(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N.
3 - 4/2000)
Il Sacro Monte di Orta si distingue dagli altri Sacri Monti (Varese,
Varallo, Crea, Ghiffa, Domodossola ecc.) per una intelligente
relazione fra edifici e vegetazione, fra arte e natura, studiata
ed organizzata già nel progetto iniziale del complesso
monumentale.
Il pellegrino può così immergersi in un ambiente
che gli offre fra gli alberi, lungo il percorso delle cappelle,
spettacolari squarci di visuale sul lago sottostante.
Intrapreso a partire dal 1590 per iniziativa della comunità
di Orta, che all’inizio contribuì all’edificazione
del Sacro Monte di Varese, venne finanziato dall’abate novarese
Amico Canobio il quale si assunse l’onere dei lavori della
prima cappella e di un convento per i Cappuccini.
Il monte di Orta era già sito di antica devozione alla
Madonna detta della Pietà la cui statua lignea, quattrocentesca,
era ospitata presso la preesistente chiesa di San Nicolò.
Nel 1538, come scrive in un suo documento il notaio Elia Olina,
la Madonna sarebbe stata vista "sudare, cambiare colore,
aprire e chiudere gli occhi". A questo prodigio seguirono
miracoli e guarigioni come nella vicina Varallo che attirava fedeli
e pellegrini anche dal Cusio. Non è da escludere che l’idea
dell’edificazione del Sacro Monte ad Orta fosse mossa anche
da ragioni pratiche.
Autore del progetto originario del cammino devozionale, che prevedeva
36 cappelle destinate a narrare la vita di San Francesco, fu un
architetto, il padre cappuccino Cleto da Castelletto Ticino, che
già stabilì il sito delle piante che facessero da
contraltare alle cappelle per offrire momenti di sosta e raccoglimento
al pellegrino e ampia visione del lago e dell’isola di San
Giulio.
Fondamentale impulso ai lavori di edificazione fu dato dal vescovo
di Novara Carlo Bascapè che curò personalmente,
con frequenti soggiorni nel convento fra gli anni 1593 e 1615,
gli aspetti pratici ed organizzativi e la regia religiosa ed artistica
seguendo le indicazioni del Concilio di Trento.
Prestarono la loro opera in questa fase e sino alla metà
del Seicento, artisti affermati a Milano, capitale religiosa e
culturale. Fra questi lo sculrore Cristoforo Prestinari, i pittori
Giovanni Battista e Giovanni Mauro della Rovere, il Morazzone,
Giovanni d’Enrico e Antonio Maria Crespi detto il Bustino.
Il loro compito fu la realizzazione degli affreschi e dei gruppi
scultorei in terracotta policroma definiti con sobrio realismo
e con raffigurazioni pittoriche descrittive, chiare ma anche eleganti
ed aggiornate alla moda dell’epoca.
Dopo la metà del Seicento, il percorso sacro si trasforma
in senso teatrale e spettacolare in linea con il gusto barocco
e protagonisti di questa svolta sono lo scultore Dionigi Bussola,
attivo anche a Varese, Varallo e Domodossola e i pittori Grandi
e Nuvolone. A fine secolo e nel Settecento il nuovo gusto rococò
viene introdotto ad opera dello scultore Beretta e dei pittori
Cantalupi e Stefano Maria Legnani.
Ma torniamo al vescovo Bascapè. Segretario di Carlo Borromeo
aveva partecipato a Milano al vivace dibattito culturale sviluppatosi
dopo il Concilio di Trento sull’uso corretto delle immagini
per divulgare le sacre scritture ad uso di coloro, la maggioranza
dei fedeli, che non sapevano leggere. Approdato a Novara impostò
il suo ministero episcopale con una Chiesa custode di una fede
severa e senza indulgenze. Il suo operato fu contestato dai politici
d’allora e da una parte del clero che non mancò di
denunciarlo al Sant’Uffizio. Da vero protagonista del suo
tempo Carlo Bascapè ispirò numerose opere d’arte
di cui anche Orta è oggi testimone. Suoi successori, il
cardinale Taverna e i vescovi Volpi e Tornielli mantennero lo
stretto controllo sul cantiere del Sacro Monte impegnandosi alla
formazione della manodopera locale per l’edificazione e
la decorazione delle cappelle con tecniche e materiali desunti
dalla tradizione e resi disponibili dall’economia locale,
come ad esempio l’orditura dei tetti con legname di castagno
e di rovere, alberi diffusi sulle pendici del monte, e le tipiche
coperture delle cappelle, lastre di pietra, la beola, estratte
dalle cave presenti sulle sponde del lago. Il Sacro Monte d’Orta
era amministrato in origine da un ente morale, la Fabbriceria,
costituito da persone scelte dal vescovo di Novara su indicazione
della Comunità di Orta. Si trattava, infatti, di gestire
i fondi raccolti con elemosine e donazioni per la costruzione
e la manutenzione delle cappelle. I frati francescani (in origine
cappuccini) residenti nel convento contiguo alla chiesa di San
Nicolao provvedevano invece alla cura religiosa del Santuario.
All’inizio del Novecento, scioltasi al Fabbriceria e ritiratasi
la Curia novarese, la gestione del Sacro Monte gravò direttamente
sul Comune di Orta San Giulio. Nel 1980 la Regione Piemonte, riconosciuto
l’inestimabile rapporto che lega le cappelle, il percorso
devozionale e l’ambiente naturale circostante ha deciso
di tutelare queste caratteristiche istituendo un ente (Riserva
naturale del Sacro Monte di Orta) con lo scopo di proteggere,
conservare e valorizzare il patrimonio artistico, religioso e
forestale del Monte.
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La visita al Sacro Monte inizia dall’arco d’ingresso
al quale si giunge seguendo il percorso pedonale che parte dalla
piazza di Orta. Dopo la fontana monumentale si incontra la cappelletta
di San Francesco realizzata in pieno Seicento con affreschi di
Carlo Francesco Nuvolone.
Il percorso si snoda poi lungo 20 cappelle, l’ultima delle
quali è dedicata alla Canonizzazione del santo di Assisi.
L’itinerario religioso si conclude al santuario di San Nicolao,
presente sul monte fin dal medioevo. Sulla sommità dell’altare
è collocata la statua lignea della Madonna della Pietà,
opera di un ignoto scultore tedesco del primo Quattrocento.
Notizie utili.
Al Sacro Monte di Orta si arriva da Novara percorrendo la strada
statale n. 229 fino ad Orta San Giulio. Prima di svoltare a sinistra
verso l’abitato, sempre a sinistra della statale, una larga
strada asfaltata porta al Sacro Monte, ad un ampio parcheggio
per turisti e pellegrini e a due aree attrezzate per pic nic,
indicate da apposita segnaletica. Bar, ristorante e negozio di
souvenir sono nell’area del santuario.
Altitudine
Minima 355, massima 455
Periodo consigliato per la visita
Primavera, estate
Informazioni
Sede del Parco Regionale, via Sacro Monte, 28026 Orta San Giulio
(No) tel. 0322.911960 fax 0322.905654
Il lago d’Orta (Cusio)
Meno noto del vicino Lago Maggiore (Verbano) il lago d’Orta
offre suggestive vedute all’ombra dell’alta cerchia
dei monti che lo circondano. Omegna è il centro di maggior
importanza industriale della zona mentre Orta San Giulio, posta
ai piedi del Sacro Monte, è una splendida località
di villeggiatura con suggestive ville e palazzi barocchi. La chiesa
di Santa Maria Assunta conserva un "San Carlo Borromeo"
dipinto dal Procaccini alla fine del XVI secolo; il Palazzo della
Comunità è una costruzione tutta aperta a portici
con pilastri e colonne in granito e gradevoli ornamenti pittorici.
L’isola di San Giulio, raggiungibile con una barca in 10
minuti, è dominata dal grande edificio del seminario e
dalla basilica romanica dedicata al Santo con un campanile risalente
al Mille.