I LUOGHI DELLA SPERANZA
"Il Sancarlone di Arona"

di Francesco Viganò

(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N. 54 - 9/99)

Tra guerre ed epidemie ci sono voluti più di cinquant’anni ma alla fine tutti poterono ammirare quel gigantesco monumento che si chiama San Carlone. Era l’anno 1698.
All’origine sul colle che sovrasta la città di Arona dovevano sorgere un Sacro Monte sullo stile di quello di Varallo o di Varese, quindici cappelle che, salendo dalla sponda del Lago Maggiore fino all’attuale piazzale, narrassero con statue ed affreschi gli avvenimenti più importanti della vita di San Carlo Borromeo che nacque il 2 ottobre 1538, nell’antica Rocca d’Arona distrutta nel 1801 dalle truppe di Napoleone.
La data ufficiale di nascita del Colosso di Arona è il 19 maggio 1698, giorno in cui il cardinale Federico Caccia, arcivescovo di Milano lo benedice solennemente.
San Carlo Borromeo era morto un secolo prima, il 3 novembre 1584 e poco dopo, nel 1595, gli era succeduto a capo della diocesi ambrosiana il cugino Federico Borromeo.
Accanto a Federico gravitava un personaggio dinamico, l’oblato Marco Aurelio Grattarola che aveva seguito a Roma l’iter per la canonizzazione di San Carlo.
Fu lui a proporre al cardinale Federico nel 1613, tre anni dopo tale canonizzazione, l’edificazione in Arona di un Sacro Monte. Nel luglio 1614 Federico Borromeo posa la prima pietra dell’attuale chiesa di San Carlo dove viene trasferita la camera ove il Santo era nato. Il progetto della statua viene affidato a G.B. Crespi, detto il Cerano. Nel 1615 muore il Grattarola, nel 1630 sopraggiunge la peste, nel 1631 muore il cardinale Borromeo, nel 1632 il Cerano, nel 1644 durante un inconcludente assedio dei francesi alla Rocca di Arona vengono trafugate le lastre di rame già preparate per il Colosso. Solo nel 1692 un altro oblato, Giorgio Martinelli, inviato a dirigere il locale seminario riprende i lavori interrotti portandoli a conclusione.

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Fu il cugino di san Carlo, Federico Borromeo, il cardinale di cui parla anche il Manzoni nei suoi Promessi Sposi a volere questo Sacro Monte di cui restano solo tre cappelle nella loro originaria struttura architettonica e la chiesa dedicata al Santo progettata da un famoso architetto, Francesco Richini. Nell’abside della chiesa di San Carlo la ricostruzione della camera ove nacque il santo aronese.
Sempre il cardinale Federico volle la gigantesca statua, visibile anche dal lago. Il progetto venne impostato da Giovanni Battista Crespi, detto il Cerano, che affidò la realizzazione, con lastre di rame riunite insieme da chiodi e tiranti in ferro, agli scultori Bernardo Falconi di Lugano e Siro Zanelli di Pavia.
Il "colosso" ha davvero proporzioni gigantesche. La statua è alta 23,5 metri, il piedistallo 11,5 metri, per complessivi 35 metri, come un palazzo di 10 piani.
Dai recenti studi dell’ingegner Carlo Ferrari da Passano della Fabbrica del Duomo di Milano si possono rilevare le geniali intuizioni del Cerano e degli scultori Zanelli e Falconi nella costruzione di una opera davvero gigantesca.
Basti pensare che la circonferenza della testa è di 6 metri e mezzo, che il breviario è alto 4 metri e venti e che la lunghezza del dito indice è di quasi due metri.

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Dopo gli ultimi restauri conclusi sul colle nel 1997, sia la chiesa di San Carlo che il "colosso" sono visitabili con orari 8.30–12.30 e 14-18 tutti i giorni da marzo a novembre e poi, nel periodo invernale, solo il sabato, domenica e festivi.

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