CIRCOLO CULTURALE "INSIEME"

"CAMPER E CULTURA…INSIEME"


UN RADUNO TRA VIAGGIO, TURISMO, CULTURA, STORIA E RICORDI
"DAL DON AL MAR NERO"

"LE RUGHE DI UN UOMO VERO ",
(Eco di Bergamo)

VISTO DA VICINO

Schivo e a tratti spigoloso lo è sempre stato, specie con i «foresti», i turisti. Dietro quella scorza dell'uomo di montagna c'era però l'umanità di chi aveva patito gli incancellabili orrori della guerra, l'uomo tutto d'un pezzo che ha poi speso una vita per spiegare i buoni motivi perché simili nefandezze non si dovessero più ripetere. Con la coerenza, e se vogliamo anche con la durezza, di chi non ha mai rinunciato alle proprie idee. Ad Asiago, dove più che un'istituzione era il misurato ambasciatore dell'Altopiano nel mondo, viveva ai margini del «bosco bello», cantato nelle pagine del «Bosco degli urogalli», di fronte alla casa di Ermanno Olmi. Il bosco e gli animali nella natura a tinte riposanti hanno riempito le pagine dei suoi racconti popolari, affollati di parole semplici e piane, di uomini in carne e ossa.

Un'esistenza senza fanfare, al riparo da qualsiasi occhio indiscreto e dal chiacchiericcio. «Non sono, disse a L'Eco di Bergamo in un'intervista a Franco Cattaneo, attuale vicedirettore, publicata il 20 settembre 1997 - uno scrittore, ma un narratore. Prendo le storie della vita, che ho vissuto, che la mia gente ha vissuto o che ho sentito raccontare». Riservato, con tratti molto seri che gli disegnavano il viso rugoso nella penombra di un misto fra nostalgia e pudore, ma capace anche di aprirsi all'interlocutore con qualche ricordo di guerra o con qualche incursione nell'oggi. «Me li ricordo bene - disse in quell'occasione, parlando della campagna di Russia - i bergamaschi. Qualcuno era con me al battaglione Cervino. Mi ricordo benissimo del sergente Bonomi di Schilpario, che adesso è morto. Un caro amico, un bravo sciatore. I bergamaschi si distinguevano perché usavano il gergo delle montagne, ben diverso dagli altri dialetti. Bella gente, dura, senz'altro provata dalle fatiche». Un montanaro d'Europa, Rigoni Stern. Di sé diceva. «Ho girato l'Europa con il biglietto di andata e ritorno», rivelandosi osservatore attento di un costume in tumultuoso cambiamento e di una modernità che quando strillata ed esibita lo infastidiva fino a turbarlo. Nessuna nostalgia del passato però, nessuna concessione a chiusure di qualsiasi genere. Anzi, c'era in lui la saggezza d'un tempo, formatasi nella sofferenza e che accettava la sfida dell'attualità: «II Nordest - ci disse nel '97- andrà avanti, ma non nel modo in cui vorrebbero quelli della secessione. Non è questa la maniera: io direi di allargare, invece di chiudere i confini». La memoria storica: bisogna partire da qui per cogliere i contenuti, la missione di un uomo vero fattosi scrittore e testimone nel segno della pedagogia di una convivenza civile, inseguita con lo stile asciutto del narratore di un 'umanità sospesa fra il piccolo mondo antico e la grande tragedia del Novecento.


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