I LUOGHI DELLA SPERANZA
"Principali chiese di Assisi"



Chiesa di S. Maria del Popolo a Vigevano

Il territorio conosciuto come Lomellina è delimitato dai fiumi Sesia, Ticino e Po è di origine antichissima; inizialmente paludoso e poi bonificato dai monaci cistercensi, vede nel 1500, grazie alla ricchezza d'acqua del terreno, l'affermarsi della coltura del riso, destinata a divenire una delle principali attività della zona.
Terra di grande ricchezza ed importanza storica, da Vigevano a Mortara, così come in tutti i centri della Lomellina, si trovano splendide opere d'arte, chiese, castelli , fortificazioni poi adottate a residenze di campagna.
Vigevano è il più imponente complesso fortificato della Lomellina, nonché importante centro economico.
E’ quasi d’obbligo iniziare la visita dalla grande piazza porticata di Vigevano, un grande esempio del Rinascimento italiano e dal Duomo che conserva importanti dipinti del XVI secolo tra cui: un polittico con Madonna, Pietà e santi, attribuito a Bernardino Ferrari.
Segue poi il percorso intorno al Castello dove si erge la chiesa domenicana di S. Pietro Martire, iniziata in forme gotiche ed in seguito ristrutturata con “impronta” ottocentesca e di inizio novecento;l’annesso ex convento, ricostruito con i due chiostri che è divenuto sede della Pretura e del Tribunale.
E’ proprio continuando con Via del Popolo che si incontra uno dei migliori esempi dell’architettura barocca di Vigevano: la Chiesa di S. Maria del Popolo costruita con pianta poligonale.
L’attuale chiesa di S. Maria del Popolo, fu eretta nel 1698 nell’area dove esisteva un oratorio, sorto con il permesso del Vicario generale di Novara a cui si erano rivolti alcuni membri della confraternita di S. Dionigi, in litigio con altri componenti della stessa. Essi ottennero di costruire la chiesa per officiarvi, lasciando quella di S. Dionigi.
L’importanza dell’oratorio è testimoniato dall’interesse di Francesco II Sforza, che lo elesse oratorio della corte ducale, donandole molti oggetti preziosi.
L’edificio fu abbattuto nel 1696, su ordine del consiglio della confraternita, che lo ritenne troppo piccolo per contenere il popolo dei fedeli. La prima pietra del nuovo edificio fu benedetta da Mons. P. M. Sormani. La facciata fu completata nel 1717. Il progetto di ricostruzione è opera dell’architetto romano Giovanni Ruggeri. Verso la fine del 1800 furono condotti restauri sulla chiesa, di tipo essenzialmente conservativo, per quel che riguardava la facciata e l’esterno dell'edificio.
Il presbiterio, a croce greca di ampie dimensioni, dà accesso alla sagrestia quadrata, coperta da una cupola ribassata.
La facciata mossa è fortemente scenografica, l’interno è affascinante per la presenza di motivi chiaroscurali creati da un sapiente gioco di pieni e di vuoti e da un’accurata ricerca pittorica.
La chiesa, pur essendo in condizioni abbastanza buone, necessita ancora di qualche restauro conservativo.
La decorazione interna risale al 1729, ed è merito di G. A. Fusi che fece dipingere a sue spese il grande affresco con l’Incoronazione della Vergine, situato nella volta, e quello della volta del presbiterio raffigurante l’Assunzione. Sul fondo dell'abside è conservata una tela di F. Bianchi rappresentante la Purificazione della Vergine mentre una seconda tela dello stesso autore si trova sull’altare di destra e rappresenta lo Sposalizio della Vergine (1754).
Gli interventi sugli affreschi settecenteschi delle volte, delle decorazioni interne e delle colonne sono opera del pittore vigevanese C. Ottone, e G. B. Garberini integrò l’interno con quattro medaglioni.
Notevole la statua lignea della Vergine proveniente dal castello, dono di Francesco II Sforza.


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