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un panorama
turistico internazionale
Le origini di Tropea sono sconosciute. Si sviluppò
con i normanni e ancor più con gli aragonesi.
La città di Tropea sorge sopra uno sperone, detto “rupe”
di natura calcarea. Tropea, sicuramente la località turistica
più nota della Calabria, ha conservato quasi intatto il suo
splendore passato intriso di miti e di storia che hanno fatto fantasticare
storici ed eruditi. Già, perché il Portus Herculis
di Plinio e Strabone -che però si trovava più a ponente
dell' odierno porticciolo della cittadina tirrenica- è stato
sempre accompagnato da leggende favolose sulla sua origine. E qualcuno
vuole che il suo antico nome, Trophea, derivi dai trofei che Scipione
l' Africano portò con sé dall' Africa, piuttosto che
dal verbo greco trépo, che vuol dire rigirarsi, con riferimento
alla forma circolare della rupe su cui sorge la cittadina. Né
il rinvenimento nei pressi dell' attuale cimitero di una necropoli
paleocristiana e di una villa romana nel suo territorio contribuiscono
a chiarire le sue origini.
Il turista distratto, pur se attratto dalle bellezze della cittadina,
non potrà però cogliere i segni della sua storia che
si schiudono come uno scrigno nel suo splendido centro storico di
impianto medievale, con viuzze su cui si aprono balconi spagnoleschi
e bei palazzi con portali in pietra tufacea, che restituiscono un'
atmosfera piena di fascino e di suggestioni.
A cominciare dalla Cattedrale della Madonna di Romania, di origine
normanna, eretta durante il passaggio dal rito greco a quello latino,
e poi rifatta intorno al 1163, e ancora sottoposta a modifiche nei
due secoli successivi, quando fu allungata l' abside e le pareti
vennero ricoperte di intonaco nascondendo la decorazioni policrome.
Ulteriori rimaneggiamenti furono apportati in seguito ai danni subiti
dall' edificio dai terremoti, in particolare quello del 1783.I restauri
eseguiti portarono all' eliminazione del transetto e restituirono
il monumento alle sue forme originarie. La facciata presenta un
portale ogivale a falso protiro sormontato da un “oculo”
cinquecentesco, affiancato, a sinistra, da un portale minore. In
alto, in una nicchia, è collocata una statua raffigurante
la Madonna col Bambino, del secolo XVIII.
Il lato destro della facciata è caratterizzato da un porticato
seicentesco ad archi acuti che collega il Duomo al Palazzo vescovile,
nel quale trovano posto diverse statue marmoree del XVI secolo provenienti
dalla soppressa Chiesa di Santa Chiara.
L' opera a cui si indirizza la devozione popolare è la Madonna
di Romania, patrona di Tropea, un dipinto su tavola bizantineggiante
e databile al 1330 circa, collocata al centro dell' abside maggiore.
L' appellativo è dovuto alla leggenda che vorrebbe il dipinto
proveniente dall'Oriente e probabilmente dalla Romania nell' VIII
secolo, portata da monaci basiliani che approdarono fortunosamente
sulla spiaggia di Tropea, dove fu accolta festosamente dal vescovo
e dalla popolazione e trasportata nella Cattedrale. Anche il vescovo
Taccone - Gallucci nelle sue Memorie di Storia Calabra ritiene l'
icona importata dall' Oriente nel 787. Altre fonti locali fanno
risalire l' origine del culto al terremoto del 27 marzo1638. Mentre
si svolgeva una processione di penitenza voluta dal vescovo, ed
allo stesso chiesta dalla Madonna al quale apparve in sogno, si
avvertì un tremendo terremoto, che provocò gravi distruzioni
e morti in tutta la Calabria. Tropea, invece, non subì alcun
danno. Dopo tale data, la Madonna, la cui icona si conservava in
un altare secondario della Cattedrale, fu proclamata patrona della
città trovando così posto sull' altare maggiore. La
Vergine è stata incoronata con decreto del Capitolo Vaticano
del 9 settembre 1887, giorno in cui si celebra la festa.
Se poi si sfoglia una carta topografica ci si accorge che il nome
di Maria, Madre di nostro Signore, insiste non solo nei centri abitati
e nelle periferie, ma anche nelle zone interne, nelle campagne,
sulle colline impervie.
Altra sorpresa sono i numerosi santuari titolati alla Madonna, ancora
attivi o ridotti in pietrame semisommerso nella vegetazione. Effettivamente
qui la devozione popolare verso la Madonna é molto accentuata
e se si fa un’adeguata comparazione con il resto del paese
si scopre che il nome di Maria in questo estremo lembo della penisola
è molto più diffuso, venerato.
Oltre a questo santuario, altri edifici sacri meritano attenzione,
come la Chiesa dei Liguorini, già dei Gesuiti, di fondazione
rinascimentale ma rifatta in forme barocche, con all' interno la
bella pala settecentesca posta sull' altare maggiore raffigurante
la Circoncisione, opera dovuta forse al pittore cilentino Paolo
De Matteis (1662-1728), e la Chiesa di San Demetrio, a navata unica,
costruita nel 1295 e rifatta nel 1661. Presenta un portale litico
a sesto ogivale sormontato da un bozzetto a rilievo con animali,
fiori e uno stemma angioino. L' interno, a conci lapidei, conserva
numerose tracce di affreschi trecenteschi.
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