LE NOSTRE RADICI - OVVERO LA STORIA DEL TURISMO ALL'ARIA APERTA
" L'anno 1943"

di Mario Rocco

Le nostre associazioni di campeggio (sempre le sole due, Torino e Milano) non erano neanche più nella possibilità di fare programmi, ma non si rassegnavano; riportiamo stralci delle uniche circolari diramate:

Soci caduti sul campo dell'onore
Con fiero dolore vi comunichiamo la gloriosa morte sul campo dell'onore del nostro socio Tenente dei Granatieri Marsilio Rossi.
Egli era un socio fondatore della nostra sezione, partecipò alle battaglie sul Fronte orientale e sul fronte greco. Parti volontario in un battaglione anticarro per il fronte russo: rimasto ferito, rifiutava i soccorsi per continuare a combattere finché cadde sul pezzo. Egli è stato proposto per la medaglia d'Oro al valor militare.

E ancora...

Soci al Fronte.

In questi momenti volgiamo un pensiero riconoscente a tutti coloro che sui lontani fronti combattono per la grandezza della Patria. Un particolare saluto mandiamo ai nostri soci che sono partiti o che stanno per partire.
A questi saluti aggiungiamo il nostro intimo compiacimento e il nostro vivo orgoglio, sapendo che molti di essi sono partiti volontari. Augurando a tutti un glorioso ritorno, stringiamo i ranghi nella più fiduciosa attesa.
I momenti attuali ci obbligano a segnare il passo nella nostra attività campeggistica, ma siamo ben vivi e vitali per riprendere, a vittoria conseguita, la sicura marcia a ritmo accelerato.
Invitiamo caldamente le famiglie a farci avere l'indirizzo dei soci alle armi.
Il Segretario (Luigi Torazzi)

Povero Torazzi, aveva ancora tante illusioni, ma soprattutto anelava fare del campeggio. Fu l'ultima volta che ebbi sue notizie
Anche a Torino non si fece più nulla, la gente aveva problemi seri: il pasto quotidiano e le levatacce per arrivare al lavoro ed il rientro alla sera.
Io mi ero procurato, meglio, costruito, il minimo indispensabile per fare del campeggio: avevo trovato una canadese Ferrino a due posti che scambiai con 20 litri di benzina. Costruii due lettini molleggiati su sei molle, a parte il peso funzionava come delle sospensioni, tavolino sedie ecc.
Ero ancora pronto per le vacanze. Iniziai con dei fine settimana, naturalmente a Pian Soletti in Valle di Lanzo che era vicino a Torino e potevo lasciare il materiale presso la centrale elettrica.
Per motivi di lavoro avevo il permesso di circolazione per la Fiat 1100 ; circolavo però a metano con due grosse e lunghe bombole poste sul "dorso" della vettura. Poiché il permesso di circolazione non era valido alla domenica, partivo al pomeriggio del sabato e rientravo al mattino del lunedì. Non esistevano ancora le radioline e quindi dal sabato al lunedì ero completamente isolato e senza notizie degli avvenimenti, la qual cosa non mi disturbava, anzi avevo il piacere del campeggio e due notti senza l'incubo degli allarmi.
Il 14 luglio si ebbe a Torino il più forte e disastroso bombardamento di tutto il periodo della guerra.
Il 24 luglio, sabato, ero salito al campeggio per l'ultimo fine settimana prima delle ferie.
Il lunedì 26 quando rientrai a Torino mi trovai tra la folla in grande agitazione, si osannava al Re ed a Badoglio, si abbattevano e si distruggevano gli emblemi del fascio. Trovandomi improvvisamente, per quanto l'ora mattutina, tra tanta folla festosa, inneggiante con grande sventolio di bandiere, non potevo rendermi conto cosa si potesse festeggiare in periodo di guerra con tante distruzioni e lutti.
Fui fermato da qualcuno, come venivano fermati tutti, anche gli autocarri, per togliere dalle targhe una specie di piombino su cui vi era un fasciolino: era costato dieci lire a favore dell'Opera Nazionale Balilla. Chiesi spiegazioni, mi dissero "Il Re ha fatto arrestare Mussolini, la guerra è finita". Che la guerra fosse finita purtroppo era un'illusione e la conferma venne dal proclama di Badoglio.

Torino 17 Maggio 1943
Stralci dell'ultima circolare in tempo di guerra.

Sede Sociale... Quote sociali,..
Indirizzi dei soci, Invitiamo i soci a voler comunicare al più presto il loro eventuale indirizzo. (N.d.R. In conseguenza dei bombardamenti aerei, molti per non dire tutti erano sfollati, cambiando anche residenza, avevano sfollato anche i mobili e a Torino venivano solo per il lavoro o la scuola).La circolare continua:
Inoltre saremo grati se ci verrà comunicato eventualmente dai famigliari l'indirizzo dei soci richiamati alle armi.

Permesso speciale per il passaggio con le imbarcazioni sotto i ponti del Po.
Come negli anni precedenti si danno le disposizioni burocratiche per i canottieri.

Proposta di campeggio estate 1943
Invitiamo i soci che desiderano partecipare ad un campeggio estivo a comunicare in segreteria entro il 25 maggio la loro probabile adesione ed altresì la loro preferenza relativa al campeggio marino o montano.
Il Segretario (Avv. Cornelio Brosio)

Il comunicato ufficiale:

Roma 25 Luglio:
Sua maestà il Re Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, Primo Ministro, Segretario di Stato, presentate da sua Eccellenza il Cavaliere Benito Mussolini ed ha nominato Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato Sua Eccellenza I! Cavaliere Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio.
Seguivano i proclami del Re e Badoglio.

Vittorio Emanuele agli Italiani.
Roma 26 Luglio
"Italiani!"
"Assumo da oggi il comando di tutte le Forze Armate, Nell'ora solenne che incombe sui destini della Patria, ognuno prenda il suo posto di dovere, di fede e di combattimento. Nessuna deviazione deve essere tollerata, nessuna recriminazione può essere consentita.
Ogni italiano si inchini dinnanzi alle gravi ferite che hanno lacerato il Sacro suolo della Patria!
L'italia per il valore delle sue Forze Armate, per la decisa volontà di tutti i cittadini, ritroverà nel rispetto delle istituzioni che ne hanno sempre confortata l'ascesa, la via della riscossa.
Italiani!
Sono oggi più che mai indissolubilmente unito a voi dall'incrollabile fede dell'immortalità della Patria".
Vittorio Emanuele

Controfirmato Badoglio - Roma 25 Luglio 1943.

Il Proclama di Badoglio

Roma 26 Luglio 1943.
S.E. il Maresciallo Badoglio ha rivolto agli' italiani il seguente proclama:
"Italiani!"
"Per ordine di S.M. il Re Imperatore assumo il governo militare del paese con pieni poteri.
"La guerra continua.
"L'Italia duramente colpita nelle sue province invase, nelle sue città distrutte, mantiene fede alla parola data, gelosa custode delle sue millenarie tradizioni.
"Si serrino le file attorno a S.M. il Re Imperatore, immagine vivente della Patria, esempio per tutti.
"La consegna ricevuta è chiara e precisa; sarà scrupolosamente seguita, e chiunique si illuda poterne intralciare il normale svolgimento o tenti turbare l'ordine pubblico sarà inesorabilmente colpito.
"Viva l'Italia!"

Firmato Badoglio

Si arrivò così alle ferie: non trovai un amico disposto a venire a campeggiare, sfollavano ogni sera, erano già in campagna e potevano fare vacanza i 5 giorni senza doversi alzare ancora a notte e rientrare quando già annottava. Molti a seguito dei bombardamenti avevano perso anche la casa e erano domiciliati in provincia.
Partii solo, unico compagno il fedele volpino. ormai pure lui esperto campeggiatore.
Tenda e materiale erano ospitati nella Centrale Elettrica di Pian Soletti quindi non avevo problemi, salvo quelli degli approvvigionamenti.
Trascorrevo le giornate andando per lumache e con la macchinetta facevo ogni giorno le tagliatelle fresche.
Frequentemente alla notte ero svegliato dal rombo dei motori degli aerei che andavano a bombardare Milano, Torino e Genova.
Mi alzavo. e da un punto più elevato, ove sorgevano i resti di uno di quei tanti piloni votivi che si incontrano frequentemente nelle nostre valli, potevo vedere il cielo di Torino illuminato dai bengala e arrossato dagli incendi.
Terminato l'allarme, poiché alla Centrale vi era un filo telefonico diretto con la Centrale di Torino-Stura e dalla quale si mettevano in comunicazione con il mio stabilimento, potevo avere immediate notizie. In uno di questi bombardamenti andarono distrutte le impalcature e le armature già pronte per le gettate del cemento.
Il mattino del i 5 agosto la montagna era cosparsa di striscioline di carta con un lato nero e l'altro metallizzato argento. Ne avevo anche sulla tenda. Si seppe poi a guerra finita che erano "irrorate" dagli aerei anglo americani per disturbare l'azione dei Radar che potevano individuare la posizione degli aerei. Né noi, né i tedeschi si possedeva il radar, ma gli alleati non ne erano certi.

Finirono le vacanze 1943 e si riprese il lavoro.

8 Settembre la grande sorpresa ......

Ancora una volta l' illusione che la guerra fosse finita
Quella frase "La Guerra Continua", che forse era stata determinata per rassicurare i tedeschi ed avere il tempo per le trattative per l'armistizio, fu una grande delusione per gli italiani che per 24 ore si erano illusi di essere al termine di tanti sacrifici distruzioni e lutti.
Alle ore 19,45 dell'otto settembre il Maresciallo Badoglio ha fatto alla radio la seguente comunicazione.
"Il governo italiano riconosciuta l'impossibilità di continuare l'impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower comandante in capo delle forze alleate anglo americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse reagiranno ad eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza".
Ancora l'illusione della fine della guerra, questa doveva durate altri 20 mesi con tanti drammi, la fuga di Badoglio e del Re al Sud, lo scioglimento dell'esercito italiano, l'occupazione tedesca, le deportazioni, i campi di sterminio, la lotta partigiana.
Tutta la popolazione si prodigò nell'aiutare e rivestire con panni borghesi i militari che cercavano di raggiungere i propri paesi; chi non riuscì, su tradotte senza viveri e senz'acqua fu deportato in Germania.
Abbiamo dovuto accennare a tanti tragici avvenimenti per dovere di cronisti; è stato un periodo tragico, lungo, che pareva non finisse, con tanti rischi per tutti, il cui ricordo ancora oggi dopo oltre quarant'anni ci fa ripiombare nelle tante paure di ogni giorno: rischio per procurarsi il mangiare, fioriva la borsa nera, che proprio da quel periodo ha assunto questa definizione, rischio per lavorare se non si possedeva il lasciapassare "bilingue" perché stampato in italiano ed in tedesco. Se si finiva in una delle tante retate si rischiava il campo di concentramento, nel miglior dei casi si perdeva la bicicletta, preziosa poiché serviva per le lunghe pseudo gite in campagna alla ricerca di viveri.
Un avvenimento che si seppe a posteriori, e che si concluse bene nonostante le paure, e che se avesse avuto un altro esito avrebbe potuto influire sugli sviluppi del campeggio dell'immediato dopoguerra, lo visse il nostro fondatore Luigi Bergera.
L'otto settembre quale capitano d'artiglieria si trovava in servizio alla caserma Macao di Roma (che un tempo era sede del corpo dei granatieri).
Nella capitale i tedeschi furono più solleciti che altrove ad occupare le caserme, le installazioni dell'esercito, della Marina e dell'Areonautica, A Bergera furono strappati i gradi e la sciabola.
Non esistendo evidentemente ancora ordini precisi, fu lasciato libero e ne approfittò per recarsi a casa e mettersi in abiti borghesi.
Quando la situazione si fece più critica e pericolosa, fu ospitato in un sottoscala nella villa di un amico sulla via Salaria. Naturalmente fu subito ricercato, ma la signora rispondeva che si trovava al Nord ed a Lanzo rispondevano che si trovava al Sud.
Vi era il problema del vitto, Roma non sfuggiva alla carestia, accentuatasi con l'occupazione tedesca; mancava anche l'acqua. Ricordiamo di essere stati a Roma nel marzo 1944, nei giorni che precedettero l'eccidio noto con il nome di via Rasella, le lunghe code alle fontanelle per rifornirsi di acqua, tutti gli alberghi erano requisiti dalla Wermach e trovai un letto in un albergo proprio in via Rasella.
Per portare da mangiare al marito, la signora Bergera faceva lunghi giri in bicicletta, anche perché temeva di essere seguita.
La mancanza della possibilità: comunicazioni, provocava il mancato arrivo di vivere dalla pianura, quindi maggiori disagi per i partigiani, la popolazione e numerosi sfollati.
L'inverno 1944-1945 fu il più duro dei cinque di guerra, si andava fuori città non solo per cercare polli, uova, farina e burro, ma anche legna per riscaldarsi.


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