Caro Mario Rigoni Stern, la tua semplice ma importante
lettera del 28/XII/05 scritta a Vitto Carion, con
gli auguri a tutti i soci de “La Granda”,
mi offre lo spunto per ricambiare, a nome di questi
tutti, gli auguri per un felice e operoso anno 2006,
e ci rende nel contempo, se ce lo permetti, orgogliosi
per le parole semplici con le quali ci hai espresso
il tuo senso di commozione, dopo aver esaminato il
modesto materiale riguardante la memoria dei nostri
combattenti sul Don.
Eravamo là, con i nostri camper, nella grande
distesa colma di girasoli, contro mano rispetto alla
residua immaginaria folla di voci dei combattenti
superstiti, fantasmi di un passato che non vuole e
non può tirare giù il sipario, ma ancora
sa creare “commozione ed emozioni di tempi tanto
lontani” in chi, sergente nella neve, ha dovuto
essere protagonista ed ha saputo raccontare, con passione
e partecipazione invidiabile, le gesta di eroi senza
nome e di compagni più o meno fortunati. Il
ricordo commuove anche noi, figli di un passato tormentato,
scritto dai nostri padri con il sangue raggelato nell’inverno
russo ed ucraino, sul nostro stesso percorso a ritroso,
ove abbiamo unanimemente concordato di nominare il
silenzio, per quella volta, Signore dei nostri gesti,
in segno di rispetto.
Con semplici ma toccanti cerimonie abbiamo gettato
un sassolino nella fontana della memoria, e il piccolo
foro formatosi nell’acqua di ieri si è
fatto breve perimetro circolare e con veloce espansione
ha raggiunto i bordi ed è tornato con frammenti
di luce riflessa in frange numerose, verso il centro,
a riferire ad ogni goccia d’acqua l’accaduto.
L’eco del nostro procedere in silenzio tra balche
strisciate dal sole e mandrie di mucche sorprendentemente
calme, sta soffiando le nostre emozioni lontano, oltre
chi ci ha visto passare, al di là delle grandi
pianure sconfinate, nelle quattro direzioni. Abbiamo
seminato le pulsazioni del nostro cuore, con l’intenzione
di offrire, a chi ne abbia sete, il fiore dell’amicizia
e della pace, fiore di scanzonati camperisti, capaci,
tutti insieme, di mescolare i colori del tempo e farne
una seria bandiera, che sia degna per tutti.
Non abbiamo fatto altro che raccogliere le tue parole
scritte, caro Mario, insieme a quelle di altri testimoni
oculari, per essere più consapevoli e più
pronti a comprendere, senza voler tanto giudicare
quanto imparare ed apprezzare. Il nostro silenzio,
la nostra immaginazione, il nostro desiderio di rintracciare
nella natura circostante, nei luoghi, nei volti ospitali
e sorpresi dei Russi qualche rara testimonianza di
quel passato così complicato per chi non l’ha
vissuto, erano anche il frutto di un tuo monito, che
ci ha accompagnato nella “Grandavventura”
e già più volte è stato richiamato
nel “sito” de La Granda: “ovunque
andrete lungo il vostro viaggio nella zona che va
tra Charkov e il Don, in ogni isba, in ogni villaggio,
in ogni angolo ci saranno degli alpini morti, ovunque!
Ricordatevelo!!!” Che male c’è
allora se qualche lacrima è stata versata senza
bisogno di nasconderla? Anche per questo, grazie,
caro Mario Rigoni Stern, e concedimi un abbraccio
particolare, con l’affetto di un figlio della
grande famiglia degli Alpini.
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