CIRCOLO CULTURALE "INSIEME"

"CAMPER E CULTURA…INSIEME"




CRONACA DI UN NONNO IN ATTESA
di Gian Luigi Bonardi

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CAPITOLO IX
Ricordi dal tuo futuro

11 luglio 2006
Orgoglioso di sapere

Ogni nonno in attesa, come ogni mamma, ogni papà, ogni sorellina, insomma ognuno di noi, di voi, di loro, tutti, nessuno escluso, abbiamo in comune l’esperienza di aver iniziato la nostra vita all’interno di un prezioso utero, caldo e accogliente. Ma ora mi viene spontanea una domanda: “quanti di noi, di voi, di loro siamo in grado di ricordare sensazioni vissute o voci udite in quella situazione così speciale?” Credo proprio che tutti noi, voi e loro abbiamo in proposito anche una risposta che ci accomuna: “non ricordo nulla”. Il nostro crescere nel grembo materno ha certamente suscitato apprensioni e fantasie in tutti coloro che ci stavano vicino, e noi, vero Michelino, li abbiamo sentiti camminare e parlare, abbiamo goduto del loro amore, delle loro cure, delle loro speranze, ma tutto questo ci è rimasto nel cuore e nella mente come un segreto vivo ma sconosciuto ed inesplicabile. Solo una mamma è in grado di riferire le sensazioni provate con la propria creatura, ed ascoltare da lei il racconto di un rapporto così intimo e particolare rende ognuno di noi orgoglioso di sapere della propria voracità o del proprio vivace sgambettio. Oggi poi ci siamo modernizzati, per te, piccolino, ci sono anche immagini prenatali da ecografia, che un giorno osserverai con curiosa partecipazione, sorprendente ricordo per il tuo futuro.
E la fortuna di avere un nonno che ti può raccontare ciò che ti accade intorno? anche questa è una tua storia da non trascurare, una storia che potrai rileggere domani, a tempo debito, e... chi lo sa...potresti collegare i fatti a qualcosa che oggi hai udito o che ti ha particolarmente riempito di gioia o di trepidazione, tanto che potrai quasi dire “ricordo...”.


12 luglio 2006
A braccia conserte

O.K. caro nonnino, sono pronto a partecipare anche a questa tua finzione, aspetta che incrocio i piedini e provo ad abbozzare le “braccia conserte”. Ecco, sono tutto orecchi, dimmi di questo presente, e sarò lieto di rileggerti nel futuro che sappiamo, per quel mio “ricordo”.
Piano, Michelino, non è così semplice, i settori della botte del presente sono molteplici, occorre essere scaltri, scegliere con prudenza dal pozzo di San Patrizio fatti che abbiano una valenza forte, e siano pezzi di vera immagine dell’oggi.
Non sarà tutto rose e fiori, già ho avuto occasione di evidenziare il fatto che i mass media tendono ad occuparsi in via principale di cronache piccanti, troppo spesso tragiche e sconvolgenti. La finzione esige che tu sia già in età di esaminare i fatti e di capirne motivazioni e finalità, è cosa da adulti, destinata a quel momento del tuo futuro che ti vedrà capace di riflessione e di scelta. Per ora ascolta, domani saprai che cosa sia successo nel tuo tempo passato, quando il tuo nonno pazzerello ha avuto la presunzione di lanciare nel tuo futuro i pezzi di presente che ora ti circondano. Non resta che la scelta: politica, religione, guerra, cronaca nera, finanza, scienza, letteratura, amore, spettacolo, lavoro, tempo libero, progresso, famiglia, sport. Come vedi gli argomenti sono tanti, e non avremo la presunzione di voler giudicare, quanto quella di voler presentare uno spaccato di vita, quella che ha accompagnato i mesi della tua gestazione e nella quale tu, piccolo Michelino, ti accingi ad entrare da protagonista, con i migliori auguri miei, di nonne, di bisnonna, di mamma e papà e di tutti coloro che sono in attesa della tua venuta.
Interessante, nonno, interessante, forza, inonda il mio futuro di preziosi ricordi, sto ascoltando.


13 luglio 2006
Con la speranza di un trionfo

Facciamo innanzitutto una premessa. La vita è un dono che non ha bisogno di tante spiegazioni, è un continuo trovarsi in mezzo alla scelta, è un’opportunità di speranza e di felicità da far valere anche fra dubbi e sofferenze.
Credo che chi rinuncia a donare una vita lo fa per timore di inserire una creatura in un vortice senza soluzioni. Costui rifiuta la speranza prima che possa accendersi, ha una visione negativa del poi...forse è oppresso dall’idea che la vita possa essere una sofferenza prolungata senza scopo, un vivere per morire e scomparire per sempre nell’oblio delle tribolazioni subite. In questo caso sarebbe difficile e superfluo anche ogni momento di gioia e di conquista, sarebbe un vero e proprio supplizio senza ragioni. In questo caso il rifiuto è materialmente comprensibile, ha radici nella convinzione della nostra fragilità e della inutilità di ogni nostro minuto di vita, ha radici nella fede che siamo qualcosa con appiccicato sulla schiena un francobollo, qualcosa che prima o poi verrà imbustato e spedito nell’assoluto nulla. Un pensiero davvero drammaticamente triste! Forse proprio lì sta il segreto dell’infelicità, e allora che cosa servono i valori? ...prima di finire nel nulla abbandoniamoci al nostro “carpe diem”, godiamo, cerchiamo successo e vanità, frodiamo e accumuliamo denari a qualsiasi costo...D’altronde quanto può valere allora la vita di altri, se non quanto un antipatico intralcio al mio io? E’ la filosofia della morte, la filosofia più squallida, che, se accettata secondo le regole dell’”homo homini lupus” farebbe piazza pulita in poco tempo dell’umanità intera.
Noi, al contrario, Michelino, abbiamo nel nostro DNA tante ragioni per crederci oggetto di creazione, e altrettanti motivi per aver fede nella nostra infinità, a partire dall’istante in cui si è realizzato il dono creativo del nostro essere. Per questo le cattiverie, le sofferenze, le avversità non ci scoraggiano e non riescono a distrarci dall’assaporare la dolcezza d’un affetto, l’orgoglio di una vittoria. Abbiano così la fede in un amore tanto grande da essere capace di affrontare il male e di sconfiggerlo con la speranza di un trionfo sicuramente difficile e sofferto, ma affascinante ed infinito.
Consolati, piccolino, quando mi leggerai saprai con certezza che non hai fatto parte di quella strategia della morte che propone il rifiuto alla vita, ma sei stato atteso dal nonno con la sincera fede che sarai una pedina importante ed insostituibile nel disegno infinito delle nostre speranze.


16 luglio 2006
Due gocce di cielo

E’ davvero straordinario come a volte la Provvidenza sappia al tempo giusto venire in soccorso di chi, come il tuo nonno in attesa, si trovi in difficoltà nel voler scegliere un primo fatto di cronaca da proporti come momento di ricordo per il tuo futuro. Oggi due gocce di cielo ci sono piovute improvvise vicino all’anima, anticipando la loro venuta nel grande, affettuoso abbraccio degli umani. Le tue cuginette gemelle Greta e Diana hanno dribblato ogni previsione e giacciono ora settimine, ma in ottima salute, nei loro minuscoli lettini della clinica che le ospita. Dopo aver allietato con smorfiette e giochi di manine la soddisfazione di mamma e papà, si offrono ora alla contemplazione amorosa di parenti ed amici. Si parla anche della tua futura venuta, Michelino, mentre si scattano foto ricordo rigorosamente senza flash. Tu poi hai anche avuto la fortunata occasione di partecipare ad ogni voce, ad ogni grido, ad ogni parola scambiata durante l’evento, gongolando comodamente nel grembo di mamma che, essendo esperta ostetrica, era stata richiesta dalla cugina quale miglior compagna e sostegno psicologico. “Un parto meraviglioso” “Due splendide creaturine” “Tutto nel migliore dei modi”. I commenti si moltiplicano e diventano complimenti, abbracci, strette di mano, auguri, felicitazioni. La vita ci intriga a tal punto che non osiamo amare di più nessun’altra cosa. C’è aria di festa, quasi che il tempo della gioia abbia voluto precedere ogni altra cronaca, per rassicurare innanzitutto ogni nostra speranza di felicità. E per te, piccolo Michele, un’esperienza che un domani potrai forse riconoscere in queste brevi righe di diario. Allora, con orgoglio, potrai vantarti con le cuginette maggiori di essere stato il solo ad aver udito prima di nascere e da vicino, il loro strillare drammatico e felice, al terribile e morbido impatto con l’aria, per il primo affascinante respiro.
Per te una lezioncina di riguardo, ma sarà anche un ricordo importante, che contribuirà certamente ad elevare il tuo grado di apprezzamento della vita come il dono migliore fatto ad ogni creatura, un dono da accettare con gratitudine, da gestire con affetto, da salvaguardare contro ogni potenza avversa. Tanti tanti auguri, Greta e Diana, piccole gocce gemelle di cielo; che anche per voi il tempo della gioia possa anticipare ogni evento e conquistare il primato sconfiggendo ogni tentazione di malvagità. Forse la felicità è solo un coctail in cui si mescolano, fra l’altro: semplicità, oculatezza, serietà, sincerità, humor, franchezza, gentilezza, mitezza e onestà. Basta aggiungervi un pizzico di cultura e senso pratico per ottenere un risultato soddisfacente, capace di produrre crescita positiva e costante. Auguri, piccoline, e “che la vera forza sia con voi”.


17 luglio 2006
Per un progresso nobile e sicuro

Ma la vita, in effetti, Michelino, non si presenta sempre con la veste della festa. Siamo circondati da numerose scelte di male, e siamo spesso incapaci di prevederle e di prevenirle. A volte la cronaca riguarda vere cattiverie, come certi omicidi senza scrupoli che vengono definiti “regolamenti di conti”. Quando sarai adulto conoscerai il significato di “mafia” e di “andrangheta”, di “sgarbo” di “Padrino” di “cupola”, di “cosca” e di “pizzo” e, come i tanti che hanno fede nella bontà del vivere civile, ne proverai timore e disgusto. Fatti di sangue dipendenti da questo male sociale sono all’ordine del giorno, tanto che ormai non sempre fanno “notizia”. Si tratta in realtà di effetti del distorto utilizzo del significato della parola “giustizia”, che viene adottata in senso del tutto arbitrario. I capi delle “cupole” operano come persone di estremo riguardo nei confronti dei loro “compari dipendenti” e “collaboratori”. I Padrini sono veri e propri giudici e padroni, depositari e fonte di ricchezza, generosità, ordine e disciplina, Vengono perciò adulati e riveriti, finché il potere è nelle loro mani, ma nel contempo sono odiati e, appena possibile, traditi, anche fino alla materiale eliminazione. In queste forme di aggregazioni è evidente la precarietà della vita, che viene giudicata con disprezzo come un valore inutile, se non necessario agli scopi principali di arricchimento e mantenimento del potere. Sarebbe lungo e triste elencare le ragioni storiche che hanno trasformato un sia pur odioso brigantaggio in “cosca mafiosa”. A noi, piccolo Michele, basta sapere che il problema oggi esiste, che ancora siamo costretti a convivere con esso, che si sta facendo il possibile per osteggiare il fenomeno, che anche a te verrà passato il “testimone” per una staffetta che prima o poi dovrà essere vincente. Sì, perché la vita possa riprendersi quella fetta di orrori e farne poltiglia da utilizzare per un progresso nobile e sicuro.


18 luglio 2006
Verso la strada che ti aspetta

Altri fatti buoni e malvagi hanno riempito il tempo della tua attesa. Forse, piccolo Michele, ne avrai assorbito sensazioni positive o negative, avrai gioito o pianto con mamma sulle sorti altalenanti della cronaca. I mesi già trascorsi della tua gestazione hanno viaggiato in contemporanea con tristi storie di bimbi uccisi da mamme malate, di neonati abbandonati o soppressi, di misteriosi rapimenti di minori, di riprovevoli pedofilie, di uxoricidi e matricidi da girone infernale. Se dovessi domani lasciarti scoraggiare da tanta negatività, sarebbe imperdonabile. Purtroppo in questo periodo focolai di guerra stanno mettendo a dura prova la nostra fede nella vittoria del bene sul male. La crudeltà sembra trovare nuovi impulsi, si giunge ad uccidersi per uccidere, e le vittime siamo noi, che crediamo nella bontà della vita. Siamo anche in pieno processo per la manipolazione genetica delle nostre stesse fonti di vita. La famiglia è quanto mai in pericolo...si tende a confondere perfino il matrimonio con le unioni di fatto tra omosessuali, quasi che entrambi debbano avere uguale trattamento giuridico e possano produrre i medesimi effetti nell’ambito sociale, perfino in campo ereditario. Le soluzioni di certi problemi sono ancora e più che mai nel mescolo delle incertezze. Sarà forse la tua generazione a trovare rimedio? Oggi se ne discute, si cercano compromessi, si studiano proposte alternative. Domani toccherà anche a te, piccolino, darti da fare al massimo per ottenere dialoghi costruttivi per soluzioni adeguate e durevoli. Per fortuna c’è l’altra faccia della medaglia, tanta voglia di giustizia. In politica nella Nazione che è pronta ad accoglierti, Michelino, siamo deboli, ma chiunque ne abbia la gestione si prodiga per servire. E’ anche vero che la nostra politica è facilmente soggetta al contrasto di tifoserie avverse, quasi che la vittoria di un polo sull’altro sia paragonabile al risultato di una partita di calcio. In questo campo bisogna essere pazienti e magari, se ne avrai la vocazione, potrai contribuire personalmente al bene del tuo Paese. A proposito di calcio, hai udito anche tu l’esultanza generale per la vittoria della nostra Nazionale? La cronaca dei mass media riporta quasi soltanto fatti che portano odiens, e tralascia in genere la quotidianità della grande bontà che ci circonda, una bontà che nasce dal sacrificio, dalla dedizione, dall’amore costante, dal piacere di regalare un sorriso a chi è solo ed un aiuto a chi ne ha bisogno. Mi vengono in mente i “medici senza frontiere” o certi volontari nei paesi che ancora oggi definiamo del “terzo mondo”. Anche tu, Michelino, avrai come ricordo per il tuo futuro tutte queste cose; di quelle brutte cercherai il rimedio e da quelle belle riceverai conforto per seguire a testa alta la strada che ti aspetta.


20 luglio 2006
Alla sfida delle cronache

Carissimo nonnino, mi sembra che fino ad ora le tue cronache, a parte qualche rarità, siano davvero poco confortanti. Potresti con la fantasia soddisfare la mia propensione prenatale a sperare nella preminenza della gioia per il mio futuro di infanzia e di giovinezza? Ti prego, escogita qualche cosa, magari tratto dal tuo bagaglio di giochi, una fantasia positiva, che possa descrivermi succintamente la competizione tra male e bene, ma soprattutto la speranza di vittoria che tutti abbiamo nel cuore.
Devi sapere, Michelino, che nel “regno della Speranza” da sempre si stanno misurando quelle che hai definito forze del bene e forze del male. Ebbene si, è come una lunga partita di calcio, la finale di un campionato secolare, seguita da tutti con passione, capace di offrire le più grandi occasioni di sconforto e di sollievo, secondo il tifo che infiamma ciascuno. E’ proprio come ad un immenso stadio, ove si contrappongono tutte le buone e le cattive intenzioni di cui siamo dotati. Quella così importante partita anche ora sta proseguendo. Come in ogni partita che si rispetti non manca la palla al centro ad ogni inizio e ad ogni goal segnato dall’una o dall’altra squadra. Non è facile farne una cronaca particolareggiata, né fare previsioni certe sull’andamento della competizione, che si snoda nel tempo passato, presente e futuro, ed è destinata a protrarsi oltre il limite del conoscibile. La composizione delle formazioni in campo, che presenta poche variabili per la partecipazione di giocatori titolari dal carisma inconfondibile, è elemento chiarificatore delle contrapposte ambizioni delle squadre. Dalla parte del bene gioca le sue carte la formazione della “Virtus”, dalla parte del male si apre un varco quella dei “Diablo”. Già, come vedi, piccolo Michele, le formazioni suggeriscono un programma di strategie diverse che si esplicano in atteggiamenti tattici decisamente differenti, con comportamenti sui quali la terna arbitrale ha dovuto, deve e dovrà vigilare con molta attenzione, pronta a sedare fin dall’origine falli e diverbi.
Primo arbitro è stato designato il signor Raffaele Giusto; collaboratori e segnalinee i signori “Cesare Acquiescenza” e “Furio Contrario”. Non si può dire che la partita si sia sempre svolta sul filo della signorilità e del “savoir faire”, ma siamo giunti fino ad oggi con poche sospensioni di gara, determinate per lo più da momenti storici di sbandamento dell’umanità spettatrice, coinvolta in casi di guerra o per motivi di eccessiva ostentazione di santità. Iniziamo con l’elenco dei giocatori della squadra che, con parziale ottimismo, potremmo dire che giochi fuori casa: i “Diablo”.
Portiere: Sandro Farabutti
terzino destro Alessio Imbrogli
terzino sinistro: Eligio Omertà
difensore centrale Amedeo Guerra
mediano destro Andrea Delitto
mediano sinistro Leo Tortura
giocatore centrale, Mario Sopraffazione
mezz’ala destra Roberto Ingiuria
mezz’ala sinistra Sandro Pedofili
ala destra Renato Stupro
ala sinistra: Mirco Invidia
centravanti Angelo Egoisti
Riserve in panchina: Lorenzo Scandalo, Davide Evasore, Ciro Ergastoli, Eugenio Sacrilego e Samuele Ozio.
Allenatore: Alessandro Odio.
Passiamo quindi all’elenco dei giocatori della squadra che potremmo dire che giochi in casa: la “Virus”.
portiere: Franco Fermezza
terzino destro: Giorgio Prudenza
terzino sinistro Alfonso Equità
difensore centrale Marco Chiesa
mediano destro: Sergio Temperanza
mediano sinistro: Claudio Fortezza
giocatore centrale: Enzo Pace
mezz’ala destra: Pietro Concordia
mezz’ala sinistra: Attilio Bontà
ala destra: Giovanni Speranza
ala sinistra: Enrico Sostegno
centravanti: Gaudenzio Carità.
Riserve in panchina: Luigi Qualità, Francesco Solidarietà, Paolo Onesti, Egidio Preghiera e Federico Beato.
Allenatore: Carmelo Fede.
Si tratta comunque, Michelino, di una finale avvincente, da seguire, secondo le sorti, con il cuore in mano o con il cuore in gola, nella speranza che il nostro entusiasmo per il vantaggio di qualsiasi tendenza al bene sia un gradino aggiunto alla scala che porta alla vittoria finale che desideriamo.
Grazie, nonnino, è questa la Speranza che ti chiedevo, mi associo al tuo tifo. Per ora mi accontento di immaginarmi ad esultare per quella vittoria, in piedi come fa sorellina che, poco fa, con le braccine rivolte verso l’alto e la maglietta del “Toro” ben in mostra, ha voluto partecipare ad un’altra vittoria, pur sempre gradevole, leale e gustosa.


21 luglio 2006
Cronaca di vocette sospese

E’ nell’aria un bisbiglio di vocette sospese, che s’inseguono, s’intrecciano, aleggiano tra sbuffi di nuvolette dipinte con i colori tenui del cielo. Si mormora di bimbi appena nati, di gioie di mamme, di teneri bacetti, di coccole calde e amorose.
Per un invito di zia Fantasia, abile suggeritrice di “nonni in attesa”, abbiamo avuto accesso all’ambito segreto degli angioletti preposti ai nuovi bimbi appena venuti al mondo. Ve ne sono migliaia, dotati di abitini evanescenti, candidi, azzurri e rosa. Molti tengono le manine giunte, stanno intercedendo per una carezza o per un dolcissimo riposante dondolio di mamma. Altri osservano attentamente, con le braccine conserte, la buona sorte dei loro teneri custoditi dormienti. Altri ancora affidano il loro soffio celestiale di trionfo a piccole trombette, per esprimere gioie di successi. Tutti si muovono come sollevati e sospinti in un vapore di pensieri, senza piedini né scarpine. In tutti è un’espressione di felicità; hanno occhi raggianti per esternare i loro sentimenti di luminosa pace interiore. Sono i piccoli custodi dei piccoli uomini che ancora non sanno peccare, ma sanno trasmettere tutta la loro innocenza, la loro purezza, la loro gioia di esistere e di riconoscersi al centro di attenzioni sicure e confortanti. Anche questa, Michelino, è una cronaca che ti riguarda, perché anche tu stai per essere accolto dal tuo angioletto, già richiamato nella stanzetta delle consegne per ricevere l’atteso incarico. Che cosa? Vuoi conoscere l’argomento odierno di quelle vocette sospese? Ebbene si, stanno concordando quali angioletti debbano essere preposti alla custodia dei maschietti o a quella delle femminucce. Sembra che l’orientamento sia, come sempre in tali occasioni, unanime: alle femminucce competono angioletti azzurri, ai maschietti angioletti rosa, in caso di insufficienza di angioletti azzurri o rosa, competerà agli angioletti candidi prendere custodia. Non chiedermi, Michelino, la ragione di tali decisioni, sono vocette di cielo, pensierini segreti di intelligenze superiori, nascoste nell’invisibile, che solo oggi, per gentile concessione, abbiamo avuto l’avventura di osservare ed ascoltare. Così abbiamo potuto versare sulle nostre cronache umane un pizzico di sapore angelico, come si fa con il rosmarino per migliorare il sugo della pasta.


22 luglio 2006
Cronache di amicizie importanti

Gli amici, Michelino, quelli veri, sono come gli angeli della Terra, angeli in carne ed ossa, presenti quando occorre, mai avvezzi al tradire. Nella tua vita futura fra di noi, anche tu avrai accesso, piccolino, a cronache di amicizie importanti per i tuoi personali affetti, il tuo sostegno, il tuo divertimento, il tuo prevedibile innato formidabile desiderio di aggregazione. Insieme è più bello, spesso è più facile, sicuramente è più gratificante. L’amico sarà il compagno che saprà condividere stima ed affetto. L’amico sarà il destinatario delle tue attenzioni, delle tue parole di conforto, delle tue pacche sulla spalla, della tua offerta di aperitivi e di una sana rivalità sportiva. L’amico sarà colui che ti passerà accanto, ti riconoscerà, camminerà per la tua stessa strada per lungo tempo, spesso per sempre, mai scordando di avere la tua mano nella sua e di preoccuparsi di ascoltare il battito del tuo cuore. L’amico avrà il migliore fiuto per percepire la tua richiesta di conforto e per comprendere il tuo nascosto bisogno di aiuto. L’amico sarà la tua migliore chance per donare, per perdonare, per amare, per costruire, per collaborare, per vincere odio e rancore, per ottenere pace, per coltivare speranze. Si, Michelino, si dice ormai da sempre che “chi trova un amico trova un tesoro”. Il vero amico è sicuramente un tesoro, ed è compito di ciascuno di noi, e sarà anche il tuo, piccolino, quello di conservarlo con lealtà e con affetto. Mi chiedi come potrai riconoscere un vero amico? Semplice, osserverai papà e mamma, i tuoi zii, sorellina, i nonni in attesa, la bisnonna. Tutti costoro, tuoi migliori amici, avranno un loro segreto da donarti, di cui farai tesoro conservandolo nel luogo degli affetti sinceri. Quando l’amico vero ti incontrerà, potrai confrontare i doni di quel cassetto con le intenzioni del nuovo compagno, e potrai intuire e comprendere quanto dovrà e potrà essere grande il vostro camminare insieme per costruire un legame importante.


23 luglio 2006
Nel deserto delle gioie, oltre il miraggio

Ora che sulla nostra torta delle cronache abbiamo posto una ciliegina invidiabile, è tempo di lasciare che il grande Selezionatore ne scelga le fette migliori, da porre nell’angolo dei ricordi a disposizione di chi ne voglia fare uso. Ciò che davvero importa, piccolo Michele, è l’aver rivelato da parte mia, per la tua futura comprensione, anche una minima parte di quanto sia avventurosa ed affascinante la strada di ogni futuro. E’ altresì importante, pensierino fratello, poter considerare già dai primi momenti l’esistenza di difficoltà nel percorso che ti attende, con trabocchetti nascosti dentro le meravigliose apparenze, spruzzate come polveri di luce, fra i nostri passi, dallo splendido Principe delle tenebre. Anche tu, piccolo inerme frutto di bontà e di speranza, sarai spesso attratto dal fascino insistente della trasgressione, foriera di tanto accattivanti quanto poco utili vanità. Allora forse, piccolino, scoprirai la noiosa solitudine del superfluo, cercherai la tua migliore via d’uscita, nel desiderio di risollevare il tuo orgoglio ferito. Un pentimento, anche il più veniale, porta sovente in grembo una preghiera, e nel silenzio d’una riflessione forse potrai riascoltare la voce amica di un nonno in attesa ripetere dall’infinito parole scritte per il tuo ricordo. Sarà bello, a quel punto, se rammenterai che un giorno il tuo piccolo io ha recepito inconsciamente la storiella di una gustosa fettina di torta, conservata nella memoria per essere gustata come una carezza dolce di conforto per riportarti alla strada, la tua strada, la nostra strada felice sul deserto delle gioie, oltre il miraggio delle vanità.
Nonnino caro, angelo amico, dammi tempo e vedrai, sento che non ti deluderò, ma stammi sempre vicino, e se mi vedrai cadere, non abbandonarmi, ma prendimi per mano e, se occorre, trascinami sulla via del bene, anche a costo di prendermi in braccio, come successe ad altri, nella cronaca di quella storiella meravigliosa dell’anonimo brasiliano che ben conosci.


Per informazioni è possibile telefonare al numero 0143-837604 , inviare fax al numero 0143-824406 o e mail a piero.marenco@tin.it

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