LE NOSTRE RADICI - OVVERO LA STORIA DEL TURISMO ALL'ARIA APERTA
" 1948, continua l'avventura in Albione"

di Mario Rocco

In quella occasione, però. Buby non volle seguirci a Londra, per rimanere al campeggio. Mi aveva detto che attendeva la visita di qualche amico. Alla sera. dopo il solito ballo internazionale collettivo, dove Nini si distingueva suonando con la fisarmonica le più popolari canzoni italiane, mentre io e Buby lo sostenevamo cantando o... urlando, rientrammo nelle nostre rispettive tende. I soliti commenti della giornata trascorsa con Nini, e mi accinsi a sdraiarmi sulla mia brandina. D'accordo che anche allora ero tutt'altro che un peso piuma, ma che la brandina rovinasse al suolo, non era normale. Con Nini feci un controllo sia della brandina che dell'interno della tenda. Trovammo una bottiglia di Whisky semivuota e la brandina che era evidentemente reduce da una accanita colluttazione fra due persone, probabilmente anche di sesso diverso. Mi arrangiai a dormire in terra e all'indomani, scrutando Buby negli occhi, mi convinsi che sulla mia brandina c'era stata, si, colluttazione, ma non certo vincente da parte di Buby. Sono cose che succedono anche nei campeggi inglesi.
In occasione di questo campeggio, Stampa Sera pubblicò una mia corrispondenza da Londra. Ve la trascrivo qui di seguito senza toccare una virgola:
Alla fine del campeggio ripartimmo con tutti i nostri bagagli per l'Italia. Una sosta a Parigi, durante il ritorno, faceva parte del nostro programma elaborato di comune accordo. Giunti però alla Ville Lumiere, Bergera voleva campeggiare al Bois de Boulogne, mentre io desideravo un comodo, anche se modesto albergo. Prevalse la mia tesi, anche per l'appoggio che mi diede Buby, forse per farsi perdonare la brandina che mi sfasciò in Inghilterra.
A quell'epoca io ero fresco del successo ottenuto con un vaudeville scritto per i "Monfrin", che lo rappresentarono al Teatro Vittorio, e di un altro lavoretto recitato e ballato al Cinema Teatro ldeal. Ero un po' montato, e mi sarebbe piaciuto rubare qualche idea dagli spettacoli-rivista di Parigi. Sistemati in albergo, ogni giorno, al pomeriggio, io andavo a vedermi uno spettacolo.

Dopo qualche giorno. esaurita la mia curiosità, feci presente a Nini e Buby che potevamo anche tornare a casa. Buby, tesoriere scrupoloso, fece i conti di cassa: il risultato fu che non avevamo più abbastanza soldi per saldare il conto dell'albergo. Bergera a tutti i suoi amici parigini telefonò per chiedere... soccorso! Non ne trovò uno: erano tutti al mare. Ma una soluzione c'era, disse lui: quella di vendere l'Augusta. Come proprietario dell'automobile, scartai energicamente questa bella "trovata" di Nini. Durante la notte mi tormentai la testa alla ricerca di una soluzione. All'alba, quatto quatto, senza far rumore, lasciai Nini e Buby che ancora dormivano, per scendere giù in garage. Misi in moto l'auto e mi avviai verso l'uscita, dove esisteva una pompa della benzina. Ne chiesi 5 litri e mostrai la mazzetta dei buoni-benzina che ancora avevo. L'addetto alla pompa sgranò gli occhi e mi chiese se volevo venderli e a che prezzo. Non ero al corrente della borsa nera, per cui chiesi solo una piccola maggiorazione e rilasciai solo pochi buoni. Aumentando gradatamente la mia richiesta, ripetei l'operazione con tutti i distributori di benzina della zona, fintanto che, a furia di 5 litri, il serbatoio dell'Augusta fu colmo. In tasca avevo accumulato una bella sommetta. Tornai in albergo e con tono di superiorità dissi a Nini e Buby che potevamo partire.
Partimmo infatti, ma per soggiornare ancora una notte sul suolo francese e trovarci a Chambery il mattino successivo. In questa città, fatti i conti della rimanenza di cassa, decidemmo di dividerla in tre per l'acquisto dei souvenir da portare alle nostre famiglie. Spendemmo fino all'ultimo franco. Dopo Lanslebourg, sulla strada del Moncenisio, accaldati e assetati, decidemmo di fermarci a bere una birra ristoratrice. E pagare? Ricordo ancora l'esclamazione dell'oste: "Les italien"!

Silvio Giacotto

Il Campeggio montano cambia luogo…

Il nostro gruppo. montano, doveva chiudere con Pian Soletti, dopo sei anni era giunto il momento di spingerci in altre valli pur rimanendo fedeli alla montagna. Per motivi logistici poiché pochissimi avevano l'automobile, qualcuno più fortunato la Vespa, era necessario campeggiare non molto lontano da Torino. Dopo ricerche nelle valli più prossime, respinti da Gressoney ove i campeggiatori non erano graditi, la scelta cadde sulla VaI D'Ayas, la seconda a destra percorrendo la valle d'Aosta, la si incontra a Vèrres.
La strada che in 27 km. porta dai 391 m. di Vèrres ai 1568 di Champoluc, era stretta, sterrata, con profonde carreggiate. in certi punti bisognava tagliarle obliquamente per non urtare con il fondo della vettura; se pioveva, erano tanti ruscelli, impercorribile.
Affittammo un vasto prato che era anche un'isola, ad Ovest un fitto boschetto ci separava dal torrente .Ad Est, un largo ruscello affluente costeggiava il campeggio. Il primo problema fu appunto varcare questo ruscello, costruii un ponticello in legno che fu portato dall'autocarro con i bagagli di tutti.
Altra difficoltà era salire con la caravan, non per le elevate pendenze, ma per la ristrettezza della strada e l'eventualità di incroci con la corriera che faceva servizio tra Vèrres e Champoluc; decisi di partire a tarda sera, di notte non vi era circolazione. All'alba dopo aver sistemato il ponte iniziavamo il montaggio delle attrezzature e delle tende.
Per l'acqua, era la limpida e spumeggiante del torrente che scendeva dai ghiacciai del Monte Rosa, il quale con il Castore ed il Cervino più a sinistra, completava il magnifico panorama alle nostre spalle.
Per la cronaca è da ricordare che la cartolina da cui è stata tratta la descrizione. porta ancora nel retro i francobolli - 2 da lire 3.
Lire 6 era il costo per l'invio di una cartolina nel 1948! Aggiungendo L.5. costo della cartolina, con lire 11 si faceva sapere agli amici rimasti in città, ed erano molti, che noi privilegiati eravamo al campeggio!
Innumerevoli furono le gite e le escursioni di un certo impegno. Nei giorni di sosta, prolungate partite di bocce; proprio in quell'anno ebbe inizio quello che alquanto pomposamente fu chiamato CAMPIONATO BOCCIOFILO ITALIANO CAMPEGGIATORI che ininterrottamente ha continuato e continua tutt'ora, organizzato a mezzagosto al campeggio ACTILAGO di Pontechianale.


Abbondante fu anche per gli appassionati la raccolta di funghi.
Ogni mattina il valligiano che ci aveva concesso il terreno, portava sul prato, che confinava con il campeggio, le mucche a pascolare e ritornava a ritirarle a mezzogiorno; con esse vi era anche un vispo asinello, che si affacciava tra le tende, qualcuno gli offriva del pane, così diventò presto un simpatico visitatore quotidiano, amico dei bimbi, qualcuno dei quali vivendo in città, era la prima volta che vedeva un somarello; aveva forse sentito parlare a scuola, forse anche lui stesso era così chiamato. Un mattino mi venne un'idea, presi un catino, vi versai un fiasco di vino,
vi inzuppai molto pane raccolto tra le tende e offrii il tutto all'asino: dovette essere per lui una leccornia, mangiò e bevette con voracità e poco dopo era ubriaco! Incominciò a scattare, a girare su se stesso come una trottola, si rivoltava in terra, faceva brevi corse portando lo scompiglio tra le pacifiche mucche che non comprendendo quale frenesia avesse invaso il loro compagno; cessarono di pascolare per osservare cosa volesse il non più paziente loro compagno. Arrivò il proprietario per riportare alla stalla gli animali. l'asino ragliando continuava le sue esercitazioni di gioia, il pastore non riusciva ad avviarlo, magari seguiva le mucche, poi improvvisamente scattava e ritornava, neanche le bastonate avevano effetto - Non ha mai fatto così, non me lo spiego - diceva il poveretto! Lui non comprendeva, ma noi ben sapevamo, fu per tutti un imprevisto ed eccezionale spettacolo non programmato.
Piovve poi per due giorni. La più giovane del campeggio era Paola Sandrone, quasi sei mesi, sentiva l'umidità e si bagnava frequentemente, non esistevano gli assorbenti di oggi e si presentò il problema di far asciugare i pannolini. Mettemmo su di un fornello a benzina una grande pietra sottile, quelle che in montagna sono chiamate "lose" che servono per i tetti delle case: era più rapida la bimba a bagnare di noi a far asciugare i pannolini, al calore della fiamma la "losa" si spaccò. Ora Paola è già da tempo lei stessa mamma e sorriderà leggendo queste note che la riguardano.
Trascorsi rapidamente i 1 5 giorni di ferie, bisognava pensare a smontare e al ritorno.
Già alla vigilia il campeggio sembrava "Immusonito". Dopo tanta allegria e fraternità, amicizie che continueranno con ricordi indelebili come quelli dei compagni di scuola o del periodo del servizio militare, sono momenti che danno fitte al cuore.
La partenza, il distacco, quelle tende che si afflosciano, qualcuno innervosito che disputa con la moglie per la sistemazione dei bagagli, un'atmosfera di tristezza generale, ritornano le preoccupazioni che ci attendono alla ripresa del lavoro. Meglio fare presto, un saluto, abbracci e partenza.
Si potrà obiettare che per un campeggio, oggi tanto normale, ci siamo dilungati troppo. E da considerare però che in quel 1948 i due campeggi organizzati a Champoluc ed a Varigotti furono gli unici in Italia e quindi doveroso seguire gli avvenimenti e l'evolversi del campeggio.
A proposito del campeggio di Varigotti anche questo si era concluso contemporaneamente, ma approfittando del clima marittimo, alcuni più fortunati avevano prolungato e bisognava andare per la chiusura.
Ci ritroviamo al prossimo numero…

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