CIRCOLO CULTURALE "INSIEME"

"CAMPER E CULTURA…INSIEME"




CRONACA DI UN NONNO IN ATTESA
di Gian Luigi Bonardi

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CAPITOLO I
Colloqui con un principio di vita

27 gennaio 2006
Ed eccomi nonno in attesa

Da circa un mese ormai la cicogna russa ci ha lasciato, per altri impellenti richiami.
E’ sera inoltrata, la neve scende copiosa, mamma dorme, nipotina no, sta con la nonna a cercare il momento propizio per terminare un capriccio e addormentarsi, speriamo, all’istante; nonno scrive. L’ignaro nascituro è ancora un sogno fragile ma concreto, ispiratore di lunghi sonni di mamma e qualche malessere. E’ presto per presagire la certezza di un futuro, per ora è la speranza del crescere, millimetro su millimetro attorno ad un cuoricino che è già stato visto in ecografia pulsare velocemente. Forza piccolino, riposa nel tuo mondo caldo e accogliente, ogni tuo istante per noi è un dono da gustare con amorevole pazienza.



29 gennaio 2006
Il diritto alla vita

Oggi nonna, mamma e sorellina sono partite per una breve vacanza.
E’ la mia prima esperienza di distacco dal bis nipotino, e questo fatto mi offre lo spunto per una personale riflessione. Lo strano, nuovo senso di lontananza mi induce a credere nel “io sono” del bis nipotino, già oggetto della mia nostalgia.
Questo fatto mi induce altresì a credere che quell’”essere” sia già una richiesta di diritti (non ancora di doveri).
Eh, sì, caro amico Piero, avevi ragione a ritenere che il contenuto di questo diario sarebbe stato molto “delicato”, me ne rendo conto, ma certi temi vanno affrontati fin dall’inizio, con serenità e concretezza e da tutti.
Mi viene da pensare che ciò che ora è definibile come il “concepito” sia già un “colui” che chiede, come si usa dire, di “venire alla luce”, e perciò esige che la sua fragilità momentanea sia oggetto della prima e principale sua protezione, e, se pur incosciente, vanti il proprio irrinunciabile diritto alla vita.
E questa vita in evoluzione, questa concretezza del concepito, spinge la mia immaginazione e il mio istinto naturale a credere che fin dai tempi della creazione ci fosse nel primo umanoide qualche cosa del progetto che oggi sta per realizzarsi in questa nuova vita.
Quel “qualche cosa” deve essere passato inconsapevolmente o meno di uomo in uomo, fino ai giorni nostri, anche attraverso la mia persona, quella di mia moglie, quella di mia figlia, quella di mio genero, così come attraverso i nostri genitori, i nostri nonni, i nostri bisnonni...i nostri avi.
Nulla sembra essere stato lasciato al caso, è la ragionevole prosecuzione della realtà esistenziale, che tutti ci accomuna. Caro “futuribile”, stai per nascere in un mondo difficile. Sai? alcuni contestano perfino che tu esista, eppure sei ben evidenziato in fotogramma, e ancora il tuo cuore continua a pulsare.
Poco fa ho saputo poi che in questo tuo primo lungo viaggio hai incontrato, in quel di Bergamo, niente meno che la fiamma olimpica, e certo la sorpresa di mamma in qualche modo ti ha raggiunto...un bel presagio, ma siamo cauti, continuiamo tutti a tifare per la tua capacità di superare questi primi momenti, pensiamo positivo e nell’attesa affidiamo al tempo ancora speranza.



30 gennaio 2006
Il grande albero

Le radici del tempo afferrano il nostro terreno e vi ramificano all’interno, copiose e forti, instancabili e salde, affondando là, dove le nostre vite si aggrappano, stringendosi le une alle altre, come braccia che si intrecciano nel comune sforzo di sostenere e nutrire il grande albero della vita.
Abbiamo bisogno dell’acqua per assecondare la nostra sete di crescita.
Abbiamo necessità di sole per le nostre foglie di primavera, per quella sintesi clorofilliana che rinverdisce il nostro comune aspetto, rivestendo le nostre diversità con un unico, insostituibile abito.
Siamo come rami al vento proiettati nelle diverse direzioni, e sappiamo ascoltare i nostri personali fruscii; sappiamo condividere il fascino della pioggia sulle nostre nudità.
Ebbene sì, piccolino, siamo legati l’uno all’altro: tu, seme di oggi per la speranza di un futuro, io, certezza di un passato per l’attesa di un domani.



31 gennaio 2006
Cavallo pazzo

Ciao, piccolino/a, questa sera mi sento stanco, ma i miei pensieri vanno sul sentiero del vago, nel regno del possibile. Mi faccio disarcionare dal cavallo pazzo, e mi ritrovo qui, scaraventato direttamente dal mondo del lavoro a quello della fantasia. So che per te è ancora difficile seguirmi, non hai ancora cervello, ma il resto non ti manca e si coagula in un mistero di sensazioni sconosciute e incoscienti. E’ come un filo diretto fra la mia mente goliardica ed il tuo cuoricino pulsante, una delle poche realtà a noi già note. Ecco, mi ritrovo a chiedermi quando il tempo ti concederà coscienza, e se quello stesso tempo mi permetterà di esserci, per parlarti di me, del mio lavoro, della gran parte della mia giornata. Allora, se già non sarò più nonno, ma divenuto angelo, potrò tentare di spiegare che cosa sia un rogito, un numero di repertorio, una procura, una assemblea totalitaria, una agevolazione fiscale, una rendita catastale rivalutata, un progetto di scissione, un leasing, un mutuo, una fattura, una Agenzia delle Entrate. Non farci caso, per ora, concediti una luce soffusa nella tua cameretta comoda e accogliente. Ignora ogni scansione preliminare e goditi l’immersione nell’abbraccio del presente. Abbiamo tempo, prendiamo tempo, lucidiamo il futuro e spostiamo gli inciampi, perchè la strada sia libera e possa accogliere degnamente il tuo primo vagito, allo specchio dei confronti.



1 febbraio 2006
La solitudine

La solitudine è la prerogativa di chi ha perduto, per diversi motivi, l’abitudine di stare insieme. Quando i compagni, i parenti, i conoscenti, gli amici e anche i nemici se ne vanno è come se si creassero dei vuoti, ad ogni loro partenza, volontaria o forzata. E’, in fondo, anche la nostra storia, che percorre le strade del tempo, ove le amicizie si creano, si fondono, si incoraggiano, si cercano, si disperdono. Caro piccolino/a, questo non sarà il tuo primo problema, è cosa da attempati, che coglie i più longevi. I vecchi hanno grande memoria del passato remoto, e vi si immergono volentieri, confondendo gioie e tristezze con lucida partecipazione, come a voler essere e rimanere ancora protagonisti dei momenti più intensi della loro vita. Gli anziani osservano il loro oggi, e lo ritengono così diverso, così convulso ed incomprensibile rispetto al loro tempo trascorso. Per te si sta invece per aprire un libro, ove scriverai la storia del tuo primo vagito, della prima poppata, dei primi passi, delle prime parole...a proposito, già da ora memorizza la più simpatica: “nonno”; non importa come la pronuncerai, ma sarà di tanta compagnia vederti emulare la tua sorellina, che sembra avere appunto per il “nòno” una particolare predilezione. I figli sono come un dolce da gustare piano, controllandone gli ingredienti, memorizzandone i sapori, dirigendone la quantità, e soprattutto stando attenti a non deviarne l’utilità. I nipotini sono come la ciliegina che colora quegli ingredienti, quei sapori, quella quantità; sono la sorpresa giornaliera, ti fanno ricordare che anche tu sai cantare, sai ballare, sai fare il pagliaccio e sai dare e ricevere un cinque, ma soprattutto, forse, sono il migliore antidoto alla paventata solitudine del tuo domani.



2 febbraio 2006
La prima fiaba

Che strano pensiero stasera, quasi una prima fiaba. Si è sempre detto, e non credo che il fatto sia mai stato contestato, che tutti quelli che nascono prima di noi sono più giovani di noi, e che, di conseguenza, noi siamo più vecchi di loro. Mi sorge un dubbio. Se è vero, come è in effetti vero, che tutti noi umani viventi abbiamo una comune origine (per casuale ipotesi il dolce abbraccio amoroso di Adamo ed Eva), è anche vero che il primo seme aveva in sè tutti gli altri semi gioiosamente “trasferiti” per produrre l’indecifrabile numero dei successori. Allora quel mio strano pensiero potrebbe rivelarsi uno scoop: chi nasce dopo ha avuto più tempo a disposizione, in pratica ha “vissuto” di più, ed è quindi più vecchio di chi nasce prima, non credete?
La storia ci racconta che l’uomo primordiale era simile alla bestia, e che l’intelligenza umana si è sviluppata gradualmente in una lentissima evoluzione naturale migliorativa. Anche oggi si ritiene che i figli, dal punto di vista del perfezionamento delle capacità collegate all’intelligenza, siano più qualificati dei padri, e dei nonni, e dei bisnonni, e degli avi. Ma è evidente: l’esperienza che si accumula nel tempo produce proprio questo effetto migliorativo. E se i veri vecchi sono i figli, e ancor più i figli dei figli, e i figli dei figli dei figli, allora la saggezza, ritenuta una prerogativa della vecchiaia, a chi appartiene? ai padri o ai figli?
Non farci caso, per ora, caro/a piccolino/a, ma quando il tuo cervellino ti farà capire che “sei connesso”, e guarderai con troppa sufficienza questo tuo giovane nonno a corto di senno, spero che avrai almeno la delicatezza della fantasia, per uno stupido amatissimo bacetto sulla mia guancia sinistra...o destra, se ti parrà più opportuno, o ancor meglio su entrambe le mie guance, per par condicio.



3 febbraio 2006

Musica di coccole

Oggi, piccolino/a, ti racconterò della tua prima luce, quella strana sensazione che potrai sperimentare osservando per la prima volta il volto della mamma. Da subito ti sembrerà un’immagine confusa, ma se saprai metterla a fuoco, godrai la vista del sorriso più dolce ed accattivante della tua futura esistenza, un’immagine in rilievo circondata da un alone quasi accecante. L’impressione di quel momento fugace sarà così intensa da divenire in seguito inconfondibile, ed appagherà ogni tuo pensiero ed ogni tuo desiderio di protezione e di sicurezza. Quella “visione” è il primo passo del destino di ciascun cucciolo, mentre il cordone smette di pulsare, e s’insinua piacevolmente nel suo sistema affettivo creando un indissolubile legame destinato a durare tutta una vita. Tutti noi abbiamo diritto ad una mamma, o comunque a qualcuno che sappia da subito appagare quella nostra naturale tendenza alla protezione e alla sicurezza. Coraggio, piccolina/o, quella luce è già pronta per il tuo primo sguardo, sta chiusa in una nuvola, e nell’attesa già studia lo scenario più efficace anche per farsi musica di coccole.



4 febbraio 2006
Cromosomi

Caro piccolino/a, so che stai per ritornare dal tuo breve primo viaggio di vacanza, e mi auguro, naturalmente, di sapere che ti sei ben riposato nel tuo fantastico crogiuolo.
Una deviazione del pensiero sul tuo arrivo imminente di oggi, mi suggerisce una breve indagine sul tuo percorso di vita attraverso il tempo.
Ti presenti a noi con tutto il bagaglio di passato che ti compete, una storia complicata e affascinante, che gli esperti potrebbero leggere facilmente traducendo ogni riferimento contenuto nel tuo d.n.a. Così scoprirebbero certamente che tra i tuoi avi lontani c’è stata aria di nobiltà in quel di Montisola, al centro del lago d’Iseo; che un tuo “coavo”, naturalmente non diretto ascendente, è stato il primo morto della spedizione dei Mille (assassinato dai briganti); che la tua bis bisnonna era damigella di corte della regina Elena; che un tuo bisnonno è stato Alpino in Russia e prigioniero in Polonia e in Germania; che l’altro tuo nonno ha ascendenti importanti nel popolo dei Walser; che il tuo bis bis bisnonno è nato in casa, in via Bocchetto, alle “quattro vie” per lo spavento della mamma, all’udire i primi spari delle “cinque giornate di Milano”; che un tuo bis bisnonno vantava come ascendenti niente meno che la famiglia dell’Imperatore Claudio (in particolare Caligola, il pazzo innamorato di un cavallo); che non lontano nel tempo un tuo avo senatore ha fondato il Touring Club Italiano; che un avo ancora più lontano ha sposato una discendente del sanguinario Filippo Il Bello, se non erro lo sterminatore dei Templari (riferimento questo anche per Santiago di Compostela). Ce n’è abbastanza mi pare. Un po’ di nobiltà, un po’ di ardimento, un po’ di pazzia, un po’ di eroismo, un po’ di cattiveria sono davvero un programma interessante, ma anche preoccupante. Chi sa, a questo punto, quale sarà il risultato. A me non resta che sperare che quel “buoni” che è contenuto nel mio cognome insieme ad “ardimentosi”, e si traduce “boni et ardui” e si legge “Bonardi”, abbiano il sopravvento sui cromosomi pronti a scendere in piazza per vantare il loro diritto a conseguire scopi iniqui. Un po’ di pazzia fa bene all’umorismo, ma pensare che tu, piccolino/a, possa emulare l’avo amico del cavallo mi sembra proprio troppo, è cosa da “romanzo estremo”, lasciamo l’argomento alla fantascienza.
Comunque tranquillizzati, non ti spaventare, piccolino/a, il mondo è un osso duro, ma se saprai addentarlo, succhiando piano e con prudenza, potrai goderne tutto il buon sapore, con buona pace del nonno e di quanti con lui ti saranno vicino, a tifare per il bene difficile contro il male facile.



5 febbraio 2006
Giorno speciale

Oggi è una giornata speciale, in cui si parla, si scrive e si rappresenta in tutti i mass media la vita, come bene primario e diritto fondamentale di ciascuno di noi. Oggi in particolare si vedono, si leggono e si ascoltano argomenti e progetti per te, piccolino/a, timido aspirante all’accoglienza del mondo. Si, l’accoglienza, quel sentimento che è tanto vivo e spontaneo nel cuore di chi ti sta vicino, e ti attende con trepidazione, ma è tanto scomodo da estorcere agli “altri”, perché la società spesso si mostra disattenta, nella sua smania di competizione, e per partecipare ti dovrai trasformare in un professionista della conquista.
Il grande prato verde, là, oltre la periferia, si distende inumidito al pallido sole di questo inverno freddo, e raccoglie nel suo seno l’ultima chiazza di neve rimasta a sciogliersi lentamente. E’ una bella giornata, con il fermo macchine famigliole di ciclisti festosi pedalano sulle strade quasi libere ove gruppi di pedoni passeggiano, s’incontrano, passano di fretta in entrata ed in uscita dalla Messa domenicale.
E’ la nostra giornata di riposo, piccolino/a, e possiamo incontrarci ora che sei tornato con sorellina, mamma e nonna dalla breve vacanza trascorsa. Bentornato, e complimenti per la tua crescita costante, della quale ho saputo osservando mamma e papà che discutevano sul modo di rappresentare i tuoi quattro attuali centimetri. La misura di mamma era contenuta fra indice e medio appena divaricati; la misura di papà era la distanza fra pollice ed indice, metodo da ebanista. Malgrado la discussione sul metodo, le misure alla fine erano perfettamente coincidenti. Un buon auspicio questo: trovare punti d’incontro è sintomo di un’armonia che cresce, di un amore vivace che si espande per creare più spazio e preparare l’accoglienza da dedicare a te, che già l’attendi, col tuo diritto alla vita e ad un abbraccio caldo di tenerezze
.

6 febbraio 2006
La casa delle cose

Ti immagino, grammo d’amore, anche stasera immerso nel tuo liquido protettivo, a ricevere ogni necessità. Mamma è assopita, il suo cuore ha un ritmo speciale e ad ogni pulsazione invia messaggi al nascosto popolo dei badanti, votati all’obbedienza nel loro compito di meravigliosa creatività. Sono operazioni complesse, che richiedono attenzione, tutte mirate allo scopo di realizzare nel modo migliore il progetto evolutivo.
Il capolavoro, in questo frangente, non abbisogna della perizia di un pennello per farsi dipinto, o di mazzetta e scalpello per farsi immagine di pietra, ma di linfa vitale: un prezioso dosaggio di elementi chimici, organici, nervosi da dirottare con paziente armonia nel risultato.
E’ una festa continua, un moto peristaltico di afflussi che seguono direzioni prestabilite, alimentando i ritmi d’una musica ovattata che ti avvolge, piccolino/a, cullandoti nell’abbraccio.
Goditi questi momenti, piccolina/o, lasciati cullare, trasportare, trasformare, è tutta una miscela di diritti generosamente offerti, ai quali non ti è dato rinunciare; il tempo della scelta è ancora lontano.
Non preoccuparti, per te la Casa delle cose è già in progetto nel desiderio dei tuoi cari, oltre la sua porta troverai tutto ciò che ora ti manca: troverai i tuoi giochi, i nostri volti, la tua



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