Asiago, 05 Marzo 2005
Percorso tortuoso sul fianco del Becco di Filadonna…
Passo della Fricca … Passo Vezzena … la
strada scorre tra due ali di neve ghiacciata.
Sarà l’immacolato manto di neve che ricopre
boschi, campi, tetti, sarà per la quasi totale
assenza di traffico, ma il silenzio che ci accompagna
nel nostro viaggio in auto verso Asiago è davvero
elettrizzante, anche noi, dentro la nostra confortevole
auto, siamo quasi rapiti da questa atmosfera.
Oggi ci incontreremo con lo scrittore Mario Rigoni
Stern, uno dei pochi “veri” testimoni
di ciò che è stata la campagna di Russia.
Mario Rigoni Stern dalla primavera del 1942 e fino
all’aprile del 1943 ha percorso, in condizioni
precarie e di estremo pericolo al limite dell’umano,
con ogni mezzo, ma principalmente a piedi, tutto quel
vasto territorio che sarà oggetto del nostro
viaggio estivo: Dal Don al Mar Nero Una Grandavventura
1.
In lontananza svetta il campanile della città
di Asiago. Dietro ogni curva… solo neve, ghiaccio,
abbiamo saputo che in questi giorni la temperatura
è scesa sotto i –25 gradi. Le case che
incontriamo lasciano intravedere i camini che fumano,
segno evidente che al loro interno la vita si svolge
in maniera comoda, confortevole... Ma in quell’inverno
del 1943 in condizioni climatiche ed ambientali simili
se non peggiori di oggi, la situazione era ben diversa:
gli uomini erano gli uni contro gli altri armati...!
Poveri Uomini lì a combattersi, lì a
morire per chi, per che cosa? Forse ce lo dirà
Lui, Mario Rigoni Stern, soldato, prigioniero, padre,
marito, superstite, testimone, eroe…!
La sua casa sorge appena fuori Asiago, ai margini
del bosco, semplice, solida e confortevole.
Ci accoglie la moglie Anna, una donna, amabile, decisa
e pratica.
Entriamo in un ampio soggiorno dove fa bella mostra
di sé uno splendido caminetto. In una poltrona
da lettura sta comodamente seduto un uomo dalla corporatura
robusta, con una bella barba bianca da montanaro.
Appena entrati, sono con tutta la mia famiglia, il
Sig. Mario ci viene incontro con un sorriso caldo
ed accattivante. E’ stato informato che andiamo
a trovarlo per avere una testimonianza di quello che
è veramente successo in quell’inverno
del 1943 e che cosa rappresentano per lui quei luoghi
che ci vedranno protagonisti nella prossima estate.
Questo lo rende aperto a tutte le nostre domande e
curiosità.
Speriamo che il nostro resoconto sia chiaro ed esaustivo
delle due ore trascorse in compagnia dello scrittore
Mario Rigoni Stern: è stato un incontro estremamente
affascinante che ha lasciato in ognuno di noi delle
emozioni molto forti. Il Sig. Rigoni ci è parso
sin da subito una persona molto disponibile, simpatica
ed estremamente socievole , ci ha accolto nella sua
casa e, radunatici attorno ad un tavolo, per due ore
ci ha tenuti incollati alle sedie con i suoi racconti
di vita vissuta: i suoi non sono semplici resoconti,
sono vere e proprie testimonianze di una persona che
la storia non l’ha solo studiata, ma l’ha
fatta !!!
Fortunatamente lui ha potuto far rientro a casa ,
costruire insieme alla dolcissima moglie Anna una
bella famiglia e con le sue “parole” ha
potuto e saputo dar voce a tutti coloro che invece
non possono più parlare perché dal Don
… non sono mai tornati.!
Una delle prime domande che abbiamo rivolto al Sig.
Mario è stata quella di analizzare insieme
a noi il percorso programmato dal Club, per avere
conferma del fatto che tale itinerario possa aiutarci
a comprendere cioè che è successo nell’inverno
del 1943.
<< … Vedo che fate il percorso contrario
a quello fatto da noi: per voi Belgorod sarà
il punto di partenza verso il fronte, mentre per noi
è stato il luogo dove abbiamo potuto trascorrere
il primo giorno “tranquillo” ormai fuori
dalla “sacca”. I luoghi che avete in programma
di visitare sono i più noti, io personalmente
vi consiglierei un percorso leggermente diverso, ma
che ricalchi più fedelmente ciò che
è veramente accaduto.
[ … ] Partendo da Belgorod in direzione Rossoš’,
scendete a Šebekino, il punto in cui siamo effettivamente
e finalmente usciti dalla famosa “sacca”,
proseguite lungo la strada e attraverso Volokonovka
arrivate a Valujki: qui, proprio in questa località,
sia la Julia che la Cuneense sono state annientate
(solo l’8% della Julia ha fatto rientro in Patria
…) dalle armate russe e dal freddo. Sempre qui
a Valujki, nella chiesetta avevamo raccolto i nostri
feriti del Corpo d’armata Alpino. 3 nostri Generali
sono stati fatti prigionieri: 2 del Corpo d’Armata
Alpino e 1 della divisione Vicenza, cioè l’artiglieria
a cavallo. Ovviamente non dovete perdere Nikolajewka
(oggi Livenka) dove ho lasciato tanti, ma tanti, ma
tanti compagni in quella disperata battaglia: le loro
ceneri le ritroverete tutte in una “balca”
appena fuori la cittadina, in quanto i corpi, non
potendo essere sepolti … il terreno era duro
come la roccia per colpa del ghiaccio … sono
stati accatastati l’uno sopra l’altro
in grandissime pire, le ceneri sono state raccolte
per poi seppellirle appunto, appena fuori la città.
Nei dintorni non perdete Nikitovka (qui il Btg. Tirano
è stato falcidiato dal nemico) e Shealiakhino,
dove ho personalmente combattuto il 21 Gennaio 43.
Camminate … anzi proseguite con i vostri mezzi,
sino a Varvarovka: qui ha avuto fine la gloriosa storia
dell’artiglieria a cavallo, e degli amici del
Morbegno. Da qui diritti verso Rossoš attraverso
i miei ricordi di freddo, neve, morte, paura e “
.. voglia di tornare a baita”. Del fronte vi
parlerò dopo ... questo è quello che
noi abbiamo fatto, al contrario, in quell’inverno
… quando vedrete quei luoghi ... capirete l’inferno
a cui siamo andati incontro!!! >>
Solitamente si associa alla campagna di Russia l’idea
della grande e tremenda ritirata, ma non dimentichiamo
che per lunghi mesi lì in riva al Don, voi
avete combattuto delle durissime battaglie, quali
sono i luoghi in cui avete operato e qual’era
il vostro schieramento?
<< Il Corpo d’Armata Alpino era posizionato
sul quel tratto di Don che va da Belogorje a Nova
Kalitva, ed inizialmente erano schierate, partendo
da nord, la Tridentina, la Julia e nell’ultimo
tratto la Cuneense; seguivano poi lungo la grande
ansa del fiume, gli altri 2 corpi d’armata e
la 298° tedesca di von Paulus. I primi attacchi
e i relativi ripiegamenti di gennaio, a cui io stesso
ho partecipato, sono arrivati da nord, a Podgornje
e Sergejevka, in seguito all’abbandono del campo
da parte delle truppe ungheresi; precedentemente noi
della Tridentina e della Cuneense ci siamo dovuti
allargare per permettere alla Julia di scendere verso
Nova Kalitva dove i russi avevano rotto le nostre
linee. Questo era lo schieramento iniziale, logicamente
poi con la ritirata tutto ha preso un altro aspetto,
e non esisteva più nessun schieramento preordinato.
>>
Nella fase iniziale e secondo ciò che voi
sapevate, quali dovevano essere i piani per quella
campagna?
<< In seguito agli accordi tra Hitler e
Mussolini gli Alpini sarebbero dovuti arrivare, a
piedi, sino al Caucaso, da qui avrebbero dovuto superare
la catena caucasica per poter così scendere
verso l’Asia minore, dove, si ipotizzava, che
dovessero incontrare le truppe dell’asse provenienti
dalla Libia in seguito alla sperata, ma mai realizzata,
conquista del nord Africa. I tedeschi volevano finire
la guerra prima dell’inverno ed è per
questo che proseguivano a testa bassa nelle loro conquiste,
lasciando indietro le sacche di resistenza che venivano
affidate alle retrovie, le quali con qualsiasi mezzo,
anche i più terribili, costringevano queste
città alla resa o le inducevano al sacrifico
supremo (es. Brest), poi però … sappiamo
tutti com’è andata.>>
E quale sarà secondo lei l’accoglienza
che ci riserveranno le persone del luogo?
<< Cara, cara, sempre cara, sono sempre
molto cari e molto bravi … non avete nulla di
cui aver paura, portate solo rispetto … io raccomando
sempre a tutti: “nel convento altrui non si
porta la propria regola”! La gente del posto
a noi ci voleva bene, ci volevano veramente bene …
vedevano la differenza tra noi e i tedeschi: i tedeschi
per entrare nelle Isbe sfondavano la porta e poi sparavano,
noi invece bussavamo, chiedevamo permesso e poi rubavamo
… però solo cose da mangiare. Ricordo,
una volta in una Isba, ho rubato una gallina ma poi
… quasi per vergogna, sono andato in un’altra
a mangiarla …>>
Quindi, soprattutto dal momento in cui avete avuto
l’ordine di ritirarvi, i rifornimenti …
erano solo dei “bottini” che riuscivate
a racimolare nelle Isbe o in qualche altro luogo?
Ma i rifornimenti “ufficiali”, i cosiddetti
ponti aerei … non arrivavano? Come vi rifornivano
di cibo e dei mezzi di sostentamento?
<< … Rifornimenti? Non c’era
niente, niente, niente, assolutamente niente!! Non
avevamo nulla: al momento in cui è arrivato
l’ordine della ritirata, abbiamo abbandonato
tutto, avevamo solo ciò che stava sulle spalle,
e questo vale anche per quel che riguarda le armi:
io, al comando del plotone mitraglieri, ho dovuto
far abbandonare sul posto le così dette “ranocchie”,
i mortai da 45, e portarmi dietro solo le mitragliatrici
perché erano quelle che più mi servivano
in quella situazione. Anche al fronte non è
che si stesse meglio, figuratevi che d’inverno
ci passavano dei limoni, congelati, duri come i sassi
e d’estate … il grasso anticongelante
… Noi avevamo solo la coperta da campo con la
quale o ti coprivi la schiena, o ti coprivi i piedi,
mentre invece nelle retrovie i magazzini italiani
erano pieni di coperte invernali di lana inutilizzate,
che poi hanno completamente bruciato… Un elemento
fondamentale per ripararsi dal freddo furono le calzature:
noi avevamo gli scarponi con i chiodi, che non tenevano
il caldo, anzi erano veicoli di freddo, i tedeschi
avevano degli stivaletti in cuoio che non riparavano
nulla, mentre i Russi avevano i “valenki”
dei grandi stivaloni di feltro pressato in cui inserivano
carta, stracci o paglia per tenere caldi i piedi;
noi eravamo anche fortunati perché avevamo
le calze di lana, mentre i tedeschi hanno fatto la
guerra con quelle di cotone …! A tal proposito
vi racconto un episodio: quando i tedeschi riuscirono
ad avvicinarsi a Mosca tanto da vedere le cupole del
Cremlino nell’inverno del 1941, l’allora
generale Zukov, viste le condizioni meteorologiche,
-40°/-45° e ben sapendo che i tedeschi non
avrebbero resistito a tali temperature, li attaccò
e li sconfisse ricacciandoli lontano da Mosca. I tedeschi
subirono perdite grandissime, in seguito ai combattimenti
e soprattutto al freddo tanto che molti soldati morirono
congelati stando in piedi: ci sono molte testimonianze
fotografiche in cui si vedono questi cadaveri in piedi,
impietriti … bene, nei giorni successivi il
gen. Zukov incontra un gruppo di prigionieri tedeschi
ai quali intima di fermarsi; ne sceglie 10 e dice
loro “toglietevi gli stivaletti”, i tedeschi
attoniti eseguono l’ordine e li posano ordinatamente
davanti a loro, poi Zukov prende 10 soldati dei suoi
e ordina loro di fare lo stesso, così i 10
russi si sfilano i Valenki e li posano, a quel punto
il generale, parlando ai suoi disse “ ecco vedete,
loro con quelle scarpe non andranno da nessuna parte,
noi invece con i Valenki … arriveremo a Berlino!!”>>
E com’era possibile sopravvivere in quel modo?
<< … ci si arrangiava, quando si incontravano
Isbe o altro si cercava disperatamente qualcosa da
mangiare e da bere, purtroppo spesso si rimaneva completamento
a digiuno. Però c’è stato chi
riusciva ad arricchirsi in tali situazioni: soprattutto
nelle nostre retrovie, dove i Russi, che avevano bisogno
di tutto, si sviluppò una sorta di “mercato
nero” tra disperati dove si vendeva di tutto:
pane e qualche galletta in cambio di oro o icone.>>
E per quel che riguarda gli armamenti, com’eravate
armati e com’eravate preparati? Che differenze
c’erano tra i vostri armamenti, quelli tedeschi
e quelli russi?
<<… Mah diciamo che le truppe italiane
erano molto preparate, anzi, a parte alcuni corpi
speciali, vi erano dei reparti che erano completamente
a digiuno anche delle minime conoscenze militari,
erano degli sbandati, degli inetti, non tanto per
colpa loro ma di chi li comandava. Noi avevamo due
armi buone, la mitragliatrice Breda 37, quella che
nei miei libri chiamo “la pesante”, e
il mortaio da 81, mentre eravamo scarsi e poco efficaci
con le armi anticarro. I tedeschi avevano invece armi
che sembravano essere perfette, ma che quasi subito
si rivelarono inadatte alle condizioni di quel tipo
di guerra: le loro armi sparavano solo se erano perfettamente
a posto, oliate e pulite. Ad un certo punto la politica
russa in campo di armamenti cambiò radicalmente
e tutta la nazione si dedicò alla loro produzione,
così che la Russia arrivò a produrne
di migliori di quelli degli “invincibili”
tedeschi. Le armate russe usavano i famosi “
pomaliòt” (letteralmente spara-pallottole)
calibro 9 che sembravano essere cose da niente, mentre
invece erano armi che sparavano in qualsiasi situazione:
le tiravi su dal fango e sparavano, le prendevi dalla
neve o dall’acqua e sparavano, le “scongelavi”
e sparavano … un’arma incredibile, ma
soprattutto i russi avevano un bacino di “materiale
umano” infinito, riuscirono a mobilitare qualcosa
come 10.000.000 di uomini in armi!>>
Le truppe tedesche invece erano meglio rifornite?
Avevano equipaggiamenti migliori? Erano più
preparate?
<< … mah, forse inizialmente, poi
anche loro erano nella nostra stessa situazione, morivano
di fame: più di una volta tra i prigionieri
tedeschi ci sono stati addirittura casi di cannibalismo
… >>
Cosa ci può dire invece del soldato italiano,
come persona e come combattente?
<< … Sicuramente eravamo visti meglio
dei tedeschi, sicuramente, soprattutto in Russia,
la popolazione ci voleva bene, perché abbiamo
cercato di non aggiungere mai “disgrazie”
alla “disgrazia” che già c’era.
Come vi ho già detto alcuni reparti erano ben
preparati, altri purtroppo erano dei poverini che
avevano solamente tanta paura, ma non era sicuramente
colpa loro, ma di quegli ufficiali al comando. E’
stata veramente durissima sia al fronte che durante
la ritirata, il cibo era poco o non c’era. Nel
ripiegare è successo veramente di tutto: ho
visto compagni impazzire, diventare completamente
matti, ho visto soldati che uccidevano senza ragione,
commilitoni morti assiderati; l’autorità
non esisteva più, alcuni ufficiali si sono
tolti i gradi per paura di essere riconosciuti dopo
catturati, mentre alcuni graduati semplici sono andati
al comando di interi plotoni, l’autorità
che veniva dal grado non esisteva più, l’unica
vera autorità veniva dall’esempio, e
non dagli ordini! Alla fine per tutti l’idea
era quella di riuscire a tornare a casa, eravamo tutti
“sulla stessa barca” e con il mio battaglione,
il Vestone, quasi sempre in testa alla colonna, siamo
riusciti a riportare verso zone più tranquille
decine di migliaia di persone. Del mio plotone mitraglieri
siamo rimasti … solo in 3: io, un compagno di
Brescia e uno che vive a Vancouver in Canada, con
il quale ci siamo sentiti per gli auguri di Natale
>>
E cosa avete fatto con i feriti?
<< … eh … cosa volete che abbiamo
fatto? Quello che riuscivamo: del mio battaglione
siamo riusciti a portare fuori da quella sacca 4 slitte
con circa 100 feriti (di questi solo alcuni sono poi
riusciti a tornare a casa), ma se questi 100 sono
usciti, almeno 500 sono rimasti lì, nella steppa,
tra la neve, vicino o dentro le Isbe … ovunque
… ovunque andrete lungo il vostro viaggio nella
zona che va tra Char’kov e il Don, in ogni Isba,
in ogni villaggio, in ogni angolo ci saranno degli
alpini morti, ovunque! Ricordatevelo!!!>>
Leggendo i suoi libri, le sue interviste, e guardando
anche documentari storici, si vede come oltre al freddo
e alla fame, uno dei vostri maggiori problemi sia
stata la mancanza di sonno, il non poter riposare
almeno per qualche ora … cosa ci può
dire?
<< Eh si, in effetti il non dormire, non
riuscire a riposare è stata come una condanna.
Ricordo che in un violento attacco al fronte non ho
dormito per 3 giorni: credevo di diventare matto,
stavo impazzendo, non riuscivo più a ragionare.
Come le persone che superano gli 8.000 metri in montagna
si viene colti da delle visioni: ricordo benissimo
che mi capitò di vedere davanti a me la mia
stessa immagine che mi parlava, ero io che parlavo
a me stesso, ma io vedevo questa persona, realmente,
fisicamente, mi sembrava di averla di fronte e mi
diceva :“ ... Mario adesso accendi un fuoco
per non morire assiderato, Mario vai a vedere che
le sentinelle non si addormentino, Mario vai a svegliare
il compagno per il cambio della guardia …”
e io eseguivo, andavo, accendevo il fuoco, svegliavo
il compagno ma… chi parlava era un immagine
di me stesso … una situazione incredibile dovuta
alla mancanza di sonno, che però mi ha tenuto
in vita.>>
Per voi soldati italiani cosa rappresentava questa
guerra? Era qualcosa di sentito, a cui partecipavate
emotivamente, o era solo un’imposizione?
<< Assolutamente NO, nessuno di noi sentiva
questa guerra, né all’inizio, né
tanto meno alla fine: tutti volevamo solo tornare
a casa, e il prima possibile…>>
Ma non c’era nessun battaglione, tipo camice
nere, che magari fosse esaltato da questa guerra o
dalla guerra in generale?
<< Si certo, c’erano quelli della
Tagliamento, i bersaglieri stessi e la legione croata:
loro erano spinti da un inutile odio verso il nemico,
tant’è vero che se i russi facevano prigioniero
uno di noi lo deportavano, se facevano prigioniero
uno di questi gruppi lo uccidevano subito perché
sapevano che loro, avrebbero fatto la stessa cosa.>>
Quali sono stati i numeri di questa spedizione in
Russia, in quanti siete partiti e in quanti siete
tornati?
<< Sul posto eravamo noi del Corpo d’Armata
Alpino, e altri due Corpi d’armata per un totale
circa di 300.000 soldati o qualcosa di più,
siamo tornati a casa in 80.000. Noi Alpini siamo stati
quelli con le perdite maggiori: la Tridentina ha riportato
a casa il 16% degli effettivi, la Julia e la Cuneense
non più del 7-8%. E pensate che grande tragedia
sia stata per i russi questa guerra, il loro totale
di morti, 20.000.000, supera la somma dei morti di
tutte le altre potenze belligeranti, quindi quando
sarete lì in mezzo a loro, portate rispetto
e non stupitevi di nulla, della loro povertà,
del loro stile di vita, dei loro rapporti sociali…>>
La guerra è fatta di militari, luoghi, armi,
date, armate e battaglioni, ma soprattutto da persone
comuni, esseri umani che provano emozioni fortissime
ed hanno sentimenti altrettanto importanti, bene,
com’è stato il suo rapporto con la paura
e con la morte in quei durissimi anni di guerra e
di prigionia?
<< La paura … la paura non fa ragionare,
la paura è orribile, ti paralizza, ti fa fare
delle cose incredibili, l’ho provata, ma l’eroismo
in guerra è vincere la paura, non buttare la
stampella contro il nemico, l’eroe è
chi ragiona, chi tiene la testa sulle spalle. Bisogna
sempre ragionare, sempre, in ogni caso e in ogni momento:
se ti sparano addosso, guarda da dove ti sparano,
prima di metterti a correre o di fuggire. Questo è
quello che io ho cercato di fare, soprattutto quando
ad un certo punto avevo grandi responsabilità:
ragionare e far ragionare chi era con me, ed in questo
modo, posso dire di aver salvato la vita di diverse
persone. La morte invece … è qualcosa
a cui ci si abitua, purtroppo. La prima volta che
vedi un morto in guerra ti fa impressione, poi quando
ne hai visti tanti … ti fa impressione essere
vivo. Quando vedi morire tanta gente, lo stupore è
restar vivo, non morire. Comunque, vi dico una cosa,
in guerra di gente che moriva ne ho vista e sentita
tanta, ma non ho mai sentito nessuno che mentre moriva
gridasse viva l’Italia, o avanti Savoia o viva
il Duce, tutti, chiamavano la … mamma…>>
Ci scusi signor Rigoni, ma, cos’è la
guerra?
<< … Diceva una vecchio pastore: “la
guerra è una brutta bestia, che gira il mondo
e ogni tanto si ferma qua e là”. La guerra
è una cosa che fa paura.>>
Ma è mai possibile che l’uomo faccia
sempre gli stessi errori? Che non impari nulla dalla
storia, dalla lettura dei libri, dalle esperienze
precedenti? Ma com’è possibile che i
tedeschi abbiano ripetuto lo stesso identico errore
fatto da Napoleone, senza trarre nessun insegnamento
da ciò che era successo?
<< Per quel che mi riguarda, la storia che
ho studiato e che ho vissuto, la letteratura che ho
letto e le esperienze personali, mi hanno insegnato
tantissimo; evidentemente però non per tutti
è stato così … basti guardare
quello che hanno combinato i tedeschi in Russia, e
quello che succede oggi giorno nel mondo.>>
Una volta rientrato in Italia nel maggio del 1945
dopo la guerra e la prigionia, come è continuata
la sua vita?
<< Io a 17 anni sono partito militare, ero
caporale, sono stato promosso sergente in Albania
nel 1940/1941 e in Russia sono stato promosso sul
campo e indicato per il passaggio a ruolo di ufficiale.
L’8 settembre 43 è arrivata la mia nomina
a sotto tenente per meriti di guerra e il conferimento
della medaglia d’argento, ma subito sono stato
catturato dai tedeschi al passo del Brennero, e spedito
in un lager nella Germania nazista. Quando sono rientrato
dalla prigionia nel maggio 1945, una volta visti i
meriti acquisiti sul campo, mi hanno chiesto di fare
la rafferma per poter così entrare nella carriera
militate Non ho esitato, ho rifiutato subito. Di queste
cose non volevo più sentirne parlare, non mi
interessavano più. Diventare ufficiale degli
Alpini era stato per me un sogno sin dal giorno in
cui a 17 anni ero partito militare, quando tutto questo
poteva avverarsi, ho rifiutato! E’ stata dura
rientrare a piedi sino ad Asiago dopo 20 mesi di prigionia
in un lager: non avevo cibo, non avevo nulla, ero
malato, tutti i giorni avevo la febbre, ho rifiutato
il ricovero in ospedale, ma … sono rientrato.>>
Una volta terminata questa bellissima chiacchierata
abbiamo consegnato al Sig. Mario il gagliardetto del
Camper Club La Granda, che ha accettato con estrema
simpatia; inoltre ci ha onorati con una dedica ed
un autografo scritti direttamente sulla bandiera del
Club. Detta bandiera quest’estate ci accompagnerà
in quei luoghi che solo grazie al sacrificio suo e
di moltissimi altri suoi compagni potremmo visitare
in pace. All’esterno della sua casa la neve
caduta nei giorni precedenti raggiunge già
quasi il metro, mentre ci saluta, qualche fiocco scende
ancora, quasi a suggellare questi momenti, l’Amico
Mario (scusate la licenza ma l’atmosfera …
la richiede) ha concluso salutandoci con una frase
piena d’amore e di ricordi
<< Salutatemi il Don e la Russia,
quei luoghi sono la mia seconda patria!>
Perdite dei reparti italiani sul Fronte Russo:
Battaglione Vestone ( quello del Sig. Rigoni)
Partiti, con i complementi nr. 1.640
Ritornati compresi feriti e congelati nr. 384
Caduti e dispersi nr. 1256
Corpo d’Armata Alpino (estate ’42, inverno
’43)
Partiti 57.000 uomini – 14.000 quadrupedi, 10.000
automezzi
Caduti e Dispersi: 1.050 ufficiali, 33.100 truppa,
feriti e congelati 9.410
ARMIR (Armata Italiana in Russia)
Partiti 229.005 - Caduti 69.042 - Dispersi 74.800
Letture consigliate dal Sig. Rigoni per meglio conoscere
le località e le persone dei territori che
visiteremo quest’estate:
· “Sergente nella neve e ritorno sul
Don” di Mario Rigoni Stern
· “Il placido Don” di Michail Sholochov
· “ I Racconti” di Anton Cekov
· “ I Racconti di Sebastopoli”
di Leone Tolstoij