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di Francesco
Viganò
(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N.67
- 5/01)
Lo chiamano "Gesa a volt" che in dialetto comasco significa
Chiesa in alto ed e' un piccolo e grazioso santuario dedicato alla
Madonna Assunta e posto proprio sul confine fra l'Italia e la Svizzera
su una verde collina.
Qui non approdano i milioni di pellegrini di Loreto, Padova o Pompei
anche se c'e' sempre gran folla nei giorni intorno al Ferragosto,
proprio come il vicino Sacro Monte di Varese.
Insieme alla montagna sacra varesina che la tradizione dice essere
stata voluta da Sant'Ambrogio nel V secolo il Santuario di Drezzo
rappresenta quasi una bandiera issata a segnare le conquiste della
fede cristiana.
Come dimostrano le ampie finestrature aperte nell'abside originaria
si puo' infatti ipotizzare che questa sia stata la prima chiesa
cristiana della zona anche se di Drezzo si parla nell'VIII secolo
e la chiesa si trova espressamente citata in un documento del XIV
secolo.
Qui nel 1466 celebrava un sacerdote, don Giovanni de Arzago e nel
1470 don Cassiano Ravelli veniva eletto parroco da una assemblea
di capifamiglia presieduta dal console Giovanni Pozzi, lo stesso
che nella seconda meta' del XV secolo decoro' la facciata e l'interno
del santuario.
Con la venuta degli spagnoli nel milanese e nel comasco e con il
banditismo diffuso sui confini anche la chiesa alta di Drezzo si
avvio' ad una fase di decadenza anche se nei drezzesi rimase sempre
vivo il sentimento di comunita' radicato in Santa Maria. Solo ragioni
di comodita' e di sicurezza portarono a costruire nel centro abitato
di Drezzo la nuova chiesa dedicata a San Rocco sul luogo della piccola
cappella gia' eretta in luogo e poi proclamata chiesa parrocchiale
nel 1752.
IL legame della comunita' con l'antica chiesa di Santa Maria rimase
pero' immutato anche perche'`lassu' era rimasto il cimitero e la'
, come ci dice il parroco di Drezzo, don Giovanni Valassina, "dove
sono i nostri morti si volge la devozione con tutta la carica dei
sentimenti che la loro memoria muove nei nostri cuori".
Nel 1720 fu costruita la Via Crucis lungo la salita che porta al
santuario ed una "via lucis" e' nei programmi dei prossimi
anni.
"Sulla facciata di Santa Maria, ci spiega don Valassina, pur
ingiuriati dalle intemperie e dal logorio dei secoli ancora scorgiamo
dipinte sulla sinistra le immagini di Sant'Antonio abate e di San
Cristoforo, mentre sulla parte destra, a ridosso del campanile,
quelle di San Bernardino da Siena, che la tradizione dice sia giunto
fin qui a predicare, e poi di sant'Apollonia, della Madonna e di
San Rocco. Sopra l'arco della finestrella rimane un frammento con
l'immagine di un Vescovo, probabilmente il comasco sant'Abbondio".
"Sono dipinti di un pittore, spiega don Valassina, legato alle
tradizioni delle botteghe locali che fervevano nei secoli XIV e
XV, un'arte di stampo popolare, ispirata da intendimenti votivi,
per impetrare protezione contro le pestilenze degli uomini e del
bestiame e per allontanare le carestie".
Il fatto che piu' commuove davanti a questi dipinti e' che vanno
attribuiti alla mano di Giovanni Pozzi che fu piu' volte console
di Drezzo. Di lui parlano infatti numerosi documenti che vanno dal
1452 al 1480 e sappiamo con certezza che nel 1468 venne chiamato
a dipingere nella chiesa principale di Mendrisio nella vicina Svizzera.
Giovanni Pozzi, spentosi nel 1511, insegno' la sua arte al figlio
Luchino il quale dipinse la Madonna col Bambino ora posta sull'altare
maggiore ed opero' come il padre nella vicina Svizzera, certamente
nel 1499 a Ligornetto nella chiesa di San Giuseppe.
Il santuario di Drezzo ha sempre richiamato gran folla in occasione
della festa dell'Assunta e negli ultimi anni anche la novena preparatoria
ha visto gran concorso di gente specialmente la sera. Il merito
e' anche della felice iniziativa di attivare un crotto, cioe' una
trattoria, con l'offerta di specialita' gastronomiche locali. Avviata
con un gruppo di volontari all'inizio degli anni Ottanta questa
iniziativa gastronomica ha permesso di raccogliere tutti i fondi
per i restauri del santuario e di tutto l'ambiente circostante,
una vera oasi di pace circondata dalle verdi Prealpi.
Fra le opere di restauro anche l'intervento di un "maestro"
che vive nel cuore della vecchia Como ma che ha imparato la strada
della pittura nella Scuola d'arte degli Artigianelli di Monza.
Bogani, nato a due passi da qui, a Limido Comasco nel 1935 a 25
anni era in Brasile a realizzare affreschi nelle chiese e laggiu'
ha capito che la sua strada era proprio quella di evangelizzare
attraverso l'arte. Dopo tre anni, tornato in Italia Bogani ha continuato
nei suoi lavori come affreschista e restauratore.
Nel 1995 per cercare di proteggere gli affreschi della facciata
del santuario di Drezzo isolandoli dal contatto con gli agenti atmosferici
sono state sovrapposte delle tavole in legno che riproducono in
facsimile le figure coperte. Queste splendide copie sono opera del
Bogani.
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