| SACRA SINDONE:
è un lenzuolo che si ritiene abbia avvolto il corpo di Gesù
Cristo quando fu deposto dalla Croce, e del quale conserva impressa
l'impronta del corpo.
E’ un tesoro inestimabile custodito dal 1578 nel Duomo di
Torino.
STORIA DEL DUOMO
Per volere di Santa Giuliana che voleva onorare i Santi Ottavio,
Avventore e Solutore martirizzati nella persecuzione Cristiana di
Diocleziano degli anni 303 - 305, venne eretta una “cella
oratoria” nel punto dove i martiri furono sepolti.
Per volere di San Massimo primo vescovo di Torino (anni 381 - 465)
nello stesso luogo venne eretta la primitiva cattedrale di Torino
composta da tre chiese intercomunicanti ed attigue, dedicate a San
Giovanni Battista, San Salvatore ed a Santa Maria.
Nel 1490 le tre chiese primitive vennero abbattute perchè
vetuste e pericolanti, e sulle macerie venne eretto l’attuale
duomo, unica costruzione risparmiata fu il campanile.
I successivi restauri fatti negli anni 1836 - 1841, 1926 - 1928,
e 1979 - 1980 hanno cambiato in certe parti l’architettura
originale di tipo “Roveresco”
DESCRIZIONE del DUOMO
E’ dedicato a San Giovanni Battista patrono di Torino, un
saggio disse che la purezza delle sue linee architettoniche esprime
nobiltà, armonia, elevazione ed ispirazione, e che il campanile
robusto, possente e severo è l’immagine della forte
gente subalpina, detto campanile venne restaurato e sopraelevato
nel 700 dal Filippo Juvarra.
L’artistico portale del duomo risale al 1712, entrando in
chiesa sopra al portale si nota un grande quadro che è una
copia dell’ ultima cena di Leonardo da Vinci, vicino al portale
ci sono le artistiche “pile dell’acqua Santa”.
Sul lato destro ci sono sei cappelle dedicate a: la prima a Santa
Maria, detta della Madonna Grande, con statua del 400 in terracotta,
la seconda ai Santi Crispino e Crispiniano, la terza a San Michele
Arcangelo, la quarta alla Natività , la quinta a San Secondo
martire, la sesta a San Giovanni Battista patrono di Torino.
Nel transetto c’e’la cappella del Santissimo Crocifisso,
con due putti che sorreggono la mensa, ai lati dell’altare
ci sono due statue marmoree di Santa Cristina e Santa Teresa.
Il presbiterio è caratterizzato dall’altare maggiore
in marmo nero intarsiato con marmi policromi e dagli stalli del
coro canonicale in legno intarsiato, sulla destra trova posto la
“fastosa orchestra” dorata e stemmata, l’organo
venne costruito nel 1874 e contiene elementi del 1567, di fronte
all’orchestra c’e’ la “tribuna reale”
realizzata nel 1777.
Sul lato sinistro della chiesa ci sono sei cappelle dedicate a:
la prima alla Santissima Trinità, la seconda alla Resurrezione,
la terza ai Santi Ippolito e Cassiano, la quarta a San Eligio vescovo,
la quinta a San Massimo e San Antonio abate, la sesta a San Onorato,
quest’ultima cappella chiude il battistero con una lussuosa
cancellata.
Cappella barocca: venne realizzata dall’abate Guarini fra
il 1668 e il 1694 per custodire la Sacra Sindone, venne gravemente
danneggiata da un incendio nell'aprile 1997.
STORIA della SACRA SINDONE
La storia “certa” inizia nel 1349 quando Gofredo di
Charney signore di Lirey nel nord della Francia la affidò
ai suoi canonici della collegiata di Lirey affinchè la custodissero.
Allo stato attuale della ricerca occorre riconoscere che storicamente
non è possibile tracciare in maniera definita le vicende
della Sacra Sindone anteriormente al 1349.
Nel 1453 divenne proprietà dei Savoia che la affidarono per
la custodia al convento di Chambéry in Francia dove nel 1532
un incendio danneggiò il Sacro lenzuolo.
Nel 1578 Emanuele Filiberto di Savoia per risparmiare a San Carlo
Borromeo un duro viaggio a Chambéry la fece portare nel Duomo
di Torino dove dal 1694 fu costodita nella apposita cappella barocca
fatta erigere dall’abate Guarino Guarini.
Nel 1983 alla morte dell’ex re Umberto II di Savoia viene
ereditata dalla Santa Sede.
Per volere di Papa Giovanni Paolo II custode ne sarà l'Arcivescovo
di Torino in carica.
Nel 1997 prende fuoco la cappella del Guarini, e la Sacra Sindone
viene danneggiata.
DESCRIZIONE DELLA SACRA SINDONE
È un lenzuolo di lino a spina di pesce, lungo 437 cm e largo
111 cm, sul tessuto è impressa una impronta frontale ed una
impronta dorsale di un uomo crocifisso, dette impronte si presentano
come un negativo fotografico impressionato da una forte luce.
Le quattro serie di bruciature tonde simmetriche sono anteriori
all’incendio di Chambéry del 1532, perchè già
riprodotte su copia pittorica del 1516 conservata a Lierre (Belgio).
Le lacune a forma di triangolo sono avvenute nell’incendio
di Chambéry del 1532, la Sacra Sindone era tenuta piegata
in una cassetta d’argento, una goccia di metallo fuso vi cadde
sopra e la trapassò bucando il tessuto, le due linee nere
che corrono ai lati della figura sono dovute al contatto del Lenzuolo
con la parete rovente della cassetta.
Durante l'incendio usarono dell’acqua che penetrò all’interno
della cassetta inzuppando la quasi totalità del Lenzuolo
macchiandolo, le sette zone a losanga sono le poche aree rimaste
asciutte, anche queste impronte appaiono ripetute a causa delle
piegature.
Il bordo seghettato degli aloni è dovuto alle sostanze presenti
sul Lenzuolo trasportate dall’acqua, la tipologia degli aloni
indica che si sono succeduti diversi bagnamenti.
Tutte le lacune furono riparate dalle Clarisse di Chambéry
nel 1534 che misero delle toppe riconoscibili per il diverso colore
e trama del tessuto, le stesse monache provvidero ad impunturare
tutta la Sindone su una robusta tela d'Olanda.
A seguito dell’incendio del 2002 sono state fatte le seguenti
operazioni:
- Scucito il Telo Sindonico dal telo d'Olanda su cui era fissata
dal 1534
- Rimosse le “toppe” cucite dalle Clarisse di Chambéry
nel 1534
- Realizzato un nuovo supporto per il Telo Sindonico.
- Effettuata scansione digitale completa.
- Realizzata una nuova documentazione fotografica completa della
Sacra Sindone.
- Realizzata una nuova teca in vetro ed alluminio antiscasso ed
antifuoco
OSTENSIONE DELLA SACRA SINDONE
Chi visita il duomo di Torino può vedere sempre esposta una
copia fotografica della SACRA SINDONE con una illuminazione che
risalta i segni caratteristici, la versione originale è esposta
solo per decreto del Papa in certe occasioni, esempio nei Giubilei.
Dopo il restauro effettuato nel 2002 a seguito dell’incendio
della cappella barocca del Guarini, la nuova urna con la Sacra Sindone
è ora posizionata in una apposita cappella ricavata sotto
al Palco Reale, un vetro antiscasso separa la cappella dalla navata
del duomo e dai visitatori, dietro al vetro si vede un grande contenitore
di circa 5 X 1,60 metri ricopeta da un drappo.
COME LEGGERE LA SACRA SINDONE
A parte l’ origine antica, l'importanza della Sacra Sindone
nasce dall'immagine che vi è impressa, dallo studio medico
legale sono emersi molti particolari, i principali sono:
L’uomo che vi fu avvolto venne percosso brutalmente prima
della sua morte, sul volto ci sono tumefazioni e l’emivolto
destro è più gonfio del sinistro, sulle arcate orbitali
ci sono segni di ferite lacero-contuse, il setto nasale è
deviato per una frattura.
Sulla fronte, sulla nuca e lungo i capelli tracce di numerose colature
di sangue uscite da ferite da punta di piccolo diametro disposte
a raggiera intorno al capo che salgono sino sulla sommità
della calotta occipitale, sembrano provocate dall’imposizione
sul capo di un casco di aculei acuminati, al centro della fronte
vi è una colatura di sangue sgorgata da una ferita della
vena frontale, che ha la forma di un "3" rovesciato.
La cute del tronco, del dorso e degli arti inferiori presenta oltre
un centinaio di ecchimosi escoriate lunghe circa due centimetri,
sono lesioni provocate dal flagello romano di tortura che ha un
manico di legno da cui si dipartono delle corde al termine delle
quali sono fissati dei piccoli piombi a forma di manubrio affiancati
a due a due, in alcune zone del corpo sono anche visibili i segni
avvolgenti lasciati da tali corde.
Nella zona scapolare sinistra e sovrascapolare destra ci sono ecchimosi
quadrangolari, riferibili ai segni lasciati da un oggetto pesante
e ruvido che può essere il patibulum, l’asse orizzontale
della croce che Gesù portò, sulla parte destra del
petto spicca una grande chiazza di sangue fuoriuscita da una ferita
inferta dopo la morte del soggetto.
Sugli avambracci sono visibili lunghe colature di sangue, sui polsi
sangue fuoriuscito da ferite ovali riconducibile a lesioni fatte
da una punta quale un chiodo sul quale sia stata esercitata una
trazione, sugli arti inferiori sono ben visibili segni del flagello,
le ginocchia presentano escoriazioni con tracce di terriccio dovute
a dolorose cadute.
LA PRESENZA DI DIO
Ciò che conta per il credente è che la Sacra Sindone
è uno specchio del Vangelo: guardandola con attenzione e
riflettendoci sopra si ha la conferma che l'immagine in essa presente
ha un rapporto profondo con quanto narrato nei Vangeli in merito
alla passione e morte di Gesù Cristo, ogni persona sensibile
nel contemplarla si sente toccato e commosso, ed essa è motivo
di riflessioni profonde che possono giungere a coinvolgere la vita,
questo succede anche se la persona è atea o di religione
diversa.
Chi si avvicina alla Sacra Sindone è consapevole che essa
non arresta il cuore della gente, ma rimanda a Colui al cui servizio
la Provvidenza amorosa del Padre l'ha posta, essa è un segno
singolare che rimanda a Gesù Cristo che è la Parola
vera del Padre, ed invita a modellare la propria vita su quella
di Colui che ha dato se stesso per noi.
Nella Sacra Sindone si riflette anche l'immagine della sofferenza
umana e ricorda all'uomo moderno distratto dal benessere e dalle
conquiste tecnologiche il dramma di tanti fratelli, e lo invita
ad interrogarsi sul mistero del dolore per approfondirne le cause.
L'impronta del corpo martoriato di Gesù Cristo testimonia
la brutale capacità dell'uomo di procurare dolore e morte
ai suoi simili, e si pone come “icona della sofferenza”
degli innocenti di tutti i tempi e delle tragedie che hanno segnato
la storia passata, senza dimenticare tutti i drammi e guerre che
gli uomini continuano a creare in tutto il mondo.
Davanti alla Sacra Sindone come non pensare a milioni di uomini
che muoiono di fame?
Agli orrori delle guerre, al brutale sfruttamento di donne e bambini,
a milioni di esseri umani che vivono di stenti ed umiliazioni ai
margini delle metropoli?
Come non ricordare con pietà quanti non possono godere di
elementari diritti civili?
Evocando tali situazioni cerchiamo di uscire dal nostro egoismo
e scoprire il mistero del dolore che, santificato dal sacrificio
di Gesù Cristo, genera salvezza per tutta l’umanità.
ACCOGLIENZA CAMPER
Il Duomo di Torino è situato in pieno centro storico di Torino,
cercare di andarci col camper e pensare di trovare spazi di sosta
vuol dire cercarsi rogne e sprecare tempo.
Il camper lasciatelo a casa oppure in periferia ed arrivate al duomo
con mezzi pubblici.
Chi arriva in treno alla stazione FS di Porta Nuova prende in via
Sacchi (lato ovest) il maxitram 4 che ha una fermata davanti al
Duomo, idem per gli autobus 11, 12, 63.
Oppure si fà una lunga passeggiata sotto ai portici di via
Roma, (la più bella di Torino) al fondo, in piazza Castello,
c’e’ un sottopasso a sinistra che porta in piazza del
duomo.
Nell’atrio Nord della stazione c’e’ un ufficio
del Gruppo Torinese Trasporti dove si può avere gratuitamente
la nuova carta dei trasporti pubblici urbani e suburbani di Torino.
Chi arriva col camper dalle autostrade del Nord può lasciare
il camper nel parcheggio del supermercato Auchan e prendere il maxitram
4, Auchan si trova a sinistra appena finita l’autostrada Mi-To,
appena dopo il primo semaforo di corso Giulio Cesare.
Chi arriva col camper dalla tangenziale Sud può uscire allo
svincolo di Stupinigi, entrare in Torino percorrendo corso Unione
Sovietica, ed in prossimità del capolinea Sud del maxitram
4 ci sono dei parcheggi.
Chi arriva in auto può usare il parcheggio multipiano di
corso XI febbraio angolo corso Regina Margherita e facendo 200 metri
a piedi per via XX settembre arriva al duomo.
PER MAGGIORI INFORMAZIONI
www.sindone.it
www.diocesi.torino.it
www.viamichelin.it
per le carte e le mappe.
www.gtt.to.it
per info sui trasporti Torinesi e per scaricare la mappa in formato
pdf
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