L’ULTIMA VOLTA DUE ANNI FA
Mario Rigoni Stern è stato diverse volte a
Bergamo. L'ultima il 5 giugno 2006, quando lo scrittore
aveva partecipato a un incontro svoltosi al Centro
Congressi Giovanni XXIII, coordinato dal vicedirettore
de «L'Eco di Bergamo» Franco Cattaneo
e introdotto dal critico letterario Gabrio Vitali.
«Quando leggo certe pagine meravigliose di Leopardi
o di Tolstoj - aveva detto Rigoni Stern -, mi chiedo
perché mi ostini ancora a scrivere, e se non
dovrei piuttosto fare delle lunghe camminate all'aria
aperta, che gioverebbero anche alla mia salute. Poi,
vengo a sapere che uno studente sta preparando una
tesi di laurea su di me, o ricevo una lettera dal
nipote di un alpino disperso nella campagna di Russia,
e allora mi rendo conto che è mio dovere testimoniare».
Il 28 novembre 2004, invece, Rigoni Stern aveva ricevuto
il premio speciale alla carriera nell'ambito del Premio
nazionale di poesia italiana in lingua dialettale
organizzato dal Ducato di piazza Pontida. La premiazione
era avvenuta al Teatro Donizetti per mano del presidente
della sezione di Bergamo dell'Associazione nazionale
alpini, Antonio Sarti. Lo scrittore aveva ringraziato
in bergamasco: «Grasie, voler de Berghem».
E aveva chiuso in bellezza il pomeriggio, cantando
insieme agli alpini. Andando ancora a ritroso nel
tempo, il 9 marzo 2000 Rigoni Stern era stato ospite
del Festival di poesia di San Pellegrino. Aveva raccontato
la microstoria di un soldato in congedo impiegato
al catasto che si era messo a scrivere, creando «II
sergente nella neve», portato alla ribalta nel
'53 con il Premio Viareggio ed entrato a buon diritto
nella memoria collettiva. «Non importa scrivere
tanti libri - aveva chiosato -, importa dire agli
uomini qualcosa che valga la pena di essere ascoltato».