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di Mario Rocco
In quella occasione, però. Buby non volle seguirci a Londra,
per rimanere al campeggio. Mi aveva detto che attendeva la visita
di qualche amico. Alla sera. dopo il solito ballo internazionale
collettivo, dove Nini si distingueva suonando con la fisarmonica
le più popolari canzoni italiane, mentre io e Buby lo sostenevamo
cantando o... urlando, rientrammo nelle nostre rispettive tende.
I soliti commenti della giornata trascorsa con Nini, e mi accinsi
a sdraiarmi sulla mia brandina. D'accordo che anche allora ero tutt'altro
che un peso piuma, ma che la brandina rovinasse al suolo, non era
normale. Con Nini feci un controllo sia della brandina che dell'interno
della tenda. Trovammo una bottiglia di Whisky semivuota e la brandina
che era evidentemente reduce da una accanita colluttazione fra due
persone, probabilmente anche di sesso diverso. Mi arrangiai a dormire
in terra e all'indomani, scrutando Buby negli occhi, mi convinsi
che sulla mia brandina c'era stata, si, colluttazione, ma non certo
vincente da parte di Buby. Sono cose che succedono anche nei campeggi
inglesi.
In occasione di questo campeggio, Stampa Sera pubblicò una
mia corrispondenza da Londra. Ve la trascrivo qui di seguito senza
toccare una virgola:
Alla fine del campeggio ripartimmo con tutti i nostri bagagli per
l'Italia. Una sosta a Parigi, durante il ritorno, faceva parte del
nostro programma elaborato di comune accordo. Giunti però
alla Ville Lumiere, Bergera voleva campeggiare al Bois de Boulogne,
mentre io desideravo un comodo, anche se modesto albergo. Prevalse
la mia tesi, anche per l'appoggio che mi diede Buby, forse per farsi
perdonare la brandina che mi sfasciò in Inghilterra.
A quell'epoca io ero fresco del successo ottenuto con un vaudeville
scritto per i "Monfrin", che lo rappresentarono al Teatro
Vittorio, e di un altro lavoretto recitato e ballato al Cinema Teatro
ldeal. Ero un po' montato, e mi sarebbe piaciuto rubare qualche
idea dagli spettacoli-rivista di Parigi. Sistemati in albergo, ogni
giorno, al pomeriggio, io andavo a vedermi uno spettacolo.
Dopo qualche giorno. esaurita la mia curiosità, feci presente
a Nini e Buby che potevamo anche tornare a casa. Buby, tesoriere
scrupoloso, fece i conti di cassa: il risultato fu che non avevamo
più abbastanza soldi per saldare il conto dell'albergo. Bergera
a tutti i suoi amici parigini telefonò per chiedere... soccorso!
Non ne trovò uno: erano tutti al mare. Ma una soluzione c'era,
disse lui: quella di vendere l'Augusta. Come proprietario dell'automobile,
scartai energicamente questa bella "trovata" di Nini.
Durante la notte mi tormentai la testa alla ricerca di una soluzione.
All'alba, quatto quatto, senza far rumore, lasciai Nini e Buby che
ancora dormivano, per scendere giù in garage. Misi in moto
l'auto e mi avviai verso l'uscita, dove esisteva una pompa della
benzina. Ne chiesi 5 litri e mostrai la mazzetta dei buoni-benzina
che ancora avevo. L'addetto alla pompa sgranò gli occhi e
mi chiese se volevo venderli e a che prezzo. Non ero al corrente
della borsa nera, per cui chiesi solo una piccola maggiorazione
e rilasciai solo pochi buoni. Aumentando gradatamente la mia richiesta,
ripetei l'operazione con tutti i distributori di benzina della zona,
fintanto che, a furia di 5 litri, il serbatoio dell'Augusta fu colmo.
In tasca avevo accumulato una bella sommetta. Tornai in albergo
e con tono di superiorità dissi a Nini e Buby che potevamo
partire.
Partimmo infatti, ma per soggiornare ancora una notte sul suolo
francese e trovarci a Chambery il mattino successivo. In questa
città, fatti i conti della rimanenza di cassa, decidemmo
di dividerla in tre per l'acquisto dei souvenir da portare alle
nostre famiglie. Spendemmo fino all'ultimo franco. Dopo Lanslebourg,
sulla strada del Moncenisio, accaldati e assetati, decidemmo di
fermarci a bere una birra ristoratrice. E pagare? Ricordo ancora
l'esclamazione dell'oste: "Les italien"!
Silvio Giacotto
Il Campeggio montano cambia luogo
Il nostro gruppo. montano, doveva chiudere con Pian Soletti, dopo
sei anni era giunto il momento di spingerci in altre valli pur rimanendo
fedeli alla montagna. Per motivi logistici poiché pochissimi
avevano l'automobile, qualcuno più fortunato la Vespa, era
necessario campeggiare non molto lontano da Torino. Dopo ricerche
nelle valli più prossime, respinti da Gressoney ove i campeggiatori
non erano graditi, la scelta cadde sulla VaI D'Ayas, la seconda
a destra percorrendo la valle d'Aosta, la si incontra a Vèrres.
La strada che in 27 km. porta dai 391 m. di Vèrres ai 1568
di Champoluc, era stretta, sterrata, con profonde carreggiate. in
certi punti bisognava tagliarle obliquamente per non urtare con
il fondo della vettura; se pioveva, erano tanti ruscelli, impercorribile.
Affittammo un vasto prato che era anche un'isola, ad Ovest un fitto
boschetto ci separava dal torrente .Ad Est, un largo ruscello affluente
costeggiava il campeggio. Il primo problema fu appunto varcare questo
ruscello, costruii un ponticello in legno che fu portato dall'autocarro
con i bagagli di tutti.
Altra difficoltà era salire con la caravan, non per le elevate
pendenze, ma per la ristrettezza della strada e l'eventualità
di incroci con la corriera che faceva servizio tra Vèrres
e Champoluc; decisi di partire a tarda sera, di notte non vi era
circolazione. All'alba dopo aver sistemato il ponte iniziavamo il
montaggio delle attrezzature e delle tende.
Per l'acqua, era la limpida e spumeggiante del torrente che scendeva
dai ghiacciai del Monte Rosa, il quale con il Castore ed il Cervino
più a sinistra, completava il magnifico panorama alle nostre
spalle.
Per la cronaca è da ricordare che la cartolina da cui è
stata tratta la descrizione. porta ancora nel retro i francobolli
- 2 da lire 3.
Lire 6 era il costo per l'invio di una cartolina nel 1948! Aggiungendo
L.5. costo della cartolina, con lire 11 si faceva sapere agli amici
rimasti in città, ed erano molti, che noi privilegiati eravamo
al campeggio!
Innumerevoli furono le gite e le escursioni di un certo impegno.
Nei giorni di sosta, prolungate partite di bocce; proprio in quell'anno
ebbe inizio quello che alquanto pomposamente fu chiamato CAMPIONATO
BOCCIOFILO ITALIANO CAMPEGGIATORI che ininterrottamente ha continuato
e continua tutt'ora, organizzato a mezzagosto al campeggio ACTILAGO
di Pontechianale.
Abbondante fu anche per gli appassionati la raccolta di funghi.
Ogni mattina il valligiano che ci aveva concesso il terreno, portava
sul prato, che confinava con il campeggio, le mucche a pascolare
e ritornava a ritirarle a mezzogiorno; con esse vi era anche un
vispo asinello, che si affacciava tra le tende, qualcuno gli offriva
del pane, così diventò presto un simpatico visitatore
quotidiano, amico dei bimbi, qualcuno dei quali vivendo in città,
era la prima volta che vedeva un somarello; aveva forse sentito
parlare a scuola, forse anche lui stesso era così chiamato.
Un mattino mi venne un'idea, presi un catino, vi versai un fiasco
di vino,
vi inzuppai molto pane raccolto tra le tende e offrii il tutto all'asino:
dovette essere per lui una leccornia, mangiò e bevette con
voracità e poco dopo era ubriaco! Incominciò a scattare,
a girare su se stesso come una trottola, si rivoltava in terra,
faceva brevi corse portando lo scompiglio tra le pacifiche mucche
che non comprendendo quale frenesia avesse invaso il loro compagno;
cessarono di pascolare per osservare cosa volesse il non più
paziente loro compagno. Arrivò il proprietario per riportare
alla stalla gli animali. l'asino ragliando continuava le sue esercitazioni
di gioia, il pastore non riusciva ad avviarlo, magari seguiva le
mucche, poi improvvisamente scattava e ritornava, neanche le bastonate
avevano effetto - Non ha mai fatto così, non me lo spiego
- diceva il poveretto! Lui non comprendeva, ma noi ben sapevamo,
fu per tutti un imprevisto ed eccezionale spettacolo non programmato.
Piovve poi per due giorni. La più giovane del campeggio era
Paola Sandrone, quasi sei mesi, sentiva l'umidità e si bagnava
frequentemente, non esistevano gli assorbenti di oggi e si presentò
il problema di far asciugare i pannolini. Mettemmo su di un fornello
a benzina una grande pietra sottile, quelle che in montagna sono
chiamate "lose" che servono per i tetti delle case: era
più rapida la bimba a bagnare di noi a far asciugare i pannolini,
al calore della fiamma la "losa" si spaccò. Ora
Paola è già da tempo lei stessa mamma e sorriderà
leggendo queste note che la riguardano.
Trascorsi rapidamente i 1 5 giorni di ferie, bisognava pensare a
smontare e al ritorno.
Già alla vigilia il campeggio sembrava "Immusonito".
Dopo tanta allegria e fraternità, amicizie che continueranno
con ricordi indelebili come quelli dei compagni di scuola o del
periodo del servizio militare, sono momenti che danno fitte al cuore.
La partenza, il distacco, quelle tende che si afflosciano, qualcuno
innervosito che disputa con la moglie per la sistemazione dei bagagli,
un'atmosfera di tristezza generale, ritornano le preoccupazioni
che ci attendono alla ripresa del lavoro. Meglio fare presto, un
saluto, abbracci e partenza.
Si potrà obiettare che per un campeggio, oggi tanto normale,
ci siamo dilungati troppo. E da considerare però che in quel
1948 i due campeggi organizzati a Champoluc ed a Varigotti furono
gli unici in Italia e quindi doveroso seguire gli avvenimenti e
l'evolversi del campeggio.
A proposito del campeggio di Varigotti anche questo si era concluso
contemporaneamente, ma approfittando del clima marittimo, alcuni
più fortunati avevano prolungato e bisognava andare per la
chiusura.
Ci ritroviamo al prossimo numero
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