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La storia
Le origini dell'abbazia di S. Antimo sono assai remote. Secondo
la tradizione, viene fondata alla fine dell'VIII sec. da Carlo Magno,
nel paese di Castelnuovo dell'Abate, vicino a Montalcino (Siena).
Il documento più antico, un diploma di Ludovico il Pio, risalente
al IX sec., ne testimonia la vastità e l'importanza.
Tra XII-XIII sec. l'imperatore nomina l'abate dell'abbazia di S.
Antimo Conte Palatino, accrescendo ulteriormente la fama e la ricchezza
dell'abbazia.
Ma con il diminuire dell'autorità imperiale e la conseguente
crescita dell'autonomia delle comunità locali, si creano
tensioni tra la Repubblica di Siena e il monastero per il possesso
di alcuni territori. In seguito a problemi finanziari il monastero
sarà costretto a vendere i terreni al Comune.
Sintomo del decadimento è la lenta diminuzione di importanza
dell'ordine benedettino, culminata con l'ingresso dell'ordine dei
Guglielmiti, ai quali viene concesso il monastero.
Nel 1462 Papa Pio II sopprime il monastero e la diocesi di Montalcino
ne incamera i beni, ereditando addirittura il titolo di "conte
palatino e abate di S. Antimo".
L'architettura
La costruzione dell'abbazia inizia dalla zona absidale, completata
in tutte le sue parti, e prosegue in direzione della facciata, rimasta
incompiuta.
Da un'iscrizione sul portale sappiamo che l'architetto è
un monaco, Azzo dei Porcari.
Il progetto iniziale, testimoniato dall'impronta di quattro archi
sulla facciata, prevedeva un doppio portale, e le superstiti semicolonne
avrebbero dovuto sostenere le volte di un nartece.
Le cause dell'interruzione dei lavori sono imputabili agli alti
costi dell'opera architettonica e al contemporaneo indebolimento
dell'influenza del monastero.
Nell'abbazia elementi architettonici della tradizione romanica lombarda
si fondono con la cultura artistica francese, come il deambulatorio
o le cappelle radiali, caratteristiche delle chiese di pellegrinaggio.
L'abside, coronata da una cornice sorretta da mensole scolpite,
accoglie tre absidi radiali minori, intervallate da ampie monofore
con arco a tutto sesto.
L'interno a tre navate è scandito da semicolonne addossate,
alternate a pilastri con capitelli scolpiti che creano un ritmo
spezzato.
A sottolineare l'importanza della navata centrale è lo slancio
verso l'alto, ottenuto con una copertura a capriate lignee, mentre
le navate laterali e il deambulatorio, di più modeste dimensioni,
sono coperti da volte a crociera.
Due splendidi portali si aprono su entrambe le navate. Sul lato
destro gli stipiti e l'architrave sono riccamente decorati con motivi
fitomorfi, intrecci e animali (aquile, grifoni e draghi) con significato
allegorico.
Sul lato sinistro la porta detta dei battezzandi conserva ancora
l'architrave e lo stipite di una preesistente chiesa romanica.
I materiali utilizzati influiscono notevolmente sulla resa cromatica
e plastica dell'insieme: alabastro, travertino con venature bianche,
brune e dorate, marmi, graniti…
Sul lato destro dell'abside possiamo ancora ammirare l'antica chiesetta
altomedievale, detta "carolingia", mentre rimangono soltanto
i resti del chiostro preromanico e la trifora della sala capitolare
(x sec.).
Sul lato opposto si innalza il campanile, incompiuto come la facciata,
con i piani scanditi da una serie di archetti pensili, monofore
e bifore.
L'abbazia è immersa nell'incantevole paesaggio ai piedi delle
colline dell'Amiata, nella valle del torrente Starcia e facilmente
raggiungibile percorrendo la ss. 2 Siena-Viterbo.
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