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di Mario Rocco
Il Campeggio Italiano
A maggio viene pubblicata dall'ACTI quella che può essere
definita la prima rivista di campeggio in Italia. Non andò
oltre il secondo numero che uscì in autunno. Solite difficoltà
economiche e di collaborazione. Vi si dedicarono Carlo Anfosso e
Carlo Gaidano.
Sarebbe interessante riprodurla integralmente, in particolare l'editoriale
di Bergera, lo spazio non ce lo permette, ci limitiamo a stralciare
dal notiziario perché si ricordi che grandi erano la passione
e le iniziative, quanto pochi i campeggiatori.
NOTIZIARIO
TORINO. Il 21 marzo scorso, l'assemblea dei soci riunitasi in seduta
ordinaria ha eletto il nuovo Comitato Direttivo per il biennio 1949
& 50, così formato: Sig. Carlo Anfosso, Avv. Cornelio
Brosio, Dr. Guido Ferrino. lng. Ettore Montaldi, lng. Ernesto Saroglia
- Segretario, Rag. Carlo Gaidano.,
E stato approvato un vasto programma di attività per il i
949 comprendente la partecipazione al X Rallye di Fontainebleau,
un campeggio al mare, altro in montagna, gite e viaggi di fine settimana.
Apprestamento di campi permanenti, oltre a quello già esistente
al Parco Leopardi e quello in allestimento a Pino torinese (questi
ultimi cintati e custoditi>, riunioni e conferenze ecc.
Una sottoscrizione è stata aperta ad iniziativa di appassionati
campeggiatori a favore del fondo per la creazione di nuovi campi
fissi.
TORINO - Per le trascorse feste pasquali l'ACTI ha organizzato
due campeggi di fine settimana, in riviera a Bogliasco e a Villa
Olmo sul Lago di Como.
NOVARA - L'ACTI di questa città ha dato inizio lo scorso
anno all'apprestamento di terreni sul Lago Maggiore. Alcuni sono
già segnalati con l'esposizione di cartelli stradali.
FIRENZE - Sono in allestimento due campi permanenti cintati e custoditi
che permetteranno ai turisti di visitare la città, soggiornando
con la tenda nelle immediate vicinanze.
TRIESTE - I turisti che desiderano campeggiare nel territorio libero
di Trieste potranno ottenere tutte le necessarie informazioni dall'ACTI
di quella città, scrivendo a: ACTI P.R.A. Casella postale
454 Trieste.
TORINO - L'ACTI invierà una bandierina dell'associazione
a tutti i soci che segnaleranno le località di campeggio
(corredata da piantina e dati) e invieranno racconti di viaggio
che verranno pubblicati sulla rivista.
TORINO - L'lng. Ernesto Saroglia socio dell'ACTI TORINO e notissimo
fabbricante di macchine tipografiche, ha costituito un gruppo di
campeggiatori fra i dipendenti della sua ditta che verrà
denominato "Gruppo campeggiatori Saroglia". E il primo
gruppo aziendale costituito in Italia che si dedichi al campeggio
turistico, tale iniziativa avrà certamente seguito presso
altri stabilimenti. Il Gruppo Saroglia è affiliato all'ACTI.
Congratulazioni vivissime all'lng. Saroglia che fra l'altro è
uno dei pionieri del campeggio turistico italiano.
(N.d.R.) La rivista porta ancora sulle nuove tende Moretti "PTEROS"
e novità della SICEA (Ferrino). Notizie sulle manifestazioni
internazionali ed un'interessante relazione di Carlo Anfosso, un'esperienza
diretta vissuta per un mese, dal titolo "Con tenda e bicicletta
in Svizzera.
Il mio gruppo non era solo aziendale, il maggior numero di aderenti
e certamente a quel tempo il più numeroso ed attivo tra le
nascenti associazioni, era formato da amanti della montagna, ex
alpini ed appassionati alpinisti.
Quando venne costituita la Federazione Italiana, esiguo era il numero
delle associazioni che la formavano, venne definita ACTI SAROGLIA
e costituita, contro la mia stessa volontà.
LUGLIO 1949 - Esce la rivista "ARIA APERTA", fondata
e redatta da un giornalista di professione Glauco La Manna.
Come si ricorderà La Manna fu il presidente della prima associazione
di Milano ACI fondata il 3 gennaio 1939 anch'essa trasformata in
ACTI il 9 marzo 1940; fu Vice presidente della Federcampeggio alla
sua fondazione.
L'attività di La Manna fu intensa ed efficace per lo sviluppo
del campeggio, pubblicò la "CAMPING GUIDA", (andava
di persona a controllare i campeggi), l'ANNUARIO TUTTO CAMPING,
organizzò concorsi cinematografici a passo ridotto con argomento
"IL CAMPEGGIO", campeggi invernali a Bardonecchia e all'Abetone,
Crociere Camping sul PO, le "Sei Giorni Caravanning".
La rivista ben fatta, con competenza derivante da una lunga esperienza
diretta, non ebbe la diffusione sperata, anch'essa era nata troppo
presto, prima dei campeggiatori. La Manna ne sostenne personalmente
tutti gli oneri e continuò con uscite saltuarie per mantenere
la testata, fino al 1977
IL CAMPEGGIO AL PEUTEREY
Il grande titolo è ben meritato da questa località
che Dio ha creato per il campeggio!
I 20 campeggi effettuati tra il 1949 e il 1971 hanno formato generazioni
di campeggiatori, si sono visti bambini crescere e riapparire a
loro volta con i propri bambini, tante manifestazioni, avvenimenti
anche tragici, è zona di grande alpinismo, le disgrazie erano
numerose ogni anno, abbiamo assistito e a volte partecipato all'opera
di soccorso.
Una descrizione analitica minuziosa di questi 20 campeggi richiederebbe
un volume, non è possibile inserirla in questo racconto.
Il Peuterey fa veramente parte della Storia del campeggio una vera
gemma organizzativa
Al Peuterey abbiamo lasciato dei ricordi con un'impronta che senza
presunzioni durerà nel tempo.
Avevo scoperto il Peuterey nel 1934, vi avevo fatto una gita durante
il 110° Autocampeggio che come noto si svolse nella prospiciente
VaI Ferret, susseguentemente vi avevo trascorso un fine settimana.
Ero stato impressionato dalla maestosità di quelle cime,
dei ghiacciai, una grandiosità unica; fa pensare che deve
certamente esistere un Dio un essere superiore che ha creato tanta
natura d'eccezione.
Corona di monti famosi, Monte Bianco, l'Aiguille Noire, la Verte,
La Blanche, (quante vittime dell'ardire e della passione alpinistica)
il Dente del Gigante, les Grandes Jorasses con le punte Wimper e
Walker, diecine di classiche scalate. Escursioni e passeggiate tra
panorami selvaggi come il Lago del Miage o il ghiacciaio della Brenva.
Si arriva al Peuterey attraversando la Dora Baltea all'uscita di
Courmayeur. prima di Entrèves, si sale per una strada ripida,
strette curve a gomito, interrotta da profondi avallamenti, cunette,
per il passaggio delle acque e dei detriti, a volte paurosi poiché
le estremità della caravan toccavano i bordi, era già
un'avventura, (nel tempo è stata migliorata due volte, ma
per chi l'affronta per la prima volta ne rimane impressionato) si
oltrepassa il Santuario di Nòtre Dame de la Guerison, Plan
Pinchet, che di piano non ne ha, si sale ancora. si arriva al piano,
a circa metà il Portud, un traballante ponte in legno (attualmente
in cemento) svolta immediata a sinistra risalendo il corso delle
acque ed ecco la foresta incantata, fa pensare a certe scene di
Walt Disney, a Biancaneve ed i sette nani. Ruscelli che intersecano
veloci e canterini, ombrosi larici e abeti, si sbuca sul prato.
ecco il Peuterey, di fronte i casolari, più a sinistra, alla
base del Mont Noire il grande nevaio formato dalla grande slavina
che a primavera si stacca dalla parete e con un soffio enorme spazza
tutto quanto non ancora sommerso dalla neve.
Nel 1 968 questa forza della natura abbattè 18 abeti, uno
dei quali aveva 800 anni.
Nel 1925 Luigi Bergera al Peuterey partecipava ad un campeggio studentesco,
nel 1926 Domenico AIi, poi chiamato affettuosamente il "Re
del Peuterey" con un'associazione alpinistica ne aveva fatta
la base nei casolari per le grandi escursioni. Nello stesso 1949
prima del nostro arrivo e non ancora da noi conosciuto, l'allora
Presidente della Federcampeggio il Gr. Uff. Avv. Lamberto Ariani
vi soggiornò durante il viaggio di nozze. Era destino che
l'ACTI vi svolgesse la sua maggiore attività degli anni cinquanta
e sessanta.
Il terreno costituito da profumato muschio del sottobosco, ideale
per i picchetti delle tende, affondavano senza difficoltà
e con buona tenuta.
Eravamo circondati dalle acque, la Dora della VaI Veny scrosciante
e tumultuosa a Sud, ancora da questo lato, più prossimo al
campeggio un largo ruscello sul quale posammo un'asse circondato
da quattro pareti di legno di cui una a cerniera fungeva da porta,
ne furono montati tre e ne risultarono degli ottimi servizi con
continua acqua corrente, qualche inconveniente di notte, bisognava
allungare la gamba per indovinare l'asse, altrimenti il piede finiva
nel ruscello. come accadde a qualcuno.
Un terzo ruscello,. largo una ventina di centimetri divideva il
campo per tutta la sua lunghezza, serviva per i risciacqui, i bambini
vi presero anche una trota.
L' acqua detta potabile non era molto vicina, ma compensata da un'eccellenza
unica, sempre fresca, occorreva fare circa 300 metri, arrivare ad
un suggestivo laghetto detto delle Vergini generato da una sorgente
che scaturiva, possiamo dire, dalla base del Monte Bianco.
Per gli approvvigionamenti bisognava scendere a Courmayeur - 6 km.
Andavamo a turno, in una tenda avevamo quanto non era deperibile,
venne anche il daziere e ci inflisse una multa perché una
damigianetta di vino ed alcuni salami non erano stati dichiarati
al Dazio. Per le carni, burro ecc. inventammo il "frigorifero",
ognuno aveva un secchio bucato sul fondo come i vasi dei fiori,
si introducevano le cibarie ed ogni mattina si andava al nevaio
a fare il pieno di neve, il secchio veniva interrato e tutto si
conservava come a casa, anzi meglio perché erano ancora pochi
ad avere il frigorifero.
lì latte era disponibile ai casolari, vi erano solo tre mucche.
se eravamo in cento o in mille era sempre sufficiente, scoprimmo
poi che non solo veniva allungato con l'ottima acqua del laghetto
delle Vergini, ma quando la richiesta era notevole, veniva fabbricato
dalla furba Giuditta, con la polvere. E noi eravamo convinti di
bere del buon latte di montagna appena munto!
La presenza dei campeggiatori al Peuterey, dapprima malvista, fu
negli anni la ricchezza per i valligiani.
Non avevamo la luce elettrica, tutti erano autonomi, a sera ci radunavamo
attorno al fuoco di campo.
Era il vero campeggio che oggi non esiste più, ma che noi
anziani ricordiamo con nostalgia, vorremmo ripeterlo, non lo scambieremmo
nemmeno con un soggiorno gratuito al Grand Hotel!
Nel 1949 non erano ancora diffuse le radioline a transistor, quindi,
se non arrivava qualche giornale, anche arretrato, eravamo completamente
privi di notizie; poco male, eravamo più tranquilli in un
certo paradisiaco isolamento lontani dal mondo detto civile, ma
mancavano le notizie sportive ed erano in corso i campionati mondiali
di ciclismo.
Un giorno Michele Migliore (ancora oggi valido collaboratore dell'ACTI)
in una delle sue consuete discese a Courmayeur, un po' a piedi ed
un po' con l'auto stop per fare acquisti, incontrò due giovanotti:
dall'attrezzatura che portavano in spalla intuì che oltre
ad essere alpinisti erano anche campeggiatori e li invitò
al campeggio.
I due giovani erano anche radioamatori, collaboravano alle corse
automobilistiche in salita, avevano con loro l'attrezzatura, ma
mancava un'antenna capace. Era con noi, il noto alpinista dirigente
del CA! e autore della famosa canzone 'La montanara". Con qualche
acrobazia alpinistica sistemò alla sommità di un alto
abete l'antenna; si poteva così ricevere in cuffia Radio
Ginevra.
Per scherzo. con un imbuto per amplificare la voce, incominciai
a dare le notizie che mi venivano comunicate:
nacque "RADIO PEUREREY" che continuò sempre e si
perfezionò con un circuito di altoparlanti nascosti tra i
rami dei pini. Al mattino alle nove davo la sveglia, tre chicchirichì,
un fine carillon, seguito dal suono di campane che l'eco rimandava
in valle e sui ghiacciai. Si aveva l'impressione che nelle vicinanze
vi fosse il campanile di una chiesa.
Seguivano le informazioni, una specie di Radio giornale per il campeggio,
informazioni, la temperatura minima della notte, che al Peuterey
non superava mai i 5 gradi e scendeva anche verso lo zero, l'elenco
degli oggetti ritrovati, ed erano sempre tanti, l'oroscopo, che
era sempre molto ascoltato, (se non mi arrivava, trasmettevo quello
dell'anno precedente). Le gare della giornata, le escursioni in
programma, piccola cronaca del campeggio, senza nomi, che tutti
intuivano, con i piccoli bisticci che si verificavano in qualche
famiglia di campeggiatori, che solerti in-formatori, a volte gli
stessi protagonisti, mi passavano.
La quantità di note e scritti su questo primo grande e vero
campeggio del dopo guerra mi costringe a suddividere il tutto in
più puntate. Continuate a seguirmi e non ve ne pentirete.
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