CIRCOLO CULTURALE "INSIEME"

"CAMPER E CULTURA…INSIEME"




MYANMAR (EX BIRMANIA)
APPUNTI DI VIAGGIO NELLA TERRA DI BUDDA
dal 28-10- al 9-11-2005

di Pierina Picci e Gian Luigi Bonardi

PARTENZA E NUMERI

Nella sera inoltrata del 28 ottobre 2005, il nostro folto gruppo di amici (oltre 50 partecipanti al viaggio organizzato dal C.R.U.S.M. – Circolo Ricreativo Università degli Studi di Milano) si è involato dall’aereoporto della Malpensa verso Myanmar, terra che già durante i preparativi del viaggio si annunciava affascinante, carica di magia e di spiritualità. Nel “folto gruppo” era la sottoscritta, accompagnata dalle proprie tre sorelle Gabriella, Margherita e Maria Ludovica e dall’amica del cuore Anna, tutte momentaneamente prive dei rispettivi coniugi, in tutt’altre faccende affaccendati, e perciò particolarmente pronte a fare gruppo, con tutti gli altri compagni di viaggio, in questa avventura, destinata a contribuire alla crescita di un turismo solidale, come nelle intenzioni degli Organizzatori. Nelle valigie, oltre al necessario, tante caramelle, matite colorate e non, biro, depliants, collanine, vestitini, profumini, bavaglini, biancheria intima, medicinali; insomma, una vasta gamma di presentini da offrire in segno di amicizia nei brevi incontri casuali, destinati al ricordo di piccole ma importanti relazioni sociali.
Sull’aereo (13 ore di viaggio) c’era il tempo dell’istruzione. Myanmar (ex Birmania): superficie kmq. 676.552, abitanti circa 46.000.000, di religione in massima parte buddista (circa l’87%) oltre a minoranze cristiane, musulmane e induiste; governo militare; tasso di alfabetizzazione 80%, mortalità infantile 9,8%, capitale attuale Yangon. Il territorio confina con Bangladesh, India, Cina, Laos e Thailandia.
Nella terra a forma di aquilone, per tanto tempo isolata, che già fu dei Mon e dei Pyu, vasta il doppio della Germania, i numeri attuali offrivano già spunti di riflessione su ciò che avremmo sperimentato all’arrivo, in particolare sulla voglia di “apertura” che avremmo incontrato e che attendeva la nostra rispettosa complicità.

ASPETTATIVE

Il nostro tour aveva la durata di 13 giorni, durante i quali abbiamo visitato, con spostamenti in aereo, dapprima la regione montuosa dello Shan con il lago Inle e, in tappe successive, le città di Mandalay, Bagan, Yangon. Con quel programma era garantita la soddisfazione della nostra sete di cultura geografica, storica e religiosa, ma le nostre aspettative cedevano soprattutto alla curiosità di vedere i volti dei bambini, le vesti variopinte delle splendide donne, gli sguardi dignitosi e sorridenti degli uomini ai lati delle strade fangose o sui loro carretti di lavoro, le “donne giraffa”, il silenzio e la cordialità dei “ragazzi color zafferano”, i monaci silenziosi e le monache vestite di un color rosa tenue, con i loro sorrisi “a tutto campo”, oltre, naturalmente, le mille e mille pagode, con i grandi Budda rassicuranti dall’alto e sorridenti di fronte e i piccoli Budda quasi imprigionati in numerosissime nicchie di tutte le misure, in attesa di concedere meriti ad ogni obolo ricevuto.
Ci è venuto incontro un Paese pacifico, la cui cultura è ancora una sorpresa per molti di noi occidentali, un Paese del quale abbiamo potuto cogliere i tanti aspetti, in un misto di cordialità e di mistero, di ilarità e di preghiera, di ostentazione e di semplicità, di timore e di rispetto.

IL TOUR

Giunti nella regione montuosa dello stato Shan, proseguendo per Pindaya abbiamo potuto ammirare panorami mozzafiato e osservare qualche abitante della tribù dei Pao, dal costume nero, ed i loro villaggi. Nei pressi di Pindaya 9.000 statue di Budda collocate nelle grotte illuminate da centinaia di candele, attendevano la nostra prima fantastica visita.
Le escursioni naturalistiche sul lago Inle, in motobarca, ci hanno permesso di osservare dall’interno e di persona i villaggi del popolo INTHA “Figli del lago”, costruiti su palafitte perfettamente integrate nell’ambiente. Sull’acqua erano le abitazioni, le coltivazioni di orti galleggianti, i luoghi di istruzione scolastica, i laboratori di tessitura e di lavorazione del tabacco. Sull’acqua si approntavano i mercati ed i luoghi di ritrovo. Sull’acqua si esercitava ogni tipo di trasporto: con piccole canoe, adatte per gli spostamenti di casa in casa o per la pesca; con imbarcazioni più grandi, capaci di contenere intere famiglie. La pesca avveniva con sistemi per noi assai inusuali, ma caratteristici di quel territorio. Donne immerse a volte fino al seno pescavano con l’amo pesciolini o gamberetti, che introducevano con grazia in secchi di legno pendenti da un esile ma robusto ramo appoggiato sul loro capo. Gli uomini su canoe “pescavano” alghe da utilizzare come concime, servendosi di lunghi bastoni per la raccolta e, allo scopo di avere libere entrambe le braccia, pilotavano la loro imbarcazione con il piede legato al bastone che fungeva da remo, e il remo veniva sospinto e regolato con invidiabile maestria. Solo il nostro gruppo appariva, in quei frangenti, dotato di imbarcazioni a motore.
Qui siamo venuti a contatto con persone genuine, semplici e dignitose, che, continuando a svolgere tranquillamente le loro mansioni quotidiane, mostravano interesse e compiacimento per la nostra presenza. Non suscitavamo in loro atteggiamenti di riservatezza, o di fastidio, ma, al contrario, senza ostentazione, ci invitavano, con saluti e sorrisi, a trasformare la nostra curiosità in un rapporto piacevole di reciproca ammirazione e cordialità.
Nella tappa a Mandalay, capitale dell’ultimo regno birmano, centro della cultura e del sapere buddista, ricchissima di monasteri, ci è stato possibile, tra l’altro, partecipare “dal vivo” ad alcuni momenti della giornata dei monaci, dal momento dello studio, al momento della preghiera. Il nostro interesse è stato catturato in particolare dalle procedure osservate prima del pasto, dallo svolgersi del pranzo comunitario, dalle abluzioni e dalla complicatissima vestizione. Tutti noi visitatori eravamo rigorosamente a piedi nudi, pronti ogni tanto ad inserire nella ciotola scoperchiata di qualche monaco consenziente, una nostra caramella.
A Bagan, capitale del primo regno Birmano, ci siamo spinti con i calesse nel labirinto dei viottoli della piana circostante, ove numerosissime pagode di ogni forma e dimensione, in mattoni rossi con qualche guglia bianca svettante verso il sole, sembravano addormentate da centinaia di anni, immerse in un religioso silenzio nel verde abbondante della vegetazione locale. Indimenticabili i tramonti incantati osservati dall’alto di un paio di pagode, “scalate” con fatica fino alla sommità.
Per le strade strette e fangose, oltre a qualche camion di vecchia data, oltre a numerosi carretti trascinati dai mansueti zebù e sormontati da famigliole festanti al nostro passaggio, oltre a biciclette con ciclisti fermi ad ammirarci, siamo spesso stati circondati da bambini e bambine con le manine tese pronte a ricevere un “pensierino”. Lì le nostre caramelle, le nostre collanine e quant’altro, si sono ridotte ai minimi termini. Commoventi i bimbi più piccoli, aggrappati alle mamme sorridenti, che li aiutavano a scartocciare la loro caramella, dono capace di trasformare espressioni di interrogazione in indimenticabili aperti sorrisi. A volte ci veniva accordato il permesso di prendere in braccio il morbido batuffolo birmano per una supplementare “coccola occidentale”.
Ultima tappa a Yangon, capitale attuale, moderna. Abbiamo passeggiato intorno alla grande e ricchissima pagoda d’oro di Swedagon, le cui origini sono avvolte nella leggenda, circondata da una moltitudine di tempietti e di pagode minori, considerata il centro di culto più importante della Birmania buddista. Il vedere tanti fedeli inginocchiati in preghiera o impegnati in silenziosi riti sacri a noi sconosciuti, era la conferma della profonda soggezione di questo popolo ad una filosofia che rifiuta ogni modello di negatività. Confidando nella religione che insegna la caducità della vita, ma ne esalta le ragioni positive prospettandone la continuità attraverso la reincarnazione. Questo popolo sembra diretto verso nuove “aperture”, alla ricerca continua della felicità, compressa fra religione ed autoritarismo. Il turista, nello sperimentare contatti umani, avverte la sensazione che in sua presenza il silenzioso autoritarismo politico-religioso venga momentaneamente accantonato, per dare spazio ad atteggiamenti di apertura ad una vita nuova, in cui possano coabitare obbedienza, libertà, religiosità e pace.
A ricordo di questo breve viaggio, rimpatriati a Malpensa il 9 novembre 2005, portiamo con noi la serenità d’animo di questa gente; una ricchezza inestimabile, pur in assenza di quel benessere di cui noi non ci sentiamo mai paghi.


RINGRAZIAMENTI

Durante tutto questo periodo ci sono stati riservati ottimo trattamento ed aperta disponibilità da parte di tutti coloro che ci hanno guidato, accompagnato e vigilato nell’avventura, prodigandosi nel creare un gruppo di turisti affiatato e solidale, capace di gustare appieno questa esperienza veramente indimenticabile. Oltre allo Staff organizzatore, non possiamo tralasciare di ringraziare le nostre due simpaticissime guide Franco e Vincenzo, e tutto il personale alberghiero, sempre vigile, attento e puntuale nell’ordine delle camere, nel trasferimento bagagli e nella cucina.
Un grosso grazie infine a tutti i compagni di avventura, ed un arrivederci a future occasioni di viaggio.


Per informazioni è possibile telefonare al numero 0143-837604 , inviare fax al numero 0143-824406 o e mail a piero.marenco@tin.it

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