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CAPITOLO
IX |
| Ricordi dal
tuo futuro
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11 luglio 2006
Orgoglioso di sapere
Ogni nonno in attesa, come ogni mamma, ogni papà,
ogni sorellina, insomma ognuno di noi, di voi, di loro, tutti,
nessuno escluso, abbiamo in comune l’esperienza di aver
iniziato la nostra vita all’interno di un prezioso utero,
caldo e accogliente. Ma ora mi viene spontanea una domanda:
“quanti di noi, di voi, di loro siamo in grado di ricordare
sensazioni vissute o voci udite in quella situazione così
speciale?” Credo proprio che tutti noi, voi e loro abbiamo
in proposito anche una risposta che ci accomuna: “non
ricordo nulla”. Il nostro crescere nel grembo materno
ha certamente suscitato apprensioni e fantasie in tutti coloro
che ci stavano vicino, e noi, vero Michelino, li abbiamo sentiti
camminare e parlare, abbiamo goduto del loro amore, delle
loro cure, delle loro speranze, ma tutto questo ci è
rimasto nel cuore e nella mente come un segreto vivo ma sconosciuto
ed inesplicabile. Solo una mamma è in grado di riferire
le sensazioni provate con la propria creatura, ed ascoltare
da lei il racconto di un rapporto così intimo e particolare
rende ognuno di noi orgoglioso di sapere della propria voracità
o del proprio vivace sgambettio. Oggi poi ci siamo modernizzati,
per te, piccolino, ci sono anche immagini prenatali da ecografia,
che un giorno osserverai con curiosa partecipazione, sorprendente
ricordo per il tuo futuro.
E la fortuna di avere un nonno che ti può raccontare
ciò che ti accade intorno? anche questa è una
tua storia da non trascurare, una storia che potrai rileggere
domani, a tempo debito, e... chi lo sa...potresti collegare
i fatti a qualcosa che oggi hai udito o che ti ha particolarmente
riempito di gioia o di trepidazione, tanto che potrai quasi
dire “ricordo...”.
12 luglio 2006
A braccia conserte
O.K. caro nonnino, sono pronto a partecipare anche a questa
tua finzione, aspetta che incrocio i piedini e provo ad abbozzare
le “braccia conserte”. Ecco, sono tutto orecchi,
dimmi di questo presente, e sarò lieto di rileggerti
nel futuro che sappiamo, per quel mio “ricordo”.
Piano, Michelino, non è così semplice, i settori
della botte del presente sono molteplici, occorre essere scaltri,
scegliere con prudenza dal pozzo di San Patrizio fatti che
abbiano una valenza forte, e siano pezzi di vera immagine
dell’oggi.
Non sarà tutto rose e fiori, già ho avuto occasione
di evidenziare il fatto che i mass media tendono ad occuparsi
in via principale di cronache piccanti, troppo spesso tragiche
e sconvolgenti. La finzione esige che tu sia già in
età di esaminare i fatti e di capirne motivazioni e
finalità, è cosa da adulti, destinata a quel
momento del tuo futuro che ti vedrà capace di riflessione
e di scelta. Per ora ascolta, domani saprai che cosa sia successo
nel tuo tempo passato, quando il tuo nonno pazzerello ha avuto
la presunzione di lanciare nel tuo futuro i pezzi di presente
che ora ti circondano. Non resta che la scelta: politica,
religione, guerra, cronaca nera, finanza, scienza, letteratura,
amore, spettacolo, lavoro, tempo libero, progresso, famiglia,
sport. Come vedi gli argomenti sono tanti, e non avremo la
presunzione di voler giudicare, quanto quella di voler presentare
uno spaccato di vita, quella che ha accompagnato i mesi della
tua gestazione e nella quale tu, piccolo Michelino, ti accingi
ad entrare da protagonista, con i migliori auguri miei, di
nonne, di bisnonna, di mamma e papà e di tutti coloro
che sono in attesa della tua venuta.
Interessante, nonno, interessante, forza, inonda il mio futuro
di preziosi ricordi, sto ascoltando.
13 luglio 2006
Con la speranza di un trionfo
Facciamo innanzitutto una premessa. La vita è un dono
che non ha bisogno di tante spiegazioni, è un continuo
trovarsi in mezzo alla scelta, è un’opportunità
di speranza e di felicità da far valere anche fra dubbi
e sofferenze.
Credo che chi rinuncia a donare una vita lo fa per timore
di inserire una creatura in un vortice senza soluzioni. Costui
rifiuta la speranza prima che possa accendersi, ha una visione
negativa del poi...forse è oppresso dall’idea
che la vita possa essere una sofferenza prolungata senza scopo,
un vivere per morire e scomparire per sempre nell’oblio
delle tribolazioni subite. In questo caso sarebbe difficile
e superfluo anche ogni momento di gioia e di conquista, sarebbe
un vero e proprio supplizio senza ragioni. In questo caso
il rifiuto è materialmente comprensibile, ha radici
nella convinzione della nostra fragilità e della inutilità
di ogni nostro minuto di vita, ha radici nella fede che siamo
qualcosa con appiccicato sulla schiena un francobollo, qualcosa
che prima o poi verrà imbustato e spedito nell’assoluto
nulla. Un pensiero davvero drammaticamente triste! Forse proprio
lì sta il segreto dell’infelicità, e allora
che cosa servono i valori? ...prima di finire nel nulla abbandoniamoci
al nostro “carpe diem”, godiamo, cerchiamo successo
e vanità, frodiamo e accumuliamo denari a qualsiasi
costo...D’altronde quanto può valere allora la
vita di altri, se non quanto un antipatico intralcio al mio
io? E’ la filosofia della morte, la filosofia più
squallida, che, se accettata secondo le regole dell’”homo
homini lupus” farebbe piazza pulita in poco tempo dell’umanità
intera.
Noi, al contrario, Michelino, abbiamo nel nostro DNA tante
ragioni per crederci oggetto di creazione, e altrettanti motivi
per aver fede nella nostra infinità, a partire dall’istante
in cui si è realizzato il dono creativo del nostro
essere. Per questo le cattiverie, le sofferenze, le avversità
non ci scoraggiano e non riescono a distrarci dall’assaporare
la dolcezza d’un affetto, l’orgoglio di una vittoria.
Abbiano così la fede in un amore tanto grande da essere
capace di affrontare il male e di sconfiggerlo con la speranza
di un trionfo sicuramente difficile e sofferto, ma affascinante
ed infinito.
Consolati, piccolino, quando mi leggerai saprai con certezza
che non hai fatto parte di quella strategia della morte che
propone il rifiuto alla vita, ma sei stato atteso dal nonno
con la sincera fede che sarai una pedina importante ed insostituibile
nel disegno infinito delle nostre speranze.
16 luglio 2006
Due gocce di cielo
E’ davvero straordinario come a volte la Provvidenza sappia
al tempo giusto venire in soccorso di chi, come il tuo nonno
in attesa, si trovi in difficoltà nel voler scegliere
un primo fatto di cronaca da proporti come momento di ricordo
per il tuo futuro. Oggi due gocce di cielo ci sono piovute improvvise
vicino all’anima, anticipando la loro venuta nel grande,
affettuoso abbraccio degli umani. Le tue cuginette gemelle Greta
e Diana hanno dribblato ogni previsione e giacciono ora settimine,
ma in ottima salute, nei loro minuscoli lettini della clinica
che le ospita. Dopo aver allietato con smorfiette e giochi di
manine la soddisfazione di mamma e papà, si offrono ora
alla contemplazione amorosa di parenti ed amici. Si parla anche
della tua futura venuta, Michelino, mentre si scattano foto
ricordo rigorosamente senza flash. Tu poi hai anche avuto la
fortunata occasione di partecipare ad ogni voce, ad ogni grido,
ad ogni parola scambiata durante l’evento, gongolando
comodamente nel grembo di mamma che, essendo esperta ostetrica,
era stata richiesta dalla cugina quale miglior compagna e sostegno
psicologico. “Un parto meraviglioso” “Due
splendide creaturine” “Tutto nel migliore dei modi”.
I commenti si moltiplicano e diventano complimenti, abbracci,
strette di mano, auguri, felicitazioni. La vita ci intriga a
tal punto che non osiamo amare di più nessun’altra
cosa. C’è aria di festa, quasi che il tempo della
gioia abbia voluto precedere ogni altra cronaca, per rassicurare
innanzitutto ogni nostra speranza di felicità. E per
te, piccolo Michele, un’esperienza che un domani potrai
forse riconoscere in queste brevi righe di diario. Allora, con
orgoglio, potrai vantarti con le cuginette maggiori di essere
stato il solo ad aver udito prima di nascere e da vicino, il
loro strillare drammatico e felice, al terribile e morbido impatto
con l’aria, per il primo affascinante respiro.
Per te una lezioncina di riguardo, ma sarà anche un ricordo
importante, che contribuirà certamente ad elevare il
tuo grado di apprezzamento della vita come il dono migliore
fatto ad ogni creatura, un dono da accettare con gratitudine,
da gestire con affetto, da salvaguardare contro ogni potenza
avversa. Tanti tanti auguri, Greta e Diana, piccole gocce gemelle
di cielo; che anche per voi il tempo della gioia possa anticipare
ogni evento e conquistare il primato sconfiggendo ogni tentazione
di malvagità. Forse la felicità è solo
un coctail in cui si mescolano, fra l’altro: semplicità,
oculatezza, serietà, sincerità, humor, franchezza,
gentilezza, mitezza e onestà. Basta aggiungervi un pizzico
di cultura e senso pratico per ottenere un risultato soddisfacente,
capace di produrre crescita positiva e costante. Auguri, piccoline,
e “che la vera forza sia con voi”.
17 luglio 2006
Per un progresso nobile e sicuro
Ma la vita, in effetti, Michelino, non si presenta sempre
con la veste della festa. Siamo circondati da numerose scelte
di male, e siamo spesso incapaci di prevederle e di prevenirle.
A volte la cronaca riguarda vere cattiverie, come certi omicidi
senza scrupoli che vengono definiti “regolamenti di
conti”. Quando sarai adulto conoscerai il significato
di “mafia” e di “andrangheta”, di
“sgarbo” di “Padrino” di “cupola”,
di “cosca” e di “pizzo” e, come i
tanti che hanno fede nella bontà del vivere civile,
ne proverai timore e disgusto. Fatti di sangue dipendenti
da questo male sociale sono all’ordine del giorno, tanto
che ormai non sempre fanno “notizia”. Si tratta
in realtà di effetti del distorto utilizzo del significato
della parola “giustizia”, che viene adottata in
senso del tutto arbitrario. I capi delle “cupole”
operano come persone di estremo riguardo nei confronti dei
loro “compari dipendenti” e “collaboratori”.
I Padrini sono veri e propri giudici e padroni, depositari
e fonte di ricchezza, generosità, ordine e disciplina,
Vengono perciò adulati e riveriti, finché il
potere è nelle loro mani, ma nel contempo sono odiati
e, appena possibile, traditi, anche fino alla materiale eliminazione.
In queste forme di aggregazioni è evidente la precarietà
della vita, che viene giudicata con disprezzo come un valore
inutile, se non necessario agli scopi principali di arricchimento
e mantenimento del potere. Sarebbe lungo e triste elencare
le ragioni storiche che hanno trasformato un sia pur odioso
brigantaggio in “cosca mafiosa”. A noi, piccolo
Michele, basta sapere che il problema oggi esiste, che ancora
siamo costretti a convivere con esso, che si sta facendo il
possibile per osteggiare il fenomeno, che anche a te verrà
passato il “testimone” per una staffetta che prima
o poi dovrà essere vincente. Sì, perché
la vita possa riprendersi quella fetta di orrori e farne poltiglia
da utilizzare per un progresso nobile e sicuro.
18 luglio 2006
Verso la strada che ti aspetta
Altri fatti buoni e malvagi hanno riempito il tempo della
tua attesa. Forse, piccolo Michele, ne avrai assorbito sensazioni
positive o negative, avrai gioito o pianto con mamma sulle
sorti altalenanti della cronaca. I mesi già trascorsi
della tua gestazione hanno viaggiato in contemporanea con
tristi storie di bimbi uccisi da mamme malate, di neonati
abbandonati o soppressi, di misteriosi rapimenti di minori,
di riprovevoli pedofilie, di uxoricidi e matricidi da girone
infernale. Se dovessi domani lasciarti scoraggiare da tanta
negatività, sarebbe imperdonabile. Purtroppo in questo
periodo focolai di guerra stanno mettendo a dura prova la
nostra fede nella vittoria del bene sul male. La crudeltà
sembra trovare nuovi impulsi, si giunge ad uccidersi per uccidere,
e le vittime siamo noi, che crediamo nella bontà della
vita. Siamo anche in pieno processo per la manipolazione genetica
delle nostre stesse fonti di vita. La famiglia è quanto
mai in pericolo...si tende a confondere perfino il matrimonio
con le unioni di fatto tra omosessuali, quasi che entrambi
debbano avere uguale trattamento giuridico e possano produrre
i medesimi effetti nell’ambito sociale, perfino in campo
ereditario. Le soluzioni di certi problemi sono ancora e più
che mai nel mescolo delle incertezze. Sarà forse la
tua generazione a trovare rimedio? Oggi se ne discute, si
cercano compromessi, si studiano proposte alternative. Domani
toccherà anche a te, piccolino, darti da fare al massimo
per ottenere dialoghi costruttivi per soluzioni adeguate e
durevoli. Per fortuna c’è l’altra faccia
della medaglia, tanta voglia di giustizia. In politica nella
Nazione che è pronta ad accoglierti, Michelino, siamo
deboli, ma chiunque ne abbia la gestione si prodiga per servire.
E’ anche vero che la nostra politica è facilmente
soggetta al contrasto di tifoserie avverse, quasi che la vittoria
di un polo sull’altro sia paragonabile al risultato
di una partita di calcio. In questo campo bisogna essere pazienti
e magari, se ne avrai la vocazione, potrai contribuire personalmente
al bene del tuo Paese. A proposito di calcio, hai udito anche
tu l’esultanza generale per la vittoria della nostra
Nazionale? La cronaca dei mass media riporta quasi soltanto
fatti che portano odiens, e tralascia in genere la quotidianità
della grande bontà che ci circonda, una bontà
che nasce dal sacrificio, dalla dedizione, dall’amore
costante, dal piacere di regalare un sorriso a chi è
solo ed un aiuto a chi ne ha bisogno. Mi vengono in mente
i “medici senza frontiere” o certi volontari nei
paesi che ancora oggi definiamo del “terzo mondo”.
Anche tu, Michelino, avrai come ricordo per il tuo futuro
tutte queste cose; di quelle brutte cercherai il rimedio e
da quelle belle riceverai conforto per seguire a testa alta
la strada che ti aspetta.
20 luglio 2006
Alla sfida delle cronache
Carissimo nonnino, mi sembra che fino ad ora le tue cronache,
a parte qualche rarità, siano davvero poco confortanti.
Potresti con la fantasia soddisfare la mia propensione prenatale
a sperare nella preminenza della gioia per il mio futuro di
infanzia e di giovinezza? Ti prego, escogita qualche cosa,
magari tratto dal tuo bagaglio di giochi, una fantasia positiva,
che possa descrivermi succintamente la competizione tra male
e bene, ma soprattutto la speranza di vittoria che tutti abbiamo
nel cuore.
Devi sapere, Michelino, che nel “regno della Speranza”
da sempre si stanno misurando quelle che hai definito forze
del bene e forze del male. Ebbene si, è come una lunga
partita di calcio, la finale di un campionato secolare, seguita
da tutti con passione, capace di offrire le più grandi
occasioni di sconforto e di sollievo, secondo il tifo che
infiamma ciascuno. E’ proprio come ad un immenso stadio,
ove si contrappongono tutte le buone e le cattive intenzioni
di cui siamo dotati. Quella così importante partita
anche ora sta proseguendo. Come in ogni partita che si rispetti
non manca la palla al centro ad ogni inizio e ad ogni goal
segnato dall’una o dall’altra squadra. Non è
facile farne una cronaca particolareggiata, né fare
previsioni certe sull’andamento della competizione,
che si snoda nel tempo passato, presente e futuro, ed è
destinata a protrarsi oltre il limite del conoscibile. La
composizione delle formazioni in campo, che presenta poche
variabili per la partecipazione di giocatori titolari dal
carisma inconfondibile, è elemento chiarificatore delle
contrapposte ambizioni delle squadre. Dalla parte del bene
gioca le sue carte la formazione della “Virtus”,
dalla parte del male si apre un varco quella dei “Diablo”.
Già, come vedi, piccolo Michele, le formazioni suggeriscono
un programma di strategie diverse che si esplicano in atteggiamenti
tattici decisamente differenti, con comportamenti sui quali
la terna arbitrale ha dovuto, deve e dovrà vigilare
con molta attenzione, pronta a sedare fin dall’origine
falli e diverbi.
Primo arbitro è stato designato il signor Raffaele
Giusto; collaboratori e segnalinee i signori “Cesare
Acquiescenza” e “Furio Contrario”. Non si
può dire che la partita si sia sempre svolta sul filo
della signorilità e del “savoir faire”,
ma siamo giunti fino ad oggi con poche sospensioni di gara,
determinate per lo più da momenti storici di sbandamento
dell’umanità spettatrice, coinvolta in casi di
guerra o per motivi di eccessiva ostentazione di santità.
Iniziamo con l’elenco dei giocatori della squadra che,
con parziale ottimismo, potremmo dire che giochi fuori casa:
i “Diablo”.
Portiere: Sandro Farabutti
terzino destro Alessio Imbrogli
terzino sinistro: Eligio Omertà
difensore centrale Amedeo Guerra
mediano destro Andrea Delitto
mediano sinistro Leo Tortura
giocatore centrale, Mario Sopraffazione
mezz’ala destra Roberto Ingiuria
mezz’ala sinistra Sandro Pedofili
ala destra Renato Stupro
ala sinistra: Mirco Invidia
centravanti Angelo Egoisti
Riserve in panchina: Lorenzo Scandalo, Davide Evasore, Ciro
Ergastoli, Eugenio Sacrilego e Samuele Ozio.
Allenatore: Alessandro Odio.
Passiamo quindi all’elenco dei giocatori della squadra
che potremmo dire che giochi in casa: la “Virus”.
portiere: Franco Fermezza
terzino destro: Giorgio Prudenza
terzino sinistro Alfonso Equità
difensore centrale Marco Chiesa
mediano destro: Sergio Temperanza
mediano sinistro: Claudio Fortezza
giocatore centrale: Enzo Pace
mezz’ala destra: Pietro Concordia
mezz’ala sinistra: Attilio Bontà
ala destra: Giovanni Speranza
ala sinistra: Enrico Sostegno
centravanti: Gaudenzio Carità.
Riserve in panchina: Luigi Qualità, Francesco Solidarietà,
Paolo Onesti, Egidio Preghiera e Federico Beato.
Allenatore: Carmelo Fede.
Si tratta comunque, Michelino, di una finale avvincente, da
seguire, secondo le sorti, con il cuore in mano o con il cuore
in gola, nella speranza che il nostro entusiasmo per il vantaggio
di qualsiasi tendenza al bene sia un gradino aggiunto alla
scala che porta alla vittoria finale che desideriamo.
Grazie, nonnino, è questa la Speranza che ti chiedevo,
mi associo al tuo tifo. Per ora mi accontento di immaginarmi
ad esultare per quella vittoria, in piedi come fa sorellina
che, poco fa, con le braccine rivolte verso l’alto e
la maglietta del “Toro” ben in mostra, ha voluto
partecipare ad un’altra vittoria, pur sempre gradevole,
leale e gustosa.
21 luglio 2006
Cronaca di vocette sospese
E’ nell’aria un bisbiglio di vocette sospese,
che s’inseguono, s’intrecciano, aleggiano tra
sbuffi di nuvolette dipinte con i colori tenui del cielo.
Si mormora di bimbi appena nati, di gioie di mamme, di teneri
bacetti, di coccole calde e amorose.
Per un invito di zia Fantasia, abile suggeritrice di “nonni
in attesa”, abbiamo avuto accesso all’ambito segreto
degli angioletti preposti ai nuovi bimbi appena venuti al
mondo. Ve ne sono migliaia, dotati di abitini evanescenti,
candidi, azzurri e rosa. Molti tengono le manine giunte, stanno
intercedendo per una carezza o per un dolcissimo riposante
dondolio di mamma. Altri osservano attentamente, con le braccine
conserte, la buona sorte dei loro teneri custoditi dormienti.
Altri ancora affidano il loro soffio celestiale di trionfo
a piccole trombette, per esprimere gioie di successi. Tutti
si muovono come sollevati e sospinti in un vapore di pensieri,
senza piedini né scarpine. In tutti è un’espressione
di felicità; hanno occhi raggianti per esternare i
loro sentimenti di luminosa pace interiore. Sono i piccoli
custodi dei piccoli uomini che ancora non sanno peccare, ma
sanno trasmettere tutta la loro innocenza, la loro purezza,
la loro gioia di esistere e di riconoscersi al centro di attenzioni
sicure e confortanti. Anche questa, Michelino, è una
cronaca che ti riguarda, perché anche tu stai per essere
accolto dal tuo angioletto, già richiamato nella stanzetta
delle consegne per ricevere l’atteso incarico. Che cosa?
Vuoi conoscere l’argomento odierno di quelle vocette
sospese? Ebbene si, stanno concordando quali angioletti debbano
essere preposti alla custodia dei maschietti o a quella delle
femminucce. Sembra che l’orientamento sia, come sempre
in tali occasioni, unanime: alle femminucce competono angioletti
azzurri, ai maschietti angioletti rosa, in caso di insufficienza
di angioletti azzurri o rosa, competerà agli angioletti
candidi prendere custodia. Non chiedermi, Michelino, la ragione
di tali decisioni, sono vocette di cielo, pensierini segreti
di intelligenze superiori, nascoste nell’invisibile,
che solo oggi, per gentile concessione, abbiamo avuto l’avventura
di osservare ed ascoltare. Così abbiamo potuto versare
sulle nostre cronache umane un pizzico di sapore angelico,
come si fa con il rosmarino per migliorare il sugo della pasta.
22 luglio 2006
Cronache di amicizie importanti
Gli amici, Michelino, quelli veri, sono come gli angeli della
Terra, angeli in carne ed ossa, presenti quando occorre, mai
avvezzi al tradire. Nella tua vita futura fra di noi, anche
tu avrai accesso, piccolino, a cronache di amicizie importanti
per i tuoi personali affetti, il tuo sostegno, il tuo divertimento,
il tuo prevedibile innato formidabile desiderio di aggregazione.
Insieme è più bello, spesso è più
facile, sicuramente è più gratificante. L’amico
sarà il compagno che saprà condividere stima
ed affetto. L’amico sarà il destinatario delle
tue attenzioni, delle tue parole di conforto, delle tue pacche
sulla spalla, della tua offerta di aperitivi e di una sana
rivalità sportiva. L’amico sarà colui
che ti passerà accanto, ti riconoscerà, camminerà
per la tua stessa strada per lungo tempo, spesso per sempre,
mai scordando di avere la tua mano nella sua e di preoccuparsi
di ascoltare il battito del tuo cuore. L’amico avrà
il migliore fiuto per percepire la tua richiesta di conforto
e per comprendere il tuo nascosto bisogno di aiuto. L’amico
sarà la tua migliore chance per donare, per perdonare,
per amare, per costruire, per collaborare, per vincere odio
e rancore, per ottenere pace, per coltivare speranze. Si,
Michelino, si dice ormai da sempre che “chi trova un
amico trova un tesoro”. Il vero amico è sicuramente
un tesoro, ed è compito di ciascuno di noi, e sarà
anche il tuo, piccolino, quello di conservarlo con lealtà
e con affetto. Mi chiedi come potrai riconoscere un vero amico?
Semplice, osserverai papà e mamma, i tuoi zii, sorellina,
i nonni in attesa, la bisnonna. Tutti costoro, tuoi migliori
amici, avranno un loro segreto da donarti, di cui farai tesoro
conservandolo nel luogo degli affetti sinceri. Quando l’amico
vero ti incontrerà, potrai confrontare i doni di quel
cassetto con le intenzioni del nuovo compagno, e potrai intuire
e comprendere quanto dovrà e potrà essere grande
il vostro camminare insieme per costruire un legame importante.
23 luglio 2006
Nel deserto delle gioie, oltre il miraggio
Ora che sulla nostra torta delle cronache abbiamo posto una
ciliegina invidiabile, è tempo di lasciare che il grande
Selezionatore ne scelga le fette migliori, da porre nell’angolo
dei ricordi a disposizione di chi ne voglia fare uso. Ciò
che davvero importa, piccolo Michele, è l’aver
rivelato da parte mia, per la tua futura comprensione, anche
una minima parte di quanto sia avventurosa ed affascinante
la strada di ogni futuro. E’ altresì importante,
pensierino fratello, poter considerare già dai primi
momenti l’esistenza di difficoltà nel percorso
che ti attende, con trabocchetti nascosti dentro le meravigliose
apparenze, spruzzate come polveri di luce, fra i nostri passi,
dallo splendido Principe delle tenebre. Anche tu, piccolo
inerme frutto di bontà e di speranza, sarai spesso
attratto dal fascino insistente della trasgressione, foriera
di tanto accattivanti quanto poco utili vanità. Allora
forse, piccolino, scoprirai la noiosa solitudine del superfluo,
cercherai la tua migliore via d’uscita, nel desiderio
di risollevare il tuo orgoglio ferito. Un pentimento, anche
il più veniale, porta sovente in grembo una preghiera,
e nel silenzio d’una riflessione forse potrai riascoltare
la voce amica di un nonno in attesa ripetere dall’infinito
parole scritte per il tuo ricordo. Sarà bello, a quel
punto, se rammenterai che un giorno il tuo piccolo io ha recepito
inconsciamente la storiella di una gustosa fettina di torta,
conservata nella memoria per essere gustata come una carezza
dolce di conforto per riportarti alla strada, la tua strada,
la nostra strada felice sul deserto delle gioie, oltre il
miraggio delle vanità.
Nonnino caro, angelo amico, dammi tempo e vedrai, sento che
non ti deluderò, ma stammi sempre vicino, e se mi vedrai
cadere, non abbandonarmi, ma prendimi per mano e, se occorre,
trascinami sulla via del bene, anche a costo di prendermi
in braccio, come successe ad altri, nella cronaca di quella
storiella meravigliosa dell’anonimo brasiliano che ben
conosci.
Per
informazioni è possibile telefonare al numero 0143-837604
, inviare fax al numero 0143-824406 o e mail a piero.marenco@tin.it