L'ardita scommessa di un marchese intrapendente
(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N.
74- 5/2002)
La galleria si apre, sul versante italiano, a quota m. 2882, al
piede della parete culminante con la dentellata crestina delle
Traversette. Il traforo, in leggera salita, è facilmente
percorribile qualora lo sbocco sul versante francese non sia ostruito
dalle ricorrenti frane che vanificano i ripetuti restauri. É
comunque sempre interessante una visita ai 75 metri della galleria:
è necessaria una lampada portatile per evitare l'inciampo
con le piccole frane o con i tratti di ghiaccio che al buio intralciano
il cammino.
La galleria, anticamente detta "Pertuis du Viso" o "galleria
del sale", fu scavata dai due impresari Martino d'Albano
e Balthazar d'Alpiasco dal giugno 1479 al dicembre 1480 per conto
del marchese Ludovico II di Saluzzo .
Attraverso il Pertuis transitarono a lungo i mercanti del sale,
garantendone il rifornimento al marchesato dai lontani bacini
dell'Etang de Berre, sulle bocche del Rodano: di qui il nome di
"galleria del sale".
Guerre ed altre vicende della storia fecero ostruire e riaprire
più volte la galleria sino a che, col passare dei secoli,
venne a mancare l'interesse economico e strategico del passaggio.
Il "Buco" resta oggi una curiosità carica di
ricordi storici.
COME SI RAGGIUNGE:
Dal Pian del Re (m. 2020) si imbocca la larga mulattiera in direzione
ovest. Tagliando a mezzacosta il ripido pendio erboso a Nord del
piano si giunge in breve ad imboccare il Vallone delle Traversette.
La mulattiera ampia rivela l'antica importanza della via; essa
volge a destra e con alcuni tornanti giunge a Pian Armonie ( m.
2410, ore 1,15), ove si restringe alquanto e riprende a salire
con numerose svolte sino al Pian Mait. Esso deriva il suo nome
dalla forma, simile a quella del piano di una madia ("Mait"
in occitano alpino).
Si giunge quindi al piano ove sgorga la Fonte dell'Ordi (m. 2787,
ore 2,30), immediatamente al di sotto di una casermetta, al di
sopra della quale una traccia sul terreno franoso porta all'ingresso
del Buco, contrassegnato da un segnale rosso alla base della parete
(m. 2882, ore 3).
E' consigliabile unire alla visita della galleria la risalita
al Colle delle Traversette. Uscendo sul versante francese si prende
volgendo a sinistra, il sentiero che in breve porta al Colle.
Si raccomanda di effettuare la gita in estate avanzata, quando
la neve sul pendio è sciolta con tempo bello.
Un po' di storia
Nel 1474 Ludovico II pensò di far costruire un traforo
che consentisse nel periodo estivo un più comodo sbocco
verso il Delfinato e la Francia.
In particolare si sarebbero favorite le carovane del sale che
giungevano nel marchesato dopo un'estenuante risalita dall'Etang
de Berre, un grosso stagno salato situato sulle Bocche del Rodano
e poi su per la Provenza ed il Delfinato.
Il 22 settembre 1478 il Marchese firmò il trattato con
Renato d'Angiò, re di Sicilia e Conte di Provenza.
Le difficoltà per forare quegli 80 metri di pietra viva
che dividevano i due versanti delle Alpi furono certamente enormi.
Gli uomini impiegati in questo improbo lavoro utilizzarono "ferro,
fuoco e aceto", un ingegnoso sistema per vincere la dura
roccia con le sole mani.
Alla fine il "Buco di Viso" sarà una galleria
di poco più di 75 metri, aperta da sud verso ovest. Misura
due metri di altezza media e 2,47 metri di larghezza, dimensioni
sufficienti a lasciar transitare le carovane di muli carichi di
sacchi di sale (il sale in quel tempo era quanto mai prezioso,
quasi quanto le spezie dell'Oriente) ed altri prodotti.
In questo modo si riuscì ad accorciare la marcia di quasi
tre giorni ed evitare pericoli più grandi riservati dal
Colle delle Traversette. Col passare di pochi anni anche il "Buco
di Viso" subì la sorte di molte opere costruite per
motivi pacifici. Diventò infatti una comoda via d'accesso
per le truppe in transito verso l'Italia per portare guerra e
morte alle nostre popolazioni. Anche Pian del Re deve il suo nome
alla sosta del Re di Francia, avvenuta durante la guerra del 1700-1714.
Naturalmente vicende storiche e naturali (frane e crolli) non
resero tranquilla l'esistenza della galleria. Il traforo tra una
frana e l'altra, rimase praticamente inagibile in forma continuativa
per quasi due secoli al passaggio dei muli.
Nel 1907 l'allora giovanissima Sezione del Cai, la disostruiva
completamente e la dotava di un passamano di ferro per tutta la
sua lunghezza al fine di favorire il passaggio dei viaggiatori
del tempo. Nel 1973, grazie al generoso contributo dei Lions Club
di Saluzzo e Torino fu possibile riattivare il "Buco di Viso"
.
Nel 1997, grazie ad un accordo bilaterale fra il Comune di Crissolo
e la Mairie de Ristolas e soprattutto per l'interessamento di
Associazioni quali il Rotary Club di Saluzzo e di Embrun e il
contributo economico di Enti e Banche locali è stato possibile
ripristinare nuovamente i 75 metri di galleria.
Dopo tanti anni, quegli 80 metri scavati con le mani e con l'impegno
danno ancora l'idea della grandiosità dell'opera realizzata
senza mezzi tecnici e delle difficoltà create dall'alta
quota, ma voluta da Ludovico II colto e raffinato principe rinascimentale.
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