CIRCOLO CULTURALE "INSIEME"

"CAMPER E CULTURA…INSIEME"




Favola Della Befana
"La proposta di Miss Befana"

di Gian Luigi Bonardi

Nel lontano non sappiano quando, in una sera tanto inoltrata che già sembrava notte buia, in una modesta dimora con il tetto a beole e le pareti interne in legno di tronco verace, una vecchierella più che anziana esalava il suo ultimo respiro.
Un lume improvvisato scemava lentamente nel buio, presso il giaciglio di panno imbottito di frasche e paglia.
La casetta era appartata, nascosta sotto una pineta senza vicinato, avvolta in un silenzio che in quel momento appariva solenne.
L’aspetto di un volto raggrinzito, i capelli grigiastri e spettinati sotto uno straccio di copricapo scolorito, il proverbiale nasone ad uncino, lo scialle di lana intrecciata, la lunga gonna scura dalla quale uscivano i fondi di due paia di calze dai colori paralleli facevano subito pensare ad una strega, cui mancava solo la scopa per un immaginario volo notturno.
Noi eravamo lì, testimoni del tempo, tessitori di favole, ad osservare l’eterno ricomporsi di quella esistenza nella rigidità di un saluto apparentemente scialbo e poco dignitoso.
Pareva anche di essere di fronte ad una anziana zitella alla quale la povertà aveva riservato una irrimediabile solitudine.
Nessun parente, nessuna presenza, nessun ascoltatore, soltanto noi, con la nostra curiosità, le nostre nostalgie infantili, pronti a soffiarle aria sul volto, come fosse una carezza e a stringerci intorno alla sua figura immobile, tenendoci per mano come per un abbraccio, pronti anche ad intonare una nota filastrocca “la befana...vien di notte...con le calze...tutte rotte”.
Cercavamo soprattutto di capire come mai quella vecchietta povera e sola abbia potuto ottenere così tanto seguito, e divenire tanto famosa da avere il permesso di essere, ogni notte del 5 gennaio del calendario gregoriano, protagonista dei sogni dei bimbi, e di chiunque abbia il coraggio e la voglia di credere alle sorprese della più fervida fantasia.
Nell’unico cassettino dell’unica credenza posta in angolo dell’unica stanza che costituiva la dimora della nonnina buonanima, abbiamo avuto la fortuna di trovare un documento rarissimo. Il manoscritto era così raro che con l’ultima parola scritta prima della firma: “scomparirò”, seguì all’istante ed alla lettera la disposizione dell’autrice, ma siamo riusciti a ricostruire il suo contenuto:
“Miei cari amici, oggi, in questo tempo che mi sfugge, desidero innanzitutto ringraziare il sole, il cielo, la terra, la luna, i fiori, la mia pineta, il ruscello, i prati verdi, pioggia e neve, luce ed ombra e voi tutti, miei consimili, che mi avete dato la vita, che mi avete cresciuto ed educato offrendomi vesti, cibo e denaro. Mi avete sempre coccolato e viziato, e il gioco mi è tanto piaciuto che ho ritenuto opportuno costruirmi un futuro per ricompensare tutti coloro che si sono dedicati con tanto amore e con tanta tenerezza alla mia persona.
Per questo non ho cercato marito, ed ho accumulato un discreto sacco di preziosità.
Non cercate il mio grande tesoro nascosto, è a prova di qualunque favola.
Posso solo svelarvi che quel sacco è pieno di carezze, abbracci, pensieri, e non mancano dolcini di ogni genere, conservati per le vostre gentilezze da offrire e per i vostri perdoni da consegnare.
Per questo mi riprometto di chiedere al nostro Grande Creatore di concedermi la grazia di sorprendervi, almeno una notte all’anno, con un pensierino che porti delizia e gioia, per una piccola felicità destinata a crescere in notti infinite, e divenire un affetto globale e sincero.
Se mi sarà concesso, quelle poche volte che vi capiterà di vedermi sarà dal fondo di un camino, o da una finestra lasciata aperta, o da un albero nascosto, o da un tombino abbandonato, o sotto un ponte scuro o, come mi è capitato più di recente, seduta presso una antenna satellitare.
Non busserò alle porte, né suonerò campanelli. Sarò prudente e silenziosa, rispettosa del vostro sonno e dei vostri sogni. Avanzando nel buio lascerò di più a chi più ha meritato, ma non scorderò nessuno, ve lo prometto.
La mia persona resterà solo un simbolo originale che unirà tanti sogni e tanti desideri, per formare un unico grande cuore in cui ritrovare facilmente il brillare degli occhi dei bimbi, il sorriso delle mamme, la carezza dei papà e il volto dolce dei nonni, che, non me ne vogliano, sanno di somigliarmi tanto.
Sono certa che il regno delle fantasticherie non boccerà la proposta che già sto inoltrando all’Autorità Superiore.
Da questa sera non scordatemi, come non scorderete le mie parole su questo mio ultimo scritto, insieme al quale, al termine della lettura, anch’io scomparirò.
vostra affezionata Befana”
Il piccolo cassetto della piccola credenza è rimasto improvvisamente vuoto, e sul giaciglio di panno imbottito di frasche e paglia è rimasta l’impronta d’un corpo esile svanito nel nulla.
Un rumore nel camino di pietra ci aveva sorpreso...dietro una nuvoletta di fuliggine una delle due calze dai colori paralleli era impigliata sull’unico alare, gonfia di sorprese.
La proposta della cara Befana era evidentemente stata accettata.


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