I LUOGHI DELLA SPERANZA
"Un tesoro di Calabria, la Cattolica di Stilo"

di Francesco Viganò

dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N.77- 1/03)

Basta percorrere una quindicina di chilometri lungo una larga fiumara tutta coltivata ad ulivi e vigneti per salire dal mare verso la cittadina di Stilo, sulla strada verso l'aspro nucleo delle Serre.
Siamo sulla fascia costiera ionica della Calabria meridionale nota per il ritrovamento dei Bronzi di Riace e per la colonia greca di Caulonia sorta all'inizio del VII secolo a.C.
Caulonia, i cui resti sono stati individuati nei pressi di Punta Stilo, fu a lungo colonia di Crotone, la città di Pitagora, ma tanto importante da essere sede di una zecca. Nei suoi "stateri" di ottima fattura, datati fra il 530 e il 480 a.C., appare costantemente una figura virile, forse il dio Apollo.
Questo è il cuore della Magna Grecia i cui abitanti nei secoli fra il settimo e il sesto avanti Cristo superarono per commercio, industria e civiltà la stessa madre patria. La nostra meta è Stilo, una cittadina addossata al lato meridionale del Monte Consolino, all'origine una stazione di posta sulla via per Caulonia poi sviluppatasi come epicentro del monachesimo basiliano.
Più tardi Stilo, divenuta avamposto bizantini per la sua posizione strategica, fu in grado di resistere alle pressioni dei Normanni che ne presero possesso nel 1071.
Di queste lotte sono testimoni le possenti mura, il castello sul Monte Consolino e la parte antica della città ormai quasi del tutto abbandonata.
Sopra i tetti della vecchia Stilo già da lontano si scorge il monumento medioevale più noto della Calabria, una chiesetta bizantina chiamata la Cattolica.
Questo edificio, tutto in rossi mattoni irregolari, ha conservato nei secoli il suo nome bizantino originale che si dava alla sede parrocchiale, la matrice della comunità. Dedicata alla "Nostra Donna de Augusto", cioè alla Vergina Assunta di Agosto la Cattolica ha una struttura modesta a forma di cubo, senza alcuna articolazione.
Singolari sono le sue cinque cupole cilindriche ricoperte con tegole disposte "a fiore" e particolare è la vivacità in cui sono adorne, con mattonelle di cotto poste a losanga, le superfici dei tamburi.
Su tutte spicca quello centrale per la sua maggior altezza, per la speciale decorazione e per le quattro doppie finestre originariamente divise da colonne.
Il baldacchino all'interno, con piccole cupole a botte, poggia su quattro colonne sormontate da pesanti capitelli di tipo paleobizantino.
Tutto il complesso è un esempio caratteristico di quel tipo di chiesa a cupole incrociate diffuse fra il XI e il XII secolo in tutto il mondo bizantino.
I frammenti di dipinti tuttora visibili mostrano come la Cattolica fosse riccamente affrescata specie sul lato delle absidi dove spiccano la grande figura di un Santo in paramenti vescovili e sono ancora riconoscibili un Cristo in trono benedicente, un San Giovanni Crisostomo e un San Basilio Magno con la caratteristica barba lunga e fluente.
Quel che sorprende è comunque la conservazione di questo edificio millenario sopravvissuto ai terremoti e alle scorrerie saracene a partire da quella dell'812, di cui fu vittima Reggio, quelle di Gerace nel 948 e 987, e fino all'ultima escursione turca a Tropea nel 1793.
Una ipotesi sulla mancata distruzione della Cattolica è la sua tipologia da moschea maghrebina e il posizionamento delle absidi verso la Mecca. Gli arabi insomma ne fecero probabilmente sede di culto e di preghiera.
Per capire le origini della Cattolica dobbiamo far riferimento ai primi monaci siro-melchiti fuggiti da Egitto, Siria e Palestina
invase dagli arabi. Tra i dirupi di questa regione, dal Pollino alla Sila, dalle Serre all'Aspromonte monaci, asceti e anacoreti costruiscono laure, eremi, cenobi, oratori e monasteri.
Qui trovano un deserto verde dove praticare la più stretta ascesi anacoretica, accolti senza problemi dalla scarsa popolazione locale.
"Il cibo - spiega Claudio Stillitano nel suo volumetto appena uscito e dedicato alla Cattolica di Stilo nella collana Tesori di Calabria - nella prima fase degli insediamenti monastici, oltre che da miele, capperi e legumi selvatici, fu cosituito da tutto ciò che le pendici del monte producevano: radici, piante ed erbe molte delle quali furono salutari e persino oggetto di studio da parte del Campanella che se ne occupò nel "Medicinalium". Una leggenda stilese in proposito attribuisce ad una di teli erbe prodigiose la sapienza del filosofo: l'aveva mangiata da bambino quando accudiva il gregge paterno".
L'ultima ondata di immigrazioni fu quella fra i secoli X e XI con i monaci fuggiti dalla Sicilia invasa dagli arabi. A quell'epoca risale l'Eparchia monastica o meglio la diocesi greca di Mercurion divenuta celebre anche per i suoi santi tra cui San Nilo da Rossano.
Con il passare del tempo dalle grotte i monaci che qui praticavano contemplazione, preghiera e mortificazione come forme di misticismo assoluto si radunarono in cenobi, veri e propri nuclei propulsori di attività monastica come la Cattolica di Stilo.
Questa è stata la sede, nei secoli, di una abbondante produzione filosofica, letteraria e scientifica anche se sembra ignorarla il più importante degli stilesi, il filosofo Tommaso Campanella (Stilo,1568-Parigi,1639). In una cella nella vicina Altomonte il Campanella aveva deciso a vent'anni che "la libertà dell'uomo è la libertà di Dio" e con quel motto voleva sovvertire gli ambienti accademici ed ecclesiatici dell'epoca. E qui, sui dirupi del "mons pinguis libertatis" , il monte Consolino sulle cui pendici poggia la Cattolica, il grande filosofo concepì la sua "Città del Sole".

Stilo
Curiosità
La cittadina di Stilo, centro agricolo di 3000 abitanti, è sul versante ionico delle Serre a 150 km a nord di Reggio Calabria ed a 400 mt. di altitudine.
Al largo di Punta Stilo, che limita a sud il golfo di Squillace, il 9 luglio 1940 si svolse il primo scontro della storia fra la flotta italiana e quella britannica. Le navi italiane comandate dall'ammiraglio Campioni rientravano a Taranto da Bengasi dove avevano scortato un convoglio di truppe e materiali. Gli inglesi, comandati da sir Cunningham, informati della rotta italiana dagli aerei di Malta e della portaerei Eagle attaccarono con tre corazzate due corazzate italiane appoggiate da altre navi e dall'aviazione. Lo scontro provocò qualche danno a due unità (soprattutto la Giulio Cesare) e venne interrotto da uno sganciamento da parte italiana.

 

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