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di Francesco
Viganò
(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N.
52 - 4/99)
Lungo la strada che da Millesimo porta a Calizzano in provincia
di Savona, per poi scendere al mare attraverso il valico del Melogno,
si dirama una via asfaltata che dopo due chilometri porta al santuario
detto "del Deserto". Si vede subito la maestosa cupola
di questa chiesa spiccare fra il verde dei castagni in una quieta
vallata anche se non è più’, come nei secoli
passati, selvaggia, incolta e solitaria. Siamo nell’alta
Val Bormida e questo santuario può considerasi il principale
edificio religioso dell’intera valle, luogo di devozione
caro agli abitanti del circondario ed ai tanti pellegrini che
qui salgono a pregare specialmente nelle domeniche di settembre.
Narra la tradizione, poiché ne sono stati persi i documenti,
che una donna, forse nell’anno 1726, viaggiava a piedi da
Finale Ligure verso Ceva dove le avevano riferito che avrebbe
potuto far curare da un medico il proprio bambino nato cieco.
Lungo il sentiero che attraversava le montagne, trovatasi all’imbrunire
in un castagneto cercò rifugio per la notte in un "secchereccio",
un rustico casolare adattato come essiccatoio per castagne, che
portava dipinto sul muro una immagine della Madonna. La povera
donna si rivolse alla Madre di Dio supplicandola per ottenere
la guarigione del figliolo. Il miracolo fece accorrere qui la
gente della vallata e subito si costruì nel 1727 la prima
chiesa.
La tradizione ha sempre ritenuto l’immagine della Madonna
dipinta sulla parete del "secchereccio" come realizzata
nel XVII secolo ma uno studio recente ha dimostrato che risale
alla fine del 1300 o ai primi anni del 1400.
Questa immagine per secoli non ebbe che il saluto e le preghiere
che le rivolgevano in autunno i raccoglitori di castagne, i legnaioli,
i carbonai e i pochi passanti che percorrevano questi sentieri
fra il Piemonte e la Liguria.
Non sappiamo il nome della mamma e del bimbo del primo miracolo
di questa immagine. E’ invece accertato che nel 1726, all’inizio
dell’estate, dalle valli della Bormida e del Tanaro, dalla
Liguria e dal Piemonte curiosi e devoti a frotte cominciarono
a raggiungere questo luogo così remoto. Al primo miracolo
ne seguirono tanti altri e la comunità del vicino borgo
di Millesimo, mossa da tanta devozione presentò al vescovo
di Alba la domanda di erigere una chiesa dedicata alla Madonna
affidando il progetto all’architetto G.B. Pugno. Si incominciò
spianando questo pendio scosceso, chiuso tra due torrenti, per
creare una strada percorribile con i carri e il lunedì
della Pentecoste 1727 i fedeli di Millesimo, Roccavignale, Cosseria,
Murialdo, Osilia, Carcare e Cairo dopo tanto lavoro poterono assistere
alla benedizione della prima chiesetta del Deserto.
Seguirono anni di miseria e le popolazioni, impoverite dalle guerre,
non furono più in grado di portare offerte per il completamento
del progetto e la costruzione della grandiosa cupola.
Nel 1796 i soldati francesi fissarono in questa zona le loro postazioni
per le battaglie di Dego, Millesimo e Montenotte, battaglie vittoriose
per Napoleone ma fonte di spaventi, miseria e stragi per la gente
di queste valli. Una banda di soldati entrò con prepotenza
nel santuario, rubò le corone d’oro della Madonna
e del Bambino e tutti gli ex voto d’argento e diede fuoco
alle tavolette dipinte e ai paramenti sacri.
Nel 1820 l’immagine dipinta sul muro dell’essiccatoio
venne trasferita in una nicchia marmorea posta sopra l’altare
maggiore. La chiesa venne poi ingrandita nel 1867 e si costruì
la maestosa cupola.
Nel 1939 il sentiero che sale al santuario diventa una comoda
strada poi ampliata e asfaltata nel 1965 a cura dell’Amministrazione
Provinciale di Savona mentre nello stesso periodo vengono completati
gli affreschi all’interno del santuario, opera del pittore
Adalberto Migliorati di Perugia e di suoi allievi.
L’accoglienza dei pellegrini
Accanto al santuario da tempo c’è la Casa del Pellegrino
in grado di ospitare comitive anche per la notte ed un bar ristorante
capace di 130 posti.
L’accessibilità del luogo (8 km. dal casello autostradale
di Millesimo della Torino-Savona) e la serenità dei boschi
hanno fatto diventare il santuario della Madonna del Deserto luogo
privilegiato per i pellegrinaggi e i soggiorni di malati e disabili
anche grazie alla generosa disponibilità dei volontari
dell’Unitalsi della Valle Bormida.
Un organo storico
Nel 1927 un grandioso organo, fabbricato nel 1855 da Nicomede
Agati e fratelli di Pistoia per il Santuario della Misericordia
di Savona, viene acquistato per 5000 lire e montato nel santuario
del Deserto. Nel 1997 gli ultimi lavori di restauro di questo
monumentale strumento vengono inaugurati con un concerto del maestro
Umberto Pineschi anche in occasione del 270.mo anniversario della
Prima Messa celebrata in Santuario.
Tra gli ex voto alcuni capolavori
Le più genuine espressioni delle devozione alla Madonna
del Deserto sono le centinaia di ex voto portati negli anni al
santuario come riconoscenza per una grazia ottenuta.
Tra tanti ex voto qui spiccano le tele realizzate, dagli inizi
del secolo al 1940, da Carlo Leone Gallo, un pittore nato nel
1875 a Cairo Montenotte e qui spentosi in povertà a 85
anni nel 1960. Sue opere sono presenti in musei e collezioni pubbliche
e private in Italia, Francia, Germania e Stati Uniti.
Gli ex voto vennero dapprima considerati manifestazione trascurabile
dell’artista cairese e solo recentemente sono stati "scoperti"
come opere meritevoli di particolare attenzione.
Sono una sessantina le tele superstiti del Gallo, ora gelosamente
conservate nella sacrestia del santuario. Per metà si riferiscono
ad episodi di guerra, quella di Libia, 1911-12, e quella Mondiale,
1915-18, gli altri presentano il dolore, la miseria, la sofferenza
umana con il realismo e la fantasia di un Ligabue.
L’impostazione generale è sempre la stessa: la dicitura
G.R. (grazia ricevuta), il nome del beneficato, la data dell’episodio
e, in alto, l’immagine avvolta da una nuvoletta della Madonna
con il Bambino, sempre con volti e atteggiamenti diversi.
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