di Serena Mattio
Il Santuario di San Matteo, a testimonianza di tutti, è
di una grandiosità e di una bellezza che colpisce il cuore
e che difficilmente si dimentica.
La sua sagoma quadrangolare, compatta e possente, è simile
a quella di
un massiccio castello medievale.
Visto dalla statale, fa pensare ad una straordinaria opera della
natura – roccia viva sulla cresta del monte - , ove al capriccio
si sia miracolosamente sostituita l’ordinata armonia delle
parti. Gli alberi, che lo circondano e lo ossigenano, formano intorno
ad esso una cornice di incomparabile bellezza.
Il pellegrino, affacciandosi al balcone della Chiesa, si trova alla
presenza di un paesaggio stupendo: al suo sguardo si apre la pittoresca
valle di San Marco in Lamis e giú giú, in lontananza,
vede profilarsi,
maestosa e solenne, la candida Maiella.
Nella storia del Santuario di San Matteo si possono distinguere
tre grandi periodi: il periodo benedettino, il periodo cistercense
e quello francescano.
Secondo l’opinione piú comune, il Santuario di San
Matteo rimonta al VI
secolo dopo Cristo.
Fondato dai Longobardi, in origine non aveva la forma severamente
maestosa che presenta attualmente: era un piccolo ospizio per i
pellegrini che scendevano dal Nord e che si recavano a Monte Sant’Angelo
per visitare la grotta dove, verso la fine del secolo V, era apparso
l’Arcangelo San Michele.. Nel 567 fu affidato ai Benedettini,
i quali elevarono il primo piano col chiostro.
Per alcuni secoli fu un vero e proprio centro di vita e di cultura.
Ma come fu trionfale la sua ascesa, cosí fu rapida la sua
caduta.
Il suo tramonto cominciò verso la fine del secolo XI, quando
i popoli
garganici, che si erano liberamente affidati all’Abate del
Monastero,
proclamarono la loro indipendenza e la libera amministrazione dei
loro
beni.
I benedettini, privati dei loro vasti possedimenti, non tardarono
ad abbandonare la Badia.
Dopo il periodo Benedettino il Monastero fu affidato ai Cistercensi,
i quali erano potentissimi ed avevano una grande influenza nell’Italia
Meridionale.
I Cistercensi, forse adescati dalla speranza di poter rivendicare
i beni
perduti, presero subito possesso della Badia.
Ma ormai i tempi erano cambiati anche per loro e l’opera di
spogliazione, invece di cessare, continuò imperturbata e
costante.
Col passare degli anni la posizione dei Cistercensi divenne sempre
piú difficile.
Invano il Papa pensò di assicurare la vita dell’Abbazia
assegnandole in Abate Commendatario.
Anzi con l’avvento dei Commendatari la posizione dei Cistercensi
si
fece piú critica e, dopo la metà del secolo XVI, abbandonarono
la
Badia.
Il Papa annuí alle istanze dell’Abate Commendatario
e, con
Bolla del 14 febbraio 1578, l’antichissima Badia Benedettina
fu
affidata ai figli del Poverello d’Assisi, i quali non tardarono
ad
illustrarla con la loro scienza e con la loro santità.
Da allora non si chiamò piú Badia, ma Convento.
Dalla fine del secolo XVI il Convento di San Matteo è sede
di uno dei piú rinomati Santuari dell’Italia Meridionale.
Esso è dedicato all’Apostolo ed Evangelista San Matteo
ed è meta di innumerevoli pellegrinaggi, provenienti da ogni
parte d’Italia e anche dall’estero, specialmente dopo
l’avvento del santo frate cappuccino, Padre Pio da Pietrelcina.
Il culto in onore di San Matteo incominciò con l’arrivo
di una reliquia insigne del Santo, che si fa baciare a coloro che
ne fanno richiesta e con la quale vengono benedetti i pellegrini.
La devozione a San Matteo ha preso, nel corso dei secoli, forme
diverse e si è esplicata in mille modi.
Come risulta dagli ex – voto che si conservano, con religiosa
pietà, nella
Sala appositamente allestita.
In questi ultimi cinquant’anni, grazie al costante e fattivo
interessamento dei religiosi francescani che si sono succeduti e
alla generosità dei Benefattori, sono stati compiuti molti
lavori di restauro e di consolidamento, sia all’interno che
all’esterno del Santuario, che lo hanno reso piú accogliente
.
Nello stesso periodo sono stati sistemati la strada d’accesso
al
Santuario, il piazzale e tutta l’area circostante.
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