I VIAGGI E DIARI DI BORDO
"Il Santo di Padova"

di Francesco Viganò

(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N. 60 - 5/2000)

Padova, la patria di elezione di Antonio, ospitò questo straordinario missionario francescano un paio di volte, non più di dodici mesi in tutto, fra il 1229 e il '30 e fra il 1230 e il '31 anno in cui venne precocemente a morte.
Nato a Lisbona nel 1195 a 25 anni entrava nell'ordine francescano mutando il nome originario, Fernando, in Antonio. Nel corso di una navigazione in Marocco naufragò presso Milazzo in Sicilia e da lì raggiunse Assisi nel 1221. A Bologna curò la fondazione di una scuola francescana e in Italia e Francia le sue predicazioni ebbero un successo strepitoso tra le masse. Pratiche ascetiche, preghiera, prediche e miracoli fecero subito di lui un personaggio leggendario. Antonio ebbe, per ordine di San Francesco, un'ottima preparazione teologica che gli permise non solo fa formazione dei frati ma ne fece un predicatore che sapeva trascinare le folle. A Parigi nel 1541 venne pubblicata la sua "Opera omnia" in larga parte composta dai suoi "Sermones".
Nel febbraio 1231 anche a Padova, sede universitaria come a Bologna, come era già accaduto in Francia, Antonio si vide costretto ad uscire fuori città in mezzo a un prato per predicare il quaresimale a nobili e popolani, ecclesiastici e laici.
Il resto del suo tempo, magari digiuno fino al tramonto, Antonio lo trascorreva in confessionale dove "riconduceva a pace i discordi, faceva restituire ciò che era stato rapinato con l'usura e la violenza". Fu lui che ottenne il decreto del Comune per la liberazione dei debitori insolventi datato 17 marzo 1231, Lunedì di Pasqua.
Finite le fatiche dei quaresimali si ritirò nel romitorio di Camposampiero dove si ammalò e Venerdì 13 giugno 1231 chiese di essere riaccompagnato a Padova. All'ospizio dell'Arcella alle porte di Padova fece tappa e qui spirò. Le spoglie, portate nella chiesa di Santa Maria dove il vescovo celebrò i solenni funerali, vennero qui conservate in un'urna marmorea mentre si svolgeva, per iniziativa di papa Gregorio IX, uno dei più rapidi processi di canonizzazione, meno di 11 mesi, dal luglio 1231 al maggio 1232. La notizia dei molti miracoli avvenuti nel nome del santo non ne fecero che aumentare la devozione e i pellegrinaggi da terre vicine e lontane specialmente in quel 13 giugno 1232, primo anniversario della morte.
Già in quell'anno si pose mano alla costruzione della grandiosa basilica dove il corpo del santo venne traslato nel 1263.
Il Comune volle che la basilica, condotta a termine in una versione francescanamente povera venisse completata combinando la suggestione dell'edificio con cupole come san Marco di Venezia con l'abside gotica sorretta da audaci pilastri e aprentesi su nove cappelle radiali. Sorse così un imponente santuario in mezzo alla basse case con i tetti di paglia ed alle anguste strade della Padova del Duecento.
Oggi sono stati calcolati almeno quattro milioni di pellegrini ogni anno. La basilica antoniana regge il confronto con i più grandi centri di spiritualità nel mondo come Lourdes, Guadalupe, la Roma cristiana e la Terra Santa. La basilica era già ultimata nel 1263 quando il corpo del Santo venne traslato e sepolto al centro della crociera, davanti all'altare maggiore.
Successivamente, per rendere più ampio e solenne l'edificio venne ridisegnata la facciata, si prolungò la parte absidale facendo correre ad anello, dietro il coro, un deambulatorio contornato all'esterno da nove cappelle disposte a raggera mentre alle estremità del transetto si aprirono due ampie cappelle dedicate a Sant'Antonio e San Giacomo. Vennero infine innalzate le sei cupole, i campanili e i campaniletti-minareti. Tutto finì nel 1310 anno in cui le spoglie del Santo vennero trasferite nella nuova cappella del transetto a lui dedicata detta "dell'arca" cioè della tomba.
La basilica che vediamo oggi è lunga 115 metri, larga 55 mentre guglie e campanili svettano fino a 68 metri.
Qui si fondono armoniosamente la calma potenza del romanico, l'elegante slancio del gotico, la fantasia delle forme orientaleggianti, specie nelle cupole, esplicito richiamo al Santo Sepolcro di Gerusalemme. Nei secoli uno stuolo di artisti ha gareggiato nell'ornare il tempio antoniano.
Il sagrato, pittorescamente circondato dalla bancarelle è ornato dal monumento al Gattamelata. eseguito da Donatello nel 1453, la prima statua equestre fusa in bronzo dopo l'epoca romana. Il lato destro del sagrato è dominato da due chiesette: la Scuola del Santo e l'Oratorio di San Giorgio. La facciata è in stile romanico-lombardo "a capanna" alleggerita da arconi a sesto acuto e da una elegante loggetta con piccoli archi gotici.
Nel presbiterio e nell'altare maggiore si concentrano i molti capolavori in bronzo creati da Donatello nei dieci anni (fino al 1454) in cui operò al Santo Padova.
Meta di tutti i pellegrini e cuore pulsante della basilica-santuario di Padova è la cappella dove sono venerati i resti mortali del Santo deposti in un sarcofago chiuso da una grande lastra di marmo verde.
La cappella è un gioiello di arte rinascimentale, gli affreschi sono di Stefano da Ferrara, l'altare e le statue in bronzo sono di Tiziano Aspetti, le opere in marmo di Filippo Parodi che ha lavorato anche per la Cappella delle reliquie.
Quest'altra cappella, detta anche del Tesoro, è tra le più riuscite creazioni del barocco. Conserva le preziose reliquie del Santo: il mento, la lingua , la tonaca insieme a preziosi cimeli, doni e suppellettili sacre.

I DINTORNI
Padova è il principale mercato per i prodotti del circostante territorio agricolo e notevole centro industriale con stabilimenti tessili, chimici, di meccanica di precisione ed alimentari (distillerie, zuccherifici, birrerie).
Fra le principali attività economiche ci sono l’agricoltura intensiva (cereali, vino, barbabietole da zucchero, ortaggi, frutta e tabacco) e l’alevamento di bovini e animali da cortile.
Il territorio della provincia è pianeggiante fatta eccezione dei rilievi dei colle Euganei, il cosiddetto “distretto vulcanico” ricco di sorgenti minerali e termali con varie stazioni di cura e soggiorno di larga fama: Abano Terme, Montegrotto Terme, ecc.


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