Seguendo l'ordine cronologico in giugno si svolge un'intensa
corrispondenza tra Bergera e la Presidenza del Consiglio dei Ministri;
il i 5 giugno si riassume:
1- Il rappresentante italiano. membro del Central Bureau della
Federazione Internazionale Dr. Luigi Bergera ha già da
tempo sostenuto la candidatura per l'Italia per il 1950 (in Italia
venne effettuato una volta sola nel 1938 a Meina-Stresa con circa
5000 partecipanti).
2- L'autorizzazione a partecipare ufficialmente al IX Congresso
che avrà luogo dal 29 luglio al 14 agosto.
3- L'autorizzazione a chiedere l'assegnazione del Xl Congresso
dei Clubs di campeggio per il 1950 all'Italia.
4- I mezzi finanziari onde permettere al Segretario Generale di
questa associazione di raggiungere gli scopi prefissi'
E' evidente che Bergera continua a cercare contributi periI rilancio
dell'ACTI e del campeggio.
La relazione ufficiale del IX Congresso precisa:
Organizzato dal Camping Club of Britain and lreland il IX Congresso
della F.l.C.C. ha visto l'inizio favorito dal bel tempo.
Quasi i 600 campeggiatori si ritrovarono a Foot Cray Piace. zona
tipica del Kent, bel giardino, alberi magnifici, Castello classico.
I nostri amici britannici avevano avuto grandi difficoltà.
All'ultimo momento hanno dovuto rinunciare al luogo già
stabilito Hampton Court già preannunciato e dove si era
svolto i 5 anni prima il I Rallye, ed organizzarsi rapidamente
a Foot Cray PIace.
Questo repentino mutamento purtroppo influenzò l'organizzazione
che, molto buona per i servizi igienici e i rifornimenti fu meno
efficiente nelle altre manifestazioni, in particolare per le escursioni
e i viaggi, per i quali ognuno ha dovuto arrangiarsi con più
o meno fortuna.
Il Fuoco di Campo fu ugualmente un'improvvisazione, manifestazione
che altrove non mancava mai di un grande fascino.
Durante i lavori sono stati eletti:
Presidente: M. J.J. Bousquet. Presidente del Camping Club de France.
Vice pres.: M. E. Ducommun. Presidente della Federazione svizzera.
Segretario: M. E. Defontaine. Presidente dell'A.C.C.F..
Partecipanti:
GRAN BRETAGNA 876
FRANCIA 462
OLANDA 96
DANIMARCA 54
SVIZZERA 41
BELGIO 33
ITALIA 10
PORTOGALLO 8
SVEZIA 7
NORVEGIA 3
SPAGNA 1
Circa la partecipazione italiana la migliore relazione è
il riportare quanto già pubblicato sulla Rivista da Silvio
Giacotto. Riportare questo articolo è anche una testimonianza
ed un ricordo per un grande giornalista campeggiatore.
ITALIANI AL CAMPEGGIO
INTERNAZIONALE DEL 1948
In Inghilterra sotto la tenda per assistere alle Olimpiadi
Il traguardo non era quello delle Olimpiadi, che si svolsero
appunto nell'agosto del 1948 a Londra, bensì la partecipazione
al IX Rally Internazionale dei Campeggiatori.
Circa un mese prima, il Dott. Luigi Bergera, segretario factotum
dell'ACTI, mio carissimo amico, me ne aveva parlato come di una
meravigliosa avventura da realizzare insieme. Si trattava di un
viaggio automobilistico Torino-Londra, con tutta l'attrezzatura
per campeggio a bordo della mia auto. L'idea mi piacque subito.
Possedevo allora un'ottima Lancia Augusta, una delle più
riuscite e robuste vetture della Casa torinese.
li Dott. Bergera, che dagli amici desiderava essere chiamato solo
"Nini", mi confidò che, considerato che a Londra
saremmo giunti come rappresentanti ufficiali dell'A.C.T.l. cioè
della Associazione Campeggiatori Turistici d'Italia. la "FERRINO"
ci avrebbe fornito tutto il materiale, modernissimo, per rappresentare
degnamente i campeggiatori italiani. Nini era un autentico poliglotta,
ma con l'inglese... zoppicava un pochino. Neppure era molto pratico
di Londra, così come io stesso, che a Londra ero già
stato diverse volte, ma sempre di passaggio, per il Tourist Trophy
motociclistico.
Si presentava quindi l'opportunità di trovare un terzo..
campeggiatore, che fosse in confidenza con la terra di Albione.
Passarono pochi giorni e Nini, con il suo prorompente entusiasmo,
mi telefonò che eravamo a posto Il terzo campeggiatore
l'aveva trovato: era il giovane rampollo di una delle più
prestigiose e nobile famiglie torinesi. Si trattava addirittura
di un nipote dell'Ammiraglio Sambuy. Un piemontese che in pace
e in guerra ha onorato la storia italiana. Questo nipote era Giovanni
Alberto Sambuy detto Buby: parlava perfettamente l'inglese per
aver soggiornato parecchio tempo a Londra. La nostra carovana
era quindi al completo, composta da Nini (la mente dirompente
nonché il capo spedizione), da Buby; (ufficiale di rotta
nonché tesoriere) e da chi scrive, che Bergera aveva da
tempo ribattezzato Giacutin (autista e braccio tuttofare).
Venne così il giorno della partenza per Londra, con la
mia Augusta stracarica dei riostri bagagli e di tutta l'attrezzatura
per il campeggio, che io avevo sistemato sul tetto della vettura
con un robusto portabagagli. La prima disavventura ci capitò
dopo poche ore di viaggio, e non fu certo incoraggiante per gli
oltre mille chilometri che ancora avremmo dovuto percorrere per
giungere alla meta. Ma il coraggio e il buonumore non ci mancavano
certo. Avevamo lasciato da poco la Dogana del Moncenisio e, oramai
in territorio francese, filavamo veloci lungo la discesa tortuosa
verso Lanslebourg. Un camion e una curva strettissima, paratisi
improvvisamente davanti alla mia vettura, mi costrinsero ad una
violenta frenata.
Nini, che dormiva, si svegliò imprecando contro l'autista:
Buby si sbiancò in volto, ma rimase impassibile, mentre
il portabagagli, dal tetto della vettura, era finito, con tutta
l'attrezzatura per il campeggio, nel piccolo burrone al limite
della curva. lì ricupero del voluminoso portabagagli fu
piuttosto laborioso, ma sia Nini che Buby collaborarono efficacemente.
Risistemato il tutto sul tetto della Augusta, ripartimmo verso
Modane e Chambery. Qui, nella capitale della Savoia, affrontammo
il primo problema di carattere burocratico. Gli stranieri, per
circolare in auto sul territorio francese (non bisogna dimenticare
che eravamo nell'immediato dopo guerra>, dovevano pagare in
dollari, presso una banca, l'equivalente della somma necessaria
per ottenere un certo numero di buoni benzina in rapporto alla
lunghezza del percorso, andata e ritorno nel nostro caso, per
attraversare tutta la Francia. Buby, il tesoriere, mi chiese quanti
litri di benzina ritenessi necessari. Non ricordo esattamente
quanto sparai, ma fui certo molto previdente se, nel prosieguo
di questo racconto, Vi accorgerete che il Giacutin avrebbe salvato
una certa situazione piuttosto penosa.
A distanza di 32 anni, quando la mia memoria di ultra settantenne
non è più brillantissima, non chiedetemi troppi
particolari sul viaggio attraverso la Francia. Ricordo soltanto
che Nini, via via che si proseguiva attraverso il suolo e le strade
Galliche, non mancava di illustrarci le località e le bellezze
della Francia. Un fatto ricordo perfettamente, dopo una riposante
nottata trascorsa in un albergo di una città della regione
della Senna: attraversando una popolosa cittadina, mi sono trovato
improvvisamente, davanti al radiatore della nostra auto, qualcosa
come un vitello di robuste proporzioni. Non era un bovino. Si
trattava semplicemente di un cane peso massimo. Se l'avessi scartato,
sia pure con una mossa azzardata, avrei quasi sicuramente investito
qualcuno dei numerosi pedoni. Tenni fermo il volante e lo investii
in pieno. Non ricordo le conseguenze per il cane, ricordo soltanto
che, da una ispezione all'avantreno della Augusta, mi era sembrato
che le due ruote anteriori della macchina non andassero più
perfettamente d'accordo circa il parallelismo originale. Più
tardi me ne accorgerò a nostre spese.
A Calais, dopo una nottata passata in un alberguccio del porto,
ci siamo divertiti ad osservare le operazioni di imbarco sul battello
della nostra auto. Nini, che non perdeva occasione per sfottermi
amichevolmente, quando l'Augusta si trovò ad una certa
altezza legata al paranco, si mise a gridarmi che sarebbe precipitata
in mare perché si stava slegando.
La traversata della Manica non ci offrì nulla di particolare
che valga la pena di essere ricordato. Alla Dogana di Dover, Nini
e io, avemmo l'occasione di apprezzare moltissimo la scelta di
Buby Sanbuy. Il carico della nostra vettura era piuttosto insolito
per i doganieri inglesi, ma Buby se la cavò benissimo,
senza eccessiva perdita di tempo. Mezz'ora dopo eravamo alla periferia
di Dover sulla strada per Londra. Per me che guidavo, si presentava
il problema, arduo problema, di tener la "sinistra",
Bergera assunse il formale incarico di osservatore della mia tenuta
di strada. Arrivammo nei pressi di Londra che Nini non aveva più
voce a furia di urlarmi di tenere la sinistra. Effettivamente,
anche per l'abitudine degli automobilisti inglesi di marciare
al centro della strada, diverse volte sono stato in procinto di
spostarmi pericolosamente a destra. Alla periferia di Londra,
prima di aggiornarci per la strada verso il Kent, dove avremmo
dovuto recarci per la sede del campeggio, ci fermammo per fare
benzina. lo approfittai della sosta per un controllo della vettura.
Meno male! La ruota anteriore aveva la gomma sulla tela. Era il
risultato dell'investimento del cane in Francia. Occorreva ripristinare
il parallelismo delle ruote e sostituire il pneumatico. Per il
parallelismo fu rimediato, mentre per la gomma le sue misure non
corrispondevano alle gomme inglesi in commercio. Decisi per una
misura approssimativa, il cui montaggio, però, fece bestemmiare
e sudare parecchio il gommista che, succube dell'eloquenza inglese
di Budy, aveva accettato a malincuore di rimediare al nostro grosso
guaio. Arrivammo a Sidcup, nel Kent, a una ventina di miglia da
Londra, in tempo per montare le tende e prepararci per la notte,
non senza aver ritirato prim, alla segreteria del campeggio, le
tessere per i generi alimentari di prima necessità. A quell'epoca,
giova ricordano, tutto era ancora tesserato, e non certo in misura
necessaria.
lo e Nini avevamo una tenda modernissima a due posti, mentre per
Budy Sambuy ne avevamo montata una singola, ma elegantissima.
Con tutti quei chilometri alla guida dell'Augusta, e la successiva
arrabbiatura per l'inconveniente della gomma, io ero sfinito.
Senza contare il montaggio delle due tende. Per cui, trangugiato
un boccone, mi sdraiai sulla mia brandina. Nini, viceversa, cominciò
a trafficare attorno alle sue valigie. Fu così che scoprii,
malgrado il sonno che mi assaliva, come Nini si preoccupasse molto
di una certa valigia. La mia curiosità era tale che gli
chiesi spiegazione. "Vedi, caro Giacutin, tu sai dell'amicizia
della mia parentela con il genero di Churchill; e sai pure che
qui in Inghilterra parecchie cose, come per esempio il formaggio,
siano attualmente introvabili. Questa valigia è piena di
formaggio e di altri generi alimentari, ragione per cui tu, domani
mattina, mi presterai gentilmente la tua Augusta e io farò
una scappatina dove so io per fare un omaggio alla famiglia Churchill".
Non ho prestato e non presto l'auto a nessuno: potevo dire di
no a Nini?
Alla sera del giorno successivo, mentre io e Buby ci eravamo divertiti
ad ammirare e visitare l'immenso campeggio che si animava e si
realizzava nella sua multiforme e colorita internazionalità,
Nini ritornava dalla visita a casa Churchill, senza naturalmente
la valigia con tutto quel ben di Dio di cui aveva fatto omaggio.
Era stato accolto con molto calore ed anche con... riconoscenza.
Churchill, sapendolo arrivato dall'italia e amico di suo genero,
non perse l'occasione per chiedergli informazioni circa l'efficienza.
in quel periodo, della nostra arma dei Carabinieri.
Nei giorni successivi, oltre a prendere parte attiva alla vita
del campeggio, non mancammo di rendere visita a Londra a diversi
comuni amici.
Una di queste visite, io e Nini, la dedicammo a Vittorio Pozzo,
Commissario della
nostra squadra nazionale di calcio. allora a Londra per le Olimpiadi.