|
di Gian Mario Rocco
Ne fece le spese ampiamente il "professore" conosciuto
l'anno prima a Varigotti.
Era arrivato pure lui, accompagnato dalla moglie, dal cane e inevitabilmente
da tante disavventure, alcune delle quali le conoscemmo solo successivamente
raccontate da lui o dalla moglie. Sono così amene che fecero
epoca; le raccontiamo dall'inizio come se fossimo stati presenti.
L'avevamo lasciato a Varigotti, ammirato e pensoso delle attrezzature
che aveva visto e compreso come si potesse fare del campeggio con
certe comodità con la famiglia, (egli conosceva solo il campeggio
sofferto sul Piave durante la guerra 1915/18). Rientrato a Torino
senza automobile perché sfasciata al ritorno, durante l'inverno
continuò a magnificare alla moglie - Mariuccia - i vantaggi
del campeggio e la convinse ad acquistare ciò che abbiamo
già descritto, tenda tondo-conica, lettini e saccopiuma,
nonché un'automobile Lancia Aprilia, la migliore di quel
tempo la "Regina della Strada" come la definiva per convincerla.
Fu un'Aprilia d'occasione, targata Napoli del 1938; si può
immaginare in quale stato d'uso si trovasse e quanto fosse già
spremuta. Non c'era che lui che potesse fare tale acquisto!
Fatto il carico, felice di essere pronto a fare del buon campeggio
e confermare alla moglie l'esattezza delle sue descrizioni, venne
a cercarmi allo stabilimento, ma era lunedì, e noi eravamo
partiti al sabato. La portinaia gli disse che eravamo al Peuterey
- dove si trova? - La portinaia, non molto edotta (aveva sentito
parlare per tanti anni della Valle di Lanzo) disse - Credo che sia
in Valle di Lanzo - E lui partì in direzione di Lanzo!
Nessuno sapeva dargli informazioni; finalmente un'alpinista lo informò
che doveva trovarsi in Valle d'Aosta: prima leggera reazione della
moglie.
Verso sera arrivò a S. Vincent (non esistevano autostrade).
Digiuni dal mattino decisero di fermarsi a cena e dal cameriere
ebbe indicazioni utili. Proseguirono, altre difficoltà a
trovare la strada per la VaI Veny. Arrivò al Portud che era
quasi mezzanotte, segui il viottolo ed entrò nel parco di
una villa chiamata Makenzie; uscirono i cani, intervenne il suo
lupo e fu baruffa: latrati, guaiti e sveglia per gli abitanti che
non mancarono di definirlo non molto cordialmente. Mariuccia aveva
il broncio. Proseguì e finì ai casolari del Peuterey,
poche centinaia di metri da noi.
Era notte fonda e fredda e decise di montare la tenda; era solo,
Mariuccia non lo aiutava ma anzi incominciava un certo rosario a
lui diretto. Montare la tenda era facile, ma bisognava essere in
due, uno teneva il palo centrale mentre l'altro picchettava ed agganciava
i tiranti periferici. Lui non l'aveva mai montata: tirava su il
palo centrale, usciva, sistemava un tirante, ma mentre si apprestava
a piantare il picchetto opposto tutto crollava.
Mariuccia, infreddolita era allo stremo, una fioritura di epiteti
si aggiunsero a quelli già avuti a villa Makenzie, i più
affettuosi erano: incosciente, incapace, e via via che il tempo
passava crescevano, pazzo, cretino, vigliacco!
La tenda rimaneva afflosciata! Lui - Stai buona Mariuccia, monto
la tenda, ti infili nel saccopiumino e fai una bella dormita.
Armeggiò per oltre un'ora, poi esausto e scoraggiato si buttò
a dormire sotto i teli, Mariuccia anch'essa sfinita ed esauriti
gli epiteti, dormicchiò in automobile.
Al mattino uno dei nostri che era andato per latte, fu interpellato
"Fa sempre freddo così qui?" - risposta -"Qualche
volta fa anche più freddo!" Osservò il suo colorito
bruno e la targa di Napoli. Mi incontrò e mi disse "Laggiù
vi sono due napoletani che hanno sofferto il freddo. Questo non
è posto per chi non conosce la montagna!". Avevano chiesto
di me a tanti, ma insonnoliti e rattrappiti dal freddo, non vi avevano
pensato. lo non vi feci caso, non immaginavo che quei "napoletani"
fossero torinesi che cercavano me.
Quella notte il termometro era sceso a 3 gradi sopra lo zero; eravamo
più alti dei ghiacciai, nel 1930 era avvenuta una frana gigantesca
e il ghiaccio della Brenva arrivava ancora fino al ponte di Entrèves.
Impiegò trent’anni a ritirarsi.
Il frasario di Mariuccia si ampliava e lui, conscio di aver ancora
sbagliato e di essere sfortunato, disse - Stai buona e tranquilla,
ti preparo un buon caffè che ti riscalderà
- Accese il fornellino ad alcool, ma il vento mattutino lo spegneva;
pensò di metterlo al riparo, ma poiché si trovava
in buona posizione orizzontale non volle spostarlo, spostò
invece l'automobile. Non prese esattamente la posizione e... crak,
il fornellino finì schiacciato sotto una ruota dell'Aprilia!
Altra serie di non affettuose espressioni da parte di Mariuccia.
Sul piano del Peuterey nel 1949 vi erano anche numerose tende del
CAI Legnano; chiese di me ma nessuno poteva conoscermi, noi eravamo
200 metri più a monte. Caricò la sua afflosciata tenda,
il fornellino schiacciato e ritornò indietro al Portud, voltò
a destra e proseguì verso il fondo valle chiedendo a tutti
coloro che incontrava. Ebbe la fortuna di incontrare uno dei nostri
che ritornava da una gita al Lago Miage, che lo accompagnò
al nostro campeggio.
Si tranquillizzò, sapeva che finalmente poteva avere aiuti.
È da ieri mattina che vi cerco. - Scaricò la tenda
e noi in pochi minuti la sistemammo mettendo anche delle stecche
sotto i tiranti all'attacco dei muri, pareva stirata!
Ringraziò commosso; era forse convinto di aver terminate
le difficoltà e di avere Mariuccia convinta e calma, ma evidentemente
quel giorno, come quasi sempre, doveva avere l'oroscopo particolarmente
sfavorevole.
Avendo la tenda per accesso un unico foro a filo terra, per entrare
erano costretti ad inginocchiarsi. lì cane Sandor che non
aveva mai visto i suoi padroni in quella posizione così a
portata di... lingua iniziò le sue dimostrazioni d'affetto
canino: ogni qualvolta dovevano entrare od uscire li ostacolava
e noi incominciavamo a ridere e divertirci.
Gli imprestammo un fornello a benzina, sistemato al riparo dal vento
con le pietre. Naturalmente aveva bisogno di acqua e noi gli imprestammo
un secchio di tela, quelli in uso un tempo in cavalleria per abbeverare
i cavalli e gli indicammo il laghetto delle Vergini.
Ritornò poco dopo grondante d'acqua fino alle ginocchia;
il laghetto era circondato da lunghe erbe che si rivoltavano come
lunghi capelli dalle rive sull'acqua. Egli credeva di essere ancora
sull'erba ma mentre si chinava per riempire il secchio si ritrovò
nell'acqua, per fortuna poco profonda. Dovette cambiarsi, ma di
scarpe aveva solo quelle andate a bagno, e dovette circolare a piedi
nudi sul soffice tappeto di muschio.
Mariuccia seduta a terra (non aveva nè sedie nè tavolo)
a sbucciare le patate. gli disse: "Va a prendermi almeno una
pietra sulla quale possa sedermi" - "Subito Mariuccia"
- Era dì una gentilezza estrema, sempre pronto a soddisfare
i suoi desideri, lui però era ben conscio delle pene che
già le aveva procurato il giorno e la notte prima e faceva
di tutto per tenerla cheta. Parti verso un muretto a secco, scelse
un pietrone come un parallelepipedo; appoggiato sul suo pancione,
quasi remando con i gomiti, arrivò ansando lieto di rendere
un servizio alla sua Mariuccia, ma non potendo più sopportare
il peso, lasciò cadere la pietra, che, ahimè ancora...
crack, era caduta sull'unica pentola che possedevano rendendola
inservibile. Altra fioritura di aggettivi qualificativi da parte
di Mariuccia e lui mogio chinava il capo, colpevole; la scena era
comica, ed era uno sforzo per noi non ridere apertamente.
Gli imprestammo una pentola; Mariuccia vi versò l'acqua e
mise gli spaghetti. Una volta cotti gli disse: "Prendi dei
giornali, fa delle "manine" avvolgile alle maniglie che
scottano e scola la pasta" - "Subito Mariuccia"-"Subito
Mariuccia".
Impugnò dovutamente la pentola, cercò un Sito adatto
per scolare, si avvicinò alla base di un pino; con i pollici
protetti dal giornale tratteneva il coperchio e incominciò
a scolare; era quasi al termine quando non più crack ma...
Ahil Ahiiil Con queste esclamazioni di dolore abbandonò pentola
e spaghetti, la pentola rovesciata lasciò uscire gli spaghetti
il terreno alla base del pino era in discesa, l'acqua quasi galleggiando
sul muschio, ancora bollente, gli aveva scottato i piedi nudi!
Era impossibile trattenere le risa, lo sforzo durava da tutto il
mattino; mi buttai sotto alla tenda sul lettino per sfogarmi, così
fecero gli altri.
Verso sera ripartì per Torino a provvedersi di scarpe, coperte,
fornello, pentole e indumenti adatti per il clima del Peuterey.
Ritornò due giorni dopo con il figlio che aveva adottato;
Mariuccia prudentemente arrivò il giorno dopo con la corriera,
buon per lui!
L'Aprilia aveva la guida a destra, ma lui uscì dalla sinistra;
durante il viaggio la porta si era staccata; per poter proseguire
aveva tutta una fasciatura di funicelle con il piantone centrale,
un fanale pendeva pronto a staccarsi. Disse - "Per carità
sistematemi tutto altrimenti la "tigre" (sott'intendeva
Mariuccia) quando arriva mi graffia". - Noi avremmo assistito
volentieri anche a questa nuova scenetta, ma sistemammo ogni cosa.
Di questi comici fatterelli se ne verificavano ogni anno, era fatale,
pareva andasse a cercarli, o che fossero ideati per lui da un ignoto
regista. Quando arrivava al campeggio era accolto da un'ovazione,
eravamo certi che assistendo al montaggio iniziava il divertimento.
Gli si formava attorno una platea di ragazzini, si portavano anche
la sedia per assistere al certo spettacolo.
Un anno arrivò con una sedia a sdraio nuova fiammante di
legno, Mariuccia, che prudentemente arrivava qualche giorno dopo,
quando prevedeva che tutto era sistemato, gli aveva raccomandato
di non lasciarla al sole affinché il telo non scolorisse;
lui ossequiente dopo essersene servito la metteva trasversalmente
sotto l'automobile, ma poi non se ne ricordò, parti e...
crack, addio sdraio! Aveva fatto riverniciare l'Aprilia, ne aveva
grande cura. Per tenerla all'ombra l'aveva posteggiata davanti alla
grande tenda nella quale ci radunavamo alla sera, ma ostacolava
l'entrata. Gli dissi più volte di spostarla, si finì
dì mettergli un cartello "Vietata la Sosta". Era
stato preparato appositamente per i visitatori e gli ospiti. Qualunque
fosse la posizione in cui fermavano l'auto, vi era un incaricato
che andava a mettere il cartello. Sì conciliava con l'offerta
dì un fiasco di vino, che serviva poi per il vino brulè
dì ferragosto.
Spostò la vettura, ma era al sole, la copri con due lenzuola
che aveva trovate nella valigia preparata da Marìuccia. La
leggerezza dei teli, un po' di venticello, i teli volavano via,
li rimise a posto e ripiegando i bordi verso l'interno dell'automobile
lì pizzicò chiudendo decisamente le porte.
- Mi disse - "Così non si muovono più!"
- Risposi -"Certo ma sulle lenzuola vi sono Otto fori"
- Controllò, era proprio così, i fori erano circondati
da aloni di grasso nero. Alla sommità, le porte erano guidate
da perni conicì sempre unti che avevano tranciato le lenzuola!
- "Mi raccomando non dite niente a Mariuccia" - oramai
eravamo in confidenza -; andammo ad attenderla alla corriera per
non perdere la scenetta e relativo vocabolario.
Altro episodio tragicomico; una sera passeggiava con la moglie;
ebbe un bisognino, si fermò e disse alla moglie, -"Guarda
se arriva gente" - a metà dell'operazione lei esclamò
- "Arriva qualcuno!" - frettolosamente tirò la
cerniera lampo dei calzoncini, ma ahimè non più crack
ma Ahi, ahi, ahì !!! Si era pizzicato con la cerniera in
modo serio; parecchio sangue e successiva medicazione con fasciatura.
Lasciamo il povero professore alle sue disavventure e ritorniamo
al Peuterey che ritroveremo nel prossimo numero
Ci si rivede con la terza puntata.
|