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CAPITOLO
XII |
| Cronaca del
tuo evento
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Un salto nel passato prossimo
Premesso, piccolo Michele, che:
- ho già accennato in precedenza alla scelta dei tuoi
genitori di prediligere il “parto in casa”, convinti
che la Natura sappia saggiamente distribuire ogni suo supporto,
anche in casi difficili, purché non obiettivamente
rischiosi;
- la situazione è ottimale dal punto di vista sanitario,
se studiata nei giusti particolari e tenuto conto delle opportune
precauzioni, anche richieste dalla legge;
- il rapporto genitori e nascituro viene altamente privilegiato,
permettendo ad entrambi i genitori e solo a loro e al loro
bimbo di essere protagonisti dell’evento, con la guida
ed il prudente sostegno di ostetriche specializzate, loro
angeli custodi;
- il sottoscritto è d’accordo con tali impostazioni,
che favoriscono la consapevolezza e quindi anche la tranquillità,
l’attenzione, la dedizione, la sopportazione, l’impegno
e da ultimo la certezza del buon esito finale confidando nel
fatto che si tratta comunque di evento naturale e spontaneo.
Premesso ciò, Michelino, ti conduco ora nel mio personale
quotidiano, a sbirciare in quel passato prossimo che solo
ieri ti vedeva ancora saggiamente adagiato nel tuo “splendido
isolamento”.
Ore 10,30 a.m. del 7 settembre: ho ricevuto in ufficio la
telefonata di nonna Ludovica che mi annunciava l’avvenuta
sua partenza da Crevola con tutta la famiglia Zanino: mamma
Silvia, papà Fabrizio, sorellina Margherita. Motivo
della partenza un velato allarme precauzionale. Mio compito
lasciare anticipatamente il luogo di lavoro e provvedere all’acquisto
di alimentari e generi di conforto. Non cercavo alternative
e con qualche interrogativo nella mente mi affrettavo con
il mio “chiocciola 150” verso il supermercato.
Bistecche, insalata, pesche, latte, pane. Una spesa frettolosa
e il tempo di raggiungere tutti a casa. Qui già gli
ospiti si erano accomodati ove da tempo previsto, la tavola
era già preparata e una abbondante pasta asciutta stava
per essere scolata. Aggiunta di pappardelle precotte riscaldate
in padella e prosciutto di Montagnana. Mi accertavo che il
Brunello di Montalcino di cui ho fatto cenno nella prefazione
si trovasse ancora in attesa nella credenza: affermativo!
Giungeva anche lo zio Andrea, il pasto era servito, c’era
aria di festosa attesa. Andrea, prima di uscire con amici,
faceva comunella con Margherita, giocando con animali di gomma.
I cagnetti Perri e Pepita erano sacrificati: dovevano occupare
solo parte dell’appartamento, che era stato diviso in
due, a metà corridoio, con scatole di plastica e legno,
con duplice scopo: evitare ai cagnetti di recarsi nelle stanze
previste per l’evento ed evitare a Margherita di oltrepassare
il confine che la separava dalla camera da letto dei nonni,
regno dei suoi più divertenti desideri disfattivi.
Un pomeriggio d’attesa
Ore 13,45, ho da sostenere la visita cardiologica: alle 14
pagamento tiket, alle 14,10 sono in attesa con moglie al quarto
piano sotterraneo della clinica Santa Rita, settore F, numero
3. Alle 14,30 il cardiologo chiama per la visita un certo
signor “Matto”, che figura assente, poi chiama
il sottoscritto, che anziché al numero 3 del settore
F (erroneamente indicato all’accettazione) doveva trovarsi
al numero 4. Nulla di grave, è motivo di ilarità.
Visita breve, tra una battuta e l’altra, con accenno
all’attesa di una eventuale telefonata che ti riguardasse,
Michelino, telefonata impossibile in quanto al quarto piano
sotterraneo i cellulari sono irraggiungibili, “pazienza,
tanto è presto”. Terminate le battute per richiesta
di serietà da parte del medico, finisce la visita,
con il risultato, già accennato, di perfetta attività
cardiocircolatoria. Saluti, caschi, chiocciola 150 e a casa.
La giornata è particolarmente afosa. L’attesa
degli ospiti diviene pian piano un esercizio di pazienza.
Sorellina non perde il contatto con papà, canta con
grazia e con ottima intonazione, ma con pessima dizione “sul
cappello che noi portiamo”, e termina con un “nonna
Nelly”, ad indicare da chi ha imparato la canzoncina.
L’ora della pennichella è ormai oltrepassata.
Mi reco nella stanza del computer e cerco di contattarti,
Michelino. Sento che la novità della situazione sta
creando un varco, la mia attesa si affievolisce, provo un
senso di rimpianto per i nostri silenziosi specialissimi approcci
e mi preparo alla novità dei prossimi minuti, o delle
prossime ore, o dei prossimi giorni. Collocare con precisione
l’evento della tua nascita nel tempo che resta era davvero
impresa goliardica. Sappiamo tutti che in questi casi il vero
burattinaio sei tu, Michelino, e mamma può mostrarci
le marionette più variopinte, ma non ha facoltà
di decisione finale, pur sforzandosi di condividere e sollecitare
l’impegno del proprio bimbo, sia esso frettoloso, sia
esso prudente. Così invio un mio ultimo messaggio nella
sfera della tua prenatalità “come a fine spettacolo”,
ipotizzando che ormai i tempi siano maturi per un tuo salto
al di qua della barriera.
Ore 17, sorellina è sempre impegnata ad accaparrarsi
papà. Viene proiettata in TV la cassetta “Lilli
e il Vagabondo”. Un successo di attenzione e di tranquillità.
Mamma accusa contrazioni più frequenti, ogni tanto
si apparta con nonna “Udo”, incomincia a dare
segni di maggiore sofferenza, ma sorride e si schernisce affermando
che a suo parere è ancora presto. Paola e Carla, le
due ostetriche “angeli custodi” sono state allertate.
Paola sarà la prima a giungere, in serata. La seconda
parte del pomeriggio trascorre lentamente, mentre Lilli e
Biagio (il Vagabondo) incorrono in un bacio furtivo succhiando
uno spaghetto “galeotto” e Perri e Pepita stanno
immobili, in atteggiamento sottomesso, con le orecchie tese
e lo sguardo supplichevole sull’orlo della porta finestra
fra terrazzino e cucina, sperando in un invito a partecipare
più attivamente alle “faccende di casa”.
Purtroppo ciò è loro negato, anche in considerazione
del fatto che mamma Silvia è affetta da forte allergia
per il pelo di cani e gatti. Il controllo dei simpatici cagnetti
è comunque assiduo, senza far mancare loro abbondanti
porzioni di cibo, di acqua sempre fresca e di qualche furtiva
coccola rincuorante.
Verso una lunga notte
Se ne va così gran parte del pomeriggio. Ore 18,30,
faccio un breve controllo del contenuto del frigorifero e
del freezer: risultato occorre nuova spesa. Scendo al market.
Senza saperlo ancora, pensierino fratello, stavo per acquistare
il tuo ultimo pasto prenatale. Pane, Yogurt, patatine rustiche,
gran cips, quattro tranci di Smeriglio (pesce dal sapore che
alla lontana ricorda lo Spada), bocconcini con filetti di
pollo impanati, succhi d’arancia, succo tropicale, birre,
acqua minerale, un kg. di orecchiette e mezzo kg. di broccoli.
Forse, Michelino, tutto quel ben di Dio, senza che io lo sapessi,
contribuiva a ritardare il tuo desiderio di trovarci all’aria
aperta....se tanto ti dava tanto, chi ti impediva di scegliere
prolungati momenti di goduria culinaria e, perché no,
di gustosa digestione? Incurante di tale eventualità,
alle 20,15 ponevo la pentola d’acqua sul fuoco, i broccoli
in padella e i tranci di Smeriglio sulla piastra. Nei tempi
di bollitura e di cottura, con l’aiuto di Andrea è
stata preparata la tavola.
Alle ore 21 giunge Paola, la prima ostetrica, per il controllo.
Tutto bene, è ancora presto ma non troppo, non occorre
avere premura, si ipotizza per l’evento un orario in
piena notte, forse le 3 o giù di lì. La notizia
provoca una positiva ma contenuta agitazione. Paola reclina
l’invito a cena, tornerà più tardi, ci
prepariamo spiritualmente ad una lunga notte, dopo tanta cena.
Il mio desiderio di vederti apparire nel pieno della luce
del giorno, Michelino, dopo la previsione di Paola, sembrava
tramontare. Immaginavo allora la tua piccola stella, che allo
scoccare delle tre sarebbe apparsa nel cielo velato dalla
luce diffusa della luna perfettamente piena. Mentre nonna
Ludo e mamma Silvia si appartavano, papà Fabrizio e
sorellina Margherita erano amorevolmente coccolati sul divano,
l’uno intento a diffondere al più presto sulla
amata figlioletta il dolce profumo del sonno, per una notte
da vivere nel profondo oblio di un sogno disneiano. Impresa
ardua, quella di papà, costruita con paziente ma ferma
intenzione, fino alla completa assuefazione. Andrea era ancora
atteso da amici, e nonno aveva alla fine preferito ritirarsi
in camera propria, e predisporsi ad un lungo dormiveglia davanti
ad un conciliante schermo televisivo, con l’orecchio
attento ad ogni rumore “diverso” che dovesse pervenire
dall’altra parte dell’appartamento.
Tempo di veglia
Veglia obbligata per mamma Silvia, papà Fabrizio e
nonna Ludo, intenti a controllare l’accelerazione dei
tempi di contrazione. Mentre mamma Silvia pareva rispettare
i tempi naturali del travaglio, Michelino il birichino si
mostrava meno zelante, quasi volesse davvero approfittare
il più possibile della sua situazione ottimale. In
questi casi il tempo continua inesorabile la sua marcia sincrona,
ma la trepidazione e la sofferenza ne dilatano l’ambito
che appare ai protagonisti smisurato rispetto al reale. In
questa condizione si è protratta l’attesa. Paola
finalmente annuncia il proprio arrivo utilizzando il cellulare,
in quanto il famigerato citofono, come spesso accade nei momenti
cruciali, risultava guasto. Erano ormai le quattro del mattino.
Il chiudersi della porta d’entrata all’arrivo
di Paola mi ha fatto sobbalzare ed ha interrotto il profondo
sonno che, contrariamente alle intenzioni di prima nottata,
si era impadronito della mia fragile attenzione. Non avendo
però avuto da alcuno chiari indizi di allerta, ho sollevato
lentamente la tapparella, facendomi illuminare da quella luna
speciale che, si dice, spesso presiede alle ordinanze di nascita
dei piccoli uomini e delle piccole donne. Insieme ad una ondata
di luce, mi sono sentito baciare da uno spruzzo di pensieri
e di riflessioni. Mi sono rivisto neonato sotto gli occhi
sofferenti di mammina. Ho ritrovato anche l’immagine
di Silvia, la mia piccolina avvolta in un minuscolo panno
bianco, che l’ostetrica mi ha mostrato perché
la toccassi un istante, dopo un cesareo molto sofferto, e
procedessi al suo riconoscimento come figlia mia, essendo
mamma momentaneamente indisponibile. Quel tocco è valso
un inatteso strillo, che ricorderò più come
una estemporanea dimostrazione di affetto che come un improvviso
urlo di terrore al primo traumatico contatto paterno.
Ricordi di papà in attesa
Dalle ombre della notte, purtroppo, non emergono solo ricordi
felici. Non ho potuto risparmiare al mio cuore, perfettamente
funzionante, anche le note tristi di altri miei eventi personali,
vissuti non da nonno, ma da padre in attesa. Stefano e Luciano,
gli zietti che, Michelino, non avrai l’avventura di
conoscere personalmente nella tua nuova condizione di vita,
hanno seguito tutto lo stesso iter prenatale concesso ad ogni
bimbo, ma motivi sconosciuti non hanno loro permesso di esaudire
pienamente la loro voglia di luce...entrambi, inspiegabilmente,
al momento del parto hanno ricevuto dall’Alto ordine
perentorio di bloccare il ritmo dei loro piccoli cuori. Sono
così passati direttamente oltre il nostro firmamento,
ad illuminare i sentieri a noi ignoti della città degli
angeli, della quale sono tutt’ora, ed a pieno diritto,
cittadini onorari. Di loro ci rimane un ricordo breve ma grande,
dolce ed impalpabile, un senso di vuoto non privo di speranza,
come si legge sulla stele a loro dedicata nel piccolo cimitero
di Morondo: “Avete scelto l’eterno perché
il nostro abbraccio sia infinito. E’ iniziata così
l’eternità della vostra vita.” La gioia
di un’attesa è comunque un grande dono, ma a
volte capita che sia come una cometa che saetta improvvisa
e scompare nel nulla, lasciandoti quel poco di luce fugacemente
riflessa in una lacrima di ringraziamento.
Fortunatamente siamo destinatari di altri doni, abbiamo avuto
altri motivi di ringraziamento nel tempo che ci ha preceduto
e ne avremo certamente ancora nel tempo che ora ci precede.
Così, Michelino, la grande luna piena mi ha riportato
anche l’immagine di tua sorellina Margherita, di quel
radioso undici maggio in cui il miracolo si è ripetuto
e con gioia di tutti si è compiuto felicemente.
Il lento scorrere del tempo
Riabbasso la tapparella. Ormai la luce del sole si mescola
con quella della luna e al mio udito attento non giungono
ancora notizie di evento. Solo il fragore di un mezzo dell’AMSA
mi annuncia che sono ormai le cinque e mezza del giorno 8,
poi sento dei passi brevi, giunge nonna Ludovica, mi trova
sveglio, e con occhio che tenta di illuminarsi mi reca l’augurio
per il nostro trentaduesimo anniversario di matrimonio...”chi
sa che Michelino non scelga proprio oggi per farci questo
bel regalino” sussurra con un filo di voce, poi mi sfiora
con uno di quei bacini che si danno “per non disturbare”
e si corica definitivamente. Sopraffatta da un sonno prepotente,
tenta invano di unirsi al mio religioso ascolto, ma cede ben
presto alle lusinghe del sogno che sta per avverarsi. Il tempo
sembra scorrere ancora più lento, ma non v’è
ragione di preoccupazione. Paola, l’ostetrica che ha
trascorso la notte con Silvia, alle sette del mattino ci ragguaglia
sull’evolversi della situazione. Ancora una volta ci
rassicura sulla certezza dell’esito finale e parla di
lentezza di impegno da parte tua, Michelino birichino. Non
resta che attendere. Margherita alle nove è sveglia
ed allegra, ma vuole solo la compagnia del suo papà...non
riusciamo a trovare motivazioni in contrario per convincerla
a stare un po’ con i nonni. Silvia è con Paola
nella propria camera...insieme controllano ed agevolano le
contrazioni sempre più frequenti, tutto continua a
procedere, pur se lentamente, nella giusta direzione, anche
se la sofferenza già da un po’ faceva breccia
sul volto della mamma in attesa. Nonno torna in camera sua,
apre la TV, c’è un bel film ambientato in Canada,
l’avventura di un cercatore d’oro e tre piccoli
graziosissimi orsacchiotti orfanelli. Decido che è
l’ideale per distrarre Margherita e lo propongo. Papà
Fabrizio ancora una volta si accovaccia con Margherita sul
divano, ma vorrebbe avere maggiore libertà di stare
al fianco della propria mogliettina.
Così termina un’attesa
Film o non film, i nonni decidono che è forse il momento
di portare a spasso Margherita, che, dopo un tentativo non
ascoltato di capriccetto, si decide ad infilarsi vestitino
e scarpine. Veloci auguri a Silvia e Fabrizio, quindi noi
tre oltrepassiamo il cancello di ingresso per una passeggiata
in lungo e in largo nella nostra via ed in quelle circostanti.
I negozi sono aperti. Abbiamo l’opportunità di
osservare con grande calma prodotti mai visti. Scopriamo anche
negozi dei quali ci era sconosciuta l’esistenza. C’è
tempo per un ritiro con bancomat per affidare un po’
di euro al portafoglio, occorre una nuova spesa. Gira, gira,
alle undici ci troviamo presso l’abitazione della zia
Pierina, sorella di Ludovica. Citofono funzionante, ci facciamo
momentaneamente ospitare in attesa di eventuali notizie. Gli
argomenti per non smettere di chiacchierare non mancano mai,
soprattutto in queste occasioni. Margherita è fra l’assonnato
ed il distratto, ma non presenta segni di noia né sintomi
di nostalgia dei genitori, si cimenta davanti alla zia cantando
la canzone della giornata “Heidi” seguita da quella
del giorno prima “Sul cappello che noi portiamo...”.
Alle dodici meno un quarto è mio compito recarmi nell’atrio
ad incontrare l’amico che si occupa delle pulizie di
casa nostra, preventivamente avvertito di soprassedere per
quel giorno ai lavori, essendo la casa “occupata”.
Mentre mi avvicino al cancello di casa scorgo da lontano Carla,
l’altra ostetrica, che a passo veloce mi precede nell’entrata.
Sono le dodici meno cinque, continua l’attesa in compagnia
di Katiuscia, la nostra custode.
Odo un grido strozzato provenire dalla scala. Osservo la sorpresa
della custode, poi faccio mente locale...e mi sfugge un ӏ
nato!”. Non faccio a tempo a pensarlo che squilla il
mio cellulare e la voce di Fabrizio mi da il primo annuncio.
Katiuscia comprende, e la sua espressione tradisce l’emozione
della sorpresa. Avverto telefonicamente Ludovica, vorrei correre
al piano superiore, ma l’ordine è di attenderla,
dobbiamo assaporare insieme la gioia dell’evento, avvenuto
in piena luce come da mio desiderio, al primo rintocco della
campana di mezzogiorno, che ha annunciato anche la festività
della nascita di Maria, nel giorno anche dedicato al trentaduesimo
anniversario del nostro matrimonio. Altro che tre di settembre,
Michelino, hai avuto una speciale scelta di tempo per venirci
a cercare.
La commozione del contatto
Giunge finalmente nonna Ludovica e con lei l’emozione
del tuo tanto sperato incontro, pensierino fratello (ora Michele
in carne ed ossa). Sei dono atteso e sofferto per mamma Silvia,
papà Fabrizio, sorellina Margherita e nonni Ludovica,
Gian Luigi e Mariuccia. Tutti i presenti, ora al tuo cospetto,
possono ammirare le tue proporzioni invidiabili e il tuo pacifico
approccio alla prima abbondante poppata. Tutto bene, Michele,
tutto come previsto, ora odi meglio il mio “ciao”
e puoi vantarti di avermi stretto il dito indice della mano.
Quattro kg. e un etto di peso per cinquantadue centimetri
di lunghezza, davvero complimenti! Ora si che possiamo osservare
le tue simpatiche orecchiette con il piccolo mento alla Zanino,
i tuoi occhietti brillanti stretti fra le palpebre semichiuse.
Il segno distintivo dei Bonardi sembra per ora essere solo
il ciuffo di capelli neri e folti. Possiamo ascoltare sorridendo
la tua vocetta che richiede la nostra attenzione, messaggera
della tua nuova presenza.
La notizia ormai è trapelata, sono avvertiti bisnonna
Nelly, nonna Mariuccia, i numerosi zii e zie, ed il cartello
che ti annuncia è già posizionato sul cancello
di casa. Grazie, cucciolo d’uomo, grazie di essere venuto
tra noi per essere amato e coccolato, per amare e coccolare.
Mancava solo una importante incombenza che spettava di diritto
e di fatto a papà Fabrizio e che non poteva essere
eseguita prima delle dodici e trenta: il taglio del cordone
ombelicale. Tutto OK anche per questo tuo ultimo attaccamento
al recente passato. Ora Michelino potevi disporti per l’incontro
più speciale, quello con sorellina Margherita, che
fino a quel momento era stata distratta dal partecipare attivamente
alla festa, ma già da tempo era stata preparata all’incontro,
con la spiegazione che ti avrebbe visto fuori dalla pancia
di mammina. Ebbene si, con la generale attenzione degli astanti,
la scena dei primi auguri di Margherita ha provocato sensazioni
forti e commoventi: lo sguardo sorpreso e incuriosito sulla
porta d’entrata, e le sue prime parole “Ino..no...ancia...bello...mio”.
Con rapidità ma con prudenza Margherita è salita
sul letto, ti ha poggiato la mano sul capino per rendersi
conto che eri proprio vero, ha osservato bene quella parte
del volto che non comprimeva il seno di mamma, ha accarezzato
la tua manina libera e si è accovacciata accanto, girando
uno sguardo luminoso ai presenti, come se volesse annunciare
lei per prima l’orgoglio di avere il fratellino tutto
suo.
Un brindisi elegante
Non c’era tempo per una nuova “spesa”.
Chi non era impegnato preparava una tavola allargata a Paola
e Carla, che non nascondevano la loro soddisfazione per l’esito
così positivo di un parto che, nelle premesse, si presentava
lungo e difficile, reso possibile, in gran parte, dalla complicità
delle spinte psicologiche positive e incoraggianti che certamente
sono da attribuirsi alle condizioni che normalmente si creano
con la preparazione del “parto in casa”.
Naturalmente, Michelino, il nonno, prima del pranzo, ha aperto
la sua credenza, ha stappato il Brunello di Montalcino posto
in attesa nove mesi addietro, ed ha versato nel bicchiere
a ciascuno dei commensali una porzione di buon umore per un
brindisi elegante “alla tua salute”.
Auguri, piccolo uomo, per una vita felice e piena di soddisfazioni,
per una crescita leale. Che tu sappia essere pane per coloro
che hanno fame, che tu sappia essere luce per coloro che cercano,
che tu sappia essere acqua per coloro che hanno sete, che
tu sappia essere strada per coloro che stanno perdendosi,
che tu sappia essere voce per coloro che cercano una fede,
che tu sappia essere casa per chi cerca un amico, che tu sappia
essere fuoco per un amore vivace ed intenso da irradiare con
calore a tutti coloro che desiderano stare insieme.
Tutto quanto è accaduto dopo, pensierino fratello,
è storia che si perderà nel tuo prossimo futuro:
i complimenti di qualche condomino, gli auguri telefonici,
le fotografie, le riprese video, il tuo passaggio di braccia
in braccia, la tua prima smorfietta di respiro, la tua prima
lunga poppata di quasi due ore, il tuo primo bagnetto nel
secchio che ti conteneva a stento, il tuo primo vestitino
e il tuo primo riposo silenzioso in carrozzina.
Un documento speciale
Ora, pensierino fratello, conosci quasi tutto della tua nascita,
ma avrai da conservare nel tuo futuro anche un documento speciale,
il “partogramma”, che narra del parto di mamma,
del suo entusiasmo, della sua caparbia lotta contro la sofferenza,
dei suoi momentanei sconforti, delle sue lacrimucce, delle
sue ansie, dei suoi timori, della sua convinzione. Il desiderio
di averti l’ha accompagnata in un travaglio più
lungo di quello che si sarebbe aspettata. Circa dodici ore
di sofferenza sempre più intensa, trascorse nel silenzio,
con il timore di non farcela. La presenza di nonna Ludo, di
Paola, di Fabrizio e il sapere che Margherita, nella camera
accanto, parzialmente all’oscuro di ciò che stava
effettivamente accadendo, attendeva di scoprire che avrebbe,
di lì a poco, potuto toccare ed accarezzare il fratellino
Michele uscito dalla pancia, rendevano Silvia più forte
e determinata. Poi finalmente le ultime avvisaglie, l’incontro
felice dell’impegno di mamma e nascituro, il consueto
urlo liberatore, la tua comparsa tanto attesa, fra lacrime
di gioia e complimenti.
Ancora una volta avevano trionfato la speranza e la convinzione
che il metodo seguito per la preparazione ed esecuzione del
“parto in casa”, può avere certezza di
successo anche in casi difficili, quando si ha la sicurezza
che fino all’ultimo, salvo guai patologici, la natura
sa provvedere ad ogni esigenza richiesta dalla situazione.
Mentre si consumava felicemente tutto quanto fino all’ultimo
attimo di attesa, nelle stanze adiacenti accadeva ciò
che già avrai conosciuto, Michelino, per averlo letto
nei brani di questo ultimo capitolo. Nonno, naturalmente,
ha mantenuto il suo ruolo di presenza nascosta in trepida
attesa, conservando per iscritto situazioni, voci, suoni,
immagini, silenzi, umori, fantasie, riflessioni, sentimenti,
paure e gioie.
Ora che non sono più “nonno in attesa”
ma “nonno felice”, non mi resta, piccolo ometto,
che darti quel cinque che rileggerai nel tuo domani, tutte
le volte che riaprirai questo diario stravagante ma intenso.
Allora forse potrai sentirti fiero di proporre ad amici e
parenti tutte queste parole scritte e mescolate, che nonno
tempo prima ha riposto nel tuo cassetto dei ricordi, in attesa
della tua riscoperta, cucciolo fortunato, per la tua voglia
di ricordarmi e ricordare tutti coloro che hanno condiviso
con me ogni sete di speranza e di luce, di vita e di infinito.
Buona strada, pensierino fratello
nonno Gian Luigi
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| Nonno Gian
Luigi con Michelino |
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Per
informazioni è possibile telefonare al numero 0143-837604
, inviare fax al numero 0143-824406 o e mail a piero.marenco@tin.it