|
di Luigi Viganò
(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N.59
- 4/2000)
La storia del santuario di Savona inizia il 18 marzo 1536, un
sabato mattina, con l'apparizione della Madonna ad Antonio Botta,
un pio contadino del vicino borgo di San Bernardo in Valle. Era
salito al levar del sole in un podere di sua proprietà
per potare le piante della sua vigna quando si ricordò
di aver promesso di fare altrettanto alle viti di un suo parente.
Per raggiungere quest'altro campo doveva attraversare un piccolo
ruscello e qui si fermò per lavarsi le mani. Era così
inginocchiato davanti all'acqua quando vide scendere dall'alto
una bianca figura avvolta in una grande luce che gli intimò
di andare dal suo confessore a dirgli di annunziare "in chiesa
al popolo che digiuni tre sabati e faccia processione per tre
giorni in onore d'Iddio e di sua Madre. Tu poi il quarto sabato
in questo luogo tornerai".
Qui il Botta ritrovò, in uno splendore assai maggiore di
quel di prima, sopra un sasso che era in mezzo al torrente "una
donna che di veste e di manto bianco era vestita" che gli
ripetè il consiglio dei digiuni e delle processioni aggiungendo
prima di sparire "misericordia e non giustizia".
Antonio Botta aveva allora più di sessant'anni essendo
nato intorno al 1470 e viveva nella modesta casa che ancora oggi
si può vedere in San Bernardo in Valle. Sposatosi nel 1512
con Caterina Cavazza ebbe due figli, Masino morto appena nato
e Caterina. Era un assiduo fedele della parrocchia di San Bernardo
allora retta da un francescano, padre Daniele Porro. Dopo l'apparizione
lavorò nell'ospizio costruito vicino alla basilica fino
alla sua morte avvenuta nel 1550.
Già nel luglio del 1536, pochi mesi dopo l'apparizione
il Consiglio Grande della città di Savona diede incarico
all'architetto Antonio Sormano di realizzare il santuario dedicato
alla Nostra Signora della Misericordia che inglobasse la cripta
posta sul luogo dell'apparizione. Contemporaneamente venne costruito
l'imponente palazzo dell'ospizio per i pellegrini, oggi casa di
riposo e solo più tardi, nel 1708 sul fondo acciottolato
del sagrato venne realizzata la fontana barocca sormontata da
un angelo.
La facciata del santuario, rivestita in pietra rosa del Finale
e in marmo bianco, è opera del ticinese Taddeo Carlone.
L'edificio lungo 41 metri e largo 20 è a tre navate divise
da pilastri ottagonali che sorreggono archi a tutto sesto e volte
a crociera. Nell'Ottocento vennero aperte sulle pareti laterali
delle ampie finestre con vetri colorati che diffondono all'interno
una luce dai toni caldi. Sotto l'altare maggiore la cripta ospita
la statua della Vergine con il Botta in ginocchio, opera realizzata
nel 1560 dallo scultore lombardo Pietro Orsolino. E' tradizione
dei fedeli scendere nella cripta a baciare i piedi della Vergine
il 18 marzo, anniversario dell'apparizione.
Ogni 18 marzo i fedeli salgono in processione da Savona rinnovando
l'impegno chiesto dalla Madonna ad Antonio Botta e percorrendo
la strada che costeggia il fiume Letimbro dal rione Lavagnola
fino al Santuario. La strada è contrappuntata da nove cappelle
votive edificate nella prima metà del XVII secolo alcune
delle quali ora in fase di restauro anche perchè contengono
pregevoli opere d'arte. Ogni cappelletta ospita un affresco sopra
il quale è posto un cartiglio con un versetto del Salve
Regina. Tutte uguali, a pianta quadrata con 3,80 metri di lato
e alte 6,60, hanno alla sommità una cupola rivestita di
ardesia. Degna di nota la quinta cappelletta accanto alla quale
si trova una pregevole edicola datata 1657 contenente una Madonna
col Bambino. Poco più avanti della nona cappelletta a destra
lungo la strada che costeggia il fiume, attraversata una asserella
si giunge alla casa di Antonio Botta, meta in passato di pellegrinaggi
GLI EX VOTO E IL MUSEO DEL TESORO
Era il 10 maggio 1815 quando papa Pio VII appena liberato dalla
prigionia napoleonica incoronò la statua della Madonna
che si trova nella cripta. "Pio VII - così recita
la targa marmorea incastonata nelle mura del Santuario - spezzati
i ceppi di dura prigionia qui incoronò Maria Liberatrice".
Potremmo annoverare questa corona fra i tanti ex voto che sono
conservati nel Museo del Santuario ove sono conservati quanto
resta del ricco patrimonio artistico che, sebbene spogliato e
disperso nel corso dei secoli è ancora piuttosto considerevole.
Due sale sono dedicate al patrimonio tessile consistente in donazioni
di personaggi del clero e illustri famiglie savonesi e genovesi.
Segue poi la sala del Tesoro ove troneggia la preziosa corona
trafugata dalle truppe napoleoniche nel 1798 insieme a tanti oggetti
preziosi. Singolare la vicenda di questa corona, poi usata da
Pio VII per l'incoronazione della Madonna del 10 maggio 1815.
Lasciata incustodita in un locale di Palazzo Gavotti a Savona
insieme ad altri ori sottratti per il decreto napoleonico di requisizione
del 1798 venne riconosciuta, nascosta e poi restituita da una
pia donna savonese.
Nella sala successiva ci sono le vetrine con numerosi preziosi
oggetti liturgici mentre sulla parete di un lungo corridoio sono
esposti numerosi ex voto dipinti. I primi ex voto marinari che
risalgono ai secoli XVI e XVII sono di piccola dimensione e raffigurano
nella maggior parte velieri o anche barche da pesca, opere realizzate
da artisti dilettanti che prediligevano nel dipinto la rappresentazione
dell'evento miracoloso. Nei dipinti del secolo XVIII invece gli
ex voto marinari denotano un sensibile mutamento delle consuetudini:
la parte soprannaturale dell'evento prodigioso perde di importanza
per lasciare spazio ad un momento celebrativo per gli armatori.
Gli ex voto diventano pieni di informazioni sul tipo di imbarcazione
e con lunghe didascalie sui protagonisti e sullo svolgimento dei
fatti. Le stesse tavolette, di maggiori dimensioni, sono dipinte
da pittori accademici che firmano le loro opere e usano, oltre
che tempera o acquerello su cartoncini anche dipinti su tela e
lastre in argento sbalzato e sagomato fino ai modellini di navi.
Il primo ex voto marinaro è datato 1730 e raffigura un
pinco, tipica imbarcazione da trasporto a tre alberi con la vela
latina triangolare legata ad un'asta, l'antenna. Questo bastimento
da carico è raffigurato al centro del quadro circondato
da onde minacciose mentre sul trinchetto e sull'albero di maestra
si notano piccole figure di marinai che si affannano a ridurre
la velatura fra l'infuriare delle onde.
Altri ex voto raffigurano un altro tipo di imbarcazione, il brigantino
con la vela rettangolare la cui parte superiore è a forma
di corno. Si tratta di imbarcazioni che affrontavano senza problemi
il terribile capo Horn per raggiungere Cile e Perù.
Gli ex voto marinari del Santuario di Savona costituiscono una
ricca raccolta minuziosamente descritta da Giovanni Gallotti e
di cui Giovanni Meriana pubblica ben sedici foto nel suo libro
intitolato "La pittura votiva in Liguria".
Un discorso a parte merita una tavoletta votiva del 1934. Se ne
è occupata di recente una troupe televisiva olandese per
un documentario sugli ex voto di alcuni santuari tra cui Oropa,
la Madonna del Sasso di Locarno e la Consolata di Torino. Il regista,
Eric Van Zuylen ha organizzato la descrizione del prodigio fatta
dallo stesso protagonista sopravvissuto, Aldo Pentenero. Allora
bambino il Pentenero era salito sul traliccio per calarsi in un
vagoncino delle funivie Savona-San Giuseppe di Cairo. Venuto a
contatto con un cavo dell'alta tensione venne salvato da morte
sicura da un contadino. La sua famiglia poi commissionò
il quadro a testimonianza di fede e riconoscenza.
I DINTORNI
La strada che da Savona porta al Santuario penetra poi nell'entroterra
fino a Montenotte, alle pendici dell'Appennino ligure. L'altopiano
di Montenotte nel 1796 fu teatro della battaglia di Napoleone
contro gli austriaci. E' tradizione dei savonesi percorrere a
piedi i primi 7 chilometri di quell'unica strada costellata dalle
nove cappellette che parte dal quartiere di Lavagnola, l'antico
borgo della lavandaie e dei fabbri. Superato il Santuario e la
vicina piazza ove si aprono le botteghe, l'ufficio postale, il
caffè, l'edicola, il tabaccaio e, più avanti, la
scuola elementare, si prosegue per la strada costeggiata da famose
osterie in direzione di San Bartolomeo al Bosco. Qui fin dal Medioevo
i savonesi si rifornivano del legname da costruzione e per alimentare
i fuochi di vetrerie e ferriere. Oggi questa zona è la
meta preferita per le gite fuori città e per i tradizionali
"merendini".
COME ARRIVARE AL SANTUARIO
AUTO. Dal centro di Savona seguire le indicazioni per il quartiere
di Lavagnola e qui imboccare la vallata del fiume Letimbro lungo
la strada provinciale. Attraversata la località di San
Bernardo in Valle si raggiunge il Santuario dopo circa 5 km.
TRENO.
C'è una fermata "santuario" lungo le linee Savona-San
Giuseppe di Cairo-Ceva-Torino e Savona-San Giuseppe-Cairo-Acqui-Alessandria
ma sono una dozzina nei due sensi i convogli nell'arco della giornata.
Le prime partenze sono da Savona alle 6.40 e 8.18 con arrivo rispettivamente
alle 6.49 e 8.30, quelle dal Santuario sono alle 15.30 e 17.34
con arrivo a Savona alle 15.39 e 17.40.
AUTOBUS.
Più frequenti le corse da Savona città con gli autobus
della società Acts. Sono oltre venti con partenze da piazza
Mameli e dal piazzale del Santuario.
|
| |