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di Gian Mario Rocco
.Come già è stato scritto, al Peuterey si svolse
la nostra attività campeggistica dal 1949 al 1971, uniche
eccezioni nel 1950 ritornammo a Champoluc, nel 1955 e 56 a Prà
Charbon in vaI d'Ayas e nel 1957 a Morgex; dopo non vi furono più
interruzioni.
I primi anni del Peuterey furono veramente da pionieri:
dava una soddisfazione particolare, non era facile fare del campeggio,
si sentiva maggiormente la necessità di essere parecchi ed
uniti. Pochi avevano l'automobile, per quanto la benzina costasse
L.110 al litro (nel 1 949 furono immatricolate 48.883 automobili,
in tutta Italia ne circolavano 266.928).
Tutto il materiale veniva radunato nel mio cortile e trasportato
in autocarro. Molti arrivavano in motoretta o in treno fino a Pré
S. Didier e poi in corriera.
L'anno successivo per avere corrente per un vero trasmettitore a
"Radio Peuterey" fu fissata in terra sotto l'autocarro
una dinamo, che veniva azionata dal motore dell'autocarro stesso;
il motore a gasolio non teneva il minimo, aumentava il numero dei
giri e quindi le valvole del trasmettitore si fulminavano frequentemente.
L’ anno seguente trovammo un piccolo gruppo elettrogeno. residuato
delle truppe americane e finché fummo in pochi permise di
avere anche un po' di luce elettrica per ogni tenda, spegnendo tutto
si poteva alimentare il proiettore a passo ridotto. Era un progresso
avere la luce, non vi era riscontro in altre località ove
si incominciava a campeggiare. A me personalmente dava un'inconveniente;
per fermare il motore ero l'ultimo ad andare a dormire nell'oscurità.
A valle del rubinetto del serbatoio della benzina, saldai una scatola
di latta, collegandola poi al carburatore; chiudendo il rubinetto
della benzina, il motore girava ancora per 15 minuti e poi si fermava,
permettendomi di coricarmi.
Ogni anno la famiglia dei campeggiatori cresceva, e così
le necessità e le esigenze. Come la dinamo aveva sostituito
le candele ed i lumi a petrolio, il gruppo elettrogeno la dinamo;
negli anni che seguirono fu necessario collegarsi con la linea dell'ENEL
(ancora si chiamava SIP) che non era vicina. La spesa fu tutta dell'ACTI
e dell'impianto che portava per la prima volta la luce al Peuterey
ne usufruirono ed ancora ne usufruiscono i valligiani ed i vari
campeggi sorti sul piano!
I vantaggi furono molti, una pompa posta alla sorgente mandò
l'acqua alle fontanelle ed ai lavatoi, i servizi non ne avevano
bisogno, data l'acqua corrente del ruscello.
Sorse la grande tenda "Spaccio" antesignana del Self Service:
nessuno a vendere, ma fatto unico nessuno a ritirare il denaro.
Ognuno prelevava e pagava versando nell'apposito cassetto; se necessario
si prendeva il resto. Se al momento si era sprovvisti di portafoglio,
si segnava su di un apposito quaderno il proprio nome, il numero
della tenda e la spesa; prima di aprire si faceva la somma e la
si versava nel cassetto.
In questo inconsueto "Self Service", adatto solo negli
anni cinquanta quando i campeggiatori erano ancora tutti onesti,
erano ben esposti più di cento articoli, tra i quali cinque
qualità di vini. Conservo ancora uno di quei quaderni. Vi
sono nomi di amici che non sono più: noto però che
se l'acqua della sorgente del Peuterey era famosa, essi erano particolarmente
amanti del buon vino! Naturalmente predominavano i cibi in scatola,
e questo mi fa ricordare un fatto curioso e ameno.
Ogni anno, in base all'elenco ed i consumi dell'anno precedente,
aumentavo i quantitativi in rapporto al previsto aumento dei partecipanti.
Perciò avevo ordinato 100 scatole di minestrone Simmenthal,
ma dopo tre giorni erano esaurite (e da un controllo pagate!) Dovetti
farne arrivare altre d'urgenza, ma non durarono molto; da una breve
indagine risultò che i campeggiatori provenienti da una vicina
regione costiera, ben noti per la loro parsimonia ed economia, avevano
rilevato che al Peuterey quello stesso prodotto costava meno che
nella loro città e ne avevano fatte provvista!
L'affluenza al Peuterey era in continuo aumento, il campeggio prendeva
fama anche oltre confine, i più famosi alpinisti europei
vi fecero la base per le loro ascensioni. Aumentava anche il nostro
impegno, la durata delle vacanze era di soli 1 5 giorni e per questo
breve periodo bisognava montare tende di servizio, linee elettriche,
tubazioni, servizi. Era una faticaccia, da ripetere per lo smontaggio,
a cui si dedicavano con entusiasmo i Consiglieri dell'Associazione,
alcuni dei quali nonostante gli anni provvedono ancora oggi all'efficienza
del campeggio di PonteChianale.
Si moltiplicavano anche le manifestazioni, Albero di Natale di mezza
Estate su di un grande pino vero, campionato bocciofilo campeggiatori
e campeggiatrici, corsa nei sacchi, gimcane ciclistiche, rottura
delle pignatte, alla sera del 15 agosto fuochi artificiali da favola
e gran vino brulé. Nel 1971 ne furono cotti ben 180 litri:
erano con noi gli alpini di una caserma più a monte; al mattino
il maggiore era ancora in giro per la valle a cercarli.
Le gare per i piccoli ed i giovani predominavano. con premi sempre
per tutti, centinaia di giocattoli. Si ricorda una gara tra i bimbi
dagli Otto ai dodici anni, erano ben 94.
Un concorso letterario: 1 premio una spilla d'oro rappresentante
la tenda, pregiata opera di oreficeria appositamente incisa. Fu
condotto da un professore di liceo e da una professoressa di ginnasio,
campeggiatori. Tema: "Aspetti comici della vita al campeggio".
Si presentava una difficoltà, la disparità di età
e del grado di studio dei concorrenti, fu così deciso di
nominare una commissione giudicatrice e di assegnare un voto tenendo
in considerazione la classe che frequentavano. Vinse una bambina
di terza elementare, Renata Florian, oggi mamma, (I liceali andarono
fuori tema) che scrisse "come mi fa ridere mio papà
al campeggio quando lava i piatti!".
Tra le tante difficoltà organizzative, avevamo anche la sede
per la celebrazione della S. Messa domenicale. Era con noi il Prof.
Don Giovanni Maina, ma dove e come celebrare? Su di un tavolino?
In pineta la brezza spegneva le candele e gli aghi di pino cadevano
nel vin santo che doveva essere sostituito (con gaudio del nostro
segretario che dopo lo centellinava come aperitivo). Occorreva una
sede adatta e degna di tanta suggestiva espressione di fede in una
maestosa località creata dalla natura per il campeggio.
Era il 16 agosto 1958, si stava smobilitando, qualcuno era già
partito. Dagli altoparlanti di radio Peuterey posti lassù
tra i pini, nel regno degli scoiattoli veniva lanciato un appello
"Al Peuterey abbiamo tutto quanto la natura può dare
al campeggiatore a 1 500 metri, tra i ghiacciai, al cospetto di
sua Maestà il Monte Bianco, abbiamo una pineta di sogno,
amicizia, allegria, distensione, riposo, ma manca la testimonianza
perenne del nostro riconoscimento, del nostro ringraziamento, la
possibilità di rinnovare ogni estate la nostra devozione
ed i doveri di cristiani. Come tutte le nostre valli, lungo i sentieri
montani, si incontrano frequentemente piloni di ringraziamento o
per implorare pietà e divina protezione, dobbiamo erigere
una cappella attorno alla quale disporre le nostre tende e pregare!
In pochi minuti per quanto fossimo rimasti in pochi si raccolsero
132.000 lire. L'ACTI a quel tempo non aveva fondi, ma debiti; la
somma necessaria fu raccolta negli anni seguenti. Nell'inverno fu
indetto un concorso per il bozzetto vinto dal "professore Giovanni
Ferrari" del quale abbiamo descritto le disavventure campeggistiche,
che offrì anche la croce che sovrasta la cappella e porta
il cavo del parafulmine. I proff. Calandri e Sorrentino dell'Accademia
di Torino affrescarono la Madonna, vera opera d'arte che durerà
nel tempo.
Il 10 agosto 1959, a 5. Lorenzo, presente il vescovo di Aosta, Monsignor
Maturino Blanchet, Don Cirillo parroco di Courmayeur, il Prof. Grosso
Sindaco di Torino, il Dr. Bassi, il famoso medico delle nevi, così
chiamato per gli innumerevoli salvataggi fatti su quei monti, e
tanti fedeli e campeggiatori, con una solenne e suggestiva funzione
officiata dal nostro cappellano campeggiatore prof. Don Maina, con
accompagnamento musicale del nostro Miclin, in uno scenario grandioso
e superbo da far rimanere attoniti e riflessivi i più irriducibili
miscredenti, sulla maestà e potenza del creato, noi del Peuterey
ed i campeggiatori di tutto il mondo avevamo la MADONNA DEI CAMPEGGIATORI!
Ci siamo stretti attorno a questa cappella, tanto ardentemente desiderata
e voluta, che è diventata il nostro simbolo.
Attraversare la pineta, sbucare al Peuterey con quella catena di
monti che toccano il cielo e la nostra materna cappella al centro,
è come entrare in un immenso Santuario, il più bello
e certamente il più grande del mondo!
La "Storia" del campeggio in Italia rimarrà testimonianza
alle generazioni future dell'attività dell'ACTI, chiarimento
a chi non ha saputo capire e valutare; continuo pur tralasciando
tanti fatti, avvenimenti e uomini.
Stralcio quanto Michele Migliore scriveva sul notiziario dell'ACTI.
(La rivista doveva iniziare l'anno successivo).
"Delle giornate vissute con maggior intensità, vogliamo
ricordare quella in cui la nostra cappella ha ricevuto il suo battesimo.
Di modeste proporzioni ma di salda ed armonica struttura ed indubbio
pregio artistico, presenta la parte inferiore in blocchi di granito
del Bianco e la parte superiore in muratura rivestita in tronchi
di lance alla maniera della "baita valdostana".
La Madonna è una pregevole figura muliebre, elaborata con
estrema leggerezza di colore, ma pur viva nella sua espressione
di soavità e dolcezza.
Una scritta sottostante in bronzo suona:
MARIA SANTISSIMA
VIVA E FULGENTE ESPRESSIONE Dl MATERNO AMORE
ACCOGLI VIGILA E PROTEGGI
COLOR CHE IN FRAGILE DIMORA QUI RACCOLTI TI
FAN CORONA
MADRE AMABILISSIMA TI PROCLAMANO SIGNORA
DEL PEUTEREY
PATRONA DEI CAMPEGGIATORII
Un'altra scritta sul lato destro ammonisce:
LA VISIONE DELLE VETTE
IL SIBILO DEI VENTI
IL CANTO DELLA DORA
IL PROFUMO DELLA TERRA
QUI
OVE L'UOMO SI RITEMPRA
TUTTO È PREGHIERA
LODE A TE
CREATORE E SIGNOR DELL'UNIVERSO
PERCHÉ SOMMA È LA TUA POTENZA.
L'anno dopo - 1960 - sullo spiazzo prospiciente la cappella fu posta
una grande rosa dei venti in bronzo. Sono incise le direzioni delle
principali capitali, le vette famose ed i rifugi alpini. Aliberti
la disegnò, io ne feci il modello, la fusione e la tornitura,
Casalegno la incise ed Emanuele Bona la portò sù.
Larchitetto Valli di Como eresse la colonnina su cui fu posta, con
un livello così perfetto che dopo la pioggia, l'acqua che
vi ristagna riflette a colori come in un grande specchio i monti
circostanti dando uno spunto inconsueto ai fotografi. Murato nella
colonnina un bottiglione contenente la bandierina dell'ACTI e le
firme di tutti i presenti.
Nella parte posteriore della cappella, una nicchia con sportello
in ferro contiene un album rilegato in lamiera di alluminio scatolato
per proteggerlo dai rigori invernali, sulla prima pagina a grandi
caratteri si legge:
Tu che osando ti accingi alla scalata dei colossi alpini, sosta
qui in preghiera ed indica su questi fogli la tua meta e l'ora probabile
del tuo ritorno. Se il destino ti fosse avverso, la solidarietà
della gente della montagna saprebbe ove dirigere l'opera di soccorso
Sulla seconda pagina:
"Tu, che qui sosti e ti riposi non profanare questa mistica
cappella con scritte sulle pareti, ma lascia su questi fogli la
tua firma e le tue impressioni".
Manca ancora una puntata al termine di queste note, avrete la bontà
di attendere ?
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