Avevo già incontrato quello sguardo penetrante
ed intenso, avevo già visto quel volto un po’
scavato, contornato dalla barba bianca, avevo già
sentito la sua voce decisa prendere ancora più
vigore nel ricordare e raccontare, in una delle tante
sue conferenze, della sua vita militare in trincea…in
Russia!
Lo ho rivisto il giorno 5 marzo 2005 nella sua casa
di Asiago: stesso sguardo illuminato dal fervore del
suo racconto, sguardo sempre attento e vivo che incrociava
i nostri occhi scrutandoli per essere certo che noi
lo seguissimo con attenzione.
Aggrottava le sopraciglia nel ricordare momenti difficili,
abbozzava un sorriso nel ricordare qualche aneddoto
tra compagni di trincea, parlava con noi - tutta la
mia famiglia era lì - ricordava, ci raccontava,
rispondeva alle nostre infinite domande.
La carta geografica del territorio russo teatro delle
operazioni, era spiegata ed aperta sul tavolo, le
sue dita seguivano il percorso fatto, la sua penna
ha segnato località, ha cerchiato nomi di luoghi
che lo hanno visto presente, ha segnato la direzione
presa dalle “ nostre” armate, ha segnato
i luoghi dell’eccidio, ha ricordato nomi di
commilitoni, amici allora ed anche tutt’oggi,
nonostante il destino avverso.
Come un buon padre, ricco di esperienza e carica umana,
ha dato a noi che lo ascoltavamo con un’attenzione
unica, i consigli per il viaggio che stavamo per intraprendere,
le raccomandazioni nell’attraversare luoghi,
nell’incontrare persone che ricordano e che
hanno vissuto quei momenti di guerra infame.
Ho rivisto tutto, proprio tutto una volta arrivato
sul posto, attraversando ad andatura lenta l’infinita
steppa, i miei occhi la hanno vista così come
era allora, ricoperta di neve, attraversata dal passo
stanco ed incerto degli Alpini affardellati non solo
dai loro zaini, ma dal peso dello sconforto e della
disperazione.
Ho riconosciuto luoghi e paesaggi così realisticamente
descritti nei suoi libri che ho riletto dopo il mio
rientro a casa, con una visione ancora più
completa dei fatti.
Le sue parole mi ritornavano continuamente alla mente
incrociando le izbe ai lati della strada “…ognuna
delle izbe che incontrerete ha visto e protetto qualcuno
dei nostri che forse è ancora sepolto lì
sotto, portate rispetto ! “ .
Rivedo ancora il campanile di Livenka ed in lontananza
il sottopasso della ferrovia… quante urla, quanti
pianti, quanto rumore.. quanto silenzio di morte!
Ogni località assumeva per me una connotazione
speciale, rivedevo ancora i suoi tratti di penna sulla
mia cartina, per indicarmi dove ha dormito, dove ha
dovuto stare sveglio per 72 ore consecutive, dove
ha perso un suo caro amico, dove è stato aiutato
da qualche contadina del luogo!
Le nostre semplici cerimonie a ricordo degli Alpini
caduti in terra di Russia mi hanno commosso oltremodo,
e nella mia commozione, come in quella dei miei compagni
di viaggio, ho provato, seppure in maniera meno violenta,
la disperazione di quei ragazzi, lontani da tutto,
dagli affetti, dalla casa, dalla patria … liberi
solo di andare incontro ad una sorte che per troppi
ha significato la fine di gioie e speranze.
Ringrazio ancora Mario Rigoni Stern per quanto mi
ha insegnato e donato della sua esperienza di vita,
trasmettendomi emozioni ed insegnamenti dei quali
faccio tesoro e che ho cercato di comunicare ai miei
compagni di viaggio !
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