CIRCOLO CULTURALE "INSIEME"

"CAMPER E CULTURA…INSIEME"




CRONACA DI UN NONNO IN ATTESA
di Gian Luigi Bonardi

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CAPITOLO XII
Cronaca del tuo evento

Un salto nel passato prossimo

Premesso, piccolo Michele, che:
- ho già accennato in precedenza alla scelta dei tuoi genitori di prediligere il “parto in casa”, convinti che la Natura sappia saggiamente distribuire ogni suo supporto, anche in casi difficili, purché non obiettivamente rischiosi;
- la situazione è ottimale dal punto di vista sanitario, se studiata nei giusti particolari e tenuto conto delle opportune precauzioni, anche richieste dalla legge;
- il rapporto genitori e nascituro viene altamente privilegiato, permettendo ad entrambi i genitori e solo a loro e al loro bimbo di essere protagonisti dell’evento, con la guida ed il prudente sostegno di ostetriche specializzate, loro angeli custodi;
- il sottoscritto è d’accordo con tali impostazioni, che favoriscono la consapevolezza e quindi anche la tranquillità, l’attenzione, la dedizione, la sopportazione, l’impegno e da ultimo la certezza del buon esito finale confidando nel fatto che si tratta comunque di evento naturale e spontaneo.
Premesso ciò, Michelino, ti conduco ora nel mio personale quotidiano, a sbirciare in quel passato prossimo che solo ieri ti vedeva ancora saggiamente adagiato nel tuo “splendido isolamento”.
Ore 10,30 a.m. del 7 settembre: ho ricevuto in ufficio la telefonata di nonna Ludovica che mi annunciava l’avvenuta sua partenza da Crevola con tutta la famiglia Zanino: mamma Silvia, papà Fabrizio, sorellina Margherita. Motivo della partenza un velato allarme precauzionale. Mio compito lasciare anticipatamente il luogo di lavoro e provvedere all’acquisto di alimentari e generi di conforto. Non cercavo alternative e con qualche interrogativo nella mente mi affrettavo con il mio “chiocciola 150” verso il supermercato. Bistecche, insalata, pesche, latte, pane. Una spesa frettolosa e il tempo di raggiungere tutti a casa. Qui già gli ospiti si erano accomodati ove da tempo previsto, la tavola era già preparata e una abbondante pasta asciutta stava per essere scolata. Aggiunta di pappardelle precotte riscaldate in padella e prosciutto di Montagnana. Mi accertavo che il Brunello di Montalcino di cui ho fatto cenno nella prefazione si trovasse ancora in attesa nella credenza: affermativo! Giungeva anche lo zio Andrea, il pasto era servito, c’era aria di festosa attesa. Andrea, prima di uscire con amici, faceva comunella con Margherita, giocando con animali di gomma. I cagnetti Perri e Pepita erano sacrificati: dovevano occupare solo parte dell’appartamento, che era stato diviso in due, a metà corridoio, con scatole di plastica e legno, con duplice scopo: evitare ai cagnetti di recarsi nelle stanze previste per l’evento ed evitare a Margherita di oltrepassare il confine che la separava dalla camera da letto dei nonni, regno dei suoi più divertenti desideri disfattivi.


Un pomeriggio d’attesa

Ore 13,45, ho da sostenere la visita cardiologica: alle 14 pagamento tiket, alle 14,10 sono in attesa con moglie al quarto piano sotterraneo della clinica Santa Rita, settore F, numero 3. Alle 14,30 il cardiologo chiama per la visita un certo signor “Matto”, che figura assente, poi chiama il sottoscritto, che anziché al numero 3 del settore F (erroneamente indicato all’accettazione) doveva trovarsi al numero 4. Nulla di grave, è motivo di ilarità. Visita breve, tra una battuta e l’altra, con accenno all’attesa di una eventuale telefonata che ti riguardasse, Michelino, telefonata impossibile in quanto al quarto piano sotterraneo i cellulari sono irraggiungibili, “pazienza, tanto è presto”. Terminate le battute per richiesta di serietà da parte del medico, finisce la visita, con il risultato, già accennato, di perfetta attività cardiocircolatoria. Saluti, caschi, chiocciola 150 e a casa. La giornata è particolarmente afosa. L’attesa degli ospiti diviene pian piano un esercizio di pazienza. Sorellina non perde il contatto con papà, canta con grazia e con ottima intonazione, ma con pessima dizione “sul cappello che noi portiamo”, e termina con un “nonna Nelly”, ad indicare da chi ha imparato la canzoncina.
L’ora della pennichella è ormai oltrepassata. Mi reco nella stanza del computer e cerco di contattarti, Michelino. Sento che la novità della situazione sta creando un varco, la mia attesa si affievolisce, provo un senso di rimpianto per i nostri silenziosi specialissimi approcci e mi preparo alla novità dei prossimi minuti, o delle prossime ore, o dei prossimi giorni. Collocare con precisione l’evento della tua nascita nel tempo che resta era davvero impresa goliardica. Sappiamo tutti che in questi casi il vero burattinaio sei tu, Michelino, e mamma può mostrarci le marionette più variopinte, ma non ha facoltà di decisione finale, pur sforzandosi di condividere e sollecitare l’impegno del proprio bimbo, sia esso frettoloso, sia esso prudente. Così invio un mio ultimo messaggio nella sfera della tua prenatalità “come a fine spettacolo”, ipotizzando che ormai i tempi siano maturi per un tuo salto al di qua della barriera.
Ore 17, sorellina è sempre impegnata ad accaparrarsi papà. Viene proiettata in TV la cassetta “Lilli e il Vagabondo”. Un successo di attenzione e di tranquillità. Mamma accusa contrazioni più frequenti, ogni tanto si apparta con nonna “Udo”, incomincia a dare segni di maggiore sofferenza, ma sorride e si schernisce affermando che a suo parere è ancora presto. Paola e Carla, le due ostetriche “angeli custodi” sono state allertate. Paola sarà la prima a giungere, in serata. La seconda parte del pomeriggio trascorre lentamente, mentre Lilli e Biagio (il Vagabondo) incorrono in un bacio furtivo succhiando uno spaghetto “galeotto” e Perri e Pepita stanno immobili, in atteggiamento sottomesso, con le orecchie tese e lo sguardo supplichevole sull’orlo della porta finestra fra terrazzino e cucina, sperando in un invito a partecipare più attivamente alle “faccende di casa”. Purtroppo ciò è loro negato, anche in considerazione del fatto che mamma Silvia è affetta da forte allergia per il pelo di cani e gatti. Il controllo dei simpatici cagnetti è comunque assiduo, senza far mancare loro abbondanti porzioni di cibo, di acqua sempre fresca e di qualche furtiva coccola rincuorante.


Verso una lunga notte

Se ne va così gran parte del pomeriggio. Ore 18,30, faccio un breve controllo del contenuto del frigorifero e del freezer: risultato occorre nuova spesa. Scendo al market. Senza saperlo ancora, pensierino fratello, stavo per acquistare il tuo ultimo pasto prenatale. Pane, Yogurt, patatine rustiche, gran cips, quattro tranci di Smeriglio (pesce dal sapore che alla lontana ricorda lo Spada), bocconcini con filetti di pollo impanati, succhi d’arancia, succo tropicale, birre, acqua minerale, un kg. di orecchiette e mezzo kg. di broccoli. Forse, Michelino, tutto quel ben di Dio, senza che io lo sapessi, contribuiva a ritardare il tuo desiderio di trovarci all’aria aperta....se tanto ti dava tanto, chi ti impediva di scegliere prolungati momenti di goduria culinaria e, perché no, di gustosa digestione? Incurante di tale eventualità, alle 20,15 ponevo la pentola d’acqua sul fuoco, i broccoli in padella e i tranci di Smeriglio sulla piastra. Nei tempi di bollitura e di cottura, con l’aiuto di Andrea è stata preparata la tavola.
Alle ore 21 giunge Paola, la prima ostetrica, per il controllo. Tutto bene, è ancora presto ma non troppo, non occorre avere premura, si ipotizza per l’evento un orario in piena notte, forse le 3 o giù di lì. La notizia provoca una positiva ma contenuta agitazione. Paola reclina l’invito a cena, tornerà più tardi, ci prepariamo spiritualmente ad una lunga notte, dopo tanta cena. Il mio desiderio di vederti apparire nel pieno della luce del giorno, Michelino, dopo la previsione di Paola, sembrava tramontare. Immaginavo allora la tua piccola stella, che allo scoccare delle tre sarebbe apparsa nel cielo velato dalla luce diffusa della luna perfettamente piena. Mentre nonna Ludo e mamma Silvia si appartavano, papà Fabrizio e sorellina Margherita erano amorevolmente coccolati sul divano, l’uno intento a diffondere al più presto sulla amata figlioletta il dolce profumo del sonno, per una notte da vivere nel profondo oblio di un sogno disneiano. Impresa ardua, quella di papà, costruita con paziente ma ferma intenzione, fino alla completa assuefazione. Andrea era ancora atteso da amici, e nonno aveva alla fine preferito ritirarsi in camera propria, e predisporsi ad un lungo dormiveglia davanti ad un conciliante schermo televisivo, con l’orecchio attento ad ogni rumore “diverso” che dovesse pervenire dall’altra parte dell’appartamento.


Tempo di veglia

Veglia obbligata per mamma Silvia, papà Fabrizio e nonna Ludo, intenti a controllare l’accelerazione dei tempi di contrazione. Mentre mamma Silvia pareva rispettare i tempi naturali del travaglio, Michelino il birichino si mostrava meno zelante, quasi volesse davvero approfittare il più possibile della sua situazione ottimale. In questi casi il tempo continua inesorabile la sua marcia sincrona, ma la trepidazione e la sofferenza ne dilatano l’ambito che appare ai protagonisti smisurato rispetto al reale. In questa condizione si è protratta l’attesa. Paola finalmente annuncia il proprio arrivo utilizzando il cellulare, in quanto il famigerato citofono, come spesso accade nei momenti cruciali, risultava guasto. Erano ormai le quattro del mattino. Il chiudersi della porta d’entrata all’arrivo di Paola mi ha fatto sobbalzare ed ha interrotto il profondo sonno che, contrariamente alle intenzioni di prima nottata, si era impadronito della mia fragile attenzione. Non avendo però avuto da alcuno chiari indizi di allerta, ho sollevato lentamente la tapparella, facendomi illuminare da quella luna speciale che, si dice, spesso presiede alle ordinanze di nascita dei piccoli uomini e delle piccole donne. Insieme ad una ondata di luce, mi sono sentito baciare da uno spruzzo di pensieri e di riflessioni. Mi sono rivisto neonato sotto gli occhi sofferenti di mammina. Ho ritrovato anche l’immagine di Silvia, la mia piccolina avvolta in un minuscolo panno bianco, che l’ostetrica mi ha mostrato perché la toccassi un istante, dopo un cesareo molto sofferto, e procedessi al suo riconoscimento come figlia mia, essendo mamma momentaneamente indisponibile. Quel tocco è valso un inatteso strillo, che ricorderò più come una estemporanea dimostrazione di affetto che come un improvviso urlo di terrore al primo traumatico contatto paterno.


Ricordi di papà in attesa

Dalle ombre della notte, purtroppo, non emergono solo ricordi felici. Non ho potuto risparmiare al mio cuore, perfettamente funzionante, anche le note tristi di altri miei eventi personali, vissuti non da nonno, ma da padre in attesa. Stefano e Luciano, gli zietti che, Michelino, non avrai l’avventura di conoscere personalmente nella tua nuova condizione di vita, hanno seguito tutto lo stesso iter prenatale concesso ad ogni bimbo, ma motivi sconosciuti non hanno loro permesso di esaudire pienamente la loro voglia di luce...entrambi, inspiegabilmente, al momento del parto hanno ricevuto dall’Alto ordine perentorio di bloccare il ritmo dei loro piccoli cuori. Sono così passati direttamente oltre il nostro firmamento, ad illuminare i sentieri a noi ignoti della città degli angeli, della quale sono tutt’ora, ed a pieno diritto, cittadini onorari. Di loro ci rimane un ricordo breve ma grande, dolce ed impalpabile, un senso di vuoto non privo di speranza, come si legge sulla stele a loro dedicata nel piccolo cimitero di Morondo: “Avete scelto l’eterno perché il nostro abbraccio sia infinito. E’ iniziata così l’eternità della vostra vita.” La gioia di un’attesa è comunque un grande dono, ma a volte capita che sia come una cometa che saetta improvvisa e scompare nel nulla, lasciandoti quel poco di luce fugacemente riflessa in una lacrima di ringraziamento.
Fortunatamente siamo destinatari di altri doni, abbiamo avuto altri motivi di ringraziamento nel tempo che ci ha preceduto e ne avremo certamente ancora nel tempo che ora ci precede.
Così, Michelino, la grande luna piena mi ha riportato anche l’immagine di tua sorellina Margherita, di quel radioso undici maggio in cui il miracolo si è ripetuto e con gioia di tutti si è compiuto felicemente.


Il lento scorrere del tempo

Riabbasso la tapparella. Ormai la luce del sole si mescola con quella della luna e al mio udito attento non giungono ancora notizie di evento. Solo il fragore di un mezzo dell’AMSA mi annuncia che sono ormai le cinque e mezza del giorno 8, poi sento dei passi brevi, giunge nonna Ludovica, mi trova sveglio, e con occhio che tenta di illuminarsi mi reca l’augurio per il nostro trentaduesimo anniversario di matrimonio...”chi sa che Michelino non scelga proprio oggi per farci questo bel regalino” sussurra con un filo di voce, poi mi sfiora con uno di quei bacini che si danno “per non disturbare” e si corica definitivamente. Sopraffatta da un sonno prepotente, tenta invano di unirsi al mio religioso ascolto, ma cede ben presto alle lusinghe del sogno che sta per avverarsi. Il tempo sembra scorrere ancora più lento, ma non v’è ragione di preoccupazione. Paola, l’ostetrica che ha trascorso la notte con Silvia, alle sette del mattino ci ragguaglia sull’evolversi della situazione. Ancora una volta ci rassicura sulla certezza dell’esito finale e parla di lentezza di impegno da parte tua, Michelino birichino. Non resta che attendere. Margherita alle nove è sveglia ed allegra, ma vuole solo la compagnia del suo papà...non riusciamo a trovare motivazioni in contrario per convincerla a stare un po’ con i nonni. Silvia è con Paola nella propria camera...insieme controllano ed agevolano le contrazioni sempre più frequenti, tutto continua a procedere, pur se lentamente, nella giusta direzione, anche se la sofferenza già da un po’ faceva breccia sul volto della mamma in attesa. Nonno torna in camera sua, apre la TV, c’è un bel film ambientato in Canada, l’avventura di un cercatore d’oro e tre piccoli graziosissimi orsacchiotti orfanelli. Decido che è l’ideale per distrarre Margherita e lo propongo. Papà Fabrizio ancora una volta si accovaccia con Margherita sul divano, ma vorrebbe avere maggiore libertà di stare al fianco della propria mogliettina.


Così termina un’attesa

Film o non film, i nonni decidono che è forse il momento di portare a spasso Margherita, che, dopo un tentativo non ascoltato di capriccetto, si decide ad infilarsi vestitino e scarpine. Veloci auguri a Silvia e Fabrizio, quindi noi tre oltrepassiamo il cancello di ingresso per una passeggiata in lungo e in largo nella nostra via ed in quelle circostanti. I negozi sono aperti. Abbiamo l’opportunità di osservare con grande calma prodotti mai visti. Scopriamo anche negozi dei quali ci era sconosciuta l’esistenza. C’è tempo per un ritiro con bancomat per affidare un po’ di euro al portafoglio, occorre una nuova spesa. Gira, gira, alle undici ci troviamo presso l’abitazione della zia Pierina, sorella di Ludovica. Citofono funzionante, ci facciamo momentaneamente ospitare in attesa di eventuali notizie. Gli argomenti per non smettere di chiacchierare non mancano mai, soprattutto in queste occasioni. Margherita è fra l’assonnato ed il distratto, ma non presenta segni di noia né sintomi di nostalgia dei genitori, si cimenta davanti alla zia cantando la canzone della giornata “Heidi” seguita da quella del giorno prima “Sul cappello che noi portiamo...”. Alle dodici meno un quarto è mio compito recarmi nell’atrio ad incontrare l’amico che si occupa delle pulizie di casa nostra, preventivamente avvertito di soprassedere per quel giorno ai lavori, essendo la casa “occupata”. Mentre mi avvicino al cancello di casa scorgo da lontano Carla, l’altra ostetrica, che a passo veloce mi precede nell’entrata. Sono le dodici meno cinque, continua l’attesa in compagnia di Katiuscia, la nostra custode.
Odo un grido strozzato provenire dalla scala. Osservo la sorpresa della custode, poi faccio mente locale...e mi sfugge un ”è nato!”. Non faccio a tempo a pensarlo che squilla il mio cellulare e la voce di Fabrizio mi da il primo annuncio. Katiuscia comprende, e la sua espressione tradisce l’emozione della sorpresa. Avverto telefonicamente Ludovica, vorrei correre al piano superiore, ma l’ordine è di attenderla, dobbiamo assaporare insieme la gioia dell’evento, avvenuto in piena luce come da mio desiderio, al primo rintocco della campana di mezzogiorno, che ha annunciato anche la festività della nascita di Maria, nel giorno anche dedicato al trentaduesimo anniversario del nostro matrimonio. Altro che tre di settembre, Michelino, hai avuto una speciale scelta di tempo per venirci a cercare.


La commozione del contatto

Giunge finalmente nonna Ludovica e con lei l’emozione del tuo tanto sperato incontro, pensierino fratello (ora Michele in carne ed ossa). Sei dono atteso e sofferto per mamma Silvia, papà Fabrizio, sorellina Margherita e nonni Ludovica, Gian Luigi e Mariuccia. Tutti i presenti, ora al tuo cospetto, possono ammirare le tue proporzioni invidiabili e il tuo pacifico approccio alla prima abbondante poppata. Tutto bene, Michele, tutto come previsto, ora odi meglio il mio “ciao” e puoi vantarti di avermi stretto il dito indice della mano. Quattro kg. e un etto di peso per cinquantadue centimetri di lunghezza, davvero complimenti! Ora si che possiamo osservare le tue simpatiche orecchiette con il piccolo mento alla Zanino, i tuoi occhietti brillanti stretti fra le palpebre semichiuse. Il segno distintivo dei Bonardi sembra per ora essere solo il ciuffo di capelli neri e folti. Possiamo ascoltare sorridendo la tua vocetta che richiede la nostra attenzione, messaggera della tua nuova presenza.
La notizia ormai è trapelata, sono avvertiti bisnonna Nelly, nonna Mariuccia, i numerosi zii e zie, ed il cartello che ti annuncia è già posizionato sul cancello di casa. Grazie, cucciolo d’uomo, grazie di essere venuto tra noi per essere amato e coccolato, per amare e coccolare.
Mancava solo una importante incombenza che spettava di diritto e di fatto a papà Fabrizio e che non poteva essere eseguita prima delle dodici e trenta: il taglio del cordone ombelicale. Tutto OK anche per questo tuo ultimo attaccamento al recente passato. Ora Michelino potevi disporti per l’incontro più speciale, quello con sorellina Margherita, che fino a quel momento era stata distratta dal partecipare attivamente alla festa, ma già da tempo era stata preparata all’incontro, con la spiegazione che ti avrebbe visto fuori dalla pancia di mammina. Ebbene si, con la generale attenzione degli astanti, la scena dei primi auguri di Margherita ha provocato sensazioni forti e commoventi: lo sguardo sorpreso e incuriosito sulla porta d’entrata, e le sue prime parole “Ino..no...ancia...bello...mio”. Con rapidità ma con prudenza Margherita è salita sul letto, ti ha poggiato la mano sul capino per rendersi conto che eri proprio vero, ha osservato bene quella parte del volto che non comprimeva il seno di mamma, ha accarezzato la tua manina libera e si è accovacciata accanto, girando uno sguardo luminoso ai presenti, come se volesse annunciare lei per prima l’orgoglio di avere il fratellino tutto suo.



Un brindisi elegante

Non c’era tempo per una nuova “spesa”. Chi non era impegnato preparava una tavola allargata a Paola e Carla, che non nascondevano la loro soddisfazione per l’esito così positivo di un parto che, nelle premesse, si presentava lungo e difficile, reso possibile, in gran parte, dalla complicità delle spinte psicologiche positive e incoraggianti che certamente sono da attribuirsi alle condizioni che normalmente si creano con la preparazione del “parto in casa”.
Naturalmente, Michelino, il nonno, prima del pranzo, ha aperto la sua credenza, ha stappato il Brunello di Montalcino posto in attesa nove mesi addietro, ed ha versato nel bicchiere a ciascuno dei commensali una porzione di buon umore per un brindisi elegante “alla tua salute”.
Auguri, piccolo uomo, per una vita felice e piena di soddisfazioni, per una crescita leale. Che tu sappia essere pane per coloro che hanno fame, che tu sappia essere luce per coloro che cercano, che tu sappia essere acqua per coloro che hanno sete, che tu sappia essere strada per coloro che stanno perdendosi, che tu sappia essere voce per coloro che cercano una fede, che tu sappia essere casa per chi cerca un amico, che tu sappia essere fuoco per un amore vivace ed intenso da irradiare con calore a tutti coloro che desiderano stare insieme.
Tutto quanto è accaduto dopo, pensierino fratello, è storia che si perderà nel tuo prossimo futuro: i complimenti di qualche condomino, gli auguri telefonici, le fotografie, le riprese video, il tuo passaggio di braccia in braccia, la tua prima smorfietta di respiro, la tua prima lunga poppata di quasi due ore, il tuo primo bagnetto nel secchio che ti conteneva a stento, il tuo primo vestitino e il tuo primo riposo silenzioso in carrozzina.



Un documento speciale

Ora, pensierino fratello, conosci quasi tutto della tua nascita, ma avrai da conservare nel tuo futuro anche un documento speciale, il “partogramma”, che narra del parto di mamma, del suo entusiasmo, della sua caparbia lotta contro la sofferenza, dei suoi momentanei sconforti, delle sue lacrimucce, delle sue ansie, dei suoi timori, della sua convinzione. Il desiderio di averti l’ha accompagnata in un travaglio più lungo di quello che si sarebbe aspettata. Circa dodici ore di sofferenza sempre più intensa, trascorse nel silenzio, con il timore di non farcela. La presenza di nonna Ludo, di Paola, di Fabrizio e il sapere che Margherita, nella camera accanto, parzialmente all’oscuro di ciò che stava effettivamente accadendo, attendeva di scoprire che avrebbe, di lì a poco, potuto toccare ed accarezzare il fratellino Michele uscito dalla pancia, rendevano Silvia più forte e determinata. Poi finalmente le ultime avvisaglie, l’incontro felice dell’impegno di mamma e nascituro, il consueto urlo liberatore, la tua comparsa tanto attesa, fra lacrime di gioia e complimenti.
Ancora una volta avevano trionfato la speranza e la convinzione che il metodo seguito per la preparazione ed esecuzione del “parto in casa”, può avere certezza di successo anche in casi difficili, quando si ha la sicurezza che fino all’ultimo, salvo guai patologici, la natura sa provvedere ad ogni esigenza richiesta dalla situazione.
Mentre si consumava felicemente tutto quanto fino all’ultimo attimo di attesa, nelle stanze adiacenti accadeva ciò che già avrai conosciuto, Michelino, per averlo letto nei brani di questo ultimo capitolo. Nonno, naturalmente, ha mantenuto il suo ruolo di presenza nascosta in trepida attesa, conservando per iscritto situazioni, voci, suoni, immagini, silenzi, umori, fantasie, riflessioni, sentimenti, paure e gioie.
Ora che non sono più “nonno in attesa” ma “nonno felice”, non mi resta, piccolo ometto, che darti quel cinque che rileggerai nel tuo domani, tutte le volte che riaprirai questo diario stravagante ma intenso. Allora forse potrai sentirti fiero di proporre ad amici e parenti tutte queste parole scritte e mescolate, che nonno tempo prima ha riposto nel tuo cassetto dei ricordi, in attesa della tua riscoperta, cucciolo fortunato, per la tua voglia di ricordarmi e ricordare tutti coloro che hanno condiviso con me ogni sete di speranza e di luce, di vita e di infinito.

Buona strada, pensierino fratello

nonno Gian Luigi


Nonno Gian Luigi con Michelino

Per informazioni è possibile telefonare al numero 0143-837604 , inviare fax al numero 0143-824406 o e mail a piero.marenco@tin.it

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