CIRCOLO CULTURALE "INSIEME"

"CAMPER E CULTURA…INSIEME"




Favola di Capodanno
di Gian Luigi Bonardi

Mi trovo, nella vasta sala degli incontri dell’hotel “Kronos”; Nonno Anno 2007 ha appena preso posto dietro il lungo tavolo del palcoscenico, accomodandosi sulla poltrona di velluto rosso con bordature in oro posta di fronte ad un microfono. L’applauso che lo ha accolto sta affievolendosi, confuso nel rispettoso emergente silenzio degli intervenuti.
Ecco, cari amici, la conferenza stampa sta per iniziare.
“Buon giorno, Nonno Anno 2007”. A porre la prima domanda è l’inviato del giornale “Tempo dei piccoli”.
“Benvenuto anche a Voi”, risponde Nonno Anno 2007 “è curioso che per il vostro augurio utilizziate il termine “giorno”, che, come ben dovreste sapere, è parte della mia identità”.
“Chiedo scusa” ribatte l’inviato “sono certo che vorrete comunque accettare le nostre felicitazioni per questo trecentosessantaquattresimo giorno.”
“Felicitazioni accettate, ma diamo corpo ora alle domande, che il tempo scorre, e me ne resta davvero poco, non è vero?.”
“Mi chiedo, caro Nonno, quali curiosità potresti offrire ai nostri piccoli lettori, che vorrebbero conoscere più a fondo la Tua vissuta esperienza..”
“Oh, si…. la mia esperienza, le curiosità” Nonno Natale aggrotta le sopracciglia, evidenziando la ricerca di un ricordo, un aneddoto, una particolarità, poi si avvicina al microfono, perché forse ha trovato qualche cosa che deve essere ascoltato meglio.
“Tutta la mia vita, per quanto breve, è, per la verità, un insieme di curiosità. Voi oggi mi raffigurate con folta barba bianca, come se fossi un Babbo Natale, ma sono solo un ragazzino cresciuto con tanta fretta. Avete mai pensato, per esempio, quante scarpe ho dovuto consumare in questo mio anno, e quanti vestiti ho dovuto indossare? Il cammino di un piccolo Anno inizia con un paio di scarpine di lana da bebè, poi la crescita esige scarpe di tela o di pelle, con suola di gomma o di cuoio, e ancora gambali, stivaletti, perfino tacchi a spillo e scarponi, anche chiodati. Anno ha un’infinità di gusti, frutto della sua natura poliedrica ed omnicomprensiva: non ha sesso, non ha preferenze o scelte, perché viene scelto e preferito dagli altri.”
Si alza l’inviato del “Secolo Bisestile”: “Con così tanta esperienza accumulata in così breve tempo, il sapere di dovertene staccare, quali sentimenti provoca nel tuo animo?”
“Noi Anni conosciamo il nostro compito e il nostro destino. Non siamo mai preoccupati del tempo che abbiamo in noi stessi perché fa parte di noi e rappresenta un dono concessoci per un fine più elevato, al quale siamo indirizzati. Noi siamo il tempo, e il nostro viaggio, anche se breve, è destinato a rimanere per sempre, aggiungendosi alle pagine infinite del libro della storia.
Si, noi siamo storia, e dopo il nostro ultimo sguardo siamo a disposizione di chi ci voglia interpellare, per interpretare il nostro essere stati speranza e delusione, amore e odio, gioia e dolore, fortuna e sconforto.
Le nostre parole più efficaci sono le ore ed i minuti che scandiscono le vostre scelte nel campo sociale, religioso, politico, sportivo e chi più ne ha più ne metta.
La nostra esperienza è in realtà la vostra vita, che in noi prende forma e sostanza, riempiendoci di tutto ciò che la riguarda. Noi abbiamo un nostro spazio per accogliere tutti i vostri attimi, li porgiamo al nostro cuore perché li custodisca, e ne faccia tesoro, poiché costituiscono i piccoli pezzi di un insieme che si realizza continuamente, fino all’estremo e definitivo termine dei giorni.”
“Sta per scoccare l’ultimo minuto del Tuo giorno trecentosessantacinque, addio, Nonno Anno 2007, o meglio buon riposo fra le righe del Grande Libro”
Una lacrimuccia ha inumidito la scritta “2007” sul foglio tenuto in mano dall’ultimo interlocutore, l’inviato della rivista “Ultimo minuto”.
“Non temere, amico mio, non sono in fuga, ma in attesa di un premio. Me ne vado con la gioia di aver contribuito, nel bene e nel male, a costruire un grande risultato di fatti e di pensieri. Non posso che ritenermi soddisfatto di questo, anche se so che in voi c’è quasi sempre insoddisfazione nel vedere noi Anni varcare la soglia che divide l’oggi dal ricordo. Io poi, come già vi ho detto, non sono un vecchio carico di pesanti fardelli, ma un bimbo che viene preso per mano ed essere accompagnato fra le righe del “prima”.
Ecco, già mi vedo predecessore, c’è una luce che mi abbaglia, ora mi spetta l’infinito, mentre è vostra la gioia di un nuovo evento, accogliete il vostro “poi” con amore, porgendogli i miei migliori auguri”.
Luci improvvise di fuochi di artificio ora saettano oltre i vetri abbuiati delle finestre. La poltrona di velluto rosso con bordature in oro ha un nuovo ospite, un piccolo Anno bebè che sorride compiaciuto, accolto da un grande applauso e da un profumo invitante di spumante che dilaga fra gli intervenuti. E’ un presagio di cambiamento, una speranza di felicità, un nuovo soffio di tempo, l’Anno 2008, che siamo pronti a riempire con i nostri presagi più favorevoli, con buona pace di tutti gli uomini di questa nostra vecchia terra, che continua a rinnovarsi.
Buon anno a tutti


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