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La storia
Si racconta che Gian Galeazzo Visconti (1351-1402) fece erigere
la Certosa di Pavia per esaudire un desiderio espresso dalla moglie.
Ben altri motivi muovevano Gian Galeazzo alla realizzazione di un
progetto così ambizioso: consolidare la sua egemonia nel
nord Italia, consacrare la gloria e la potenza della sua famiglia
con un imponente sepolcro destinato a raccogliere le tombe dei Visconti
e grazie alla Certosa, futura espressione di fede e di pace, aumentare
il suo prestigio in un epoca segnata dalla cristianità.
Nel 1396 si aprono i cantieri, ma i lavori procedono a rilento.
Collaborano insieme agli artisti anche gli stessi Certosini ed è
per questo che non è possibile attribuire all'abbazia una
paternità ben precisa.
Nel 1402 Gian Galeazzo muore di peste e così i lavori vengono
quasi completamente interrotti.
Il successore, Giovanni Maria (1388-1412), porta il ducato sull'orlo
della rovina. Prima interviene a favore della Certosa, poi contribuisce
al suo smembramento. Alla sua morte il ducato cade nello squallore:
rivolte, saccheggi, rapine.
Il nuovo signore dei Milanesi, Francesco Sforza (1401-1466), dà
l'avvio a importanti lavori pubblici: il rifacimento del castello
visconteo di Porta Gioia, poi sforzesco, e la costruzione dell'ospedale
maggiore noto come Ca' Granda.
Nel 1451 invia alla Certosa Giovanni Solari affinchè prenda
in esame il progetto per la costruzione della chiesa, che si protraeva
da quasi due secoli.
A lui succede il fratello Ludovico Maria Sforza, detto il Moro,
che mostra grande interessamento per il cantiere della Certosa.
Nel 1491 vengono assunte numerose maestranze ed acquistate abbondanti
quantità di marmi grezzi di Carrara.
Nell'ultimo decennio del Quattrocento si completa anche la decorazione
pittorica dell'interno. La costruzione monumentale, la cui pavimentazione
è eseguita in terracotta, appare fastosa e solenne e sembra
finalmente giunta al momento conclusivo.
Nel 1499 il re di Francia Luigi XII sconfigge il Moro e dà
inizio alla dominazione francese.
I lanzichenecchi al servizio dell'imperatore Carlo V saccheggiano
Pavia, penetrano nella Certosa depredano oggetti sacri, paramenti
manoscritti di altissimo valore artistico e culturale.
Nel 1530 Francesco II Sforza (1495-1535) ottiene l'investitura del
Ducato di Milano. Nel 1550 ci si impegna nuovamente a completare
la facciata, ma essa rimarrà come la vediamo oggi.
Nel 1564 la Certosa si arricchisce del monumento funerario di Ludovico
il Moro e Beatrice d'Este.
L'architettura
Il punto centrale dell'edificio è la chiesa, con due chiostri,
intorno ai quali sono collocate le celle dei monaci, il refettorio
e la biblioteca.
La chiesa, di stile gotico-lombardo, è a croce latina, a
tre navate, divise da pilastri polistili in pietra d'Angera. L'interno
s'ispira al Duomo di Milano, ma a differenza di quest'ultimo, è
molto più armonioso negli spazi.
Lungo le navate laterali sono presenti cappelle, sette per lato,
in origine gotiche, trasformate in barocco nel Seicento.
A sinistra del transetto, a cui si accede attraversando la splendida
cancellata barocca in bronzo e ferro battuto, si ammira il monumento
funebre di Ludovico il Moro e Beatrice d'Este, opera del bergamasco
Gian Cristoforo Solari.
Nella parte destra il Mausoleo dove sono conservate le spoglie di
Gian Galeazzo Visconti e della prima moglie Isabella di Valois.
La facciata, concepita come corpo a sé stante, tutta in marmo,
con le sue numerose sculture, rappresenta una significativa ed interessante
espressione artistica lombarda.
Iniziata nel 1473, fu continuata fino al 1560; i lavori vennero
poi sospesi, lasciandola incompleta (manca infatti il timpano).
In ordine di tempo, e per diversità di decorazione, si divide
in due parti ben distinte. La parte inferiore, fino alla prima loggia
(1473-1540), più ricca di decorazioni, è opera del
pavese Amadeo. Quella superiore (1540-1560) , molto più lineare
e semplice, è di Cristoforo Lombardo. Nel basamento si allineano,
alternati a pilastrini, 62 medaglioni, a forma di monete antiche,
raffiguranti re, imperatori romani e orientali e altri personaggi
del mondo pagano. Al di sopra dello zoccolo, entro nicchiette, si
trovano 18 bassorilievi con storie della vita di Cristo (opera del
Amadio), statue di santi, apostoli e profeti (del Mantegazza).
Gian Cristoforo Briosco eseguì il portale (1501-8) con le
vicende della Certosa e le storie della Vergine e di santi.
Nella sacrestia vecchia è conservata l'opera scultorea più
antica della Certosa: un trittico in dente d'ippopotamo opera di
Baldassarre degli Embriachi.
Punto molto pittoresco è il Chiostro Piccolo, dove si ammirano
affreschi di scene della Passione e un lavabo in terracotta.
Nel Chiostro Grande, il verde riposante del prato e il mistico atteggiamento
delle statuette provoca una piacevole sensazione di distensione
e pace, di raccoglimento e d'invito alla preghiera.
Per tre quarti del perimetro si incontrano le celle dei monaci Certosini.
Essi trascorrevano, nella preghiera e nel lavoro, e in una vita
quasi eremitica, buona parte della loro giornata. All'esterno, accanto
alla porta d'ingresso, uno sportellino, da dove il monaco, nei giorni
feriali, riceveva il suo pasto.
Il refettorio, è un'ampia sala rettangolare divisa in due
parti. Nella prima mangiavano i monaci sacerdoti, nella seconda
i fratelli convertiti.
Nella volta, al centro vi è una Madonna che allatta il Bambin
Gesù, mentre ai lati, nelle lunette, sono raffigurati profeti,
santi e Certosini. Nella parete di fondo una grande Ultima Cena.
Nella sala è presente un ambone marmoreo di stile rinascimentale
da dove un monaco, mentre gli altri mangiavano, leggeva la parola
di Dio.
I Certosini, infatti, durante i pasti in comune, nei giorni festivi,
osservano sempre un rigoroso silenzio. Accanto a questa penitenza,
ne aggiungono altre: mai, ad esempio, neppure in caso di malattia,
mangiano carne; al mattino non prendono nulla; durante i due terzi
dell'anno, solo un po' di pane e di vino annacquato.
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