CIRCOLO CULTURALE "INSIEME"

"CAMPER E CULTURA…INSIEME"


UN RADUNO TRA VIAGGIO, TURISMO, CULTURA, STORIA E RICORDI
"DAL DON AL MAR NERO"

"NIKOLAJEWKA", quando ci parla il cappello alpino
di Gian Luigi Bonardi

sensazioni

Quando si decide di dividere in due parti un appartamento, una delle operazioni basilari è l’inventario di quanto si trova nei cassetti degli armadi. In superficie si rintracciano subito i beni d’uso quotidiano, ma vi sono vani nascosti nei cui meandri si scova di tutto, dal paio di scarpine di lana intrecciata mai usate, destinate ad un bimbo mai nato, al rotolo di cartone contenente il diploma di laurea, al piccolo quadro dipinto ad olio raffigurante moglie diciottenne con chitarra in costume da bagno, al sacchetto di cellophane trasparente che avvolge il vecchio cappello alpino di papà, regalato da mamma Nelly al suo primogenito maschio.
Era da tempo che cercavamo quest’ultimo cimelio. Ora, osservandolo in tutti i suoi particolari, possiamo gratificare al meglio la nostra curiosità e descriverlo, non fosse altro che per ragioni di puntualizzazione storico-culturale.
Si tratta di un cappello di stoffa pesante di colore grigioverde (più verde che grigio).
Sulla parte anteriore, o meglio sulla visiera, v’è un ricamo a strisce a forma di mezzaluna.
Sui bordi di quella base del cappello che si ripiega su sè stessa a partire dal termine della visiera e per tutta la parte posteriore, è cucita una piccola striscia di panno più chiaro, panno che, più largo, fascia anche la base esterna del cappello stesso.
Nella parte frontale è ricucita un’aquila dorata, in rilievo su fondo verde scuro, che poggia gli artigli su una piccola forma circolare verde scura, contornata da una specie di doppia cornucopia intrecciata, anch’essa dorata.
Sulla sinistra del cappello è il grosso porta-penna dorato su cui è raffigurata una croce, ed in questo è infilato l’osso di una lunga e larga penna marrone, di volatile ignoto. Sotto il portapenna sono cuciti (credo) i gradi in un triangolo di stoffa marrone con righe grigioverdi chiare.
Sempre sul lato sinistro sono applicati tre distintivi, segni di partecipazione alle adunate alpine di Brescia:
il primo è del XX anniversario di Nikolajewka (con impresso anno 1963);
il secondo è del 25° anniversario (con impressa data 21.1.1968);
il terzo è del 30° anniversario (con impressa data 21.1.1973).
Negli ultimi due distintivi, sui quali entrambi figura la scritta “Tridentina avanti” sono rispettivamente raffigurati un alpino in avanzata verso il sottopassaggio della ferrovia di Nikolajewka ed una colonna di alpini con muli e carri in ritirata.
Sulla parte destra del cappello sono ricuciti:
uno stemma a forma di scudo di colore verde sul quale sono in rilievo bordi dorati e, sempre dorate, una spada al centro e le scritte: a sinistra “DIVISONE ALPINA” al centro “.II.” a destra “TRIDENTINA”;
il distintivo dei “reduci”, di colore ferreo, composto da una corona di alloro in forma circolare, sulla base della quale figura la scritta “FRONTE RUSSO”, mentre sulla parte superiore rileva un nodo scorsoio; l’alloro è unito all’interno da due sciabole incrociate.
Quel cappello, tutto sommato, si presenta ancora in discrete condizioni, foderato all’interno con un panno di colore nero, circondato da un nastro di cuoio.
Terminata l’indagine conoscitiva del suo aspetto fisico, quando ormai stiamo per introdurlo nuovamente nel suo cellophane trasparente per trovargli una nuova collocazione, ecco che quel cappello sembra chiederci il rispetto di un pensiero da tuffare anche per un solo istante nella memoria del suo passato.
In quel solo breve attimo una moltitudine indecifrabile di sentimenti prende il sopravvento, e udiamo voci, calpestii, rimbombi, lamenti, preghiere, imprecazioni. Una breve sensazione di freddo, immagini di fuochi e di carri, di muli e di assiderati, di armi e di gallette, di gavette, di miele, di stracci ai piedi, di isbe, di notti buie, di passi senza fine, di fame, di paura, di fede...il cappello ha preso a parlarci, ancora una volta lo ascoltiamo, ci commuoviamo, lo stringiamo al petto perché abbiamo compreso che quel nobile malconcio cimelio ha una propria grande famiglia a cui pensare, la famiglia dei tanti fratelli e compagni di avventura e di sventura, e chiede a noi di non scordare quanto sia terribile una guerra, e quanto sia grande dono la nostra pace, che cammina con noi anche quando forse non ce ne accorgiamo.



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