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di Serena
Mattio
La chiesa di S. Maria Elisabetta a Cavallino fu
costruita nella prima metà del Settecento e ristrutturata
più volte nel corso dei secoli successivi.
La chiesa ha una facciata neoclassica-liberty, tripartita da lesene
che poggiano su un alto basamento. La parte superiore della facciata
è occupata da un frontone con cornice aggettante, al centro
del quale si trova un rosone.
Il portale, inquadrato da due colonne laterali e sormontato da un
timpano, è sovrastato da un bassorilievo che raffigura la
visita di Maria ad Elisabetta, inserito durante i lavori del 1916
e a sua volta incorniciato da due lesene e da un timpano superiore.
Questi stessi elementi, ovvero le lesene ed il timpano, si ritrovano,
con proporzioni identiche, intorno ad ognuna delle due finestre
ad arco che si aprono nelle partizioni laterali della facciata.
L’interno, ad aula unica dopo l’eliminazione degli ampliamenti
novecenteschi, presenta mattoni a vista lungo la parete sinistra
e nel transetto, corrispondente con tutta probabilità alla
preesistente costruzione settecentesca. L’altare maggiore,
in marmo, custodisce una tela raffigurante la visita di Maria a
Elisabetta, attribuita a Sebastiano Ricci (fine XVII secolo), mentre
sull’altare di destra vi è un dipinto che raffigura
il Sogno di S. Giuseppe (prima fuga in Egitto), attribuito alla
scuola di Pietro Vecchia con la scena del Sogno di S. Giuseppe.
Lungo la parete sinistra si trova un terzo altare con la statua
della Madonna nelle vesti di Regina della Pace. Sopra la contro
facciata si trova l’organo, opera ottocentesca del veneziano
Giacomo Bazzani.
Nel XVI secolo era solamente una piccola cappella, nel luogo in
cui oggi si trova il cimitero, sostituita nel 1696 da una chiesetta.
Poiché entrambe erano prive di un sacerdote addetto alle
funzioni del culto in maniera continuativa, a celebrare messa era
il rettore della chiesa di Jesolo, mentre per ricevere i sacramenti,
gli abitanti della zona dovevano recarsi a Treporti, a Torcello
o a Jesolo.
Nel XVII secolo, con il miglioramento dell’area grazie alle
opere di bonifica e di canalizzazione, aumentò il numero
degli abitanti e la chiesetta non fu più sufficiente a soddisfare
i bisogni di una popolazione in continua crescita, così,
grazie al contributo del console olandese di Venezia, Jacobus Fèitama,
allora proprietario dei territori, iniziarono i lavori di costruzione
dell’odierna chiesa di Santa Maria Elisabetta, che venne edificata
in un punto più centrale (l’omonima piazza).
La chiesa venne terminata e aperta la culto nel 1751.
Verso la fine dell’Ottocento fecero dei lavori: venne costruito
il nuovo campanile e vennero effettuati degli ampliamenti dell'abside,
furono aggiunte delle decorazioni in cemento sulla facciata.
Per motivi di sicurezza dovette essere chiusa nel 1964 e solo tra
il 1985 e il 1988 fu completamente restaurata e riportata alle forme
originali.
E’ facilmente raggiungibile dal ponte Cavallino, proseguendo
per via Fausta, fino a piazza S. Maria Elisabetta e tempo permettendo
concedersi una rilassante passeggiata nella Pineta di Cortellazzo
o sulle belle e ampie spiagge che si estendono lungo il perimetro
esterno della Laguna di Venezia.
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