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di Mario Rocco
Terzo anno di guerra,
sempre maggiori le limitazioni, i sacrifici ed i lutti. Ciò
nonostante, sia a Torino come a Milano, i campeggiatori non si arrendono,
non sono disposti a rinunciare ad uno svago che quando lo si prova
nel sangue è come un microbo ed al tepore della Primavera
si risveglia e sollecita.
Anche da Roma ove vi è Bergera vi sono delle novità.
lì 20 gennaio ha tenuto una lezione ai funzionari della Direzione
Generale per il Turismo e dell'ENIT. Bergera preconizza lo sviluppo
del campeggio che noi abbiamo visto e vissuto; lo spazio ci impedisce
la totale pubblicazione, ma per la Storia, per il ricordo del grande
Bergera sentiamo il dovere di pubblicarne le parti salienti.
Leggendo quanto segue bisogna ricordare che si era nel 1942, in
piena guerra, si intuiva lo sviluppo del campeggio, ma era tutto
da ricominciare, organizzare, creare le associazioni, i campeggi,
la produzione delle tende, delle caravan, degli accessori, l'editoria
con le riviste e le guide, le esposizioni. La guerra aveva già
annullato quel poco, che era anche tanto, che era stato fatto, che
Bergera mette in evidenza. Così inizia:
Una delle manifestazioni più interessanti e moderne del turismo,
che già da anni ha avuto una organizzazione a tipo nazionale
nei principali Stati d'Europa, e che ultimamente ha avuto un riconoscimento
ufficiale in Italia, colla creazione dell'Associazione Campeggiatori
Turistici d'Italia (A.C.T.I.) è costituita da quell'attività
turistico-sportiva che si denomina "Campeggio".
Fare del campeggio è frase già diventata di uso comune,
nella stessa maniera che si dice fare dello ski (n.d.r. allora non
si diceva ancora "sci" o sciare) o dell'alpinismo; e nel
nostro paese questa tipica manifestazione di vita sana e dinamica,
a diretto contatto con la natura ha preso malgrado l'attuale periodo
bellico - gran voga e ne prenderà certamente molta e molta
di più non appena lo stato di belligeranza attuale sarà
terminato.
Il campeggio come movimento vero e proprio da città a città,
da provincia a provincia e da nazione a nazione, costituisce una
forma di turismo che va assumendo una importanza sempre più
crescente; e sebbene a tutt'oggi in Italia, quelle persone che vi
si dedicano con passione, siano da reclutare per la maggior parte
tra le classi più abbienti, si può affermare che il
campeggio possa e debba continuare una forma turistica assai economica
per le classi meno ricche, e quindi incrementare interessanti correnti
di turismo in tutte le categorie di popolazione.
È fuori dubbio d'altra parte, che pochi paesi si prestano
come il nostro. ad offrire agli amatori di questo genere di turismo,
le migliori e più favorevoli condizioni e questo perché
oltre ad innumerevoli ed incantevoli località adatte, esiste
da noi la possibilità di campeggiare in tutte le stagioni
dell'anno.
Questa nuova forma di attività, oltre a portare senza dubbio
un miglioramento notevole alle condizioni fisiche e morali dell'individuo,
andando incontro al desiderio delle nuove generazioni, ha riflessi
molto felici sulla mentalità di coloro che la praticano.
L'uomo che ricerca un contatto più stretto colla natura,
che sa ascoltare e capire il canto della vita e che sa farsi prendere
dalla bellezza dei grandi spazi, possiede un senso umano più
raffinato, una personalità più gentile, semplice e
fraterna, di quella che sovente possiede l'uomo che resta chiuso
nella cerchia delle convenzioni mondane e convenzionali. La possibilità
di vivere in mezzo ai boschi o sui fianchi di alte montagne o in
riva al mare od ai laghi, e questo senza alcuna preoccupazione e
senza provare gravi disagi, è uno dei più bei risultati
al quale possa giungere il
vero campeggiatore, e sì riassume in uno degli scopi del
campeggio, che è quello di "viaggiare, vivendo sanamente
e felicemente in piena natura".
Il Campeggio di per se stesso non è uno sport, né
lo può essere in conseguenza di tutte le attività
inerenti che sono eminentemente sportive, ad esempio: marcia, nuoto,
alpinismo, canoa, sci, automobile ecc. Ed inoltre è un potente
alleato del turismo poiché è un potente incentivo
a far muovere e viaggiare, oltre quelle persone che lo fanno solo
campeggiando, anche quelle che attraverso questa novità,
ne faranno più dell'abitudine.
Così credo di poter affermare che se il campeggio considerato
come sport, è già una gran cosa, come mezzo di cultura
personale, completantesi con l'unione di tutte le forme di attività
che sopra abbiamo visto, "è un movimento degno della
più alta considerazione".
Questa forma di turismo fatta di curiosità via via in aumento
ed in risveglio, sotto forma di vita errabonda, a diretto contatto
con la natura, diventa un'atmosfera, al ritmo accelerato della civiltà
odierna che noi viviamo, quasi una necessità, e senza dubbio
un enorme aiuto per ridurre il senso di soffocamento che insensibilmente
e malgrado tutto si fa sentire.
E tutti coloro che prendono questo bagno fisico e morale, fatto
di vento, di paesaggi radiosi, di solitudine, ritornano con entusiasmo
e maggior Iena al lavoro quotidiano nelle officine, negli uffici,
nella vita cittadina.
E tutti quelli che hanno potuto ammirare le manifestazioni di forza
e di bellezza della natura (che bisogna saper scoprire con intelligenza)
lavorano con maggior entusiasmo e con più interesse per migliorare
sempre i risultati dell'immenso lavoro umano che trasforma questa
natura in un'opera grandiosa nella quale ogni secolo porta un progresso
nuovo.
Il turismo in genere, una volta appannaggio di pochi ricchi, che
il più delle volte trascinavano in giro un tipo speciale
di noia eterna, può con il campeggio venir messo alla portata
di tutti, e specialmente a disposizione di coloro, che per quanto
scarsi dì mezzi, ne sentono vivo il desiderio ed il bisogno,
e che forse più dei turisti del passato ne meritano i benefici,
come creatori della nuova vita di oggi e come costruttori fecondi
ed attivi dell'avvenire di domani.
Abbandonare per qualche tempo i comodi della moderna casa per trasferirsi
in un prato ed erigervi una tenda da eleggere a temporanea dimora,
significa sentire il richiamo della natura ed apprezzare i benefici
della sanissima vita all'aria aperta. E un poco un ritorno alle
origini. Ma un ritorno che si effettua con mentalità novecento.
Sarebbe fuori del vero chi pensasse al campeggiatore come ad un
misantropo brontolone, disposto ai cattivi presagì o pronto
a lanciare strali contro quegli impareggiabili ritrovati che, costituenti
la solare dimostrazione della genialità dell'uomo, hanno
reso forse più monotona, ma certamente più comoda
la nostra vita.
In realtà il campeggiatore, come svolge oggi la sua attività,
rappresenta esso stesso un prodotto del moderno progresso. Vorrei
dire che il ricercatore del più nuovo e moderno modo di vivere
in quanto tende, nell'esplicazione della sua passione, a conciliare
i vantaggi della sana vita primitiva all'aperto con le esigenze
di conforto delle quali non può fare a meno l'uomo d'oggi.
Non tendono forse gli architetti del nostro tempo a fare scomparire
quanti più metri quadrati di mura possono per sostituirle
con ampie aperture, attraverso le quali lasciar penetrare nelle
nostre case aria e sole apportatori di salute?
I campeggiatori vanno più in là, tagliano le vie di
mezzo e vanno a cercare l'aria salubre dove è, trasportando
con sé la casa, con tutte le comodità che la casa
stessa offre.
Fanno ciò naturalmente, durante i brevi periodi nei quali
sono lasciati liberi dagli affari e dalle occupazioni, dimenticando
i crucci e i tormenti della vita d'ogni giorno.
I campeggiatori sono, insomma, dei comuni mortali (lavoratori del
braccio e dell'intelletto, piccoli possidenti e ricconi dalle fortune
immense) che per un buon periodo dell'anno diventano un poco poeti
e si accostano alla natura, a questa richiedendo di ritemprare le
membra e lo spirito.
Campeggiare non è ritornare ad una esistenza pericolosa,
incerta grossolana o selvaggia; al contrario è un aumento
delle proprie possibilità di vita, secondo la propria volontà
ed i propri desideri.
In una buona tenda ben montata si sta bene, e parte tecnica e buon
gusto si possono fondere egregiamente in una cornice di quasi lusso
e di ogni comodità.
Al campeggio si sta bene, al campeggio si mangia meglio non solo,
ma anche spesso e volentieri.
I mercati dei paesi vicini, i negozi, gli stessi ristoranti e gli
alberghi hanno nei campeggiatori dei clienti ideali
Ed a questo proposito per inciso e brevemente ma nello stesso tempo
con grande convinzione e con dati di fatto facilmente controllabili,
mi sia permesso di confutare i timori di quei camerati che vedono
nel campeggio una eventuale concorrenza ai danni della nostra attrezzatura
alberghiera.
Molti argomenti potrei trattare al riguardo, ma mi accontento di
portare qualche esempio che ho avuto agio di controllare durante
la mia diremo così ... carriera di organizzatore di manifestazioni
campeggistiche che ho iniziato in un ormai lontano 1922.
(NdR : parla sempre Ernesto Saroglia )
Superato il primo momento di diffidenza, spiegabile sotto ogni
punto di vista, verso questi "moderni nomadi", già
fin dall'anno 1933 l'Autocampeggio Piemonte riceveva, all'approssimarsi
della buona stagione, numerosi inviti di albergatori delle principali
stazioni climatiche del Piemonte stesso, i quali sollecitavano un'organizzazione
campeggistica nella loro zona. E questo perché? - prima di
tutto perché - pur essendo i campeggiatori in genere, per
principio cuochi personali della propria cucina, essi molto sovente
sono, e questo in occasione di passeggiate o in occasione di riunioni,
o per mancanza di tempo, degli ottimi clienti degli alberghi, dal
punto di vista ristorante.
Non solo; ma una qualsiasi manifestazione radunistica, se ben organizzata,
è un interessante motivo di richiamo nella zona in cui essa
si svolge, facendo affluire negli alberghi viciniori, dove necessariamente
chiederanno ospitalità, conoscenze, amici e parenti di passaggio,
in visite più o meno brevi.
Durante il campeggio dello scorso anno a Laigueglia, l'albergo Ondina
serviva giornalmente un centinaio di pasti ai campeggiatori e la
stessa cosa è successa durante i campeggi A.C.T.I.
Durante la manifestazione di Meina, non solo rigurgitavano gli alberghi
di Meina stessa, ma anche quelli degli alberghi dei paesi vicini,
ed era una cosa impossibile in quel periodo di tempo, trovare in
tale zona anche una più modesta sistemazione; e questo dato
il gran numero di visitatori, di parenti e di amici di campeggiatori,
di fornitori, di giornalisti, ecc. ecc.
Un altro dato di fatto per me probatorio al massimo grado è
questo: in Svizzera, paese che per eccellenza tutela l'interesse
della classe alberghiera, gli stessi Enti degli Albergatori aiutano
con contributi la Federazione Svizzera dei Clubs di campeggio.
E per finire io vi dico che ho spessissimo notato come quasi sempre
i luoghi conosciuti attraverso il campeggio, si tornano molto volentieri
a rivedere da una camera d'albergo.
Nel nostro paese vi sono state finora parecchie manifestazioni radunistiche
a prescindere da quelle organizzate dall'Autocampeggio Piemonte,
sempre a carattere collettivo e fisse.
Tutti voi conoscete gli attenda menti alpini organizzati :
dal C.A.I. le tendopoli S.U.C.A.I. e S.A.R.I., gli attendamenti
della C.T.I. (Touring) nonché i campeggi organizzati dall'0.N.D.;
dalla G.I.L. - (N.d.R. Opera nazionale Dopolavoro e Gioventù
Italiana del Littorio) tutte manifestazioni però rivolte
quasi esclusivamente agli italiani e tutte ripeto ancora, sempre
a carattere collettivo e fissi.
Su questo punto volutamente insisto perché il vero campeggio
turistico - movimento individuale e fortemente dinamico - è
praticato da elementi che indipendenti dal punto di vista organizzativo
logistico, hanno con sé di proprietà personale, tutto
quanto occorre per viaggiare e per vivere; provvedendo direttamente
ad ogni loro necessità (mezzi di trasporto, materiale, cucina,
ecc.).
Naturalmente, questa organizzazione personale varia secondo i mezzi
sia materiali che finanziari di ogni singolo, ma è e rimane
sempre il primo e più importante requisito del vero campeggiatore
turista.
Sempre in occasione della conferenza di Roma si parlò dell
"Autocasa"
Lo spazio vi è utilizzato razionalmente ed ogni oggetto ha
il suo posto fisso. I mobili, tiretti, ecc. gli oggetti di cucina
sono tutti costruiti e studiati con ogni cura ed ingegnosamente
sistemati. Il tutto pur essendo caratterizzato dalla massima leggerezza,
ha tuttavia grandi doti di solidità e durata. (N.d.R. Bergera
durante la conferenza proiettò delle diapositive, purtroppo
le medesime non ci sono pervenute, è da pensare che siano
rimaste a Roma, si riferivano certamente ai campeggi del 1933/34/35/38.
Osserviamo ancora che Bergera parlava ad un uditorio preparato turisticamente
in rapporto ai tempi, ma per i quali il campeggio e la relativa
attrezzatura era tutto una novità. Di caravan poi non ne
avevano mai viste o sentite parlare. Non erano ancora chiamate con
il brutto e non confacente nome di "roulotte"; oggi neanche
più usato dai francesi. Tale definizione, in tempi di autarchia
non sarebbe neanche stata accettata, infatti lo stesso Bergera la
chiamava "Autocasa" che era l'indicazione che veniva data
dai circoli ferroviari (oggi motorizzazione) quando le poche costruite
fino al 1942, venivano portate, più che per l'omologozione
dato che non esistevano nè leggi nè norme, per indicarle
sul libretto di circolazione. a volte la caravan veniva semplicemente
indicata come "appendice" e non pagava nè bollo
e anche la tassa di proprietà era ancora da inventare).
Vediamo ora brevemente prima di parlare di quanto si è fatto
e di quanto si vuoi fare nel nostro paese, quanto avviene nei principali
stati d'Europa: i dati disponibili e che vi esporrò sono
aggiornati all'agosto del 1939, epoca in cui ebbe luogo l'ultimo
Congresso Internazionale della F.I.C.C. (Federazione Internazionale
Club Campeggio) a Bachau sulle rive del lago di Zurigo. Parte della
gran massa dei campeggiatori europei sono soci di Associazioni iscritte
alla F.I.C.C. La F.I.C.C. la cui fondazione è stata decisa
durante la riunione internazionale di Saxenheim (Olanda nel 1932,
fu creata effettivamente l'anno successivo a Londra, ove fu tenuto
il suo primo Congresso. Gli altri Congressi ebbero luogo successivamente
ogni anno a Parigi, Bruxelles, Barcellona, Wiesbaden, Meina e Zurigo.
lì Comitato Centrale della F.I.C.C. è composto da
un Presidente e da un rappresentante di tutti i paesi europei.
La realizzazione più interessante della F.I.C.C. a tutt'oggi
è però certamente "la carta internazionale di
presentazione" che accettata da tutte le Associazioni aderenti
alla F.I.C.C. stessa dà al suo possessore quando è
all'estero, gli stessi diritti e i vantaggi (e questo principalmente
dal punto di vista dell'accesso e dell'uso dei terreni di campeggio)
che hanno i soci dell'Associazione del paese in cui egli si trova.
I vantaggi e le condizioni riservati ai possessori ditale carta,
ogni anno risultano dal bollettino della Federazione Internazionale
e tale carta che deve essere richiesta alla segreteria dei Club
affiliati viene rilasciata gratuitamente.
(N.d.R. Quando Bergera parla di accesso ai terreni di campeggio
non si riferisce ancora a campeggi organizzati e gestiti come sono
attualmente, ma fa riferimento a terreni liberi, senza nessuna organizzazione
in loco, cosi come descritti sulle guide che tutti i paesi curavano
di realizzare, poiché più di oggi il campeggiatore
aveva necessità di essere orientato sul luogo ove avrebbe
potuto montare la tenda. La "carta internazionale di presentazione"
era il "Carnet" attuale, che già dall'immediato
dopoguerra porta una copertura assicurativa sui danni nei riguardi
di terzi che possono verificarsi nell'esercizio del campeggio e
non può quindi più essere dato gratuitamente. Molti
decenni sono trascorsi, ma il "Carnet" non ha ancora ottenuto
il dovuto riconoscimento dei gestori, e purtroppo non è ancora
entrato nella mentalità di molti campeggiatori.)
Continua Bergera:
Bisogna tener presente che moltissime altre associazioni si occupano
di campeggio e moltissimi sono i Clubs che non sono iscritti alla
Federazione per vari motivi.
Complessivamente dagli ultimi dati a mia conoscenza,vi posso affermare
che nei soli paesi confinanti con l'Italia e cioè: Francia,
Svizzera e Germania il numero di campeggiatori ammonta a più
di mezzo milione, di cui all'incirca 250.000 in Francia, 250.000
in Germania e 5.000 in Svizzera.
A tal riguardo devo ricordare come nei dati statistici presentati
- e la stessa cosa vale ed anche di più per i campeggiatori
italiani - il numero dei campeggiatori effettivi è molto
superiore a quello specificato e questo, perché quasi generalmente
il solo capo famiglia è regolarmente socio ed iscritto, pur
avendo con sé sotto la tenda o nella stessa autocasa, almeno
la moglie, e sovente figli e molto più sovente parenti, amici,
ecc.
Questa constatazione è tanto vera che negli ultimi tre Congressi
della F.I.C.C, fu necessaria rendere obbligatoria l'iscrizione individuale,
onde evitare l'inconveniente più volte verificatosi, di fronte
al quale si sono trovati organizzatori di tutti i paesi e cioè:
di avere un numero x di iscritti, provvedendo di conseguenza in
proporzione per tutti i servizi, e di vedere poi raddoppiare ed
anche triplicarsi il numero delle persone arrivate effettivamente,
le quali erano altri membri della famiglia od amici aggregatisi
all'ultimo momento.
Ed è questa certamente non indifferente massa di persone,
alla quale si rivolge la nostra attività, per convincerle
a venire a visitare il nostro paese.
Bisogna al riguardo tener presente che il vero campeggiatore ama
viaggiare solo usufruendo del suo sistema preferito. Cosicché
noi vediamo il ricco milionario - che si sposta con la propria lussuosa
autocasa, munita di ogni necessità e comodità, allo
studente o modesto impiegato che si spostano in bicicletta - come
tutti costoro vogliono muoversi, viaggiando e visitando posti interessanti,
"unicamente campeggiando".
In Francia, in Inghilterra, in Belgio, ove i singoli governi si
sono resi perfettamente conto della grande importanza di tale movimento,
vengono aiutate in modo sostanziale le singole Federazioni nazionali,
specialmente per quanto riguarda il materiale da campo e la ricerca
e la sistemazione nonché l'adattamento delle località
di campeggio, le quali, oltre a permettere a tutta questa massa
di individui di campeggiare in ogni regione del proprio paese, permettono
anche il coordinamento di una rete di campi che perfettamente sistemati,
possono rendersi utilissimi in caso di guerra.
In Francia, il Ministero des Sport et Loisir, versava anualmente
all'U.F.A.C. (Union Francaise del Associations de Camping) un milione
e mezzo di franchi: un milione di franchi veniva analogamente versato
dal governo Belga alla propria federazione, ed il governo inglese
faceva altrettanto. Naturalmente dal canto loro, le Federazioni
cooperano coi singoli governi nell'ambito delle singole possibilità
e della loro competenza.
Così ad esempio in Francia il Ministero della Guerra francese
aveva, dico aveva... preso accordi con l'U.F.A.C. e questo ai fini
dello sfollamento in caso di attacchi aerei, col risultato che nella
sola Parigi, l'U.F.A.C, garantiva l'evacuazione della città,
in caso di necessità, di circa 200.000 cittadini francesi,
che usufruendo dei propri mezzi di trasporto e di alloggio, non
avrebbero per nulla gravato - in caso grave e contingente - sulla
organizzazione nazionale a questo scopo interessata.
E fuor di dubbio che il movimento campeggistico/turistico in tutte
le nazioni è in costante e sensibile aumento ed a tal riguardo,
il diagramma illustrante il numero dei partecipanti ai congressi
della F.l.C.C. dalla sua fondazione al 1933, ne è una prova
eloquente.
Il maggior numero di partecipanti ad un Congresso si ebbe durante
il sesto rally che fu organizzato in Italia nel 1938 a Meina-Stresa
sulle rive del lago Maggiore, dall'Autocampeggio Piemonte, dalla
sede provinciale di Torino del R.A.C.I. e dalla C.T.I., con il validissimo
aiuto materiale e finanziario della sede Centrale del R.A.C.I. sotto
il patrocinio del Ministero della Cultura Popolare.
Il gran numero di visitatori, affluito in Italia in tale occasione,
avrebbe, a parer mio, potuto essere di gran lunga maggiore, se più
per tempo si fosse pensato alla organizzazione generale.
Infatti uno degli impedimenti più forti al maggior afflusso
dei visitatori stessi e cioè: la riduzione del prezzo della
benzina, fu risolto solo pochi giorni prima dell'apertura del Campeggio,
e senza dubbio se tale facilitazione avesse potuto essere portata
a conoscenza degli interessati almeno uno o due mesi prima, il numero
di circa 600 macchine convenute a Meina, sarebbe certamente di molto
sorpassato. (N.d.R. E da ricordare che il prezzo normale della benzina
nel 1938 era di L.3,42. Anche allora come attualmente, la decisione
della concessione dei buoni benzina per gli stranieri, arrivò
in ritardo, ma forse era la prima volta che veniva concessa.)
Continua Bergera:
Il gran numero di partecipanti fu dovuto al desiderio vivissimo
- e da me nei precedenti Congressi all'estero sempre nettamente
e fortemente sentito - di visitare il nostro paese, visita che la
maggior parte dei campeggiatori stranieri non aveva ancora effettuata,
non possedendo allora l'Italia una organizzazione capace di aiutare
realmente e fattivamente il turista, dal punto di vista campeggistico.
Il Congresso di Meina, che si può senza peccare di modestia
definire il più riuscito di tutti, sotto ogni punto di vista,
diede a tutti i campeggiatori stranieri, una idea delle immense
possibilità di sfruttamento delle bellezze naturali del nostro
paese non solo, ma della cordiale accogliente ospitalità
del popolo italiano, di cui molti non erano a conoscenza.
In Italia con Decreto del Ministero della Cultura Popolare è
stata in data 9 marzo 1940 XVIII, costituita l'A.C.T.I. che con
sede Centrale a Roma ed una sezione in ogni capoluogo di provincia
ha lo scopo di promuovere, coordinare, potenziare l'attività
campeggistica italiana collettiva ed individuale mediante riunioni,
manifestazioni, pubblicazioni, conferenze, proiezioni ed altre forme
di propaganda di ricercare, apprezzare ed attrezzare località
adatte al campeggio, di raccogliere la migliore documentazione tecnica
sul materiale da campo, carte, guide e pubblicazioni turistiche,
di organizzare campeggi e di studiare e concedere le maggiori possibili
facilitazioni ai propri soci nell'esplicazione dell'attività
campeggistica.
L'attività dell'A.C.T.I. che in tempi normali avrebbe dovuto
e potuto proficuamente svolgersi non solo in Italia, ma specialmente
all'estero, è stata dall'attuale periodo di belligeranza,
fortissimamente e forzatamente ridotta.
Venuto a mancare completamente l'afflusso di campeggiatori stranieri
l'A.C.T.I. compatibilmente alle possibilità attuali, ha mantenuto
contatti con i Club di campeggio esteri, delle nazioni amiche ed
alleate. proseguendo nella sua attività nazionale.
In Italia però molti fattori (richiamo alle armi, mancanza
quasi assoluta di materiale da campo sul mercato, restrizioni militari
e di pubblica sicurezza nella maggior parte della penisola, mancanza
di automezzi, difficoltà di trasporto e di approvvigionamenti
hanno fatto si che sia le manifestazioni campeggistiche sociali,
sia il lavoro di propaganda, sia i vari problemi di organizzazione
generale, fossero ostacolati da forti e spesso grandissime difficoltà
quasi insormontabili.
Malgrado ciò, 13 sezioni A. C.T.I. sono a tutt'oggi fondate
in Italia e attraverso le più attive sezioni dipendenti (Torino,
Milano, Terni, Genova) si è potuto oltre ad un rilevante
numero di gite podistiche e cicloturistiche, organizzare nella decorsa
estate 4 campeggi estivi: Laigueglia, Vipiteno, Grado, Campeggio
sul Po. ai quali complessivamente parteciparono più di 400
persone.
Credo interessante a
questo punto illustrarvi la divisione dei soci A.C.T.I. secondo
l'età, secondo il tipo di campeggio praticato e secondo la
condizione sociale.
(N.d.R. I dati si appoggiavano alle statistiche, ma erano volutamente
elevati, per necessità di propaganda e per la particolare
importanza professionale dell'uditorio. Eravamo in guerra, non si
poteva pensare a fondare delle associazioni quando era quasi impossibile
campeggiare, fatta eccezione dei tanti amici che lo praticavano
in grigio verde. Le 13 sezioni A.C.T.I. fatta eccezione di Torino
e Milano, erano costituite da un nucleo famigliare di quella località
che aveva partecipato ai campeggi che erano stati organizzati; basti
considerare che quando, come vedremo a suo tempo, a Tirrenia il
2 luglio 1950 venne fondata la Federazione Italiana del Campeggio,
benché la guerra fosse già terminata da 5 anni, le
associazioni costituenti erano ancora solo cinque, Torino, Novara,
Camping Club Lombardo, Firenze e Toscana ed il Circolo Campeggiatori
Napoletani di fresca costituzione.
Bergera continua:
Credo che alcuni di questi dati siano suscettibili di cambiamenti
abbastanza sensibili nell'immediato dopoguerra, però è
mia opinione personale che i dati riferentesi al per cento dei campeggiatori
in auto, dei campeggiatori dai 30 ai 40 anni e della condizione
sociale, in questi diagrammi rappresentati non subiranno notevoli
modifiche.
L'entusiasmo dei nuovi campeggiatori, l'interesse destato in tutte
le località scelte dai campeggi A.C.T.I. il forte numero
di richieste di informazioni che giornalmente pervengono alla Sede
Centrale dell'A.C.T.I., confermano ogni dì più a guerra
terminata - il movimento campeggistico turistico dovrà prendere
in Italia un forte sviluppo. E questo, sia perché pochi paesi
si prestano come il nostro ad offrire agli amatori del campeggio
le migliori possibilità, sia perché il ritmo ogni
ora più intenso della vita moderna, trova in questa forma
turistico sportiva le maggiori possibilità di un vero riposo
e di un sano svago, costituendo inoltre una delle migliori forme
educative della gioventù, offrendo la possibilità
di servire di base a molte attività che ad essa si possono
collegare.
Senza dubbio, i 3500 campeggiatori che in occasione del Camp Internazionale
di Meina Stresa hanno sciamato con ogni mezzo di locomozione in
tutte le regioni del nostro paese. hanno dato vita alla più
grande manifestazione propagandistica che si abbia a tutt'oggi avuta
per il campeggio in Italia. Manifestazione di propaganda senza dubbio
più redditizia di tutte quelle che fin dal 932, modestamente
ma con tenacia e molto entusiasmo l'Autocampeggio Piemonte aveva
organizzato.
La massa dei turisti sportivi, qui convenuti, vagabondi per natura
e per principio, ha dimostrato come in Italia si possano ottenere
dei risultati superiori a quanto si è ottenuto finora all'estero,
ma soprattutto come il sempre fresco e verde giardino d'Europa sia
terra ideale per lo sviluppo di questo diporto.
Le migliaia di persone che hanno visitato il campo di Meina, dalla
tendina trasportabile sul sacco da montagna per il campeggiatore
isolato e solitario alla lussuosa autocasa con frigorifero a gas
ed ogni comodità, si sono convinte come questa forma moderna
di turismo sia nettamente sportiva, comoda, simpatica e, se fatta
razionalmente, anche economica.
Molto si deve ancora
fare da noi per lo sviluppo del movimento ed oltre ad aumentare
una vera e propria propaganda, oltre a quello che i fabbricanti
italiani certamente ed autarchicamente faranno per portare in breve
tempo al livello raggiunto dalle case specializzate estere, bisogna
per prima cosa pensare ed aiutare i vecchi e nuovi campeggiatori
a girare per il nostro paese, e cioè illustrare le zone che
più si prestano al campeggio non solo. ma in tutte le zone
più interessanti nettamente indicare i luoghi in cui un campeggiatore
arrivando, può essere sicuro di installare rapidamente la
propria provvisoria abitazione non solo senza noie, ma sicuro di
essere bene accolto.
Ed è a tal fine appunto che l'A.C.T.I. malgrado il periodo
bellico, continua l'opera di compilazione di una guida delle località
di Campeggio in Italia, opera che sotto il patrocinio del Ministero
della Cultura Popolare, dell'Ente provinciale per il Turismo di
Torino, della sede provinciale del R.A.C.I. di Torino, l'Autocampeggio
Piemonte fin dal 1937 - aveva iniziato.
(N.d.R. Della guida del 1937 abbiamo fatto menzione nelle prime
puntate - Di quella auspicata da Bergera abbiamo reperito l'inizio
in bozza di quanto in gergo tipografico viene indicato un "menabò".
Non ebbe seguito sia per le varie vicende conseguenti alla guerra,
sia perché la guida come la precedente indicava terreni adatti
e liberi per un campeggio libero, mentre nel dopoguerra si andò
sempre più orientando verso campeggi organizzati come oggi
li conosciamo; è stata ancora una volta l'iniziativa privata
a dare questo sviluppo. per quanto sulla conduzione, sulle tariffe
e con esse le leggi regionali, vi sarebbe molto da dire e da modificare
anche perché queste iniziative non abbiano ad essere frenate.)
Continua Bergera:
Gli scopi da raggiungere sono ben chiari e definiti, ma nello
stesso tempo le difficoltà sono molte e grandi.
Molte, perché purtroppo in Italia non esiste ancora una mentalità
propriamente campeggistica, e grandi perché la ricerca delle
località, la loro catalogazione, la loro individuazione esatta,
comportano dispendio di tempo e di denaro.
A mezzo di appositi moduli, e con la collaborazione degli enti turistici
italiani, si è incominciato a fare una prima cernita di località,
le quali per essere veramente adatte allo scopo devono rispondere
a molti requisiti.
Nella ricerca sono da lasciare da parte i gusti di quei campeggiatori
che ammettono solo campi assolatissimi a grande distanza dai centri
abitati, in perfetta solitudine e nei quali l'imprevisto può
essere un maggior divertimento e quello dei campeggiatori che tendono
nettamente all'altro estremo, cioè posti visibili, frequentatissimi,
dove essi possono, per così dire, mettersi in mostra.
Bisogna pensare invece alla maggior massa di campeggiatori che è
quella che fa del campeggio normalmente e pacificamente senza eccessive
pretese.
Per questa massa di turisti sportivi il cui numero deve crescere
con progressione cospicua ed accelerata, è stato iniziato
il non indifferente lavoro.
L'inquadratura dei lavori è stata stabilita da persone pratiche
e competenti anche seguendo la falsariga di organizzazioni estere
già esistenti.
Noi in questo campo abbiamo già camminato, ma appunto per
questo le autorità competenti devono seguire attentamente
il movimento che viene creandosi.
Dio ci guardi dal peccato di vanità di chi, atteggiandosi
a sapientone, sale in cattedra e dispensa consigli non richiesti.
Teniamo solo esprimere il nostro pensiero sul campeggio, che è
pensiero chiaro e semplice come tutte le verità palesi.
Esiste all'estero una massa imponente di campeggiatori che non chiede
che di poter viaggiare attraverso paesi nuovi. Gente che in gran
parte non conosce l'Italia (o la conosce attraverso le non sempre
disinteressate informazioni dei giornali stranieri) e non chiede
che di poterla visitare.
Attrezziamoci convenientemente e diciamo ai campeggiatori "Signori
accomodatevi".
Ma dobbiamo attrezzarci e soprattutto dobbiamo aumentare e potenziare
gli organi propagandistici per far giungere il nostro richiamo ai
gruppi interessati.
Avremo così realizzato un'impresa che aprirà ed alimenterà
verso il nostro paese nuove correnti turistiche con risultati che
sono troppo evidenti per richiedere di essere illustrati.
Non sono le località che da noi mancano.
Chi viaggia in Italia può esserci buon testimone che dalle
nostre montagne, candide di nevi, scintillanti di mille luci e di
mille riflessi, alle nostre Prealpi tranquille, piene di colore
e di suggestività, alle nostre colline appenniniche verdi
e pittoresche, in una parola insomma in tutta la nostra Italia,
i tecnici incaricati non avranno che l'imbarazzo della scelta.
Basta guardarci attorno, selezionando regione per regione, provincia
per provincia; nasceranno così numerosi campeggi, che vivranno
felici e sereni, allietando, istruendo e ritemprando sempre più
i nostri campeggiatori sulla cui tenda sventolerà sempre
dall'alba al tramonto, il nostro amato vessillo tricolore.
Mi sono soffermato sul campeggio turistico, con particolare riferimento
all'incremento delle correnti turistiche internazionali, perché
questo mi sembra il più importante anche per i suoi riflessi
politici, oltre che economici, autarchici ed economici.
Oggi non è possibile negare al turismo anche una funzione
politica.
E noi assistiamo a questo fenomeno, che gli stranieri che vengono
a soggiornare fra di noi, animati da un minimo di buona fede, ritornano
al loro paese d'origine invasi da sentimenti d'entusiasmo per tutto
ciò che i loro occhi hanno potuto vedere e diventano i nostri
migliori amici.
Tanti più stranieri richiameremo in Italia, e tanto più
si infittiranno le schiere di coloro che ci conoscono e che conoscendoci
meglio ci stimeranno sempre di più.
Molto in Italia resta da fare per lo svolgimento di questo movimento,
ma moltissimo si può fare adesso, come preparazione organizzativa,
durante il periodo bellico e molto di più si farà
certamente a guerra vittoriosa terminata.
Tutti i problemi concernenti il materiale da campo, la libertà
di campeggiare sui terreni demaniali e privati, le eventuali riduzioni
sulle ferrovie, le facilitazioni per collaudi di autocase, le assicurazioni
sociali per il campeggiatore stesso e per i danni recati a terzi,
gli itinerari campeggistici attraverso l'Italia, ecc. devono essere
esaurientemente risolti in maniera che noi propagandisti ed assertori
convinti di questo movimento, si possa fiduciosamente ed onestamente
dire a tutti gli italiani: provate questa nuova forma di turismo:
partite, muovetevi con animo giovanile e con serenità di
spirito.
Non spaventatevi alle prime difficoltà... vedrete che ne
riceverete delle grandi, immense e salutari soddisfazioni.
Si sarà compiuto così un gran passo per la propaganda
e lo sviluppo del campeggio turistico, il quale oltre a recare innumerevoli
benefici di tutti i generi al nostro Paese, rimarrà sempre
un movimento integratore delle sue forze vitali, e un grande animatore
dei sentimenti del bello del buono, cooperando se pur in piccola
parte, a rendere sempre più grande e degna ammirazione la
nostra "nuova Italia".
Luigi Bergera
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