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…origini
e storia
Abitata in epoca etrusca, ma nota col nome di Mons Politianus,
si può dire che la sua organizzazione cittadina si affermi
in maniera definita non prima della seconda metà del XII
secolo, in corrispondenza delle trasformazioni territoriali dovute
all’impaludamento della Valdichiana e al relativo spostarsi
verso occidente delle comunicazioni: il nucleo primario di Montepulciano
si presenta proprio sul nuovo asse viario per la Valdorcia e Siena.
La crescita del centro risultava particolarmente importante per
i due potenti Comuni di Siena e Firenze, che, tramite il possesso
della città, avrebbero potuto di fatto assicurarsi il controllo
della Valdichiana e della Valdorcia.
Infatti Fiorentini e Senesi si scontrarono più volte per
il possesso di Montepulciano. Intanto si consolida al suo interno,
la presenza di un’alta borghesia mercantile e di una borghesia
manifatturiera ed agricola, le quali furono la loro ricchezza e
potenza sugli scambi e sul commercio.
Il Trecento è un secolo di grande floridezza per la città
di Montepulciano a cui seguono gli effetti del dominio fiorentino
non solo per quanto riguarda l’aspetto politico-amministrativo,
ma anche nel campo architettonico-urbanistico.
La prima importante operazione è stata la sistemazione della
piazza Grande (che originariamente era di dimensioni più
ridotte e presentava dei palazzi di forme medioevali) intrapresa
dall’architetto fiorentino Michelozzo Michelozzi con il riassetto
del Palazzo Comunale che sembra riprodurre in parte l’immagine
del Palazzo della Signoria di Firenze.
Proseguendo, dove la via si allarga nella Piazza Manin, sopra una
breve scalinata si eleva la preziosa facciata della chiesa di Sant’Agostino
dovuta al Michelozzo, opera di gusto rinascimentale con moduli del
tardo gotico fiorentino.
La facciata è spartita da pilastri scanalati sopra i quali,
nel secondo livello, si aprono nicchie ogivali per statue.
Il bellissimo portale festonato raccoglie nella lunetta un rilievo
in terracotta di Michelozzo rappresentante la Madonna ed i Santi
Giovanni Battista e Agostino.
La parte superiore, pienamente rinascimentale, reca un elaborato
rosone e sopra, entro il grande timpano, è collocato una
stemma clipeato.
L’interno, ad una sola navata, fu rimaneggiato nel 1784-1791
sopprimendo i bracci laterali della crociera ed accorciando l’abside.
Sul primo altare a sinistra si trova una pala dipinta da Cesare
Nebbia da Orvieto (1534-1614) raffigurante l ‘Ascensione (1585).
Sul secondo altare a sinistra si trova la Madonna della Cintola
opera di Federico Fiori detto il Barroccio(1528-1612). Sul terzo
altare a sinistra la Crocifissione con la Madonna e la Maddalena
di Lorenzo di Credi(1459-1537).
Sul lato destro, nel primo altare, la Resurrezione di Lazzaro di
Alessandro Allori (1535-1607), nel secondo altare una tavola a fondo
oro di Giovanni di Paolo da Siena (1403 circal482) rappresentante
San Nicola da Toientino.
Nel terzo altare una Pietà del Pomarancio (1552-1626). Sull’altare
maggiore il bel Crocifisso ligneo policromato del 1400 attribuito
a Donatello (1386-1466).
Dietro all’altare maggiore è l’ingresso al coro
vecchio ricavato nella tribuna della chiesa primitiva. Nel 1634
la tribuna fu affrescata da Bartolomeo Barbiani di Montepulciano,
allievo del Pomarancio.
Al centro dell’abside un Crocifisso attribuito al Pollaiolo
(1433-1498).
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