La
lettera dal Circolo Culturale “Insieme”
RACCONTI: I FANTASMI DELL’
ALZHEIMER
di Ivana Zuccali |
Quest’estate io e Luciano abbiamo deciso di trascorrere
il periodo estivo nella località in riva al lago dove
da trent’anni facciamo campeggio stanziale (volutamente
non nomino il luogo per motivo di privacy nei confronti della
protagonista del racconto). Dopo aver partecipato al meraviglioso
Tour in Andalusia, portato i nipotini a spasso col camper,
avevo voglia di rilassarmi e trascorrere un po’ di tempo
“ nel mio piccolo Paradiso “. Ebbene sì,
io e Luciano facciamo parte della schiera di persone, a volte
criticata, che possiede la roulotte con annessa casetta, giardinetto
e fiorellini multicolori. Io, nata e cresciuta a Milano, quando
sento il desiderio di natura, di verde, di plein-air, posso
considerarmi fortunata perché ho due alternative :
trascorrere un fine settimana girovagando con l’amato
camper o rifugiarmi in questo meraviglioso angolo di lago.
Il mese di luglio per me è trascorso nel migliore dei
modi : relax, lettura ed il naso appiccicato alla TV per seguire
il Tour de France (adoro il ciclismo, sport che seguo ma che
non pratico!). Tutto bene, fino a quando mi hanno annunciato
che sarebbe arrivata Rita (nome di fantasia). Lei è
una donna di 85 anni, affetta dal morbo di Alzheimer. La conosco
da oltre un ventennio: donna dal carattere indipendente, combattiva,
sicura di sé. Negli anni passati, trascorreva i pomeriggi
a chiacchierare e a fare compagnia a mia mamma, che per la
sua invalidità, non poteva muoversi. Stessa età,
ma fortunatamente per lei, la salute non è mai stato
un problema. Neanche il tempo di capacitarmi, che Rita viene
scaricata da un suo conoscente come un pacco postale, davanti
alla sua casetta, insieme ai suoi bagagli. Sino allo scorso
anno amava curare il proprio aspetto: abiti puliti, capelli
tinti ed in ordine, oggi mi ritrovo davanti una donna trasandata,
dai capelli bianchi, lunghi e sporchi. Dopo i saluti da parte
di tutti, ognuno si dilegua. Aiutata da una mia amica, porto
all’interno le borse e istintivamente io e lei ci guardiamo
negli occhi, facendoci mille mute domande. All’improvviso
la nostra attenzione si focalizza su Rita che rovista disperatamente
nella borsa borbottando qualche cosa. Cosa cerchi?, le chiedo.
Piangendo mi risponde che cerca i soldi e che non sa dove
li ha nascosti. Guardo nella borsetta e trovo una busta ….
dentro c’erano centinaia e centinata di euro! Fortunatamente
nel pomeriggio viene una sua cara amica a farle visita e prima
del suo rientro a casa, decidiamo di nascondere parte dei
soldi in tre posti diversi e, d’accordo con Rita, il
rimanente farlo custodire a lei. Io, non conoscendo lo stadio
della malattia (questo l’ho scoperto in seguito), non
ero al corrente che i soldi per lei erano diventati una vera
ossessione. Il mattino seguente, quando sono andata a vedere
se aveva trascorso bene la notte, mi sono accorta che aveva
rovistato dappertutto. Nella roulotte regnava il caos più
totale: ovviamente gli euro nascosti erano stati da lei trovati,
ma la speranza di sapere dove ora li aveva riposti è
stata vana, lei non ricordava nulla. In quel momento ho preso
una decisione che probabilmente è andata oltre alle
mie competenze : ho custodito nelle cassaforte del campeggio
quello che restava dei soldi di Rita e giornalmente controllavo
il suo borsellino. Questo non è stato il solo problema
che si è presentato ai nostri occhi: come fidarsi a
farle usare il gas? Nella città dove vive è
seguita dai servizi sociali, a mezzogiorno le viene recapitato
il pranzo, ma qui, ci siamo chieste, come dobbiamo procedere?
Telefonata d’obbligo alla sorella la quale, anziché
ringraziarci per l’interessamento, ci ha accusate “
di metterla giù dura e che Rita era in grado di usare
il gas e cavarsela benissimo da sola “. A questo punto
una precisazione è d’obbligo: malgrado il fornellino
elettrico procuratole da Luciano, Rita non si è mai
preparata neppure un caffé, all’avvicinarsi dell’ora
del pranzo o della cena, faceva chiaramente intendere che
aveva fame e voleva sapere se c’era qualche cosa da
mangiare anche per lei, la convenzione col ristorante del
campeggio per il pranzo di mezzogiorno, per sua volontà
e dopo soli due giorni, è svanita nel nulla. Oltre
al problema dei pasti, altra nota dolente della situazione
era la pulizia, praticamente inesistente, della casetta e
della roulotte. Garze, cerotti e bende sporche, usati per
le medicazioni di un piede, erano sparsi sul letto, sul tavolo,
sulle sedie, per terra, mucchietti di crocchette per il gatto
erano ovunque, come pure pezzi di carne o pollo crudi. Anche
la sua igiene personale era scarsa: per tutto il tempo del
suo soggiorno, non sono riuscita a farle lavare i capelli,
in quanto era convinta che potesse farlo solo la sua parrucchiera.
A fare da cornice a questo quadro, il continuo sperpero di
soldi al supermercato per l’acquisto di cibo che non
cucinava e che puntualmente finiva in spazzatura. Se osavo
obiettare sugli inutili acquisti, la risposta era sempre la
stessa: “Devo pur mangiare!” Io sono del parere
che se una persona non sa provvedere alle proprie necessità,
vive perennemente in un ambiente sporco, non conosce il valore
dei soldi, non è una persona autosufficiente, ma è
un individuo che ha bisogno di essere seguito ed aiutato e
pertanto, coerente con il mio pensiero, le sono stata accanto
per tutto il periodo che ha trascorso in campeggio. Ovviamente
non sono state tutte rose e fiori, il suo caratterino e la
sua malattia mi hanno creato non pochi problemi. Le raccomandazioni
che le facevo su ciò che doveva o non doveva fare,
erano parole al vento. La mancanza di memoria non le permetteva
di ricordare ciò che aveva detto o fatto qualche minuto
prima, creando scompiglio a lei, a me e a chi, all’oscuro
dei suoi problemi, credeva a quello che raccontava. Sapendo
che a fine stagione avrebbe dovuto vendere il tutto, si accordava
con più persone per la vendita del frigorifero, delle
panchette, della cucina del gas e …. della roulotte
più casetta. Quanti euro? 100, 2.000, 50.000. La sera
per lei era un supplizio, non le interessava la TV, cercava
compagnia. Va precisato che fino allo scorso anno aveva “l’amico”
in campeggio; insieme andavano a fare la spesa, mangiavano,
andavano al ristorante e le serate le trascorrevano al bar
o, quando c’era musica, in discoteca. Purtroppo un ictus
ha messo fine al loro bel rapporto e Rita, pur rendendosi
conto che quest’anno era sola, si metteva cipria e rossetto
e andava al bar con cellulare e borsellino. Io controllavo
attentamente che nascondesse la chiave di casa sempre allo
stesso posto (quante volte l’ha cambiato!) ed aspettavo
il suo rientro. Fortunatamente, essendo molto conosciuta,
trovava sempre qualcuno disposto ad accompagnarla a casa per
timore che non ritrovasse la strada, come già successo.
Dopo averle augurato la buonanotte, mi sedevo sul divano,
osservavo la sua porta e stavo in attesa: nell’arco
di pochi minuti era nuovamente fuori, giretto per il giardino,
una sbirciatina a destra e a manca, qualche parola borbottata
ai due gatti randagi, suoi ospiti fissi, e finalmente si ritirava
a dormire. Io, da quel momento, potevo smettere i panni di
vedetta. Gli ultimi giorni sono stati per lei fonte di continue
arrabbiature, ogni volta che le dicevo che doveva preparare
le borse per tornare a casa. Non ne voleva sapere, diceva
che aveva pagato fino a dicembre e che pertanto poteva fermarsi
quanto voleva, anche se noi andavamo tutti a casa. Il suo
ragionamento non faceva una grinza, così era stato
per gli anni passati, ma ora le cose erano cambiate ed anche
lei, come noi, doveva rientrare e soprattutto sottoporsi alle
visite già fissate per il mese di settembre ed iniziare
nuovamente le cure. Il giorno della sua definitiva partenza
per me non è stato un sollievo. Anche se ci sono volute
tre ore di intensi preparativi, discussioni varie e frasi
non molto carine sul mio conto, capivo che si chiudeva parte
di un capitolo della mia vita. Io so già che il prossimo
anno mi mancheranno la sua presenza e la sua perenne richiesta
di aiuto, mi mancheranno il suo continuo brontolio ed il suo
pedinamento ad ogni mio passo. Mi mancheranno quelle cose
che riempivano la mia giornata e non mi davano un attimo di
tregua, ma che mi hanno permesso di rendermi utile e di crescere
interiormente facendo del bene a chi ne aveva bisogno; mi
hanno fatto capire che una vacanza serena è quella
che noi ci creiamo e io sono felice di averla trascorsa ad
aiutare Rita e ad aver contribuito in minima parte a combattere
contro i fantasmi del morbo di Alzheimer, una malattia devastante
che annulla chi ne è colpito e lo rende vulnerabile
di fronte al mondo. Anche se immagino come potrà essere
il futuro di Rita, mi consola sapere che nulla potrà
cancellare il ricordo piacevole che ho di lei, donna combattiva,
fiera e sicura di sé, ma soprattutto simpatica compagna
di lunghe chiacchierate nei caldi pomeriggi estivi.
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