I LUOGHI DELLA SPERANZA
"Il Sacro Monte di Orta"

di Francesco Viganò

(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N. 3 - 4/2000)

Il Sacro Monte di Orta si distingue dagli altri Sacri Monti (Varese, Varallo, Crea, Ghiffa, Domodossola ecc.) per una intelligente relazione fra edifici e vegetazione, fra arte e natura, studiata ed organizzata già nel progetto iniziale del complesso monumentale.
Il pellegrino può così immergersi in un ambiente che gli offre fra gli alberi, lungo il percorso delle cappelle, spettacolari squarci di visuale sul lago sottostante.
Intrapreso a partire dal 1590 per iniziativa della comunità di Orta, che all’inizio contribuì all’edificazione del Sacro Monte di Varese, venne finanziato dall’abate novarese Amico Canobio il quale si assunse l’onere dei lavori della prima cappella e di un convento per i Cappuccini.
Il monte di Orta era già sito di antica devozione alla Madonna detta della Pietà la cui statua lignea, quattrocentesca, era ospitata presso la preesistente chiesa di San Nicolò.
Nel 1538, come scrive in un suo documento il notaio Elia Olina, la Madonna sarebbe stata vista "sudare, cambiare colore, aprire e chiudere gli occhi". A questo prodigio seguirono miracoli e guarigioni come nella vicina Varallo che attirava fedeli e pellegrini anche dal Cusio. Non è da escludere che l’idea dell’edificazione del Sacro Monte ad Orta fosse mossa anche da ragioni pratiche.
Autore del progetto originario del cammino devozionale, che prevedeva 36 cappelle destinate a narrare la vita di San Francesco, fu un architetto, il padre cappuccino Cleto da Castelletto Ticino, che già stabilì il sito delle piante che facessero da contraltare alle cappelle per offrire momenti di sosta e raccoglimento al pellegrino e ampia visione del lago e dell’isola di San Giulio.
Fondamentale impulso ai lavori di edificazione fu dato dal vescovo di Novara Carlo Bascapè che curò personalmente, con frequenti soggiorni nel convento fra gli anni 1593 e 1615, gli aspetti pratici ed organizzativi e la regia religiosa ed artistica seguendo le indicazioni del Concilio di Trento.
Prestarono la loro opera in questa fase e sino alla metà del Seicento, artisti affermati a Milano, capitale religiosa e culturale. Fra questi lo sculrore Cristoforo Prestinari, i pittori Giovanni Battista e Giovanni Mauro della Rovere, il Morazzone, Giovanni d’Enrico e Antonio Maria Crespi detto il Bustino. Il loro compito fu la realizzazione degli affreschi e dei gruppi scultorei in terracotta policroma definiti con sobrio realismo e con raffigurazioni pittoriche descrittive, chiare ma anche eleganti ed aggiornate alla moda dell’epoca.
Dopo la metà del Seicento, il percorso sacro si trasforma in senso teatrale e spettacolare in linea con il gusto barocco e protagonisti di questa svolta sono lo scultore Dionigi Bussola, attivo anche a Varese, Varallo e Domodossola e i pittori Grandi e Nuvolone. A fine secolo e nel Settecento il nuovo gusto rococò viene introdotto ad opera dello scultore Beretta e dei pittori Cantalupi e Stefano Maria Legnani.
Ma torniamo al vescovo Bascapè. Segretario di Carlo Borromeo aveva partecipato a Milano al vivace dibattito culturale sviluppatosi dopo il Concilio di Trento sull’uso corretto delle immagini per divulgare le sacre scritture ad uso di coloro, la maggioranza dei fedeli, che non sapevano leggere. Approdato a Novara impostò il suo ministero episcopale con una Chiesa custode di una fede severa e senza indulgenze. Il suo operato fu contestato dai politici d’allora e da una parte del clero che non mancò di denunciarlo al Sant’Uffizio. Da vero protagonista del suo tempo Carlo Bascapè ispirò numerose opere d’arte di cui anche Orta è oggi testimone. Suoi successori, il cardinale Taverna e i vescovi Volpi e Tornielli mantennero lo stretto controllo sul cantiere del Sacro Monte impegnandosi alla formazione della manodopera locale per l’edificazione e la decorazione delle cappelle con tecniche e materiali desunti dalla tradizione e resi disponibili dall’economia locale, come ad esempio l’orditura dei tetti con legname di castagno e di rovere, alberi diffusi sulle pendici del monte, e le tipiche coperture delle cappelle, lastre di pietra, la beola, estratte dalle cave presenti sulle sponde del lago. Il Sacro Monte d’Orta era amministrato in origine da un ente morale, la Fabbriceria, costituito da persone scelte dal vescovo di Novara su indicazione della Comunità di Orta. Si trattava, infatti, di gestire i fondi raccolti con elemosine e donazioni per la costruzione e la manutenzione delle cappelle. I frati francescani (in origine cappuccini) residenti nel convento contiguo alla chiesa di San Nicolao provvedevano invece alla cura religiosa del Santuario.
All’inizio del Novecento, scioltasi al Fabbriceria e ritiratasi la Curia novarese, la gestione del Sacro Monte gravò direttamente sul Comune di Orta San Giulio. Nel 1980 la Regione Piemonte, riconosciuto l’inestimabile rapporto che lega le cappelle, il percorso devozionale e l’ambiente naturale circostante ha deciso di tutelare queste caratteristiche istituendo un ente (Riserva naturale del Sacro Monte di Orta) con lo scopo di proteggere, conservare e valorizzare il patrimonio artistico, religioso e forestale del Monte.
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La visita al Sacro Monte inizia dall’arco d’ingresso al quale si giunge seguendo il percorso pedonale che parte dalla piazza di Orta. Dopo la fontana monumentale si incontra la cappelletta di San Francesco realizzata in pieno Seicento con affreschi di Carlo Francesco Nuvolone.
Il percorso si snoda poi lungo 20 cappelle, l’ultima delle quali è dedicata alla Canonizzazione del santo di Assisi.
L’itinerario religioso si conclude al santuario di San Nicolao, presente sul monte fin dal medioevo. Sulla sommità dell’altare è collocata la statua lignea della Madonna della Pietà, opera di un ignoto scultore tedesco del primo Quattrocento.


Notizie utili.
Al Sacro Monte di Orta si arriva da Novara percorrendo la strada statale n. 229 fino ad Orta San Giulio. Prima di svoltare a sinistra verso l’abitato, sempre a sinistra della statale, una larga strada asfaltata porta al Sacro Monte, ad un ampio parcheggio per turisti e pellegrini e a due aree attrezzate per pic nic, indicate da apposita segnaletica. Bar, ristorante e negozio di souvenir sono nell’area del santuario.
Altitudine
Minima 355, massima 455
Periodo consigliato per la visita
Primavera, estate
Informazioni
Sede del Parco Regionale, via Sacro Monte, 28026 Orta San Giulio (No) tel. 0322.911960 fax 0322.905654
Il lago d’Orta (Cusio)
Meno noto del vicino Lago Maggiore (Verbano) il lago d’Orta offre suggestive vedute all’ombra dell’alta cerchia dei monti che lo circondano. Omegna è il centro di maggior importanza industriale della zona mentre Orta San Giulio, posta ai piedi del Sacro Monte, è una splendida località di villeggiatura con suggestive ville e palazzi barocchi. La chiesa di Santa Maria Assunta conserva un "San Carlo Borromeo" dipinto dal Procaccini alla fine del XVI secolo; il Palazzo della Comunità è una costruzione tutta aperta a portici con pilastri e colonne in granito e gradevoli ornamenti pittorici.
L’isola di San Giulio, raggiungibile con una barca in 10 minuti, è dominata dal grande edificio del seminario e dalla basilica romanica dedicata al Santo con un campanile risalente al Mille.

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