CIRCOLO CULTURALE "INSIEME"

"CAMPER E CULTURA…INSIEME"




La Cappella Italiana di Lambholm
(Isole Orcadi – Scozia)

di Vitto e Nirvana Carion

Siamo appena tornati dal nostro viaggio in Scozia dove ci siamo recati in compagnia di altri 24 camper, 48 persone ed un cagnolino, tutti Soci del Camper Club La Granda.
Nel nostro girovagare per le Higlands non poteva mancare la visita alla “Italian Chappel” di Lambholm sulle Isole Orcadi.
La visita di questa località, sperduta su una piccolissima isola dell’arcipelago delle Orcadi, ci ha fatto scoprire un luogo carico di umanità e di storia lasciando in noi, e negli altri partecipanti al tour, un ricordo che rimarrà per sempre.
Abbiamo raggiunto le Isole Orcadi, dopo aver lasciato i nostri camper nel Camping di John o’ Groats, con un traghetto per soli passeggeri.
Il maltempo ha concesso una tregua e nonostante la giornata fredda e grigia, siamo giunti fino alle isole: le condizioni atmosferiche nelle precedenti giornate erano state pessime, e il traghetto per diversi giorni non aveva potuto salpare a causa del vento e della pioggia fortissimi.
Là, anche in virtù del fatto che sul piazzale della Cappella sventola sempre il Tricolore, l’atmosfera e il calore che il luogo emanava, hanno reso molto coinvolgente e sentita la nostra visita.
Cito come presentazione le parole tratte dall’omelia che Padre Whitaker pronunziò nel giorno della ridedicazione il 10 aprile 1960:

“… delle costruzioni che popolarono Lombholm, ne rimangono solo due: questa Cappella e la statua di San Giorgio.
Tutto ciò che fu realizzato per i bisogni materiali è scomparso, ma le due cose realizzate per i bisogni spirituali rimangono.
Nel cuore degli esseri umani il bisogno più vero e più duraturo è la sete di Dio…”

La chiesetta di Lambholm, Orkney, conosciuta come la Cappella Italiana – Italian Chappel – è con la statua di San Giorgio nelle sue vicinanze, l’unico residuo del “campo 60”, che negli ultimi anni della seconda guerra mondiale, ospitò parecchie centinai di soldati prigionieri italiani.
Questi uomini, catturati durante la campagna del Nord Africa, furono inviati nelle Orcadi per lavorare alla Barriera Churchill: una serie di dighe a protezione degli accessi orientali delle basi navali inglesi di Scapa Flow.
Inizialmente il campo era composto da tredici malinconiche baracche, ma gli Italiani vi costruirono sentieri in cemento, piantarono fiori, così che l’intera area venne “umanizzata”.
Come ornamento della piazza un prigioniero artista, Domenico Chiocchetti, eresse la statua di San Giorgio, fatta con uno scheletro di filo spinato rivestito di cemento.
Furono creati mezzo di svago: un teatrino e una baracca per la ricreazione che, nel suo arredamento, comprendeva anche un tavolo da biliardo.
Al campo mancava ancora una cosa: una cappella.
I prigionieri, che ne sentivano il desiderio, ne fecero richiesta all’Ispettore dell’ufficio di guerra dei Campi dei P.O.W. ( Prigionieri Guerra).
Passarono diversi mesi, finché per un felice insieme di circostanze s’incontrarono il nuovo Comandante del Campo 60, il Maggiore T.P. Buckland, un Cappellano entusiasta, padre Gioachino Giacobazzi e Chiocchetti, l’artista, e insieme decisero di costruire una vera chiesetta.
Essa si sviluppò ovviamente come risultato naturale della buona volontà del Comandante, dell’amore pastorale del Cappellano, del genio di Chiocchetti e di tutti i prigionieri italiani.
Nessuno però avrebbe previsto che dalle loro mani sarebbe uscita una costruzione che è tuttora un capolavoro di bellezza e un’attrattiva per innumerevoli visitatori.
Con il consenso del Comandante, Il Chiocchetti si mise al lavoro per costruire la cappella all’estremità più lontana del campo, trasformando un capannone. Mentre lavorava la sua immaginazione s’infiammava. Molte idee si formarono nella sua mente, ma ognuna doveva essere realizzata con materiali semplici: rottami e mezzi di fortuna.
Si costituì così una piccola squadra di assistenti comprendente muratori, fabbri, elettricisti.
L’abside, che fu il primo progetto, richiese molto tempo e lavoro, poiché si dovette coprire il ferro ondulato del capannone, con dell’intonaco. L’altare, la cancellata, la pila dell’acqua santa, tutti di bel disegno, furono modellati in cemento.
Dietro l’altare, fino al soffitto, fra due finestre di vetro istoriato, rappresentanti San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena, fu amorevolmente dipinta la Madonna con Bambino, capolavoro del Chiocchetti, copiata da una immaginetta della Chiesa del suo paese natale - Moena (Tn) - che lui aveva portato con sé durante tutta la guerra.

Per le due entrate poste a fianco dell'altare fu acquistato del damasco finto oro presso una ditta di Exeter, pagato con denaro del fondo di beneficenza dei prigionieri. Due prigionieri costruirono due candelabri in ferro e quattro in ottone. Il legno per il tabernacolo fu ricavato dal relitto di una nave naufragata.
La volta della cappella fu affrescata dal Chiocchetti con i simboli dei quattro Evangelisti e più in basso dipinse, da entrambe le parti, due Cherubini e due Serafini. Nel centro della volta spicca la Bianca Colomba, simbolo dello Spirito Santo.
Il contrasto fra l'abside così completa e il resto della cappella era talmente stridente da indurre Palumbi, un abile lavoratore del ferro, a eseguire l’inferriata divisoria in ferro battuto e le lampade del soffitto, sempre su disegno dei Chiocchetti. Questo lavoro durò quattro mesi e l'inferriata è ancora una delle opere principali della cappella.

Ottenuto in tale modo un bel tempietto, l'artista e i suoi aiutanti trovarono che il resto del capannone risultava spoglio, decisero pertanto di abbellirne in qualche modo tutto l'interno.Il Comandante si adoperò per procurare pannelli di stucco sufficienti a rivestire tutto il capannone.
Questi furono fissati su intelaiature di legno, lasciando una camera d'aria fra i pannelli e l'intelaiatura. L'idea del Chiocchetti era di dipingere tutto l'interno a finti mattoni con uno zoccolo lungo la base delle pareti curve che doveva imitare la pietra intagliata. ?Per questo lavoro Chiocchetti fu affiancato da un altro pittore, proveniente da un vicino campo di prigionia. Come l'abside aveva reso spoglio l'aspetto della navata, così ora per un nuovo contrasto, l'interno rendeva povero tutto l'esterno. Con l'aiuto di un altro prigioniero fu costruita la facciata per togliere alla vista l'esterno del capannone.?Al centro fu costruita un architrave sostenuta da pilastri di cemento. La facciata venne sormontata da un campanile ornato da ambo le parti da guglie gotiche. Finestre con vetri colorati aggiunsero luminosità e colore.
Sopra l'architrave venne modellato un Cristo in argilla rossa, coronato di spine.?Col passare degli anni le intemperie guastarono questo Cristo, però il risultato fu che esso divenne ancor più suggestivo. Alla fine venne applicato un robusto rivestimento in lamiera a tutto l'esterno del capannone. Quando nel 1945 i prigionieri lasciarono l'isola, Chiocchetti rimase per completare la pila dell'acqua santa che era già in lavorazione. La gente delle Orcadi promise, per bocca del Signor P.N. Sutherland Greame, Lord Luogotenente di Orkney, proprietario dell'isola, che avrebbe curato la Cappella per la quale aveva già mostrato un vivo interessamento. Quando fu terminata, venne celebrata una solenne funzione, annunziata dalla musica di un disco che riproduceva il concerto delle campane di San Pietro in Roma. Finita la guerra, la Cappella fu usata ancora solo per un breve periodo di tempo.
Terminato il conflitto, scomparve l’intero campo, ad eccezione dei sentieri, della Cappella e del San Giorgio con il suo drago. Col passare del tempo divenne meta di pellegrinaggi e molte persone la vistarono ogni anno.
Il problema della manutenzione preoccupava il Sig. Greame in quanto la natura del materiale impiegato, sembrava renderne impossibile la conservazione. La questione divenne sempre più urgente, poiché mentre la notorietà e la fama della chiesetta crescevano, peggiorava lo stato di conservazione. Nel luglio 1958 per iniziativa del Padre J.Ryland Whitaker, fu fondato un Comitato ( a tutt’oggi ne fa parte la figlia, Letizia Chiocchetti, residente a Bolzano) per la conservazione della Cappella sotto la presidenza del Sig. Greame. Nel corso del 1958 il comitato eseguì una serie di restauri, finanziati dai contributi dei visitatori.
Attraverso la stampa venne interessata la BBC, che nell’estate del 1959 diramò in Italia un programma riguardante la Cappella con una intervista rilasciata dal Sig. Chiocchetti che era stato rintracciato a Moena sua città natale. Suscitarono interesse anche lunghi articoli sull’Orkney Herald di padre Giacobazzi e di Chiocchetti che descrivevano la costruzione della Cappella.
Il restauro poté iniziare nel marzo 1960 grazie a una generosa elargizione della BBC, che sostenne le spese necessarie e permise a Domenico Chiocchetti di tornare alla Cappella per tre settimane.
Durante quel soggiorno Chiocchetti, aiutato da Sir Stanley Hall di Kirkwall, restaurò le pitture interne e fece anche riparazioni all’esterno.
A Lambholm, padre Whitaker, celebrò la Messa per solennizzare il restauro della Cappella. A questa funzione parteciparono Orcadiani di ogni confessione religiosa. Parte di questa funzione fu trasmessa dalla RAI il lunedì di Pasqua del 1960.
La città di Moena nel 1961 donò un Cristo Crocifisso intagliato nel legno, ora posto, come reliquia, a lato della Cappella.
Altri lavori di conservazione furono eseguiti anche in seguito, sempre sostenuti dalle offerte dei visitatori, mai è stato fatto appello a fondi pubblici.
Così ora la Cappella rimane come segno di una fede fiorita nelle avversità e come ricordo del genio degli Italiani suoi costruttori. Essa è inoltre felice esempio di una pura ispirazione, che ha trionfato sopra ogni divisione di setta. I membri di tre diverse confessioni lavorano insieme nel Comitato e gli Orcadiani guardano alla Cappella come un dono da benedire e da conservare.

I nomi dei prigionieri artefici di questa opera:
Chiocchetti: pittore realizzò tutti i dipinti e la statua di San Giorgio.
Palumbi: fabbro realizzò l’inferriata e le lampade.
Buttapasta: muratore realizzò la facciata.
Primavera, Micheloni: elettricisti
Barcaglioni, Battato, Devitto, Fomasier, Pennisi, Sforza: aiutanti.

Il Camper Club la Granda è onorato ed orgoglioso di aver reso omaggio durante il suo Tour “ La Granda Scozia 1 – 2011” all’ingegno ed al valore di un gruppo di prigionieri di guerra italiani, che in un momento di particolare difficoltà, in terra straniera, lontani dalla Patria e dalle proprie famiglie, hanno costruito un baluardo dell’italianità la “ Italian chappel”.

Ringraziamo infine le Sig.re Angela e Letizia Chiocchetti – figlie del Sig. Domenico Chiocchetti - per l’attenzione e la disponibilità dimostrataci, per le notizie forniteci e per averci aiutato ad organizzare la nostra visita.

A nome dei 48 partecipanti al tour,
i Coordinatori Vitto e Nirvana Carion




Per informazioni è possibile telefonare al numero 0143-837604 , inviare fax al numero 0143-824406 o e mail a piero.marenco@tin.it

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