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| UN
RADUNO TRA VIAGGIO, TURISMO, CULTURA, STORIA E RICORDI
"DAL DON AL MAR NERO"
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di Gianluigi
Bonardi
Parlare e scrivere di avvenimenti conclusi “sessantacinque
anni fa” a coloro i cui anni oggi non hanno
raggiunto almeno quota ottantacinque, non è
come parlare e scrivere per far rivivere i contenuti
di una memoria che ritorna.
I testimoni oculari vanno assottigliandosi.
Vicende, nomi, luoghi, gesta, sentimenti, eroismi
e viltà sono patrimonio di chi è stato
vero protagonista, e porta con sè, nel proprio
spirito, nel proprio cuore e nella propria carne l’urlo
ancora risuonante di esperienze indimenticabili.
Molti reduci dalla campagna di Russia hanno sentito
il bisogno di documentare per iscritto quell’avvenimento,
offrendo testimonianze personali, frutto della propria
partecipazione diretta. Molti i libri sull’argomento,
libri noti soprattutto ai protagonisti, ai loro compagni
d’armi ancora vivi ed ai cultori di quella fetta
triste di storia.
Molti altri non hanno dato alle stampe i loro diari
manoscritti, le lettere, gli appunti...ne hanno parlato,
spesso con parsimonia o forse soltanto perché,
valutando se stessi degli eroi incompresi, temevano
il giudizio della “gente”.
Il tempo trascorre, storie e testimonianze si mescolano,
si incontrano, si scontrano e alla fine vengono ricomposte
in versioni ufficiali.
A noi, più giovani, quelle versioni ufficiali
sono state e vengono ancora offerte in esame sui banchi
di scuola, a partire dalle classi superiori. Lo spazio
che si dedica oggi ad approfondire quel delicato argomento
che è rappresentato dalla offensiva degli Italiani
“verso il placido Don” si fa, naturalmente,
sempre più stretto. I pezzi di puzzle che concorrono
a comporre la Storia appaiono sempre più piccoli,
man mano che il puzzle cresce. L’immagine ben
definita che il costruttore del puzzle aveva poco
prima ben chiara fra le mani, va inesorabilmente scomparendo
all’interno della grande figura che dilata.
Avvenimenti nuovi incalzano e si impongono con quella
forza e quell’interezze che sono il frutto delle
esperienze più attuali e sperimentabili.
Pochi giorni or sono mi sono recato a Bassano del
Grappa, a consegnare in dono il nostro libretto “Verso
il placido Don”. L’accoglienza degli Alpini
è sempre stata ritenuta fra le più cordiali,
e così è stato. Ho notato molta animazione
fra gli organizzatori della prossima “Adunata
Nazionale”, che si terrà nei giorni dal
9 all’11 maggio. Dappertutto gagliardetti, magliette,
stemmi, giubbotti, pergamene con la preghiera dell’Alpino,
depliants, calendari, “ponti di Bassano”
in legno e ferro di tutte le misure. Avrei voluto
mostrare il vecchio cappello d’Alpino di mio
padre, con il simbolo del “reduce”. Avrei
voluto raccontare che papà proprio a Bassano
del Grappa, prima di recarsi sul fronte francese,
aveva trascorso il periodo di “preparazione”
a divenire sottotenente. Avrei voluto chiedere se
il nostro libretto avrebbe potuto essere presentato
in un pubblico di alpini. Mi sono limitato a domandare
se nel loro gruppo ci fosse ancora qualche “reduce”.
Mi è stato risposto “forse ancora due,
ultranovantenni...e poi alle adunate, se riescono
a venire, sono trasportati sulle camionette...e per
quanto riguarda il libretto...grazie davvero, un bel
pensiero, peccato che l’organizzazione ha già
terminato da mesi la fissazione dei tempi e argomenti
di ogni manifestazione ed evento, altrimenti avremmo
potuto presentarlo...distribuirlo.”
Un libretto comunque è rimasto là.
Gli Alpini di oggi si commuovono a sentir parlare
di ritirata di Russia, ma sono rimasti quelli di sempre.
Grandi amici e fratelli gli Alpini tempo fa si incontravano
alle “adunate” per ricordare le loro gesta
nella “grande guerra”, poi alle successive
“adunate” l’affratellamento riguardava
gli avvenimenti della “seconda guerra mondiale”,
oggi si incontrano volentieri a parlare e rivivere
dei fatti della loro più attuale “memoria”:
Iran, Bosnia, Serbia, Macedonia, Afganistan, Irak,
Cossovo...Nassirija, anche se ancora riservano brevi
spazi a memorie più antiche: il Piave e il
Don.
Eppure tutto ciò mi ha fatto comprendere l’importanza
del nostro piccolo libro “Verso il placido Don”.
Non ci sono, è vero, i protagonisti, ma oggi
cresce comunque in figli, parenti, appassionati di
storia e di cultura la voglia di ritornare a rivisitare
in qualche modo gli avvenimenti bellici dell’ultima
nostra guerra mondiale, con serenità ed emozione,
riconoscendone e rivalutandone l’importanza
sacrificale e perciò eroica. E’ proprio
di qualche ora fa l’annuncio da me udito in
televisione che la zona dedicata a sacrario dei 5.000
caduti Italiani nella battaglia campale di El Alamein
diventerà presto territorio italiano. E’
un gesto importante di amicizia e di pace.
Ha minore importanza, ma è scaturito da un
desiderio culturale di conoscenza, anche il nostro
viaggio a ritroso “sulle orme della ritirata
di Russia”, alla scoperta dei luoghi, delle
voci, dei silenzi, dei drammi. E quella nostra avventura
è divenuta il contenuto di un libro che nella
confezione appare minuscolo, ma vuole condurre il
lettore a respirare aria di pace nella commozione
di una tragedia che fu pur sempre seme di speranza
nella giustizia e nella pace. Anche il nostro piccolo
libro vuol essere un gesto di amicizia e di pace,
nella misura in cui descrive un viaggio commovente,
colmo di incontri emozionanti, con l’intento
di ravvivare la conoscenza di un pezzo di storia che
forse non ci compete direttamente, ma ci appartiene,
perché è storia della generazione che
ci precede. E se a qualcuno avremo offerto anche l’occasione,
se pur minima, di iniziare un percorso culturale per
lui nuovo, ben venga.
A partire dagli anni ’90 sono ormai frequenti
i viaggi dei parenti di coloro che hanno combattuto
sul fronte del Don nella seconda guerra mondiale.
In particolare so che l’UNIRR (Unione Nazionale
Italiana Reduci dalla Russia) dedica spesso la propria
attività ad organizzare trasferte di alpini
e simpatizzanti su quei percorsi della “memoria”.
C’è, in genere, in ognuno di coloro che
vi partecipano, non soltanto il desiderio di onorare
con il proprio affetto caduti e dispersi, ma anche
un sempre più diffuso desiderio di approfondire,
di capire e di memorizzare. Ripercorrere i luoghi
ove si è consumata una delle immani tragedie
per il popolo Italiano, è anche un modo per
rileggere i fatti con sempre rinnovata imparzialità
e, lasciandosi coinvolgere da mille sensazioni palpabili,
trovare la commozione di una imprescindibile speranza
di pace duratura, ancor meglio se definitiva.
La maggior parte di coloro che nell’agosto del
2005 hanno partecipato con la nostra Associazione
a quel “viaggio della memoria”, che avevamo
definito la “Grandavventura”, hanno potuto
sperimentare personalmente quella commozione.
Perché “Grandavventura?”: “grande”
è riferito soprattutto all’impegno degli
accompagnatori e degli stessi partecipanti, condotti
a raggiungere luoghi ben poco frequentati da “casette
a quattro ruote”, ove mille incogniti disagi
erano in agguato, disagi tecnici, fisici ma anche
psicologici; “avventura” è riferito
al fatto che ci saremmo inoltrati a scoprire volti
e comportamenti per noi inusuali, popoli dalla lingua
incomprensibile come il cirillico delle loro scritture,
e avremmo dovuto socializzare per lo più a
gesti o con scambi di doni. Tutto ciò pareva
difficoltoso, invece fummo quasi sempre gratificati
da tributi di stima nei nostri confronti, fino all’amicizia
sigillata da un “darci un cinque” o da
un volteggiare in un improvvisato valzer con la bella
e giovane ucraina.
Ma la scoperta più importante erano certamente
gli Alpini, le tragiche storie della Julia, della
Cuneense, del Tirano, del Morbegno, la ritirata della
Ravenna, della Cosseria, della Pasubio, le battaglie
della Tridentina con le compagnie del Vestone, del
Vicenza, del Val Chiese, i cippi commemorativi, i
nostri canti nostalgici, i nostri silenzi ossequiosi.
Un’esperienza così, ci siamo detti, non
poteva restare soltanto nei nostri cuori. Ci siamo
dati da fare, ed abbiamo dato forma e peso al nostro
ricordo confezionando un libretto dal titolo “Verso
il Placido Don”.
Questo libro vuol essere anche il nostro piccolo contributo
per commemorare un anno importante: il 26 gennaio
del 2008 infatti è ricorso il sessantacinquesimo
anniversario della battaglia di Nikolajewka, l’esito
finale dell’ultimo sforzo degli Alpini per uscire
dalla “sacca”, e Nikolajewka risuona nel
nostro libretto con prepotenza, anche se ha mutato
il proprio nome in Livenka.
Agli Alpini di ieri e di oggi, ai loro parenti, famigliari
ed amici, noi, umili camperisti, dedichiamo volentieri
questo nostro minuscolo grido di memoria perché
si rinforzino sempre più in tutti speranza
e pace.
“Sota la cener brase”...potremmo oggi
tradurre “sotto la tragedia è affiorato
l’amore”.
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Chi fosse interessato ad averlo può inviare un
e-mail a piero.marenco@tin.it
oppure
telefonare
al numero 0143.837604 o inviare un fax al numero 0143.824406
Il costo per i soci (escluso le spese postali) è
di Euro 6.
E' possibile acquistarlo anche alle reception dei raduni
del nostro club.
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La DEDICA
dell'autore
A qualcuno sembrerà ieri, ma correva l'anno 1995
quando il primo quaderno di INSIEME dal titolo II Grande
Nord ebbe l'onore della prima stampa e pubblicazione.
Tre soli camper, dieci persone tra adulti e bimbi; famiglia
Biseli, di Arma di Taggia: Aldo e Pinuccia con i nipotini
Paola e Daniele; famiglia Mello, biellese: Èrcole
e Silvia con Alberto; famiglia Tassone di Cuneo: Beppe
e Olivia con Alessio. Tutti camper con motore Ducato
Turbo Diesel, cambusa stracolma, due pneumatici di ricambio,
assicurazioni e carta verde, apparati C.B. + relativa
scorta. Itinerario da Chiasso fino in Svezia, a Frederikshavn,
porto d'imbarco per Goteborg. Con la pubblicazione aveva
inizio la prima edizione di un vero reportage di viaggio
del "Camper Club La Granda", uno scritto dichiaratamente
"senza alcuna pretesa, se non quella di raccontare
il viaggio". Rileggendolo, fra le righe traspare
con evidenza quello che voleva essere e resterà
infuturo lo spinto tipico del nostro Club: viaggiare
per essere "insieme" ed "insieme"
incontrare popoli vicini e lontani per conoscere, apprezzare,
offrire, confrontare, unire, crescere, tramandare. Un
viaggio senza un minimo di quanto sopra, sarebbe un
viaggio senza cuore, un turismo spicciolo, un prendi
e fuggì senza memoria.
Da allora la Granda famiglia è cresciuta nel
numero e nelle intenzioni. La tecnica si è rapidamente
evoluta. I viaggi e le avventure si sono susseguiti
sempre più numerosi, e si stanno moltiplicando,
come le nostre istanze di partecipazione. Pur con tutto
questo, le attenzioni e le premure nella preparazione
dei viaggi sembrano essere le stesse di allora, con
una maggiorata predilezione per itinerari naturalistici,
artistici, culturalmente pregnanti, ove poter immergere
il nostro cuore e il nostro spirito, per scoprirci parte
di una realtà insospettabilmente vasta ed affascinante,
e, al ritorno nelle nostre città e nei nostri
paesi, custodirne gelosamente ogni nuova pulsazione.
Con questo spirito, dopo i ripetuti viaggi in terra
di Russia attraverso Mosca, SanPietroburgo e l'Anello
d'Oro, abbiamo voluto sperimentare un viaggio con vibrazioni
più intense, dirigendoci verso il Don con il
pensiero rivolto alla memoria dei nostri Alpini e combattenti
della seconda guerra mondiale, percorrendo a ritroso
i luoghi della "ritirata" e proseguendo oltre,
con i nostri camper, verso la sconfinata steppa cosacca
fino in Crimea, sulle sponde del Mar Nero, a riscoprire
usi, costumi ed amicizie tanto distanti dalle nostre
terre d'origine e pur tanto vicine al nostro desiderio
di aggregazione.
Il camper è un mezzo davvero speciale, se lo
sai condurre nei luoghi del cuore, ti sa dare soddisfazioni
e gratificazioni che altri tipi di turismo non sanno
offrire.
Continuiamo quindi a nutrire la speranza che questo
modesto nuovo quaderno di INSIEME faccia breccia su
chi di dovere, perché al nostro particolare turismo
familiare itinerante sia concessa l'attenzione dovuta.
Siamo e ci consideriamo la briciola di un futuro ormai
imminente, ove il nostro tipo di turismo saprà
imporsi e sarà all'avanguardia nelle relazioni
fra i popoli, relazioni che potranno essere più
numerose, intense e continuative, e moltipllcarsi non
solo per via informatica e interattiva, ma anche con
il "faccia a faccia" a livello personale e
diretto. E bello pensare all'opportunità di essere
sempre più numerosi ad offrire "dal vivo"
un caloroso abbraccio spontaneo all'amico incontrato
sul nostro percorso itinerante, quali ambasciatori di
amicizia e di pace.
Con questo spirito ha avuto inizio la nostra "Grandavventura
1 dal Don al Mar Nero", cui hanno
partecipato:
Equipaggio N° 1 Cinzia e Piero Marenco di Ovada
(Alessandria)
Equipaggio N° 2 Nirvana e Vitto Carion di Bolzano
Equipaggio N° 3 Ludovica e Gian Luigi Bonardi di
Milano con Perri e Pepita (cagnolini)
Equipaggio N° 4 Franca e Elio Balboni di Brescia
Equipaggio N° 5 Donatella e Rodolfo Minetto di Padova
Equipaggio N° 6 Luigia e Enzo Farace di Rescaldina
(Milano)
Equipaggio N° 7 Marisa e Giovanni Ottone di Ponte
(Torino)
Equipaggio N° 8 Pina e Lete Rasore di Fontanetto
Po (Vernili)
Equipaggio N° 9 Alfonsina e Nicodemo Sansalone di
Genova
Equipaggio N° 10 Daniela e Claudio Ottoboni di Pizzighettone
(Cremona)
Equipaggio N° 11 Licia e Roberto Cristalli di Empoli
(Firenze)
Equipaggio N° 12 Adriana, Carlo e Giuseppe Danese
di Bolzano
Equipaggio N° 13 Marzia, Creta e Filippo Lentini
di Besana Brianza (Milano)
Equipaggio N° 14 Beppe, Bianca Maria, Francesco
e Alberto Di Marco di Trapani
Equipaggio N° 15 Rachelina e Giancarlo Dal Ben di
Cassato (Biella)
Equipaggio N° 16 Donatella e Gianfranco Figini di
Lomazzo (Como)
Equipaggio N° 17 Marco, Carla e Gilberto Afferni
di Garessio (Cu¬neo)
Equipaggio N° 18 Rita e Lucio Bovo di Treviso
Equipaggio N° 19 Claudia e Claudio Lumiridi e Maria
e Vinicio Sonerà di Roncadelle (Brescia)
Equipaggio N° 20 Carolina e Franco Alessandria di
Torino
Equipaggio N° 21 Nevea e Pierfelice Lanfranco di
Rivalla (Torino)
Equipaggio N° 22 Maura e Roberto Menga di La Loggia
(Torino)
ai quali tutti va la più affettuosa dedica.
gian luigi |
Per informazioni è possibile telefonare al numero 0143-837604
, inviare fax al numero 0143-824406 o e mail a piero.marenco@tin.it
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