(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N.
51 - 3/99)
Il Sacro Monte di Varese è indubbiamente il più affascinante
itinerario mariano al mondo, un monumento unico nella sua straordinarietà.
Rispecchia infatti fedelmente il concetto di "ascesi"
grazie anche alla struttura particolare del Rosario. La "via
sacra" verso la "sacra vetta" è la più
larga mai realizzata in un Sacro Monte proprio per agevolare l'ascesa
delle masse lungo un cammino che è tutta catechesi.
Le 14 cappelle, veri e propri monumenti di arte e di fede, sono
state volute da un frate Cappuccino, Giovanni Battista Aguggiari
e tutte progettate da un geniale architetto varesino, Giuseppe Bernascone.
L'ultima delle cappelle, la quindicesima, è lo stesso santuario
dove si venera l'antica immagine della Madonna.
Itinerario di pellegrinaggi o di passeggiate solitarie il Sacro
Monte di Varese anche a chi vi sale come semplice turista non nasconde
il suo essere "via sacra", un percorso di preghiera e
di meditazione sui misteri del Rosario disegnato sulle pendici di
un monte che già sedici secoli or sono, nel novembre dell'anno
489 Sant'Ambrogio vescovo di Milano aveva consacrato alla Vergine
Maria.
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Via via che si sale lungo il viale delle Cappelle lo sguardo si
allarga a prospettive sempre più vaste. Non per niente la
montagna varesina è definita il più bel balcone di
Lombardia.
Verso sud lo sguardo si stende sulla pianura Padana gremita di case,
di fabbriche, di strade, verso est c'è l'operosa Brianza
e il Comasco, verso Ovest il dolce profilo del Monte Rosa e poi
le grandi montagne che separano il Vallese dall'Ossola e dalla Valle
d'Aosta, verso nord, infine, visibili o comunque prossime ci sono
le cime che dominano le vallate che dal Ticino salgono verso i passi
del Gottardo e dello Spluga.
Ecco così inquadrato il Sacro Monte di Varese in un sito
che ha dentro il proprio orizzonte il cuore dell'Europa, i monti
da cui scendono acque verso il Rodano, verso il Reno, verso il Danubio,
le terre delle tre etnie, delle tre maggiori lingue (francese, tedesco
e slavo) dell'intero nostro continente.
La chiesina dell'Immacolata
Prima di dare inizio alla salita diamo uno sguardo alla cappella
che non fa parte dei misteri del Rosario ma ne è quasi il
preludio.
Si tratta della chiesina o "oratorio" dedicata alla Immacolata
Concezione della Vergine Maria. Se la dedicazione alla Vergine è
del 1609, l'inizio della costruzione della chiesina è del
1604, quando un gruppo di braccianti di Malnate diedero inizio ai
primi lavori sul Sacro Monte spianando il piazzale d'ingresso la
vialone.
Alla chiesina si accede attraverso una bella scala fiancheggiata
da una balaustra in pietra che porta ad un pronao a cinque arcate
sostenute da colonne ioniche.
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Il vialone della Cappelle comincia qui con un maestoso arco detto
"arco del rosario", il primo dei tre archi posti all'inizio
di cinque cappelle per dividerle a seconda dei misteri del rosario:
gaudiosi, dolorosi, gloriosi.
PRIMA CAPPELLA
Attraversato l'arco del Rosario ecco subito dopo pochi metri la
Prima Cappella. Due le statue all'interno: l'angelo con un giglio
tra le mani si avvicina alla Vergine che lo ascolta inginocchiata
davanti al suo letto opera di Cristoforo Prestinari e donate nell'anno
1610 dagli abitanti di Orta in provincia di Novara. In questa cappella
viene rappresentato il primo dei misteri gaudiosi: l'annunciazione.
E' la semplicità e la modestia della casa di Nazareth a colpire
il pellegrino che proprio qui, in atteggiamento di umiltà
e preghiera inizia la salita con il Santo Rosario fra le mani.
SECONDA CAPPELLA
Una splendida meridiana sorretta da angeli in volo è la caratteristica
della seconda cappella che incontriamo dopo un centinaio di metri.
Il progettista, l'architetto Giuseppe Bernascone, la volle tutta
all'esterno per permettere l'intera visuale dall'arco di ingresso
lungo il grande vialone fino alla terza cappella lasciando intravedere
la quarta e la sovrastante quinta cappella: tutti i misteri gaudiosi.
Lo scultore Francesco Silva ha dato movimento ed anima alla scena
dell'ingresso di Maria nella case del profeta Zaccaria e della sua
consorte Elisabetta. Dieci statue rappresentano questa scena gioiosa.
Il vecchio profeta esce trepidante preceduto oltre la soglia da
Elisabetta che si fa incontro a Maria. Altri sembrano dividere la
gioia di questo festoso incontro: un giovane che accompagna per
mano un asinello, un mendicante cieco che suona il violino mentre
un servo fa la carità di un bicchiere di vino ad un viandante.
C'è anche un vispo cagnolino a rendere più allegra
e familiare la scena della visita ad Elisabetta.
TERZA CAPPELLA
Terzo mistero gaudioso: Gesù nasce a Betlemme.
Qui si può ammirare il più bel presepe di Lombardia:
al centro il Bambino Gesù, dietro il bue e l'asino, a sinistra
la Madonna e San Giuseppe, a destra alcuni pastori e un piccolo
cane.
In tutto qui ci sono 26 statue, opera di Cristoforo Prestinari,
gli affreschi sono di Andrea Villa e Panfilo Nuvolone.
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Sul muro di sostegno che è sul lato sinistro della Terza
Cappella spicca nel suoi vivaci colori la "Fuga in Egitto",
un capolavoro di Renato Guttuso inaugurata nel 1983. Il gigantesco
dipinto (circa 30 metri quadrati) è stato donato dal pittore
siciliano a Varese, sua seconda patria. Per vent'anni infatti questo
artista di Bagheria è vissuto ed ha lavorato nella vicina
Velate, sempre sulle pendici della montagna varesina. L'originalità
del dipinto, un grande murale in acrilico che sostituisce un affresco
di Francesco Nuvolone oggi andato perduto, è la rappresentazione
della Sacra Famiglia tutta stretta in groppa all'asinello il quale
porta anche gli attrezzi da falegname. In alto, nel cielo terso,
la colomba dello Spirito Santo indica la strada.
QUARTA CAPPELLA
La presentazione di Gesù al Tempio. Nuova e grandiosa è
la forma architettonica di questa cappella costruita nel 1618 con
il finanziamento della famiglia Omodeo di Milano. La sua copertura
la fa distinguere da tutte le altre cappelle costituita com'è
da una grandiosa cupola in rame. Le venti statue in terracotta che
compongono all'interno quattro gruppi statuari sono firmate Francesco
Silva di Morbio (Svizzera) e datate 1617.
QUINTA CAPPELLA
La disputa di Gesù con i dottori.
E' ripida la salita in questo tratto del vialone verso la cappella
detta "dei Varesini" perché costruita con le loro
offerte. La forma poligonale rappresenta la sinagoga dove Gesù
giovanetto disputa con i dottori del Sinedrio confondendo la loro
sapienza. All'interno 22 statue con la quali Francesco Silva rappresenta
la scena della disputa con i dottori. Nel volto di Gesù giovinetto
pare esprimersi tutta la calma e la sapienza che gli viene dal Padre
suo che è nei cieli. Una sapienza che contrasta con la confusione
e la pertinacia dei dottori. La Madonna mentre indica a Giuseppe
il figlio a lungo cercato esprime nel volto e nel gesto la meraviglia
dell'animo e la gioia del cuore.
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Attraversiamo il secondo arco detto di San Carlo Borromeo ed ecco
le cinque cappelle che descrivono i misteri dolorosi del Rosario.
A destra dell'arco una fontana dalle eleganti linee architettoniche
che sembra invitare il pellegrino ad un momento di ristoro, ad una
breve tappa prima di riprendere la salita.
SESTA CAPPELLA
L'orazione di Gesù nell'orto del Getzemani. Primo dei misteri
dolorosi.
La sesta cappella sorge su un piccolo pianoro sul lato sinistro
del vialone. Come la seconda ha le fondamenta su un alto muraglione
a valle. Sorge infatti verso la vallata del torrente Vellone quasi
a ricordare il torrente Cedron più volte citato nelle Sacre
Scritture. Lo circonda un ampio terrazzo con una balaustra a colonnine
in pietra. L'interno si osserva da tre finestre munite da inferriate.
L'ingresso è rivolto verso nord, voluto per lasciare in penombra
la rappresentazione, con nove statue di Francesco Silva, del primo
mistero doloroso.
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Tra la sesta e la settima cappella sulla destra del vialone ci sono,
in una piccola grotta, le statue di Caterina Moriggia da Pallanza
sul Lago Maggiore e di Giuliana Puricelli da Verghera presso Busto
Arsizio. Le due donne, beatificate da papa Clemente XIV nel 1769,
vissero di elemosina in grotte come questa fin quando nel 1476 fondarono
il monastero del Sacro Monte.
SETTIMA CAPPELLA
La flagellazione di Gesù. Secondo dei misteri dolorosi.
Appena il viale svolta a destra la strada riprende più ripida
quasi a simboleggiare il duro cammino del Calvario. Un edificio
circolare al termine di un'ampia scalinata ospita la rappresentazione
del secondo mistero doloroso: la flagellazione.
Da questa cappella si domina un ampio panorama: il borgo del Sacro
Monte, il santuario e il campanile. Più giù il Lago
Maggiore, la cima delle alpi, la verde pianura piemontese, i laghi
di Monate; Comabbio e Varese e poi la vasta ed operosa pianura lombarda.
All'interno della cappella le sette statue in terracotta policroma
sono di Martino Retti o Rezio. Lo scultore ha voluto un po' esagerare
le espressioni dei soldati incaricati della flagellazione. Intorno
gli stupendi affreschi di Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone.
OTTAVA CAPPELLA
Gesù coronato di spine. Terzo dei misteri dolorosi.
Cento metri più avanti ecco l'ottava cappella adossata alla
montagna come la terza. La cappella è a schema centrale con
pianta ottagonale e portico antistante da dove si può inquadrare
il non lontano borgo di Santa Maria del Monte. Progettata dall'architetto
Giuseppe Bernascone è stata completata nel 1623. Ospita dieci
statue in terracotta policroma di Francesco Silva
NONA CAPPELLA
Salita al Calvario. Quarto dei misteri dolorosi.
La salita lungo il viale della cappelle diventa sempre più
faticosa e impegnativa. Fa davvero meditare sulla vicenda dolorosa
di Gesù. Le torture subìte in precedenza si completano
qui con lo sforzo estremo sotto il peso della croce. All'interno
le venti statue in terracotta: diciassette figure umane, due cavalli
e un cane, presentano il quarto mistero doloroso. Sulle pareti interne
un grande affresco, opera di Carlo Zavattone da Velate, raffigura
Gerusalemme con gran folla fuori le mura e in lontananza il Golgota,
il luogo del supplizio.
DECIMA CAPPELLA
Gesù muore sulla croce. Ultimo mistero doloroso.
La via sacra del Rosario piega ora verso il monte ed ecco su una
stretta svolta la cappella dedicata al quinto dei misteri dolorosi
con la grandiosa scena della crocifissione.
La costruzione, a pianta quadrata, è ampia ma non sontuosa.
Il pronao consiste in un unico ordine di pilastri abbinati con in
mezzo due colonne. Sui tre archi poggia un attico coronato da un
frontone spezzato. Dal porticato attraverso tre ampie finestre protette
da inferiate si osserva all'interno la scena della crocifissione.
E' rappresentata da cinquanta statue opera di Dionigi Bussola il
quale, nel 1670, era il preside degli scultori dell'Accademia Ambrosiana.
Il pavimento a sobbalzi sembra continuare la salita alla vetta del
Golgota. Gesù è inchiodato sulla croce che si sta
elevando al centro della scena e forza di funi e di scale. Una finestra
è posta in alto sulla sinistra in modo che i raggi del sole
illuminino il volto del Crocifisso circa alle ore 15 in primavera.
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Dopo la stretta curva di fronte alla decima cappella attraversiamo
il terzo arco dedicato a Sant'Ambrogio che apre i misteri gloriosi
del Rosario. Il vescovo Ambrogio, morto a Milano nell'anno 397,
eminente figura della cristianità, convertì Agostino
nel periodo in cui questo santo viveva nella villa dell'amico Verecondio
a Casciago, alle pendici del Sacro Monte. Dopo l'arco, sul lato
sinistro del vialone, una modesta fontanella e una stradina che
porta verso i resti di una cappella abbandonata dal progettista
e detta "fallada", cioè fallita.
UNDICESIMA CAPPELLA
La risurrezione. Primo mistero glorioso.
Anche a questa cappella si accede attraverso una gradinata. L'interno
e visibile attraverso tre grandi finestre protette da inferiate
di fine fattura e ritenute, a ragione, le migliori di tutte le cappelle.
All'interno nove statue in terracotta policroma, opera di Francesco
Silva, presentano la scena della Resurrezione. Intorno al sepolcro
scoperchiato e vuoto le guardie barcollano impaurite, qualcuna è
caduta, altre dormono. Gesù splende alto nel cielo reggendo
uno stendardo crociato.
DODICESIMA CAPPELLA
L'Ascensione. Secondo mistero glorioso.
Questa cappella, come la quarta, è ubicata sopra un panoramico
poggio lungo il crinale della sacra montagna varesina. Di qui si
può vedere più in basso la valle dell'Olona e le case
di un piccolo borgo, la Rasa. L'interno raffigura la scena dell'Ascensione.
Le statue in terracotta policroma realizzate da Francesco Silva
e dai suoi aiutanti, sono in piedi o in ginocchio e parte lungo
le pareti. La Madonna, le pie donne e gli apostoli guardano Gesù
che ascende glorioso tra gli angeli e le nubi in una fitta raggiera
in legno dorato.
TREDICESIMA CAPPELLA
Discesa dello Spirito Santo. Terzo mistero glorioso.
Un tempietto ottagonale slanciato, elegante costruito su uno spiazzo
verdeggiante prima dell'ultima salita verso il Santuario. L'edificio
è circondato da una porticato ad archi a tutto sesto sorretti
da robusti pilastri.
L'interno rappresenta il Cenacolo con 15 statue in terracotta policroma,
sempre modellate da Francesco Silva. Sul capo di ognuna una fiammella
simbolo dello Spirito Santo.
QUATTORDICESIMA CAPPELLA
L'assunzione di Maria. Quarto mistero glorioso.
Un tempietto a croce greca, cioè con bracci d'ugual lunghezza
è la quattordicesima cappella, l'ultima, collocata su un
pianoro cui si accede attraverso una lunga ed ampia scala.
Di qui la vista spazia verso la pianura padana e le valli delle
Prealpi. A monte un vasto piazzale degradante verso la cappella
e progettato per accogliere pellegrini e fedeli durante le celebrazioni
all'aperto.
All'interno 21 statue in terracotta policroma raffigurano il mistero
dell'Assunzione di Maria Vergine, un dogma definito solo nel 1950
da papa Pio XII. La statua della Vergine risulta qui collocata nel
1623.
La Madonna sale in cielo sorretta dagli angeli mentre gli apostoli
sono raffigurati in atteggiamento lieto attorno al sepolcro vuoto.
SANTUARIO
Incoronazione di Maria Santissima. Quinto mistero glorioso.
Sono 14 le cappelle della via sacra del Rosario, la quindicesima
è lo stesso santuario del Sacro Monte dove si venera, incastonata
in un imponente altare di stile barocco, la statua della Vergine
Maria.
E' una statua di legno che la tradizione dice sia stata scolpita
da San Luca. La Madonna venerata nel santuario del Sacro Monte non
è in piedi come può sembrare a prima vista, ma seduta
e con il braccio sinistro stringe a sè il Bambino pure lui
seduto sulle sue ginocchia. Il primitivo aspetto è nascosto
da un ricco manto di foggia egizia, tutto tessuto in oro e argento.
Il simulacro, di modeste proporzioni, si è scurito nel tempo
e denota linee bizantine. Gli studiosi ritengono non sia anteriore
all'anno Mille.
Una suggestiva ipotesi fa risalire al primo novembre dell'anno 389
la consacrazione sul Sacro Monte del primo altare dedicato alla
Madonna. Sant'Ambrogio attribuì alla protezione della Vergine
la sua vittoria contro gli ariani che si erano trincerati sul monte
di Velate. Da quel gesto ebbe origine il celeberrimo santuario che
più tardi la pietà dei fedeli e la munificenza dei
benefattori ha reso illustre e degno di ammirazione.
CURIOSITA'
Alcune novità si sono aggiunte al Sacro Monte di Varese negli
ultimi anni:
* Un gigantesco "murale" spicca a lato della Terza Cappella.
E' la "fuga in Egitto" un acrilico realizzato da Renato
Guttuso.
* Una caratteristica statua in bronzo dedicata a Paolo VI che da
arcivescovo di Milano fra gli anni 1955 e 1963 salì almeno
13 volte sul Sacro Monte di Varese. E' opera di Floriano Bodini
e accoglie i pellegrini al termine del vialone prima dell'ingresso
in santuario.
* La nuova funicolare, che partendo dalla stazione del Vellone,
raggiungibile con il pulmann permetterà ai pellegrini di
arrivare al Sacro Monte in pochi minuti.