(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N.72-
3/02)
Como in tutto il mondo è conosciuta come la capitale della
seta. E' la città del lago, con le sue ville e i suoi monti,
ma per i lombardi e gli svizzeri è soprattutto la città
del Crocifisso.
Per la sua storia si deve risalire all'anno 450, quando sant'Abbondio
trasferisce qui la sede episcopale presso la primitiva basilica
dedicata ai Santi Pietro e Paolo.
Sul terreno dove sorge l'attuale santuario nel 1236 un pio sacerdote,
Erasmo Campacci, fece edificare una chiesetta campestre dedicata
all'Annunciata istituendo nello stesso tempo l'omonima Confraternita
maschile che aveva come scopo la devozione alla Vergine e le opere
di misericordia verso il prossimo.
Questa confraternita vive ed opera ancora oggi ed è stata
protagonista del grande prodigio verificatosi il 25 marzo 1529.
Semplice la storia di questo prodigio: siamo alla sera del giovedì
santo che nel 1529 ricorreva il 25 marzo, festa dell'Annunciazione
di Maria. I confratelli dell'Annunciata si stavano recando in processione,
come tutti gli anni, a visitare le sette chiese dove era esposto
nel sepolcro il SS. Sacramento. All'imbrunire erano diretti alla
chiesa di Santa Chiara ma sul ponte di San Bartolemo che attraversa
il torrente Cosia, affluente del lago, trovarono la strada sbarrata
da due grosse catene, stese per impedire scorrerie nemiche in città.
Tutti i dettagli del prodigio sono documentati negli atti del relativo
processo canonico: il priore della Confraternita, Gian Antonio Grassi,
manda a chiedere le chiavi al capitano delle guardie, Lazzaro Manio,
il quale non è d'accordo. Il confratello Bernardino Binazzi
che reggeva il Crocifisso cerca di passare per primo abbassandolo
sotto la catena. In quell'istante la catena si spezza e viene strappata
da un solido muro trascinando con sé una grande quantità
di pietre. La notizia del prodigio subito diffusasi fa accorrere
le folle e alimenta la devozione al Cristo Crocifisso.
La croce antica alla quale la statua era appesa viene sostituita
da altro legno più resistente e nel 1700 viene rivestita
da preziosi ornamenti d'argento. La sacra immagine si venera oggi
sull'altare maggiore affiancata da due angeli che reggono le catene
spezzate. Anche sotto l'aspetto artistico è il tesoro più
prezioso del santuario. Il volto del Cristo, incorniciato fin dall'origine
da capelli e barba color castano, e tutto il corpo, in grandezza
quasi naturale, riproducono con realtà la colorazione di
un uomo morto.
La statua, oggetto di un recente restauro a Firenze, è stata
datata sicuramente prima del 1400, è opera di un pittore
e la scultura è stata fatta per essere dipinta fin dall'origine.
La tradizione vuole che il Crocifisso sia il dono di un gruppo di
pellegrini che nel 1399 erano partiti da Parigi per recarsi a Roma
in occasione del Giubileo. La comitiva era stata costretta per la
peste ad accamparsi alle porte di Firenze e alla fine, dopo una
quarantena trascorsa con l'assistenza dei monaci discepoli di San
Pietro Celestino, i pellegrini raggiunsero Bologna ove lasciarono
alla chiesa di Santo Stefano l'immagine della Madonna ora venerata
sotto il titolo di Santa Maria delle Grazie.
Nel 1401, di passaggio per Como, i pellegrini romei lasciarono alla
chiesa dell'Annunciata, in ricordo dei frati Celestini e in ringraziamento
per gli scampati pericoli, il Crocifisso che li aveva guidati nel
loro lungo cammino.
Dal giorno del prodigio, quel 25 marzo 1529, ogni anno per la Settimana
Santa l'immagine viene esposta al devoto bacio dei fedeli che in
massa accorrono in città anche da molto lontano. In quella
circostanza il Crocifisso viene innalzato sopra un piccolo Calvario.
La folla, sempre numerosa, dal martedì al venerdì
sale lentamente le due rampe del palco ligneo e con fede e devozione
si accosta alla sacra immagine mentre in cuore presenta le proprie
pene e chiede perdono per le proprie colpe. Questo commovente e
indescrivibile corteo di penitenti si conclude nel pomeriggio del
venerdì santo, quando il Crocifisso viene portato in processione
per le vie di Como sempre accolto da gran folla in silenzio e in
preghiera.
Il santuario del Crocifisso ha una facciata in stile neoclassico
affiancata da due grandiosi porticati. E' una immensa mole di granito
ricavato da un masso erratico caduto dal vicino colle di Brunate.
Il maestoso campanile è attribuito allo Juvara (1676-1736).
L'interno del tempio, a forma di croce latina, ha una lunghezza
di 70 metri ed una larghezza di 32. Nelle pareti laterali si aprono
quattro cappelle oltre alla due formate dall'asse trasversale del
transetto.
Il battistero è alla destra per chi entra e qui notevole
è il ciborio in noce intagliato, opera degli Artigianelli
di Monza, che ricopre la vasca battesimale e il pulpito, firmato
Ezechiele Trombetta 1858.
Degna di attenzione è anche la Via Crucis realizzata sulle
pareti nel 1917 da Ponziano Loverini che con colori, chiaroscuri
e penombre ha ben reso la forza espressiva dei personaggi, in particolare
il Cristo e la Vergine.
Del patrimonio artistico del santuario fanno parte gli affreschi
della cappella del Sacro Cuore, opera di Pier Francesco Mazzucchelli,
detto il Morazzone (1571-1629), e le statue di Francesco Silva (1560-1641).
Una galleria di ex-voto
La sacrestia del santuario custodisce gelosamente gli antichi
paramenti sacri usati nelle solennità e numerosi quadri
a olio del XVII e XVIII secolo tra cui alcuni attribuiti ai fratelli
Recchi (1600-1680). Molto bello è il gonfalone-stendardo
della Confraternita dell'Annunciata formato da un prezioso tessuto
del '700 con ornamenti in oro e argento. Un lato presenta con
dipinti e ricami la Vergine, l'altro il Crocifisso.
Per accedere alla sacrestia dalla parte sinistra della facciata
si percorre un porticato dove è esposta una interessante
raccolta di quadri ex voto di tutte le età e dimensioni.
Si tratta di una rassegna delle disgrazie che colpiscono le persone:
incidenti, assalti di briganti, malattie. Alcuni di questi ex
voto sono di notevole valore artistico, altri sono importanti
per la storia del costume, altri per la provenienza da località
lontane e anche straniere, tutti comunque per la loro testimonianza
di fede al Santo Crocifisso di Como.