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di Nicoletta Gazzeri
(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N.
2 - 2/2000)
Dopo lo scorso numero, che ha illustrato il progetto "Mistà",
l’Ente Turismo del Saluzzese "Le Terre del Marchesato"
responsabile per la parte promozionale, vi propone a partire da
questo numero di "Insieme", una serie di itinerari di
storia, di arte e di fede nelle Valli dei Marchesi di Saluzzo.
Apriamo con un’introduzione storica del celebre "Marchesato"
e delle Valli di Saluzzo, per poi addentrarci nei prossimi numeri
nella scoperta dei tesori artistici delle
Valli del Romanico e del Gotico
Dei tesori di pittura
I cammini della fede
Per antichi borghi
Castelli e feudalità
Questi percorsi toccano chiese, castelli, piccoli centri storici,
molti dei quali fin’ora di difficile fruizione da parte del
pubblico saranno a partire dall’estate prossima, visitabili
grazie all'Iniziativa Comunitaria Interreg II Italia – (Francia-1994-99)
Tutti i monumenti indicati negli itinerari saranno segnalati sul
territorio da apposite segnaletiche.
Naturalmente l’Ente Turismo"Le Terre del Marchesato"
fornirà agli amici camperisti anche indirizzi utili per la
sosta, curiosità e…per l’eventuale acquisto di
"goloserie".
Poche zone del Piemonte portano l'impronta di un'alta civiltà
medioevale come Saluzzo e le sue valli.
Le Valli dell'antico Marchesato di Saluzzo:
una zona che ha ricevuto nel Medioevo un'impronta culturale marcata
e per molti aspetti omogenea, che conferisce a questa regione di
grandi bellezze naturali un fascino "colto" e antico.
Bastano ad evocarne un'immagine incantevole la chiesa di San Costanzo
al Monte, dal romanico puro e scabro, l'abbazia di Staffarda, il
celebre ciclo pittorico del castello di Manta e infine il gioiello
più remoto e strano, la parrocchiale di Elva in Val Maira
coi superbi affreschi di Hans Clemer, nel cui nome si chiude il
cerchio della raffinata cultura dei Marchesi, che trionfa a Saluzzo
e a Revello.
Alla raffinata cultura dei Marchesi, che ha saputo aprirsi alle
più alte correnti artistiche della Francia cortese e del
Rinascimento padano, corrispose nelle valli un fiero spirito di
indipendenza, un'autonomia di istituzioni civili ed economiche e
una gelosa difesa di tradizioni antiche, che hanno dato vita ad
un'originale civiltà alpina.
Un'originalità culturale che contiene in sé un'eco
preziosa: quella dell'identità occitana, da sempre affacciata
sul mondo provenzale e mediterraneo, che ancora oggi si ritrova
nella lingua e nelle usanze delle genti di quassù.
Tutti i monumenti indicati negli itinerari saranno segnalati sul
territorio da apposite indicazioni.
Il Marchesato di Saluzzo:
un potere del Piemonte feudale che conserva ancora oggi un nitido
profilo, per l'incontro di un'edilizia signorile, della raffinata
arte di corte e di una civile arte del vivere, che ha lasciato la
sua impronta in tanti centri storici.
Per secoli questo piccolo, ma brillante Stato feudale è stato
la cerniera fra il Piemonte, la Francia e la Liguria, assimilando
lo stile e la cultura del gotico d'oltralpe ma aprendosi anche,
ben prima che la corte sabauda, al respiro dell'Umanesimo e del
Rinascimento italiano.
E l'amministrazione ordinata e liberale dei Marchesi si è
riverberata sulle valli alpine che per secoli ne sono state il territorio,
fedele e fiero ad un tempo. Proprio dall'autonomia e dalla protezione
garantite dai Marchesi le valli hanno derivato le risorse per l'epoca
della loro maggiore ricchezza e della più splendida fioritura
artistica, tramontata - intorno alla metà del Cinquecento
- con la fine del Marchesato.
Nel Piemonte di oggi non c'è l'equivalente del centro storico
di Saluzzo, la piccola "Siena delle Alpi" che sembra essersi
fermata nell'incantevole atmosfera del Quattrocento.
Un itinerario minimo toccherà il convento di San Giovanni
e la Cappella Marchionale, sepolcreto dei Marchesi, il Museo di
Casa Cavassa che conserva la Pala della Misericordia di Hans Clemer,
la Salita al Castello con i prospetti affrescati dei Palazzi di
Città e delle Arti Liberali, il Duomo dell'Assunta.
Ancora adesso i castelli di Revello, Castellar, la Morra, Manta,
Costigliole, Montemale accolgono chiunque entri nelle valli del
Po, della Varaita, della Maira o della Grana come altrettanti presidi
del potere marchionale.
Un'edilizia castellana. Un mondo di vigneti, monasteri e silenziose
borgate dove domina il laterizio della pianura, che lascia il posto,
entrando nelle valli, alla antica e sapiente civiltà della
pietra scolpita.
Le valli di Saluzzo:sintesi di natura e cultura
Celebri paesaggi incontaminati, un comprensorio tra i più
selvaggiamente belli dell'arco alpino, un Re di pietra: il Monviso.
Valli che furono altrettanti passaggi aperti di una civiltà
che le collegava al Delfinato, alla Provenza, al Mediterraneo.Quanti
furono i mercanti attratti dai mercati del Marchesato o della Provenza,
quanti i pellegrini e, in tempi moderni, i lavoratori stagionali
che le percorsero, lungo il tragitto verso Nizza, Avignone e il
mare?
Le valli del Marchesato di Saluzzo sono valli occitane: vi si ritrovano
nella lingua, nell'arte, nel costume, nella musica le forme di un'identità
antica, che ha i suoi equivalenti nelle regioni dell'altro versante,
dalle Alpi ai Pirenei.
Sotto il governo dei Marchesi di Saluzzo, tra il Tre e il Quattrocento,
queste valli espressero un alto grado di autonomia e di civiltà,
che si tradusse in originali istituzioni di cui le valli conservano
ancora le tracce e la fierezza.
- l'identità occitana:
Nelle valli del Saluzzese si parla ancora la lenga d'oc (lingua
d'oc) o occitan (occitano), una delle più vecchie lingue
romanze (cioè derivate dal latino): una lingua che prima
ancora che nascesse l'italiano letterario era conosciuta in tutta
Europa grazie ai trovatori, i trobadors.
Ancora oggi la lingua occitana è parlata da buona parte della
popolazione d'area occitana francese, dal Delfinato alla Guascogna,
e in Val d'Aran nei Pirenei catalani.
Quella occitana è una cultura viva nelle valli che si rintraccia
nel costume, nell'arredo, nella cucina, ma anche nella produzione
di poeti contemporanei, nella musica e in numerose iniziative culturali.
I Marchesi di Saluzzo godono della reputazione storica di non essere
stati esosi né tirannici nei confronti dei loro sudditi.
Ci sono giunti numerosi Statuti delle comunità delle valli,
redatti a partire dal XIV secolo. Essi testimoniano un'amministrazione
ben ordinata, che prevedeva forme di autonomia e rappresentanza
degli interessi del popolo al cospetto dei governatori nominati
dal Marchese.
Condizioni di eccezionale indipendenza spettarono alla Comunità
dell'alta Val Maira, riunita in una federazione dotata di ampia
autonomia.
Invece l'alta Val Varaita, la "Chastelada", fece parte
fino al 1713 della "Repubblica degli Escartons" annessa
al Delfinato, che comprendeva anche l'alta Val Chisone e la valle
di Oulx: un vero esempio di democrazia partecipata e di alta organizzazione
civile.un'attenzione secolare alla difesa dell'ambiente
Nell'arte medioevale queste valli rivelano apertamente un'affinità
con le forme artistiche d'oltralpe: lo dimostra la forma dei portali
romanico-gotici, che si ispirarono fino a una data tardissima al
portale della chiesa vescovile di Embrun su cui gravitavano le comunità
del brianzonese.
Vi si manifesta un affiorare di tradizioni comune a entrambi i versanti
delle Alpi occitane. Così è per le figurazioni che
si ripetono sulla pietra delle abitazioni, o sui portali delle chiese:
la rosetta a sei punte, antico simbolo solare dei popoli germanici,
divenuta distintivo del folklore occitano (e ripresa dai moderni
mobili "Varaita"), tra questi le celebri "têtes
coupées" o "more de peira", ovvero teste mozzate,
legate all'immaginario celtico, (a quanto pare per l'abitudine di
conservare, sugli stipiti delle case o dei santuari, le teste mozzate
dei nemici o di eroi divinizzati).
E se qualcuno di voi, curioso, vorrà saperne di più…..potrà
telefonare all'ufficio Turistico IAT di Saluzzo (0175.46710)
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