I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"La Badia della SS. Trinità di Cava De’ Tirreni"

Un po’ di storia…

L'Abbazia (o Badia) della S.S.Trinità di Cava de' Tirreni (prov. Salerno) si erge nel punto più alto della città, sopra un pendio boscoso, in una stretta e verdeggiante valle.
Venne fondata da un nobile salernitano, S. Alferio, che, dopo aver ricevuto l'abito monastico, ne iniziò la costruzione attorno all’anno mille.
Inizialmente il monaco si ritirò nella grotta come eremita, ma presto numerosi fedeli seguirono il suo esempio e dovette necessariamente pensare a costruire una piccola chiesa sul ripiano scosceso della grotta.
La piccola comunità, a poco a poco, divenne sempre più grande. Grazie a Donazioni, privilegi e feudi, offerti da principi e vescovi, l’abbazia acquisì un enorme potere economico .
Oltre alle ragioni economiche, lo sviluppo dell'Abbazia, che diventò in breve tempo una vera e propria congregazione, è da attribuire alle eccezionali personalità dei primi abati che, nel periodo di riforma ecclesiastica in cui sorse il monastero, seppero imprimere la giusta organizzazione burocratica e amministrativa.
All'Abbazia furono affidati monasteri da riformare e da sottrarre all'influsso dei monachesimo greco e ad essa fu ceduto il patronato tenuto dai signori laici su chiese e monasteri e perfino i poveri offrirono i loro poderi alla potente Abbazia per riceverne protezione.
La Badia, assolutamente indipendente sotto l'aspetto amministrativo, ma politicamente e giurisdizionalmente dipendente dai vari sovrani succedutisi, era modellata su quella di Cluny: era retta da un solo abate, con la differenza che tutte le dipendenze, anche se originariamente abbazie, diventavano monasteri, retti da un priore nominato dall'abate ed erano tutte amministrate dall'Abbazia della S.S. Trinità, costituendo con essa un'unica entità territoriale.
Le abbazie che accettavano le consuetudini di Cava e rimanevano abbazie conservavano la loro indipendenza, anche se popolate in un primo momento da monaci di Cava, come Monreale in Sicilia, o rette da un abate venuto da Cava, come la S.S.Trinità di Venosa.
I monaci cavesi erano numerosi (circa 3000 nel XII-XIII sec.) e si dedicavano alle più svariate attività: esercitavano il ministero pastorale nelle numerose chiese e priorati dipendenti, trascrivevano codici , insegnavano, reggevano ospizi e ospedali, esercitavano la carità aiutando i bisognosi. Ligi al loro motto "Ora et labora" dovevano, poi, occuparsi dell'amministrazione dell'immenso patrimonio consistente in terre, boschi, allevamenti e della cura e manutenzione di chiese e monasteri.
Non solo. La Ss. Trinità armò proprie navi e acquisì vari porti (come quello di Vietri, Fuenti e Cetara). I benedettini ebbero molti rapporti commerciali con la Provenza, la Catalogna e perfino l'Oriente.
Per difendere la popolazione dalle incursioni saracene, ma anche i loro possedimenti dai feudatari, l'abate di Cava costruì sul colle sovrastante il monastero un castello-fortezza. All'occorrenza i monaci non disdegnavano di lasciare il saio e indossare l'armatura per combattere il nemico.
Le esenzioni fiscali e i privilegi di Federico II di Svevia favorirono lo sviluppo delle attività economiche e commerciali dell'Abbazia, che esportava in Oriente i più svariati prodotti, specialmente ceramiche. A queste occupazioni si aggiunse lo studio e la diffusione della musica e del canto Gregoriano.
Dopo questo periodo (XII-XIII sec.) di grande importanza e potenza iniziò per l'Abbazia un lento ma inesorabile declino: l'appoggio papale incominciò a venir meno mentre aumentò notevolmente la pressione fiscale dei sovrani, che miravano all’acquisizione dell’immenso patrimonio del monastero.
Verso la fine del XIV sec. papa Bonifacio IX eresse il monastero a vescovato, limitando così il potere degli abati-vescovi, che dovevano ora provvedere con i beni dell’abbazia al mantenimento della diocesi.
Ma la parabola discendente della Badia della SS. Trinità ebbe il suo epilogo con la concessione di quest'ultimo in commenda (metà XV sec.). L'amministrazione spirituale e temporale fu affidata ai vescovi, dipendenti dal cardinale commendatario, al quale erano devolute tutte le rendite. In questo modo si impedì il tentativo, da parte del monastero, di rientrare in possesso dei beni perduti.

Architettura

La Badia della SS. Trinità è un vasto complesso che fu adattato nel tempo alle esigenze correnti e quindi subì diverse mutazioni, che tuttavia non ne alterarono le linee di fondo.
La chiesa, eretta da S. Alferio, fu ampliata un secolo dopo e trasformata poi in epoca barocca. Una decorazione a marmi policromi venne ad aggiungersi verso la metà del XX sec..
La facciata in pietra vulcanica costituisce un esempio di armonia tra gli stili. La chiesa è fiancheggiata da un campanile costruito all’inizio del 1600. Le tre navate, a croce latina, presentano pilastri rivestiti di marmi policromi e un ambone decorato da un mosaico cosmatesco, risalente al XIII sec..
Gran parte della chiesa deve la sua decorazione a Vincenzo Morani che la curò verso la metà del 1800. A destra del presbiterio è collocata la cappella barocca del SS. Sacramento decorata in marmo, con quattro statue di Santi e della Vergine.
Nel transetto sinistro un altare reca un quadro sulla Deposizione, opera del Morani. Sulla parete destra si può ammirare un portale marmoreo del 1500, da cui si entra nella sacrestia. Sulla porta sono intagliati i simboli degli apostoli.
Presso l’altare del SS. Sacramento si apre la grotta di S. Alferio, dove sono conservate le sue reliquie e sulla parete si vedono un affresco antico e alcune scene della vita del Santo.
Nella sala del capitolo, situata nel luogo dove in passato vi era la sagrestia, sono affrescate le immagini dei fondatori dell’Ordine benedettino e presenta un sontuoso pavimento in maiolica, proveniente dal monastero di Sant’Andrea delle Dame di Napoli. La sala e le due cappelle laterali si snodano attorno al chiostro principale, formato da esili colonnine binate e un’elegante fontanella al centro.
Particolarmente interessante sono: la cripta sotterranea, dove si trova il cosiddetto cimitero longobardo, già in uso in realtà in epoca romana, l’archivio e la biblioteca.
L'archivio contiene più di 15.000 pergamene e una quantità enorme di documenti datati dal 792 al 1065 il cui testo integrale è pubblicato nei volumi del Codex Diplomaticus Cavensis. Tra quelli più importanti vanno citati i Codex Legum Longobardorum del sec XI e la Bibbia Visigotica del IX sec. La biblioteca, staccata dall'Archivio, custodisce più di 50.000 volumi, con numerosi incunaboli e importantissime edizioni cinquecentesche.

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