Francesco Viganò lo conobbi per caso, anni fa, attraverso
internet. Il Giubileo era ancora di là da venire, ma per
“Insieme” e per il sito internet del Camper Club progettavo
una serie di servizi che presentassero l’Italia dei Santuari
e della Fede. Mi giunse una e-mail: “Io ci sono, mi scrisse,
se vuoi si può tentare…”.
E così, numero dopo numero, nacque una rubrica che è
tra le più seguite del nostro giornale, scritta da un giornalista
professionista, da un uomo che con la penna e la tastiera ci sa
fare veramente. E, giorno dopo giorno, nacque, attraverso internet
e qualche sporadico incontro, un’amicizia vera.
Francesco mi svelò il suo dramma: il cancro lo stava affliggendo,
lo costringeva a soste sempre più frequenti in ospedale.
Una volta gli scrissi “Fatti coraggio!” e lui, orgoglioso,
mi rispose sempre attraverso internet: ”Non conosci i Viganò,
non si danno mai per vinti!”, ed era vero.
Appena usciva dall’ospedale, tra un ciclo ed un altro, tra
un trapianto ed un altro, si muoveva col camper, andava a scoprire
nuovi luoghi della fede e subito inviava l’articolo, con la
velocità di chi teme di non raggiungere il giorno dopo.
Lo incontrai a San Damiano d’Asti, salì con la moglie
sul mio camper, la malattia lo stava consumando, ma i suoi occhi
erano sempre vivaci: ”Ho letto su Insieme, mi disse, che organizzerete
un raduno ad Orta. Se me la sento domani ci vado e ti invio un articolo”.
Pochi giorni dopo sul mio computer giunse il suo reportage. Poche
settimane fa, il male ormai lo stava vincendo, volle ancora andare
a Domodossola e “Insieme” pubblicò il suo articolo
sul numero 6.
Un giorno, era primavera avanzata, fuori la stagione si faceva bella,
ma in una camera di ospedale é difficile percepire il risveglio
della natura e la sua esplosione (anzi, é difficile per tutti,
non per un giornalista…) mi giunse una lettera con allegato
un dischetto da computer: “Caro Beppe, vi era scritto, non
so se ce la farò a vedere il nuovo anno, ho raccolto tutti
i miei articoli sui Santuari ed anche altro materiale, te li invio,
utilizzali come meglio credi”.
Mi si accapponava la pelle leggendo quelle righe, solo chi conosce
a fondo i giornalisti sa che in cuor loro hanno la speranza, anzi
la certezza, di sopravvivere a se stessi grazie ai propri articoli.
Quel dischetto rappresenta una miniera alla quale “Insieme”
attingerà per molto tempo ancora.
Subito dopo Natale del 1999, eravamo in Piazza San Pietro, l’udienza
papale alla quale eravamo stati ammessi era appena terminata, quando
i squillò il cellulare. “Beppe, sono Francesco, come
è andata? Quanti eravate? Come ti è apparso? Racconta…”.
Un’intervista, più che una telefonata di routine ed
il giorno dopo “l’Avvenire”, il “suo”
giornale dedicò al Camper Club “La Granda” uno
splendido articolo scritto con tanta umanità e passione.
In quell’articolo svelò il suo male, lo raccontò,
lo finalizzò, consacrò l’amicizia ed il legame
col Camper Club “La Granda”.
Poche settimane fa, era molto tardi, accesi per l’ultima volta
il computer per controllare la posta ed apparve la scritta “Viganò”:
”Un altro articolo di Francesco, pensai. Sa che stiamo per
andare a Napoli…”. Invece era suo figlio Marco che ne
annunciava la morte…
Ciao Francesco, ho cercato di collegarmi ancora col tuo sito, per
vedere la tua foto, ma non è più raggiungibile!
Ciao, maestro ed amico, generoso giornalista, appassionato camperista!
Te ne sei andato, ma non per noi.
Quel dischetto, sai, funziona benissimo, i tuoi articoli continueremo
a pubblicarli e tanti potranno apprezzarne il tuo stile, la tua
bravura, la tua professionalità.
Un giornalista non muore, il suo lavoro supera la contingenza del
tempo!
Ciao, il tuo articolo per il prossimo numero già l’ho
già ricevuto, al solito sei stato puntualissimo, ora devo
chiudere tutto il giornale!
Da lassù, se vuoi, dammi una mano!