scattate ieri (divise e organizzate prima di cena) fra fiumi di grappa e “slivovitz”. Questi RAGAZZI non si negano proprio nulla! Molte zanzare…Lo spettacolo ha avuto la sua brava replica per i ritardatari e perfino un “a richiesta” per chi, come la piccola Glenda, voleva rivedersi. Questi dopocena condominiali stanno diventando una piacevole abitudine. Alle 9 partenza per Füssen. Gianni propone di fare tutto in un’unica tappa. La distanza da Füssen è di 130 chilometri e si può fare agevolmente. Saremo a Füssen prima di mezzogiorno e dormiremo in quel campeggio tre notti. Abbiamo dormito molto bene sotto i sacchi a pelo e la giornata promette bene. Viaggio di tutto riposo che si snoda attraverso suggestivi e dolci paesaggi. Via CB si intrecciano i richiami fra i vari equipaggi e qualche sfottò. Lella, che cura le trasmissioni non di servizio dal camper di Gianni, capocolonna, ci fa anche sentire un po’ di musica. E’ bellissimo per me viaggiare a navigatore spento. Un’occasione in meno di discussioni con Anna. A un certo punto, Gianni, che di navigatori ne ha due, comunica di temere di aver sbagliato strada e inizia una manovra di inversione prontamente stoppata da altri due equipaggi i cui navigatori comunicavano di essere sulla “diritta via”. Anna scatta diverse fotografie al paesaggio, davvero bello e, in alcune occasioni, quando la sinuosità della strada consente una buona inquadratura, fotografa la lunga teoria dei camper che ci precedono. Siamo in 9^ posizione e nonostante alcuni attraversamenti cittadini, con molti semafori che, inevitabilmente, ci frazionano, nessuno rimane isolato e Füssen ci riceve a ranghi serrati. Qualche problema ad entrare nel parcheggio attrezzato…ci dobbiamo spostare un poco più indietro ma alla fine troviamo tutti posto. Sistemiamo i camper poi pensiamo al pranzo. Riceviamo, sotto la nostra veranda, accostando tavolini e seggiole, Mario e Piera. Il menù è così articolato: spaghetti (loro) al pesto (nostro), pomodorini secchi sott’olio (di Mario) e friggione (un soffritto di cipolla e pomodoro, mio), vino (loro) e pane (nostro). Forse 500 grammi di spaghetti per quattro persone sono troppi e ora mi sento un poco appesantito. Finito di scrivere queste note mi ritirerò in camper per un riposino.
Splendida nanna. Sveglia e scarico delle biciclette e un giro per le tre diverse aree di parcheggio per capire dove sono i servizi. Giro lungo abbastanza da giustificare il costo sostenuto per acquistare le biciclette nuove, dopo il furto dal camper subito l’anno scorso, e trasportarle fino qui. Poi a fare provviste al “Lidle”. Torniamo carichi e con le biciclette a mano. Il Lidle è proprio qui di fronte. Anna si esibisce in una volata montando in bicicletta con le borse della spesa. Le solite incombenze relative al camper, qualche chiacchiera in attesa della cena. Cetrioli, pomodori, indivia e radicchio rosso come contorno: allo sgombero sott’olio per me e alla bresaola per Anna. Riunione dopo cena (interrotta dalla pioggia) per aggiornarci sul programma di domani. Appuntamento alle 9 col pullman.


Venerdì 14 agosto
Notte da tregenda: tuoni e fulmini e, a più riprese, forti scrosci di pioggia. Ho dormito molto bene, nonostante la sarabanda meteorologica. Anna ha avuto freddo. Sveglia alle 7 e di volata ai servizi. Nei tre parcheggi saranno fermi almeno trecento camper e, molto approssimativamente, ci saranno trecento uomini ed altrettante donne. Ho contato una doccia e tre gabinetti nei servizi uomini e prevedo lunghe code per chi si alza tardi. Qualche pertugio azzurro si lascia vedere fra nuvole fitte, grigio scure e nere. Qualcosa mi dice che pioverà ma noi dovremo essere al coperto, nel castello di Neuschwanstein, fino alle 13. Il castello, per quello che ho letto su Wikipedia, misura 6000 metri quadri su quattro piani, con torri alte fino a 80 metri. Un vero castello da fiaba, preso a modello da Walt Disney per Cenerentola, che è stato fatto costruire da re Ludwig II di Baviera. L’arredamento è ispirato alle opere di Wagner (che Ludwig amava sopra ogni cosa e che dallo stesso Ludwig ricevette enormi finanziamenti). Dicono sia il sito più visitato della Germania. Più di un milione di turisti percorrono ogni anno i suoi saloni. Per fortuna che, come comitiva, dovremmo avere un ingresso privilegiato altrimenti, temo, dovremmo vederlo solo da fuori. Una breve corsa in pullman dal parcheggio dove stazionano i camper al parcheggio alla base di Neuschwanstein che sovrasta Füssen. Poi, su un autobus pubblico, che funge da navetta, pieno fino all’inverosimile, fino alla piazzola oltre la quale si prosegue a piedi fra boschi di conifere e scorci panoramici mozzafiato.
Per fortuna, con la scusa di dover scattare foto, ogni tanto, mi posso fermare a riprendere fiato. Anna mi aspetta, manifestando tutta la sua apprensione per me. Arriviamo ultimi al castello ma in tempo per entrare con la nostra comitiva. All’ingresso ci consegnano degli apparecchietti da accostare all’orecchio che fungeranno da guida individuale. All’interno del castello, visitiamo le stanze consentite lungo un percorso che si sviluppa su tre piani, collegati da odiose, per me, scale a chiocciola. I mobili che costituiscono l’arredo delle stanze sono tutti finemente scolpiti, lampadari di dimensioni enormi (la sala delle feste poteva essere illuminata da oltre seicento candele che venivano accese per il solo Ludwig), specchi che rimandano all’infinito le immagini, le pareti decorate da arazzi e affreschi che fanno riferimento alla “Saga dei Nibelunghi”, musicata da Wagner. Ufficialmente, all’interno del castello, non si può fotografare ma, quando le custodi che scortano i gruppi in visita non guardano, qualche foto riusciamo a farla. Naturalmente senza flash sperando che qualcosa venga fuori. Vedremo questa sera cosa! Riusciamo a fare, nella sala delle feste, una foto di gruppo con tanto di bandiera del club. Le parole non sono sufficienti a descrivere quello che si vede! Certo che Ludwig, era un megalomane e forse un poco pazzo come recita il suo soprannome di “Re pazzo”. Ma questa sua vera o millantata follia non gli ha impedito di impostare e sovraintendere alla realizzazione di questo “castello delle fate” (per capire il quale, in tutti i suoi simboli, occorre una profonda cultura germanica) anche nei suoi aspetti “tecnologici” di una assoluta modernità, per quei tempi, e certamente non “medioevali”. La visita è poi proseguita scendendo nelle cucine, attraversando l’immancabile sala di esposizione e vendita di souvenir e finalmente, dopo un breve percorso in una galleria, scavata di recente per consentire il deflusso veloce dei visitatori, di nuovo sul piazzale. Qui, riscaldati da un piacevole sole che ha spazzato via le nuvole durante la visita all’interno del castello, decidiamo di scendere in carrozza anche perché Anna ha male alle ginocchia e la discesa, in queste condizioni, sarebbe dura. Mentre scendiamo, incrociamo i turisti che salgono a piedi. La guida ci ha detto che in cinque mesi di apertura del castello si sono già contati più di 1.300.000 visitatori. Alla biglietteria, dove la carrozza ci scarica, la coda dei turisti, in attesa di fare il biglietto, è chilometrica e per molti di loro sarà inutile. Raggiunta infatti la quota di 8000 ingressi attribuiti, la vendita degli stessi, per la giornata, si chiude e chi s’è visto s’è visto. Il pullman ci riporta al parcheggio dei camper. Il tempo per scaricare e ordinare le oltre 300 foto “buone” che ho fatto (molte di quelle fatte all’interno del castello sono purtroppo da buttare nel cestino), di consumare (io) un pasto frugale (due mele e mezzo) e un po’ meno frugale per Anna, di scrivere il diario mentre Anna si riposa e poi, scaricate le biciclette, lungo una agevole pista ciclabile, andiamo a visitare Füssen. Splendida, ordinata e nonostante l’invasione di turisti, pulita. Abbiamo cercato un cestino per liberarci di un pacchetto di caramelle vuoto e non lo abbiamo trovato e, incredibile e notevole, nell’area pedonale che abbiamo percorso in lungo e in largo, non c’era un pezzetto di carta a terra! Ho scattato numerose foto e la cosa più simpatica era incontrare qua e là, a gruppetti, i nostri compagni di viaggio che avevano avuto la nostra idea di visitare Füssen e vi si erano recati, chi a piedi e chi in bicicletta. In chiusura di passeggiata: un caffè e un “eis-chocolate” per Anna e una “kleine beer” per me. Ritorno al campeggio comodissimo: tutta discesa! Scarico nuovamente le foto e comincio a trasferirle sulle “chiavette” che molti amici, colpiti dalla singolarità delle mie foto e dalla loro (ehm ehm, non faccio per vantarmi….) bellezza si sono procurate dall’”EXPERT” vicino al parcheggio. Così, questa sera, ho “servito” le mie foto, già messe in ordine e suddivise per argomento, al papà di Cristian, a Glenda, a Piera, a Mauro e “dulcis in fundo” a Gianni… Insomma un lavoraccio! Non ho neppure preparato da mangiare e ho praticamente mangiato lavorando l’ottimo risotto agli asparagi che Anna aveva nel frattempo preparato, due fettine di pane con un ottimo formaggio olandese acquistato al “Lidle” e mezza mela. Dopo aver consegnato ai legittimi proprietari le “chiavette” siamo corsi alla riunione programmatica per domani. Partenza alle 8,45 per visitare il secondo castello di Ludwig a Linderhof, a circa un’ora di pullman da Füssen. Buona notte! La riunione si è chiusa presto perché è umido e fa freschino, nonostante la grappa che, anche questa sera, è scorsa abbondante, e così sono riuscito a completare la descrizione di questa bella giornata.
PS Ottima la camomilla calda che mi ha preparato Anna! Come farei senza di lei?

Sabato 15 agosto
Sveglia alle 7. Notte tranquilla. Anna, alla quale ieri sera ho preparato il letto disponendo diversamente i sacchi a pelo e che ho rincalzato per bene, ha dormito al calduccio e non si è lamentata né della pendenza del camper né del freddo. La giornata è splendida. Nessuna nuvola in vista, cielo azzurro ed un bel sole che fa presagire e sperare in una giornata calda. Credo che la visita a Linderhof si svilupperà prevalentemente all’esterno perché il pezzo forte della visita dovrebbero essere i giardini, attorno ad esso. Il parcheggio si sta rianimando e sento, in lontananza, un bimbo piccolo che piange e una mamma che grida, a voce sempre più alta: “basta, basta, siediti….”. I proprietari di cani: Mauro e Roberta, Simonetta e Savina, stanno portandoli a fare una passeggiatina prima di chiuderli nei camper e lasciarli per la durata delle relative escursioni. Nel nostro caso dovremmo essere di ritorno per le 14. Che feste e come scodinzolano i cani al ritorno dei loro padroni. Oggi farà caldo nei camper e per gli animali forse sarà un sacrificio! Anna è di ritorno dal bagno e si accinge a preparare qualcosa da mangiare “al sacco” come ci ha consigliato di fare Gianni. Ieri sera, alle altre barzellette, ne ho aggiunte due io: quella dei cecchini, italiani e austriaci, durante la guerra del 15/18 e quella dei carabinieri il giorno di paga. I miei compagni hanno riso anche se le barzellette sono molto vecchie e certamente molti le conoscevano. E incredibile con quanta facilità Gianni e Francesco sciorinino, dal loro archivio privato, una barzelletta dopo l’altra. E’ una dote di natura…io faccio fatica a ricordare…e Francesco attacca con la barzelletta di quello che non ricordava le barzellette….insomma: uno spasso!
Bello e comodo il viaggio a Linderhof. Roberta, la guida che anche ieri ci ha accompagnato, rende più interessante il viaggio segnalandoci, durante il percorso, i punti interessanti ed intrattenendoci con notazioni storiche, economiche e culturali della regione che stiamo attraversando. Regione relativamente povera con una economia prevalentemente agricola (solo cinque aziende metalmeccaniche di componentistica per il mercato automobilistico). Roberta ci assicura che la popolazione non può definirsi ricca ma vive, in modo operoso e dignitoso, facendo rendere al massimo la terra che produce essenzialmente foraggi (cinque o sei tagli d’erba all’anno, merito anche della forte piovosità). A giudicare dalla bellezza delle case e dei paesini si stenta a pensare al termine “povertà” associato a queste regioni. Passiamo vicino ad una cittadina: Oberammergau, le cui case della zona storica sono decorate all’esterno con scene dipinte prevalentemente di ispirazione religiosa. Un asilo infantile è decorato con scene tratte dalle fiabe dei fratelli Grimm. Non è però possibile entrare perché, essendo ferragosto, il centro è zona pedonale. Proseguiamo per Linderhof e facciamo visita al castello costruito vicino al Königshauschen (diremmo il “casino di caccia” del Re Maximilian II di Baviera). Linderhof, rispetto a Neuschwarzstein sembra quasi una residenza modesta, con solo quattro stanze al primo piano con una reale funzione: la stanza degli specchi, le camere degli arazzi (est e ovest) e la camera delle udienze. Fra queste sono ricavati dei piccoli salottini. Per ultima la camera da letto. Definire “sontuosi” l’arredo e i decori è dir poco! Spiccano gli ori (veri) e gli argenti, gli affreschi e gli arazzi. Ludwig conduceva nella villa estiva una vita quasi da eremita. Gli bastava (si fa per dire) quello che lo circondava e la natura splendida del luogo. Imponente il parco e meravigliosi i giardini che incorniciano il castello. Il bacino d’acqua antistante il castello, dispone di una grandissima vasca con una fontana al centro che periodicamente emette uno spettacolare getto d’acqua che pian piano si innalza fino a 25 metri di altezza e che ho fotografato nel suo progressivo e relativamente lento innalzarsi. Il tempio di Venere, da una parte, e la fontana di Nettuno, dall’altra, lasciano meravigliati per la loro stupenda bellezza. Il parco, in cui è inserito il castello, e i suoi giardini, coprono un’area di 50 ettari, perfettamente integrati nello scenario naturale delle Alpi. Abbiamo percorso i viali del parco per visitare il “Chiosco Moresco”, la “Casa Marocchina” e la “Grotta di Venere”. Quest’ultima è una costruzione artificiale voluta da Ludwig come scenario del primo atto del “Tannhäuser”. Il Chiostro Moresco e la Casa Marocchina furono realizzati per l’Esposizione Mondiale di Vienna (del 1873) e successivamente acquistati da Ludwig che le personalizzò facendole decorare a suo piacere. Decidiamo, tutti insieme, di sostituire la sosta per il pranzo, prevista sulle rive del laghetto Plansee, con una analoga sosta per il pranzo e relativa, veloce, visita al paesino di Oberammergau che abbiamo intravisto in mattinata.
Molto bello, con le sue case fiorite e decorate. Peccato avere avuto solo un’ora per questa escursione nell’escursione. Ho scattato qualche foto e, in un negozio di souvenir, oltre al solito “sticker” da applicare al camper, ho acquistato un cappello bavarese di feltro, a cono, con tanto di nastro (bianco e azzurro: colori della Baviera) e una gigantesca stella alpina applicata sul davanti. Ne avevo visto uno a Neuschwanstein ma costava 65 € + 6€ per la penna e lo avevo lasciato al suo posto. Nei giorni successivi ne ho visti altri a 25 € e, ancora, li ho lasciati. Il prezzo di 7,90 €, richiesto a Oberammergau, ha vinto la mia resistenza e l’ho acquistato. Sarà senz’altro di peggiore qualità e fattura ma, per quella che sarà la sua funzione, va fin troppo bene. L’ho indossato subito e sono stato fotografato da molti compagni di viaggio. Da ultimo, Roberta, la guida, che oggi si è presentata con un bellissimo costume bavarese, ha voluto essere fotografata con me! E mentre cantavamo: “siamo la coppia più bella del mondo” uno stuolo di amici fotografi immortalava la nostra performance. E così ho lasciato, nelle foto dei miei amici, numerose tracce del mio “passaggio sulla terra”. Gianni e qualche altro amico sostengono che assomiglio molto a Ludwig…. Sarà…, ma proprio a un originale così devo somigliare? Svacco, a fianco del camper, fino alle 20 di questa sera quando un pullman ci preleverà e ci accompagnerà a Füssen per la cena di Ferragosto che avrà luogo in un “non precisato”, dal programma, ristorante tipico bavarese.
La serata, dicono, si concluderà con balli. Meno male che debbo fotografare! Siamo due fighini! Io in pantaloni lunghi, grigi, maglietta bianca e sandali neri. Mamma con una camicetta violetta e i calzoni alla pinocchietto acquistati a Strasburgo. Saremo uno schianto. Anna sta finendo di truccarsi e io aspetto, all’esterno del camper, che questa arietta mi asciughi il sudore. Mentre scrivo, sorseggio una coppa di Pinot Grigio, ghiacciato, che ci ha portato Mario. Veramente si tratta di un bicchierino di plastica bianca “usa e getta” ma a me sembra una coppa (potere dello squisito Pinot!). Ho dedicato parte del pomeriggio a vuotare e riempire i serbatoi del camper, ho fatto una bella doccia calda (3 minuti di acqua per 50 cent.). I gestori del parcheggio sono esosi, per quanto riguarda l’acqua che qui non dovrebbe mancare. Chissà dove ci porteranno? Siamo tutti molto “in tiro”, dai nostri camper vengono allegri richiami ed esclamazioni di compiacimento man mano che, al gruppo di coloro che sono già pronti, si aggiunge qualche nuova coppia. Il morale di tutti, per la bellissima giornata trascorsa e l’aspettativa di un’altrettanto bella serata, è alle stelle.
Chi si aspettava “Stinco di maiale”, patate fritte, wurstel con crauti e strudel di mele, può anche essere rimasto deluso ma, nel complesso, la cena tradizionale bavarese è servita a riempirmi e scaldarmi piacevolmente lo stomaco. Apertura con una bollente “suppe” di verdura (servita in una graziosa coppa a due manici che faceva intuire la possibilità di sorbire il brodo senza usare il cucchiaio) seguita da un’insalatina multicolore (con un fondo di affumicato). Il piatto forte: una scaloppina di maiale contornata da gnocchetti al formaggio dell’Algoria e in chiusura un budino, servito in una microscopica tazzina (tipo quelle usate per stemperare i colori). Pane e birra (quest’ultima, a scelta dei commensali e da pagare come extra). Durante la Cena Gianni ha adempiuto ad un rituale ormai consolidato che consiste nella premiazione dei nati in agosto facenti parte della compagnia. Sono risultato l’unico, essendo nato il 6 agosto. Gianni ha esordito dicendo che voleva trarre il bilancio del viaggio, giunto al giro di boa della sua metà, complimentandosi con tutti meno che con uno. E, quando mi ha indicato come il peggior rompiballe della compagnia, mi sono sentito mancare! Ho pensato di avere esagerato a fotografare a destra e manca e in tutti gli atteggiamenti i miei compagni, tanti timori si sono accavallati nella mia mente alla ricerca di una ragione per questa scelta di Gianni. Allo choc è subentrata una bella euforia quando Gianni ha detto che, essendo l’unico nato in agosto, avrei ricevuto un regalino: una graziosa coppa in ceramica bianca con un decoro che ricorda le più belle località della foresta nera bavarese. E non ho avuto difficoltà nel pronunciare un breve ringraziamento al quale ha fatto seguito il coro di “tanti auguri” e uno scrosciante battimano.
Il pullman che ci ha accompagnato ci aspettava per il rientro alle 22. Molti di noi hanno preferito la vita notturna di Füssen e penso che il ritorno in pullman sia stato scelto da pochi. Nella piazzetta, al centro della zona pedonale, si beveva e si cantava al ritmo della musica di un complessino bavarese. Centinaia di persone, sedute attorno a lunghe tavolate, agitavano le braccia o si dimenavano sollevando enormi bicchieri pieni di birra e indirizzandosi brindisi. Nello spazio esiguo lasciato fra i tavoli e il palco dei suonatori, danzavano i più scalmanati ed esuberanti. E vicino a questo spazio ci siamo fermati e abbiamo applaudito Simonetta, Mauro, Glenda, Francesco, Mario, Maria che ben presto si sono lasciati andare alla musica per lanciarsi, felici, nel ballo.
Anna?… Anna!… Annaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa….. Mein Got! Dapprima, seduta su un amplificatore agitava le braccia al ritmo della musica, poi, invitata da Mario, si è lanciata nel ballo…Ho scattato numerose foto a testimonianza dell’evento per gli increduli! Abbiamo lasciato (Anna e qualcun altro a malincuore) la piazza anche se, un poco più avanti, in una strada meno affollata e dalla quale si sentiva ancora bene la musica, qualcuno ha ripreso a ballare. Un breve giretto in centro alla ricerca di una gelateria per un “gelato all’italiana” e poi, a passi lenti, abbiamo percorso la strada del ritorno al parcheggio. Il cielo stellato sopra di noi e il buio del parcheggio mi hanno consentito di insegnare a Giovanna, che lamentava di non essere capace di trovare, fra tante stelle, la stella polare, come, a partire da Cassiopea, ben visibile e inconfondibile con la sua forma a W, si poteva individuare la benedetta stella polare. E così con le mie scarse nozioni di astronomia, ho fatto un figurone che ha avuto il suo culmine quando ho spiegato che quella striscia bianca sopra di noi che attraversava tutto il cielo stellato era la “via lattea”, bellissima. E finalmente a nanna dopo questa allegra serata di ferragosto.

Domenica 16 agosto
Sveglia alle 6,30 dopo una notte tranquilla. Il camper sembra un campo di battaglia! Ieri sera non avevamo molta voglia di sistemare le cose e così impiego un po’ di tempo a sistemare quella parte di caos che dipende da me. Oggi lasciamo Füssen per Prien, a circa 180 chilometri da qui. A mezzogiorno è prevista una sosta a Garmish, se troveremo il modo di parcheggiare i camper. Mi appresto a sistemare le ultime cose, prima della partenza. Bella questa vita! Dal camper volano pezzi di scottex, pedane e bottiglie vuote: Anna sta riordinando e mentre scrivo la sento borbottare. I lavori più gravosi toccano sempre a lei! Ribadisco: come farei senza di lei? Un bacio, cara brontolona! La giornata si presenta sotto i migliori auspici. Dopo pochi chilometri troviamo un distributore, davanti a un “Lidle” che, essendo domenica, ha l’ampio parcheggio completamente vuoto e riusciamo comodamente a parcheggiare tutti i camper. La padrona del distributore, quando vede dalla sua abitazione, posta sopra il distributore stesso, tanti camper in fila, scende e apre la cassa.
Un bel gesto di cortesia che apprezziamo. L’alternativa sarebbe stata il self-service con qualche difficoltà in più. Mentre aspettiamo la conclusione delle operazioni di rifornimento, Francesco mette su una allegra musichetta e alcune coppie si mettono a ballare sul piazzale. Dopo questa pausa, di spensierata allegria, il viaggio prosegue fra dolci colline, prati verdissimi e molto estesi, paesini incantevoli, fino a Garmish, dove parcheggiamo i camper nei pressi di uno stadio del ghiaccio. Si temeva di non trovare parcheggi capaci di accogliere i nostri quindici camper e, al contrario, troviamo un parcheggio grandissimo, adatto a contenere auto e pullman dei tifosi di hockey. Entriamo, a piedi, in Garmish, nella zona pedonale e abbiamo la grossa delusione di trovare quasi tutti i negozi chiusi. Scatto molte foto alle case con le facciate affrescate e agli chalet con i balconi fioriti. Con Mario e Piera mangiamo qualcosa e poi torniamo, lentamente e con un forte anticipo sull’ora di prevista ripartenza, al parcheggio. Mi è persino possibile spostare il camper, dal pieno sole in cui si è venuto a trovare, all’ombra di grandi alberi, in una corsia laterale del parcheggio e qui riposiamo un poco. Ho potuto acquistare, a Garmish, una bella maglietta per Anna con una lunga scritta in tedesco e impieghiamo un po’ di tempo, dizionario alla mano, a farne una approssimativa traduzione che, come avevo intuito vedendola, è un elogio alla “MAMA GMBH (leggi S.p.A.), sempre presente, tutti i giorni, 24 ore su 24 per elargire buoni consigli di comportamento e dispensare tisane nonché fare pulizie e quant’altro….
Siamo tutti presenti e con un’ora di anticipo sul previsto, partiamo per Prien. Il viaggio è tranquillo, in alcuni tratti autostradali il traffico è intenso ma, guidati egregiamente da Gianni, riusciamo a mantenere l’unità della colonna. L’ingresso al camping “Litzelau” si rivela più intrigante del previsto. Si accede infatti al campeggio per una stretta sterrata, adatta al transito a senso unico ma non tale. Quando il primo camper è all’ingresso del campeggio, l’ultimo dei nostri camper è su un ponticello che scavalca un corso d’acqua e la sterrata è completamente occupata. Cosa succede se due macchine tedesche decidono di lasciare un parcheggio laterale alla sterrata per dirigersi, risalendo la nostra corrente, a Prien? Succede che non possono farlo per la famosa legge di incompenetrabilità dei solidi….e così si inc…no e mi fanno gesti perentori per farci, a nostra volta, entrare nel parcheggio e poter loro uscire. I tapini non sanno, perché non vedono, che dietro di noi altri 6 camper occupano la carreggiata e se io entro nel parcheggio loro si troverebbero imbottigliati ugualmente e costretti a rientrare nel parcheggio, in retromarcia, per fare comunque passare tutti. Al mio gesto di diniego, fatto, forse un po’ beffardamente, ai loro perentori inviti a togliermi dai piedi, i tedeschi lanciano imprecazioni alle stelle, come il famoso eroe del Metastasio di manzoniana memoria! Ma tocca a loro pazientare perché, per guidarci alle piazzole in maniera ordinata i gestori del campeggio ci fanno entrare col contagocce. Che bello vedere quei due crucchi (un crucco e una crucca, per la precisione) imprecare come turchi mentre aspettavamo il nostro turno per entrare.
Il caso mi riserva un’ampia piazzola, a differenza di quasi tutti gli altri che successivamente, confrontando la nostra sistemazione con la loro, mi chiamano: raccomandato (per usare un eufemismo). Livello il camper e così Anna è contenta. Scarico le foto e scrivo queste note mentre Anna va alle docce. Qualcosa mi dice che è meglio che anch’io vada a togliermi la stanchezza di dosso.

Lunedì 17 agosto
Riprendo a scrivere, alle sei, per concludere il resoconto di ieri sera. Dopo una bella doccia (0,50 € per ben 6 minuti di acqua calda) e una buona cena preparata da Anna (nonostante il suo “malessere” provocato dalla vorace ingestione, a Garmish, di una enorme fetta di torta), a base di “vellutata di crescione”, formaggio e frutta, abbiamo partecipato alla solita riunione logistica che si è svolta, molto velocemente, attorno al camper di Gianni. Il viaggio di oggi ha stancato molti di noi e nessuno si è portato dietro le seggiole: segno inequivocabile del desiderio di tutti di andare a nanna presto. Però… però, allo scioglimento della riunione, molti amici sono venuti attorno al nostro camper per vedere le foto. Un gruppetto di persone attorno allo schermo del mio PC, alcune seggiole, l’immancabile giro di grappa, offerta questa sera da Renzo. Sembrava di essere tornati ai tempi di “Lascia o raddoppia?” quando ci si trovava al bar o dal prete o presso qualche famiglia per assistere al primo dei grandi eventi che la televisione, pressoché neonata, ci offriva. Più che la voglia di rivivere le atmosfere recenti, ha potuto la stanchezza e verso le 22 siamo rimasti solo Anna ed io a goderci lo spettacolo. Anna ha scattato moltissime foto durante il viaggio e, nonostante non indossasse gli occhiali per vedere “da vicino” la maggior parte delle foto sono ben inquadrate e ne ho dovute eliminare pochissime perché mosse. Poi a nanna, cullati dal mormorio di quel fiumiciattolo, ai confini del campeggio, proprio dietro di noi.
L’appuntamento col pullman che ci accompagnerà a Herrenchiemsee per la visita al terzo castello di Ludwig II è per le otto. E ieri sera ho puntato la sveglia alle 5,30 per potermi preparare con comodo ed anche fare qualche foto al campeggio perché, subito dopo il pranzo ai camper, dovremo ripartire per Berchtesgaden dove staremo accampati tre notti. Una donna alla guida del pullman ci accompagna, bravamente, al lago Chiemsee dove incontriamo la nostra guida: una signora spagnola “muy hermosa” con una folta criniera, un bel viso e due gambe lunghissime che fanno presagire (e temere) velocità di traslazione eccessive per me. Ho sempre a disposizione però qualche sosta “tattica” per fare foto ed eventualmente riprendere fiato. Un veloce battello ci porta, in una gloriosa giornata, fra l’azzurro del cielo, il verde delle foreste sulle sponde del lago e l’oro del sole, sull’”isola degli uomini”, al centro del lago. Approfittando di un buon anticipo sulla tabella di marcia, la guida ci accompagna al vecchio castello: una imponente e relativamente sobria costruzione con molte “depandances”. La guida è veramente brava e coinvolgente e ci trascina in una veloce visita, fuori programma, attraverso le sale del castello. Sempre di buon passo (accidenti alle sue gambe!) arriviamo al castello di Ludwig. Una costruzione che si ispira a Versailles ma che Ludwig, in molti punti, ha voluto personalizzare ed impreziosire. Ci sono, in riferimento alla reggia di Versailles, numerose sale che, nell’originale, sono state saccheggiate e distrutte durante la rivoluzione. Per questo Herrenchiemsee è meta di visite da parte degli studiosi francesi che vogliono colmare i danni prodotti dalla rivoluzione e capire come doveva essere la reggia di Versailles. Lo splendore delle sale che abbiamo attraversato è indescrivibile! Ori, marmi, stucchi, affreschi, lampadari, giochi di specchi che rimandano all’infinito le prospettive e il contenuto delle sale e dei saloni. Ludwig sarà stato sicuramente un megalomane ma quello che ha fatto credo sia stato uno dei migliori investimenti nella storia della Germania. In Baviera viene ancora ricordato con il titolo affettuoso di "unser Kini" ("il nostro re", in bavarese).E coloro che hanno deciso di toglierlo di mezzo, lo hanno fermato a metà delle sue intenzioni che erano rivolte alla realizzazione di altri tre o quattro ambienti da fiaba. Sulle cause della morte di Ludwig von Wittelsbach, a 41 anni, aleggia il mistero. Ufficialmente è morto annegato nel lago di Starnberg, pur essendo un buon nuotatore. Assieme a lui è annegato anche il medico Bernhard von Gudden, che lo aveva in precedenza dichiarato pazzo (senza visitarlo) e che lo sorvegliava, col quale era andato a fare una escursione. Dal rapporto di un medico, che ne vide il corpo al momento del ritrovamento, dice la guida, sembra che Ludwig avesse una ferita di arma da fuoco alla schiena. Fatto sta che gli eredi, a tutt’oggi, si oppongono alla riesumazione della salma per fare un esame autoptico e quindi chiarire il mistero. Sempre dalla guida veniamo a sapere che la famiglia di Ludwig percepisce, come appannaggio, una percentuale sulle entrate derivanti dalle visite ai castelli. Secondo me, l’ideatore del “delitto Ludwig” potrebbe essere ricercato nella famiglia stessa. Ludwig stava dilapidando, con la sua megalomania, un patrimonio familiare le cui briciole qualcuno ha voluto salvare. E il segreto, forse, è nascosto, più che negli archivi di stato, negli archivi della famiglia o di quel principe Luitpold, zio di Ludwig che fu dichiarato reggente al posto di Ludwig, prima, e, alla morte di questo, al posto del fratello di Ludwig: Ottone I di Baviera, suo successore di diritto ma pazzo a sua volta. Forse se si appurasse che il re è stato ucciso e in che modo ciò è avvenuto, i sospetti, oltre che sui suoi ministri, potrebbero ricadere sulla sua famiglia e l’eredità di Ludwig, nonché la percentuale sui proventi delle visite, potrebbe essere rimessa in discussione.
Rientriamo al campeggio e, considerando che la partenza è prevista per le 15, abbiamo appena il tempo di mangiare un boccone per dedicarci ai preparativi per la partenza. Giornata intensa quella di oggi! Il trasferimento a Berchtesgaden, distante da Prien circa 80 chilometri, è veloce e comodo. Avventuroso invece è l’arrivo al campeggio Allweglehen. Si accede ad esso inerpicandosi con i camper per una breve ma ripida e tortuosa salita. Il nostro camper, in prima marcia, ci porta comunque a destinazione anche se in una ripartenza in salita ho dovuto lavorare un poco con la frizione (e la puzza di bruciato che sento non viene da fuori….). Ci è stata riservata un’ampia spianata e tutti i camper trovano una buona sistemazione, anche se stiamo un poco stretti (vicinivicinivicini dice Mario) e non possiamo aprire le verande. Ci rendiamo conto che davanti alla lunga fila dei camper è possibile mangiare tutti insieme, in una lunga tavolata fatta accostando un certo numero di tavolini e così, dopo aver sistemato i camper per la notte, ci dedichiamo ai preparativi per quella che dovrebbe essere una allegra cena in compagnia.
Da ogni camper escono bottiglie, condimenti, pastine, frutta…. Le donne prendono il comando delle operazioni e si accordano per una bella spaghettata e si comincia a raccoglierne di marca, tipi e tempi di cottura diversi e raggiunti i tre chili ci si ferma. La cottura di tre chili di spaghetti, in tre diverse pentole, è certamente un fatto laborioso che però, con le cure di Giovanna, Lella, Anna e Piera è riuscito benissimo. La cena è stata un’esplosione di allegria fra assaggi di vini, brindisi e battute lanciate da un tavolo all’altro. Una illuminazione volante, realizzata da Renzo, tiene relativamente lontane le ombre della sera e l’oscurità della notte, calata in fretta. Comincia lo show delle barzellette e sono, al solito, Gianni e Francesco a fare da mattatori. Nonostante la stanchezza, sembra che nessuno abbia voglia di dormire e, dopo aver sgomberato, mentre sul camper scarico le oltre settecento foto che ho fatto oggi, sento il chiacchierio dei compagni di viaggio che vogliono ancora stare insieme. E finalmente a nanna….domani è un altro giorno!

Martedì 18 agosto
Nella notte, la pioggia, a più riprese, ha sovrastato con i suoi scrosci i rumori notturni del campeggio e ha fatto temere per lo svolgimento della gita al Königsee. Anna ha lasciato fuori dal camper le mie scarpe con dentro i calzini che indosso per le lunghe camminate. Questa mattina le ho trovate zuppe d’acqua e le ho dovute mettere ad asciugare. Ho steso anche l’incerata che copre il tavolino e mi sono accinto a scrivere. Sorte migliore è toccata alle seggiole che avevamo prudenzialmente chiuse ed accostate al camper. Ciò nonostante, seduto a scrivere, ho il sedere bagnato. Ho già fatto una salita ai servizi per mettermi in ordine ed una seconda per andare a comperare qualcosa allo spaccio del campeggio: yogurt, pane e formaggio e i due soliti panini per Anna. E adesso, sono quasi le 9, affronterò la salita per la terza volta per raggiungere il pullman. In cielo nuvolosi bianchi e squarci di azzurro fanno sperare in una buona giornata. Viaggio tranquillo seguito da una breve coda all’imbarcadero e finalmente siamo immersi in una natura splendida, quasi vergine. I battelli, che trasportano i numerosissimi turisti ai due punti di partenza per le escursioni, sono azionati da motori elettrici, silenziosi e non inquinanti. Oggi non abbiamo la guida e siamo nelle mani (o per meglio dire nella lingua) di un cicerone bavarese (ogni battello ne imbarca uno) che pianamente spiega (rigorosamente in tedesco) additando i punti di interesse che si affacciano sulle sponde del lago. Deve essere anche spiritoso, a giudicare dalle risate che ogni tanto si fanno i crucchi. Un momento che anche noi, non germanofoni, capiamo e apprezziamo è la sosta, a motori spenti in mezzo al lago, davanti ad una parete di roccia, quasi verticale. Il cicerone preleva da una scansia una tromba e comincia a suonare una lenta melodia che viene completamente e perfettamente restituita dall’eco che la parete rocciosa è in grado di sviluppare. Alla fine dell’esibizione fa il giro del battello con un cappello in mano e raccoglie più di quaranta euro. E poi dicono che l’arte fa tirare la cinghia! Non gli ho dato nulla e tutto sommato, quella vera e propria questua, mi ha lasciato di stucco. Non me l’aspettavo e non l’ho gradita! Sbarchiamo all’ultimo approdo. In circa 45 minuti abbiamo gustato gli splendidi scorci del lago e siamo arrivati in un punto da cui partono numerosi percorsi per gli escursionisti. Non ho voglia di scarpinare e mi siedo con Anna su una panchina. All’approdo non c’è nulla, solo i gabinetti. Decidiamo di fare quattro passi e alla prima curva del sentiero ci imbattiamo in un self-service dove posso prendere una tazzona di caffè e una bottiglia di acqua. Aspettiamo il ritorno dei nostri amici comodamente seduti a un tavolino all’aperto e con loro facciamo ritorno all’imbarcadero. Inganniamo l’attesa del pullman (45 minuti, come ci comunica Gianni) muovendoci per il paese a fare shopping. Una breve corsa e il pullman ci scarica alla prima rampa della stradina che porta al campeggio e che affronto con moltissima calma. Il pranzo di mezzogiorno, con un po’ di ritardo, è una vera favola. All’ombra di alberi che avrei detto noci ma che noci non sono (e non so cosa siano) ogni famiglia prepara e pranza. E’ come essere insieme, meno impegnativo di ieri sera ma comunque bello. Sospendo la scrittura e mi dedico allo scarico e al riordino delle foto, poi, a coloro che me le porteranno, scaricherò le foto sulle chiavette. Pomeriggio di intenso lavoro a sistemare foto e a riversarle su cinque (fino ad ora) chiavette. Una bella doccia (e questa volta gratis e con acqua calda a volontà) Una buona cena, preparata da me mentre Anna si fa bella (pasta e fagioli Knorr + una mela) poi tutto cinema: davanti al camper di Renzo e Giovanna vediamo circa un migliaio di foto e tutti a nanna (sperando che il tempo regga).

Mercoledì 19 agosto
“Lente lente currite noctis equi….”, pregava il Dottor Faust, rendendosi conto, dai colpi della pendola, del sopravvenire della mezzanotte, ora di scadenza del suo patto col demonio.
“Correte velocemente cavalli della notte…”, pregavo io, sperando che venisse presto mattina!
Questa notte….che notte! Una raffica di piccoli colpetti sulle spalle (dice Anna), pugni alla schiena (dico io). Qualche spinta, dalla mia (troppo) dolce metà, su di me che tossivo e russavo “svegliando tutto il vicinato” come diceva Anna ma, in realtà (e purtroppo), non consentendole, dopo averla svegliata, di riprendere sonno! Se ho voluto pace sono dovuto scendere (ore tre di notte) dal camper sperando che quella furia scatenata di mia moglie riprendesse finalmente sonno. Le stelle, enormi nel cielo sereno e visibilissime, data la scarsa illuminazione del campeggio, mi hanno riconciliato col resto del mondo e, dopo una mezz’oretta passata a camminare avanti e indietro nella spianata dei camper sono tornato a nanna e ho ripreso a dormire immediatamente fino alle 6,30. E pensare che, scendendo dal camper, mi ero ripromesso di non risalire fino al mattino!
Grazie a Dio, il cielo è sereno e dovremmo godere della possibilità, che la visita di oggi ci offre, di vedere la Baviera dall’alto dei 1800 e passa metri di altitudine del “Nido dell’aquila” una residenza-bunker donata a Hitler dai gerarchi nazisti in occasione del suo cinquantesimo compleanno e che Hitler non amò mai troppo, esposta com’era, data la sua posizione, a qualunque tipo di fuoco: nemico o amico! La partenza, come al solito, è prevista per le nove. Il Pullman ci accompagna fino a Obersaltzberg, un paese alle pendici del monte su cui si erge il rifugio. Di qui, una strada stretta e tortuosa, percorsa alternativamente ed esclusivamente da mezzi pubblici, ci porta alla seconda tappa: l’ingresso di un tunnel di circa 200 metri scavato nella roccia, e finalmente un ascensore tutto specchi e ottoni, ci porta fino all’interno del rifugio il cui nome ufficiale è: “Kehisteinhaus”. La realizzazione della viabilità per raggiungere il cocuzzolo della montagna (1834 metri) deve essere costata, come avrebbe detto Churchill, sangue, sudore e lagrime. La strada è scavata sul fianco della montagna e, in certi punti si passa attraverso due pareti di roccia. Del tunnel non dico, è una “normale” galleria, ma il vano dell’ascensore (capace di portare una quarantina di persone) è un pozzo, scavato a perpendicolo nella roccia, lungo più di cento metri e lo chalet, una costruzione su più livelli, deve avere, a giudicare da quello che mostrano le finestre, pareti di spessore superiore ad un metro. Un breve sentiero conduce all’estrema vetta del monte e, su di essa, svetta una croce.
L’accostamento fra l’amore per l’umanità, simboleggiato dalla croce ed il disprezzo per la vita umana che in Hitler e soci ha avuto uno dei suoi vertici, è stridente. “Gott mit uns”, il motto dei re di Prussia ripreso da Hitler per la nuova bandiera tedesca ed inciso sulle fibbie delle cinture dei soldati della Wehrmacht. Dio è con noi, pare voler significare la croce di Cristo che sovrasta il “Nido dell’aquila”. Una lunga galleria, su un fianco dello chalet, conduce ad una grande stanza circolare (che, se non ho capito male, è stata la stanza da letto di Eva Braun) e successivamente ad un ampio salone in cui spicca un caminetto in pietra dura (proveniente dalla Liguria) donato ad Hitler da Mussolini.Da qui, salendo tre gradini, si passa ad un’altra stanza che ora è adibita a ristorante. Preferisco uscire e dedicarmi al panorama che da qui si gode. Scatto numerose fotografie e mi siedo su una panchina a godermi il sole. E pensare che questa mattina ho riempito lo zainetto di indumenti pesanti temendo di poter avere freddo! Ma qui il sole scotta e fa veramente caldo. L’appuntamento per la ripartenza è per le 11,50. Vedo i miei ardimentosi compagni di viaggio, tornare dalla breve salita alla croce (che non ho voluto affrontare) e li lascio, pigramente, sciamare all’interno dello chalet e perdo così l’opportunità di sentire le spiegazioni, in italiano, di una guida, messa a disposizione del nostro gruppo dai gestori del sito.Dalle parole della guida, riferitemi dai compagni, si viene a sapere che all’interno della montagna è stato realizzato anche un bunker blindato che non è visitabile perché… non si è trovata la chiave della porta di accesso. Mah….sarà!
Anna si allarma, non vedendo più nessuno dei nostri compagni girellare tra i chioschi che vendono le solite paccottiglie e, temendo di averli persi, decidiamo di scendere. Alla base dell’ascensore scopriamo che sono ancora tutti su (impegnati con la guida, come impareremo). Pazienza…il sole scalda anche qui! Ne approfittiamo per conoscere meglio Giacomo e Savina che non hanno voluto salire al rifugio. Ricompostosi il gruppo, riprendiamo la via del ritorno fino al parcheggio dove abbiamo appuntamento col nostro pullman. Che però non c’è… e dopo una mezz’oretta di attesa, Gianni, telefonicamente, verifica che c’è stato un malinteso (?) fra organizzazioni. All’arrivo del pullman, una breve discussione per capire di chi fosse l’errore e poi via, per la sosta pranzo e per la visita alle miniere di sale di Berchtesgaden.
L’estrazione del salgemma, in Austria, ha una storia millenaria. Nella salina di Berchtesgaden sono stati ritrovati strumenti di estrazione e resti umani, risalenti al periodo celtico. La ricchezza di Salisburgo, come conferma il nome, deriva da questo prezioso minerale che, una volta estratto, prendeva le strade d’Europa. Ci hanno fatto indossare delle tute, nere a bande fluorescenti bianche e, dagli oltre 30 gradi esterni, siamo stati catapultati su un lungo trenino fino ad una vasta sala sotterranea (12 °C) dove è cominciata la visita guidata. Molti di noi hanno provato il brivido dell’esperienza di lanciarsi, da un livello di estrazione a quello inferiore, utilizzando gli scivoli dei minatori che sono dei veri e propri, lunghissimi “toboga”. Come nei migliori parchi di divertimento, le discese di gruppi di visitatori vengono fotografate al termine della lunga scivolata. Le istantanee, che riprendono le espressioni divertite, impaurite o meravigliate degli ardimentosi scivolatori, verranno poi esposte nella sala della reception per essere acquistate, come souvenir, da chi lo vorrà. Inutile dire che le foto sono andate esaurite in un attimo. La visita è stata suggestiva e molto interessante. Numerosi monitor danno le informazioni necessarie a capire la formazione del giacimento di sale e le modalità di estrazione in tutte le più importanti lingue. Il nostro accompagnatore si limita a farci strada, da una sala all’altra e a manovrare i dispositivi video scegliendo la lingua del commento ai diversi filmati. E finalmente al campeggio, seduti sotto gli ippocastani a riposarci (abbiamo scoperto che gli alberi misteriosi sono un tipo di ippocastano), a chiacchierare e a curare corpi e anime.
Cena festosa, con poca voglia di andare a letto. Si comincia già ad avvertire un poco di malinconia per quella che sarà, a breve, la fine della nostra bella avventura. Il gruppo si divide in due: da una parte i “vecchi” e dall’altra i “giovani” per le solite chiacchiere conviviali del dopo cena. Il gruppo dei “vecchi” cede per primo alla stanchezza e si scioglie. Mentre Anna mette ordine in camper, vado a dare la buona notte ai giovani e ne ricavo un bicchierino di “sambuca”. Il bicchierino della staffa e poi a nanna.

Giovedì 20 agosto
Sveglia alle 6,30. Una colazione veloce e poi attacco i preparativi per la partenza. Completo tutti gli svuotamenti e riempimenti di rito e alle 9 siamo pronti a partire per l’ultimo trasferimento di questo viaggio. Oggi, la tappa è di tutto riposo. Meno di 20 chilometri ci separano dal campeggio di Salisburgo dove resteremo due notti. Ma prima decidiamo per una sosta al “Penny Markt” per gli ultimi approvvigionamenti. Pomodori, acqua minerale, tre barilotti da 5 litri di birra (per fare contenti i figli: Fabio e Lorenzo e il genero: Anubi) poi yogurt, cioccolato (che, dice Anna, costa meno che in Italia) e poi pane, tanto pane tedesco, ottimo con tutti quei semini. Al Penny Markt siamo arrivati in ordine sparso ma la ripartenza è in perfetto stile “La Granda” in ordine numerico dall’uno al quindici. Ho spesso ricordato le ottime qualità di “capocolonna” di Gianni ma il compito gravoso di “fine colonna” o di “scopa”, il “lavoro sporco” è stato svolto egregiamente da Giacomo, alla guida, e Savina, alle trasmissioni. Il suo “passati tutti” tranquillizzava Gianni ma, sicuramente, anche tutti noi, soprattutto quando, per essersi spezzata la colonna, per un semaforo o una immissione a sinistra in una strada molto trafficata, Gianni ci faceva procedere lentamente per “ricompattarci” e questo, alle volte, faceva arrabbiare gli automobilisti in coda dietro di noi, costretti a procedere a passo di lumaca o a sorpassarci. A nome di tutti, e nella mia veste ufficiale di redattore del diario di viaggio, vi ringrazio Giacomo e Savina e scusate se lo faccio tardivamente. L’ultimo campeggio ci vede accampati su un vasto prato, in ordine casuale: c’è tanto spazio a disposizione! Aspettiamo l’ora di pranzo sistemandoci e sistemando in frigorifero le provviste deperibili. Pranzo veloce, con scambio di specialità fra i quattro camper accostati di Giovanna e Renzo, Piera e Mario, Simonetta e Ciro e il nostro. Poi un breve pisolino, io in camper e Anna sul prato antistante. Alle 15,30 partenza per la visita guidata di Salisburgo. La guida: Francesco, mi è piaciuta meno delle precedenti per il suo modo, lezioso e “ad effetto”, di esprimersi. Questa “antipatia a pelle” mi ha indotto a disertare molte delle “lezioni” che ci teneva e forse ho perso qualche cosa di interessante. In compenso ho scattato più di 500 fotografie che mi accingo a sistemare. Siamo molto stanchi e può darsi che questa sera si vada a letto presto. Anna risente del caldo ed è particolarmente nervosa. Oggi non ci siamo quasi scambiati parola. Come al solito, quando il caldo si fa sentire, se la fa con me! Adesso cucina e siccome ho apparecchiato il tavolo con il computer, la sento brontolare. Vedremo domani se sarà un giorno migliore. Domani è una giornata “libera” che ognuno dedicherà allo shopping a Salisburgo. La dovremo raggiungere coi mezzi pubblici e andremo, verosimilmente, a gruppi.

Venerdì 21 agosto
Abbiamo speso la serata di ieri a chiacchierare nella piazzetta che i nostri quattro camper hanno creato. Ho caricato le foto e ridendo e scherzando, bevendo e mangiando, abbiamo fatto venire mezzanotte. Per fortuna, Renzo, il nostro decano, ci ha mandato a letto.
Sveglia alle 7 e preparativi per la seconda visita a Salisburgo. Raggiungiamo la città con un comodo filobus e poi via, sciamando per il centro, in direzione del castello che sovrasta la città. Città bianca: Salisburgo, o con tenuissimi colori pastello. Abbiamo rimandato gli acquisti per il ritorno: Piera, Mauro, Simonetta, Ciro, Anna ed io. Il castello si raggiunge con una comoda e veloce cremagliera. Il panorama della città e dei suoi dintorni, di lassù, è impagabile e, anche oggi, la fortuna ci ha aiutato, regalandoci una giornata assolutamente serena e fresca. Il castello offre numerosi scorci incantevoli e ho fatto oltre trecento fotografie. La visita al castello deve essere fatta la mattina presto. Se l’avessimo fatta al caldo del pomeriggio di ieri non l’avremmo apprezzata come questa mattina, con ancora poca gente a percorrere le sale e i corridoi aperti al pubblico. All’uscita, la coda dei turisti in attesa di entrare, si prolungava, di molto, nella strada, sotto il sole. Dal castello abbiamo subito puntato verso il mercato e quella che crediamo sia la zona dei negozi più belli. Carichi di pacchetti siamo poi tornati al campeggio in tempo per un sontuoso pasto (un panino e un frutto) che però non ci ha sovraccaricato lo stomaco e la funzione digestiva. Questa sera è in programma un “happy hour” e la cena di addio, “tutti insieme, appassionatamente. Adesso scarico le foto e poi vado a nanna. Il vento si sta rinforzando e appaiono anche alcune grosse nuvole in cielo. Risveglio bagnato, dopo un gratificante pisolino. Il vento ha portato nuvole e pioggia e siamo raggruppati sotto la veranda di Renzo e Giovanna. Alle 17,30 si svolge il nostro aperitivo di commiato in una saletta del ristorante, all’ingresso del campeggio. Il discorso di Gianni precede i brindisi e le immancabili barzellette della coppia Gianni & Francesco. Anna indossa per l’occasione il “top” che le ho regalato a Strasburgo. E’ (secondo me) uno schianto! Chiedo la parola e, dopo aver premesso che avrei fatto arrossire mia moglie, le canto: “SEI BELLISSIMAAAAAA” fra gli applausi di tutti e il commento (mi piace pensare compiaciuto) di Anna: “Sei matto? Ma cosa ti salta in mente?” La saletta del ristorante ci è stata riservata per una mezz’oretta e fa molto caldo e la riunione si conclude in fretta per darci il tempo di prepararci per la cena che si terrà in un ristorante di Strasburgo. Il sole è ritornato a rallegrare il campeggio e, alle 19,30, un pullman ci preleva e ci trasporta in pieno centro ad un bel ristorante “Sternbräu”. Scatto numerose foto mentre si mangia. Un’ottima cena e un’altrettanto ottima birra. Alle 21 usciamo dal ristorante (cena veloce!) per una breve passeggiata serale. L’autista del pullman si è raccomandato di farci trovare, puntualissimi, davanti all’ingresso del ristorante, alle 22. La via, centrale e trafficatissima, gli impone di caricarci alla svelta ed, altrettanto alla svelta, di ripartire. Con un occhio all’orologio e l’altro agli splendidi negozi del centro, passeggiamo per la ricca e godereccia “Salisburgo by night”. Ma ricomincia a piovere e anche passeggiare nel labirinto di corridoi e piazzette, a ridosso delle mura di Salisburgo, diventa difficile. Per cui, alle 21,30, siamo già tutti davanti all’ingresso del ristorante capace di offrire un rifugio provvidenziale a noi, partiti dal campeggio senza ombrelli.
Nel ritorno in pullman il saluto di Francesco e Maria, che partiranno subito, ci ammagona un po’. Scesi dal pullman, baci e abbracci e promesse di rivederci ai prossimi raduni e voti di ritrovarci l’anno prossimo, per un tour, bello e coinvolgente, come questo. Ci ritroviamo sotto la tenda di Renzo e Giovanna per quattro chiacchiere prima di dormire. Anna prepara una camomilla per tutti. Mauro, che ha accompagnato il suo cane nella uscita serale, si ferma a chiacchierare con noi. E ci parla del suo lavoro di autista di camion: pesante e pericoloso. Le società di trasporto, piccole e inevitabilmente non sindacalizzate, espongono, quelli che siamo abituati a chiamare “camionisti” a turni di lavoro massacranti, senza rispetto per la persona. I mass-media non ci fanno capire fino in fondo questo aspetto del loro lavoro e ce ne parlano, solo in termini negativi, in occasione di qualche grave incidente. Questo mette in cattiva luce una categoria di lavoratori particolarmente esposta a ricatti e sfruttamento che avrebbe bisogno di aiuto. Mauro e Roberta, sua moglie, sono due ragazzi giovani e riservati e non particolarmente loquaci, ma questa sera Mauro è un fiume incontenibile di parole, e sono parole serie che ci fanno riflettere e ci intristiscono. Ci diamo così la buona notte.

Sabato 22 agosto
Scendo dal camper appena in tempo per salutare Piera e Mario, Simonetta e Ciro, Monica e Livio, i genitori di Glenda, già pronti a partire. La loro direzione è il Brennero. L’idea di cercare un campeggio, da soli, dopo questa esperienza di gruppo, mi alletta poco e propongo ad Anna di prendere la via di casa. Il cielo è grigio scuro e Anna, che fin dall’inizio non era particolarmente entusiasta all’idea di prolungare il nostro viaggio per visitare Grado, Palmanova, Trieste e Redipuglia, accetta con entusiasmo. Alle 9 circa lasciamo il campeggio dopo aver provveduto al camper. Per la prima volta, lasciando un campeggio, la direzione è “casa” non riempio il serbatoio di acqua. Usciamo agevolmente da Salisburgo, verso Villach e poi imbocchiamo l’autostrada. Il viaggio si svolge comodamente ma il paesaggio è autunnale. Nuvole basse entrano nelle gole fra i monti. Ottima atmosfera per sentire il richiamo della casa. Che dista solo 588 chilometri… una sgambata! Vicino a un lungo tunnel il traffico è volutamente regolato da due o tre semafori che spezzano il lungo serpentone di macchine diretto in Italia. Sono soste di quindici, venti minuti ciascuna e per fortuna non c’è il sole. Ne approfittiamo per mangiare biscotti e andare in bagno: “comodo il camper!”. Passato il tunnel ecco il sole ed ecco, dall’altra parte, code analoghe a quelle che abbiamo fatto prima. Il panorama è splendido. Passiamo da Villach ed entriamo in Italia ma prima facciamo una sosta per riprendere fiato, mangiare un panino e bere un caffè (non ancora all’italiana ma bevibile. Ancora qualche acquisto e poi via. La stanchezza però si fa sentire e ad un’area di servizio, già in Italia, direzione Udine, mi fermo. Mi si strabuzzano gli occhi e sarebbe pericoloso continuare. Un pisolino di una quarantina di minuti, una bella lavata al viso, un colpo di pettine e un buon caffè che Anna mi procura mentre mi rendo presentabile. Il navigatore suggerisce di uscire dall’autostrada e accettiamo il suggerimento, anche perché vediamo degli avvisi di “coda prima di Udine. E ci lanciamo per strade di campagna tra paesini desolati attorno a San Daniele (probabilmente il navigatore ce ne fa percorrere le periferie). La differenza fra le campagne austriache (che pure sono a due valli di distanza e queste, è impressionante. Non un fiore, non una casa imbiancata di fresco, non prati verdissimi ma distese di granoturco, prossimo alla maturazione e quindi quasi giallo. Che dire? Nulla se non rimpiangere la bellezza di quello che abbiamo appena lasciato e domandarci il perché di tanta differenza. Il Friuli è certamente una zona povera (o per lo meno lo è stata), anche da qui partivano i nostri emigranti per andare a lavorare in Germania, Francia e Belgio e negli Stati Uniti, ma anche la campagna bavarese ci è stata descritta come una zona non ricca dove però gli abitanti conducono una vita dignitosa. Forse i nostri politici, anche a causa di una non facile posizione internazionale nel dopoguerra, non hanno saputo o potuto agire per far prevalere gli interessi della nostra nazione, o forse la nostra cultura è diversa…ma quanto mi è piaciuta la Baviera e l’Austria che ho visto e quanto mi dispiace l’Italia che vedo! Il navigatore ci fa ora rientrare, a Portogruaro, in autostrada e il viaggio prosegue più speditamente. Il famoso passante è una bella soluzione ai problemi di traffico che si incontravano nella tangenziale di Mestre. Il navigatore, che scioccamente non ho pensato di aggiornare, mi segnala che sto viaggiando, in aperta campagna, a 100 chilometri/ora. Ma non c’è da temere, la segnaletica stradale è ottima e abbondante. Padova…Rovigo…Ferrara e poi Bologna Sono quasi le otto di sera quando parcheggio il camper sotto casa, scendo faticosamente e muovo qualche incerto passo. La nostra amica e vicina Liliana sta uscendo ed è la prima che incontriamo. Quattro chiacchiere sui gradini davanti a casa e poi scarichiamo il camper dalle cose essenziali e metto al sicuro le biciclette. Non vorrei ripetere l’esperienza dell’anno passato quando, di ritorno da un tour in Francia, sono stato “sollevato dalla responsabilità” delle biciclette che, pur essendo incatenate al porta biciclette del camper, nella notte, qualcuno mi ha rubato.

Domenica 23 agosto
Sveglia alle 7. Oggi sarà una giornata di duro lavoro per scaricare completamente il camper, fare un poco d’ordine in casa e poi vedremo, dopo tanto tempo, i nostri figli, le nuore e i nipoti.
Ma il tempo per due righe di chiusura di questo diario lo trovo.
Questa, per noi, è stata la prima esperienza di questo tipo e non sapevo cosa mi sarebbe toccato, iscrivendomi prima al Camper Club e successivamente al viaggio. Non avevo altra aspettativa se non vedere bei posti e passare una decina di giorni al fresco. Ho, per buona aggiunta, incontrato persone splendide in un ambiente splendido e con una stagione favorevolissima. Nel mio computer ho memorizzato più di 5000 fotografie, ho percorso, complessivamente, circa 2000 chilometri e sono calato in peso di quasi 3 chili (Grrrrrrrrrrandeeeeeeeeeeeee). Sono consapevole che i prossimi viaggi potranno non essere all’altezza di questo ma sono altrettanto consapevole che “tentar non nuoce” e… tenterò. A presto tutti, cari amici!


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