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La Chiesa di San Gregorio Armeno e il Monastero furono
fondate dalle monache di San Basilio fuggite da Costantinopoli con
le reliquie di San Gregorio, vescovo d'Armenia, nell'VIII secolo
legata alla devozione popolare verso moltissimi santi, raccoglie
un gran numero di reliquie.
E' situata nella strada omonima, un tempo detta”Augustale”
perchè collegava la Curia Basilicae Augustinianae con il
decunanus inferiore e poi chiamata “Nostriana” dal Vescovo
di Napoli Nostrano Particolare rilevanza ha qui il culto delle reliquie
del sangue, variamente soggette a liquefazioni o rosseggiamenti
in certe ricorrenze tradizionali, come per San Protaso, San Pantaleone,
Santo Stefano, San Lorenzo, Santa Patrizia, San Girolamo e San Giovanni
Battista.
La costruzione ebbe inizio nel 1574, anno in cui la badessa Donna
Giulia Caracciolo pensò all'erezione di una nuova chiesa,
che fu consacrata nel 1579 e l'anno successivo dedicata a San Gregorio,
come ricordano le iscrizioni dell'atrio.
La facciata presenta tre arcate, sormontate da quattro lesene toscane
con fregio dorico e tre finestroni. Si accede all'interno mediante
un portale di noce con intagli a rilievo dei quattro evangelisti
e dei Santi Stefano e Lorenzo.
La chiesa è ad una sola navata, con cinque arcate per lato,
alternate a pilastri compositi. L'interno fu affrescato da Luca
Giordano nel 1679, in occasione del primo centenario della sua costruzione.
Sul muro d'ingresso è narrato in tre scene l'arrivo delle
monache greche a Napoli.
Lateralmente possiamo notare due quadri di Silvestro Buono, che
raffigurano i santi Girolamo e Francesco dinanzi alla Vergine e
l’Immacolata.
Tra i finestroni ammiriamo scene della vita di San Gregorio affrescate
dal Giordano.
Alcune delle cappelle conservano colonne corinzie di marmo rosa
appartenenti alla veste cinquecentesca. Nella prima a destra ammiriamo
un'Annunciazione attribuita a Pacecco de Rosa, un'antica statua
di San Donato in legno colorato ed un'altra di Santa Apollonia.
Nella seconda cappella vi è una tela raffigurante la Vergine
con i Santi Pantaleone
ed Antonio, attribuita al Sarnelli. La terza cappella è dedicata
a San Gregorio Armeno: sull'altare vi è una tela opera di
Fracanzano. La quarta cappella conserva una tela di Niccolò
Malinconico, rappresentante la Vergine del Rosario tra due santi.
Dal lato opposto, la cappella accanto all'organo è dedicata
a San Benedetto: la tela che lo raffigura è attribuita al
maestro spagnolo Ribera.
Interessante una miracolosa immagine del Cristo, scultura lignea
del tardo quattrocento che pare appartenesse alla vecchia chiesa
e che Pane definisce "immagine drammatica e splendida".
Splendido l'altare maggiore, opera di Dionisio Lazzari, la cui balaustra
rappresenta un mirabile esempio dell'artigianato partenopeo per
i trafori in marmo bianco.
A destra si nota una grande raggiera di ottone che sormonta una
grande tripartita, superba realizzazione dei maestri ottonari napoletani.
E’ il "comunichino della badessa" dietro il quale
le monache ascoltavano la messa.
Da notare anche il soffitto ligneo che fu iniziato nel 1580: intagliato
e dorato, contiene pitture di Teodoro Fiammingo.
Bella anche la sacrestia dalla volta affrescata di De Matteis e
definita una “stanza di paradiso in terra”, tra lo splendore
degli arredi e degli argenti.
Diversi i dipinti conservati all'interno della chiesa, che rimane
uno dei luoghi più suggestivi di Napoli.
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