CONSIGLI PRATICI - IL VIAGGIO
"Pronto soccorso in camper"

di Beppe Tassone

L’amuleto alcuni lo espongono in cabina, altri fanno gli scongiuri e se vedono un gatto nero aspettano di essere sorpassati da un altro veicolo In alcuni casi, peraltro, la superstizione non è di aiuto ed è meglio affidarsi a qualche conoscenza, anche superficiale, perché l’incidente, il malore o l’infortunio che di solito accadono sempre "agli altri" qualche volta potrebbero sbagliare indirizzo e bussare al nostro mezzo. Insomma essere informati ed essere coscienti e lucidi è sempre utile, anche perché parecchie volte non si ha la fortuna di reperire sul posto un medico ed allora, in attesa che arrivino i soccorsi, sapere cosa fare serve, eccome. Con l’aiuto del dottor Fausto De Maria, Dirigente del Dipartimento Emergenza ed Accettazione del Pronto Soccorso dell’Ospedale Civile di Cuneo, appassionato camperista, che ha predisposto alcune schede, addentriamoci dunque nel tormentato mondo della prima assistenza, quella che a volte può risultare determinante per salvare una vita o per evitare delle invalidità permanenti.
 
LA RIANIMAZIONE
 
Quando si manifesta un arresto cardio- respiratorio, il tempo per agire è assai ridotto: la perdita di coscienza sopraggiunge nello spazio di 15 secondi, lesioni cerebrali anche di vasta portata possono verificarsi decorsi appena 5 minuti e oltre i 15 si può giungere all’arresto cardiaco. In questo caso, quindi, è assolutamente necessario che chi presta i primi soccorsi intervenga con la massima rapidità anche se è privo di apparecchiature. Innanzi tutto è necessario controllare le vie aeree del malcapitato: l’oro faringe, infatti, può essere ostruito da sangue o vomito oppure dalla stessa lingua. La prima operazione da effettuare è dunque quella di sollevare il mento provocando l’apertura della bocca il che causerà automaticamente il distacco della base della lingua dalla parete posteriore del faringe. Se anche dopo questa operazione il paziente continuerà a non respirare occorrerà procedere alla respirazione bocca a bocca. Ponetevi in ginocchio accanto alla sua testa, ponendogli sulla bocca una garza o un fazzoletto e mantenendo aperte le vie aeree mediante il sollevamento del mento, fate aderire le vostre labbra alle sue e soffiate aria nei polmoni. Al fine di evitare la perdita di aria attraverso il naso, chiudete le narici con due dita della mano: nell’ipotesi che così facendo troviate resistenza, chiudete la bocca e soffiate aria attraverso il naso. E’ importante controllare che durante questa operazione il torace del paziente si espanda: dopo ogni "insufflazione" (inserimento forzato di aria) allontanate la vostra bocca da quella del malcapitato e consentitegli di espirare passivamente. La frequenza delle insufflazioni di negli adulti di 12 al minuto, nei bambini di 20. Con i bambini è necessario osservare qualche altra precauzione: innanzi tutto soffiare contemporaneamente aria su bocca e naso utilizzando piccoli sbuffi, così da evitare lesioni polmonari ed inoltre di mantenere una delicata pressione sullo stomaco per prevenirne un’anomala distensione. Nell’ipotesi che il polso sia assente occorre iniziare il massaggio cardiaco. Il paziente, in questo caso, va posto supino su una superficie piana e dura (meglio il pavimento del letto), mettetevi al suo fianco, appoggiate il palmo delle vostre mani sovrapposte sulla metà inferiore dello sterno e comprimetelo abbassandolo di circa 4 – 5 centimetri. E’ necessario che le dita siano sollevate, così da scongiurare fratture costali provocate dalla pressione. Dopo ogni pressione è necessario rilasciare bruscamente: la manovra deve essere ripetuta con una frequenza di 80 – 100 volte al minuto: nei bambini il massaggio cardiaco deve essere effettuato con una sola mano, nei neonato con due dita. Se siete soli alternate 2 ventilazioni ogni 15 compressioni, se siete in due alternate 1 ventilazione ogni 5 compressioni. Se ritenete che il paziente possa essere salvato, la manovra di rianimazione cardiopolmonare deve protrarsi almeno per un’ora. Ricordatevi comunque che il massaggio cardiaco esterno, da solo, non è il grado di ventilare i polmoni, deve quindi sempre essere associato alla respirazione bocca a bocca.
 
INCIDENTI STRADALI
 
Primo suggerimento è quello, se possibile, di evitare di spostare l’infortunato in attesa che sopraggiungano soccorritori più esperti. Contemporaneamente é basilare infondere calma e fiducia con il vostro comportamento. Primo intervento, estremamente utile, è quello di arrestare eventuali emorragie. Per un adulto la perdita di un litro di sangue può risultare alquanto pericolosa (per bambini e vecchi anche quantità minori), per cui ogni perdita esterna di sangue va immediatamente trattata. Se vi è possibile sollevate la parte sanguinante e comprimete la ferita dopo averla coperta con una garza e quindi applicate un bendaggio molto stretto. Questa manovra, se compiuta correttamente, consente di controllare il sanguinamento delle vene e della maggior parte delle arterie. I lacci vanno usati solo come risorsa estrema, nell’ipotesi di arti gravemente traumatizzati o parzialmente amputati. In questo caso il laccio deve essere applicato a monte della ferita con la seguente tecnica.
1.. Applicare delle garze nel punto dove volete comprimere l’arteria;
2.. Prendete una striscia di stoffa o un fazzoletto arrotolato e avvolgetelo due volte intorno all’arto;
3.. Fate un mezzo nodo ed applicate sopra un bastone; Annodate sul bastone le estremità del laccio e girate il bastone finché l’emorragia non cessa. Nell’ipotesi di fratture agli arti, immobilizzateli con l’ausilio di stecche e cercate di immobilizzare il collo dell’infortunato con un collare o, se non lo possedete, con un asciugamani arrotolato. Se il malcapitato si trova ancora nel veicolo, e vi è pericolo di incendio, estraetelo cercando di mantenere allineati capo, collo e schiena evitando così potenziali traumi aggiuntivi alla colonna vertebrale. Questo tipo di operazione si chiama "manovra di Rautek" e si effettua nel modo seguente:
1.. Liberate l’infortunato da eventuali ostacoli;
2.. Ponendovi alle spalle del paziente, infilate le vostre braccia sotto le sue ascelle;
3.. Ripiegate un braccio del paziente sul proprio petto e afferrate con le mani il suo polso e l’avambraccio;
4.. Estraete il malcapitato mantenendo nuca e schiena contatto con il vostro petto;
5.. Adagiate il paziente sul suolo a distanza di sicurezza dalla vettura, in posizione supina con arti inferiori estesi e con quelli superiori flessi sul petto; Se possibile evitate ulteriori manovre: nel sospetto di lesioni alla colonna vertebrale, il trasporto dell’infortunato deve essere effettuato con calma, evitando urti e sobbalzi. Questo tipo di manovra deve sempre essere tassativamente effettuata nell’ipotesi che l’infortunato sia privo di coscienza, ma avendo l’accortezza di porlo in "posizione laterale" così che un eventuale vomito non ostruisca le vie aeree. In questo caso la testa deve essere sollevata con l’ausilio di un cuscino e rivolta verso il lato destro. State attenti, in questa ipotesi, ad eventuali lesioni, ma ricordatevi comunque che è assolutamente prioritario agevolare la respirazione. Assicuratevi pure che lingua o sangue non ostruiscano le vie aeree e verificate le funzioni vitali e lo stato delle pupille. Non somministrate bevande o cibo, anche se il paziente è cosciente, per evitare il rischio del vomito.
 
AVVELENAMENTO
Per poter intervenire in modo rapido, in attesa dell’arrivo dei soccorsi, è estremamente importante identificare la causa dell’intossicazione. Cercate quindi farmaci, alcool, cibi, bevande che possono essere state ingerite, così da consentire una consultazione rapida ed appropriata di un centro antiveleni. Annotate sull’agendina che conservate sul camper il numero elefonico di uno di questi centri: una rapida consultazione può rivelarsi decisiva. Qualora, per ragioni di urgenza, si decida di rimuovere la sostanza tossica ingerita occorre provocare il vomito del paziente nel modo seguente:
1.. Mediante l’ingestione di acqua salata (un cucchiaino di sale in un litro d’acqua),
2.. Solleticare l’ipofaringe con un cucchiaino rovesciato.
Attenzione: non provocate il vomito se il paziente è in coma o presenta convulsioni, se ha ingerito distillati del petrolio (gravissimi danni potrebbero essere provocati dall’aspirazione) o sostanze caustiche (rischio di perforazione).
 
SOFFOCAMENTO
Quando una persona sta soffocando per la presenza di un corpo estraneo, stimolatela a tossire (la tosse provoca un aumento della pressione all’interno delle vie aeree superiore a qualsiasi altra stimolazione). Se la tosse si rivela inefficace o l’ostruzione sia completa, si può tentare di intervenire con manovre di percussione del dorso o, soprattutto nei bambini, mettendo le dita all’interno della cavità orale cercando così di afferrare il corpo estraneo. Nell’ipotesi che tutto si riveli inutile, occorre effettuare la "manovra di Heimlich":
1.. Porsi dietro il paziente ed applicare una mano stretta a pugno sotto la gabbia toracica all’altezza dello stomaco e premerla con l’altra mano;
2.. Effettuare spinte veloci e ripetute verso l’alto. Non perdete tempo a disporre il paziente in una posizione particolare, questa manovra può essere eseguita sul paziente sia che si trovi in posizione eretta, sia che stia seduto o supino.
 

TRATTAMENTO DELLE FERITE
Sono pochi i principi fondamentali che garantiscono un coretto trattamento della maggior parte delle ferite. Cronologicamente il trattamento delle ferite è il seguente:

1.. Detersione grossolana della cute intorno alla ferita da effettuarsi con del sapone, possibilmente a cura del paziente stesso,
2.. Rasatura, quando è possibile, per un tratto di 3- 5 centimetri per facilitare i bendaggi adesivi;
3.. Disinfezione della cute: il disinfettante deve essere applicato in maniera centrifuga, cioè partendo dai margini della ferita e andando verso l’esterno, la tecnica è quella dei cerchi concentrici.
4.. Il disinfettante non deve penetrare nella ferita, a meno che non si tratti del morso di un animale, poiché la sua azione tossica si esplica anche sui tessuti danneggiando le cellule e ritardando i processi di guarigione. Nel caso la ferita sia inquinata (terra, sassolini) occorre lavarla abbondantemente con una soluzione fisiologica o con acqua distillata cercando di rimuovere le sostanze estranee.
 
TRAUMI E DISTORSIONI
In caso di traumi e di distorsioni, il primo provvedimento è quello dell’applicazione locale di ghiaccio. In questo caso, peraltro, al fine di scongiurare lesioni da freddo, occorre proteggere la cute con un panno. Quindi è necessario valutare la mobilità dell’arto (sia quella attiva, sia quella passiva), la presenza del dolore e quella di ematomi o di ecchimosi. L’applicazione del ghiaccio deve protrarsi almeno per 4 – 5 ore. Se il dolore perdura, è comunque consigliabile un viaggio fino al pronto soccorso per effettuare una lastra o una visita ortopedica.
 
PUNTURE DA INSETTO
Sono rari i casi nei quali una puntura da insetto può provocare uno shock anafilattico: in questa ipotesi il paziente denuncerà disturbi alla respirazione, con senso di soffocamento, agitazione, cianosi, sudorazione, perdita di conoscenza ed è pertanto urgente rivolgersi ad un medico. Nella maggior parte dei casi la puntura da insetto produce esclusivamente una lesione locale, in questo caso occorre intervenire nel modo seguente:
1.. Applicare un impacco con il ghiaccio;
2.. Spalmare una pomata cortisonica;
3.. Valutare l’opportunità di somministrare qualche antistaminico.
4.. Se la reazione locale è imponente (intero arto gonfio), occorre comunque una valutazione medica.
 
USTIONI
La prima cosa da fare è valutare la gravità dell’ustione e l’ampiezza della superficie corporea interessata. Nei casi gravi telefonare al 118, nell’attesa occorrerà comportarsi nel modo seguente:
1.. Mettere la parte colpita in acqua fredda;
2.. Togliere gli indumenti che stringono (cintura dei pantaloni, bracciali);
3.. Avvolgere la parte ustionata in teli puliti, ma non spogliare il paziente a meno che i vestiti non risultino impregnati di sostanze irritanti, siano caldi o ancora fumanti.
Nel caso di ustioni non rilevanti occorre comportarsi nel modo seguente.
USTIONI DI PRIMO GRADO- Solo eritema o edema – Bruciore per due o tre giorni, guarigione spontanea in 5 –10 giorni. Praticare solo una terapia cortisonica locale.
USTIONI DI SECONDO GRADO – Eritema, edema, bolle – Bruciore intenso, guarigione spontanea in due, tre settimane. Bagnare con acqua fredda per circa 30 minuti, applicare blandi antisettici (amuchina al 5%), vuotare le bolle più ampie, rispettando le più piccole e quelle in via di formazione. Effettuare una medicazione chiusa con garze adeguate.
 
EPISTASSI
Se la perdita di sangue dal naso è causata dalla rottura di un vaso anteriore ed è di modesta entità, sarà sufficiente stringere il naso con le dita per una decina di minuti. Il capo del paziente con epistassi deve sempre essere piegato in avanti dal momento che una posizione all’indietro favorirebbe la deglutizione del sangue che potrebbe indurre al vomito. I fattori che possono favorire l’epistassi sono numerosi: terapia con anticoagulanti, varici, crisi ipertensiva (procedere a far misurare la pressione arteriosa), malattie infettive. Nel bambino di solito l’epistassi è assai modesta, tuttavia in età pediatrica occorre sospettare la presenza di un corpo estraneo nel naso. Il tamponamento nasale può essere attuato con l’aiuto di una pinza a baionetta, con cotone emostatico o con garze.
 
MORSO DI VIPERA
L’unico serpente velenoso esistente in Italia è la vipera.In presenza di una morsicatura occorre sfilare anelli, bracciali prima che l’edema renda ciò impossibile. Il trattamento migliore è quello del bendaggio e successiva steccatura dell’arto per immobilizzarlo fino all’arrivo all’ospedale. Se non si possiede materiale idoneo si può cercare di frenare la diffusione mantenendo il paziente con la parte colpita in basso. La vecchia pratica di incidere e successivamente succhiare la ferita comporta qualche rischio sia per il paziente (lesioni di strutture tendinee) sia per l’operatore (possibilità di assorbimento da microferite del cavo orale) ed è pertanto sconsigliabile. La somministrazione del siero specifico andrà comunque sempre effettuata in ospedale.
 
DERMATITI DA MEDUSE
Innanzi tutto occorre inattivare le tossine liberate, per questo bisogna lavare la parte colpita con acqua salata calda (fino al limite della tolleranza) e poi applicare qualsiasi tipo di alcool a disposizione (anche liquori o profumi). Successivamente occorre confezionare una pasta con acqua di mare e bicarbonato di sodio (o talco o farina o sabbia asciutta) applicandola per 5 minuti subito dopo l’alcool e quindi rimuoverla con un coltello piatto, poi lavare nuovamente con acqua di mare riscaldata. Il dolore può essere rimosso con anestetici locali. Attenzione in presenza di dermatiti prodotte dalle meduse non bisogna mai strofinare o applicare acqua fredda.
 
RIMOZIONE DI AMI DA PESCA
Nell’ipotesi che come pescatori vi auto peschiate, è necessario un minimo di attenzione nel rimuove l’amo pertanto:
1.. Disinfettare;
2.. Afferrare con una pinza il corpo dell’amo ed esercitare un movimento a rotazione finche la punta non fuoriesca dalla cute;
3.. Tagliare la punta; Estrarre in senso retrogrado l’ago privo della punta. L’auspicio è comunque sempre quello che questo contributo ad altro non debba servire se non per cultura personale e per informazione, a volte però fare come gli struzzi serve assai poco. Annotarsi pertanto alcuni numeri telefonici, soprattutto se si è all’estero è alquanto utile: in certi momenti essere in gradi di parlare, in italiano, con un medico può rivelarsi molto importante.
Da caravan e Camper di Luglio
 Copyright © Camper Club La Granda - Web Design Registred Cn-Net