LE NOSTRE RADICI - OVVERO LA STORIA DEL TURISMO ALL'ARIA APERTA
"1949, il Peuterey - parte seconda"

di Gian Mario Rocco

Ne fece le spese ampiamente il "professore" conosciuto l'anno prima a Varigotti.
Era arrivato pure lui, accompagnato dalla moglie, dal cane e inevitabilmente da tante disavventure, alcune delle quali le conoscemmo solo successivamente raccontate da lui o dalla moglie. Sono così amene che fecero epoca; le raccontiamo dall'inizio come se fossimo stati presenti.
L'avevamo lasciato a Varigotti, ammirato e pensoso delle attrezzature che aveva visto e compreso come si potesse fare del campeggio con certe comodità con la famiglia, (egli conosceva solo il campeggio sofferto sul Piave durante la guerra 1915/18). Rientrato a Torino senza automobile perché sfasciata al ritorno, durante l'inverno continuò a magnificare alla moglie - Mariuccia - i vantaggi del campeggio e la convinse ad acquistare ciò che abbiamo già descritto, tenda tondo-conica, lettini e saccopiuma, nonché un'automobile Lancia Aprilia, la migliore di quel tempo la "Regina della Strada" come la definiva per convincerla. Fu un'Aprilia d'occasione, targata Napoli del 1938; si può immaginare in quale stato d'uso si trovasse e quanto fosse già spremuta. Non c'era che lui che potesse fare tale acquisto!
Fatto il carico, felice di essere pronto a fare del buon campeggio e confermare alla moglie l'esattezza delle sue descrizioni, venne a cercarmi allo stabilimento, ma era lunedì, e noi eravamo partiti al sabato. La portinaia gli disse che eravamo al Peuterey - dove si trova? - La portinaia, non molto edotta (aveva sentito parlare per tanti anni della Valle di Lanzo) disse - Credo che sia in Valle di Lanzo - E lui partì in direzione di Lanzo!
Nessuno sapeva dargli informazioni; finalmente un'alpinista lo informò che doveva trovarsi in Valle d'Aosta: prima leggera reazione della moglie.
Verso sera arrivò a S. Vincent (non esistevano autostrade). Digiuni dal mattino decisero di fermarsi a cena e dal cameriere ebbe indicazioni utili. Proseguirono, altre difficoltà a trovare la strada per la VaI Veny. Arrivò al Portud che era quasi mezzanotte, segui il viottolo ed entrò nel parco di una villa chiamata Makenzie; uscirono i cani, intervenne il suo lupo e fu baruffa: latrati, guaiti e sveglia per gli abitanti che non mancarono di definirlo non molto cordialmente. Mariuccia aveva il broncio. Proseguì e finì ai casolari del Peuterey, poche centinaia di metri da noi.
Era notte fonda e fredda e decise di montare la tenda; era solo, Mariuccia non lo aiutava ma anzi incominciava un certo rosario a lui diretto. Montare la tenda era facile, ma bisognava essere in due, uno teneva il palo centrale mentre l'altro picchettava ed agganciava i tiranti periferici. Lui non l'aveva mai montata: tirava su il palo centrale, usciva, sistemava un tirante, ma mentre si apprestava a piantare il picchetto opposto tutto crollava.
Mariuccia, infreddolita era allo stremo, una fioritura di epiteti si aggiunsero a quelli già avuti a villa Makenzie, i più affettuosi erano: incosciente, incapace, e via via che il tempo passava crescevano, pazzo, cretino, vigliacco!
La tenda rimaneva afflosciata! Lui - Stai buona Mariuccia, monto la tenda, ti infili nel saccopiumino e fai una bella dormita.
Armeggiò per oltre un'ora, poi esausto e scoraggiato si buttò a dormire sotto i teli, Mariuccia anch'essa sfinita ed esauriti gli epiteti, dormicchiò in automobile.
Al mattino uno dei nostri che era andato per latte, fu interpellato "Fa sempre freddo così qui?" - risposta -"Qualche volta fa anche più freddo!" Osservò il suo colorito bruno e la targa di Napoli. Mi incontrò e mi disse "Laggiù vi sono due napoletani che hanno sofferto il freddo. Questo non è posto per chi non conosce la montagna!". Avevano chiesto di me a tanti, ma insonnoliti e rattrappiti dal freddo, non vi avevano pensato. lo non vi feci caso, non immaginavo che quei "napoletani" fossero torinesi che cercavano me.
Quella notte il termometro era sceso a 3 gradi sopra lo zero; eravamo più alti dei ghiacciai, nel 1930 era avvenuta una frana gigantesca e il ghiaccio della Brenva arrivava ancora fino al ponte di Entrèves. Impiegò trent’anni a ritirarsi.
Il frasario di Mariuccia si ampliava e lui, conscio di aver ancora sbagliato e di essere sfortunato, disse - Stai buona e tranquilla, ti preparo un buon caffè che ti riscalderà
- Accese il fornellino ad alcool, ma il vento mattutino lo spegneva; pensò di metterlo al riparo, ma poiché si trovava in buona posizione orizzontale non volle spostarlo, spostò invece l'automobile. Non prese esattamente la posizione e... crak, il fornellino finì schiacciato sotto una ruota dell'Aprilia! Altra serie di non affettuose espressioni da parte di Mariuccia.
Sul piano del Peuterey nel 1949 vi erano anche numerose tende del CAI Legnano; chiese di me ma nessuno poteva conoscermi, noi eravamo 200 metri più a monte. Caricò la sua afflosciata tenda, il fornellino schiacciato e ritornò indietro al Portud, voltò a destra e proseguì verso il fondo valle chiedendo a tutti coloro che incontrava. Ebbe la fortuna di incontrare uno dei nostri che ritornava da una gita al Lago Miage, che lo accompagnò al nostro campeggio.
Si tranquillizzò, sapeva che finalmente poteva avere aiuti. È da ieri mattina che vi cerco. - Scaricò la tenda e noi in pochi minuti la sistemammo mettendo anche delle stecche sotto i tiranti all'attacco dei muri, pareva stirata!
Ringraziò commosso; era forse convinto di aver terminate le difficoltà e di avere Mariuccia convinta e calma, ma evidentemente quel giorno, come quasi sempre, doveva avere l'oroscopo particolarmente sfavorevole.
Avendo la tenda per accesso un unico foro a filo terra, per entrare erano costretti ad inginocchiarsi. lì cane Sandor che non aveva mai visto i suoi padroni in quella posizione così a portata di... lingua iniziò le sue dimostrazioni d'affetto canino: ogni qualvolta dovevano entrare od uscire li ostacolava e noi incominciavamo a ridere e divertirci.
Gli imprestammo un fornello a benzina, sistemato al riparo dal vento con le pietre. Naturalmente aveva bisogno di acqua e noi gli imprestammo un secchio di tela, quelli in uso un tempo in cavalleria per abbeverare i cavalli e gli indicammo il laghetto delle Vergini.
Ritornò poco dopo grondante d'acqua fino alle ginocchia; il laghetto era circondato da lunghe erbe che si rivoltavano come lunghi capelli dalle rive sull'acqua. Egli credeva di essere ancora sull'erba ma mentre si chinava per riempire il secchio si ritrovò nell'acqua, per fortuna poco profonda. Dovette cambiarsi, ma di scarpe aveva solo quelle andate a bagno, e dovette circolare a piedi nudi sul soffice tappeto di muschio.
Mariuccia seduta a terra (non aveva nè sedie nè tavolo) a sbucciare le patate. gli disse: "Va a prendermi almeno una pietra sulla quale possa sedermi" - "Subito Mariuccia" - Era dì una gentilezza estrema, sempre pronto a soddisfare i suoi desideri, lui però era ben conscio delle pene che già le aveva procurato il giorno e la notte prima e faceva di tutto per tenerla cheta. Parti verso un muretto a secco, scelse un pietrone come un parallelepipedo; appoggiato sul suo pancione, quasi remando con i gomiti, arrivò ansando lieto di rendere un servizio alla sua Mariuccia, ma non potendo più sopportare il peso, lasciò cadere la pietra, che, ahimè ancora... crack, era caduta sull'unica pentola che possedevano rendendola inservibile. Altra fioritura di aggettivi qualificativi da parte di Mariuccia e lui mogio chinava il capo, colpevole; la scena era comica, ed era uno sforzo per noi non ridere apertamente.
Gli imprestammo una pentola; Mariuccia vi versò l'acqua e mise gli spaghetti. Una volta cotti gli disse: "Prendi dei giornali, fa delle "manine" avvolgile alle maniglie che scottano e scola la pasta" - "Subito Mariuccia"-"Subito Mariuccia".
Impugnò dovutamente la pentola, cercò un Sito adatto per scolare, si avvicinò alla base di un pino; con i pollici protetti dal giornale tratteneva il coperchio e incominciò a scolare; era quasi al termine quando non più crack ma... Ahil Ahiiil Con queste esclamazioni di dolore abbandonò pentola e spaghetti, la pentola rovesciata lasciò uscire gli spaghetti il terreno alla base del pino era in discesa, l'acqua quasi galleggiando sul muschio, ancora bollente, gli aveva scottato i piedi nudi!
Era impossibile trattenere le risa, lo sforzo durava da tutto il mattino; mi buttai sotto alla tenda sul lettino per sfogarmi, così fecero gli altri.
Verso sera ripartì per Torino a provvedersi di scarpe, coperte, fornello, pentole e indumenti adatti per il clima del Peuterey.
Ritornò due giorni dopo con il figlio che aveva adottato; Mariuccia prudentemente arrivò il giorno dopo con la corriera, buon per lui!
L'Aprilia aveva la guida a destra, ma lui uscì dalla sinistra; durante il viaggio la porta si era staccata; per poter proseguire aveva tutta una fasciatura di funicelle con il piantone centrale, un fanale pendeva pronto a staccarsi. Disse - "Per carità sistematemi tutto altrimenti la "tigre" (sott'intendeva Mariuccia) quando arriva mi graffia". - Noi avremmo assistito volentieri anche a questa nuova scenetta, ma sistemammo ogni cosa.
Di questi comici fatterelli se ne verificavano ogni anno, era fatale, pareva andasse a cercarli, o che fossero ideati per lui da un ignoto regista. Quando arrivava al campeggio era accolto da un'ovazione, eravamo certi che assistendo al montaggio iniziava il divertimento. Gli si formava attorno una platea di ragazzini, si portavano anche la sedia per assistere al certo spettacolo.
Un anno arrivò con una sedia a sdraio nuova fiammante di legno, Mariuccia, che prudentemente arrivava qualche giorno dopo, quando prevedeva che tutto era sistemato, gli aveva raccomandato di non lasciarla al sole affinché il telo non scolorisse; lui ossequiente dopo essersene servito la metteva trasversalmente sotto l'automobile, ma poi non se ne ricordò, parti e... crack, addio sdraio! Aveva fatto riverniciare l'Aprilia, ne aveva grande cura. Per tenerla all'ombra l'aveva posteggiata davanti alla grande tenda nella quale ci radunavamo alla sera, ma ostacolava l'entrata. Gli dissi più volte di spostarla, si finì dì mettergli un cartello "Vietata la Sosta". Era stato preparato appositamente per i visitatori e gli ospiti. Qualunque fosse la posizione in cui fermavano l'auto, vi era un incaricato che andava a mettere il cartello. Sì conciliava con l'offerta dì un fiasco di vino, che serviva poi per il vino brulè dì ferragosto.
Spostò la vettura, ma era al sole, la copri con due lenzuola che aveva trovate nella valigia preparata da Marìuccia. La leggerezza dei teli, un po' di venticello, i teli volavano via, li rimise a posto e ripiegando i bordi verso l'interno dell'automobile lì pizzicò chiudendo decisamente le porte.
- Mi disse - "Così non si muovono più!" - Risposi -"Certo ma sulle lenzuola vi sono Otto fori" - Controllò, era proprio così, i fori erano circondati da aloni di grasso nero. Alla sommità, le porte erano guidate da perni conicì sempre unti che avevano tranciato le lenzuola! - "Mi raccomando non dite niente a Mariuccia" - oramai eravamo in confidenza -; andammo ad attenderla alla corriera per non perdere la scenetta e relativo vocabolario.

Altro episodio tragicomico; una sera passeggiava con la moglie; ebbe un bisognino, si fermò e disse alla moglie, -"Guarda se arriva gente" - a metà dell'operazione lei esclamò - "Arriva qualcuno!" - frettolosamente tirò la cerniera lampo dei calzoncini, ma ahimè non più crack ma Ahi, ahi, ahì !!! Si era pizzicato con la cerniera in modo serio; parecchio sangue e successiva medicazione con fasciatura.
Lasciamo il povero professore alle sue disavventure e ritorniamo al Peuterey che ritroveremo nel prossimo numero

Ci si rivede con la terza puntata.

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