|
di Serena Mattio
Sulla collina che guarda il santuario di Castelpetroso, sorge
il paese.
L’abitato di Castelpetroso si può identificare con
quel “Colle Petroso”, che compare per la prima volta
in un atto del 9 maggio 964.
Il documento, sottoscritto dal principe Pandolfo Capodiferro,
era stato redatto per assegnare i confini della contea di Isernia,
che si estendeva fino a Colle Petroso.
Durante la dominazione longobarda il feudo fu dotato di un castello,
che prese il nome del luogo della sua edificazione e famoso per
l’imponente quantità di pietre: Tutto ciò
è attestato da una pergamena del 1011, conservata nell’archivio
di Montecassino; nel
documento si constata che l’originario “Colle Petroso”
venne sostituito
con “Castrum Petrosum”, l’attuale Castelpetroso.
In epoca longobarda Castelpetroso apparteneva alla contea di Bojano,
per passare poi, durante il regno di Carlo I d’Angiò,
a Giovanni d’Angelo. In
seguito il feudo di Castelpetroso fu alle dirette dipendenze di
Andrea
d’Isernia, famoso avvocato.
Nella seconda metà del XV secolo appartenne ai Pandone,
già titolari del feudo di Venafro.
Gli ultimi detentori del possedimento feudale furono i Paolucci
e i De Rossi.
Si narra che la Madonna Addolorata appare per la prima volta il
22
marzo 1888 a Bibiana Cicchino, umile contadina di Castelpetroso
intenta
alla ricerca di un agnellino disperso.
La pastorella, attirata dalla luce che proviene da una grotta,
si avvicina e rimane abbagliata dalla visione che le si presenta:
la Vergine Maria inginocchiata è in atto di implorazione;
ai suoi piedi giace Gesù morto.
In seguito a tale apparizione il Pontefice nomina il vescovo di
Bojano, mons.
Palmieri, Delegato Apostolico con l’incarico di verificare
l’accaduto.
Il vescovo si reca così in località Cesa tra i Santi
il 26 settembre 1888; nella stessa grotta si ripete il miracolo
e la notizia delle apparizioni si propaga a livello nazionale.
Inizia così la storia del santuario di Castelpetroso, che
si conclude con la
consacrazione il 21 settembre 1975.Il 19 marzo 1995 al Santuario
è giunto un pellegrino d’eccezione: Papa Giovanni
II che celebrò l'Eucarestia sul piazzale antistante il
Santuario dove è posto un altare in pietra. Dietro l’altare
si erge la statua della Vergine Maria Assunta in cielo, dono del
50° di sacerdozio di Mons. Ettore Di Filippo, vescovo emerito
di Campobasso-Bojano che tanto ha fatto per il Santuario.
Al lato sinistra del Santuario, addossate alla parete, spiccano
formelle in marmo bianco con sculture in bassorilievo raffiguranti
i sette dolori della Vergine Addolorata.
Il Santuario, in stile neogotico, che si inserisce nell’architettura
italiana del romanticismo in cui, nell’ambito dell’eclettismo,
il Gotich Revival, occupa un posto preminente, è un inno
alla Vergine Addolorata di Castelpetroso.
Il progetto dell’ingegnere Francesco Gualand di Bologna,
a suo tempo, venne premiato con due medaglie.
La pianta del tempio simboleggia un cuore (la parte centrale)
trafitto da
sette spade, i sette dolori di Maria (le sette cappelle).
La facciata compresa tra i due campanili, con pinnacoli e bifore,
è tricuspidata ed in altro presenta ampie finestre con
rosone.
E’ un intarsio di pietra tagliata a mano che riporta alle
arti antiche dei molisani.
Tutto l’ornato è opera di artisti della pietra locale
.
In alto troneggiano, sospese tra cielo e terra, le statue di tre
angeli scolpite a Pietrasanta.
Ai lati, i due campanili che svettano al cielo, accolgono all’interno
le campane della Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone.
Al di sopra dei portali, tre splendidi mosaici rappresentano le
tappe più significative della vita di Maria: L’ Annunciazione,
la sua presenza ai piedi della Croce e l’Incoronazione di
Maria.
Le tre porte in bronzo sono un inno a Maria.
Riproducono i misteri del Santo Rosario e la figura di Maria attraverso
la
rivelazione e la storia della Chiesa.
Entrando, nell’atrio del Santuario, ben visibili sono due
epigrafi.
Quella a sinistra ricorda la consacrazione del Santuario avvenuta
il 21 settembre 1975 ad opera del vescovo di Campobasso-Bojano
Mons. Alberto Carinci e dei Vescovi del Molise.
Quella a destra riporta le parole del Papa Paolo VI che, nel 1973,
proclamò l’Addolorata di Castelpetroso Patrona del
Molise.
In una nicchia, con retrostante mosaico, è racchiuso il
piccolo battistero in marmo pregiato.
Entrando, due angeli posti uno a destra e l’altro a sinistra
tengono tra le mani l’acquasantiera a forma di conchiglia.
Subito si avverte la bellezza architettonica e l’occhio
viene rapito dai giochi di luce e dalla ricca decorazione scultorea
dei numerosi pinnacoli, dalle cornici, dalle finestre e dai capitelli.
Tutto il complesso architettonico è incentrato sulla cupola
alta 54 metri con un diametro di 17, portata a completamento negli
anni 1954-1959. La superfice del Santuario è di 2800 mq.
In uno spazio così ampio lo sguardo e il cuore vanno, in
una suggestiva fusione di
luce, alla cappella centrale, all’altare maggiore con i
retrostanti
monumento e trono , in stile gotico,alla Vergine Maria. Questo
Santuario a mio avviso ha un fascino particolare, immerso come
un fiore
tra le rocce . |
| |