LE NOSTRE RADICI - OVVERO LA STORIA DEL TURISMO ALL'ARIA APERTA
"Sempre e ancora 1948"

di Mario Rocco
.
Parleremo diffusamente delle manifestazioni principali del 1948:
RALLYE Congresso di Londra.
Campeggio in VaI d'Aosta.

Seguendo l'ordine cronologico in giugno si svolge un'intensa corrispondenza tra Bergera e la Presidenza del Consiglio dei Ministri; il i 5 giugno si riassume:
1- Il rappresentante italiano. membro del Central Bureau della Federazione Internazionale Dr. Luigi Bergera ha già da tempo sostenuto la candidatura per l'Italia per il 1950 (in Italia venne effettuato una volta sola nel 1938 a Meina-Stresa con circa 5000 partecipanti).
2- L'autorizzazione a partecipare ufficialmente al IX Congresso che avrà luogo dal 29 luglio al 14 agosto.
3- L'autorizzazione a chiedere l'assegnazione del Xl Congresso dei Clubs di campeggio per il 1950 all'Italia.
4- I mezzi finanziari onde permettere al Segretario Generale di questa associazione di raggiungere gli scopi prefissi'

E' evidente che Bergera continua a cercare contributi periI rilancio dell'ACTI e del campeggio.
La relazione ufficiale del IX Congresso precisa:
Organizzato dal Camping Club of Britain and lreland il IX Congresso della F.l.C.C. ha visto l'inizio favorito dal bel tempo.
Quasi i 600 campeggiatori si ritrovarono a Foot Cray Piace. zona tipica del Kent, bel giardino, alberi magnifici, Castello classico.
I nostri amici britannici avevano avuto grandi difficoltà. All'ultimo momento hanno dovuto rinunciare al luogo già stabilito Hampton Court già preannunciato e dove si era svolto i 5 anni prima il I Rallye, ed organizzarsi rapidamente a Foot Cray PIace.
Questo repentino mutamento purtroppo influenzò l'organizzazione che, molto buona per i servizi igienici e i rifornimenti fu meno efficiente nelle altre manifestazioni, in particolare per le escursioni e i viaggi, per i quali ognuno ha dovuto arrangiarsi con più o meno fortuna.
Il Fuoco di Campo fu ugualmente un'improvvisazione, manifestazione che altrove non mancava mai di un grande fascino.
Durante i lavori sono stati eletti:
Presidente: M. J.J. Bousquet. Presidente del Camping Club de France.
Vice pres.: M. E. Ducommun. Presidente della Federazione svizzera.
Segretario: M. E. Defontaine. Presidente dell'A.C.C.F..

Partecipanti:
GRAN BRETAGNA 876
FRANCIA 462
OLANDA 96
DANIMARCA 54
SVIZZERA 41
BELGIO 33
ITALIA 10
PORTOGALLO 8
SVEZIA 7
NORVEGIA 3
SPAGNA 1
Circa la partecipazione italiana la migliore relazione è il riportare quanto già pubblicato sulla Rivista da Silvio Giacotto. Riportare questo articolo è anche una testimonianza ed un ricordo per un grande giornalista campeggiatore.

ITALIANI AL CAMPEGGIO
INTERNAZIONALE DEL 1948

In Inghilterra sotto la tenda per assistere alle Olimpiadi

Il traguardo non era quello delle Olimpiadi, che si svolsero appunto nell'agosto del 1948 a Londra, bensì la partecipazione al IX Rally Internazionale dei Campeggiatori.
Circa un mese prima, il Dott. Luigi Bergera, segretario factotum dell'ACTI, mio carissimo amico, me ne aveva parlato come di una meravigliosa avventura da realizzare insieme. Si trattava di un viaggio automobilistico Torino-Londra, con tutta l'attrezzatura per campeggio a bordo della mia auto. L'idea mi piacque subito. Possedevo allora un'ottima Lancia Augusta, una delle più riuscite e robuste vetture della Casa torinese.
li Dott. Bergera, che dagli amici desiderava essere chiamato solo "Nini", mi confidò che, considerato che a Londra saremmo giunti come rappresentanti ufficiali dell'A.C.T.l. cioè della Associazione Campeggiatori Turistici d'Italia. la "FERRINO" ci avrebbe fornito tutto il materiale, modernissimo, per rappresentare degnamente i campeggiatori italiani. Nini era un autentico poliglotta, ma con l'inglese... zoppicava un pochino. Neppure era molto pratico di Londra, così come io stesso, che a Londra ero già stato diverse volte, ma sempre di passaggio, per il Tourist Trophy motociclistico.
Si presentava quindi l'opportunità di trovare un terzo.. campeggiatore, che fosse in confidenza con la terra di Albione. Passarono pochi giorni e Nini, con il suo prorompente entusiasmo, mi telefonò che eravamo a posto Il terzo campeggiatore l'aveva trovato: era il giovane rampollo di una delle più prestigiose e nobile famiglie torinesi. Si trattava addirittura di un nipote dell'Ammiraglio Sambuy. Un piemontese che in pace e in guerra ha onorato la storia italiana. Questo nipote era Giovanni Alberto Sambuy detto Buby: parlava perfettamente l'inglese per aver soggiornato parecchio tempo a Londra. La nostra carovana era quindi al completo, composta da Nini (la mente dirompente nonché il capo spedizione), da Buby; (ufficiale di rotta nonché tesoriere) e da chi scrive, che Bergera aveva da tempo ribattezzato Giacutin (autista e braccio tuttofare).
Venne così il giorno della partenza per Londra, con la mia Augusta stracarica dei riostri bagagli e di tutta l'attrezzatura per il campeggio, che io avevo sistemato sul tetto della vettura con un robusto portabagagli. La prima disavventura ci capitò dopo poche ore di viaggio, e non fu certo incoraggiante per gli oltre mille chilometri che ancora avremmo dovuto percorrere per giungere alla meta. Ma il coraggio e il buonumore non ci mancavano certo. Avevamo lasciato da poco la Dogana del Moncenisio e, oramai in territorio francese, filavamo veloci lungo la discesa tortuosa verso Lanslebourg. Un camion e una curva strettissima, paratisi improvvisamente davanti alla mia vettura, mi costrinsero ad una violenta frenata.
Nini, che dormiva, si svegliò imprecando contro l'autista: Buby si sbiancò in volto, ma rimase impassibile, mentre il portabagagli, dal tetto della vettura, era finito, con tutta l'attrezzatura per il campeggio, nel piccolo burrone al limite della curva. lì ricupero del voluminoso portabagagli fu piuttosto laborioso, ma sia Nini che Buby collaborarono efficacemente. Risistemato il tutto sul tetto della Augusta, ripartimmo verso Modane e Chambery. Qui, nella capitale della Savoia, affrontammo il primo problema di carattere burocratico. Gli stranieri, per circolare in auto sul territorio francese (non bisogna dimenticare che eravamo nell'immediato dopo guerra>, dovevano pagare in dollari, presso una banca, l'equivalente della somma necessaria per ottenere un certo numero di buoni benzina in rapporto alla lunghezza del percorso, andata e ritorno nel nostro caso, per attraversare tutta la Francia. Buby, il tesoriere, mi chiese quanti litri di benzina ritenessi necessari. Non ricordo esattamente quanto sparai, ma fui certo molto previdente se, nel prosieguo di questo racconto, Vi accorgerete che il Giacutin avrebbe salvato una certa situazione piuttosto penosa.
A distanza di 32 anni, quando la mia memoria di ultra settantenne non è più brillantissima, non chiedetemi troppi particolari sul viaggio attraverso la Francia. Ricordo soltanto che Nini, via via che si proseguiva attraverso il suolo e le strade Galliche, non mancava di illustrarci le località e le bellezze della Francia. Un fatto ricordo perfettamente, dopo una riposante nottata trascorsa in un albergo di una città della regione della Senna: attraversando una popolosa cittadina, mi sono trovato improvvisamente, davanti al radiatore della nostra auto, qualcosa come un vitello di robuste proporzioni. Non era un bovino. Si trattava semplicemente di un cane peso massimo. Se l'avessi scartato, sia pure con una mossa azzardata, avrei quasi sicuramente investito qualcuno dei numerosi pedoni. Tenni fermo il volante e lo investii in pieno. Non ricordo le conseguenze per il cane, ricordo soltanto che, da una ispezione all'avantreno della Augusta, mi era sembrato che le due ruote anteriori della macchina non andassero più perfettamente d'accordo circa il parallelismo originale. Più tardi me ne accorgerò a nostre spese.
A Calais, dopo una nottata passata in un alberguccio del porto, ci siamo divertiti ad osservare le operazioni di imbarco sul battello della nostra auto. Nini, che non perdeva occasione per sfottermi amichevolmente, quando l'Augusta si trovò ad una certa altezza legata al paranco, si mise a gridarmi che sarebbe precipitata in mare perché si stava slegando.
La traversata della Manica non ci offrì nulla di particolare che valga la pena di essere ricordato. Alla Dogana di Dover, Nini e io, avemmo l'occasione di apprezzare moltissimo la scelta di Buby Sanbuy. Il carico della nostra vettura era piuttosto insolito per i doganieri inglesi, ma Buby se la cavò benissimo, senza eccessiva perdita di tempo. Mezz'ora dopo eravamo alla periferia di Dover sulla strada per Londra. Per me che guidavo, si presentava il problema, arduo problema, di tener la "sinistra", Bergera assunse il formale incarico di osservatore della mia tenuta di strada. Arrivammo nei pressi di Londra che Nini non aveva più voce a furia di urlarmi di tenere la sinistra. Effettivamente, anche per l'abitudine degli automobilisti inglesi di marciare al centro della strada, diverse volte sono stato in procinto di spostarmi pericolosamente a destra. Alla periferia di Londra, prima di aggiornarci per la strada verso il Kent, dove avremmo dovuto recarci per la sede del campeggio, ci fermammo per fare benzina. lo approfittai della sosta per un controllo della vettura. Meno male! La ruota anteriore aveva la gomma sulla tela. Era il risultato dell'investimento del cane in Francia. Occorreva ripristinare il parallelismo delle ruote e sostituire il pneumatico. Per il parallelismo fu rimediato, mentre per la gomma le sue misure non corrispondevano alle gomme inglesi in commercio. Decisi per una misura approssimativa, il cui montaggio, però, fece bestemmiare e sudare parecchio il gommista che, succube dell'eloquenza inglese di Budy, aveva accettato a malincuore di rimediare al nostro grosso guaio. Arrivammo a Sidcup, nel Kent, a una ventina di miglia da Londra, in tempo per montare le tende e prepararci per la notte, non senza aver ritirato prim, alla segreteria del campeggio, le tessere per i generi alimentari di prima necessità. A quell'epoca, giova ricordano, tutto era ancora tesserato, e non certo in misura necessaria.
lo e Nini avevamo una tenda modernissima a due posti, mentre per Budy Sambuy ne avevamo montata una singola, ma elegantissima. Con tutti quei chilometri alla guida dell'Augusta, e la successiva arrabbiatura per l'inconveniente della gomma, io ero sfinito. Senza contare il montaggio delle due tende. Per cui, trangugiato un boccone, mi sdraiai sulla mia brandina. Nini, viceversa, cominciò a trafficare attorno alle sue valigie. Fu così che scoprii, malgrado il sonno che mi assaliva, come Nini si preoccupasse molto di una certa valigia. La mia curiosità era tale che gli chiesi spiegazione. "Vedi, caro Giacutin, tu sai dell'amicizia della mia parentela con il genero di Churchill; e sai pure che qui in Inghilterra parecchie cose, come per esempio il formaggio, siano attualmente introvabili. Questa valigia è piena di formaggio e di altri generi alimentari, ragione per cui tu, domani mattina, mi presterai gentilmente la tua Augusta e io farò una scappatina dove so io per fare un omaggio alla famiglia Churchill". Non ho prestato e non presto l'auto a nessuno: potevo dire di no a Nini?
Alla sera del giorno successivo, mentre io e Buby ci eravamo divertiti ad ammirare e visitare l'immenso campeggio che si animava e si realizzava nella sua multiforme e colorita internazionalità, Nini ritornava dalla visita a casa Churchill, senza naturalmente la valigia con tutto quel ben di Dio di cui aveva fatto omaggio. Era stato accolto con molto calore ed anche con... riconoscenza. Churchill, sapendolo arrivato dall'italia e amico di suo genero, non perse l'occasione per chiedergli informazioni circa l'efficienza. in quel periodo, della nostra arma dei Carabinieri.
Nei giorni successivi, oltre a prendere parte attiva alla vita del campeggio, non mancammo di rendere visita a Londra a diversi comuni amici.
Una di queste visite, io e Nini, la dedicammo a Vittorio Pozzo, Commissario della
nostra squadra nazionale di calcio. allora a Londra per le Olimpiadi.


 

 Copyright © Camper Club La Granda - Web Design Registred Cn-Net