CIRCOLO CULTURALE "INSIEME"

"CAMPER E CULTURA…INSIEME"




La lettera dal Circolo Culturale “Insieme”
RACCONTI: NOTA LA VERDURERA
di Reno Masoero

Una nuova prestigiosa firma arricchisce la redazione del nostro giornale, quella di Reno Masoero, giornalista e critico d’arte.

Quando abitavo al paese mi accadeva sovente, nel tardo pomeriggio, di fare una capatina in Piazza del Pallone.
Lì potevo trovare, attorno alla bancarella di ”Nòta la vèrdurera” i soliti sfaccendati sempre pronti a fare quattro chiacchiere nell’attesa dell’ora di cena.
Quell’angolo adiacente al “dehors” del Caffé Grande era diventato ormai insostituibile per i buschesi, quasi facesse parte interamente della vita di ognuno di essi, vuoi per quel tacito quotidiano appuntamento e vuoi, soprattutto, perchè il brio e l’eterno buon umore di Nòta avevano il magico potere di fugare momentaneamente qualsiasi cruccio.
Erano tanti gli anni, ormai, che quella donna tutta sale e pepe teneva la sua bancarella in piazza.
I ricordi si perdevano in mezzo secolo durante il quale, nell’incessante divenire delle ore e dei giorni, la vita del paese era sfilata sotto i suoi occhi sbarazzini.
Quanti ricordi!
Dalle eleganti carrozze e dalle “dòme” di un tempo, spinte nell’oblio dalle prime scoppiettanti automobili come quella di “Tòjo Villa”, al vecchio tram che lasciava sempre un po’ di fuliggine su insalata, pere ed a1bicocche.
— Dai fanti che nel ’15-’18 erano inviati al fronte a farsi ammazzare per l’onore di casa Savoia, alle squadracce dei fascisti della prima ora, dai troppi “a1alà” del deprecato ventennio Mussoliniano agli orrori del nazifascismo ed alla coraggiosa resistenza partigiana.
E Nòta era sempre lì al suo posto, un “po’ per celia e un po’ per non morir”; e avrebbe potuto raccontarne delle belle quando avesse avuto il tempo di accettare il tradizionale “preparato” al vicino caffé.
Vedendola così, nell‘aspetto ancora giovanile nonostante le molte primavere trascorse, si sarebbe potuto credere ad una vita trascorsa in ozio e tranquillità mentre la realtà era ben altra.
Ogni giorno per lei era un puntuale ritorno a1l’angolo, senza un minuto di ritardo sull’orologio che sovrastava l’antistante peso pubblico; e non la trattenevano freddo, pioggia o neve per quel senso di scanzonata sicurezza che aveva nei confronti di tutto e di tutti.
Di primo mattino partiva da casa spingendo il carretto trainato dal marito “Falcon” e, dieci minuti dopo, la merce faceva bella mostra di sé nelle ordinate ceste e “toalete”. Falcon andava per suo conto a mettere mattone su mattone mentre Nòta iniziava la sua giornata campale sferruzzando,quando poteva, o tenendo testa ad acquirenti e scocciatori.
Viveva così di sole e d’aria e soltanto l’imbrunire la costringeva in due stanze troppo piccole per la sua sete di respiro.
Potrete obiettare che quello era il suo mestiere e che qualcosa occorre pur fare al mondo per non masticare so1tanto parole ma, credetemi, non mi pare che questo possa essere ritenuto un valido motivo per menare una vita così scomoda.
Soltanto un’innata voglia di assistere in prima fila al levar del sole e di salutarlo suo tramonto potevano giustificare il suo attaccamento a quell'angolo dove, vivaddio, le correnti d’aria non le davano respiro ed il traffico della provinciale, prima polveroso e poi sempre più caotico, l’assordava senza tregua.
Eppure lì, in quella specie di salotto strapaesano, dove l’innocente pettegolezzo era sovente condito da alcunché di sapido che muoveva a simpatia, finivano per ritrovarsi tutti: mercanti, bottegai, professionisti, operai, manovali, preti, studenti e contadini.
Chi doveva chiederle se avesse visto questa o quella persona, chi veniva ad informarsi se il tranwai (o il pulmann in seguito) fossero già transitati e chi, ancora, aveva da affidarle una commissione, scordandosi in assoluta tranquillità di comperare almeno qualche soldo di noccioline.
Per tutti Nòta aveva la risposta pronta, cortese, discreta o sbarazzina a seconda e, salutando con una schioccante risatina, trovava quasi sempre il tempo per avvicinarsi ad uno dei soliti sfaccendati che era venuto a raccontarle l’ultima barzelletta della giornata.
Vi assicuro che un tipo così é, a dir poco, irripetibile ed un po' della nostalgia che mi assale oggi riandando ai vecchi tempi lo devo proprio a Nòta.
E vi dirò di più: nelle mie sempre più frequenti soste all’ombra del campanile me la ritrovo spesso faccia a faccia, come in una magica visione retrospettiva, ed il suo ottimistico sorriso mi ridona un attimo di quella giovinezza che le apprensioni della vita ed i molti calendari sfogliati hanno sospinto ormai nella bruma dei ricordi.
…..La rivedo sì, all’imbrunire, mentre nel cielo fatto opaco dalle prime ombre della sera volteggia ancora qualche rondine impazzita. Mentre giungono in piazza gli echi de1l’Ave Marta, Nòta si appresta a far fagotto.
E’ ora di lasciare l’avamposto all’angolo del Caffé Grande e di tornare a casa a preparare la cena per sé e Falcon. Più tardi, se lo vorrà il caso, andrà con “Magna Pia” al cine; diversamente, dopo un ultimo e serrato cicaleccio coi vicini, si troverà all’appuntamento con un sogno che insegue da sempre.
Sì, perché Nòta ha in mente, quando, sia giunta l’ora del viaggio pieno di rimpianti, di mettere lassù, sulla più alta nuovoletta a destra del “cioché dla Rossa” una splendida bancarella alla quale vengano mille e mille angioletti per comperare qualche soldo di noccioline.


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