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CAPITOLO
I |
Colloqui
con un principio di vita
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27 gennaio 2006
Ed eccomi nonno in attesa
Da circa un mese ormai la cicogna russa ci ha lasciato, per
altri impellenti richiami.
E’ sera inoltrata, la neve scende copiosa, mamma dorme,
nipotina no, sta con la nonna a cercare il momento propizio
per terminare un capriccio e addormentarsi, speriamo, all’istante;
nonno scrive. L’ignaro nascituro è ancora un sogno
fragile ma concreto, ispiratore di lunghi sonni di mamma e qualche
malessere. E’ presto per presagire la certezza di un futuro,
per ora è la speranza del crescere, millimetro su millimetro
attorno ad un cuoricino che è già stato visto
in ecografia pulsare velocemente. Forza piccolino, riposa nel
tuo mondo caldo e accogliente, ogni tuo istante per noi è
un dono da gustare con amorevole pazienza.
29 gennaio 2006
Il diritto alla vita
Oggi nonna, mamma e sorellina sono partite per una breve
vacanza.
E’ la mia prima esperienza di distacco dal bis nipotino,
e questo fatto mi offre lo spunto per una personale riflessione.
Lo strano, nuovo senso di lontananza mi induce a credere nel
“io sono” del bis nipotino, già oggetto della
mia nostalgia.
Questo fatto mi induce altresì a credere che quell’”essere”
sia già una richiesta di diritti (non ancora di doveri).
Eh, sì, caro amico Piero, avevi ragione a ritenere che
il contenuto di questo diario sarebbe stato molto “delicato”,
me ne rendo conto, ma certi temi vanno affrontati fin dall’inizio,
con serenità e concretezza e da tutti.
Mi viene da pensare che ciò che ora è definibile
come il “concepito” sia già un “colui”
che chiede, come si usa dire, di “venire alla luce”,
e perciò esige che la sua fragilità momentanea
sia oggetto della prima e principale sua protezione, e, se pur
incosciente, vanti il proprio irrinunciabile diritto alla vita.
E questa vita in evoluzione, questa concretezza del concepito,
spinge la mia immaginazione e il mio istinto naturale a credere
che fin dai tempi della creazione ci fosse nel primo umanoide
qualche cosa del progetto che oggi sta per realizzarsi in questa
nuova vita.
Quel “qualche cosa” deve essere passato inconsapevolmente
o meno di uomo in uomo, fino ai giorni nostri, anche attraverso
la mia persona, quella di mia moglie, quella di mia figlia,
quella di mio genero, così come attraverso i nostri genitori,
i nostri nonni, i nostri bisnonni...i nostri avi.
Nulla sembra essere stato lasciato al caso, è la ragionevole
prosecuzione della realtà esistenziale, che tutti ci
accomuna. Caro “futuribile”, stai per nascere in
un mondo difficile. Sai? alcuni contestano perfino che tu esista,
eppure sei ben evidenziato in fotogramma, e ancora il tuo cuore
continua a pulsare.
Poco fa ho saputo poi che in questo tuo primo lungo viaggio
hai incontrato, in quel di Bergamo, niente meno che la fiamma
olimpica, e certo la sorpresa di mamma in qualche modo ti ha
raggiunto...un bel presagio, ma siamo cauti, continuiamo tutti
a tifare per la tua capacità di superare questi primi
momenti, pensiamo positivo e nell’attesa affidiamo al
tempo ancora speranza.
30 gennaio 2006
Il grande albero
Le radici del tempo afferrano il nostro terreno e vi ramificano
all’interno, copiose e forti, instancabili e salde, affondando
là, dove le nostre vite si aggrappano, stringendosi le
une alle altre, come braccia che si intrecciano nel comune sforzo
di sostenere e nutrire il grande albero della vita.
Abbiamo bisogno dell’acqua per assecondare la nostra sete
di crescita.
Abbiamo necessità di sole per le nostre foglie di primavera,
per quella sintesi clorofilliana che rinverdisce il nostro comune
aspetto, rivestendo le nostre diversità con un unico,
insostituibile abito.
Siamo come rami al vento proiettati nelle diverse direzioni,
e sappiamo ascoltare i nostri personali fruscii; sappiamo condividere
il fascino della pioggia sulle nostre nudità.
Ebbene sì, piccolino, siamo legati l’uno all’altro:
tu, seme di oggi per la speranza di un futuro, io, certezza
di un passato per l’attesa di un domani.
31 gennaio 2006
Cavallo pazzo
Ciao, piccolino/a, questa sera mi sento stanco, ma i miei pensieri
vanno sul sentiero del vago, nel regno del possibile. Mi faccio
disarcionare dal cavallo pazzo, e mi ritrovo qui, scaraventato
direttamente dal mondo del lavoro a quello della fantasia. So
che per te è ancora difficile seguirmi, non hai ancora
cervello, ma il resto non ti manca e si coagula in un mistero
di sensazioni sconosciute e incoscienti. E’ come un filo
diretto fra la mia mente goliardica ed il tuo cuoricino pulsante,
una delle poche realtà a noi già note. Ecco, mi
ritrovo a chiedermi quando il tempo ti concederà coscienza,
e se quello stesso tempo mi permetterà di esserci, per
parlarti di me, del mio lavoro, della gran parte della mia giornata.
Allora, se già non sarò più nonno, ma divenuto
angelo, potrò tentare di spiegare che cosa sia un rogito,
un numero di repertorio, una procura, una assemblea totalitaria,
una agevolazione fiscale, una rendita catastale rivalutata,
un progetto di scissione, un leasing, un mutuo, una fattura,
una Agenzia delle Entrate. Non farci caso, per ora, concediti
una luce soffusa nella tua cameretta comoda e accogliente. Ignora
ogni scansione preliminare e goditi l’immersione nell’abbraccio
del presente. Abbiamo tempo, prendiamo tempo, lucidiamo il futuro
e spostiamo gli inciampi, perchè la strada sia libera
e possa accogliere degnamente il tuo primo vagito, allo specchio
dei confronti.
1
febbraio 2006
La solitudine
La solitudine è la prerogativa di chi ha perduto, per
diversi motivi, l’abitudine di stare insieme. Quando i
compagni, i parenti, i conoscenti, gli amici e anche i nemici
se ne vanno è come se si creassero dei vuoti, ad ogni
loro partenza, volontaria o forzata. E’, in fondo, anche
la nostra storia, che percorre le strade del tempo, ove le amicizie
si creano, si fondono, si incoraggiano, si cercano, si disperdono.
Caro piccolino/a, questo non sarà il tuo primo problema,
è cosa da attempati, che coglie i più longevi.
I vecchi hanno grande memoria del passato remoto, e vi si immergono
volentieri, confondendo gioie e tristezze con lucida partecipazione,
come a voler essere e rimanere ancora protagonisti dei momenti
più intensi della loro vita. Gli anziani osservano il
loro oggi, e lo ritengono così diverso, così convulso
ed incomprensibile rispetto al loro tempo trascorso. Per te
si sta invece per aprire un libro, ove scriverai la storia del
tuo primo vagito, della prima poppata, dei primi passi, delle
prime parole...a proposito, già da ora memorizza la più
simpatica: “nonno”; non importa come la pronuncerai,
ma sarà di tanta compagnia vederti emulare la tua sorellina,
che sembra avere appunto per il “nòno” una
particolare predilezione. I figli sono come un dolce da gustare
piano, controllandone gli ingredienti, memorizzandone i sapori,
dirigendone la quantità, e soprattutto stando attenti
a non deviarne l’utilità. I nipotini sono come
la ciliegina che colora quegli ingredienti, quei sapori, quella
quantità; sono la sorpresa giornaliera, ti fanno ricordare
che anche tu sai cantare, sai ballare, sai fare il pagliaccio
e sai dare e ricevere un cinque, ma soprattutto, forse, sono
il migliore antidoto alla paventata solitudine del tuo domani.
2 febbraio 2006
La prima fiaba
Che strano pensiero stasera, quasi una prima fiaba. Si è
sempre detto, e non credo che il fatto sia mai stato contestato,
che tutti quelli che nascono prima di noi sono più giovani
di noi, e che, di conseguenza, noi siamo più vecchi di
loro. Mi sorge un dubbio. Se è vero, come è in
effetti vero, che tutti noi umani viventi abbiamo una comune
origine (per casuale ipotesi il dolce abbraccio amoroso di Adamo
ed Eva), è anche vero che il primo seme aveva in sè
tutti gli altri semi gioiosamente “trasferiti” per
produrre l’indecifrabile numero dei successori. Allora
quel mio strano pensiero potrebbe rivelarsi uno scoop: chi nasce
dopo ha avuto più tempo a disposizione, in pratica ha
“vissuto” di più, ed è quindi più
vecchio di chi nasce prima, non credete?
La storia ci racconta che l’uomo primordiale era simile
alla bestia, e che l’intelligenza umana si è sviluppata
gradualmente in una lentissima evoluzione naturale migliorativa.
Anche oggi si ritiene che i figli, dal punto di vista del perfezionamento
delle capacità collegate all’intelligenza, siano
più qualificati dei padri, e dei nonni, e dei bisnonni,
e degli avi. Ma è evidente: l’esperienza che si
accumula nel tempo produce proprio questo effetto migliorativo.
E se i veri vecchi sono i figli, e ancor più i figli
dei figli, e i figli dei figli dei figli, allora la saggezza,
ritenuta una prerogativa della vecchiaia, a chi appartiene?
ai padri o ai figli?
Non farci caso, per ora, caro/a piccolino/a, ma quando il tuo
cervellino ti farà capire che “sei connesso”,
e guarderai con troppa sufficienza questo tuo giovane nonno
a corto di senno, spero che avrai almeno la delicatezza della
fantasia, per uno stupido amatissimo bacetto sulla mia guancia
sinistra...o destra, se ti parrà più opportuno,
o ancor meglio su entrambe le mie guance, per par condicio.
3
febbraio 2006
Musica di coccole
Oggi, piccolino/a, ti racconterò della tua prima luce,
quella strana sensazione che potrai sperimentare osservando
per la prima volta il volto della mamma. Da subito ti sembrerà
un’immagine confusa, ma se saprai metterla a fuoco, godrai
la vista del sorriso più dolce ed accattivante della
tua futura esistenza, un’immagine in rilievo circondata
da un alone quasi accecante. L’impressione di quel momento
fugace sarà così intensa da divenire in seguito
inconfondibile, ed appagherà ogni tuo pensiero ed ogni
tuo desiderio di protezione e di sicurezza. Quella “visione”
è il primo passo del destino di ciascun cucciolo, mentre
il cordone smette di pulsare, e s’insinua piacevolmente
nel suo sistema affettivo creando un indissolubile legame destinato
a durare tutta una vita. Tutti noi abbiamo diritto ad una mamma,
o comunque a qualcuno che sappia da subito appagare quella nostra
naturale tendenza alla protezione e alla sicurezza. Coraggio,
piccolina/o, quella luce è già pronta per il tuo
primo sguardo, sta chiusa in una nuvola, e nell’attesa
già studia lo scenario più efficace anche per
farsi musica di coccole.
4 febbraio 2006
Cromosomi
Caro piccolino/a, so che stai per ritornare dal tuo breve primo
viaggio di vacanza, e mi auguro, naturalmente, di sapere che
ti sei ben riposato nel tuo fantastico crogiuolo.
Una deviazione del pensiero sul tuo arrivo imminente di oggi,
mi suggerisce una breve indagine sul tuo percorso di vita attraverso
il tempo.
Ti presenti a noi con tutto il bagaglio di passato che ti compete,
una storia complicata e affascinante, che gli esperti potrebbero
leggere facilmente traducendo ogni riferimento contenuto nel
tuo d.n.a. Così scoprirebbero certamente che tra i tuoi
avi lontani c’è stata aria di nobiltà in
quel di Montisola, al centro del lago d’Iseo; che un tuo
“coavo”, naturalmente non diretto ascendente, è
stato il primo morto della spedizione dei Mille (assassinato
dai briganti); che la tua bis bisnonna era damigella di corte
della regina Elena; che un tuo bisnonno è stato Alpino
in Russia e prigioniero in Polonia e in Germania; che l’altro
tuo nonno ha ascendenti importanti nel popolo dei Walser; che
il tuo bis bis bisnonno è nato in casa, in via Bocchetto,
alle “quattro vie” per lo spavento della mamma,
all’udire i primi spari delle “cinque giornate di
Milano”; che un tuo bis bisnonno vantava come ascendenti
niente meno che la famiglia dell’Imperatore Claudio (in
particolare Caligola, il pazzo innamorato di un cavallo); che
non lontano nel tempo un tuo avo senatore ha fondato il Touring
Club Italiano; che un avo ancora più lontano ha sposato
una discendente del sanguinario Filippo Il Bello, se non erro
lo sterminatore dei Templari (riferimento questo anche per Santiago
di Compostela). Ce n’è abbastanza mi pare. Un po’
di nobiltà, un po’ di ardimento, un po’ di
pazzia, un po’ di eroismo, un po’ di cattiveria
sono davvero un programma interessante, ma anche preoccupante.
Chi sa, a questo punto, quale sarà il risultato. A me
non resta che sperare che quel “buoni” che è
contenuto nel mio cognome insieme ad “ardimentosi”,
e si traduce “boni et ardui” e si legge “Bonardi”,
abbiano il sopravvento sui cromosomi pronti a scendere in piazza
per vantare il loro diritto a conseguire scopi iniqui. Un po’
di pazzia fa bene all’umorismo, ma pensare che tu, piccolino/a,
possa emulare l’avo amico del cavallo mi sembra proprio
troppo, è cosa da “romanzo estremo”, lasciamo
l’argomento alla fantascienza.
Comunque tranquillizzati, non ti spaventare, piccolino/a, il
mondo è un osso duro, ma se saprai addentarlo, succhiando
piano e con prudenza, potrai goderne tutto il buon sapore, con
buona pace del nonno e di quanti con lui ti saranno vicino,
a tifare per il bene difficile contro il male facile.
5
febbraio 2006
Giorno speciale
Oggi è una giornata speciale, in cui si parla, si scrive
e si rappresenta in tutti i mass media la vita, come bene primario
e diritto fondamentale di ciascuno di noi. Oggi in particolare
si vedono, si leggono e si ascoltano argomenti e progetti per
te, piccolino/a, timido aspirante all’accoglienza del
mondo. Si, l’accoglienza, quel sentimento che è
tanto vivo e spontaneo nel cuore di chi ti sta vicino, e ti
attende con trepidazione, ma è tanto scomodo da estorcere
agli “altri”, perché la società spesso
si mostra disattenta, nella sua smania di competizione, e per
partecipare ti dovrai trasformare in un professionista della
conquista.
Il grande prato verde, là, oltre la periferia, si distende
inumidito al pallido sole di questo inverno freddo, e raccoglie
nel suo seno l’ultima chiazza di neve rimasta a sciogliersi
lentamente. E’ una bella giornata, con il fermo macchine
famigliole di ciclisti festosi pedalano sulle strade quasi libere
ove gruppi di pedoni passeggiano, s’incontrano, passano
di fretta in entrata ed in uscita dalla Messa domenicale.
E’ la nostra giornata di riposo, piccolino/a, e possiamo
incontrarci ora che sei tornato con sorellina, mamma e nonna
dalla breve vacanza trascorsa. Bentornato, e complimenti per
la tua crescita costante, della quale ho saputo osservando mamma
e papà che discutevano sul modo di rappresentare i tuoi
quattro attuali centimetri. La misura di mamma era contenuta
fra indice e medio appena divaricati; la misura di papà
era la distanza fra pollice ed indice, metodo da ebanista. Malgrado
la discussione sul metodo, le misure alla fine erano perfettamente
coincidenti. Un buon auspicio questo: trovare punti d’incontro
è sintomo di un’armonia che cresce, di un amore
vivace che si espande per creare più spazio e preparare
l’accoglienza da dedicare a te, che già l’attendi,
col tuo diritto alla vita e ad un abbraccio caldo di tenerezze
.
6
febbraio 2006
La casa delle cose
Ti immagino, grammo d’amore, anche stasera immerso nel
tuo liquido protettivo, a ricevere ogni necessità.
Mamma è assopita, il suo cuore ha un ritmo speciale
e ad ogni pulsazione invia messaggi al nascosto popolo dei
badanti, votati all’obbedienza nel loro compito di meravigliosa
creatività. Sono operazioni complesse, che richiedono
attenzione, tutte mirate allo scopo di realizzare nel modo
migliore il progetto evolutivo.
Il capolavoro, in questo frangente, non abbisogna della perizia
di un pennello per farsi dipinto, o di mazzetta e scalpello
per farsi immagine di pietra, ma di linfa vitale: un prezioso
dosaggio di elementi chimici, organici, nervosi da dirottare
con paziente armonia nel risultato.
E’ una festa continua, un moto peristaltico di afflussi
che seguono direzioni prestabilite, alimentando i ritmi d’una
musica ovattata che ti avvolge, piccolino/a, cullandoti nell’abbraccio.
Goditi questi momenti, piccolina/o, lasciati cullare, trasportare,
trasformare, è tutta una miscela di diritti generosamente
offerti, ai quali non ti è dato rinunciare; il tempo
della scelta è ancora lontano.
Non preoccuparti, per te la Casa delle cose è già
in progetto nel desiderio dei tuoi cari, oltre la sua porta
troverai tutto ciò che ora ti manca: troverai i tuoi
giochi, i nostri volti, la tua
Per informazioni è possibile telefonare al numero 0143-837604
, inviare fax al numero 0143-824406 o e mail a piero.marenco@tin.it
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