dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N.77-
1/03)
Basta percorrere una quindicina di chilometri lungo una larga
fiumara tutta coltivata ad ulivi e vigneti per salire dal mare
verso la cittadina di Stilo, sulla strada verso l'aspro nucleo
delle Serre.
Siamo sulla fascia costiera ionica della Calabria meridionale
nota per il ritrovamento dei Bronzi di Riace e per la colonia
greca di Caulonia sorta all'inizio del VII secolo a.C.
Caulonia, i cui resti sono stati individuati nei pressi di Punta
Stilo, fu a lungo colonia di Crotone, la città di Pitagora,
ma tanto importante da essere sede di una zecca. Nei suoi "stateri"
di ottima fattura, datati fra il 530 e il 480 a.C., appare costantemente
una figura virile, forse il dio Apollo.
Questo è il cuore della Magna Grecia i cui abitanti nei
secoli fra il settimo e il sesto avanti Cristo superarono per
commercio, industria e civiltà la stessa madre patria.
La nostra meta è Stilo, una cittadina addossata al lato
meridionale del Monte Consolino, all'origine una stazione di posta
sulla via per Caulonia poi sviluppatasi come epicentro del monachesimo
basiliano.
Più tardi Stilo, divenuta avamposto bizantini per la sua
posizione strategica, fu in grado di resistere alle pressioni
dei Normanni che ne presero possesso nel 1071.
Di queste lotte sono testimoni le possenti mura, il castello sul
Monte Consolino e la parte antica della città ormai quasi
del tutto abbandonata.
Sopra i tetti della vecchia Stilo già da lontano si scorge
il monumento medioevale più noto della Calabria, una chiesetta
bizantina chiamata la Cattolica.
Questo edificio, tutto in rossi mattoni irregolari, ha conservato
nei secoli il suo nome bizantino originale che si dava alla sede
parrocchiale, la matrice della comunità. Dedicata alla
"Nostra Donna de Augusto", cioè alla Vergina
Assunta di Agosto la Cattolica ha una struttura modesta a forma
di cubo, senza alcuna articolazione.
Singolari sono le sue cinque cupole cilindriche ricoperte con
tegole disposte "a fiore" e particolare è la
vivacità in cui sono adorne, con mattonelle di cotto poste
a losanga, le superfici dei tamburi.
Su tutte spicca quello centrale per la sua maggior altezza, per
la speciale decorazione e per le quattro doppie finestre originariamente
divise da colonne.
Il baldacchino all'interno, con piccole cupole a botte, poggia
su quattro colonne sormontate da pesanti capitelli di tipo paleobizantino.
Tutto il complesso è un esempio caratteristico di quel
tipo di chiesa a cupole incrociate diffuse fra il XI e il XII
secolo in tutto il mondo bizantino.
I frammenti di dipinti tuttora visibili mostrano come la Cattolica
fosse riccamente affrescata specie sul lato delle absidi dove
spiccano la grande figura di un Santo in paramenti vescovili e
sono ancora riconoscibili un Cristo in trono benedicente, un San
Giovanni Crisostomo e un San Basilio Magno con la caratteristica
barba lunga e fluente.
Quel che sorprende è comunque la conservazione di questo
edificio millenario sopravvissuto ai terremoti e alle scorrerie
saracene a partire da quella dell'812, di cui fu vittima Reggio,
quelle di Gerace nel 948 e 987, e fino all'ultima escursione turca
a Tropea nel 1793.
Una ipotesi sulla mancata distruzione della Cattolica è
la sua tipologia da moschea maghrebina e il posizionamento delle
absidi verso la Mecca. Gli arabi insomma ne fecero probabilmente
sede di culto e di preghiera.
Per capire le origini della Cattolica dobbiamo far riferimento
ai primi monaci siro-melchiti fuggiti da Egitto, Siria e Palestina
invase dagli arabi. Tra i dirupi di questa regione, dal Pollino
alla Sila, dalle Serre all'Aspromonte monaci, asceti e anacoreti
costruiscono laure, eremi, cenobi, oratori e monasteri.
Qui trovano un deserto verde dove praticare la più stretta
ascesi anacoretica, accolti senza problemi dalla scarsa popolazione
locale.
"Il cibo - spiega Claudio Stillitano nel suo volumetto appena
uscito e dedicato alla Cattolica di Stilo nella collana Tesori
di Calabria - nella prima fase degli insediamenti monastici, oltre
che da miele, capperi e legumi selvatici, fu cosituito da tutto
ciò che le pendici del monte producevano: radici, piante
ed erbe molte delle quali furono salutari e persino oggetto di
studio da parte del Campanella che se ne occupò nel "Medicinalium".
Una leggenda stilese in proposito attribuisce ad una di teli erbe
prodigiose la sapienza del filosofo: l'aveva mangiata da bambino
quando accudiva il gregge paterno".
L'ultima ondata di immigrazioni fu quella fra i secoli X e XI
con i monaci fuggiti dalla Sicilia invasa dagli arabi. A quell'epoca
risale l'Eparchia monastica o meglio la diocesi greca di Mercurion
divenuta celebre anche per i suoi santi tra cui San Nilo da Rossano.
Con il passare del tempo dalle grotte i monaci che qui praticavano
contemplazione, preghiera e mortificazione come forme di misticismo
assoluto si radunarono in cenobi, veri e propri nuclei propulsori
di attività monastica come la Cattolica di Stilo.
Questa è stata la sede, nei secoli, di una abbondante produzione
filosofica, letteraria e scientifica anche se sembra ignorarla
il più importante degli stilesi, il filosofo Tommaso Campanella
(Stilo,1568-Parigi,1639). In una cella nella vicina Altomonte
il Campanella aveva deciso a vent'anni che "la libertà
dell'uomo è la libertà di Dio" e con quel motto
voleva sovvertire gli ambienti accademici ed ecclesiatici dell'epoca.
E qui, sui dirupi del "mons pinguis libertatis" , il
monte Consolino sulle cui pendici poggia la Cattolica, il grande
filosofo concepì la sua "Città del Sole".
Stilo
Curiosità
La cittadina di Stilo, centro agricolo di 3000 abitanti, è
sul versante ionico delle Serre a 150 km a nord di Reggio Calabria
ed a 400 mt. di altitudine.
Al largo di Punta Stilo, che limita a sud il golfo di Squillace,
il 9 luglio 1940 si svolse il primo scontro della storia fra la
flotta italiana e quella britannica. Le navi italiane comandate
dall'ammiraglio Campioni rientravano a Taranto da Bengasi dove
avevano scortato un convoglio di truppe e materiali. Gli inglesi,
comandati da sir Cunningham, informati della rotta italiana dagli
aerei di Malta e della portaerei Eagle attaccarono con tre corazzate
due corazzate italiane appoggiate da altre navi e dall'aviazione.
Lo scontro provocò qualche danno a due unità (soprattutto
la Giulio Cesare) e venne interrotto da uno sganciamento da parte
italiana.